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Full text of "Annali di Livorno: dalla sua origine sino all'anno di Gesu'Cristo 1840..."

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mU DI LIYOMO 



0000766417 



La Patria è un Nume. 

TSXTASiksto. 



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DI LITORUO 



DALLA SCA ORIGINB 



SINO ALL'ANNO DI GESO' CRISTO 1840. 



COLLE NOTIZIE 



RIGUARDANTI I LUOGHI PIÙ' NOTEVOLI ANTICHI E MODERNI DEI SUOI CONTORNI 



DEL DOTT. GIUSEPPE VIVOLI 



SOCIO DI TARIB ACCADBMIE. 



TOMO PRIMO. 



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LIVORNO 

DALLA TIPOGRAFIA E LITOGRAFIA DI GIUUO SARDI. 

1842. 



2-^0. A. 



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Nestirt quid mUeqiiam iiatm sis acciderit 
est sempei' puerum esse. 

Cic. 



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AwaAvi»sa« 



L' Opera sark in cinque pàbti divisa , corrispondenti alle 
cinque caratteristiche mutazioni avvenute nel progressivo in- 
grandimento di Livorno. 

La PRIMA parte tratterà di Livorno VILLAGGIO, quale 
surse in umile stato innanzi lo stabilimento dell'Impero Romano. 

La SECONDA di Livorno CASTELLO poi che fu cinto di 
mura dalla Pisana Repubblica sul declinare del Secolo XIV. 

La TERZA di Livorno CITTA' quando da Ferdinando L dei 
Medici nell' anno 1606 dal grado di semplice Terra venne ele- 
vato al nuovo più decoroso suo titolo. 

La QUARTA di Livorno con i GRANDIOSI SUBBORGHI, 
promossi dal Motuproprio dell' anno 1776. dell' Immortale 
P. Leopoldo. 

La QUINTA finahnente parlerà di Livorno per\'enuto alla 
maggiore sua ampiezza colle NUOVE MURA attuali , decretate 
nel 1834 dalla Munificenza del Regnante Gran-Duca Leopoldo IL 

Saranno in tal modo percorsi più di XXII Secoli, e la Istoria 
anderà repartita per maggiore chiarezza nelle seguenti EPOCHE. 

EPOCA I. 

Orìgine di Labrone — Cenni sulla sua esistenza sino ai 
tempi della Contessa Matilde. 



VI AVVERTENZE. 

EPOCA II. 

Livorno Villaggio in potere della Repubblica Pisana. 

EPOCA III. 
Livorno circondato di mura a guisa di forte Camello sul 
mare dalla stessa Pisana Repubblica. 

EPOCA IV. 
Livorno presidiato dalle soldatesche Francesi sotto la Signo- 
ria del Maresciallo Boncinquaut. 

EPOCA V. 
Livorno dipendente dalla Repubblica Genovese. 

EPOCA VI. 
Livorno acquistato in compra dalla Repubblica Fiorentina. 

EPOCA VII. 
Livorno occupato dalle truppe di Carlo Vili. Re di Francia. 

EPOCA Vili. 
Livorno restituito alla Repubblica Fiorentina. 

EPOCA IX. 
Livorno colla nuova Cittadella sul mare nello stabilimento del 
Principato in Toscana sotto il Duca Alessandro dei Medici. 

EPOCA X. 
Livorno custodito dalle milizie Spagnuole in nome di Carlo V. 

EPOCA XI. 
Livorno sotto V esclusivo dominio di Cosimo I. dei Medici. 

EPOCA XII. 
Livorno quale in molto ristretti conflni si cominciava ad 
edificare dal Granduca Francesco I. dei Medici giusta il dise- 
gno del Buontalenti. 

EPOCA XIII. 
Livorno dichiarato Città dal vero suo fondatore Ferdinando I. 
dei Medici. 



AVVERTENZE. VII 

EPOCA XIV. 

Livorno fornito del nuovo Molo, e del nuovo suo Porto da 

Cosimo II. 

EPOCA XV. 

Livorno coir aumento della Venezia-Nuova sul mare per opera 
di Ferdinando IL dei Medici. 

EPOCA XVI. 
Livorno occupato dalle armi Spagnuole per conto dell' In- 
fante Don Carlo, già designato successore dell'ultimo Gran 
Duca Mediceo Giovanni Gastone. 

EPOCA XVII. 
Livorno sotto il dominio di Francesco IL di Lorena. 

EPOCA XVffl. 
Livorno ingrandito con i suoi nuovi Sobborghi per ordine del 
Gran Duca Pietro Leopoldo. 

EPOCA XIX. 
Livorno sotto il regno di Ferdinando III. 

EPOCA XX. 
Livorno presidiato dalle truppe Repubblicane Francesi con- 
dotte dal Generale Buonaparte. 

EPOCA XXI. 
Livorno dipendente dal Governo democratico dopo T espul- 
sione dalla Toscana di Ferdinando III. 

EPOCA XXII. 
Livorno abbandonato dai Francesi, in potere del Governo 
provvisorio Toscano. 

EPOCA XXUI. 
Livorno sotto la nuova Dinastia Borbonica nel dominio di 
Lodovico I. Re dell' Etruria coli' ampliazione designata nel già 
Rivellino di S. Marco. 



vili AVVERTENZE. 

EPOCA XXIV. 

Livorno lasciato libero dai soldati Francesi* 

EPOCA XXV. 
Livorno rinunziato dalla Regina Reggente d' Etruria all' Im- 
peratore Napoleone, e da questi riunito all' Impero Francese 
come Capo-luogo del Dipartimento del Mediterraneo. 

EPOCA XXVI. 
liivomo, occupato dalle truppe del Re di Napoli M urat, e dagli 
Inglesi, restituito colta Toscana al Gran Duca Ferdinando IH. 

EPOCA XXVII. 
Livorno sotto il Governo del Gran Duca Leopoldo IL col 
nuovo accrescimento interno ed estemo al Casone. 

EPOCA XXVIII. 
Livorno nella maggiore sua ampiezza con le nuove mura del 
sito Porlo franco j decretate dallo stesso Gran Duca Leopoldo IL 

EPOCA XXIX. 
Livorno antico, e moderno riunito insieme completamente, 
ed ingrandito ognor più, mediante il disfacimento delle vecchio 
mura Medicee. 

I liUOGm poi de' suoi Contomi antichi, e moderni, che l'Au- 
tore prenderà di mira come più interessanti la patria Istoria 
saranno principalmente: 

Turrila. 

II Porto Pisano. 

le rocche j e le fabbriche insigni che P adomavano nd Me- 
dio-Evo. 

Il Piano detto di Porto. 

I Villaggi, le Pievi, le Chiese, i Mona^steri, e gli Spedali che 
conteneva. 

U Isola della Gorgona. 



AVVERTENZE. IX 

La Melar iaj ed il suo primitivo Fanale. 
La Basilica di S. Piero in grado, 

V Ereìno di 5. Iacopo di Acqua-Viva. 

£* Eremo di S. Maria detto della Santa-Buca^ o Sambuca. 

V Eremo di Caprolecchio , e la Leccia. 

La Bastia^ Mercato marittimo della Repubblica FioreìUina. 

Lo Stagno y avanzo primitivo deW antico Porto Pisano. 

Gli Stabiliìnenti Civili ^ e Religiosi che possedeva sulle sue 

sponde. 
Sidviano maggiore^ e minore. 
Limone. 

Le Chiese^ ed i Monasteri che esistevano nel suo distretto. 
Coteto^ ed Uliveto, 

Il Castello fortificato di Monte^Massi, o Massimo. 
Popogna. 

Colognoli j e le Parrane 
Il Castello , e /' Eremo antico di Montenero, 
Il Santuario di tal Nome. 
Antignano. 
Il Romito. 
L'* Ardenza, ed il grosso Villaggio che esisteva intorno alla 

Pieve di S. Lv^cia, 
Il Fanale attuale. 
Il Marzocco. 

V Acquidotto Pisano di S. Stefano j e della Torretta. 

Il Porticciolo aperto al di fuori di Livorno dai Genovesi, 

Gli Acquidotti vecchi di Limone. 

Il Borgo Imperiale di S. Jacopo. 

I tre Lazzeretti. 

Gli Acquidotti nuovi di Colognoli. 

2 



X AVVERTENZE. 

Le Strade Romane ^ del Medio-Evo^ e quelle moderne del vec- 
chio^ e nuovo Capitanato. 

L' Opera finalmenle sarà chiusa con la Guida di Livorno , 
contenente le notizie delle Fabbriche e dei principali Istituii, 
non meno che i quadri statistici della sua popolazione sino da 
quando non era che semplice Castello. Sara unita alla Guida 
non solo la Biografia degli Uomini distinti, che tra noi ebbero 
ì natali, o divennero nostri Concittadini per lungo domicilio; 
ma ancora la Nota generale dei nostri Cronisti. 



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ANNALI 






PM PRIM. 

UVOMO VILLAGGIO 



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ORUIM DI lABRONS - CRffill SULLA SUA KSISIINZA 
FINO AI IBIPI BELLA COIIESSA lAIlLIlL 




iscoEM, e prive anche di ogni storico fondamento 
comparvero sino a qui intomo all'origine dell'an- 
tico LcArone le opinioni degli Scrittori. Amarono 
essi pure, come già avevano fatto moltissimi altri 
per le piti ragguardevoli Città , di attribuire andw 
alla nostra una derivazione recondita, e pressoché 
misteriosa: e reputando forse con ciò di onorarla mag- 
giormente dettero nel favoloso. Quindi pretendendo 
L'ievame il principio ai secdi anteriori alla Storia 
Profana lo andarono in vece confondendo stranamonte 
tra lo età oscure ed incerte della pagana mitologìa. — 
Di fatto alcuni di essi idearonsi che Labrwe 



4 EPOCA I. ANS} DEL MONDO 2325. 

fabbricato da Ligure^ figlio di Fetonte, e perciò nepote del Sole 
circa gli Anni del Mondo 2325 , vale a dire più di sedici Secoli 
innanzi la nascita del Salvatore^ e quando Mosè conduceva tut- 
tora vagante pel deserto il popolo d'Israele. (1) — Altri invece 
inventarono lo avesse edificato Tirreno Re dei Lidj mille anni 
dopo il Diluvio Universale , allorachè , migrando dall' Asia pri- 
ma dell'eccidio di Troja, sbarcava colle sue genti nel luogo 
appunto ove ora sorge la nostra Fm^tezza Vecchia. (2) 

Quindi non pochi pensarono derivare piuttosto i Livornesi 
dai Libuìmi^ di cui tuttora portano il nome; popoli cbe avanti 
ì Romani si resero famosi sulle coste dell'Adriatico per la pro- 
digiosa celerità dei loro navigli. — Né mancò finalmente chi 
giudicando il primitivo Labrone come un materiale prosegui- 
mento di Tw'rita^ volle andare persuaso doversi agli Etruschi 
direttamente attribuire la sua fondazione; mentre questa vetu- 
stissima Fortezza del Porto Pisano fu opera appunto, secondo 
esso , di quei primi dominatori d' Italia. (3) 

Ma ignorandosi donde questi Autori traessero sì fatte posi- 
tive sentenze; poiché non rimaneva memoria storica, o tradi- 
zionale che loro potesse servire di appoggio, fu d'uopo a coloro 
che non amavano introdurre nella Storia ( che é fonte, e mae- 
stra di verità ) le fantasie dei Poeti, lasciarle da parte, come 
quelle che non meritavano alcuna attenzione. — Quindi noi 
che di gratuite asseveranze ci siamo prefissi non valerci giam- 
mai in argomento pel quale il fatto , il vero, e la sensata au- 
torità degli storici debbono servire esclusivamente di scorta, e 
di guida, ci limiteremo in questo luogo, intorno all'origine del 
nostro Villaggio , a promettere , ed a stabilire semplicemente 
che Labrone^ quale piccola borgata^ esisteva positivamente avanti 
anche lo stabilimento deW Impero Romano y nel luogo stesso ^ ove 



EPOCA I. • — ANNI DEL MONDO 2656. 5 

ora rimane Livorno così detto vecchio: Che di un Tempio ad 
Ercole consacrato andava fregiato: E che figurava inoltre come 
distinta stazione navale sid Littorale d^Etruria^ possedendo 
sin d^cMora una Cala naturale a guisa di piccolo Porto sul 
lato manco del gran Porto Pisano^ la quale è quella^ che for* 
ma anche al presente la prima Darsena attuale. 

L'Epoca precisa però, nella quale quel rinomato Delubro, 
e cosi il Villaggio, a sorgere incominciassero, è fuori affatto 
dalla memoria degli uomini: Che le addotte opinioni andaron 
ben lungi dal poterla in qualche modo sensatamente determi- 
nare. — Non pertanto sarebbe ben ragionevole credere, che, 
eretto in prima il Tempio, la religione del luogo, la fama del 
Nume, (4) le cure dei Sacerdoti, la opportunità della cala, 
non che la frequenza dei naviganti, e dei popoli vicini^ aves- 
sero quindi presso le sue mura promossa ben tosto la fabbrica 
di varie abitazioni : ed ecco come senza tema di errare potreiìbe 
stabilirsi avere avtUo nascimento il primitivo Labrone. — I po- 
poli vicini poi, che qui sopra abbiamo ricordati, non poterono 
essere, a nostro parere, che gli abitatori di Pisa. Poiché qua- 
lunque si fosse la gente, che questa famosa Città in tempi a 
noi remotissimi edificasse o Celtica, o Greca, o Ligure, od 
Aborigene, viene dal fatto dimostrato chiaramente avere la me- 
desima quell'ottima posizione per sua sede prescelta nel divisa- 
mento di volersi in ispeciale modo dedicare, più che ad ogni 
altra industria, alle faccende del mare. (5) 

Ed in vero una Città fabbricata sulle rive di un fiume na- 
vigabile fino alla non lontana sua foce, quale era PAmo (6): 
presso al confluente dell'Onere (7), il quale ingrossando delT Ar- 
no stesso le acque lo rendeva inoltre capace di sostenere i piit 
pesanti navìgli: circondata da fertile, ed amena pianura: sotto 



6 EPOCA I. ANNI DEL MONDO 2656. 

mite cielo: riparata da monti ubertosi, e ridenti: quasi nel cen- 
tro dell'Italia superiore sul Mediterraneo: e sopra tutto a bre- 
ve distanza dal più magnifico porto naturale^ che allora van- 
tassero le coste dell' Etruria tra il Tevere^ e la Magra ^ era 
bene da presagire, che fornita come ella andava così di tanto 
mirabili, ed opportune prerogative, sarebbe addivenuta solleci- 
tamente, come ben presto di fatto addivenne, floridissimo Em- 
porio^ la Città Signora del Porto predetto ^ ed insieme la Regina 
del mare Tirreno. 

Che se a tale importanza la medesima crebbe da potere pur 
anco dominare esclusivamente , e senza ritardo il territorio , 
che le faceva corona, noi certamente non andremo lungi dal 
vero ripetendo che i suoi abitatori, e non altri, furono adun- 
que i primi fondatori della nostra Livorno tanto ad essi vicina: 
e che in conseguenza dovendo Livorno ai medesimi la origine 
propria deve a buon dritto reputarsi, e chiamarsi figlio ^ per 
così dire, di Pisa^ e sua immediata derivazione. 

Mentre il suo Tempio d' Ercole edificato appunto sul margine 
della Gala sopra descritta, entro il gran Porto Pisano, con- 
duce a inferirne naturalmente senza sforzo di supposizione 
troppo difficile, che in sì fatta località avrà per se solo invo- 
gliato i mercatanti Pisani ad erigere presso quel venerato, e 
classico scalo alcune case, e comodità, onde potervisi riparare 
per i bisogni dei navigli, che da quello scioglievano diretta- 
mente le vele. — Che anche in quei tempi il commercio, ma- 
rittimo in ispecie, avrà vissuto, come sin oggi vive, di celerità 
nelle relative sue operazioni. 

Trovare poi si doveva l' enunciato Porto Pisano nella primi- 
tiva stia ampiezza a Pisa cotanto vicino, che ben a ragione 
rilevarono alcuni Scrittori questo suo nome non altro appunto 



EPOCA I. — ANNI DEL MONDO 2G5G. 7 

r 

aver voluto significare 8e non se una Città prossima ed romore 
delle aeque ^ o come altri opinarono « Porto Speciale k (8) — 
Di fatto dalla punta sassosa, detta ora dei Cavaileggieri ^ inco- 
minciando il Porto Pisano ad internarsi entro terra estende- 
vasi quasi in semicerchio da oriente ad occidente fino alle alture 
dì presente chiamate della Bastia^ del Campo-Santo miovo^ e dei 
Lupi: quindi proseguiva alla gronda di S. Stefano^ e del Suese: 
ed infine inoltravasi nello Stagno , giungendo così in queir estre- 
mo punto a circa sei miglia soltanto da Pisa, donde volgendo 
i suoi confini nel contiguo Galanchio^ tuttora esistente, termi- 
nava colà nel lato opposto il grandioso suo giro al Capo-La- 
brone. (9) 

Con tal nome allora di fatto appellavasi quell'antico capo 
marittimo dal Villaggio, che gli sorgeva di faccia. Del qual 
nome un indubitato avanzo, superstite omai a tante mutazioni, ed 
al cadere di tanti secoli, è sino a noi pervenuto nella corrotta 
voce di Calambrone^ la quale ritenendosi anche attualmente da 
quella istessa localitìi, porge una congettura assai pregevole 
dell'esistenza sino dalle più antiche età del divisato nostro 
Labrone. 

In conseguenza il medesimo Porto Pisano, innanzi anche lo 
Impero Romano in Italia, copriva colle sue acque l."" tutto in- 
tero lo spazio f in cui ora vedonsi il Lazzeretto di S. Rocco, il 
Forte di Porta Murata ^ e la seconda Darsena detta dei Mori 
( la prima formando la cala naturale di Labrone ) 2J' la Veìiezia 
Nuova ^ ed il quartiere di S. Marco ^ quindi più avanti S."" i bassi 
terreni attualmente interposti tra il Marzocco ^ e la Bastia^ 
4.° i campi tutti che giacciono adesso lungo la Via del Campo- 
SofUo nuovo *y ed infine verso ponente S."" la moderna Fattoria 
della Padtdetta nella sua totalità. (10) 

3 



8 EPOCA I. — ANNI DEL MONDO 2656. 

Ora sii tanto ampio, e ragguardevole porto si stava, come giù 
dicemmo, T antico Labrone^ tenuto però da Pisa, sino a che lo 
possedeva, sotto l'ombra della sua potenza quasi nascosto. — 
Nondimeno dovè partecipare necessariamente, sebbene in pro- 
porzione della sua piccolezza, alle glorie navali del grande 
Emporio, di cui formava parte, anche nel decorrere dei secoli 
che videro in Italia cadere la Repubblica Romana'^ stabilirsi 
poscia V Impero ; aver fino esso pure assalito , e rovesciato dalle 
torme uscite dai gelj del Settentrione; avvicendarsi quindi tre 
dei loro più famosi Regni nelle stirpi degli Eruli^ dei Goti^ e 
dei Longobardi^ sino a che consumati anche i tempi tumultuosi 
di Carlo Magno ^ e de' suoi successori ^ìì' immagine del rin- 
miovato Impero Romano Occidentale , non venne alla fine donato 
dalla Contessa Matilde alla Chiesa Pisana^ per sorgere allora a 
gloria più speciale, e distinta nei fasti di quella Italiana Re- 
pubblica, che seppe con i due più insigni popoli marittimi della 
Penisola Genovesi , e Veneziani , dividere l' impero dei mari , 
e ritenere per tanti anni il predominio del commercio univer^ 
sale. — Noi però lasciando gli ordinarj avvenimenti dell'Em- 
porio di Pisa alla storia particolare di cotesta illustre Gittk, 
non anderemo nel corso di questi Annali rimembrando se non 
se quelli , i quali anche al nostro Livorno potranno diretta- 
mente, ed a buon dritto appartenere. 

Come poi in principio riportasse il villaggio l' originale nome 
di Labrone sono del pari discordi le sentenze degli Srìttorì. Chi 
ha voluto derivasse in fatti dai sopramentovati Libumi ; Chi da 
Ligure già ricordato, chiamalo perciò Ligumo^ e poscia Livorno-^ 
Chi da labrum per essere stato edificato propriamente sul margi- 
ne ossia sul labbro del mare ; Chi dalla stessa voce , ma nel senso 
proprio dei Lidj^ esprimente fortezza^ potenza^ attributi spe- 



EPOCA I. — ANNI INEL MONDO 3941. 9 

cialì del Nume , cui era il suo Tempio consacrato ; Chi dall' Ar- 
no^ detto in conseguenza Libarno^ ed in seguito facilmente 
Livorno: mentre altri lo giudicarono invece proveniente dal lin- 
guaggio Etrusco^ in cui Labrum denotava Torre ^ per la precisa 
figura, che di un sì fatto fortilizio presentava appunto il Tem- 
pio in discorso; ed altri finalmente da un pescatore Greco, 
Labrone appellato, antico abitatore del luogo. (11) 

Ma comunque fra tanta diversità di supposizioni debba con- 
cludersi egli è fuor di dubbio che Labrone con quest' istesso 
primitivo suo nome esisteva già, conforme di sopra abbiamo 
avvertito, anche innanzi lo stabilimento dell' Impero Romano. 
Ne di questo ci rende forse sicuri una qualche probabile con- 
gettura, ma bensì la più positiva, ed insieme la più autore- 
vole e classica testimonianza contemporanea che possiamo desi- 
derare , quella cioè del grande Oratore del Lazio , vogliam dire 
di Cicerone. — Vivendo egli negli ultimi tempi della Romana 
gik pericolante Repubblica rammentava in effetto il nostro La- 
brone. Né lo accennava egli semplicemente, ma lo descriveva 
anzi come luogo situato sul mare^ cioè come distinta e fre- 
quentata stazione navale j presso la quale era facile ritrovare 
pronti mai sempre i Bastimenti per i viaggi in ispecie alle Isole 
maggiori del Mediterraìieo. Ed in vero scrivendo egli a Quinto 
suo fratello, ed avvisandolo che Lucejo, di lui uomo, partendo 
per terra da Roma sarebbesi sollecitamente imbarcato o a LA- 
BRONE, od a Pisa^ onde trasferirsi presso il medesimo in Sar- 
degna, in tal modo esprimevasi. (Lib. 2. Epist. 6. ) « Lucejum 
a convenire non potueram quod abfuerat. Videre autem volebam 
« quod eram postridie Roma exiturusy et quod ille in Sardi- 
«e niam iter habebat. Hominem convenir et ab eo pelivi ut quam- 
« prinuim te nobis redderet. Slatim dixit. Erat enim iturusy ut 



10 EPOCA I. — ANNI DEL MONDO 3941. 

u ajébatj ad III. Idus Aprilis^ vt aut Labrmie^ aut Pisis co^t- 
w scenderei. » 

Né qiiì debbc lasciarsi da noi inavvertita l'esattezza ado- 
prata nel riportato testo dal Romano Scrittore neir indicare ^ 
cioè ^ che a Lucejo uscendo da Roma prima Labrone , e poscia 
Pisa., si sarebbero parate d'innanzi; mentre avuto reflesso alla 
respettiva posizione dei divisati due luoghi doveva ciò appunto 
accadere , tenendo Lucejo stesso il diverticolo della Via Emilia 
per le Parrane., del quale tra breve avremo occasione di fa- 
vellare. (12) 

Ed a vero dire la sopratrascritta è la prima indubitabile au- 
torità j che determini , e stabilisca T esistenza del nostro Labrone 
in quei tempi famosi. Forse anche per T addietro sarà stato il 
medesimo in piede da tempo remoto, e noi non vorrenuno ne- 
garlo: ma fatto sta che adesso soltanto la storia per mezzo di 
Cicerone viene a fame espressa mensione. lia quale autorità 
per quanto non accenni V epoca della sua fondazione ne dimostra 
però con piena evidenza P antichità meno oscura , e meno fai- 
lace di quella di molte altre Città per non doverne noi ostentare 
una più incerta y e favolosa. (13) 

Che se poi ad un pregievole Scrittore della vita di Cicerone 
medesimo prestar si dovesse credenza non potrebbe in alcun 
modo denegarsi all'antico Labrone il vanto di avere intomo a 
quest' istessi tempi accolto nelle sue mura l'ultimo grand' uo- 
mo della Romana Libertà, il famoso, quanto sventurato Pom- 
peo , quando egli destinato dal Senato a procurare in Affrica il 
frumento necessario alla Città, indispettito appunto dalla op- 
posizione promossagli contro da Cicerone, giungeva al suo scalo, 
onde trasferirsi a Lucca per conferire colà con Cesare., il quale 
ivi si tratteneva come a limite estremo del suo governo. (14) 



EPOCA 1. — ANNI DBL MONDO 4004. 11 

Ma non molto dopo questo celebre abboccamento tre dei 
più memorabili avvenimenti, che T Istoria rammenti, succede- 
vansi l'uno all'altro nel Mondo Romano ( cui Labrone allora 
apparteneva) la caduta ^ cioè^ della Repubblica, lo Stabilimento 
àeVa Impeì'o sotto Augusto, e la nascita del Desiderato delle 
Nazioni, di Colui, che nelle sembianze di uomo doveva ope- 
rare sulla Terra la Rivoluzione morale la più grande e porten- 
tosa, che abbia mai fatto cangiare d'aspetto all'Universo. 

Proseguendo ad esistere anche allora il picciolo Villaggio go- 
deva esso di subito , e su i primi primi albori del Cristianesimo 
di onore distintissimo. Poiché S. Pietro recandosi da Antiochia in 
Italia per mare, ansioso di annunziare in Roma anche a quei 
Signori del Mondo Gesù Crocifisso, e la sua Celeste Dottrina, 
costretto dai venti scendeva al suo lido, e tra i di lui abi- 
tatori sollecito spargeva i semi della fede novella. — In tal modo 
la Chiesa Livornese può meritamente attribuirsi l'ambito pre- 
gio di avere avuto per maestro dell'Evangelio lo stesso Prìn- 
cipe degli Apostoli, e per fondatore lo Istitutore medesimo di 
quella Sede , che nell' Etema Città da oltre diciolto Secoli for- 
ma anche adesso il centro mirabile della Cattolica Unità. (15) 

E che Livorno in fatti non avesse mai cessato di sussistere, 
conservando tutt(»ra l'antico suo Tempio di Ercole, anche ai 
tempi Apostolici , e quindi in progresso oltre il secondo , e terzo 
secolo di G. Cristo, e sino a che Costantino il Grande non 
ebbe abbracciata la fede, lo abbiamo positivamente accertato da 
Tolomeo^ detto dai Greci il divinissimo } e poscia dall' /ittnem^ 
rio^ che vk sotto nome di Antonino Pio^ non meno che dalla 
Tavola Peutingeriana ^ e dall' ilno7itmo Ravennate. 

Ed invero Tolomeo^ il quale fioriva sotto l'Impero di Adriano^ 
e di Marc^ Aurelio^ notando nella celebre sua Opera geografica 



12 EPOCA I. — ANNI DI GESD' CRISTO 150. 

i luoghi marittimi dell' Etruria a suoi giorni tuttora considere- 
voli, designava tra essi non lungi dall'Arno il nostro Labrone 
coli' indicazione speciale, e caratteristica dell'enunciato suo rem- 
pio d^ Ercole ^ e perciò col motto di Hpixleo7 Vepbv. (16) La 
quale precisa, e non meno classica testimonianza, viene quindi 
espressamente confermata anche dall' Itinerario sopra citato : 
poiché esso pure sulla Via Aurelia segna la stazione ad Her- 
culem a poche miglia da Pisa. (17) 

Né da tutto ciò discordarono l'Autore del Portulano intito- 
lato « Itinerarium portus vel positionum navium » che trovasi 
aggiunto all'Itinerario predetto; né quello, cui si attribuisce la 
Tavola Peutingeriana ^ né il ricordato Anonimo Ravennate^ i quali 
tutti del pari rammentarono unanimemente il villaggio di La- 
brone col solito titolo di Herculis^ o ad Herctdem sul Littorale 
d^ Etruria. (18) 

In tal guisa questi preziosi avanzi dell'antica Romana geo- 
grafia ci conservarono mirabilmente, anche dopo di Cicerone, le 
più vetuste , e litterali indicazioni di quell' istesso villaggio , che 
figurando sul Porto Pisano era pure da tanto, anche pel pic- 
colo porto speciale di cui andava fornito , da meritare una distinta 
menzione. Se non che l' Itinerario di Antonino Pio assegnando 
al medesimo la posizione sulla Via Aurelia porgeva orìgine ad 
un gravissimo dubbio, se fosse cioè situato entro terra, ossiv- 
vero immediatamente sul mare. — Ma a schiarire, ed a risol- 
vere facilmente una sì fatta questione oltre i testi positivi già 
addotti di Cicerone^ e di Tolomeo^ i quali collocato avevano il 
nostro Ercole^ ossia Labrone sul mare come stazione navale 
deve bastare riflettere soltanto che la stessa Via Aurelia^ o co- 
me la vogliamo chiamare Emilia di Scauro^ presso al Ponte 
della Fine diramavasi sin d' allora verso Livorno con un diver- 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 370. 13 

ticdo^ il quale tenendo una direzione più prossima al mare, 
e valicando per le Parrane i monti Livornesi^ scendeva quindi 
direttamente a Porto Pisano^ a Turrita^ ed in conseguenza an- 
che a Labrone^ da dove con altro consimile tratto di strada 
congiungevasi poscia di nuovo per lo Stagno^ e pel moderno 
Cattano alV Emilia entro la stessa Città di Pisa. (19) 

Né può rimanere in alcun modo controversa anche nei tempi 
dell' Impero Romano la esistenza dell' avvertito diverticolo : im- 
perocché se ne trova in effetto restaurata sotto Valente j e Va- 
kntiniano quella porzione, che dal Porto Pisano a Pisa condu- 
ceva, conforme ne fu impressa la memoria sulla Colonna Mil- 
Ilaria., che collocata gik sotto il portico della Basilica di S. Piero 
in grado, vedesi ora riposta nel Celebre Campo Santo di Pi- 
sa (20): venendo per di più rammentata anche da Numaziano., 

come tra breve diremo. 

« 

Quest' istessa via secondaria poi traversar doveva necessaria- 
mente sin d' allora Io Stagno predetto per mezzo di un lungo 
ponte di materiale, sapendosi in fatti essere stato quindi por- 
tato via da una piena straordinaria dell' Amo nell' anno di G. 
Cristo 1167: mentre poi abbiamo dalla sopracitata Tavola Peu- 
tingerìana indicato positivamente come formatosi lo Stagno stesso 
a guisa di lago , riportato aveva già la designazione speciale 
di « Piscinw » , primo avanzo perciò deV Porto Pisano, il 
quale ritirato si era da quell' ultimo suo antico , ed estremo 
confine. (21) 

Rimaneva nondimeno quel gran seno di mare di tanta, e sì 
vasta estensione da poter offrire tuttora comodo ricetto alle due 
flotte, che numerose al certo di più di 300 Galere .^ in esso 
contemporaneamente approntava l' abile Stilicone , onde con una 
portare la guerra in Affrica contro il Proconsole Gildone, che 



14 EPOCA I. — ANNI DI GESO* CRISTO 410. 

ad Onorio erasi ribellato; e coir altra procurare dalle Gallie, 
e dalle Spagne il frumento, di cui Roma penuriava per avere 
lo stesso Gildone trattenuta in Alessandria la gran flotta An- 
nonaria solita partire per quella popolosa, e quasi immensa 
Metropoli. Narra di fatti Clatidiano^ il quale queste due spe- 
dizioni si fece a descrivere in un suo poema, che tanta era 
la copia delle navi radunate nel Porto, e sì forte, e si alto lo 
strepito , che vi si faceva ncll' allestirle , che quasi ne trema- 
vano i lidi vicini; mentre appena il grandioso loro numero 
potevano contenere gli Arsenali tutti e di Pisa, e del suo Por- 
to, al quale in quell' istessa solenne occasione egli elargiva il 
titolo ben meritato di « Porto-Eti*usco » per eccellenza. (22) 

Come poi il nostro Labrone, quantunque in umile stato, a 
sì fatto straordinario armamento prendesse parte ben può cia- 
scuno immaginarlo nel pensare che i suoi abitatori fedeli 
all' Impero non avranno sicuramente fin d' allora smentita quella 
fama, che formò poscia, e per sempre, ed anco nelle più dif- 
ficili occasioni, il distintivo onorifico della loro divisa. (23) 

Ma per quanto Gildone rimanesse vinto , e T Impero Romano 
sostenuto fosse dal più abile dei suoi Ministri, nondimeno i 
Barbari a torme quasi innumerevoli già penetrati in Italia ne 
facevano crollare ovuncpie le fondamenta, giungendo infine per 
la prima volta a deturpare col loro schifoso aspetto la veneran- 
da Capitale del Mondo incivilito d'allora. (24) 

Di quali orrendi guasti queste scitiche schiatte le une sulle 
altre rovesciandosi coprissero ben tosto la misera nostra Peni- 
sola possiamo una qualche idea attingerne da Numaziano^ il 
quale poco dopo da Roma in GaUia trasferendosi costretto ap- 
punto a tenere la via del mare per la quasi impossibilità di 
viaggiare allora per terra, al seguito delle accennate devasta- 



EPOCA I. ANNI DI GESU' CRISTO 410. 15 

zioni , volle nel suo Itinerario lasciarne in versi scritta la la- 
mentevole memoria dicendo: 

a Eleclum pelagus y quoniam terrena viarnm 
« Plana niadeìU fluviisy cautibus alta rigent. 

a Postquam Tuscus ager. postqnam Aurelius agger 
M Perpessus Geticas ense^ vel igne nianus , 

« Non silvas daniibus ^ non /lumina ponte coé)*cet 
« InceiHo satitis credere vela mari. 

Era Numaziano, sebbene gentile di culto, uno dei più rag- 
guardevoli personaggi dell' Impero , avendo già coperta in Roma 
anche Y eminente carica di Console, e poscia quella più rile- 
vante di Prefetto della Città , e del Pretorio. Vago egli adesso 
di rivedere la sua terra natale si portava in Gallia con una 
piccola barca quasi radendo il lido. Descrivendo con la mag- 
giore esattezza i luoghi in specie marittimi, che trascorreva ci 
ha lasciate le più minute particolarità, che bramare si potessero 
intorno al Porto Pisano^ a Turrita^ ed ^' suoi corUomi^ ove per 
alcuni giorni amò di trattenersi onde divertirsi nelle vicine fo- 
reste alla caccia. Parlando anche della Gorgona^ che di lontano 
aveva dovuto osservare, non omise di schernire gli Anacoreti 
Cristiani, che già l'abitavano, e tra essi in ispecie un giovine 
Romano di non comune lignaggio, il quale abbandonando il 
gran Mondo era^ tra i medesimi riparato. 

Andava di fatti sin d'allora ripiena di Monaci dedicati alla 
vita solitaria, e penitente questa tanto rinomata Isoletta. Di- 
venuta uno dei più distinti Romitorj dell' Etruria , aveva go- 
duto intorno al Secolo V. della presenza, oltre del massimo 
Dottore 5. Agostino^ anche del famoso Apostolo dell' Ibemia 

4 



16 EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 410. 

5. Patrizio^ cui i moderni Irlandesi debbono la Fede, che con 
tanto mirabile costanza, c[uale la professavano gli Avi loro^ 
tuttora esemplarmente custodiscono. (25) 

Le quali felici ricordanze ben dimostravano ora di nuovo 
come i primi semi dell' Evangelio sparsi già dal Principe degli 
Apostoli in Livorno, e tra gli abitatori dei suoi contorni, aves- 
sero fruttato messe copiosa di fervorosi fedeli alla Croce. — Di 
fatto Numaziano , che parca non sapesse saziarsi di dileggiarne 
la vita, ed i costumi, andava ripetendo di essi che erano uo- 
mini dispregevoli ^ poiché la luce fuggivano, e se stessi quasi 
colla meritata solitudine, e relegazione del deserto punivano, 
notando quindi con un certo nuovo dispetto che dei medesimi 
andasse pur anco popolata Y altra vicina Isoletta della Capraja. 
Per la qual cosa in queste crucciose note egli andava il suo 
livore sfogando. 

« Procesm pelagi jam se Capraria toUit^ 

a Squalet ludfugis Insida piena viris. 
a Ipsi se Monachos grajo cognomine dicunt ^ 

a Quod soli fiìdlo vivere teste vdunt. 
a Munera fartunce metuunt^ dum damna verentur : 

u Quisqaam est sponte misevj ne miser esse queat? 
« Quaenam perversi rabies tam sttdta cerebri ? 

« Ihim mala formides^ nec bona posse pati, 
a Sive sìuis repetunt ex fato ergastula poenasj 

M Tristia seu nigro viscera felle tument. 
« Sic niminae bilis morbum adsignavit Homerus 

« Bellerophonteis sollicitudinibus. . . . 
« Adsurgit ponti medio circumflua Gorgon 

a Inter Pisanum Cyrniacumque latus. 



EPOCA I. ANNI DI GESU' CRISTO 4t5. 17 

« Adversus scoptUos y damni monumenta recentis 

« Perditus hic vivo funere eivis eì*at. 
« Noster etùm nuper juvenis j majoribus amplis , 

« Nec censu inferiore coniugiove minoì* , 
« Impulsvs furiis homines , divosque reliquit , 

« Et turpem latebram credulm exul agii. 
« Infdix putat iUuoiae coelestia pascià 

a Seque premit laesis sevior ipse Deis. 

Ora gli Eremiti medesimi di Gorgona di tanto ardente zelo 
nelle cose della Religione dato avevano saggio , che senza cu- 
rare il pericolo , cui andavano ad esporsi in Corsica, si erano 
colà trasferiti coraggiosamente al fine di potere da quella terra, 
in parte tuttora idolatra, trarre, e seco loro portare nella pro- 
pria Isoletta le spoglie mortali di quella giovine Affricana, che 
Giulia chiamata, aveva sulla Croce sostenuto con invitta costanza 
il più tormentoso tra tutti i martirj. 

E che riuscissero quei Monaci felicemente nel progetto il 
riscontreremo tra breve accertato dal solenne trasporto, che 
delle stesse reliquie venne eseguito dalla Gorgona a Brescia per 
ordine del Re Desiderio , ultimo dei Monarchi Longobardi in 
Italia. (26) 

Ma già Numaziano dopo avere oltrepassato V arcipelago Etrusco 
inoltravasi colla sua navicella verso il Porto Pisano. Al primo 
presentarsi che fece dinanzi a quel magnifico seno di mare, per 
quanto egli da Roma, ove tutto era grande, movesse, ed all' 
ampiezza del Mediterraneo già da più giorni avesse Y occhio 
assuefatto, pur nonostante colpito da quasi subitaneo stupore, 
non potè a meno di esclamare che maraviglioso davvero, e sor- 
prendente era quel Porto. « mirum stupui Portum. » 



18 EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 4 15. 

È ben singolare però V osservare come egli né 'di Labrone , 
né del rinomato suo Tempio di Ercole far volesse in cpiest' in- 
contro minimamente parola, come se allora ambidue questi luo- 
ghi piii esistiti non fossero. Ma di tale suo dispettoso silenzio 
hanno alcuni immaginata la occulta , ed a vero dire assai pro- 
babile ragione. Quel Tempio gik in Chiesa Cattolica dai Cristiani 
erasi convertito. Quindi sdegnando egli stesso di palesare come 
dal più formidabile dei suoi Numi si fosse così in pace tolle- 
rata un' onta sì grave entro le proprie pareti da gente a suo 
credere vilissima, e stolta, taceva piuttosto e del Tempio^ ed 
anche del Villaggio , che il conteneva. 

Confessa però che disceso poscia a Triturrita^ siccome il 
Porto Pisano non andava allora nel suo ingresso munito di alcun 
gran molo, o riparo, cosi prima di tutto dato si era pensiero 
di bene assicurare la sua piccola barca entro una fida stazione. 
La quale al certo avrà rinvenuta nella cala speciale di Labrone j 
mentre difesa questa anche allora per mezzo della lingua di 
terra, che sin' oggi la garantisce dall'impeto del mare, e dal 
libeccio , ( ove al presente esiste la strada che dalla Chiatta 
conduce alla Bocca ) potevagli offrire cpiell' adattato ricovero , 
di cui pel sottile di lui naviglio aveva bisogno. 

Dopo di che, prosegue egli a narrare, come facendosi a con- 
siderare l' aspetto del luogo , ed il bello de' suoi contorni gli 
era apparso quel tutto insieme ammirabile del pari e ridente. 
« mira loci facies » 

Per lo che non temeremo noi di essere accusati di giovarci 
forse in questo luogo di una qualche supposizione , se asseri- 
remo che a tale pittorica speciosità contribuir potesse allora per 
la sua parte anche il picciolo Labrone , il quale sul margine 
sinistro del Porto stesso vagamente ergendosi, ed ivi nel sof- 



EPOCA I. ANNI DI GESO' CRISTO 415. 19 

toposto mare specchiandosi , avrà abbellito in un con tutti gli 
altri circonvicini villaggi, non che colle superbe moli di Turrita, 
quella Romana località marittima, resa vie più deliziosa anche 
dalle amene adiacenti Colline. 

n lodato viaggiatore poi amando porgere sul Porto, che vi- 
sitava altri maggiori ragguagli , soggiungeva che il Porto stesso 
aveva già in alcuni punti un tale basso fondo, che sulle alghe 
nel suo Ietto crescenti aveva quasi strisciato la carena del suo 
Bastimento : che esposto ai venti ne era da essi dominato : che 
di Pisa però formava il tuttora florido Emporio , addivenuto 
già il deposito generale delle ricchezze , che vi pervenivano dal 
mare : che Turrita , cioè città munita di torri , costituiva la 
sua principale fortezza: che in essa a guardia rimaneva per- 
manente un grosso presidio di soldati romani : che al comando 
di questo trovavasi allora un Tribuno , da lui ben conosciuto , 
perchè insieme con esso aveva già militato nelle armate Roma- 
ne : che Turrita nella bassa sua posizione speciale nascondevasi 
quasi « quae latet », ed a modo di penisola dilatavasi poi in 
un recesso laterale del Porto : che era stata tutta fabbricata sul 
mare , e nel limo , per cui chiunque aveva voluto inalzarvisi 
una abitazione si era innanzi dovuto occupare a formare il suolo 
artefatto, sul c[uale poggiarla: che prima di proseguire il suo 
viaggio aveva sentito vaghezza di recarsi a Pisa, onde contem- 
plare anche quella augusta e fiorente Romana Colonia, della 
quale il suo medesimo Genitore era già stato come Consolare 
al Governo: che prevalendosi del cocchio offertogli dall'amico 
Tribuno aveva percorsa per gire a Pisa quella t;ta, che solcano 
tenere anche i pedoni : che giunto alla città rinvenendo nel Foro 
tuttavia esistente la statua innalzatavi al suo genitore , aveva 
alla vista di quella venerabile immagine versate lacrime di fi- 
liale tenerezza. (27) 



20 EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 415. 

Le quali particolarità così egli in versi esprimeva. 

a Tandem nimbosa maris obsidione soluti 

u In Pisano Portu contigit alta sequi. 
a Inde Triturritam petimus , sic villa vocalur , 

« Qmie latet expulsis insula poene fretis. 
« Natnque manu junctis procedit in aequora sajcis^ 

a Quique domum posuit j condidit aìUe solutn. 
a Contiguum stupui porium j quem fania frequentai 

c< Pisarum emporio ^ divitiisque maris. 
« Mira loci facies y pelago pulsalur aperto y 

« lìiqiie omnes ventos litoì'a nuda paient. 
Ci Noìi ullus tegitur per brachia tuia recessus y 

« Aeolias possit qui prohibere minas. 
« Sed procera suo praetexitur alga profundoy 

a IttoUiter offensae non nocitura rati : 
a Et tamen insanas cedendo interligal undasy 

<c Nec sinit ex alto grande volumen agi. 



u 



a Puppibus ergo meis fida in statione localis 
a Ipse vehor PisaSy qua solet ire pedes. 

« Praebet equ^os , offerì etiam carpenta Tribunus 
« Ex commilitio carus et ipse miki .... 

a Eie Mala mihi sancii genitoris imago y 
a Pisani proprio quem postiere foro. 

n 

« Namque Paler quondam Tyrrhenis praefuit arvis 
a Fascibus et senis eredita jura dedit. 

« Narrabaly meminij muUos emensus ìionoresy 
a Tuscorum regimen plus plajcmsse sibi. 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' GIUSTO 415. 21 

Da tutte queste espressioni veniva ora adunc[ue di bel nuovo 
comprovato che una strada ^ come già dicemmo , diverticolo 
deW Emilia^ difatto esisteva tra Porto Pisano ^ Turrita^ lo Stagno^ 
e Pisa : che Turrita 9 Triturrita^ come Numaziano la chiama, 
nascondeva^ in certo modo a chi in specie proveniva da Roma, 
cioè da levante, sorgendo essa di fatto nella curva, che il lido 
sin d' allora formava , ove ai tempi nostri furono scoperte le 
sue ultime fondamenta sotto la gronda dei Lujri^ cioè nel lato 
rientrante , che guarda il Campo-Santo nuovo : (28) che costi- 
tuiva la medesima anche in quelli estremi periodi dell' Impero 
una delle più ragguardevoli fortezze deW Etruria 5 mentre vi 
rimaneva al comando un Tribuno ^ vale a dire un Generale di 
armata , non inferiore di grado nella Gerarchia militare Romana 
che al solo Proconsole, del quale per l'ordinario sotto i Ro- 
mani non godevano che le grandi città, e le capitali stesse 
delle Provincie. 

Ma dopo la partenza dal Porto Pisano di Numaziano, tra- 
scorsi appena 59 anni, non tardò coir ultimo Augustulo ad aver 
fine anche in Italia l'Impero Romano. Cadeva rovesciato il grande 
colosso, ma dopo pih di tre secoli di sforzi dai Barbari impie- 
gati nell'opera nefanda. Odoacre il più oscuro tra essi, capo, 
e condottiero degli Eruli^ abolendo di fatti il titolo maestoso 
di Imperatore , non osando forse di assumerlo , dichiaravasi 
invece Re delV Italia. 

In tal modo Livorno insiem coli' Etruria passava in potere di 
questo primo Barbaro Monarca. ■ — Ora sotto il breve e pro- 
ceDoso suo governo le memorie religiose della Gorgona ram- 
mentano come quei Monaci godendo colk di vita tranquilla, a 
regola più austera si davano, eleggendosi per Superiore, ed 
Abate il vecchio Eudosio , che V onore già aveva ottenuto di 
una corrispondenza epistolare col dottissimo S. Agostino. (29) 



22 EPOCA L — ANNI DI GESÙ* CRISTO 493. 

Ma già Teodorico Re dei Goii . altro marne di Barbari^ 
che a lacerare l' avvilita Italia a qnello degli Eruli era soprav- 
venuto , vinto facilmente Odoacre ^ a lui nella dominazione deDa 
Penisola succedeva. — Era Teodorico però grande in certo modo 
nella sua stessa rozzezza-, mentre fornito di sagace intendimento, 
e di arditi pensieri capace, ed anelando con sincerità di animo 
alla indipendenza del paese , che col valore e colle armi si era 
acquistato , intendeva subito a procurargli una marina di guerra, 
di cui allora affatto mancway poderosa, e tale da vincere, e 
da ributtare le flotte dell' Imperat<»re d'Oriente Anastasio, se 
alle coste d'Italia avessero osato accostarsi. Quindi ordinava 
energicamente la costruzione nei diversi porti del Regno di 
mille Dromoni. (30) 

Né sarebbe mai dato di dubitare che al celebre, e vasto Porto 
di Pisa, e così nella sua proporzione anche a Livorno, non 
toccasse in tanto imponente occasione una parte di sì fatto Italia- 
no armamento, figurando Pisa tuttavia come uno degli Scali 
principali sul mare dell' iS'/rur/a Annonaria. Ma rese nulle dal 
genio di Teodorìco quelle greche minaccio di aggressione, eb- 
bero quindi luogo pur troppo alla di lui morte, e sotto i feroci 
suoi successori a danno della infelice Italia quelle tante sciagure, 
che a ben cara misura scontar fecero a questa vecchia Regina 
delle Provincie i secoli di alterezza e di dominazi<me, quasi 
che universale, con che ella sii gli altri popoli aveva tenuta 
qualche vcdta grave la mano 5 mentre dalla Storia sappiamo di 
fatto che da orrende devastazioni , e da miserandi eccidj ac- 
compagnate furono sempre le guerre, che quindi i Goti ebbero 
a sostenere su questo medesimo nostro classico sudo contro le 
forze dell' Imperio d' Oriente , condotte in prima da Belisario^ 
e sotto Vitige loro Re, e poscia sotto Totila^ e più spesso 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 509. 23 

quando in seguito V abile Eunuco Narsete ^ Generale di Giustino, 
sceso esso pure in Italia, stava quasi per rapir loro di mano 
il totale possesso del Regno. 

Ho di queste guerre , e di queste Italiane sciagure celermente 
qui fatta parola, perchè durante le medesime è opinione di 
alcuni Scrittori che Turrita cadesse. Ignorandosene però Y epoca 
precisa, né volendo noi neppure per induzione stabilirla, ci 
limiteremo ad esporre che la sua distruzione in qualsiasi di 
questi tempi accadesse, dopo che Numaziano l'ebbe visitata, 
esser dovè intera , e feroce ; come se dopo ostinato assedio su- 
perata, sotto le proprie rovine rimanesse affatto sepolta: distru- 
zione di barbare mani, e direi, di atroce vendetta: imperocché 
spianata affatto sino il suo nome andò quindi in tal modo per 
quei suoi stessi contomi obliato , che non rimase di lei super- 
stite orma, né memoria; e quasi fosse stata maledetta da Dio, 
neppure più pietra sopra pietra, dimenticata cosi, che fii d'uopo 
poscia nelle viscere della terra andar ricercando dopo piii di 1 3 
Secoli le sue sostruzioni, ed i suoi ultimi avanzi, per essere anche 
questi con fatale sventura del pari barbaramente dispersi. (31) 

Ma caduta Turrita dobbiam noi qui far riflettere che nel 
suo posto subentrò presso che subito il nostro Labrane. Resosi 
già il più importante sopra ogni altro villaggio esistente nel piano 
del Porto , anche per la cala speciale presso la quale sorgeva , 
divenne quindi facilmente la novella fortezza, e la successiva 
cittadella^ dirò così, del Porto Pisano. Ed in riprova dalle Cro- 
nache antiche sap{Mamo che andava fornito di una qualche for- 
tificazione nella Rocca ^ che poi la Rocca Vecchia si disse, specie 
di ffrossa Torre quadrata^ la quale esistendo tuttavia con que- 
sto nome di Vecchia nel 1392, sorgeva ove si apriva la Porla 
nuova^ ora demolita, presso il già classico Bastione del Villano. (32) 

5 



24 EPOCA I. — ANNI DI GBSU' CRISTO 568. 

Che se ad onta dei rovesci di sopra accennati non si erano 
i Goti, tuttora potenti, e valorosi, lasciati peranche interamente 
soggiogare dalle forze , che V Impero Greco spingeva in Italia , 
esser lo dovettero però alla (ine da una terza nuova schiatta 
di Barbari j che la imprudenza di una donna inconsiderata verso 
un soldato di onore -chiamava ora fatalmente nella Penisda. — 
Ninno ignora che Sofia, moglie dell'Imperatore Giustino II, 
mostrando per l' Eunuco Narsete quel disprezzo , che egli certa- 
mente come valoroso Capitano non meritava , fu cagione che 
questi , già fedele Generale Romano , invitasse per soddisfazione 
di atroce vendetta i Longobardi in Italia, volendo così insegnare 
a colei , che per capriccio della sorte sedeva sul trono , che 
mal si ricompensano gli eminenti servigj di un suddito con gli 
schemi, e con la tracotante burbanza: e che se ella jgli aveva 
intimato di tornare nel Serraglio a filare colle altre sue donne 
egli le aveva già preparato un filo cotanto intricato, che sa- 
rebbe stato ben difficile poterlo quindi riordinare. 

Ora i Longobardi allettati e dal cielo ridente , che al di là 
delle Alpi contemplavano benigno spiegarsi sul bd Paese , ed 
ajutati anche dal segreto favore di Narsete, fecero ben presto 
ad abbattere i Goti^ ad insignorirsi d'Italia, ed a far retroce- 
dere r Esarca del Greco Imperatore , svergognato in Ravenna ; 
per cui al loro dominio andaron quindi con quasi l'intera pe- 
lìisola pacificamente soggetti anche Porto Pisano y Pisa^ e Livorni. 
I Longobardi al primo calare in Italia non professavano general- 
mente la Religione Cattolica. Quindi mdti dei fedeli dei nostri 
contomi temendo da essi nuove persecuzioni, e sciagure fug- 
givano a ripararsi in Gorgona^ rinomata omai pel suo sacro, e 
sicuro asilo. — Livomo non pertanto continuava ad esistere 
anche a traverso di quelle età tumultuose ed oscure, forse sos- 



EPOCA I. — ANNI DI GBSCj' CRISTO 570. 25 

tenuto dal commercio marittimo, cbd nel contilo Porto Pisano 
tuttavia esercitavasi; e forse meglio dalla sua medesima picc(^zza, 
per cui facilttienfie si sottraeva alla sorte incontrata gik dall' in* 
felice Turrita. Che anzi in quest' istessa etk<, e precisamente sugli 
esord] del nuovo dominio Longobardo in Italia , noi lo riscon* 
trìamo fornito di vm Chiesa spedale sotto il titolo di 5. MARIA ^ 
la quale per se sola dimostra Che non mancava pur anco di una 
qualche considerevole popolazione. In quella Chiesa i Fedeli 
avranno il sacro loro rito esercitato liberamente dacché i Lon-' 
g<^ardi vìnti dalla soavità delle Evangeliche leggi avevano aQ'u- 
miltà della Croce deposta ogni loro antica fierezza. 

Questa prima Chiesa di Livorno yiene di fatto positivamente 
ricordata col titolo sopra espresso, e come già esistente desi'^ 
gnata j in uno dei più antichi , ed insigni documenti , Che 
sieno a noi fortunatamente pervenuti. Porta il medesimo nella 
data il nome del Re Alboino j il quale come ognun sa, prima 
deUa sua stirpe nel Regno d' Italia , imperava già nella Penisola 
oltre la metà del secdo VI di Gesù Cristo y cioè dall' anno 568 
al 571 , in cui avvelenato da Rosmunda sua moglie , cessò di 
vivere presso Verona. 

L' enunciato Documento poi scritto su pergamena in caratteri 
onciali conteneva la donazione , che di tre vastissimi pezzi di 
terra un certo Flodovico prò anima sua faceva alla Chiesa pre- 
detta di S. Mcana , i quali situati presso il Porto della Magna 
( che così allora chiamava^ il gran Porto Pisano ) descriveva 
come confinanti colla Cingla (torrente del nostro piario ), col 
CorvtUone (uno dei Mcmti Livornesi), con S. Stefano^ e con la 
via pubbliea ( parte del vecchio diverticelo deO' Emilia ), ed in 
fine con Waralday Salaregiy Casale-menUi j OlivetOj e Carbonaja 
villaggi a Livorno vicini nel piano del Porto. (33) 



26 EPOCA I. ANNI DI gesù' CRISTO 570. 

Volentieri noi qui rìportiamo l'intero testo di questo pre- 
gievole Documento, sì perchè ignoto, per quanto sappiamo, al 
Muratori , ed al Targioni , è rimasto tuttavia inedito ; ed anche 
j^rchè spettando a' secoli tanto barbari, ed oscuri, de' quali è 
sempre preziosa ogni (qualsiasi memoria, testifica inoltre la esi- 
tenza sino a qui perenne del nostro Villaggio anche prossima- 
mente a quel perìodo, che Medio' Evo si appella. Ecco le mezzo 
barbare sconnesse espressioni, colle quali il medesimo già venne 
composto. 

*j* Ego in Dei nomine Flodomci. Ego dabo terra Sala^egi 
Sanctc Reparatce. caput tenet in Portv Magnàb. alivt latv aqva 
qui dicitur Waralda. da tertio lato Olivbto qvi dicitur terra 
Sondi Saoini. quarto lato aqua que dicitur Cingla. alia terra 
ddeitur Casale-meroli. tmv capvt tene in aqua pviorum^ alio 
lato dicitur Lamane. tertio lato dicitur monte Corwlone. quarto 

la qua que dicitur Baca, tertia terra fiut Masf. .... dicitur 

Carbonaru da uno lato strata que die li ermala. da alio 

lato Rio. tertio lato mont qui dicitur LAumo. quarto lato 

dicitur terra Sancii Savini. Et trado Sancte Marie. ^ Ego Fio-' 
dovicus dabo ista terra Sancii Stefani et Sancte Reparatae prò 
anim . mea. Si quis invaserit anatema sii. 

^ Addo y. una piscopus e in die Axboini inperi VII CCCCCX 
scribere rogavi m. A. V. X •]" (34) 

Per la quale tanto classica, e vetusta autorità poteva adun- 
que Livorno a buon dritto presentare la primitiva sua Pieve 
come una al certo delle più antiche Chiese del Cristianesimo, 
di cui sia rimasta sino ai di nostri quasi a prodigio una irre- 
fragabile positiva memoria sctitta di altissimo pregio. 

Ma se ad alcuni dei nostri Crcmisti peto avesse dovuto d'al- 
tronde porgersi orecchio, non ora soltanto, ma ben da due 



BPOCA I. — ANNI DI GBSU' CRISTO 570. 27 

secoli indietro ^ e sino da quando Costantino il Grande, abbando- 
nando l'idolatrìa, al Labaro Imperiale sopraponeva il Monogramma 
di Cristo, eroder si dovrebbe fossero esistite presso Livorno due 
altre Chiese, cioè l^ Oratorio di S. Giovanni detto extra rmirosy 
e quello di S. Jacopo d^ Acquaviva^ annesso al Monastero di tal 
ncmie, il di cui vecchio Tempio Sotterraneo sino al presente 
vuoisi esistere nelle solide volte, che lavoro forse del Medio 
Evo, tuttavia sostengono una parte della Pieve attuale. (35) — 
Ma non basandosi le esposte gratuite asserzioni che su faUaci 
argomenti, e su ricordi troppo inesatti, e moderni^ senza fame 
noi perciò il minimo conto, non potremo qui aggiungere, rela- 
tivamente soltanto alla già mentovata Chiesa di S. Maria , che la 
medesima positivamente sorgeva già sulla piazzetta ora detta dei 
Granii non lungi dalle muraglie, che formano la facciata dell'at- 
tuale Palazzo dell* Auditore del Governo^ chiamato in prima dd 
Commereioy di faccia aUa Fortezza Vecchia^ e presso V antica Cala 
Labronica i poiché ivi di fatto tuttora esisteva prima del 1530, 
quando al Cardinale Giulio dei Medici ( non sapendo forse quanto 
vwerabile e classica fosse la sua antichità ) piacque ordinarne la 
demolizione, onde non portasse pregiudizio aUa Fortezza, che 
eijà allora voleva inalzare dai fondamenti per vie meglio assicu- 
rare il possesso di Livorno ai proprj congiunti. 

Considerata la quale speciale sua situazione mal forse non si 
apporreU>e al vero colui, che per confermare quanto già alcuni 
dedussero dal dispettoso silenzio tenuto da Numaziano sul Temr 
pio di MrcóUj si facesse qui a sostenere essersi cioè la Pieve 
di 5. Maria ^ di cui parliamo, formata delle pareti medesime 
di quel gentile Delubro; imperocché esso pure andava di fatti 
situato presso il vìDs^gio, e la contigua cala; vale a dire sor- 
geva su quett' istesso ristrettissimo spazio^ che sin oggi forma 



2» EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 591. 

la indicata piazzetta dei grani; spazio cui servivano appunto di 
limite le case del villaggio , che nell' occasione della fabbrica 
della Fortezza doverono correr la medesima sorte, cioè rimane- 
re del pari abbattute. (36) Alla quale ragionevole induzione, dalla 
località stessa resa quasi indispensabile , anche la Storia Ecde- 
siastica con quasi infiniti esemplj autorizza, e conduce; mentre 
per essa sappiamo che nei primi secoli del Cristianesimo ben 
di sovente i fedeli ambivano a preferenza di convertire in Chiese 
i Templi più celebri, ed antichi del Paganesimo. 

E che di fedeli ferventi nella evangelica perfezione conti- 
nuassero a non penuriare i contomi del Porto Pisano, e di 
Labrone, ne abbiamo prova novella nelle cure datesi dal S. Pon- 
tefice Gregorio Magno onde mantenere sempre più in vigore la 
monastica disciplina tra gli Eremiti della Gorgona, ai quali per 
tale oggetto deputava in superiore un nuovo Abate col propo- 
nimento di far quindi loro abbracciare la tegola di S. Benedetto^ 
tanto in quei tempi rinomata. (37) 

Ferveva in questo mezzo da alcuni anni in Italia aspra, ed 
ostinata la guerra tra il Re dei Longobardi Àgiklfoy % Duchi di 
Toscana da lui rilevanti, e Callinico Esarca di Ravenna pel 
Greco Impero. Il ricordato S. Gregorio qual padre comune di 
altro più non curandosi che di comporre in pace una volta 
quei potenti tra loro, era alla perfine riuscito a far segnare da 
ognuno di essi un trattato, che almeno per allora sospendesse 
le sciagure maggiori d' Italia. — Sembra indubitato, da ciò che 
andiamo adesso narrando, che i Pisani parteggiando già per i 
Longobardi dichiarati si fossero apertamente nemici dei sudditi 
dell' Impero d* Oriente : poiché richiesti essi pure dal Pontefice 
di desistere dal far correre contro di quelli i loro Dronumi^ e 
di riconciliarsi anche coli' Esarca Ravennate, ricusarono di farlo 



EPOCA L — ANNI DI GBSU' CRISTO 591. 29 

e di concorrere in conseguenza per la loro parte agli accordi 
di quella pace Italiana. 

Da questo fatto, per se solo a vero dire assai rilevante ;» 
eU>ero forse ragione varj dei Pisani Cronisti nel supporre 
che sino da questo tempo potesse a buon dritto stabilirsi il 
.principio della Pisana Repubblica^ mentre se i Pisani possedè* 
vano a tale epoca flotte armate in guerra, al loro i^edale 
governo obbedienti; se di queste disponevano a loro talento 
per corseggiare sul mare col proprio vessillo ; se ai Duchi 
Longobardi imperanti pel Re in Toscana, ed alle loro politiche 
determinazioni non si uniformavano quali sudditi; e se per ten- 
tare d' indurveli interponevasi la Pontificia influenza , è ben 
naturale inferirne, che i Pisani adunque, innanzi che Foca 
usurpasse F Impero, già vivevano in libertà, e della indipen- 
denza godevano di un popolo, che da altrui più non riceve 
la legge, né ad altrui neppure per reverenza si trova disposto 
a deferire. (38) 

Ma sopra siffatto argomento, poiché importa direttemente 
anche alla storia particolare di Livorno , farà di mestieri in 
questi Annali di ritornare; mentre per altri fatti posteriori di 
n<m minor pesò verrebbe invece a dimostrarsi, che tuttavia dai 
Pisani pur troppo la sovranità d^i Re d' Italia , e quindi anche 
quella di Carlo Magno, e de* suoi successori all' Impero Occi- 
dentale, si osservasse. 

Ma comunque intomo a questi tempi nella propria libertà, 
congiunta forse ad una certa devozione verso i Re d' Italia suc- 
ceduti all' Impero, lo staio politico dei Pisani si governasse, fatto 
sta che già potente in mare, che già ricco pel commercio da 
esso per mezzo del suo gran porto esercitato, il primo posto 
teneva in Etruria; per cui Livorno partecipando di tale sua 



30 EPOCA h — ANNI DI GBSO' CRISTO 766. 

essenziale grandezza ne risentiva ora più che mai notevole van- 
taggio. — E qui non dobbiamo tralasciare come mia carta ri- 
cordi adesso positivamente per la prima volta la famosa Basilica 
di S. Piero in grado j la quale esistendo forse anche da non 
breve tempo indietro, vuoisi essere stata appunto presso il mare 
edificata in insigne monumento alla posterità della discesa presso 
il lido tra Pisa, e Livorno del Prìncipe degli Apostoli poco 
dopo la morte del Salvatore. (39) 

Ora su gli estremi perìodi della dominazione Longobarda 
in Italia occorreva a Livorno di acclamare con voto concorde 
de' suoi abitanti per celeste patrona la già ricordata Martire 
S. Giulia. Era questa una solenne morale decisione del popolo. 
E di tali atti non debbo mai la storìa tacere, tanto più derì- 
vando da un avvenimento contemporaneo, che menò allora nella 
alta Italia cotanto religioso romore. 

Flavio Desiderio , ultimo dei Monarchi di quella già potente 
Nazione, desiderando di trasportare dalla Gorgoruiy ove tuttora 
da quei Monaci si custodivano , le reliquie di quell' Affricana 
Eroina, onde dar loro più onorevole posto in Brescia per entro 
alla Chiesa del SS. Salvatore, che la Regina Ansa siia moglie 
aveva di un Monastero decorata, con designarvi per prìma Ba« 
dessa la proprìa figlia, colla di lui sovrana influenza faceva sì 
che tale trasporto con la pompa maggiore si effettuasse; come 
di fatto ebbe luogo con istraordinaria magnificenza, sUppcmendo 
alcuni persino che a renderìo ognor più memorabile, e solenne 
il Re stesso di persona a Porto Pisano, ed a Livorno, in quella 
occasione si trasferisse. (40) 

Ora in mezzo a tanta festività ì nostri pr(^nitori rimem- 
brando le gesto gloriose di Colei ^ le cui sacre reliquie transi* 
tavano processionahnente per le loro contrade , pieni di emozione 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 766. 31 

nel riflettere alla somma fermezza dimostrata già da quella te- 
nera verginella, la quale nell'Aprile de' giorni suoi, non oltre- 
passando r undecime anno, sebbene abbandonata, e sola si 
ritrovasse in terra straniera, anzi che rinunziare alla fede pre* 
ferito aveva piuttosto spirare tra i tormenti F anima benedetta, 
non tardarono punto in quell' istessa circostanza ad eleggerla in 
cielo per loro speciale protettrice — elezione che conta omai sino 
ai dì nostri più di mille anni di perenne, e fedele osservan- 
za. — Ne le altre popolazioni dimoranti nel piano del Porto 
lasciarono di imitare nella religiosa risoluzione i Livornesi: Che 
anzi esse non meno fervorose si diedero ben tosto ad inalzare 
in onore della medesima S. Martire dtie Chiese y che una sem- 
plica y e r altra col titolo di Pieve. 

La prima venne fabbricata presso al luogo detto Waralda, 
vale a dire al di sopra dell' Oratorio vecchio di S. Antonino^ non • 
ha guari distrutto; e la seconda non lungi dal mare^ e da £t- 
vomoj nel sito ove al presente esiste la Via chiamata del Pan- 
talone. — Ci occorrerà tra breve, e spesso in seguito, di 
ricordare ambedue queste Chiese; ed in special modo la Pieve i, 
poiché rammentata sovente dai Documenti dei secoli nono, e 
decimo, addivenne la Matrice di quelle tante, che poscia sur- 
sero nel gran Piviere del Porto ^ retta perciò da un Corepiscopo 
di grande autorità, la di cui giurisdizione estendevasi sino 
presso il fiume Morra alle pendici di Castel-Ànsdmo sulla Via 
Emilia ., avendo dipendente come filiale anche quella tanto ri- 
nomata di S. Lorenzo in platea contigua al castello predetto. (41) 

Ma a questa età o fosse già decrepito il Regno dei Longo- 
bardi in Italia, che il contegno di questi Barbari avesse già 
inaspriti gli originar] di lei abitanti sino al grado di divenir 
loro nemici, od indifferenti; ossiwero che i Francesi do- 

6 



32 BFOCÀ I. — ANNI DI gesù' CRISTO 766-800. 

vesserò adesso , dopo la caduta delF Impero Romano , brillare 
aUa loro volta intervenendo pur anco al cangiamento dei 
destini di quel paese , di cui un giorno erano sudditi , egli è 
dalla storia accertato che alle reiterate istanze del Papa Adria- 
no I. Carlo Magno discese con possente esercito giù dalle Alpi; 
che vinse in più battaglie i Longobardi; e che assediando fi- 
nalmente in Verona Adelgiso figlio del ricordato Re Desiderio, 
die termine, e per sempre nella penisola al loro Regno dopo 
avervi durato per più di tre secoli. — Ad Adelgiso però riu- 
scendo di sottrarsi al pericolo che lo stringeva, di rimanere cioè 
prigioniero di Carlo Magno, fu la sorte in qualche parte pro- 
pizia ; mentre fuggendo da Verona potè giungere sconosciuto a 
Porto Pisano^ ed ivi forse sotto la salvaguardia di quel popolo, 
che già quasi in istato di indipendenza si era costituito, imbar- 
carsi tranquillamente per Costantinopoli, onde implorare soc- 
corso dal Greco Imperatore Costantino Porfirogenito, e da Irene 
sua madre nella speranza di recuperare la perduta corona. — 
Ma non sortirono che deboli effetti le sue preghiere • — che 
con i miseri per lo più i potenti non usano che di una fiacca 
commiserazione. — E di fatti Adelgiso cessò di vivere senza 
poter più riacquistare l'usurpatogli Soglio; mentre suo padre De- 
siderio dovè terminare la vita vestito da Monaco in Francia nel 
Convento delle Corbie. — Al contrario il fortunato loro avver- 
sario occupata facilmente con le proprie forze 1' Etruria, e 
quivi fattosi ben tosto conoscere come Padrone; ed inoltran- 
dosi poscia alla volta di Roma venne cola salutato dal Papa 
Leone IH. ( già succeduto ad Adriano I. ) quale novello Lupe- 
rotore d* Occidente nella sacra notte del Natale per entro la Ba- 
silica di S. Pietro. 

Per questo memorabile avvenimento, che faceva cessare in 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 800. 33 

Italia definitivamente F impero dei Barbari, sebbene lo stesso 
Carlo Magno, barbaro esso pure di nazione agli Italiani com- 
parire dovesse, come era di fatto ad essi straniero, Pisa^ e Li- 
vorno passavano pacificamente sotto la sua dipendenza imme- 
diata; mentre nella Penisola si rinnovellava con esso V immagine 
per così dire, dell'antico Impero Romano Occidentale. Ed era 
tanta la fama che già pel mondo del novello Imperatore spar^ 
gevasi che , come narra il Monaco Àimoino ^ giungevano a' suoi 
tempi in Porto Pisano con ricchi, e preziosi donativi gli Am- 
basciatori , che Aronne Re di Persia , o per meglio dire Areun-el 
Reschild Califfo di Bagdad, inviava ad inchinare quel fortunato 
Conquistatore. (42) 

Ma ricevuto che ebbe Carlo Magno in Roma il serto dei 
Cesari , nel lasciare che quindi fece V Italia , costituì al governo 
delle sue varie provincie alcuni Duchi ^ o Governatori^ i quali 
a lui bene affetti in principio, profittando poscia della lonta- 
nanza del loro Signore, arrogaronsi a poco a poco l'esercizio 
del supremo potere. Tra questi primi Duchi, vivendo tuttora 
Carlo Magno, noveravasi Aliane di origine longobarda, il quale 
col titolo di Duca di Pisa^ e di Lucca gran parte della Toscana 
reggeva. Di fatto Papa Adriano facendo di esso una volta parola 
a Carlo Magno medesimo, lamentavasi perchè ricusasse quel 
suo vassallo di armare ( al certo in Porto Pisano ) una flottiglia, 
con cui facilmente avrebbe potuto incendiare leìiavi dei Greci, 
le quali corseggiando allora lungo le coste Toscane, ricevevano 
a bordo quanti più potevano fuggitivi Longobardi. Ed è ben 
probabile che per tale sua resistenza avesse egli sollecitamente 
per successore nel Ducato il Conte Wicheramo-^ imperocché tro- 
viamo questi poco dopo predecessore del Conte di Lucca Bonifor 
CIO, detto il Baoaro. 



34 EPOCA I. — ANNI DI GBSU' CRISTO 814. 

Ora sotto Y amministrazione di questo celebre Conte a nomare 
incominciavasi quella nuova terribile quarta razza di Barbari y 
la quale sorgendo potente, in specie sul mare, sotto il nome 
generale di Saraceni y con coraggio quasi disperato, alla misera 
Italia, in tante deboli parti feudali allora disgraziatamente di- 
visa, imprendeva a recare per più secoli, e quasi sino ai dì 
nostri, frequenti motivi di spavento, di dolore, e di avvilimento. 
Narrano le antiche Cronache Italiane che in fatti il nominato 
Duca Bonifacio mal tollerando in essi tanto ardimento, allestita 
in Porto Pisano una poderosa armata navale, riuscisse a quasi 
distruggere in varj incontri le loro numerose barche ; e quindi 
ad assalire Utica, Cartagine, e Tunis, nidi principali in Affrica 
dei loro assembramenti , tornando in ultimo vittorioso a Pisa per 
bocca d'Amo carico delle spoglie da essi già rapite agli sven- 
turati Cristia^. 

Né a queste prime imprese, che alle famose Crociate serviron 
poscia di esempio, ed in qualche modo di sprone, avranno 
mancato al certo di concorrere anche quei nostri antenati, che 
nel villaggio erano al governo speciale di Pisa affezionati, e 
devoti ; mentre già le popolazioni del piano del Porto , ingros- 
sandosi sempre più , saranno state bene in grado di fornire esse 
pure alla ricordata flotta Ducale il più dei marinari necessarj. 
Sappiamo in prova di ciò da alcune autentiche carte che già 
intomo a questi medesimi tempi nel piano predetto ( che ora 
piano di Livorno propriamente si dice ) una nuova Pieve col 
titolo di S. Paolo presso Villa Magna erasi eretta, ove poi surse 
quella dell' Ardenza^ rinomata assai per la considerabile popo- 
lazione che possedeva, oltrepassando il numero di cinque mila 
anime nel suo solo distretto. 

Ma le perdite sofferte momentaneamente da quei feroci ladro- 




EPOCA I. ANNI DI GESÙ* CRISTO 823. 35 

ni ( che sotto questo aspetto alle spaventate popolazioni Italiane 
comparivano allora ) non furono tali da fiaccare la loro possanza 
sul mare: imperocché con tante forze anzi tornavano essi ad 
assalire le marine d'Italia, che distruggendo affatto la già de- 
serta Luni, e rafforzandosi sempre più nella vicina Sardegna^ gik 
da essi occupata, minacciavano persino di porre a sacco la stessa 
venerabile Roma. Al quale altissimo pericolo , onde un argine op- 
porre di immensa forza, V Imperatore Lodovico Pio non rinvenne 
altro partito se non se quello di proclamare la leva in massa 
degli Italiani, alla quale Papa Leone IV procurò quindi unissero 
le loro squadre i Pisani, i Genovesi, e gli Amalfitani, che sin 
d' adesso di prodi , e di possenti sul mare avevano fama. (43) 

Riunivano questi dì fatti a quella tanto autorevole, e vene* 
randa voce le loro navi da guerra, e nelle acque di Ostia con 
vera Italiana emulazione davano una così terribile lezione ai 
Saraceni, che se affatto indomabili non fossero stati, non avreb- 
bero al certo potuto sì facilmente dopo quella risorgere. Ma 
erano dessi gì' istrumenti della ira di Dio! Quindi non molto 
dopo senza punto sgomentarsi delle ricevute sconfitte con sem- 
pre nuovo rinascente valore comparivano numerosi, e furibondi 
sul Tirreno, coprendolo più possenti che mai delle loro leg- 
gerissime fusto; ed a S. Piero in grado arditamente sbarcando, 
Pisa stessa, ed il contiguo Livorno minacciavano volere ora di- 
sertare , e distruggere. Quivi però non vili , ma uomini valorosi 
trovando doverono ritornare indietro frettolosamente riguadagnanr 
do i loro navigli, onde mettersi in salvo. Aveva corso non pertanto 
un grande rìschio in sì fatta repentina incursione la non pre- 
parata flotta Pisana, che nel Porto presso Livorno stanziava; 
mentre se i Saraceni l'avessero potuta annientare avrebbero 
portato un colpo fatale alla prosperità anche dei ridenti contomi 



36 EPOCA l. — ANNI DI GESO' CRISTO 848-900. 

del Porto medesimo, i quali già di altre nuove Chiese, e per- 
ciò di popolazione ognor crescente abbellivansi. Troviamo in 
effetto presso a questo tempo , ed in mezzo a quell' istessi as- 
salimenti di guerra, nominata ora per la pinma volta in un 
pubblico Documento la già accennata Pieve di S. Giulia^ la quale 
descritta nella sua posizione come prossima al mare' avrà pro- 
babilmente esìstito sino dall' epoca di Carlo Magno , poco dopo 
cioè il trasporto delle reliquie di quella S. Martire, eseguito, 
come abbiam narrato, dal Re Desiderio. (44) 

Ora la corona Imperiale d'Occidente cadeva in mano di un 
Principe Italiano, cioè di Guido. I Monarchi Francesi l'avevano 
ritenuta per circa 100 anni dopo Carlo Magno. A Guido poscia 
succedeva Lamberto suo figlio. — Abbiamo noi questi due Im- 
peratori Italiani rammentati, perchè sfortunatamente sotto la 
loro dominazione la Penisola di un ntwvo quinto scicmie di Bar^ 
bari diveniva adesso la preda; sebbene al tempo stesso per lei 
si preparasse una grande ^ ed essenzialissima favorevole mutch 
zione. 

Gli Ungari^ tuttora feroci, aumentavano colle invasioni per 
terra le devastazioni, che incessanti sulle coste esercitavano 
dal mare quasi ad ogni istante gli infaticabili Saraceni^ ovunque 
anche essi portando la desolazione, ed il pianto. 

In quest' istesso miserando stato di cose la grande mtUaziane^ 
che testé abbiamo accennata, di mezzo appunto alla generale 
oppressione con straordinario contrasto, e come suole spesso dal 
male derivare il bene, porgeva ben tosto occasione allo stabi- 
limento di quelle Italiane Repubbliche , che annientando quasi 
affatto la già decrepita possanza Imperiale , dovevano costituire 
di ogni città uno Stato libero, e separato, e di quasi ogni co- 
mune un popolo indipendente. 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 900. 37 

Noi anderemo di questo gran cangiamento con brevi cenni 
parlando, non potendo sotto silenzio passarlo, per avere con- 
siderato come nelle conseguenze generali, che seppe produrre 
in Italia, quella pur anco implicitamente comprendesse che pose 
Livorno in grado di muovere, dopo più di dieci secoli di quasi 
invariata esistenza , il primo suo passo verso quella futura graiìr 
dezza , cui la Provvidenza già lo aveva destinato : mentre unito 
ai migliori destini di Pisa, ReputMica indipendente^ potè pren- 
dere sempre piii il posto, che aveva già tenuto sopra il suo 
florido Emporio la distrutta Turrita: primo passo notevole, e 
caratteristico, il quale non debbo mai perdersi di vista in ispe- 
cie nelle storie particolari delle città, onde segnalare sin da 
principio le cause, ancorché remote, della progressiva loro pro- 
sperità. 

La indicata rivoluzione poi cominciava nell'abbandono, che 
delle Città ora più che mai facevano i Signori più potenti e 
ragguardevoli , i quali col titolo di Conti rurali o Cattavi^ dipen- 
dendo dal Mardiese di Toscana, a dimorare si ritiravano con i 
loro numerosi aderenti su per i castelli da essi fortificati nelle 
cime più aspre dei monti, onde meglio porsi al sicuro dalle 
quasi incessanti devastazioni, cui andavano soggette per parte 
in specie degli Ungarì, e dei Saraceni le Terre, e le Città in 
pianura di facile accesso, le quali comparvero ben presto nella 
maggior parte presso che spopolate e deserte, ridotte al più 
squallido decadimento. 

Ma da questo medesimo loro stato infelice vedremo tra soli 
60 anni come la Provvidenza sapesse produrre l' accennato be- 
nefico cangiamento municipale. — Di Pisa però tutto il sopra 
esposto in pari modo non accadeva; poiché già alquanto ricca, 
pel commercio marittimo, che tuttavia si sforzava di esercitare, 



38 EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 902-904-912. 

e forte nel suo interno per più mìgliaja di torri (45) non po- 
teva temere come le altre Città d' Italia la propria quasi totale 
rovina, fornita essendo inoltre di flotte numerose, e dì esper- 
tissima marineria. Quindi essa nella comune desolazione delle 
Cittk figurando anzi distintamente aveva adesso appunto con- 
seguito il titolo di Capitale della Toscana. (46) 

Ora al rinomato suo Porto sbarcava Ugone Duca di Proven- 
za , il quale accolto dai Prìncipi d' Italia, e dagli Ambasciadori 
di Papa Giovanni veniva poi coronato Re d' Italia dall' Arcive- 
scovo di Milano. Ma ecco che precisamente due anni dopo la 
di lui comparsa su i lidi Pisani, un pubblico Contratto stipula- 
vasi, il quale di Livorno faceva espressa menzione, opportuna- 
mente rompendo il non breve silenzio, che già sul medesimo 
serbava la storia dopo le testimonianze dell' antica Romana geo- 
grafia, e della celebre carta dei tempi di Alboino, che di sopra 
abbiamo considerate. — Ed è qui da notarsi come ora il villag- 
gio^ dismesso omai il primitivo titolo di Labrone^ col nuovo 
vocabolo dell' idioma volgare si designasse , con quello cioè di 
Livoma^ dall'antico per corruzione, ( facile a quei tempi ) sicu- 
ramente traslatato. L' enunciato Contratto formava poi la seconda 
indubitabile autorità scritta^ che in questa età d'ignoranza, e 
di ferro venisse ad assicurarci che Livorno anche nel Medio Evo 
non aveva mai cessato di esistere. (47) 

In questo mezzo il serto Imperiale d' Occidente passava negli 
Alemanni ; mentre Corrado Duca di Franconia ne veniva fregiato. 
Ma governavano la Toscana direttamente quei Principi, o Duchi 
Italiani, che già da qualche tempo il titolo di Marchesi^ come 
più dignitoso avevano assunto. 

Sotto il regime di uno di quest' ìstessi Marchesi , Bosone ap- 
pellato , i Saraceni entrando in Genova a viva forza colle armi , 



EPOCA I. ANNI DI GESU' CRISTO 940. 39 

procurarono a Porto Pisano, e così anche a Livoma un nuovo 
sensibile aumento di quell' industre popolazione ; mentre gli as- 
saliti nella fiducia di meglio garantirsi da nuove sciagure si 
riparavano sotto la potenza ognor crescente dei Pisani. (48) 

Né debbesi da noi tralasciare di fare avvertire in questo luo- 
go come dal successore mediato del suddetto Bosone, ossia dal 
Marchese Adalberto^ derivassero in seguito probabibnente, come 
da loro stipite comune, i Marchesi di Livorno^ cioè quei spe- 
ciali Signori feudali , che desumendo questo loro titolo dal 
nostro villaggio, seppero ostinatamente conservarlo, e difenderlo 
per oltre 137 anni, come a suo luogo nell' epoca susseguente 
dimostreremo. (49) 

Figurava omai Livorna sempre più il primo per la sua im- 
portanza, e per la stessa sua posizione sul mare, fornito come 
era anche di un piccolo porto speciale, tra tutti i villaggi situati 
nel Piano del Porto, partecipando al tempo stesso della flori- 
dezza , che di mano in mano si faceva maggiore in questa 
fortunata contrada. La quale adesso si ampliava con tre nuofve 
Pievi sotto il titolo respettivo dei SS. Stefano , Cristoforo , e 
Giovarmi^ dei SS. Giovanni y ed Andrea ^ e di S. Paolo ^ ed abbel- 
livasi pur anco di altre 25 borgate^ le quali nei Documenti con- 
temporanei si ricordavano col nome distinto di Oetulivvlej Tergla^ 
Tepotitionajay Purcilianoy Pvliano^ Villapititienna^ Villamagna.y 
Saltnano maggiore ^ Marignano^ Salviano minore y Scctariy Fundo 
magno j Gnurignano^ Santajvlia^ Salagumereto ^ Casalegavini ^ Ma- 
sejcmaj Blotiniano^ Liìnoncy Livevoy Arianna ^ Amvlcj S. Quirico^ 
Aguglianay e S. Genn. . .(50) Dei quali villaggi, allora tutti popolati; 
mentre si sa che i di loro uomini pagavano le decime alla Pieve 
predetta di S. Stefano , si sono al presente perduti persino i nomi, 
tranne di pochi, seppure non debbo dirsi di due solamente, cioè 

7 




40 EPOCA I. ANxM DI GESU' CRISTO 940. 

di Saiviano^ e di Limom. (50) Fertile quindi esser doveva il piano 
suddivisalo: poiché sin d'allora veniva irrigato dal Rio Silculo^ 
(ora Riseccoli), dzW Ugione^ dalla Cigla^ dal Rio Maggiore^ e 
dall' Ardenza ; ed in particolar modo anche dalla Fossa Antiqua^ 
la quale scavata a mano percorreva una estesissima linea a tra- 
verso del piano ridetto , dal Ponte-arcioìie cioè sino al mare , 
ove sboccava nella attuale direzione del mentovato Rio Maggiore 
tra i due moderni Lazzeretti di S. Jaeopoy e di S. Leopoldo. 
Questa grande fossa dalla sapienza dei Pisani erasi immaginata 
ed eseguita per V oggetto importantissimo di salvare possibil- 
mente il loro porto naturale dall'interrimento, che sollecito d'al- 
tronde gli avrebbero procurato le torbe nell'inverno incessanti 
dei primi tre accennati torrenti, se non fossero state in essa 
allacciate , * e ridotte , e quindi pel suo mezzo versate in mare 
a notabile distanza dal porlo stesso, ed in opposta posizione 
a levante , vale a dire alquanto al di Ik della punta dei Ca- 
valleggieri. (51) 

Né lontano perciò dalla Fossa predetta nel suo principio tro- 
vavasi lo Stagno^ il quale divenuto gik celebre per la pesca 
delle Lontre , che sulle sue rive allora facevasi , formava una 
attinenza valutabile assai del piano del Porto, conforme da varie 
carte contemporannee chiaramente rilevasi. A traverso il mede- 
simo continuando tuttora a proseguire il più volte rammentato 
diverticolo dell'Emilia, che da Porto Pisano^ e da Livorno a 
Pisa conduceva, per mezzo di quel ponte Romano, di cui al- 
trove già abbiam fatto parola , é da notarsi come prendesse 
adesso il diverticolo stesso in quel tratto ulteriore, che dalla 
Pieve di S. Stefano ( dei Lupi ) si inoltrava sino a Livorno , il 
nome speciale di Via Carrareccia. Un avanzo di essa si conserva 
anche al presente nella via Erbosa^ e nell'altra che Via Car- 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 961. 41 

vaja tuttora si appella presso la moderna Chiesa di S. Giovanni 
di Livorno , per la quale allora dal villaggio uscivasi onde gire al 
Porto Pisano. Avevano inoltre i Pisani aperta a comodo pub- 
blico un' altra strada , la quale senza avere per i pedoni V im- 
paccio del transito dei carri, si chiamava Strada di Porto Pi- 
sano-^ poiché per essa di fatto da Livorno al medesimo diret- 
tamente si andava, congiungendosi poscia presso i Lupi alla 
Carrareccia^ e tenendo presso a poco lungo la grondala direzione 
medesima, che ora ha la Via Vecchia di Livorno dal lato del 
Campo-Santo nuovo, e della Bastia. (52) 

Frattanto gli Italiani quantunque assuefatti omai fossero all'alto 
dominio dei Monarchi stranieri, e rimanessero perciò indifiTe- 
renti se Francesi, piuttosto che Tedeschi si fossero, pur non 
ostante sperando di potere meglio comporre le cose loro chia- 
mavano a voti comuni dall' Alemagna nella Penisola ad assumervi 
la corona Imperiale Ottone^ che poi ottenne meritamente il nome 
di Grande. Questo voto concorde dalle Città in ispecie dipar- 
tivasi. E questo medesimo voto operava adesso la mutazione^ 
che 60 anni indietro senza saperlo avevano preparato i Conti 
rurali colla loro ritirata nei proprj castelli; mentre a tal mi- 
serando punto erasi ora quasi l' intera penisola condotta, che in 
due classi separate vedeva le sue popolazioni divise , V una 
cioè vivere su per le montagne quasi inaccessibile , e Y altra nelle 
Città, e nelle Terre di pianura tra lo scadimento, e lo squal- 
lore sempre crescenti. 

Ma giunto Ottone in Italia con gagliardo esercito , fedele alle 
speranze concepite dalle Città, si fece subito a favorirle; e de- 
primendo in quanto poteva i conti rurali, a consentire pur anco 
che le medesime si dessero leggi proprie, e Statuti speciali^ 
come ben tosto elleno eseguirono generalmente. — In tal modo 



42 EPOCA I. ANNI DI GESU' CRISTO 1002-1004. 

col buon volere dell'Imperatore le Municipalità Italiane a stabilirsi 
intorno a questo tempo incominciarono. Memori però del ricevuto 
benefizio per più di 50 anni con reverente deferenza continuarono 
a rimanere ad Ottone ed alla sua discendenza devote , in guisa 
che appena sembravano libere sebbene in effetto lo fossero. — 
Creava non pertanto Ottone in quei suoi momenti di gloria nuovi 
Marchesati in Italia, e tra gli altri giova qui che noi in ispeciale 
modo rammentiamo quello, che composto delle Diocesi di Mo- 
dena , e di Reggio delegava a favore di Alberto Azzo bisavolo 
della Contessa Matilde^ di quella celebre Principessa cioè, che 
tanta affezione dimostrò poscia anche al nostro Villaggio, del 
quale divenne Feudale Signora, come tra breve esporremo. 

Ma alla morte di Ottone HI. estintasi la di lui prosapia le 
Citta Italiane più non avendo riguardi da rispettare, tutte 
quasi si costituirono in piena libertk, ed in altrettante piccole 
Repubbliche si proclamarono. Così la Penisola coprissi allora 
generalmente, e quasi ad un tratto di un numero presso che 
infinito di stati indipendenti, e di governi popolari. 

Pisa, che mai non aveva cessato dall' essere ricca, ( condizione 
molte volte essenziale per ogni grandiosa risoluzione ) e dall' esse- 
re inoltre potente sul mare, in questo slancio generale volle tosto 
distinguersi. Molestata dai Lucchesi , i quali per onore del nome 
Cristiano pretendevano che non fornisse l'olio della Versilia 
ai nemici comuni, cioè agli aborriti Saraceni, prese le armi, 
loro dichiarò arditamente la guerra, li battè ad Acquorlunga^ 
e quindi a Cerasomma , porgendo così la prima il funesto esem- 
pio di guerra fraterna, e di vertenza risoluta col valore, e col 
sangue dei comuni figli d'Italia. 

Forse Pisa aveva torto nell' indecente commercio ; pur non 
ostante vinse, ed ai zelanti Lucchesi toccò invece la duplice 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 1004. 43 

onta ! Quest' ultimi non avevano per avventura pensato che Pisa 
vivendo delle speculazioni mariltime, e di mercanti abbondan- 
do, non poteva preferire che le considerazioni di un rilevante 
guadagno. 

Da questa medesima guerra però, la quale fu del pari la 
priìna^ che una Città Italiana contro dell'altra imprendesse, i 
più degli Storici hanno concordemente, ed a ragione fìssato 
il vero, e positivo principio della Pisana Repubblica. (53) 

Ne abbiamo noi con speciale avvertenza qui V epoca designa- 
ta; imperocché da questo importante, e decisivo avvenimento 
derivò quindi innanzi al nostro Livorno maggiore, e speciale 
prosperità , per efiTetto appuntò delle variate circostanze di Pisa , 
da cui i suoi destini or più che mai dipendevano ; mentre ades- 
so appunto moveva quel primo passo alla grandezza che lo at- 
tendeva, del quale già di sopra tenemmo proposito in preven- 
zione. Di fatto la sua prosperità da quest'epoca in poi non 
seppe più retrocedere, sebbene spesso a traverso di sfortu- 
nate vicende dovesse riprendere nuova lena , e fornirsi di nuovo 
vigore. 

E che in riprova anche il circostante suo territorio, dopo la 
libertà di Pisa, aumentasse la propria felicità in modo straor- 
dinario lo riscontriamo dal trovarvi adesso ricordate altre quattro 
nuove Pievi, quelle cioè*dt 5. Silvestro^ di S. Quirico^ di S. 
Fdice deW Ardenza ^ e di S. Lucia d' Antignano ; ed in pari 
tempo altri 17 nwm villaggi detti del Piano di Porto , e distinti 
respettivamente tra loro col nome di Lugnano ^ Terra dei Contij 
Terra Pisana j BotitiOy Noria ^ Platiniano^ Casaganwmli^ Geni- 
balio ^ OrcianOy Mortela^ Tribia, Alduli^ Sala^ Sellale ^ Scutrianoj 
Regino maggiore y e Muro. (54) 

Anche la Pieve presso dei Lupi , detta già di S. Stefano in Cor- 



44 EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 1006-1017. 

rereccia veniva poco dopo mentovata, e con una essenzìalis- 
sima indicazione descritta. Notavasi di essa cioè come tuttavia 
presso al lido del Porto Pisano rimanesse y e come fosse preci- 
samente jiixta mare sita. — La quale indicazione per se sola 
dimostrava con pienezza di prova che anche al principiare del 
Secolo XI. i confini del divisato Porto non si erano per anche 
ritirati dalla gronda dei Lupi , e che le sue onde in conseguenza 
continuavano a libere percorrere sopra ì terreni, che oggi ve- 
donsi interposti tra il Marzocco^ ed il Ponte-Arcione. (55) 

Livorno intanto aumentava anche in proporzione il suo fab- 
bricato; ciò dovendo noi necessariamente dedurre dal nuovo 
titolo^ che gli conferiva Azzone Vescovo di Pisa in un sdenne 
Documento, il quale mentre alle altre borgate del Piano del Por- 
to serbava il primitivo nome generale di villaggio^ attribuiva ora 
al nostro quello speciale di Castello , quantunque per anche non 
andasse cinto di mura , rammentando al tempo istesso la di lui 
Pieve di S. Uaria^ non che V altra insigne di S. Giulu. (56) 

Ma già la Repubblica Pisana robusta, e sempre più vigorosa 
di forze, a gloria più alta aspirando volgevasi alle conquiste 
oltre mare , ed a dilatare in ispecie il suo dominio nelle isole 
vicine del Mediterraneo. Eransi i Saraceni da varj anni insi- 
gnoriti della Sardegna, e della Corsica. I Pisani armano molte 
galere , sbarcano nella prima di dette Isole , vincono quei bar- 
bari, e della medesima si impadroniscono. Reggeva allora la 
Toscana per l' Impero il conte Bonifacio , padre della Contessa 
Matilde natagli da Beatrice sua moglie. Ma chiamato quindi dalla 
morte repentinamente al sepolcro , e non lasciando che un figlio 
del suo medesimo nome in tenera età, prese le redini della 
reggenza la madre stessa Beatrice. Non volendo però questa 
Principessa vivere senza marito si congiungeva in seconde nozze 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 1017-1028-1053. 45 

con Gottifredo Duca di Lorena ; mentre in pari tempo contentava 
anche la figlia Matilde di uno sposo , unendola a Gozzelone figlio 
del suo stesso Consorte. Ma questi essendo sinistramente segnato, 
poiché era gobbo, rese di non feUce augurio il di lei mari- 
taggio. (57) 

In questo mezzo i Pisani anche della Corsica facilmente si 
impossessavano, discacciandone i Saraceni con utile sommo di 
Italia , e di Livorno in ispecie. Cosi in pochi anni avevano essi 
al loro dominio riunite le due più vaste Isole del Tirreno, fa- 
cendosi quindi strada a sottomettere anche le altre minori 
dell'Arcipelago Toscano, quantunque per la Gorgona fosse la 
S. Sede per affacciar dei preventivi diritti dì sovranità. (58) — 
Abbisognando i Pisani di numeroso stuolo di navi, fomiti co- 
me erano di vasti Arsenali tanto per entro alla loro propria 
Città quanto nel Porto, e presso Livoma, traevano allora il 
legname da costruzione dalle selve della Versilia. Né si creda 
che le navi d' allora fossero tutte di piccola portata ; poiché la 
Storia anzi ci narra che le più erano di grande dimensione. 
Ed in fatti sappiamo che sole 120 delle così dette loro galere 
furono quindi capaci, oltre i proprj equipaggi, e gli attrezzi 
necessari , di prendere a bordo , e di trasportare in Oriente sino 
a 18 mila combattenti. (59) 

Ora in mezzo a sì strepitose vicende , le quali alla quasi estinta 
fiama delle armi richiamavano l'Italia, moriva il piccolo Boni- 
facio n. Lui estinto il patrigno Gottifredo dichiaravasi subito 
Marchese di Toscana. Ma Pisa per nulla badando al suo grado, 
ed alle sue pretensioni, indipendente affatto come era, inten- 
deva con sempre crescente vigore alle spedizioni navali, e con 
gioja vedeva ritornare vittoriosi, ed onusti di immense spoglie 
da Palermo i suoi figli, i quali col segno della candida Croce 



46 EPOCA I. — ANNI DI gesù' CRISTO 1063. 

sul petto combattendo , avevano vinti colà i feroci Saraceni , e 
punitili dell' ardire, con cui anche in quell' estrema parte della 
Penisola osato avevano contaminare colla loro presenza la clas- 
sica sacra terra comune. (60) 

Né al certo mancarono a tanto distinto, e celebrato trionfo 
i Livornesi'^ mentre robusti della persona ( che l'aria nei di 
loro contomi era allora purissima, non essendosi per anche 
da quelli ritirato il Porto Pisano con lasciarvi delle lagune ) 
saranno indubitatamente concorsi a parteciparne in ispecie co- 
me gente assai esperta sul mare. — Fedeli sempre alla causa 
comune del Cristianesimo , ed affezionati alla Pisana Repubbli- 
ca , nel territorio della quale , e sulle rive del di cui gran Porto 
felicemente vivevano , non avranno esitato a correre sulle sue 
navi, senza esserne trattenuti da quei riguardi di feudalismo, 
che tuttora dovevano ai Marchesi di Toscana , ed anco agli 
altri minori Marchesi: Che pur troppo in quei tempi di tanti 
avviluppamenti governativi, nei quali ammettevasi anche Z'tm- 
perium in imperio^ ed esistevano l'alto Signore ^ ed il vassallo j 
ed il vassallo stesso^ Signore poi rimpetto a propri soggetti, riu- 
scir doveva quasi che difficile a ciascun luogo^ per piccolo che 
fosse e di scarsa popolazione, poter ben discernere a quanti 
andasse sottoposto, e quale tra essi fosse in sostanza il vero 
padrone. Ed in fatti Livorno obbediva ora indubitatamente alla 
sovranità della Repubblica Pisana , perchè dalla medesima 
dipendeva^ mentre poi anche nel Marchese di Toscana come 
feudatario dell' Impero rispettare doveva quei diritti di do- 
minio, che andavano poi suddivisi nel feudalismo dei minori 
Marchesi , i quali il titolo proprio dal luogo stesso prendevano , 
come tra breve udiremo. 

Ma le vittorie , e le felici imprese dei Pisani non tardarono 



EPOCA I. ANNI DI GESU' CRISTO 1070-1076. 47 

a suscitare loro contro la gelosia, l'invidia, e poscia le armi 
dei possenti vicini, cioè dei Genovesi. — Indispettiti questi 
che anche la Corsica, cui eglino ambivano, fosse divenuta con- 
quista dei loro emuli , e che il Papa istesso ne avesse loro 
sanzionato il possesso, dichiararono bruscamente ai medesimi la 
guerra. Era questa la prima ^ che tra i due popoli succedeva. 
L' ultima decisiva ebbe luogo tra essi , come a suo tempo nar- 
reremo, dopo circa due secoli , dinnanzi a Livorno, nelle acque 
della Meloria , e col cadere di uno di loro. Toccò ai Pisani la 
precedenza nella caduta , portando seco però la fatale speran- 
za che anche i loro vincitori avrebbero tra non molto corsa la 
medesima sorte. (61) Che se queste due possenti Repubbliche 
avessero sin d' allora meglio studiati , e compresi i loro veri 
interessi , ed invece di miseramente straziarsi a vicenda anche 
per frivole cause, ora vincitrici ed ora vinte , si fossero piuttosto 
intese fraternamente tra loro, e con i sagacissimi Veneziani 
composte in santa alleanza sotto il sacro comune vessillo della 
Croce, non è da dubitare , che F Italia superiore almeno avrebbe 
interamente dipeso da esse; mentre colle loro forze riunite e 
per terra , e per mare , sostenute dalle immense ricchezze , che 
dal commercio del Mediterraneo ritraevano, e di cui poteano 
a lor talento disporre, avrebbero potuto senza sforzo dì sorta 
alcuna , evitando tanti Italiani vituperj , far sempre retrocedere 
svergognate quelle mercenarie masnade , che sulle loro intestine 
discordie contando più che nel valore, spesso giù dall' Alpi scen- 
devano per disertare, ed avvilire la loro patria comune. 

Ma non molto dopo, rimasta gik vedova anche del secondo 
marito la Contessa Beatrice , cessava essa pure di vivere , ed in 
Pisa dalla figlia Matilde riceveva onorifica, e splendida sepol- 
tura. Ora la Matilde assumendo sola il governo de' vasti suoi 

8 



48 BPOGA I. — ANNr DI GESU' CRISTO t076. 

stati in Italia del titolo insieme di Marchesa di Toscana fre- 
giavasi, nel quale riunivansi anche i diritti feudali, che tut- 
tavia riteneva per l' Impero sul picciolo Livorno. — Ed è qui 
poi ben singdare a narrarsi come il sepolcro prescelto alla Con- 
tessa Beatrice nell' indicata Città movendo i lamenti del rozzo 
Monaco Donnizzone , poeta degno di quei secoli d' ignoranza , 

porgesse occasione di tutta ben conoscere Y estensione del com- 

• 

mercio marittimo dei Pisani ; e come al loro gran Porto , aperto 
a tutte le Nazioni indistintamente, concorressero allora da ogni 
parte del Mondo, come a Porto Franco Universale , anche le piii 
barbare e lontane, e per sino le infedeli, e così vi frequentassero 
i Pagani^ ì Turchi^ i Parti ^ ì Caldei^ e sino quelli della de- 
serta Libia. Di fatti quel buon Eremita Benedettino non poten- 
do darsi pace che le spoglie mortali di quella tanto pia, e re- 
ligiosa Principessa fossero state deposte ove le medesime avreb- 
bero dovuto del continuo sostenere il tetro y e sordido aspetto 
di quelle brutte gentil e di non si sa quali altri mostri marini^ 
dichiarava che migliore riposo avrebbero invece ottenuto in 
Canossa , che era allora un piccolo^ Castello del contado di Reg- 
gio, perchè affatto esente dagli spergiuri, e dalle frodi mer- 
cantili. Quindi in questi versi al suo cordoglio dava libero 
sfogo. M 

a dolor heic me funditus urit. 

(( Quum tenet illam^ quae non est tam bene digna. 

a Qui pergit Pisas videt illie monstra marina: 

a Haec Urbs PaganiSy Turchis^ Libicis^ quoque Parthis 

« Sordida. Chaldei sua lustrant littora tetri. 

« Sordibus a cunctis sum manda Canossa sepulchro^ 

M Atque locus pulcheì* mecum. Non expedit urbes 

« Querere periuras^ patrantes crinUna plura. » 



EPOCA I. — ANNI DI GESU' CRISTO 1076. 49 

Ed in riprova maggiore deli' estensione del commercio marit- 
timo , che nel Porto Pisano esercitavasi intomo appunto a questi 
medesimi tempi gioverà Y aver presente^ come adesso la Re- 
pubblica proclamasse il celebre suo Consolalo del inare per la 
decisione delle cause dei negozianti, il quale approvato in Roma 
dal Pontefice , e preso quindi ad imprestito come modello an- 
che dai Barcelloììesi ^ divenne in seguito la legge comune dei 
popoli commercianti del Mediterraneo. E perchè i Giudici , 
che alle diverse questioni dovevano le regole di quel codice 
applicare dimorassero sul Porto medesimo, ed ivi in splendida 
residenza render potessero a tutti pronta e veneranda giustizia, 
la Repubblica stessa si diede tosto il pensiero di fare erigere 
per essi dai fondamenti un palazzo magnifico, il quale per vie 
più rendere nobile e sontuoso , volle andasse fregiato dei marmi 
e degli avanzi della Romana magnificenza, che in quei contor- 
ni tuttora abbondavano , il quale perciò prese quindi il nome 
distinto di Palazzoito. 

Ritiene anche ai dì nostri lo stesso nome di Palazzotto il 
podere, sul quale un giorno quella grandiosa fabbrica sorgeva, 
presso al ponte della Cigna^ a levante della strada maestra Pisana^ 
nel centro quasi della gronda oìHentale del Porto : persuasi essen- 
do quei sapienti Repubblicani che i mercatanti gir mai non dove- 
vano lungi dall' Emporio per ottenere ragione ai loro diritti , ad 
onta che eglino potessero in qualche momento desiderare per 
entro la propria città, ed a suo maggiore decoro residente, quel 
medesimo Tribunale marittimo, nelle cui decisioni erano eglino 
stessi il più delle volte interessati. (62) 

Come Livorno poi , che sul medesimo Porto Pisano si stava, 
partecipar dovesse dei benefizj di tanto esteso marittimo com- 
mercio, e delle risorse incessanti, che al paese produceva, senza 



50 EPOCA I. — ANNI DI GESD' CRISTO 1078-1100. 

che io il dica può ben ciascuno immaginarlo. Il villaggio pro- 
grediva tuttora in quel primo passo di favore , da noi già di 
sopra avvertito , per cui a mano a mano nel ritirarsi successivo 
del Porto Pisano , potè subentrare nel posto della madre sua, 
della celebre Pisa cioè ; e nelle di lei glorie navali , del pari 
che nel suo traffico prosperoso ed universale succedere. 

Ora alcuni Documenti rammentavano la nuova Pieve di S. Marti- 
ìw eretta già nel piano del Porto (63) , ed insieme la donazione 
che di una porzione dello Stagno faceva l' Imperatore Arrigo alla 
Chiesa Pisana, unitamente alle corti di Pappiana^ e di Rigoli^ 
ed alla selva di 5. Rossore confinante allora col tombolo tra la 
foce di Serchio vecchio e quella delY Arno. 

Ma già avvicinavasi V epoca famosa delle Crociate , nuova 
sorgente di prosperità anche per Livorno. La Contessa Matilde 
di fatto ne faceva pubblicare una ad invito del pontefice 
Urbano II sul cadere del secolo XI contro i nemici comuni del 
Cristianesimo, i Saraceni, alla quale da essa stimolati prendevano 
quindi parte con 50 Galere anche i Pisani nella speranza di 
riportarne gloria distinta, ed insieme molto danaro. 

U terrore, che tuttavia ispiravano quei feroci pirati sulle mar 
rine di Italia era tanto, che le popolazioni prive di difesa non 
potevano piii dimorarvi senza un quasi perenne spavento. Al 
che riflettendo la benefica Contessa Matilde, siccome anche su 
Livorno riteneva dei diritti feudali, ed i suoi abitanti per questo 
vincolo le erano cari, così senza più frapporre dimora, si com- 
piaceva ordinare che fosse ben tosto il villaggio, tuttora aperto, 
e senza mura, di una seconda nuova valida Torre rolomla for- 
nito, in aumento della già esistente di forma quadrata, già detta 
la veccftm,' acciò in quella pure i suoi abitatori potessero rifugiarsi, 
e difendersi in ogni repentina incursione dei Saraceni. Questa 



EPOCA I. ANNI DI GESU' CRISTO 1100. 51 

medesima Torre rotonda , per tradizionale memoria, sino al 
presente Mastio di Matilde chiamata, è quella stessa, che nella 
attuale Fortezza vecchia esiste tuttora prossima al Bagno dei 
Forzati. (64) 

Ma già i Pisani con 120 galere , e con 18 mila combattenti 
sotto il comando del loro Arcivescovo Daiberto accorsi in Pale- 
stina, sapevano bene profittare nella espugnata Gerusalemme 
del potente soccorso ai Crociati apprestato , procurarvisi este- 
sissimi privilegi , ed alla propria cittk assicurare V ambito ti- 
tolo di Regina del niare — Vorrebbe un Cronista dei più re- 
putati ( M/ Tranci ) che il primo a salire sulle mura della Santa 
Citta fosse un Pisano, Coscetto da Cotte chiamato, e che di tale 
sua coraggiosa impresa fosse quindi scolpita la memoria in una 
pietra della nostra Fortezza Vecchia con queste espressioni: 
ce Io Coscetto da Colle fui il priìno a salire sulle mura di Ge- 
li rusalemme » — Rilasciando noi agli storici Pisani la prova 
di tanto distinto valore , osserveremo soltanto che per quante 
ricerche da noi medesimi sicnsi fatte in ogni angolo della enun- 
ciata Fortezza quella pietra mai non ci è riuscito fin qui di 
rinvenire , sebbene di ciò a vero dire andassimo già persuasi ; 
mentre all' epoca della Gerusalemme liberala , non era in piede 
per anche la Fortezza in discorso, tranne forse il solo Mastio 
testò rammentato. (65) 

Dopo questi fatti luminosi piena la Contessa Matilde di am- 
mirazione per i Pisani , i quali per verità di novello onore 
insignivano, e di gloria il nome Cristiano, ed all' Italiano valore 
aggiungevano sempre più palme e trionfi , andava ora nel re- 
ligioso animo suo maturando il pensiero di donare alla di loro 
Chiesa Principale, cosa che ad essi riuscir doveva sommamen- 
te gradita , il villaggio di Livorno cioè , sul quale , come Si- 



52 EPOCA I. — ANM DI GESÙ* CRISTO 1100. 

gnora di Toscana per Io Impero riteneva tuttavia, conforme ab- 
biamo notato , i diritti feudali. Di fatti nell' epoca susseguente 
udiremo subito come da lei venisse portato ad esecuzione questo 
generoso divisamente con sempre maggiore decisivo vantaggio 
della patria nostra. 

Tali furono i cenni ^ che dì mezzo alla Storia generale d^ Italia^ 
da noi celermente in alcune parti tracciata, onde discernere me- 
glio la successione dei tempi, ed i politici cangiamenti che la 
accompagnarono, ci fu dato di poter riunire sulV origine^ e stdPesi- 
stenza dell* antico Livorno, noumeno che su i Itwghi piti notevoli 
Af? stwi contorni sino all' età , a cui ora siamo pervenuti. — 
Furono scarse a vero dire , e forse anche alquanto sterili , le 
memorie, che Livorno direttamente poterono riguardare in que- 
sto primo , benché assai lungo periodo de' suoi Annali : ma 
ciascuno rifletterà essersi trattato di un piccolo quasi oscuro vil- 
laggio j e dì averne dovuto rintracciare le sparse notizie a tra- 
verso massimamente di età remotissime^ e nei decorrere di secoli 
d'ignoranza, e di barbarie. — Ma nell'epoca successiva la Storia di 
Livorno comparendo per se stessa alquanto ricca di fatti proprj, 
anche per la importanza maggiore che il luogo anderà ad assu- 
mere, figurerà a preferenza, e potrà dirsi perciò Storia quasi 
che interamente Livornese. 



FINE 
dell' epoca I. 



APOTlZIOn 



ALL'EPOCA L 



(i) Di questa prima , ed alquanto bizzarra opinione , si fece 
autore il primo , che colle stampe pubblicasse le memorie storiche 
di Livorno , cioè il P. Niccola Magri di Trapani , Frate Agostiniano 
nel Convento di S. Giovanni di questa Città, in quel suo opuscolo, 
che per i torchj di Napoli , vide la luce nel 1646 col titolo di 
« Discorso Cronologico dell* origine di Livorno » dedicato al Gran- 
Dnca Ferdinando li dei Medici ; stato poscia ristampato in Livorno 
neir anno successivo. — Pretese il buono Eremita che al divisato 
suo parere fossero già stati conformi gli Annalisti più reputati di 
Genova, cioè il Giustiniani y il Sugato , il Caffaro^ ed il Casoni^ 
oltre Filippo da Bergamo , V Alberti , ed il Sabellico , esprimendosi 
che dietro appunto le autorità loro aveva egli ardito « tra tanta 
« polverosa caligine di secoli trascorsi di cosi fermare la pedata del 
« dire » ; mentre senza punto curarsi della cronologica esattezza 
anticipava poi di quasi due secoli l'epoca di Mosè quando sul 
Sinai riceveva la legge , sebbene , avendo egli stesso adottato il 
computo Ebraico, T avesse dovuta referire in vece agli anni del 
Mondo 2513. 



54 AXNOTAZIOXI .UJ.' EPOCA I. 

[T^ Di qnesU $eecmda opiBione , rìgetUndo la già emessa dal 
P. Magri, amò di essere sai serio sostenitore il P. Agostino San- 
tellij esso pore Eremita Agostiniano in LiTomo, nell'Opera farragi- 
nosa, che dedicata al Senato LiTomese, pubblicò in Firenze nell'an- 
no 1769 col titolo di « Staio aniico , e moderno , orvero Origine 
di Livorno > — Non potendo egli dubitare della discesa solle co- 
ste dell' Etmrìa dei Lidj , condotti da Tirreno , dietro quanto ne 
avevano scrìtto Erodoto « Licofrone, Dionigi d' AHcamassOj Virgilio^ 
Vellejo-PatercolOj il Famabio^ ed in fine il Dempsteroj VAmmiratOy 
ed il Cocchi j fissava volentieri il principio di Labrone per opera di 
Tirreno stesso negli anni del Mondo 2656, quando cioè supponevasi 
che il mare Toscano assumesse appunto da quel celebre condottie- 
ro il nome, che tuttora ritiene. 

.3) Anche queste due opinioni ebbero i propri fautori. 11 Clu- 
rerio interpretando i passi di Zosimo allorché sosteneva ( sebbene 
male a proposito ] V esistenza di una Città Libumica in Italia , e 
dopo di lui gli altri Scrittori, citati dal Magri , e dal Santelli, cre- 
dettero unanimemente alla derivazione di Livorno da quelli antichi 
popoli navigatori, forse anche per la somiglianza del nome. Né 
lo stesso celebre Cocchi si mostrò del tutto alieno da si ialto pen- 
samento , supponendo , che la voce Ziftiima originasse appuito dal 
nome di quelle loro sottili galere, di cui Lucano cantava 

« Pugnactsque mari Grajarum classe Libumos. > 
Ed Orazio 

« Ibis Libumis inter alta fuiHiuii , 
« Amice , profmgnacula. • 
Al contrario 1' Abate Tempesti nei suoi MM. SS. pretese essere 
il nostro villaggio di Etrusco derivazione , come immediato acces- 
sorio di Turrita; sebbene incorresse in un grossolano errore, so- 
stenendo che qnest' ultima Fortezza fosse stata fabbricata ove oggi 
sorge la Fortezza vecchia ; poiché ai dì nostri le scoperte sue fon- 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCV I. 55 

damenta non hanno più permesso di dubitare che sotto la gronda 
dei Lupi con vastissima estensione ella invece sino dai bei tempi 
Romani esistesse. 

(4) Ercole era considerato dai Gentili, ed in specie dai Ztefj, 
il Nume protettore dei naviganti. Quindi i Templj ad esso consa- 
crati eransi più spesso inalzati sulla riva del mare, forse perchè 
scorgendosi da coloro , che sfidavano queir infido elemento potes- 
sero più facilmente nei bisogni implorarne il soccorso. — Sulle 
coste d' Italia sino dalla più remota antichità tre di questi Tem- 
pli contavansi , cioè il nostro , che prese il contitolo di Labr(me , 
quello di Monaco nella riviera a ponente di Genova , conosciuto 
sotto nome di Ercole Moneco ; ed il terzo ove tuttora esiste Porto 
Ercole nel Monte Argentario. — L* Alberti ne citava un quarto sotto 
Lucca verso il mare , indicato anche dal Berti , di cui ora però 
non rimane vestigio alcuno. 

(5) Plinio , Stradone , Dionigi d'Alicamasso , Catone , Solino , 
Pausania , e Numaziano , per non citarne altri , opinarono che 
Pisa fondata fosse in suolo Etrusco dai Greci , ossia dai Pisci con- 
dotti da Pelope , discordando soltanto tra loro neir Epoca del suo 
principio ; mentre alcuni lo riferivano innanzi, ed altri dopo l'ec- 
cidio di Troja, la cui rovina secondo la Cronologia Neutoniana 
verrebbe all' anno 904 prima di G. Cristo. 11 Cluverio al contrario 
fondandosi sulle espressioni di Servio, commentatore di Virgilio, 
pretese che fosse stata edificata dai Liguri, gente Celtica, oriunda 
della Germania, nel luogo stesso, ove già esisteva un'altra più 
antica Città Focide appellata. 

(6) Ai tempi di Strabone la foce d'Arno non era distante da 
Pisa più di due miglia, e mezzo. 



56 AN3I0TAZ10NI ALL' EPOCA J. 

(7) Il Serchio , al dire di alcuni Scrittori , non ebbe foce pro- 
pria al mare se non se nel secolo VI, cioè circa gli anni di 
G. C. 568. Per lo innanzi esso entrava nell' Arno poco al di sotto 
del moderno Ponte a mare di Pisa. Ed era allora in tal punto, 
nelle piene principalmente, sì copiosa, e si grossa la riunione 
delle acque di questi due fiumi , che , come narra Stradone , un 
uomo non avrebbe potuto da una riva discernere V altro, che nel- 
r opposta si stesse. Quindi Pisa dicevasi da gli antichi Geografi. 
— Città cinta dai rieletti due fiumi, « Quem cingunt gemini» Amusy 
et Auser aquis. » 

(8) Cosi in fatti Servio nei suoi commentar] all'Eneidi espri- 
meyasi « Pisas Lydii su>a lingua singularem portum significare di- 
xerunt, » 

(9) Sulla topografia dell'antico Porto Pisano molti furono gli 
errori, nei quali incorsero non pochi dei più reputati Geografi, e 
Scrittori. — Il De L'Isle nella carta d'Italia sotto Augusto lo 
pose di fatti insieme con Turrita alla foce dell' Amo; il Cluverio, 
il Magino , il Sanson , /' Ortelio , non che l' autore della Toscana 
illustrata presso il Dempstero , non lungi ,dal cosi detto moderno 
Capannone ; la carta della Toscana Vetus et nova , conosciuta co- 
munemente sotto nome del leone, ( la migliore che si avesse prima 
della celebre moderna del P. Inghirami ) nella medesima località ; 
il Canonico Rondoni nella sua storia manoscritta di Pisa nel sito, 
ove poi si disse fiume morto , alla vecchia foce delV Oseri , chiamato 
anche Porto delle Conche ; Y Olstenio in vicinanza della Basilica 
di S. Piero in grado; ed in fine l'Abate Tempesti , dividendolo 
per di più in due golfi separati , pretese che l'uno rimanesse tra 
r aggere formato da Turrita, che secondo lui, come già avvertinmio, 
stava ove oggi trovasi la Fortezza Vecchia , e la foce dell' Amo ; e 
r altro tra l' aggere medesimo , ed il Monte , vale a dire la Col- 
lina di Montenero, 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA I. 57 

Dietro si fatte discordanti opinioni il Pignotti , e dopo di lai 
VÀnguillesi y si espressero che non si sarebbe potato mai con evi- 
dente certezza determinare il vero spazio già dal medesimo oc- 
capato. Qnindi anche il Morrona nella sna Pisa illastrata , vagan- 
do nella medesima incertezza, disse in genere che le Torraccie 
attaali potevano considerarsi come gli avanzi di Turrita , senza 
ricordarsi che vennero invece erette nei bassi tempi, cioè intomo 
agli anni 1154 di 6. Cristo. Finalmente Francesco Gandini ( Yiag. 
$tamp. in Cremona nel 1834 ) sostenne che presso la Pieve di 
Massaciuccoli y ove tuttora vedonsi alcune rovine di costruzione 
Romana , esistessero già la Cala di Labrone , ed il Tempio d' Er- 
cole rammentati da Cicerone, e da Tolomeo, e per conseguenza 
anche il Porto Pisano y vale a dire per più di 30 miglia distante 
da Pisa. Ma ciò che più sorprende nell'attuale argomento si è 
che il Muratori stesso ignorò affatto ove il Porto, di cui parlia- 
mo , fosse veramente situato. Per quanto fornito egli andasse di 
immense cognizioni confessa di non saperlo, e soggiunge che la 
memoria di esso erasi pressoché affatto perduta. Trovando di fatto in 
un Documento dell'anno di G. Cristo 1017, che vi si indicava 
come vicino a Livoma^ si fece a supporre che fosse a Bocca d'Àr- 
no, nel punto che poi si disse Amo Vecchio. Egli forse non ebbe 
allora presenti i versi di Numaziano, e la grandiosa descrizione, 
che questo Romano poeta ne aveva fatta. 

Ma perchè si possa concepire sin d' ora una giusta idea della 
ampiezza , di cui era fornito nelle età anteriori air Impero Ro- 
mano y onde non crederlo forse male a proposito un piccolo seno 
di mare alla foce dell' Amo, basterà il sapersi che nella guer- 
ra Ligure presero imbarco entro il medesimo simultaneamente 
quattro intére legioni Romane , vale a dire più di venticinque 
mila uomini con tutti i loro bagagli, ed arredi, allorché il Pro- 
console 6. Rebio condusse le medesime in Sardegna ; poten- 
dosi calcolare che non meno di 250 grosse navi saranno indubi- 



58 ANNOTAZIONI all' EPOCA I. 

tatameDte abbisognate per contenere quel grandioso numero di sol- 
dati, e di macchine da guerra. 

Noi abbiamo già dimostrato in una Memoria manoscritta, che 
riportò l'onore di essere presentata all'Altezza Imperiale, e Reale 
del regnante Gran Duca Leopoldo II , quali fossero .precisamente 
i corani del Porto in discorso , nei diversi tempi , cioè sotto i Ro- 
mani ^ quindi durante il triplice regno dei Barbari^ ed in ultimo 
nel Medio Evo sotto le Repubbliche Pisana , Genovese , e Fiorentina 
sino al suo totale interramento. 

(10) Ed in piena prova di tutto ciò rileviamo di fatto dai no- 
stri Cronisti^ e da alcuni insigni Documenti : 

1.® Che ove nel 1597 venne fabbricato il Lazzeretto di S. Rocco; 
e dopo il 1606 il Forte di Porta Murata , esistevano in addietro 
due antichi vasti marazzi, indizio indubitato che da quei punti 
il mare si era già ritirato; i quali marazzi andavano a congiun- 
gersi col Porto attuale di Livorno , e colla Darsena detta dei Mori , 
ove esisteva egualmente una estesa laguna. 

2.° Che r aumento della Venezia nuova , e del contiguo quar- 
tiere di S. Marco , decretato nel 1629 dal Gran Duca Ferdinando 
II. dei Medici , si operò , e si esegui immediatamente sul mare : 

3.^ Che il mare nel 1606 giungeva tuttora sotto le mura della 
primitiva Fortezza nuova , lungo la fronte che guardava il Mar- 
zocco, dall'angolo cioè del bastione, che ora rimane di faccia al 
pontino , sino a quello che dominava V attuale ponte grande della 
Venezia nuova , presso al quale le sue mura giungevano , confor- 
me chiaramente si vede nella Classica pianta di Livorno del 1606 , 
dipinta a fresco nella sala detta di Bona dell'I. R. Palazzo Pitti, 
che dono di S. A. I. e R. il Regnante Gran Duca, verrà in seguito 
da noi resa di pubblica ragione in questi Annali. 

4.® Che le acque del Porto Pisano negli anni di G. Cristo 1006, 
e 1116 giungevano a lambire quasi la Pieve di 5. Stefano in Car- 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA 1. 59 

rereccia , vale a dire inoltrayansi all' epoche suddivisale presso la 
gronda dei Lupi : 

5.^ Che le quattro grandiose fabbriche, le quali adomayano già 
sotto la Repubblica Pisana il porto stesso , cioè la Dogatia , o Do- 
gana ^ V Arsenale j o Tersanaja y il Fondaco j o Domus-magna , ove 
custodivansi gli attrezzi delle Galere, ed il Palazzotto , in cui ri- 
siedevano i Giudici del mare, sorgevano alla Bastia, ed agli estremi 
confini della moderna Paduletta; ed alcune di esse, non lungi dal 
Galanchio, e dalla foce stessa di Calambrone : 

6.® Che la Paduletta medesima in fine, la quale ora forma 
un'estesa fattoria, non era anche presso al 1796 che un ampio 
marazzo con tutti i segni di essere slato lungamente antico letto 
di mare. 

(li) Dobbiamo quest' ultima opinione al nostro Livornese Pan- 
dolfo Tidi , autore della (ruida del passeggiere nella Città di Pisa , 
sebbene non adduca alcuu argomento per renderla almeno proba- 
bile. — Delle altre opinioni sull'etimologia, e sulla derivazione 
del nome di Labrone si occuparono alquanto il Magri, ed U San- 
telli, a loro sostegno citando una lunga serie di autori antichi, e 
DDM)derni. — Noi crediamo che in origine appellato il nostro Vii- 
laggio Labrone con vocabolo o Etrusco , o Romano , riportasse po- 
scia nel cangiamento dell' Idioma Latino in quello Volgare la nuova 
denominazione di Livoma, che si legge di fatto adoprata per la 
prima volta iu un Documento dell' Anno 904 di G. Cristo ; e suc- 
cessi v amente quella attuale di Livorno, la quale apparisce essersi 
incominciata ad usare circa l'anno 1103 nella circostanza solenne 
della donazione fatta del nostro villaggio all' Opera del Duomo di 
Pisa dalla Contessa Matilde. 

(12) Vedasi l' anno 150 di G. Cristo per ciò che concerne 
r accennato diverticolo. In quanto poi al Labrone ricordato da Ci- 



60 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA 1. 

cerone fu concorde , ed invariata sentenza dei più accreditati 
Geografi e Scrittori, che pel medesimo non potesse intendersi se 
non se il primitivo nostro villaggio , conosciuto poscia col nome 
di Livorno. Così la pensarono di fatti, per non citarne altri, il Cìth 
verio , il Giovio , il Chimentelli , 1' Alberti , il Sanson , il lidi , il 
Targionij V Autore delle Novelle Letterarie di Firenze ^ e qnello 
della famosa Carta della Toscana detta del Leone. Non ignoriamo 
però che all' Abate Tempesti piacque invece di credere il Lattone 
di Cicerone non essere stato in sostanza che il Porto Pisano; ed 
al Maffei , al Weissenlingio , ed al Cocchi piuttosto quel Salebrone, 
che notato nell' Itinerario d' Antonino Pio , distante per circa 60 
miglia da Pisa, vien detto al presente Buriano^ a 4 leghe da Ca- 
stiglione della Pescaja. Ma quest'ultime congetture, come quella 
consimile del Gandini, che abhiam già riportata nella Nota (9) 
riguardante le rovine Romane di Massaciuccoli, non meritano punto 
di essere applaudite per le osservazioni generati, che relativamente 
all' antico Livorno sonosi da noi fino a qui referìte. 

(13) Sono queste le espressioni, che il nostro celebre Plinio 
Toscano , il Targioni , dirigeva ai Livornesi quando tra essi ritro- 
vavasi per raccogliere le memorie riguardanti la patria loro; nella 
scoperta delle quali fu molto ajutato, come egli stesso confessa, 
dall' egregio nostro Livornese Avvocato Giovanni Baldasseroni. 

(14) Middleton Vita di Cicerone trad. Ital. T. 2. 

(15) Sulla discesa ai nostri lidi del Principe degli Apostoli oltre 
le autorità del Berti , del Manni , del Tronci , degli autori di varj 
Manoscritti Pisani, di M.r Frosini^ dell' Vghelli, e del celebre Fio- 
rentini , senza citarne altre , abbiamo quella solenne del Padre 
della Ecclesiastica Storia. Così in fatti esprimesi ne' suoi Annali 
il Cardinale Baronio « Petrum Apostolum Neapoli solventem vi ven- 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA I. 61 

« iorum delatum esse Libumum , indeque Pisas proxime positas con- 
« scendisse , Hnque ex more incruenium sacrificium obtuhsse , quem 
« locum tanice rei mem&riam celebrem a posteris summo konare ha- 
« bitum esse constat. » Ed a conferma di sì fatta opinione le veta^ 
stissime Chiese Vescovili di Lucca, e di Pisa conservano tuttora 
delle analoglie memorie, autenticlie e tradizionali di altissimo pre- 
gio j mentre ad avvalorarla sempre più giova qui rilevare come nel 
luogo istesso , ove si vuole sbarcasse già presso Livorno l' Apostolo 
S. Pietro 9 venne poscia eretta in suo onore , e sotto il suo mede- 
simo titolo, una grandiosa Basilica che è quella sin oggi chiamata 
di S. Piero in grado ^ la quale per rendere ognor più insigne si 
ornava dei marmi , e delle colonne del celebre Tempio di Giove 
Fulminatore^ detto ad aquas statarias^ che in quelle vicinanze sino 
dai tempi Romani esisteva , e dell' altro pur anco di Ercole La- 
brone ; sebbene il Tempesti lo supponesse situato nella sommità 
della Valle Benedetta , per aver colà ritrovati a caso alcuni Etruschi 
Ipogei. Vedasi V anno 729 di G, C. 

Non ignoriamo però avere alcuni Scrittori , tra i quali il P. 
Matteiy posto in dubbio che prima del III secolo di Gesù Cristo 
la luce deir Evangelio comparisse nel nostro paese \ ma sap- 
piamo del pari essersi dal Faggini dimostrato con i più validi 
argomenti potersi benissimo sostenere l'opinione che abbiamo già 
eipessa. 

(16) Non dobbiamo tralasciare, però di qui fare avvertire che 
nelle versioni latine , fatte successivamente dell' Opera originale 
scritta in Greco da Tolomeo, si trova oltre il ridetto Tempio d'Er- 
cole, ( erroneamente situato tra il Promontorio Lunense, e la Bocca 
d' Amo ) anche un Libumus Portus, il quale con secondo più gros- 
solano errore viene designato tra Populonia^ e Talamone. Lo per- 
chè bene a ragione il Cocchi , ed il Targioni rilevarono che tali , 
e così enormi erano le inesattezze , e le sconnessioni introdotte 



62 ANNOTAZIONI all' EPOCA I. 

dai Copisti , e dai Glossatori nelle enunciate versioni , che era im- 
possibile ornai ricavare da esse alcun sicuro argomento per la pre- 
cisa situazione dei luoghi , quantunque della loro esistenza in ge- 
nere ai tempi di Tolomeo non potesse però dubitarsi. 11 testo latino 
tratto dall'edizione di Basilea del 1540 ( presso di me ) porta 
in fatti le seguenti designazioni : 

« Luna ( vastata est ^ Sarazzana juxia ) 

« Lunae promontorium. 

« Luni feroniae promoniorium ( Pietra Santa ). 

« HerctUis Fanum, 

« Ami Fltivius Ostia ( Amo ). 

« Populonia ( Piombino juxta Plombinum ). 

« 

« PoptUonium promontorium. 

a LUmmtM Portus ( Livorno Pisae portus arx ). 

« Trajames Portus ( Volaterranorum portus ). 

« Talamon promontorium etc. 

E quantunque in quasi tutte le traduzioni predette si trovi 
egualmente inserito il Libumus Portus nell* erronea accennata po- 
sizione, e sino in quella celebre di Jacopo d* Agnolo Mugellano del 
1410, presentata già al Papa Alessandro F, nella quale è citata 
r altra più antica di Emanuele Crisoloro pubblico Maestro di lettere 
Greche in Firenze , ed anche nelle successive edizioni di Ulma 
del 1486, e di Roma del 1508, nondimeno si riscontra omesso 
neir altra , che fu già di Cosimo I , ora nella Lanrenziana , come 
pure nella stampata in Vicenza nel 1475. 

(17) Antonino Pio cominciò a regnare nel!' anno di G. Cristo 
138 , e morì poscia nell' anno 161. Potrebbe quindi probabilmente 
referirsi a questo spazio di tempo l'Itinerario, che col titolo di 
Itinerarium Provinciarum va del suo nome fregiato. Ecco ora come 



ANNOTAZIONI ALL'bPOCA I. 63 

nel testo latino trovasi registrato il nostro Villaggio sulla .Fta Au- 
reità : 

« Vadis Volaterranis. 

« Ad Herculum M. P. XVII. 

« Pisae M. P. XII. 

Alcuni però, tra i quali il P. Gaspero i^erre^^t Benedettino nei 
suoi Annali Milanesi , hanno invece creduto che V Itinerario pre- 
detto fosse piuttosto lavoro dei tempi di Onorio , cioè del princi- 
pio del IV secolo , e scrìtto dal medesimo autore che compose an- 
che il Partulano intitolato « Itinerarium partus vel positionum na- 
vium » , il quale si trova di fatti aggiunto al ridetto Itinerario 
Provinciarum. 

(18) La Mappa Peutingeriana vuoisi da alcuni opera dell'anno 
300 di G. Cristo. Da altri si reputa dell' epoca stessa deW Itinerario 
d'Antonino^ e dal Targioni piuttosto del secolo Y. Esisteva in Vienna 
nella Biblioteca Imperiale. - Segnava sul Littorale Etrusco « Herculis » 
per denotare il nostro Villaggio ; quindi accennava lo Stagno coli' 
indicazione di « Piscinae », ed in fine ricordava anche Turrita 
sulla strada militare , da Vada a Pisa , 16 miglia distante da que- 
st' ultima città. 

V Anonimo Ravennate poi non fece che copiare materialmente 
la Mappa predetta. Asserisce il già citato P. Berretti che questo 
anonimo non fosse che Guidone Prete di Ravennay il quale viveva 
nel secolo IX. 

(19) Senza immaginare qaesìo diverticolo ^ dice il Targioni, non 
potrebbe in alcun modo sostenersi la situazione del Tempio di Er- 
cole , e perciò di Labrone sui mare ^ mentre stando rigorosamente 
alle litterali espressioni dell' Itinerario d' Antonino dovrebbe sup- 
porsi piuttosto dentro terra , perchè sulla Via Aurelia viene nel me- 
lo 



64 AlSNOTÀZiOM all'epoca L 

desimo designato. — - Di fatto TAurelia, o per meglio dire VEmilia 
di Scauro , non accostandosi al lido del mare , anzi da quello di- 
lungandosi alquanto, dsl ponte sulla Fine correva dritta al Crocino 
per r interno del paese , passando di sotto a Rosignano^ àlV Acqua- 
buona , a Castel nuovoy al Gabbro , ed al Marmigliajo , da dove pro- 
seguiva quindi per Colle-Salvetti, e Vicarello alla volta di Pisa , ove 
entrava dal lato di 5. Giusto per la porta, che poscia si disse Porta 
Romea tra l'attuale Porta Fiorentina , e quella ora detta a Mare. 

Ma contro questa supposizione del Targioni sorgendo V Abate 
Tempesti cosi a suo modo la discorreva. « Il Targioni con un 
« tratto di penna , e con poca spesa aprendo una strada , che 
« dair Emilia pel dirupato monte delle Parrane conduceya a Porto 
« Pisano , e perciò al suo Tempio d' Ercole sulla punta della For- 
ce tezza Vecchia, non rifletteva che mentre dalla mansione ad 
a Herculem fino a Pisa si segnano sole 12 miglia Komane , volendo 
« egli tradurre V Emilia per le Parrane fino al Porto Pisano , e 
« da questo a Pisa bisognava impiegarvi non le 12 miglia Roma- 
« ne y ma bensì più di 26. » 

Ma che Labrone d' altronde esistesse indubitatamente sul mare 
io abbiamo nei termini più precisi assicurato e da Cicerone ^ e da 
Tolomeo , e dall' autore della Tavola Peutingeriana di sopra indi- 
cati. Ed in proposito poi della differenza delle miglia tra Pisa ed 
Ercole rilevata dal Tempesti converrebbe esaminare se il loro nu- 
mero dovesse essere referibile unicamente allo spazio che correva 
tra Porto Pisano^ e Pisa nel tratto interposto fra questi due luoghi, 
ossivvero nel concetto totale contemplato dal Tempesti medesimo 
per contrariare l'opinione del Targioni. 

(20) Eccone il testo , che già illustrato dal Chimentelli ( De 
Honor Bis. ) venne accennato anche dal Gori ( Iscriz. T. 2. ) » 
e dal Targioni ( Viag. T. 2. ). 

/mp. Caes. D. Nro ( FL Valenti ) 

Pio Felici semp. Àug. 



ANNOTAZIONI all' EPOCA I. 65 

Imp. Caes. D. n. ( FI. Grattano ) 

Pio Fel. semp, Aug. 
Divi Valentiniani Aug. /ilio. 
Imp. Caes. FI. Valentiniano 

Pio Felic. semp. Aug. 

Divi Valentiniani Aug. filio 

Civit. Pisana 

M. p. ini. 

La Colonna poi che tale iscrizione conteneTa, posta anticamente 
a quattro miglia da Pisa , come sono in essa segnate , stava già 
presso la Basilica di S. Piero in grado, che si trova ad egoale 
distanza appunto da qnella Città. — Essa ricordava i nomi degli 
Imperatori Graxiano , e Valentiniano ^ ma è da notarsi che essendo 
corrosa nella parte superiore i loro nomi sono spariti via insieme 
con quello di Flavio Valente ^ i quali per altro che vi si doves- 
sero leggere lo ha chiaramente dimostrato il prelodato Chimen- 
telli, che primo fu ad illustrare dottamente questo celebre marmo 
Pisano. 

(%i) Al ponte di pietra , che appartener doveva sicuramente 
alla Via Militare, ossia al diverticolo, il quale da Porto Pisano 
conduceva in Pisa , si ha positiva memoria essersi quindi supplito 
con un nuovo lungo ponte di legno; mentre così trovasi in fatto 
designato e nella vetustissima Carta del piano di Livorno , che ap- 
partenente al Medio Evo conservasi in copia presso di me, e che 
in seguito pubblicheremo, e negli Statuti Pisani del 1284. 

(9S,) Ecco il testo de' suoi versi : 

« notissima Marti 

« Robora , precipuos electa pube maniplos 

« Disponit , poRTOQUE rate» instaurat Etrusco, 



66 ANNOTAZIONI all' KP0C4 1. 

E quindi narrando la disposizione prossima alia partenza delle 
flotte soggiunge : 

« arripiunt naves ipsique rudentes 

tt Expediunty et vela legant y et eomua sumonis 
« Associant malis ; qiMtiter Tyrrhena tumiUto 
« Ora , nec Alpheae capiunt navalia Pisae, 

(9S) Fu commendata mai sempre la fedeltà in generale dei Li- 
Tornesi. Per essa di fatto meritarono in seguito inserire il motto 
Fides nel loro stemma municipale. Fedeli ai Pisani ^ come udi- 
remo in seguito, li secondarono costantemente nelle loro spedizioni 
marittime : fedeli allo stesso Maresciallo Francese Boncinquaut dopo 
che gli ebbero giurata sommissione furono da esso commendati 
come fedelissimi ; venendo di eguale titolo onorati quindi anche da 
Lorenzo il Magnifico : fedeli alla Repubblica Fiorentina si batterono 
da valorosi contro V Imperatore Massimiliano ed i suoi alleati 
durante V assedio del loro Castello , dando prove quanto i vecchi 
soldati di ammirando coraggio : fedeli alla Casa Medici ebbero da 
questa le più segnalate dimostrazioni di speciale predilezione; men- 
tre si sa Ferdinando I avere ambito a preferenza essere chia- 
mato il Livornese , e Cosimo III segnalata la loro indefettibile de- 
vozione : fedeli alla causa religiosa , che animava già quasi tutti i 
Regnanti d' Italia alla guerra perpetua contro i Rarbareschi » suc- 
cessori dei Saraceni , si distinsero spesso gloriosamente sulle Ga- 
lere dell' Ordine di S. Stefano ; né fu per essi insolito di cadere 
combattendo con in pugno però la Bandiera tolta alle Capitane 
nemiche : fedeli alla Casa Austriaca si videro esposti ai motteggi, 
ed agli scherni dei Giornali della Rivoluzione Francese quando 
avversi a quella sedicentesi libertà , ed agli stranieri , amavano dar 
prove del più sincero attaccamento al Gran-Duca Ferdinando III, 
che come Principe concittadino consideravano. Ma che? Ed il re- 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA I. 67 

goante Monarca non ha ricevute Egli stesso in varie occasioni le 
più sincere testimonianze della stessa loro fedele affezione ? E per 
non parlare delle altre, non vide Egli dopo i luttnosi disastri dell'an- 
no 1835, venirgli incontro riconoscente, e festosa, e quasi in massa 
questa preziosa porzione de' suoi figli ? 

(24) Alarico Re dei Goti fu il primo tra i Barbari a calpestare 
il snolo sacro di Roma. Dopo questa amara vie-enda 1' antica Me- 
tropoli del Mondo dovè contare quasi che innumerevoli le invasioni 
degli stranieri entro le classiche , e venerande sue mura. 

(25) Sappiamo di fatti dalla Storia Ecclesiastica che S. Patrizio 
impiegò sette anni nel visitare i luoghi santi di Toscana , ed in 
specie quelli sparsi nelle isole del Mare Tirreno. — Alcuni versi 
poi di Licenzio discepolo di S. Agostino, non che le autorità di altri 

venerandi Scrittori cioè di S. Antonino^ di Papa Martino F, di Gio. 
Marquex , del Fiorentini , del Rondoni , del S. Arrigo di Waimar ^ 
del Cardinale Egidio da Viterbo in una sua lettera riferita dal To^ 
relliy farebbero credere che quel Sauto Dottore nell'onorare di sua 
persona i Romitorj di Monte Pisano, detto di fatti allora Monte Ere^ 
mitico j lo stesso, per cui rilevò Dante « i Pisani veder Lucca non 
ponno 9 non tralasciasse di trasferirsi del pari a quelli della Gorgona^ 
ed all' altro già esistente , secondo il Magri ed il Sautelli , pressò 
S. Jacopo d' Acquaviva , ove < poi surse 1' Eremitorio Agostiniano , 
che die origine al successivo Convento di S. Giovanni di Livorno. 

(26) Vedasi V anno di G. C. 766. — Confermano concordemente 
il trasporto delle reliquie di S. Giulia dalla Corsica in Gorgona , 
eseguito dai Monaci di qnest' ultima Isola , il Della Rena , il Mar- 
tirologio RomanOy i Bollandisti , il Lauro , il Vitali^ l' Orsi , non che 
le stesse Storie Vandaliche. Il Muratori però non sembrerebbe 
di questo istesso parere. Rimane sempre incerto il tempo nel 



70 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA I. 

air Italia procnrarono BtUulino , e Leutari condottieri degli Alaman- 
ni, e dei Franchi. 

Ma in qualunque dei divisati tempi subisse V ultimo fato, egli 
è certo che neppure il suo nome rimase superstite ai luo^i, ove 
un giorno sorgeva ; al contrario di ciò che nelle stesse sue vici- 
nanze accadeva relativamente al Calambrone , al Palazzotto , ed alla 
Bastia , i quali tuttora rammentano il Capo Labrone dei bei tempi 
Romani , la residenza del Tribunale di Commercio del Porto Pisano 
nel Medio Evo , e V antico Emporio di deposito della Repubblica 
Fiorentina presso la metà del Secolo XV. 

Vedansi gli anni 1016 e quindi 181% in cui furono rinvenute 
e disperse le sue rimanenti rovine. 

(32) Non è rimasta a vero dire alcuna memoria positiva sulla 
epoca delia fondazione della Rocca Vecchia. Venne creduta però 
dall'Ab. Tempesti di antichissima Etrusea derivazione. Guardava 
il villaggio dal lato di terra, e di mare, sorgendo presso al margine 
della sua cala. - Noi giudichiamo, senza timore di ingannarci, di aver- 
ne osservati gli avanzi solidissimi nelle fondamenta di forma quadra- 
ta a scarpa , che di ben connesse , e scelte pietre verrucane compo- 
ste , furono scoperti neir area del Bastione di Porta niiotHi, quando 
non ha guari andava atteihrato. Entro il medesimo erano stati 
probabilmente rinchiusi dopo il 1606, allorché Ferdinando /. dei 
Medici profondendo immensi tesori cingeva Livorno delle solidis- 
sime mura , che adesso , vergini da ogni inimico formale assedio , 
cadono a terra per meglio servire all' ampliazione della città. — 
Così la Rocca vecchia dopo avere esistito per più di mille anni 
veniva alla fine sino nell' ultima sua base distrutta. — Che tale 
è la sorte di ogni umana cosa che tra noi ha avuto principio, 
come già disse l'altissimo Poeta. 

» Tutte le cose nostre hanno lor morte » 
Mi dolse r animo nondimeno vedere , che anche quelle ultime 
pietre , le quali rammentavano tempi , ed avvenimenti cotanto an- 



AISNOTAZIONI ALL' EPOCA L 71 

tichiy e famosi, e che erano forse opera dei primi dominatori d' Ita- 
lia , andassero disperse 1 

Ma sol loro ritroyamento da pregievole persona mi si aggiun- 
geTano alcune altre particolarità , che noi qui riferiamo. 

« EsistCTa al di sotto dell' attuale superficie alla profondità di 
« un braccio, e mezzo un lastrico murato alla rinfusa di sasso 
« selice di figure informi , da supporlo il piano antico del Cortile 
« della così detta Rocca Vecchia. Alla estremità di questo lastrico 
« verso il lato riguardante la Chiesa di S. Antonio esisteva pure la 
« base di un grosso Pilastro , e precisamente nel centro del sop- 
« presso Bastione , lunga braccia 5 , e larga braccia 3 , sotto cui 
« giacevano dei tavoloni di quercia. - Gli avanzi poi delle fonda- 
« menta a scarpa della Rocca presentavano in un lato di faccia ai 
« Mori la lunghezza di Braccia 17. » 

(33) Waralda si trova rammentato nell'anno 996 anche come 
torrentello, che scorreva presso la Chiesa semplice di S. Giulia. 
Waralda poi come Villaggio si ricorda di nuovo nel 1017 ; ed era 
situato ove poi venne fabbricato il primitivo Oratorio di S. Antonii^y 
non lungi dal quale sembra proseguisse il corso dell'enunciato 
scolo di acque, di cui adesso non rimane alcuna traccia. 

Salaregif Salagoy o Salaregumberato viene quindi mentovato 
nell'anno 949, ed in altri successivi: Oliveto nel 1006, nel 1282, 
1338, 1418, e nel 1606 colla legge del Capitanato nuovo di Livorno, 
ed infine anche dal Colonnello Cornelio Meyer quando raccolse al- 
cuni spandenti detti fontanelle di Uliveto per aggiungerli ai Condotti 
di Limone : Casale meruli poi, e Carbonaja nel 949, e nel 1006. 

« 

(34) Questo prezioso Documento esiste tuttavia segnato di n. 1 
nel celebre Archivio del Sig. Cav. Francesco Roncioni di Pisa , at- 
tuale Gonfaloniere mentissimo di quella Città. 

L'abbiamo riposto sotto l'anno 570 di G. Cristo \ poiché seb- 
bene porti la data dell' anno 7 deW Impero di Alboino , si é dovuto 

11 



72 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA I. 

necessariamente sapporre che l'indicato anno 7 si referisse al tem- 
po anteriore , in cui egli dominaTa su i Longobardi , avanti cioè 
il SQO ingresso in Italia ; sapendosi non avere qnivi regnato che 
soli 5 anni , vale a dire dal 568 al 572 di G. Cristo. — La Chiesa 
di S. Maria poi rammentata nel Documento istesso , ed a cui adesso 
si assegnano in dono i beni posti nei suoi contorni , fu la prima 
di fatto che con lo stesso titolo possedè il nostro Villaggio, ricor- 
data quindi di nuovo nel 1138 da Innocenzo 11^ ed alla quale nel 
1260 andò unito anche il titolo di S, Gitdia dopo che questa ve- 
tustissima Pieve Matrice del Porto Pisano rimase distrutta ed ab- 
bandonata. 

Ma sulle Crasi sconnesse, e sulle quasi semi -barbare espres- 
sioni adoprate nel trascritto recapito noi volentieri riportiamo le 
avvertenze , che un pregiatissimo Autore moderno ( U Sig. G. 
Aiazzi ) ha di recente espresse nei ricordi storici riguardanti Ft- 
lippo di Gino Rinuednij stampati da quella nobilissima famiglia 
neir anno decorso in Firenze ( a pag. 52 ) » Chiunque conosca per 

« prova, egli dice, i Contratti di quell'epoca tenebrosa avrà 

« veduto quale era lo stile di scrivere , ed il latino di quei de- 
« positarj della pubblica fede ( i notaij ) talché in essi è caso tro- 
« var voce dettata, e scritta nelle forme regolari; ma solo si 

« incontrano storpiature , e mostruose alterazioni » Non poche 

sconcordanze di nomi , e di verbi si trovano di fatti anche nel 
trascrìtto Documento, le quali chiaro dimostrano come già la no- 
bile Latina favella si fosse corrotta dopo soli 94 anni dalla depo- 
sizione deW ultimo AugustulOf da che cioè si era estinto in Italia 
l'Impero Romano, e perdurante il solo regno degli Fruii e dei 
Golii - E per non poter dubitare che il Documento Rondoni ap- 
pelli esclusivamente alla primitiva Chiesa di Livorno basterà riflet- 
tere che tranne essa ninna altra Chiesa sotto l' invocazione di 5. 
Maria ha esistito nei nostri contomi sino dall'epoca più remota 
del Medio Evo. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA L 73 

Si è osseirato però da alcooi intorno al citato Docamento 
Rondoni che forse esser potesse apocrifo ; e perchè rovescierebbei 
r opinione dei cnltori della diplomatica , che dicono negli Àrchivj . 
d'Italia non ritrovarsi fin qui Documento originale anteriore a 
quello di Lucca, che è del 715 di G. Cristo; e perchè nomi- 
nandovisi S. Savino si sa che il Monastero di tal nome non 
surse che nel 780 , conforme rilevò nel suo Codice Diplomatico il 
Brunetti. Ma forse la pergamena Roncioni conterrìi una copia , od 
un fac rimile, come suol dirsi, di quell'atto, che scritto nel 570 
si sarìi quindi redatta sull' originale per conservarne la primitiva 
memoria ; non potendosi valutare la seconda eccezione relativa al 
Monastero di S. Savino; imperocché non di quel Cenobio vi si 
paria , ma di una terra avente questo nomignolo , e confinante col 
Corindone e Carbonara , che erano luoghi dei dintorni di Livorno. 

(55) Dicevasi la prima Extra muros , perchè nella posizione in 
cui rimase sino a che il villaggio non venne cinto di mura , era 
di fatto situata fuori alquanto del suo fabbricato. La seconda di 
S. Jacopo in Aequaviva si appellava così per la fontana perenne, 
che nelle sue vicinanze scaturiva ove poscia si eresse il Monaste- 
ro antico degli Agostiniani, presso al sito oggi occupato dal se- 
condo Lazzeretro. — Il P. Magri poi , il Santelli , il Grifoni , il 
Campione detto nero dei frati predetti , le memorie del Livornese 
Pexxini , una Carta disegnata nel 1600 , il Calendario stampato in 
Livorno nel 1758 , ed una iscrizione del 1765, vanno d' accordo 
nel supporre che ambedue le Chiese ridette sorgessero, come eglino 
si esprimono, nelle allegrezze del gran Costantino, quando Egli cioè 
donò la pace ai Cristiani. Anzi il Calendario sopracitato asserisce 
che lo stesso Imperatore Costantino ad istanza del Pontefice S. 
Silvestro avesse ordinato fondarsi quella di S. Jacopo per comodo 
di alcuni Eremiti , che sin d' allora dimoravano nei boschi dell'Ar- 
denza ; quantunque V Autore del Manoscritto aj^rtenente già alla 



74 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA 1. 

Livornese famiglia Piombanti , dal detto P. SantelU citato , avesse 
anteriormente sostenuto che la Chiesa di cui pariiamo , fosse 
stata invece edificata molti più anni indietro , cioè da quell' istesso 
Tribuno Romano , che in Turrita comandava , amico , e comaiili- 
tone, come già dicemmo, di Nnmaziano. — Ma tutte queste a 
vero dire non sono in sostanza che mere , e gratuita , per non 
dire, strane supposizioni; le quali aU>iamo accennate solo perohè 
non si creda averle noi forse ignorate. — Il sotterraneo, di coi si 
è già parlato , misurato da me con passi naturali , è lungo passi 
Si ; largo passi 10 , calcolandolo dell* altezza di circa Braccia 6. 
Nelle pareti, e nella volta è per intero formato di pietre qua- 
drate verrucane con quella solidissima costruzione, che sa resi- 
stero al corso, ed alle ingiurie dei secoli. 

(56) Vedasi V anno di G. C. 1225. 
La Pieve, di cui è discorso, si rinviene di fatto disegnata nel sito 
indicato anche nella antica Pianta di Livorno Castello del 1392, 
e nelle susseguenti sino presso al 1530. 

(37) A tale miserando stato avevano già i Longobardi ridotta 
la condizione della Chiesa Cattolica in Italia , che dalle lettere 
del Pontefice S. Gregorio si rileva non ritrovarsi allora in P<^n- 
lonia neppure chi fosse in grado di amministrare il battesimo ai 
fedeli , per cui lo stesso S. Pontefice invitava Balbino Vescovo di 
Roselle a procurare colla sua carità un riparo a tanto inconve- 
niente. — Vuole poi il Burlamacchi presso il Manni che i Monaci 
della Gorgona intorno a questi medesimi tempi avendo accolte 
presso di loro molte famiglie colà riparatesi per sottrarsi alle cru- 
deltà dei Longobardi avessero di molto rallentata la primitiva 
austerità , per cui onde a quella ricondurli , il Papa spediva loro 
appunto l'Abate Orosio. — Sappiamo di fatti in riprova che la 
stretta Regola di 8. Benedetto dai Monaci predetti abbracciata 



ANNOTAZIOra ALL'EPOCA I. 75 

rimase qaindi tra essi in pieno vigore sino ai tempi di S. Cate- 
rina da Sienay la quale più Tolte onorò di sua presenza quell'Iso- 
la , come a suo luogo referiremo. 

(38) Di questa opinione si fecero in ispecie fautori il Cantini , 
ed il Pamtcci. La pace poi provocata da S. Leone fu in sostanza 
una tregua; mentre doveva durare sino al Marzo della futura lY 
indizione , cioè sino al Marzo del 601 ; tanto più che era pace tra 
Greci , e Longobardi, nazioni allora infide del pari, come osservava 
il dottissimo Fiorentini. 

(39) Pretesero anzi alcuni Scrittori che V enunciata Basilica 
fosse stata fondata dallo stesso S. Pietro , quando egli , come gik 
narrammo, discese presso quella spiaggia. Altri opinarono, tra 
quali il Fiorentini , ed il Trend , che venisse invece fabbricata 36 
anni dopo , cioè sotto il pacifico impero di Tito , ed in memoria 
sempre della venuta del S. Apostolo tra Pisa , e Livorno. Ma a 
vero dire viene positivamente rammentata adesso soltanto e ptr la 
prima volta , in una lettera di Papa Gregorio IL , la quale seb- 
bene riportata dal Martini , e citata anche in un sermone di 5. 
Isidoro di Siviglia , si reputa non pertanto dal Maffei apocrifa, e 
perciò non attendibile. — ^ Circa poi il nome S. Piero in grado, che 
sino ai dì nostri conserva, il sentimento più comune vorrebbe che 
stesse a denotare la sua posizione al grado, ossia al lido del mare, 
per quanto il P. Magri inventasse esserle derivato dall'assassino 
Grado stato ivi da S. Pietro medesimo convertito, e battezzato. 

L' Architettura però di questa Chiesa presenta tutto il carat- 
tere , ed il modo gotico di quelle tante , che nel Medio Evo fu- 
rono nel territorio Pisano fabbricate. Le mura verso i fondamenti 
sono composte da grandi e massicci pezzi di Albarese, e di gabbro 
delle giogane di Monte-massimo e del Corbulone. — Nell'interno va 
tuttora divisa in tre navate, le cui pareti sono abbellite da pitture 



76 ANNOTAZIONI all' EPOCA I. 

a fresco rappreseDtanti appanto la discesa di S. Pietro in qoei con- 
torni , giudicate dal RoncUmi lavoro del Secolo XII, e da altri di 
Giunta Pisano del 1200. Andava non molti anni indietro circondata 
all'esterno da un porticoy che fa quindi disfatto. Una antica gentile 
iscrizione Romana, citata dal Proposto Goti , si leggeva nella pila 
dell'acqua santa; ed un altra ora molto corrosa, e quasi inintelligibile 
sta sulla porta maggiore. Ritiene anche oggi sulla porta laterale 
un basso rilievo im marmo bianco, in cui sono scolpite quattro 
Sirene tutte vestite sino a terra , e sedenti, suonando una di esse 
un cembalo. Nelle muraglie esterne si osserva collocata per traverso 
un altra Romana iscrizione. Le colonne delle navate sono tutte 
antiche, e di pregievoli capitelli con squisito lavoro fomite, al- 
cuni dei quali di vetusta straordinaria, e forse di etnisca scultura, 
vedendosi in due di essi una mezza figura colla clava , gerogli- 
fico non oscuramente indicante il simulacro d' Ercole. Esse come 
già accennammo, si credono tolte al ricordato Tempio di Giove 
Fulminatore che in quei dintorni sorgeva , ed anco , secondo 
r Abate Tempesti, dall'altro di Ercole Labrone, quantunque, come 
già dicemmo, egli lo sostenesse edificato sul Monte di Valle Bene- 
detta. 

(40) Il Muratori anzi che dalla Gorgona dice che dalla Corsica 
furono le reliquie di 3. Giulia trasportate direttamente a Brescia, 
ove tuttora riposano. Ma il Burlamacchi^ il Afannì, il Jticcì, il 
Fiorentini, i Manoscritti Livornesi ^ ed il Calendario del 1737 sono 
concordi nel sostenere che le medesime dalla Gorgona positivamente 
venissero tolte. Circa l'anno di detta traslazione il Baronio^ il 
Magri, ed il Calendario suddetto lo fissano al 762 di G. G. -, il Ma- 
noscritto della Biblioteca Medicea al 763 ; il Muratori sopracitato , 
ed il Santelli al 766. 

L' opinione poi che anche il Re Desiderio si trasferisse perso- 
nalmente a Livorno si appoggia, per vero dire, a non molto 



ANNOTAZICNn ALL* EPOCA I. 77 

Stabile foDdamento; poiché noo è sostenata che dalle snpposi- 
• zìodì del P. Magri , che si fece a citare alconi Aotori a modo sno. 

(41) Vedasi l' anno 1017 di G. G. in cni diffosamente parlia- 
mo di detta Pieve di S. Giulia, e la nota relativa. 

(42) Il Monaco Àinunno apparteneva all'Abbazia di Flenry sulla 
Loira. Il medesimo nelle sue storie Rerum frane, narra che gli 
enonciati donativi consistevano tra le altre cose in on padiglione 
di Insio y in drappi di eeta , sconosciuti allora in Francia , in un 
orologio a acqua eonante le ore , ed anche in una scimia, ed in un 
elefante , animali in quei tempi molto forestieri in Occidente , e 
finalmente in un vessillo di Gerusalemme, e nelle chiavi del S, 5e- 
palerò. Garlo Magno accolse ^ Ambasciadorì che li recavano s\ 
preziosi oggetti tra Vercelli , ed Jorca , ove si trasferì ricevuto che 
ebbe in Pavia l' avviso del loro arrivo in Porto Pisano. V. Àndres 
Lib. 1. Herbelot Bib. Orioni. CUbbon. Storia L. e. 5. 2. 

(43) Dopo avere i Saraceni dispersa, e battuta nel golfo di 
Taranto la flotta combinata dell' Impero Greco , e dei Veneziani , 
avanzandosi verso le coste Italiane dell' Adriatico riempirono di 
terrore sino la stessa Roma. Il testo del Decreto dell' Imperatore 
Francese , con cui chiamava all' armi gli Italiani , riportato per 
intero dal benemerito Dottore Fanucci , chiaro dimostra ehe allora 
il governo civile, e militare delle varie provincie d'Italia dai 
Vescovi in ispeeial modo dipendeva. Ma ad onta della enunciata 
leva in massa poterono quindi i Saraceni nell' anno 85S penetrare 
sino presso a Roma , ed in seguito nell' 884 impadronirsi anche 
della celebre Abbazia di Monte Casino, ove posero tutto a ferro, 
e fuoco, distruggendo irreparabilmente tante preziose Memorie 
manoscritte dei secoli precedenti. 

(44) Questa prima memoria nguardante la Chiesa di 5. Giulia 



78 ANNOTAZIONI all'epoca l. 

di Parto Pisano , citata dal Muraiori , dal TargUmi , ed in oltimo 
anche dall'egregio Sig. Repetti ^ non essendo posteriore all'epo-* 
ca dell' accennato trasporto di detta Santa pel Porto Pisano me- 
desimo che di soli 125 anni (che tanti ne corsero dal 766 all' 891 
di G. Cristo ) non sarebbe forse arrisicato sostenere che la medesima, 
per quanto ora soltanto si trovi positivamente rammentata, dovesse 
però da qualche tempo sussistere ; e che in consegaeoKa la jmmt- 
iiva ma fondazione potesse riportarsi , e risalire all' anno stesso 
della solenne traslazione delle reliquie della sua titudase , o poco 
dopo, eretta dagli abitanti nel Piano del Porto in testimonianza della 
loro determinazione di volerla quindi innanzi per propria celeste 
patrona. 

(45) Vuoisi che Pisa nel Medio Evo , e inrim che fosse cinta 
delle attuali sue mura, contasse sino a dieci, o a quindici mila torri, 
le quali formavano per entro le sue medesime strade una interna 
validissima fortificazione. Anche il picciol Livorno aveva le prò* 
prie torri; mentre sappiamo di fatti che dopo i terremoti del 
1742 dovettero sbassarsi , in specie quelle del cosi detto Livorno 
vecchio. 

(46) Cosi in fatti la chiamava Luitprando nel raccontare la di- 
scesa di Ugóne nel suo porto, dicendo che essa era « Tusciae prò- 
vinciae caput. » 

(47) Quest'antica carta si assicura dal P. Santelli esistente 
nell' Archivio segreto dell' Arcivescovado Pisano sotto N. SI. È ri- 
cordata in genere anche dal Tidij sebbene il Muratori non ne 
parli. Rammentandosi in quel Documento la Pieve di S. GnUia 
si aggiunge quasi per incidenza che la medesima era presso il 
luogo ubi dicitur Livoma, Coincideva poi questa preziosa testimo- 
nianza riguardante il nostro villaggio col regno dell' ultimo Impe- 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA h 79 

ratore Francese successore di Carlo Magno , vale a dire con Lo- 
dovico IV. , il quale poco dopo , cioè nell' anno 912 di G. Cri$$o 
mori di dolore per essere stato spesse volte vinto , e battuto da- 
gli Ungavi. 

. (48) Tatto ciò attestarono il Fanucci sull'appoggio deUe Cro- 
nache Saracenice Siciliane; ed il Machiavelli nella sua storia 
Fiorentini^. Genova non era stata mai colpita da una disgrazia sì 
lacrimevole. Fuggirono a Livorno , ed a Porto Pisano nella stessa 
occasione anche molti abitanti della Lunigiana. 

(49) Il primo , che il titolo assunse di Marchese di Livorno fu 
Guglielmo Francigena neir 1124 di G. C. L' ultimo , che lo depose 
nel 1361 fu il Marchese Coreuccio di Lemmuccio. Vedami i delti anni. 

Dobbiamo qui premettere che alcuni dei Marchesi di Livorno 
congiunsero spesso a questo loro titolo anche quello di Marchesi 
di Ma$sa^or$ica , luogo, che ora non si conosce più qual fosse 
precisamente nella Isola di questo nome. 

(50) Tutto ciò apparisce dal testo di un Documento già pub- 
blicato dal Muratori ( An$. Med. Mv. T. 2. ) con cui Zanobi Ve- 
scovo di Pisa concedeva a livello al Conte Rodolfo alcuni terreni, 
e beni posti nel piano del Porto. Portava il documento stesso la 
seguente data « Lotharius anno Regni ejìAs nono decimo Idus Magii^ 
IndictUme VIL ( 949 di G. C. ) 

(51) Questa medesima fossa antica dei Pisani occorre quindi 
di nuovo ricordata in una carta dell' anno 996 , e poscia in altra 
successiva del 1116 , ed in molte susseguenti , ed in specie an- 
che a parer mio dai primi Statuti Pisani del 1161. ( Vedasi detto 
anno. ) Si calcola che in lunghcxza non avesse meno di circa sei 
miglia. 

12 



80 ANNOTAZIONI ALL'EPOCA I. 

Quando venne aUiandonata la cara del Porto Pisano , e più 
non si yalutò il totale sno interrimento , dispanre e si riempì la 
fossa , di cui parliamo ; anzi la Cigna , V Ugwne , ed il Riieccoli j 
furono rivolti verso l'antico suo letto coli' idea di colmarvi la 
paduleita^ che già vi si era formata. Neil' anno 1694 avevano di 
fatto questi torrenti la direzione sopra accennata , come scoriamo 
nella pianta del vecchio Capitanato di Livorno dell'anno istesso. 

La Cigna nasce tuttora nel poggio che rimane sotto lAman»: 
V Ugione al levante del già Convento della Sambuca : il Risteeoti 
presso Oliveta , ed il ilio Maggiore dalle giogane di Valle Bene- 
detta. 

(52) La Via Vecchia di Livorno prese nn tal nome quando si 
apri i7 nuovo tratto della etrada Regia Pisana , il quale ascendendo 
ai Lupi s' inoltra anche al presente verso la Barriera Fioreniina, e 
giunge quindi a Livorno pel ponte sulla Cigféa^ per la CMesa tU 
S. Matteo , per T Oratorio di S. Antonino , e pel Borgo Reale. La 
via vecchia di Livorno adunque^ vale a dire V antica strada di 
Porto Pisano era quella , che di sotto ai Lupi volgeva , come an- 
che adesso volge, al Campo Santo nuovo y sboccava alla Bastia y 
nel qual punto si congiungeva all' Erbosa , e proseguiva in ultimo 
alla Torretta , ed air acquedotto Pisano sino al lido del Porto Pi- 
sano. La medesima però venne disfatta, ed abolita, or sono pochi 
anni , nel tratto interposto tra la sua congiunzione coli' Erbosa , ed 
il letto del Riseccoli , e ceduta dalla Comunità al proprietario di 
quel contiguo terreno. — La Carrareccia ossia V Erbosa dirigendosi 
poi pili a levante verso Livorno doveva tenere presso a poco la 
direzione della moderna Porta S. Marco, detta del Leone, della 
Via del Gran Principe , e della Via Borra , entrando nel villaggio 
dal lato del Porticciolo , e per la indicata Via Carraja. 

E poiché ci è già spesso occorso di rammentare il luogo de- 
nominato i Lupi piaceri! il sapersi che così venne appellato dal 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA L 81 

nome della facoltosa famiglia Lupi Livornese , la quale per oso di 
propria viUa eresse le case, che ivi tattayia presso l'Oratorio di S. 
Stefano si vedono , ora di proprietà della nobile famiglia Michon , 
che da quella stessa dei Lupi ne fece acquisto. 

(53) Noi aggiungiamo qui sullo stabilimento definitivo della 
Pisana Libertà un altro non meno valutabile riscontro , non ca- 
duto forse ad dtri in mente fin' ora per quanto sappiamo, e 
questo consìste nel ritrovarsi appunto in alcuni dei pubblici con- 
tratti stipulati nell' anno 1004^ e nei due susseguenti , omessa 
affatto per la prima velia la consueta antecedeaite formula relativa 
al Regnante Imperatore. Di fatto in tutti immancabilmente i Docu- 
menti del 996, riportati dal Muratori neUe Antichità Italiane , vi 
si leggeva sempre « Rtgnanie Damno nostro Otto gratia Dei Impe- 
rator Augusto. » ♦ 

Al contrario nei sopranotati del 1004 , 1005 , e 1006 non vi 
ai segna che la data , cioè V anno deW Incarnazione del Redentore^ 
senza più farsi menzione del Regnante Imperatore , quantunque suc- 
cessivamente venisse poi ripreso l' antico suo tiudo. 

(54) Allo immenso Muratori dobbiamo la pubblicazione del 
testo dei documenti, che da lui rinvenuti nel celebre Archivio Arci- 
vescovile Pisano, ricordano i Villaggi^ e le Chiese^ che fino a qui 
abbiamo rammentate. Ora da tali documenti rilevasi primieramente, 
che S. Giovanni il Battista era il compatrono di Porto Pisano e 
del suo gran Piviere; per cui il suo titolo ritrovasi sempre riunito 
a quello di tutte le Chiese che vi' erano comprese , ed eziandio 
alla Pieve Matrice di S. Giulia. 

Quali e quante fossero poi distintamente queste Chiese il diremo 
nella prossima Nota 56. — Ma per porgere ai nostri lettori una idea 
anticipata del piano del Porto , quale era dopo questi tempi, della 
sua floridezza, e della popolazione, che conteneva, aggiungeremo 
in secondo luogo apparire dai Documenti ridetti, avere il me- 
desimo contato nel suo gran Pivière fino a 72 Villaggi , tutti abì- 



82 ANnOTAnoNi all' epoca l 

tati, e fin loro separati e distinti con nomi propri: posseduto 



16 SpedàUj o Case di refogio e di ospizio per i malati e per i pel- 
legrini, mantenuti a spese di diversi luoghi P%%^ cioè Capitali /*ì- 
$ani^ Case Invilie San Martini Kinrice S. Marie Virginis^ 5. Leo- 
nardi in PratmceUoj San Spiritus TravateUarwn de Vico Pisano^ S. 
Bartolammei de Monte Pisano y S. Marie Vie Caleiionaey de Viea^ 
sdoj de Calci ^ de Rinonichij 5. Kateriney de LUmma^ de Manie 
Magno j Mavni e Y Htremus Moniis Nigri: ( Mattei Catal.): e 
nelle adiacenti cdttne di Limone , e del Corindone , vale a dire nei 
Monti detti ora livomeei ( attualmente cc^rti in gran parie di 
Boscaglie ) altre Ckieeej Caeolari , e Commenti , conforme riscontrasi 
in nn' antichissima pianta del Medio Evo ( in copia presso di me ) 
e che in seguito Terrà da noi pubblicata. Dalle quali particolarie 
pub senaffL tema d' errare concludersi, che la popolaxione totale di- 
morante nell'indicato piano del PortOj ed addetta in conseguenza al 
gran piviere di S. Giulia , calcolare non si potrebbe in quei tempi 
approssimatiTamente minore di ISM) a 150 mila persone ; mentre 
sappiamo di fatto , che la sola Pieve deir Ardenza noTcraTa circa 
S mila anime , conforme già abbiamo «rrerttto. 

Ora si leggano per alfabeto disposti i nomi dei 72 Villaggi di 
sopra ricordati. 

1 AgugUana o Angiullario. 

2 Ariana. 

S Arianniano, 

4 Amule. 

5 Alduli. 

6 Ardenza. 

7 Bolttionaria , o Botitio. 

8 Blotiniano. 

9 Casal Meriuli , o Meroli. 
10 Casal Gavenuli. 



ANNOTABONl ALL EPOCA I. 

11 Calai Gavini. 

12 Campo Cathime. 

13 ColHna. 

14 Cttlamoiia. 

15 Cafaggio. 

16 Cottto. 

17 Carhonaja. 

18 Caiagamumeli. 

19 Fondo Jfo^no. 
W Gnurtjnatio. 

21 Gttnta/to, o Gen^aiio. 

22 GamAf»e. 

23 CtneiA^to. 

24 Limone. 

25 Itvetw. 

26 Lugnano. 

27 Jtfartjpwino. 

28 vlfonfe Matto o Maisimo Maggiore 

29 e iftnore. 

50 Afaiiejana. 

51 Mortela. 

32 Menila. 

33 JHiiro-ato , Mttro. 

34 Macchie. 

35 IVario. 

36 OltMfo. 
57 Ottolivola. 

38 Orciano. 

39 i*/a(mkmo. 

40 y>orci(tafio. 

41 i>u/t(»io. 
M Pitìtimna. 



84 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA 1. 

45 Pertica] a. 

44 Pratoscello. 

45 Popogna. 

46 Petreto. 

47 Rùndinaja. 

48 Regino, o Regino, 

49 Se^rarì. 

50 Salaregi , Salago , o Salagumbereto. 

51 SelivenOj o Salviano Maggiore 

52 e Minore. 

5S Sectari , o Settate. 

54 Scuata. 

55 S^ru/b/e. 

56 Salaregugliata. 

57 San^a &tii/ta. 

58 San i^trtco. 

59 S. ^eenit.... 

60 Salaregumberata. 

61 Struffoletto. 

62 Scarpiglio. 
6S Scu/mno. 

64 Tregolo , o Tergla. 

65 7epo^t^ùmaja. 

66 TrìtHo, o Tnòia. 

67 Tizionaja. 

68 Terra cfe» Con^t. 

69 Terra Pisana. 

70 Ft7/a JITa^na. 

71 Villapitienna. 

72 Waralda. 

(55) Il citato Documento si asserisce dal P. Santelli esistere 
nell'ilrcAtvìo segreto dell'Arcivescovo di Pisa. Rammentandosi T indi- 



ANNOTAZIONI ALL' BPOGA l. 85 

cala Pieve anche in on altro snccessivo del 1116 , col quale Pietro 
Vescovo di Pisa le concedeva in dote alcuni beni situati prèsso 
la Cingla, la Via pubblica, la fossa antica, V Ugionc, ed il mare, si 
notava del pari che la medesima anche a quel tempo juxta mare 
sorgeva. L' estimo detto vecchio della Comunità di Livorno del 1559 
ci porge quindi un indubitato riscontro a conferma della posizione 
precisa di detta Pieve di S. Stefano ; mentre descrivendo un pezzo 
di terra di un certo Navaretto aggiunge che anche allora rima- 
neva in luogo detto Chiesa della fonte di S. Stefano, e che confinava 
a 1.* col Ponte della Cigna , ed a %"" colla strada Carrareccia , che 
entrava neW altra di Porto Pisano. 

(56) Nel desiderio di far cosa grata ai nostri lettori, ripor- 
tiamo in questo luogo nelle parti soltanto più importanti il testo 
del citato Documento , già pubblicato dal Muratori nelle sue Àn^ 
tichità Italiane; perchè avendolo ciascuno sott' occhio avrà facile 
il mezzo di riscontrarvi quanto già abbiamo asserito e circa U ti- 
tolo di Castello conferito a Livoma , ed anche suU' altro , che di 
nostra Santa veniva ora attribuito alla Martire S. Giulia; in ri- 
prova di essere già la medesima stata invocata dagli abitanti del 
piano del Porto quale loro speciale protettrice. » 

ce In Nomine Domini Nostri Jesu Christi. Dei etemi. • Regnante 
« Domino nostro Enrigo, gratia Dei, Imperator Augusto, anno 
« imperii ejus in Italia IV Idus Novembris , Inditione I. » 

ce Manifestus sum Ego Àttus gratia Dei ujus Sancte Pisane Eo 
« clesie humilis Episcopus, qui per hac cartula livellario nomine 
« at censum persolvendum dare videor tibi Petrus filio bone me- 

« morie suaverictu idest una petia de terra que est posi- 

« tas in loco et fmihss Porto Pisano prope rivo Majore , ubi dici tur 

« Orciano qui uno capo tenet in predicto rivo majore, alio 

« capo. in terra Chomitorum. modiorum triginta tibi eas 

« livellario nomine dare videor. Item et libellario nomine dare 
« videor tibi duo cans , positis in suprascriptis loco et finibus 



86 ANNOTAZIONI ALL PPOGA I. 

« Porto quDa ex ipse ubi dicitar Carhonairia et alia nbi di* 

« citar Morieia cam curtis. Item et libeliario dare Tideor 

« Ubi , qai sapra Petms idest omnia et ex oomibas Casis et Cai* 

« iinisy 8eo Ca$alan%$ pertinentibas Ecclesie, coi TOcabBlam 

« est Bbatb Sangte Juue et Sancii Joan BaptUte j quod est Puro 

« Baptismaus, sito supraseripto Porto Pisana prope Livorna 

« qaem PlebeoL de sao regimine et potestate Ecclesie Epiaco- 

« patai nostro Ubi eas libeliario nomine dare video^ tihi qui 

« sapra Petrus , idest omnem reditam et debitationem , seo dee»- 
« mationem illam qoantas in singuiis hominibas qui sont abiUin- 
« tibas in Villis illis^ seo in predicio Castbllo, obi dicitar Liv<mKA 
« sive in predictis Villis ^ qai dicitar ]lturo...Mto ^ Waralda^ Tribio^ 
« ÀUulij Stila, Regirio Majore, Fundo Magno , Septore, seo qoan- 
« tas abitaniibus sant in predicto loco Livobua foris de ipgi ga- 
« STELLO, et in aliis Villis singuiis y qaibas ipsi saprascMripti et 
« plebi NosTBB Sangte et S€meii Joanm Baptista consoetodi , Tel 

« debiti sant ad reddendom Item et libeliario nomine dare 

« yideor tibi , qai sapra Petras sexta portionem ex integmm de 
« omnia ex omnibas casis et Casinis , seo rebus illis , qoe aont 
« pertinentibas Ecclesie et Plebe nostre , cai vocabalom eat Bba- 
« TE Sangte Marie et Sancii Johanni Bapiisie , quod est Plebe 

« Baptismalis sito et loco et finibns Scuiriano ex inde mihi 

« vel meos saccessores per singalos annos per omne in men* 

« ses September censam nobis reddere debeatis in Pisa ad Carte 
« nostra..... argentnm denarios boni expendibiles nomeros soKdos 

« viginii spondeo ego qai sapra Atto EpÌ8C<q[)a8 consomere 

« tibi Petras penam argentam optimum libras cenium, quia 

« taliter inter nos libelli Gofberium Noiarium Domni Imperaioris 
« scribere rogayi. Actum Pisa ^ Ego Wido Notarius Domni Im- 
« paratoris testis — Signum *f manus Rodulfi filio Anselmi testis. 
« «f Ego Obertas Jadex Domni Imperatori subscrìpsi. 
« *f Ego Gespertus Notarius Domni Imperatoris subscrìpsi. » 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA I. 87 

Ora la Pieve predetta di S. Giulia ebbe quindi dalla sua giu- 
risdizione come filiali dipendenti le seguenti Chiese, le quali tutte 
situate nel così detto piano del Porto , trovansi spesso rammentate 
nei Documenti del Medio Evo , cioè : 

La Pieve di S. Maria di Livorna, 

La Pieve di S. Stefano de Carraria. 

La Pieve di S. Paolo al poggio d' Orlando presso Villa Magna. 

La Pieve di S, Martino tra Stagno ^ e Montemassi. 

La Pieve di S. Niccolò, 

La Pieve di S. Andrea di Salviano. 

La Pieve di S. Andrea , e di S. Giovanni di Limone. 

La Pieve di S. Silvestro. 

La Pieve di S. Quirico. 

La Pieve di S. Lorenzo in Platea al fiume Morra. 

La Pieve di S. Felice dell* Ardenza. 

La Pieve di 5. Lucia d* Antignano. 

La Pieve dei SS. Stefano , Cristoforo , e Giovanni presso Limone. 

Ed oltre a queste Pievi tenne la indicata Chiesa Matrice come 
succursali anche le Chiese semplici di S. GiiUia in fondo Maggiore, 
di S. Lucia al Monte , di Ogni Santi presso lo Spedale di S. Leo' 
nardo di Stagno , e di S. Antonio presso Limone. Quindi il Rettore 
della medesima potè giudicarsi uno di quei Corepiscopi , de' quali 
sino dall' anno 341 parlava il Concilio Antiocheno , e nell' anno 787 
il Concilio Niceno II , che è reputato il settimo Ecumenico ; 
ed inCne nell' 859 Papa Niccolò L in una lettera diretta all' Ar- 
civescovo Biturcinense , stati poscia aboliti definitivamente da Dc^ 
maso IL nel 1046, sebbene avessero assai limitata la loro auto- 
rità sino dal Secolo IX. 

Nello stesso Piano del Porto, e così per entro il gran Piviere 
di S. Giulia, esistevano poi eretti in varj tempi 6 Conventi, 

IS 



88 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA l. 

cioè: V Eremo di S. Jacopo d'Àcquaviva , /' Eremo di S. Maria di 
CaproleccMo alla Leccia , /' Eremo della Sambuca o Santa Buca ^ 
il Convento delle Monache di Ogni Santi a Stagno ^ U Monastero 
dei Vallombrosani alla Poggia^ e l'Eremo di Montenero , senza nove- 
rare i due Oratorj di S. Antonio j e di S, Giovanni presso Livoma , 
dei quali già abbiamo fatto parola. 

(57) Fii veramente sfortunata la Contessa Matilde nei dae ma- 
trimonj che ella contrasse. Poiché perde prestamente il primo 
marito cioè Gozzelone il Gobbo , senza averne avuto né prole, né 
consolazione alcuna. £ quantunque fosse dotato , come asserisce il 
Muratori , della piii fina accortezza non lasciò di sé alla storia al- 
cuna grata memoria , tranne T oscuro suo nome , ed il sospetto di 
avere preso parte alla congiura di Cencio Romano contro Papa 
Gregorio VII. Mori egli nel modo il più strano ; mentre ferito nelle 
natiche con una freccia da un sicario del Conte di Fiandra postosi 
in aguato al di sotto del luogo ove egli era andato per sodisfare 
ai bisogni del corpo, terminò i suoi giorni nella notte istessa oscu- 
ramente, e senza i Sacramenti. Del secondo poi sono romanzesche, 
e quasi incredibili le avventure , che tra esso, e la giovine 
Matilde ebbero luogo. Era questi Guelfo V di Baviera. Se non 
appariva deforme come il Lorenese , nascondeva però delle qua- 
lità personali, che gli meritarono di essere scacciato dalla Contessa 
sua sposa con queste gravi parole » Alle nostre grandezze tu pre- 
sumesti fare inganno: per lo nostro onore a te perdonansa concediamo y 
ma comandianti che senza dimoro ti debbi partire , et alle tue pro- 
prie case ritornare : la quale cosa se di fare ti stomi senza pericolo 
di morte non puoi scampare, » Ma per conoscere quale fosse la 
causa di tanto sdegno nell' illustre Donna fa d' uopo intendere ciò 
che ne ha referito Gio. Villani ( Stor. Lib. 4. Cap. 20. ) » Et alla 
« perfine, egli dice, morto il padre, e la madre della Contessa 
« Matelda ella rimasa hereda si deliberò di maritare, et intesa 



ANNOTAZIONI all'epoca I. 89 

« la fama, et la persona.... d' nno Duca di Soavia, che havea nome 

« Guelfo solenni messi mandò che intra lai et lei confermas- 

« aero il matrimonio et dipatato el luogo delle nozze l'anello 

« si diede al castello dei Gotiginensi. Et venendo Guelfo di Soavic 
« al detto castello la Contessa Matelda con molta cavalleria li 
« andò incontra, et molta letitia quivi si fece, et ricche nozze. » 

« Ma tosto succedette la tristitia , quando il contratto del ma- 
« trimonio non andò innanzi per mancamento dello ingenerare , 

« però che Guelfo non poteva conoscere la moglie per naturale 

« frigidità ma in pertanto volendo ricoprire la sua vergogna 

« alla moglie diceva che ciò li avveniva per malie , che fatte li 
« erano per alcuni , che invidiavano i suoi felici advenimenti. 

« Ma la Contessa Matelda piena di fede. di questi maleficj 

« nulla intendendo , né credendo , tenendosi per lo marito scher- 
« nita privò la camera sua di tutti li ornamenti, et letto, et 
« vestimenti e di tutte cose , e la mensa nuda fece apparecchiare 
« et chiamato Guelfo suo marito, tutta spogliatasi di vestimenta, 

« et crini del capo diligentemente schrinati così disse: Ninne 

« malie esser possono, vieai, ed osa il nostro congiungimento, 
•e Et quelli non potendo allora la Contessa il discacciò da se colle 
parole che di sopra cMriamo riportate » 

Il medesimo Scrittore soggiunge quindi che la Contessa tacendo^ 
et temendo ad un tempo stesso V inganno sofferto^ la sua vita it^no 
alla morte in castità perseverò attendendo a opere di pietà , molte 
Chiese , et Monasteri , e Spedali edificando y et dotando. 

(58) Di fatto il Sommo Pontefice Leone IX. concedendo una 
volta con una sua Bolla dell'Anno ISSI molti privilegi all'Abate 
Bono , superiore del Convento di S. Maria di Gorgona dell' Ordine 
dei Benedettini , asseriva che l' Isola predetta , ove in allora sem- 
bra si conservasse il corpo di S. Gorgonio Martire , era già di' 
dominio diretto della 5. Sede. 



90 ANNOTAZIONI ALL EPOCA I. 

(59) Sappiamo di fatti per le testimonianze contemporanee di 
Lorenzo Diacono da Vana che nelle Valli della Fer«ì/ùi abbonda- 
vano già estesissime selve. — Le navi poi, di cui ai suoi tempi 
faceva uso la Repubblica Pisana erano di varie specie , alcone 
cioè capaci di portare molti cavalli , altre di contenere copia rag- 
guardevole di^ vettovaglie, e certune destinate esclnsivamenle al 
trasporto dei combattenti. Cosi egli esprìmevasi. 

variantes nomina naves j 

His portantur equi , eunt qìtaedam mctibus aptae^ 
Ingentes aliae possunt portare catervae. 

Conoscevansi quindi respettivamente col nome di Dromoni^ di 
Carabi , di Gatti , di Sagine^ di Saettie , di Currabi , di Unire j di 
Cocche , di Uscieri , di Vacchette , di Scafe , e di Galere. — I legni 
massimi erano gli Uscieri e le Cocche ^ i minori le Vacchette e le 
Scafe. 

Le Cocche portavano 400 uomini ed un gran carico mercan- 
tile. ( Murai. An. 1135 ) Gli Uscieri oltre un consimile numero di 
truppa , e Y equipaggio contenevano ancora 70 cavalli. ( Boria M. 
di Genov. Lib. 10. An. 1284. Rer. Ital. Script. 7. 6. ) V equipaggio 
delle Galere f dette sottili, che erano i legni minori per l'nso di 
guerra, si componeva di 180 remiganti, di 15 sino a 20 balestrie- 
ri , di un Capitano , di un sotto Capitano , dello Scrivano , e del 
sotto Scrivano , del Padrone , e d' un suo servo. Dovevano inoltre 
essere fomite di 150 corazze, di 150 pavesi, (targhe) di 150 
celate (scudi), di 5 mila verrettoni (frecce), di 24 roncole, di 
36 lancie lunghe , di 8 fanali , e di 60 cantara di formento. 

Ed in vero le 120 Navi Pisane spedite nella prima Crociata 
conducevano 25 mila uomini da sbarco (Jtfem. di Pis. lU. T. 2. Elogio 
di Daiberto ) Sulle 20 navi Pisane mandate in soccorso di Roberto 
Principe di Capua contro Ruggeri Re di Sicilia si trovavano 8 mila 
combattenti, cioè, 400 soldati , e più di 40 cavalli per cia- 
scheduna nave : e dee notarsi che la testimonianza di tali arma- 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA I. 91 

menti viene non solamente dagli Storici Pisani, ma anche dai Cronisti 
esteri , e contemporanei. ( Falctm. Bomar. Chran. an. 1135. AUaand. 
Telenino de rd), geni, Aog. sic Reg. Rer. Ital. script. T, 5. p. 644. ) 

Ora per calcolare approssimativamente la spesa, che nna flotta 
di sole 100 Galere costar doveva in nn anno alla Repubblica , ri- 
portare vogliamo quanto su tale argomento osservava già il dotto 
Abate Tempesti. « Ben so, egli dice, che i moderni critici a 
fronte del nomerò , e della frequenza di quelle antiche flotte in 
relazione delle attuali potenze marittime , e delle navi di linea 
di 100 , e più cannoni equiparano le antiche navi alle odierne 
barche , e ridono su quelle vetuste imprese. Ma se essi non 
sdegnassero di leggere le istorie di quei tempi , e ponessero 
ogni cosa al proprio posto, che sì che dovrebbero loro mal- 
grado conv^re che anche al confronto delle moderne forze 
navali le antiche meritano sempre la nostra ammirazione. — La 
spesa poi occorrente per una nave in guerra di mezzana gran- 
dezza era di 500 fiorini d' oro per ogni mese. Il fiorino pesava 
due grani più del presente Zecchino fiorentino. Dunque una flotta 
di 100 navi costava annualmente 600 mila fiorini d' oro. I fatti 
sono certissimi , ed il calcolo è innegabile. » 
Senza voler noi garantire l'esattezza di sì fatto computo nel rag- 
guaglio, in specie deirantica coU'attuale moneta, per quanto il lodato 
Scrittore per sostenerlo si faccia a citare l'Autore che ha acritto delle 
Zecche d'Italia ( T. 3. $. % p. 24.) ed il Dal Borgo nell'Opera riguardane 
te l'Origine dell'Università Pisana (pag. 43) rimpetto principalmente 
a ciò che ne dissero il famoso Robertson nella magnifica introdu- 
zione alla vita di Carlo V, ed altri pregievoli Autori, per cui alcuni 
hanno opinato che prima della scoperta delle Americhe il fiorino 
d' oro stasse a rappresentare il valore di circa 4 a 5 dei nostri 
attuali Zecchini, aggiungeremo in tale proposito, una osservazio- 
ne soltanto, quella cioè che ad armare quelle antiche numerose 
flotte di 900 a 300 navi non un vasto Regno , od una intera pos- 



92 ANNOTAZIONI ALL EPOCA I. 

sente Nazione concorreyano , come adesso accade per le aitoali 
grandi squadre da guerra, ma bensì ana sola Città, ed un terri- 
torio assai limitato. 

Ricaviamo inoltre dall'egregio Sig. Repetti (Diz. della Toscana) 
che Albertino Sindaco dei Volterrani stipulando nell'anno 1098 
il nolo di due navi grosse con Roberto Gaitano Sindaco del Co- 
mune di Pisa per un anno , onde trasferire in Oriente i Crociati 
Volterrani, si obbligava di pagare oltre tutte le spese necessarie 
per dette navi ( contemplate già dal Tempesti nei 500 fiorini che 
costava in ciascun mese una nave ) , anche Lire 50 Pisane ogni 
due mesi , colla pena della valuta , e del doppio di più delle na- 
vi medesime, qualora entro Y anno non fossero state consegnate , 
e restituite in Porto Pisano. 

(60) Fu tanto , e sì ricco il bottino , che i Pisani in quest'im- 
presa riportarono che furono ben tosto in grado di erigere la 
Cattedrale magnifica , e le fabbriche che l' adornano , le quali for- 
mano sin oggi l'ammirazione di chi le contempla. 

Erano forse i Saraceni d' allora non tanto meritevoli dell' av- 
versione , che loro portavano in generale i Cristiani ; mentre la 
Storia ce li descrive anzi come superiori in queir età nelle cogni- 
zioni , e nella civiltà agli stessi Europei ; ma professando una re- 
ligione da questi aborrita, e formando una nazione potentissima, 
venivano riguardati con un certo orrore anche per le incessanti 
incursioni , colle quali minacciavano ovunque di rendersi sottopo- 
sti i Cristiani. 

(61) La prima guerra tra i Genovesi, ed i Pisani precedo 
r ultima decisiva di 214 anni. Giudicai per i Pisani l' ultima quella 
terribile della Meloria^ che ebbe luogo davanti Livorno; poiché in 
quella fatale giornata cadde di fatto la loro Repubblica ; né più 
risorse che per agonizzare , dirò così , avendovi perduto oltre 30 



ANNOTAZIONI ALL'EPOCA l. 93 

mila aomiDi , il fiore della sua gioventù , e la maggior parte delle 
sae navi da gnerra. £ qui occorre premettere, intorno alla malau- 
gurata speranza dei Pisani, che i Genovesi di fatto all' anno 1396 
trovavansi già sotto la dipendenza dello straniero , cioè del Mare- 
sciallo Francese Boncinquaut in nome di Carlo VI. 

(62) Oltre il Consolato del man la Repubblica Pisana ebbe 
quindi altre costiiuxioni marittime , conosciute col nome di Brevi , 
conforme ricavasi da' suoi posteriori statuti del 1160. Questo cor- 
po di leggi commerciali veniva alle questioni che insorger potessero 
applicato da alcuni Magistrati civili, cioè dalla Curia dei Mercanti, 
e da quella dei Consoli di Mare. Alla prima erano ascritti tutti i 
Mercanti , e tutti i capi delle arti : alla seconda appartenevano i 
Magistrati Vf^ziali, cioè i Consoli, i Giudici, gli Assessori, i Per- 
cettori , gli Stimatori , i Consoli speciali dell' arte della lana , i Sen- 
sali, i Messi, ed i Nunzi. La curia dei Consoli di mare però costituiva 
come il Tribunale di appello. Da essa eleggevansi i Consoli Marita 
timif e gli Uffizioli delle Curie, e dei fondachi pisani nei diversi 
scali del Mediterraneo , i Capitani , ed i Fundacarj del Porto Pi- 
sano , i Custodi , i Massai delle Dogane , i Sindachi , i Notaj , i 
Nunzj , gli Operai degli Arsenali , ed i Custodi degli attrezzi navali. 

Il Palazzotto poi era mantenuto da alcuni custodi speciali, in- 
caricati dagli statuti predetti di vegliare con ogni possibile premura 
alla sua conservazione. 

Non ignoriamo avere il moderno Scrittore ( Pardessus ) asserito 
il Consolato del mare essere stato pubblicato prima che in Pisa a 
Marsiglia. Ma noi non entreremo in sì fatta questione. 

(63) Si vuole che la Chiesa di S. Martino posta finilms Porlus 
Pisani esistesse tra lo Stagno , e Montemasso. Di quest' ultimo luo- 
go situato nei Monti Livornesi , titolo di un celebre Marchesato , e 
munito di muraglie, e di torri, a foggia di grosso, e fortificato 



94 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA I. 

Castello , avremo laogo in seguito di spesso favellare per la im- 
portanza che ritenne nel Medio Evo. Le sue rovine, con gli avanzi 
visibili delle mura che lo circondavano, giacciono adesso nascoste, e 
obliate in mezzo a folte boscaglie in nn podere che ritiene tattavia 
il nome di Monte Moiso. La sna posizione era stata però notata nella 
Carta del Medio Evo, che ho già detto esistere presso di me, e che 
tra breve pubblicheremo ; poiché in essa si scorge persino disegnata 
la grandiosa porta d' ingresso guardata da un alta Torre rotonda. - 
Ora co\k non regna che solitudine e silenzio, spenti nella p(dvere i 
temuti Signori che vi dominavano, ed appena alcuna volta la scure 
che abbatte quelle piante annose ne distuii>a la quiete profonda. 

(64) La tradizionale memoria , che alla Contessa Matilde attri- 
buisce la fondazione della ridetta Torre , è attestata dai più antichi 
Manoscritti Livornesi ^ dal Grifoni , dal Mattei , dal Tidi , non meno 
che convalidata dal Magri ^ e dal Santelli. — Sembra che di que- 
sta medesima Torre abbia voluto far menzione anche il Giustiniani 
nei suoi Annali di Genova nel designarla appunto col nome speciale 
di prima Torre ; mentre di fatto precedeva essa di non pochi anni 
la erezione delle altre , che poi dai Pisani vennero inalzate a di- 
fesa del loro porto, quando questo però erasi alquanto ristretto. Il 
Tempesti la suppose piuttosto di Etnisca derivazione , e quasi un 
avanzo della Romana Turrita^ 

(65) Quell'iscrizione, che il Tronci a buona fede riporta nei 
suoi Annali , se stata fosse dettata nel Secolo XL , cui la presa di 
Gerusalemme si referisce , formerebbe al certo una delle più an- 
tiche composizioni dell' idioma volgare. 



Fine delle Annotazioni 
all'Epoca I. 



ANNALI 



PARTI PRIU. 



LIVORNO TILLififilO 



EPOCA II. 



Meìis nostra retro spectuìis qiuiiukun 

aeternitcttm irUuetur. 

Strig. Orat. 







U MliLi RRPDHLIM PISANil 




opo piii di undt'ct secoli toniavano ora di nuovo i 
Livornesi a dipendere dai Repubblicani. — Da che 
era caduta la Romana Repubblica avevano essi co- 
nosciuto per Signori, come già mirranuDO, gi' Impe- 
ratori, quindi i Re dei Barbari dominatori d'Italia, 
ed in ultimo con Carlo Magno, e con i suoi suc- 
cessori anche i Duchi, ed i Marchesi di Toscana, che 
dall'Impero dipendevano, sino ai tempi deUa grande 
Contessa Matilde. — 

Ora questa pia, e generosa Principessa portando 
ad cfTetto il giJt concepito divisamente donava Livorno 
all' Opera di S. Maria di Pisa, e rìnunziava così a favore 



98 EPOCA n. ASM DI GMmf GUSTO 1103. 

dei Pisani quei diritti feadali, che sul TiUaggio intendeva tut- 
tora di ritenere. Se non che Lìvcmiio, situato sol Porto Pisaiio, 
non potesse considerarsi in sostama che ocme dipendente dalT 
alta sovranità ddla RepnbbKca Pisana sino da quando, 100 anni 
indietro^ erasi costituita allatto libera, ed indipendente. — Ciò 
mm pertanto aoco^Tano i Pisani con gratitudine la efarginone 
spcmtanea deDa illustre Donna; e Yolaitieri accettandola, quasi 
in conferma del loro possesso sul luogo diMiato, non mostraTano 
neppure di adontarsi minimamente nel ricerere adesso quasi 
dall' altrui mani cosa, che già giudicavano ad essi aqipartenere. 
L' Atto originale adunque , che rendeva Lìvcmho di esd^uiva 
proprietà dei Pisani^ veniva senxa più rogato in Nemamiola^ 
antica Abbazia presso Modena, e dalla Contessa Matilde so- 
lennemente sottoscritto aDa pres^ua di un numero copioso di 
ragguardev<^ testimonj, cdla solita dichiarazione del rimedio 
deOe anime dé^ suoi genitori \ ed andava cosi concepito. 

« In Nomine 

« Domini Nostri Jesu Christi 

«i Anno ab ejus ificamatione MCIII^ 

« Indict. XI. Aetu est Nonantule. 



Matilda Dei gratia si quid est. 

« Sanetis et venerMlibus locis de nostro eonferre dehemMS j 
« qui Sanetorum praesidia quotidie deposdmus. Qua propter et 
« nos ut rendssionem peecatormn consequamur ^ Sanetorum 



SFOCA U. — ANM DI GBSU' CRISTO 1103. 99 

« intercessione j et aninuirum bonarum mem. PaJtris et Ma- 
« tris meae remedio j et prece ac caritate omnium honorum 
a nostrorum fidelium Pisanae Civitatis reddendo concedimus , 
u et concedendo reddimus Operae Sanctae Mariae Pisanae 
V M Civitatis ad perpetuum habendvm y videlicet Aisque ad ex- 
« pletionem Operis Ecdesiae ejusdem Civitatis y et finita ape- 
^ ra y Canonicis , qui juste et regulariter ibidem prò tempore 
a vixerinty Castrum Papiani et Curtem^ et omnia ei pertinen* 
« tia y et Gastrum Livurni , et Gurtem ( 1 ) et omnia simi- 
li liter ei pertinentia donamm y et petium unum de terra 
a eodem modo donamus Operae Sanctae Mariae y et post fi* 
« nitam Operam Canonicis y qui ut superius diximus y cono- 
a nice vixeritU : Quae petia de terra est posita foras muros 
a Civitatis prope Ecclesiam S. Niccolai y et tenet unum caput 
a in fiunUne Ai*niy et aliud in terra y quam detinet capitu- 
« lum S. Niccolai y et unum latus in Via pMicay et aliud 
« in terra filiorum q.m Baronicelli et filiorum Corniti. Prae- 
a dpientes itaque praeeipimus ut nuUus Archiepiscopus y Spi- 
ti scopus y Dux y vd Marchio y Comes y Vice-comes y vel aliqua 
a magna y vel parva nostrae potestatis persona praefatam 
» Operam Ecdesiae Sanctae Mariae et Cananicos ejusdem Eo- 
« desiae y finita Opera S. Mariae y ut diximus y et de jam 
M dieta petia de terra molestare y vd inquietare praesumat. Si 
M quis vero cantra hoc nostri Statuti praeceptum insurgere y 
a aut disrumpere y quod absit y tentaverit sdat se nostram 
M malam voluMatem incorrere y et insuper compositurum cen^ 
u tum libras auri optimi medietatem Camerae nostrae y et me- 
M dietatem Operae S. Mariae vel Canonicis y qui post con- 
« sumationem operis ibi fuerint ; quod. ut verius credatur 
41 et diligentius ab omnibus observetUTy hane pagiuam pro^ 



100 



BPOCA U. — ANNI DI GBSD* CRISTO 1104. 



M priis confirniante vianibtis , ei sigilli nostri iinprtssione in- 
« signi ri jìissimiis. » 




Ego Arduinus Judex interfui et subscripsi. 

Ego Albertus Comes. 

Et Arduinus de Palude. 

Et Raiviundus de Bagisio. 

Et Ugo de Magisfredo. 

Et Filli Rothonis. 

Et Ildebrandus Vice Comes Pisante Civitalis. 

Et reliqui plures iìUerfuere 

Bernardus Notarius D. Imperatoris. 

Né qui limitavansi le religiose bcneGcenze della stessa con- 
tessa Matilde a prò della causa pia nel territorio Pisano pros- 
simo a Livorno: poiché amò essa di cedere alcuni beni anche 
all' Eremo di S. Gorgone , che posseduto sin ora dai Benedettini 
nell' Isola della Gorgona esìsteva sotto la direzione dell' Abate 
Lanfranco; e di prendere in pari tempo quell'antico, e rino- 
mato Cenobio sotto l'alta, e possente sua protezione. (2) 

I Pisani erano per lei a vero dire oggetto di speciale am- 
mirazione . e benevolenza. Imperocché impegnati già nella guerra 
sacra contro i Saraceni^ ed addivenuti più che mai possenti 
nel levante , e sul mare , (3) prestavansi di buon grado j e con 




EPOCA n. — AJOa DI 6B8U' CRISTO 1112-1114. 101 

valevole effetto alle esortazioni , che Essa loro indirizzava a 
sostegno della Chiesa , in difesa d' Italia , ed a quanto poteva 
risultare a gloria maggiore del nome Cristiano. — Di fatti 
per le di Lei istanze , avvalorate adesso da quelle del Pontefice 
Pasquale II y si accinsero essi in questi anni ad una delle più 
memorabili^ e grandiose imprese ^ che le storie delle Repub- 
Miche del Medio-Evo rammentino, alla conquista cioè delle 
Isole Baleari. 

Noi però come Cronisti Livornesi non possiamo a meno di 
fare sin d' ora avvertire che questa istessa gloriosa spedizione 
nelle ulteriori sue conseguenze costò ben cara a Livorno: av- 
vegnaché produsse la prima quasi totale sua distruzione per 
opera degli invidiosi Genovesi, come tra breve saremo a nar- 
rare. — Frattanto c<m 500 Navi, e con 40 mila combattenti i 
prodi RepuMi)licani di Pisa, condotti d^ loro Arcivescovo Pie- 
tro Mùricoìii^ ed aitimasti dalla vista del vessiUo rosso deW Aquila 
Romana^ inviato ad essi dal Papa, sottomettevano in due anni 
quelle tre Ijsole importanti, scacciavano dalle medesime i Sara- 
ceni dell' Affrica , che se ne erano impadironiti , e con generale 
vantaggio facevano cessare le escursioni , con che dai loro porti 
continuamente infestavano le coste ddla Spagna, della Francia, 
e della nostra Penisola sul Mediterraneo. 

Narrano le Crònache di quel tempo che, onde rendere vera- 
mente poderoso l'esercito da sbarco, Pisa rimase presso che 
vota di gente atta alle armi, per cui si fece ad implorare dai 
Fiorentini una guardia amichevole all' oggetto di garantirsi da 
ogni ostile sorpresa pejt par te delle limitrctfe popolazioni. — La 
quale richiesta basta per se sola a convincerne essere concorsi 
anche i livornesi \n massa a quella marittima spedizione in- 
sieme con i numerosi abitanti del piano del Porto, special- 



102 EPOCA n. — ANNI DI GSSO' CRISTO 1114-1116. 

mente nella loro qualità di esperti marinari: poidiè diversa- 
mente avrebbero essi , armati che A fossero dai Pisani , potato 
supplire , anche con sicurezza maggiore, all' ufficio implorato dai 
Fiorentini. 

Adempiuta che ebbero questi ultimi la incumbenza loro af- 
fidata, nel ritirare che fecero dalle vicinanze di Pisa le pn- 
prie soldatesche, ebbero in dono dai Pisani le due Cokmne 
di porfido, che trasportate già dalle Baleari, collocarono in po- 
sto distinto ai lati della porta maggiore del loro Tempio di S. 
Giovanni Battista in Firenze. — Ivi tuttora rimangono , (4) 
sebbene si vedano odiosamente deturpate dalle catene di ferro, 
che tolte al Porto Pisano nelle successive guerre vennero aDe 
medesime appese per sfregio maggiore dei donatori. — 

Ma mentre di tanto distinta gloria coprivasi nei mari delle 
Spagne la benemerita Pisana Repubblica, ammalatasi la Contessa 
Matilde in Monte Baroncione cessava quindi di vivere, istitu- 
endo erede dell' immenso suo patrimonio, secondo che vogliono 
alcuni , r altare della Basilica di S. Pietro di Roma (5) Non 
rimanendo di Lei alcun successore nel Marchesato di Toscana; 
poiché essa non aveva mai generata prole, quantunque a due 
mariti si fosse successivamente sposata , Y Imperatore Snrieo V. 
eleggeva al Governo della Provincia Corrado suo nipote fi^^o 
della propria sorella , sebbene alcuni pensino che le subentrasse 
invece il Marchese Rabodoy o Rabodone. (6) 

Ora dal medesimo Imperatore Enrico gli Operaj della Cat- 
tedrale Pisana colla mira forse di vie meglio assicurarle il titolo 
legale del d<Hninio di Livorno , stato già feudo Imperiale , im- 
petravano un Diploma , col quale la precedente donazione del* 
la Contessa Matilde a favore di essa conclusa, rimanesse di 
nuovo appieno convalidata. E con facilità l'ottenevano, facon- 




EPOCA U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1116. 103 

dosi premura quel Monarca di dirigere ad essi da Basilea nel 
28 di Maggio un Privilegio generale^ mediante cui amplia- 
mente confermando alla Cattedrale suddetta la proprietà di tutti 
quei beni , che già riteneva, e di quelli insieme che in seguito 
avesse potuto acquistare, veniva per conseguenza a compren- 
dervi implicitamente anche il Castello^ e la Corte di Livorno^ 
che già la generosità di Matilde sino da 13 anni indietro le 
aveva elargito. (7) 

Frattanto Pietro Vescovo di Pisa, il glorioso conquistatore 
delle Balearì , deposti l' elmo , e Y acciaro , ed alle sue pasto- 
rali funzioni restituito dopo avere comperato per un anello 
d' oro dai fratelU Guido , e Ranieri Malaparata il Castello di 
Monte Massi insieme con Ildebrando e Taiperto Consoli Pi* 
sani. (8) portavasi personalmente a consacrare la Pieve di 
S. Stefano in Carrerecda^ che una era delle maggiori del Pia- 
no del Porto. Dopo averla fregiata di questa nuova distinzione 
volle egli stesso con pubblico istrumento notariale assegnarle 
in dote alcuni terreni, che situati erano nelle sue vicinanze; 
ed attribuirle inoltre la esazione della metà delle decime, che 
pagavano gli uomini del suo distretto, il quale allora assai 
ampio estendevasi dall' Ugione ai mare ^ e dal mare alla Cigna. 

E qui cade in acconcio l'osservare, in conferma di quanto 
già esponemmo sulla totale distruzione dell'antica Turrita^ co- 
me quei terreni confinando anche con la Fossa antica y cotta 
via ptdMica j e eolla Cigna , apparivano gli stessi precisamente , 
sui quali per tanti anni era un giorno esistita quella celebre 
Romana Fortezza. Ciò non ostante nel ricordato istrumento del 
Monconi, e nella di loro confinazione, non venne fatta in alcun 
modo parola né di essa, né del suo nome, né tampoco delle 
sue rovine. In si fatta guisa erasi già dopo men di tre secoli 

15 



104 EPOCA n. — ANNI DI gesù' CRISTO 1116-1119. 

perduta la sua memoria , che stava ornai sotto terra come ogni 
suo ultimo avanzo affatto dimenticata , e sepolta ! — Ma il Docu- 
mento medesimo ci somministra inoltre una seconda notevole 
avvertenza, la quale direttamente riguarda il Porto Pisano. 

Si dice in esso, cioè, che la ridetta Pieve di S. Stefano^ sorgeva 
tìUtavia presso il lido del mare*^ quce est juxta mare sita. Ora 
sì fatta indicazione rende manifesto che le acque del Porto 
Pisano non si erano peranche ritirate dalla gronda dei Lupi^ 
e che per conseguenza nel corso di più di cento anni non ave- 
vano in quel punto subita alcuna variazione essenziale; mentre 
dobbiam rammentarci che anche nel 1106 trovavansi appunto 
nella medesima posizione. — Dal che con tutta sicurezza pos^ 
siamo adunque dedurre che sino al principiare del secolo XII. 
il Porto Pisano, conservando 1' aspetto di un gran seno di mar- 
re , copriva tuttora Y intero spazio interposto adesso tra le 
Torracde , e la gronda della fonte attuale di S. Stefano. — (9) 

Erano già sino da questo tempo i Genovesi addivenuti emuli 
dei Pisani. Con occhio d'invidia, e di gelosia mirando perciò la 
prosperità eccessiva di questi loro fortunati vicini, in specie dopo 
la conquista da essi operata delle Baleari , pensavano insieme che 
avendo i medesimi occupate già la Sardegna, la Corsica, e 
r Elba , loro avevano omai preclusa in certo modo la via a po- 
ter estendere nelle isole principali del Mediterraneo, cmne 
avrebbero ambito, il proprio dominio. E questo loro astioso di- 
spetto divenne maggiore, e non ebbe più freno, allora che 
ebbero inteso avere Papa Calisto II. dichiarato l' Arcivescovo di 
Pisa Primate anche della Corsica. Lo perchè senza più indu- 
giare allestita una flotta di 1 47 Navi , composta di 5 co^ dette 
grosse, di 80 galere sottili ^ di 35 gatte, e di 28 golabi, e 
fatti salire sulla medesima sino a 22 mila combattenti, com- 




EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1120. lOS 

presi 5 mila Gorrazieri con cavalli da sbarco ( tanta era sino 
d' allora la loro potenza ) ; e dichiarata bruscamente ai Pisani 
la guerra si diressero con queste forze ad assalire il Porto Pi- 
sano , e Livorno nella speranza che colla devastazione di questa 
nobile parte degli stati nemici, feriti nel cuore i loro awersarj, 
avrebbero potuto per qualche tempo fiaccarne sensibilmente 
r orgoglio , e la possanza. Di fatto se agli Storici Genovesi in- 
tera fede dovesse prestarsi notabili, e sommi furono i danni, 
che ebbero a soffrire per questa repentina incursione il Porto , 
le sue adiacenze, ed in specie Livorno. 

Non andava allora questo villaggio cinto peranche di mura. 
Aperto in conseguenza da ogni lato, e senza potere opporre 
alcuna valida resistenza, è ben naturale il supporre che tutti 
dovesse risentire gli effetti delle prime ire , e della maggior li- 
cenza di quelle numerose soldatesche al loro discendere a terra. 
Ed in vero narrano anche le Cronache nostre che in quel su- 
bitaneo attacco rimase il medesimo presso che per intero di- 
strutto, ed ebbe grandemente guastata anche la Rocca di Matilde^ 
che la sua cala difendeva. — Però se anche agli Annalisti Pisani 
dovesse concedersi di interloquire in questa faccenda, ben al 
contrsa*io del narrato dai Genovesi sarebbe in parte accaduto; 
mentre incontrate anzi coraggiosamente dai Pisani le- genti da 
sbarco nemiche ^ respinte queste e battute avrebbero esse sole 
provata una completa sconfitta in quel giorno, che fii poi sempre 
fausto e ricordevole per la Pisana Repubblica, in quello cioè 
di S. Sisto. 

Ed in vero, se ragionar si volesse lungi da ogni parzialità, 
non potrebbe al certo supporsi che i Pisani, i quali avevano 
poco innanzi spiegata tanta potenza e bravura nella lontana spe- 
dizione delle Baleari^ rimanessero adesso pazienti ed inattivi 



106 EPOCA U. — ANNI DI GBSU* CRISTO 1120. 

spettatori del prdungato strazio di quel territorio^ che dava 
vita al loro Commercio marittimo^ ed affatto vili mostrandosi, 
wm opponessero la forza alla forza per salvarlo almeno da una 
totale, e completa dvastazione. 

Comunque però per le due parti procedesse la lotta, latto 
sta che l'accanita guerra Ligure contro i Pisani durò quindi 
C€Ì titolo speciale de lite Carsicae per oltre sette anni, sforzan- 
dosi in questo sfkazio di tempo i Genovesi come aggressori di 
porre spesso in spavento le spiaggie Livornesi, e di combattere 
talora le fortezze di Bocca d'Arno^ e del Littorale Pisano, non che 
queUe in specie della Corsica , e della Sardegna con gravissimo 
danno del traffico generale di questi due popdi valorosi. (10) 

Ora perdurante questo stato di guerra Livorno veniva ceduto 
dall' Opera di S. Maria di Pisa all'Arcivescovo Miane^ il quale 
al Moriconi era succeduto. — Appartenendo già alla Mensa Pi- 
sana presso che tutta la pianura interposta tra Pisa e Livorno, 
ambiva quel Prelato di riunirvi adesso anche quell'importante 
borgata. Adoprando perciò all' uopo che si era prefisso le au- 
torevoli sue insinuazioni, riusciva facilmente ad indurre i rap- 
presentanti dell' Opera stessa a fai^iene la vendita. E deter- 
minato amie era al bramato acquisto non volle quindi opporre 
alcuna difficoltà sul prezzo di Lire mille JLtiecAest, che essi ne 
domandavano, per quanto dovesse a quei tempi apparire assai 
rilevante, e quasi lesivo, non trattandosi alla perfine die di un 
piccol villaggio. Per la qual cosa concordandolo anzi sollecitamen- 
te non esigè altra condizione se non se quella, che nell'atto 
del passaggio del Contratto venisse rappresentato da tm^ anello 
iPoro. (11) 

Tale si fu il primo valore dato a livomo ! Un semplice anello 
d'oro importava ora quel luogo, che destinato era a divenire nno 



EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1120-1121. 107 

dei più ragguardevoli Emporj del Mediterraneo ! Ma in men di 
tre secoli noi osserveremo come il suo secondo prezzo ascendesse 
quindi a meglio di cento mila fiorini (Poro. Cotanto ingigantiva, 
per così dire, la sua importanza al successivo decadere di Pisa, 
e del Porto Pisano. 

Intanto nella Canonica della Primaziale Pisana stipulavasi 
senza dilazione a favore dell'Arcivescovo il solenne Istrumento 
di cessione. Al medesimo come Procuratore, e Rappresentante 
deir Opera di S. Maria interveniva tra gli altri queU' istesso 
Ildebrando, che gik nell'anno 1103 sottoscriveva in quali- 
tà di semplice Visconte Pisano Y atto precedente di donazione 
della Contessa Matilde all' Opera predetta. Ma assumeva egli 
adesso titoli assai più fastosi, poiché qualificavasi Giudice del 
S. Palazzo Lateranense^ e quel che maggiormente rilevava, Con- 
sole per la Gra^zia di Dio dei Pisani^ agendo insieme cogli altri 
cinque Consoli suoi coUeghi. Il Contratto veniva disteso dal 
solito Ugo Notaro Apostolico nei termini seguenti. = 

« In Nomine 
« Domini Nostri Jesu Christi 
M Dei ÀeterrU. 

m 

« Amen. 

a Anno ab ejus incamaiione MCXXIy quinto Idus lunii y 

a Indici. XIII. 

a Mamfestus sum ego Ildelrrandus Index et Proeurator Operae 
a Sanclae Mariacj et nane per Dei gratiam Pisanorum Consul^ 
« quia per hafic cartam vindo^ et trado libi Altoni Pisano Ar- 
a ehiepiscapo Castblluh et Curtem db Livurna cum omnibus 



108 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1121. 

(c sitis pertinentiis j cUque districtu, et cum omni jure^ et prò- 
fc prietate j et actione sua. Pro qua mea venditione ^ tradiiione 
a a vóbis meritum recepì anulum aureum prò ubras millb tu 
« prefinito. Quam meam venditioneìn et traditionetn si ego qui 
« supra Ildebrandus Index et Operar ius vel mei successores^sive cui 
« nos eam dedissemus^ aut dederimus retdlere, vd minuere que- 
<( sierimus per aliquod ingenium tibi qui super Attoni Archiepisco- 
a po^ vel tuis successorilms y aut cui vos eam dederitisj vd habere 
w decreveritis y et si nos ex inde auctores dare volueritis^ et eam 
« vcbis ab omni homine defendere non potuerimusy et non defenr 
« saverimus^ spondimus nos vobis componere istam meam vendi' 
a tionemy et tradictionem in duplum in ferquido loco sub extt" 
a nuUioncy qxudis tunc fuerit. Et in tali hordine haec scribere 
a rogavi Ugonem Notafium Apostolicas Sedis. » 

« Actum infra Ccmonicam S. Mariae. » 

« Ego Ildebrandus ludex Saperi Palata Lateranensis y et nume 
« per Dei gratiam Pisanae Civitatis Consul in hoc carta a me 
« faeta subscripsi. » 

a Signa *\' *\' *\' i" i" i" i" manum Gerardi VicecomitiSy 
a et Athonis qtioììdam Marignaniy Alberti q.m Vgonisy Henrici 
u q.m Rolandiy Lamberti q.m Guidonis tunc temporis Consulumy 
« Petri q.m Albitthonis .^ Gerardi Gaetani q.m Vgonis rogatorum 
« testium. » 

« Ego Ugo Notarius Apostdicae Sedis post traditam compievi 
<* et (ledi. » 

« Ista carta facta est eo tenore quod post quam débitumy quod 
a est nominative 150 librarum de capitali Vgonis fUii q.m Ugo- 
a nisy et 100 librarum de capitali Guidonis filii q,m Bdgarelliy 
a fuerit sdulum cum suo prode .^ ego vel meus successoTy sive 
« metis missus dare habemus tibi prefato Archiepiscopo y vd tuis 




EPOCA n. ANNI DI GESU' CRISTO 1121-1124. 109 

« sticcessoriìnis y aiU vestro misso centum libras bonorum denor 
« riorum LucensiuMj quas eiiam per predictos annos solvere pro- 
li inittimus . . . si taliter fecerimus et conservaverimus quod sit 
« inanis et vacua ^ et in nostra redeat potestate. Quod si taliter 
« non fecerimus et non conservaverimus per aliquod ingenium^ 
a tunc inde in antea habeatis vos et v estri successores predictum 
« castrum et curtem cum omni sua pertinentia per ipsam car- 
« tulam proprietario nomine , ad faciendum inde quidquid vo- 
ti lueritis absque omni calumma^ donec predicte mille libre vo- 
ti bis solute ab Operariis erunt , vél eorum misso. Et repromis- 
a sionem ad defendendum qui per manum tenet ad penam ar- 
ti genti optimi libras mille ad eundem datare meritum et testes. 
a Et investivit eum inde ad proprietatem ad ipsam penam ad 
a eundem datare meritum et testes. Et jur(wit ipse lldcbrandus 
(( ludex et Operarius^ aJtque Consul ad Sancta Dei Evangelia y 
a quod si predictum terminum transhojctaverit ipse , vel ejus 
a submissa pei*sona predictum pignus non habent agere^ vel cau- 
ti sarcy ncque aliquo modo imbrigare ad supradictum Archiepi- 
« scopum^ vel successores suos donec predicte mille libre solute 
a non fuerint. » 

Ma non godeva quindi V Arcivescovo Pisano lungamente, né 
pacificamente dell' acquistato dominio di Livorno : imperocché 
scorsi appena tre anni sorgevano a pretendere, e ad arrogarsi 
sul medesimo dei diritti feudali certi fratelli Francigena^ Gu- 
glieltìWy ObertOy e Brattaportata ^ i quali reputati da alcuni di 
origine francese^ intitolavansi già Marchesi di Livorno, 

In quei tempi di tanta confusione governativa e politica , nei 
quali , come già altrove rilevammo ^ sul luogo medesimo simulta- 
neamente deducevano pretensioni, e dominio V Impero^ il Marche- 
se Governatore della Provineiay i Visconti ^ ed i Conti rurali subfeur 



110 EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1124-1126. 

datar j y ed in un la Repubblica viciniore con maggiore potenza, 
ed efficacia di tutti, non dice chiaro, né scende a spiegare 
la storia in qual modo questi nuovi Cattaui di Livorno fossero 
riusciti ad impadronirsene, e per qual dritto, quantunque fo- 
restieri, sostenessero adesso di non volerne abbandonare il 
titolo, ed il possesso. 

Sappiamo solamente, come tra non molto racconteremo, es- 
sere stati i medesimi cotanto tenaci delle proprie ragioni, che 
per sfeudarli , e per dichiarare in principio , che contro la giu- 
stizia si erano essi quel titolo arrogati, a nulla più valendo 
la opposizione , e Y autorità dell' Arcivescovo di Pisa , abbiso- 
gnarono niente meno che una Decisione Imperiale ^ e successi- 
vamente anche una Bdla del Sommo Pontefice ^ rimpetto aDa 
quale ultima in ispecie, vano, ed irriverente, non che assai 
periglioso , poteva riuscire a quell' etk recalcitrare semplice- 
mente. (12) 

Pure chi il crederebbe? I nostri Marchesi ne dell'una, né 
dell' altra fecero il minimo conto ; mentre ad onta di Cesare , e 
del Papa proseguirono a pretendere dominio, ragioni, e titolo 
baronale sopra Livorno per quasi due secoli e mezzo. 

Continuava frattanto ostinata la guerra tra i Pisani, ed i 
Genovesi. Volendo adesso questi ultimi tentare sotto le mura 
stesse di Pisa con un colpo decisivo la sorte delle armi, mes- 
so in mare un numeroso stuolo di navi con poderose forze da 
sbarco, si inoltrarono per la foce d^Amo a poche miglia da queDa 
Città. Accorsi quivi i Pisani impegnarono con essi una delle 
più accanite battaglie, che l'odio dei partiti abbia potuto so- 
stenere. Ma i Pisani questa volta sventuratamente rimasero 
vinti, e dispersi. Temendo essi perciò di vedersi nella propria 
Capitale dai Genovesi assediati domandarono la pace, e gene- 




EPOCA U. — ANNI DI GESD' CRISTO 1126-1130 111 

rosa r ottennero dai vincitori; mentre questi altro non prete- 
sero se non che facessero sbassare le Torri di quei loro nobili, 
i quali forse più degli altri avevano consigliato di proseguire le 
ostilità; e guastare le colonne della Chiesa di S. Sisto, che 
in memoria deir accennata vittoria del 1119 avevano- in Pisa 
stessa fabbricata. (13) 

Composti così di nuovo in apparente amistà questi due po- 
poli respirarono i Livornesi da quelle angustie, in mezs^o alle 
quali si erano nondimeno pazientemente occupati a risarcire dai 
guasti sofferti le loro povere abitazioni , ed a restituire al pri- 
mitivo grado la Rocca di Matilde. — Dimoravano essi allora 
fortunatamente sul lembo di uno dei più floridi, e popolosi 
territori del dominio Pisano; il quale non limitavasi già alla 
adiacente pianura, ma esten'devasi eziandio alle contigue col- 
line ; mentre da un Istnimento sincrono ricaviamo che sino Po- 
pogna^ formando una ben grossa , e riunita terra, riteneva allora 
r aspetto quasi di una piccola Città , fornita essendo anche di 
un subborgo esteriore alle sue mura. (14) 

Ma ad onta della recente conclusa pace con i Genovesi non 
trascorsero per questo i tempi successivi pienamente tranquilli 
per i Pisani, ed in conseguenza per i Livornesi u Poiché al 
seguito dello scisma nato nella Chiesa per l' elezione dell' An- 
tipapa Anadeto insorgendo nuove dissenzioni in Italia, ed in 
Roma specialmente, si trovarono i Pisani nel sostenere la causa 
del vero Pontefice fn7U)cenzo IL spesso impegnati in guerre 
disastrose e contro Ruggeri Re di Sicilia, ed in difesa di Ro- 
berto Prìncipe di Capua. Ebbero essi però in compenso per 
ben due volte Y onore di scortare colle proprie galere il Papa 
Innocenzo da Roma a Pisa, a Porto Pisano, ed a Livorno; (15) 
e quindi viceversa nel suo ritomo dalla Francia in Italia; ed 

16 



112 EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1130-1138. 

insieme l' insigne fortuna, come alcuni Autori sostengono, di rinr 
venire neli' assalto dato ad Amalfi quel prezioso Codice delle 
Pandette Romane, che trasportate a Pisa furono quindi cono- 
sciute sotto il titolo di Pandette Pisane sino a che dall'odio dei 
Fiorentini non ne vennero violentemente spogliati. 

Ma morto in seguito Anacleto, ed essendo Innocenzo ritor- 
nato in Roma alla sua sede pacificamente, mercè anche gli 
ajuti dell'Imperatore Lotario^ sembrava che la Repubblica Pi- 
sana deponendo le armi goder dovesse insieme col suo statò di 
un qualche periodo di riposo , e di tranquillità. Sfortunatamente 
però formavansi adesso, nascendo, i primi semi di quelle ma- 
ledette fazioni, che conosciute furono poscia col nome funesto 
di Gvdfi^ e di Ghibellini. — Fazioni furono queste, che insangui- 
narono ovunque l'intera Penisola per più di 3 secoli, copren- 
dola di devastazioni e di stragi ; le quali senza mirare sempre ad 
uno scopo sublime, ed indegne affatto della Chiesa, e dell'Im- 
pero, servirono nondimeno di pretesto a dividere in due la 
grande famiglia Italiana, a spingerne atrocemente una parte con- 
tro dell' altra , ad armare , rotto ogni più sacro vincolo di san- 
gue, i fratelli contro i fratelli, e sino, con sommo orrore d^ 
la natura, i padri contro dei proprj figli, e questi contro 
di quelli per trucidarsi a vicenda con diuturna lotta, e con 
tali spietate vendette, che qualche volta sembrerebbero appena 
credibili se lamentate, e deplorate non fossero da tutti quasi li 
storici, che ne furono di mano in mano essi medesimi testi- 
monj oculari. 

Fruttarono le fazioni stesse pur troppo anche al nostro Li- 
vorno frequentissimi danni; e per varie volte rinnuovarono la 
sua distruzione, come nel seguito di questi Annali saremo a 
narrare; mentre nelle loro conseguenze ferali ebbero esse Fine- 



EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1138. 113 

sauribile abilità di non risparmiare quasi alcun luogo della 
Penisola per piccolo, ed oscuro che fosse. Fu questo un vero 
diluvio di generale calamità, da cui a ben pochi fu dato di 
potere scampare. — Alle gare, ai sospetti, alle gelosie, alle 
ambizioni, alle basse invidie municipali, ed alle frequenti osti- 
lità, con che le Repubbliche Italiane di questi ammirandi, ed 
insieme lagrimevoli tempi quasi ad ogni istante si martoriava- 
no, e si laceravan tra loro, aggiunge vasi adesso per colmo di 
sciagura anche questa nuova orribile peste politica, la quale 
nello spirito di parte che furibondamente accendeva le due op- 
poste fazioni, mescolando insieme religione, e politica, credeva 
trovare respettivamente una lodevole cagione, facendo ai Guelfi 
ostentare di aderire collegati colla Chiesa, e col Papa alla in- 
dipendenza, ed alla libertà dell' Italia contro qualunque stra- 
niero invasore volesse dominarla ; e vantare ai Ghibellini l' essere 
invece fedeli, e devoti all'Impero, cui l'alto dominio della Pe- 
nisola, secondo essi, per diritto spettava dopo il rinnovella- 
mento dell' Impero Romano Occidentale sotto Carlo Magno , 
sebbene in sostanza sì gli uni, che gli altri non mirassero per- 
fidamente che a dominare essi soli, e senza competitori nelle 
Città, che riducevano al proprio partito, dopo avervi trucidati 
quanti avversar] loro erano capitati nelle mani, e date alle 
fiamme e rovesciate al suolo le loro case. 

Ed era , conforme opinano alcuni , la morte del già ricordato 
Imperatore Lotario quella che produceva adesso la prinui fu- 
nesia aurora di giorni cotanto calamitosi. Poiché vacato appena 
r Impero alcuni dei Principi della Germania non amando che 
la corona Imperiale cadesse in Arrigo Duca di Baviera , quan- 
tunque fosse genero del defunto Imperatore, per esser egli già 
troppo potente di stati , e signore di vaste provincie , radu- 



114 EPOCA IL — ANNI DI GBSD' CRISTO 1138. 

natisi prestamente in Conflaìis^ promovevano al grado di Re dei 
Romam Corrado fratello di Federigo Duca di Svevia. — Di- 
scendeva Corrado dagli Arrighi di sangue Ghibellino stati piii 
volte Re di Germania, ed Imperatori: ed al contrario l'esclu- 
so Arrigo di Baviera proveniva dal sangue Italiano dei Prìncipi 
Estensi, come erede della famiglia dei Gtidfi pure di Germa- 
nia. — Ed eccco come nel suo esordio l'idra spaventosa nasceva, 
facendosi poscia anche in Italia gli uni stoltamente a parteggiare 
per Corrado, e per Arrigo gli altri. 

Ora uno dei primi atti^ a cui il novello eletto alP Impero (16), 
cioè Corrado II., prestavasi a favore degli Italiani rìsguardava 
Livorno : poiché ascoltate che ebbe le istanze direttegli dall' A^ 
civescovo di Pisa Baldmno^ già subentrato ad Attone, ed esa- 
minate le sue doglianze contro i noti Marchesi Frandgena di- 
chiarava con solenne Diploma dato da Norimberga nel 19 di 
Luglio, irrito^ e ntdlo^ e senza ragione preteso il feudo di Livorno^ 
del quale si erano impadroniti; e ne investiva invece di nuovo 
il solo prefato Arcivescovo. 

Ed è notevole poi come la usurpazione di Livorno per parte 
di quei Baroni francesi menato avesse remore non ordinario 
tanto in Italia quanto in Germania, forse anche per T importan- 
za maggiore, che U luogo marittimo cominciava ad assumere; 
imperocché oltre averne preso ricordo quasi tutti i Cronisti 
contemporanei Pisani , resulta anche dal testo del citato 
Diidcuna Imperiate che interposti, ed impegnati si erano per 
la sua restituzione all'Arcivescovo i più ragguardevoli perso- 
naggi di quell' età , cioè la stessa Imperatrice regiae cdsiivdims 
Gdtrude^ Consorte di Corrado, il di lui fratello il Cristianissi- 
mo Ottone^ il Vescovo Frisingense, e persino il fin d'allora ce- 
lebre per grande santità Abate di Chiaravalle Bernardo. (17) 



EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1138. 115 

Così ìd fatto Corrado esprimevasi » 

« In Notnifie 
a SaHclae et Irulividuae TrinikUis. 

« CUNRADUS 

« Divina faverUe Clemenlia 
a Ronmìwrum Rex Secundus. 

« Dilecto et venerabili Balduina Pisanorum Archiepiscopo^ efìis- 
« que smcessoribus canonice substituendis in perpetuum. Si sor 
« erosantis Dei Ecdesiis et Regni fidelibus^ maxime Episcopis, 
<« de facìdtaliìms regni nobis a Dea collati ^ aliqua liberalitate 
a regia etmferamus^ nan credimus Regnum dimittere^ sed augere. 
a Praedecessores enim nostros Reges et Imperatores Ecelesias ex 
a novo fundasscy et fundatas ex bonis Regni dotasse cognofvimus. 
« Ea propter omnibus nostris fidelibus tum praesentibus ^ quam 
a futuris notum esse volumusy quod pietaiis intuiiu Serenis. in- 
a teiwenlu Belteudis Augustae Consortis Regiae Celsitudinis y et 
« Gloriae. Inlerventu etiam Christianissimi Germani Nostri Ox- 
tt TONis, Reverendi Frisigensis Episcopi ^ nec non et Àbbatum^ 
a videlicet Bernardi Claravallensis magnae sanlitatis viri^ atque 
a Adam Eboracensis^ libi venerabili Balduina Pisanorum Archi- 
a episcopo, tuisque successoribus in perpetuum e regali largitione 
» donavimusy atque concessionis ^ et inconmdsa permanere prag- 
«e malica sanctione decemimusj quae propriis nominibus Sìdmo- 
te tantury scilicet » ( segue la descrizione dei varii beni, tra 
cui la terza parte dello Stagno come spettante alla Mensa Pi- 
sana ) e quindi « Preterea irritum decernimus feudum de Li- , 
«e torna concessum irrationariliter Marchionibus 9 videlicet 



116 EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1138. 

a GcJiLLELMO FRANaGENAE, et eju8 FRATRmus. Deccmimus etiam 
a tU de his omnibus nulli personae Ecdesidsticae vd seculari 
a FEUDI NOMINE, vel oliquo olio titulo Uceot aliquid ab Ecclesia 
« alienare , quod si factum fuerit , irritum habeatur. Preterea 
M donamus et concedimus tibi y tuisque successaribus in per- 
ii petuum tributum quod ripaticum vocatur^ et ab omni parte 
a civitatis debetur ; alqìis statuimus ^ ut a quibuscumque petitur 
a et exigitur a te , tmsque successaribus , ad partefn Pisanae 
a Ecclesia^ pelatur et exigatur. Si quis aulem Archiepiscopis ^ 
a Episcopus j Dux y Marchio y Comes y vel (diqua persona Eede^ 
a siastica y seu secularis cantra hanc nostrae constitutionis 9 et 
a donationis paginam aliquid praesumpserit centum libras auri 
a purissimi y medietatem Camerae nostras y et medietatem prae- 
a fatae Ecclesiae componat. Ut autem haec nunc et in perpetuum 
a rata et incommlsa permaneant y sigilli nostri impressione cor- 
a roborari mandavimus. Testes quoque qui praesentes aderant 
a subnotari fa/eimus y quorum nomina haec sunt. » 

<c Otto Frisigensis Episcopus. 

a Adam Eb&rajcensis AMms. 

« Sigilbertus Barnbergensis Electus. 

a Gothescalcus de 5. Cruce. 

a M. Henrici Marchionis Luipddi fUius. 

a Henricus Comes de Lechetchemunde. 

a Manegaldus de Vuarde. 

a Hialter de Lovenhusen. 

M Gottofredus Ca^tellanus de Rumberch. 

u Folchinus Magister Schdarum Frisigensium y et olii quam 
a plures. 

« Loco ^ Signi D. Curradi Regis Romanorum IL 

a Ego Amddus Cancellarius Vice Alberti Maguntini Ardiiea»' 
a cdlarii recognovi. 



\ . 



BiPOGA II. — ANNI DI GE8U' CRISTO 1138. 117 

' « Anno Dota. Incarnat. MCXXXVIII. Indici. 11.^ regnante 
« Corrado Romanorum Rege secundo , anno vero Regni ejus IL 
a Dal. Norimberg. xiv. hai. Augusti in Christo feliciter. 
« Amen. » 

Dopo tanto autorevole, e solenne decisione pareva che i de- 
boli, ed impotenti Marchesi di Livorno non dovessero neppure 
più rammentarsi. Ma che? Tutto al contrario anzi accadeva. 
Mentre decorsi appena otto anni tornavano essi di bel nuovo 
in campo più arditamente che mai, si arrogavano come per lo 
passato il titolo di Marchesi di Livorno, ed a 'questo per di 
più aggiungevano Y altro di Marchesi de Ma^sa Corsica y che i 
di loro antenati avevano adoperato. — Del loro audace , ed 
insistente procedere sembra però che andasse sin da principio 
lo stesso Arcivescovo Balduino assai persuaso; imperocché ad 
onta del recente ottenuto Diploma Imperiale non reputandosi 
egli per anche pienamente sicuro del riacquistato villaggio , 
si diede tosto premura di conseguire per maggior conferma de' 
suoi diritti anche da Innocenzo II una Bolla. (18) Di fatti sap- 
piamo che questo Pontefice alle di lui preghiere ratificava espres- 
samente appartenere alla sola Mensa Pisana tra i molti altri 
luoghi di suo dominio anche il così nominato Castrum^ et Cur- 
tem de Livomay et Plebem de Livoma. 

Ciò non ostante i nostri Marchesi, lungi dal darsi per vinti, 
o trovarsi forse sgomenti rimpetto alla decisione di quella Sede, 
che allora ben spesso sapea far crollare sino i maggiori, e più 
saldi troni d' Europa , continuavano a persistere sempre più 
nelle loro pretese. Chi sa 7 Forse eglino esigevano il giusto ; 
mentre senza alcun diritto troppo doveva apparire strana, e 
quasi insensata la loro resistenza. 



118 EPOCA n. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1138-1146. 

Con si fatta condotta però, se non temessi di errare, sarei 
per dire che cominciassero essi i primi a dar vita a quel det- 
tato, che quindi invalse comune tra noi, e che spesso rìsumiò 
perfino sulle labbra degli stessi Granduchi Medicei , cioè efte 
se alcuno voleva agire a modo suo andar doveva a Livorno. (19) 

Frattanto la citata Bolla di Innocenzo II presentava per la 
Chiesa Livornese una particolarità notevole, ed importante. Onde 
bene intenderne il valore fk d'uopo che noi ci rammentiamo 
come allorquando sino da quattro secoli indietro venne la me* 
desima per la prima volta rammentata nella carta di Alboino 
Re dei Longobardi, non lo fii che col titolo di Chiesa semplice 
solfo la invocazione di S. Maria. Ora nella Bolla predetta si di- 
chiarava essersi la stessa elevata al grado di Pieve ^ costituen- 
do gik la Chiesa hatlesimatej e principale del villaggio. E per 
quanto nella Bolla predetta si tacesse del di lei primitivo titolo 
di 5. Maria ^ è indubitato però, come apparisce anche da un 
docomento civile del 1200, che il riteneva tuttavia, appellan- 
dosi di fatto in quello Pieve di S. Maria y il cui Rettore era 
di nomina dei Rappresentanti della Comunità di Livorno. 

Ora le pretensióni dei Marchesi di Livorno, anche al seguito 
delle due già riportate grandi sentenze contro di essi proferite 
nove anni indietro, dalle maggiori e più venerande autorità di 
quel secolo , non apparivano in alcun modo sopite. Debbo cre- 
dersi anzi che addivenute fossero adesso più vive , e conclu- 
denti: imperocché costringevano alla perfine lo stesso Arcive- 
scovo di Pisa a riconoscerle , e ad apprezzarle. Di fatto dovè 
egli transigere con quello di essi Marchesi, che rimasto era 
tutt'ora superstite, e contentarsi di accordargli in feudo quanto 
ad esso si perveniva , vale a dire la terza parte di Livorno^ 
e della stia Corte. In riprova di che troviamo nelle memorie 



EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1146. 119 

di questi tempi che Alberto Marchese di Corsica^ figlio del già 
rammentato Brailaportata ( uno dei tre Francigena ) intito- 
lavasi pacificamente , e senza più alcun contrasto Marchese di 
LivoTìia, 

Ottenuto il quale decisivo trionfo usava egli liberamente del 
proprio diritto. Ma o che si trovasse quindi in necessità di 
danaro, ossiwero che per sottrarsi alle molestie, che per par- 
te della Mensa Pisana poteva sempre prevedere e temere , 
amasse meglio di disfarsi della sua porzione di Livorno, fatto 
sta che si determinò in questo medesimo anno a concluderne 
la vendita per mille soldi Lucchesi ai due fratelli Sismondo^ e 
Conetto^ mediante un Contratto Notariale, al quale ( non sapendo 
egli scrivere ) dovè contentarsi di apporre in luogo della fir- 
ma una Croce. 

Dobbiamo alla immensa diligenza del Muratori la pubblicazione 
del testo di questo per la storia nostra pregevole documento, 
il quale venne rogato in Pisa presso la porta a mare nella casa 
di certo Gerardo dal solito Ugo Notaro della Sede Apostolica. 
Conteneva il medesimo però un patto speciale di riservo a fa- 
vore del Marchese Alberto venditore, per cui se avesse egli 
entro due anni restituita agli enunciati fratelli la somma per- 
cetta doveva la vendita loro fatta aversi, e considerarsi come 
nulla, e non avvenuta. Sembra in effetto che così la cosa an- 
dasse ; mentre troviamo in seguito possessori del feudo di 
Livorno non gli aventi causa dai mentovati Sismondo, e Co- 
netto, ma bensì gli eredi diretti del prefato Brattaportata , i 
quali continuarono perciò a fregiarsi del titolo di Marchesi dì 
Livorno , e di Massa Corsica. (20) Portava quindi il citato Con- 
tratto le appresso dichiarazioni. 



17 



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^ éfju$ /Jf/iffiy; iufui9 f UrriM , mUvU H diMirittm j d 

4^ Im'tjtiri^, f fpU jfUmti vd aiicujus reddiiuM ; 

« fU» f H irum fimni jure et eaum^ quecumque wdU et 

^ prMliirlU jmr FiMulumf vel (dio modo pertineni. 

u tttrUarn jnn'lùmmn cum amnibtu suprascriptis in imié 

<< 4ium infnrUmlmM et superiarUnu et finibus et i\ 

ti fuU f et irum jìTfìprietate et pertinentia et edificio et 

H JuH Mwi f viiln$ MujìroMcriptU fratribus vendo et trado. Cmie 

44 a vohin jn'etium racepi barurrum denariorum Lueensium mU- 

u do$ mille in pnfinito. Quam meam venditionem ei traditio- 

44 fuim Mi (1(10 qui mpra ÀUmrtu$ Marchio vel meut haereSj 

(t mìvh tìliquin nU non eam dedissemus aut dederimus y nel a 

4t t$ohiu mimmiMMHM , (piolibet ingenio y vel modo retollere y vél mJb- 

(« /ni/irf|*0 a\U diminuire vel impedire quesierimus vobis 9upnr 

44 mriplin fmiribuH , vd vestris heredibus et omnibus quibuscumr 

44 quv viim dMvriliu , vel rdinqueiulis y et ai nos exinde audorei 

w dniH^ voIuvHHh et vam vobin ab omnibus defendere non potm- 

u rimus « ei mn dvfensavvrimus j spondeo ine y qui supra M- 




EPOCA U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1147. 121 

« bertum Marchionem ^ meos quoque heredes composituros vobis 
a et vestris hceredibus suprascriptam venditionem traditionem in 
a duplvm in ferquido loco siA estimatione^ qucdis ttmc fuerit. 
« Et in tedi ordine hanc cartam Domnum Vgonem Judicem et 
« Notarimn scribere rogavi. 

« Actum Pisa ^ Porta Maris ^ domo uxoris q.m Gerardi Pat- 
ii tapini y prope Ecdesiam 5. Nicolai. 

a Signum *|* mamis supraseinpti Alberti Marchionis j qui hanc 
u cartam venditionis rogavit fieri. 

a Signa .j* «j* «j* -|* «j* «j* manuum Veltri q.m Fralmi^ Gottifredi 
a q.m Lamberti j Baronis q.m Martini^ Pattuceii fUii Alliceti j II- 
a debrandi q.m Ildebrandi^ Belloni q.m Sili ^ rogatorum testium. 

a Ego Ugo Damni Loltarii Tertii Romanorum Imperatoris Judex 
c< judiciorum omnium interfui et subscripsi. 

a Ego Ugo Notarius Apostolice Sedis post traditam compievi 
K et dedi. 

a Ista venditionis carta nomine pignoris tali tenore facta est 
a quod qualicumque die ab hodie usque ad duos proximos annos 
a suprascriptus Albertus Marchio vel ejus heres^ atU ejus certus 
a Missus reddiderint suprascriptis fratribus , vel eorvm heredibus 
a aut supra hoc misso ^ bonorum denariorum Lucensium sólidos 
« mille et prode in predicto costituto per singuio mense bono- 
a rum Denariorum Lucen^ium sólidos sedecim et denarios odo j 
a tunc ista venditio el carta resolvatur j reddatur et mhil valeat. 
« Si vero ita solutum non fuerit tunc ab inde in antea in pò- 
« testate suprascriptarum fratrum et heredmn eonan et omnium 
« quibus dederint deveniaty et permaneat ad eis tenend/um et 
« aliemmdum et pignorandum^ et quicquid eis plaeuerit fàdenr 
« dum. Ita etiam quod quantumcumque temporis post suprascri- 
« ptorum terminum stderit quod suprascripta pecunia reddita 



.• 



122 EPOCA IL — ANM DI GBSU' CRISTO 1147. 

« vel rfeolleiia non fùerii^ pos^ssio apnd suprastriios firaires^ 
« eormnqne heredes permaneai ei mtprascripium proficunm sem- 
m per débealur ei currai. Et possessianem ei frueifu ei amnem 
« reddiium pignoris infra suprascripium ierminum j H post ra- 
«< prascripium ierminum suprascripii fraires y earumque heredesy 
« ei ontnes quibus dederini^ débeni habere ei ianium gimnliifii 

« valuerini frueiu^ ei reddiius . debeni diseamp^Uare. tnsuper 

« juravii supraseripius Albertus Marehio per S. Dei Evangdia 
M quiod carta vel dalia , aut obligaiio fada non etty vel ap. . . . 
« vendiiioniy ei earte eonirarioj vel fèoeiva. Et 9i suptroMeripiui 
« ierminus transierii non soluta mpraseripia peemùa aaspUm 
« nullam liiem vel molesiiam faeiei de .... et pignare ei qmeie 
« tenere j ei pensionem «f fmeius ei wnne reddiiam reecUigere 
M non eoniradieii. Si qìUs vero cotUradieerei aMior ei defemor^ 

M ei adjuior ei eorum heredibus et omnibus quibus darent 

u tW relinquereììi. Et repromissionem ad defetìdendum j qm per 
« maìutm tenti ad penam argenti optimi librarum quimqm»ginta 
« ad supraseripium datare maritum ei testes. Et dedii in Monti 
« supraseripii Coneiii prò ipso ei fraire supraseripium GoiiifrS' 
« dum ei eorporaliter ipsum in possessianem mitterH^ ei ui ipse 
« Coneitus per se et fraire possessianem ing r eder ei ur de supnt 
« seri pia tertia parte et omnibus supraseripiisy que idem Mar' 
« cbio in Feodum ab Archiepiscopo Sancie Marie habebai ei ipse 
« pigtufri predieiis frairibus .... ipsi precepit y quod facinm est 
« afr eo Coneiio. w 

Goveraava intomo a quesli tempi la Toscana « in qualità di 
Vicario del Re Corrado III. ^ il Marchese Lirico « il quale 8Ì 
intitolava anche Vice-Marchese di Firenze. Ora durante h 
di lui amministrazione Villano Arcivescovo di Pisa asse^;nava 
nel 1164 d'ordine di Papa Alessandro HI. alle Monache di 
Ogni Santi lo Spedale di Stagno. 



BPOGA n. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1147. 123 

Era questo Spedale uno di quei tanti Ospizj di carità ^ e di 
asilo ^ che nel Medio Evo la pietà pubblica aveva eretti nei 
luoghi in specie di maggiore passaggio , acciò vi ritrovassero 
alloggio , ed occorrendo in caso di infermità^ soccorso^ ed assi- 
stenza i viandanti, ed i pellegrini; poiché mancavano allora, 
per quanto appare, gli alberghi pubblici, e le locande lungo 
le strade 9 e nelle città. Per la stessa ragione anche Livorno 
come luogo sul mare , spesso visitato dai forestieri , contava il 
proprio Spedale^ che fu probabilmente il primo da esso posse- 
duto sino da questa remota età. 

Ma la vicina mansione di Stagno era ancor più frecpientata; 
mentre pel suo gran ponte quasi del cx)ntinuo transitavano in 
gran numero non solo tutti coloro che al Porto Pisano per le 
faccende commerciali si trasferivano, ma ben anche quei Crociati 
tanto d'Italia, che d'oltramonte i quali in quello Scalo si riuni- 
vano per imbarcarsi, e passare in Oriente coi navigli Pisani. 
Avvertita la quale ultima circostanza riesce facile Tintendere per- 
chè anche la Pontificia autorità volentieri intervenisse a fare ora 
servire l'enunciato Spedale di Stagno con più di carità, e di 
attenzione dalle religiose di quel già ricco Monastero Pisano. 
Bramava il Pontefice che avendone bisogno potessero profittar- 
ne quei prodi, che vestendo le divise della Croce abbandona- 
vano patria, e parenti; e lunghi e faticosi viaggi imprendevano, 
decisi come erano di morire , occorrendo , porche la gloria con- 
seguissero di sacrificare la propria vita nelle contrade ove nacque 
e mori il Salvatore, ed in difesa della più grande delle cause che 
allora si agitasse nel Mondo, e nello spirito di quel secolo, 
vale a dire di quella da cui dipendere doveva la sorte futura 
dell'Europa Cristiana: poiché là in Oriente stava ora a de- 
cidersi se dessa al giogo dei Mussulmani avrebbe, o nò pie- 



124 EPOCA n. — ANNI M GBSU' GUSTO 1147-1153. 

gata la fronte, non venendo questi arrestati nel qaasi dUùn 
invincibile loro furore dalle spade di tanti generosi Campioiii 
di Cristo. 

Ma lo stagno, di cui favelliamo, aveva acquistata un'altra 
speciale celebrità a motivo della rinomata pesca delle Lontre^ 
che come già dicemmo, sulle sue rive eseguivasL Sembra che 
le pelli di questi piccoli anfibi andassero allora assai ricercate, e 
servissero al vestimento invernale de' due sessi ; mentre da varj 
documenti contemporanei sappiamo avere pagato ijjontrarii mi 
ben grosso annuale tributo alla Chiesa Cattedrale Pisana, per 
quanto la medesima non possedesse di quel piccdo lago che 
la terza parte soltanto. E di ciò tragghiamo nuovo argCMnento 
andie dalle premure che circa quest' istessi t^npi si davano 
i suoi rappresentanti onde conservarlene illeso il possesso. Ri- 
correvano eglino di fatto alla Santità di Ànasiasio lY.^ acciò 
volesse compiacersi di confermarle il godimento di d utile 
entrata. Aderendo il Pontefice aUe loro domande, e facendo 
seguito al Diploma Imperiale di Enrico II. del 1084 , dichia- 
rava egli pure solennemente con suo Breve dato in Laterano nA 
3 dt Settembre 1153, appartenere lo stagno, e la pesca delle 
Lontre per una terza parte con ineluttalnle diritto alla Cat- 
tedrale predetta. Ora passando il Papa nel Breve medesimo 
a rassegna tutti gli altri beni, e diritti, di cui essa godeva, 
veniva con speciale mensione a pariare, oltre della Corte di 
Papulogna ^ o Papogna , anche del così allora chiamato « Ofi- 
M ettun Eedesiagticum, et benefieium Papuli Pisani in Partu de 
• Turribus. (21) 

Non importando alla storia nostra il conoscere in che vera- 
mente consistessero il detto officio y e benefizio ci faremo piut- 
tosto a ponderare il nuovo nome dato al Porto Pisano dal Pon- 



EPOCA II. ANNI DI GB9U' CRISTO 1153-1154. 125 

tefice coli' appellarlo il Porto delle Torri. — L' espressione a 
vero dire non poteva peranche addirsi con esattezza al luogo 
cui riguardava : poiché a quest' anno , e sino a qui mancava 
esso affatto di Torri proprie , né alcuna ne contava ne' suoi 
dintorni ^ se si eccettuano le due di Livorno , cioè la /tocca 
vecchia^ ed il Mastio di Matilde^ le quali appartenevano più 
specialmente al nostro villaggio, sebbene sul lato manco del 
Porto Pisano sorgessero. (22) 

Comunque però si possa opinare relativamente alla designa- 
zione sii indicata non sarebbe forse concetto troppo arrisicato 
asserire che addivenne essa, per cosi dire^ un mirabile vati- 
cinio di quanto tra breve andava ad accadere effettivamente: 
poiché nell' anno appresso il Porto Pisano veniva appunto dalla 
RQDubblica munito di due grandi Torri al suo ingresso ^ e di 
u^^karza alla Meloria per servirgli anche di faro. 

Dopo i guasti sofferti dal Porto durante 1' ultima guerra Li- 
gure avevano dovuto i Pisani per esperienza, ed a proprie 
spese convincersi che quel loro scalo naturale , cotanto d' al- 
tronde necessario alla stazione delle numerose flotte da guerra, 
e da commercio , che possedevano , aveva omai urgente bisogno 
di una qualche materiale difesa non solo per rimanere garantito 
da un colpo di mano , ma ben anche per essere posto in grado 
di resistere a qualunque più gagliarda aggressione nemica 
mercé delle fortificaziooyi atte a quei tempi, ed al modo di 
guerreggiare d'allora, ad opporre una valevole resistenza. Di 
ciò persuasi i Pisani si accinsero subito all'opera; e sotto il 
celebre Consolato di Cocco Grifi ^ mentre contemporaneamente 
imprendevano a cingere di forti mura la loro Città (23) , pone- 
vano mano s^d inalzare sul Porto le accennate tre Torri. (24) 

Ebbe la prima, come la più grande di tutte, il titolo di JKa- 



126 BfOCA n. ANNI M OSU' CEISTO 1154. 

gtìakj si diiamò Formiee la seconda; mentre h lena a distinse 
col nome di Lanterna per Fuso coi andava ad essere in ^ecial 
modo destinata. Tutte e tre poi erette vennero in principio 
con forme crossali ^ e di grandi pietre verrocane composte, 
talché anche per la squisita architettura, di cui andarono or- 
nate, passarono, e furono celebrate per le più belle Torri del 
Mla9èdo. (25) 

Sorgevano le due prime isolate in mezzo al mare, e 8aD*en> 
trata del Porto. — La Piagnale sussiste sin oggi tutta intera, 
ed è quella che ora si vede di CaKxia quasi al Marzocco, b 
essa risiedeva già il Comandante supremo del Porto, e delle 
altre Torri. — La Fonnice venne inalzata nel hto opposto 
cioè a levante, e non molto lungi da quella, che andie al 
presente giace sul lido attuale per più di due terzi già dino* 
cata, chiamata il Casiell^iOy o Malierehiaia, 

La Torre della Melorìa consisteva essa pure in una specie 
di Fortezza ^ dimorandovi di fatto un presidio militare Mtto i 
comando di un Capoposto , e di varj Sergenti ; e suppliva in- 
sieme alle veci di Fwiuile\ poiché nella sua sommitài accende- 
vansi dì notte molte bei onde indicare ai naviganti il Porto 
contiguo , e le secche da evitarsi ^ che presso la medesima per 
lungo tratto estendevansL (26) 

Ne si creda che le divisate Torri neDa originaria loro edifica- 
zione fo6S»o già quali ora le scorgiamo nei loro avanzi, e dopo 
essere state per più, e più volte abbattute, ed in fretta rilahhrih 
cate, basse cioè, di opera laterizia^ e di umile, e quasi meschino 
aspetto; poiché sorsero nei tempi felici dei Pisani non dJMimili 
punto dal Marzocco dei Fiormiimi^ vale a dire con vas tiiaima 
mole, e con grande magnificenza, degne di quella polente, ed 
ambiziosa Repubblica, la quale commerciando allora con tutti 




EPOCA U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1154. 127 

quasi i popoli della terra amava presentare nel suo grande Em- 
porio ai primi loro sguardi siffatte opere come monumenti della 
propria grandezza, e dovizia. (27) 

n faro eretto alla Meloria sentiva esso pure della stessa 
grandiosità , come le rimanenti sue fondamenta sii (piella sco- 
gliera dimostrano, e fii il primo che abbiano avuto il Porto Pi- 
sano, e Livorno. 

Ma la fondazione delle divisate due Torri, della Magnale 
cioè, e della Formice^ nella posizione di sopra descritta, ofi^e 
per la storia fisica del Porto Pisano una osservazione meritevole 
della maggiore attenzione. Imperocché per essa dobbiamo conside- 
rare come dopo Tanno 1116 si fosse il Porto medesimo sensibilmen- 
te ristretto , e come ritirate già avendo le sue acque dalla Gronda 
dei Lupi più non coprisse con quelle Y amplissimo spazio, che 
oltre al moderno Pontarcione ( Ponte stdP Ugione ) estendevasi. 
Di fatti da varj sincroni Documenti rileviamo che nei dintorni 
della Bastia si era ultimamente ridotto , e che il suo ingresso 
in specie con fondo atto ai bastimenti di qualche portata, li- 
mitavasi adesso alla larghezza interposta tra le enunciate due 
Torri; e che in conseguenza non si apriva piii come nei secoli 
Etruschi e Romani dalla punta dei Cavalleggieri al Capo La- 
brone. 

In riprova di che narrano in più luoghi le Cronache Pisane che 
per vie meglio garantirlo dagli attacchi delle flotte nemiche una 
grossa catena di ferro tiravasi allora dall'una all'altra Torre; la 
quale precauzione dimostrava che al di fuori, vale a dire ai lati 
estemi di dette Torri, non esistevano più che delle lagune marine 
quasi stagnanti , e perciò incapaci di offrire ivi passaggio anche 
ai più piccoli Bastimenti ; mentre in caso diverso sarebbe stato 
affatto inutile l'indicato riparo. — Le cause poi che l'interri- 

18 



128 EPOCA U. — ANNI DI GRSU' CEISTO 1154. 

mento di questo gran seno di mare accelerarono devono ascri- 
versi, secondo il debole nostro giudizio, principalmente 1/ aHe 
alghe , le quali per ogni dove anche a quel tempo il letto dd 
mare coprivano dalla Bastia per vastissima estensione sino oltre 
la Meloria: 2.* all' abbandono della Fossa antica^ la quale , 
come già avvertimmo, allacciava le acque dei torrenti Cigla, 
Ugione , e Rio Silculo : 3.^ alle torbe dei fiumi della amti- 
gua pianura Pisana, ed in specie della Tara^ le quali sco- 
lando per r emissario dello stagno alla foce di Calambrone si 
saranno facilmente insinuate nel vicino Porto Pisano e pel moto 
radente del Littorale , e per la forza dei venti non contrai] a 
quella direzione. — Delle altre cause minori, che esse pure 
contribuire forse poterono a convertire il Porto predetto nella 
attuale vasta Fattoria della Paduletta, noi non facciamo panda, 
come di argomento, che direttamente non interessa la storia nostra. 
Bene è vero però che le alghe nella loro efflorescenza, svelte 
dair impeto dell' onde , e dal mare agitato dai venti j e spinte 
del continuo alla riva fermando sii di essa da per tutto i cùA 
detti tomboli avraimo a poco a poco, e di mano in mano co- 
stretto il mare a cedere il terreno, ed a ritirarsi. (28) 

La fossa antica poi non tenuta diligentemente scavata, e con 
il necessario declive, non avrà più impedito completamente die 
le piene terrose dei torrenti Livornesi non vi si scaricassero. — 
I Pisani distratti sovente dalle guerre esterne , e dalle loro in- 
testine discordie avranno forse cessato dal prendersi cura dei 
lavori indispensabili a mantenere in buon grado quella grandiosi 
opera idraulica con tanto senno dai loro maggiori ideata. Di 
fatto di essa più non troviamo fatta mensione in alcuno dei 
successivi Documenti, tranne una sola volta nell'anno 1161; 
né più di essa trattarono quindi i secondi statuti del 1284, che 



EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1154. 129 

tra breve avremo occasione di rammentare, quantunque la mag- 
gior parte delle loro disposizioni riguardassero appunto le opere 
pubbliche dei territorj Pisano, e Livornese. — Finalmente le 
piene rigogliose , e frequenti massimamente nell' inverno della 
Torà e degli influenti nella medesima, derivanti dalle colline 
Pisane, gettate con furia in mare per 1' enunciata foce di Ga- 
lambrone non avranno dovuto percorrere che un assai breve 
spazio onde insinuarsi nel contiguo bacino • di Porto Pisano , e 
contribuire ancor esse al più sollecito suo annientamento. 

Ciò non pertanto avevano ben ragione i Pisani di fortificare 
adesso, e di render meglio difeso, e sicuro il loro Porto, 
quantunque già ridotto si fosse a men che un quinto della pri- 
mitiva sua ampiezza ; mentre or più che mai al medesimo con- 
correvano da ogni parte ed in copia grandissima le Navi 
mercantili, ed in specie dagli scali dell'Impero Greco ^ dalV Egit- 
to j dalla Barbaria , non meno che dalla Siria ^ e dalla Sicilicu 

Testimonj oculari di tanta prosperità commerciale rendere ne 
vollero testimonianza Niccolò Tingm^ense^ Semondo detto il Me- 
cliticoy ed Enrico rf' Oddoj Monaci Islandesi n^Wltinerario da 
essi composto allora quando transitando per Pisa proseguivano 
il pellegrinaggio da quella loro ultima Tuie sino a Roma, ed a 
Gerusalemme. In tale circostanza quei buoni Cenobiti stranieri 
dopo avere veduto Pisa amarono visitare anche il Porto Pisano^ 
e Livorno^ e di quest' ultimo fare inoltre distinta mensione. Su 
di che noi non faremo che riportare le loro stesse espressioni 
nella traduzione eseguitane da uno dei più benemeriti della Re- 
pubblica letteraria , (29) nella parte riguardante il loro viaggio 
a traverso della Toscana sino oltre Acquapendente. 

M Al sud di Lucca è situata la Città di Pisa^ la quale fre- 
M quentano i Dromani Mercantili della Grecia e Sicilia ^ delVEgit- 



130 EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1156-1161. 

fc tOy Siria ed Affrica. Al suol giace il borgo detto Aenblack. - - 
. « ( il nostro villaggio ) ; (30) allora arrivi alP Ospizio di Ma- 
K tilde y che essa fabbricò adempiuta la promessa data a Mon- 
4c tecassino. Qui ad ogni viandante è permesso di albergare una 
« notte. (31) Dipoi la Città di Santino y dipoi la Città di Mar- 
a tino ( luoghi ignoti )y dipoi Siena ^ Città buona^ dove è wm 
« veduta estesa. Alla Chiesa di Maria con la sede Episcopale 
M si vedono donne bellissime: da Lucca è distante tre giortuUe 
a di cammino 5 di li poi a S. Cherico un giorno di cammino ; 
M quindi a egual distanza Acquapendente. Si passa il Monte 
M Clermont nel quale il Castello Malamvlier in nostro idioma 
M Kona. Ivi abita gente di pessima indole. » 

Ora la Repubblica Pisana non contentandosi di avere fortifi- 
cato il Porto colle torri sopra accennate , volle in pari tempo, 
mercè i suoi primi Statuti^ provvedere anche all'attuale mante- 
nimento della fossa antiqua (32), ed insieme annunziare alle 
straniere genti, che ad esso concorrevano, come già da non 
pochi anni indietro, oltre il giìi noto Celebre suo Consolaio dd 
mare^ vi teneva in vigore anche molte leggi nautiche ^ e varj 
regolamenti marittimi^ acciò i Mercatanti avessero garantito , ed 
assicurato ogni loro diritto, ed in caso di qualunque questione 
sapessero da quali fonti potevano attingere la propria difesa 
presso i Tribunali di Commercio che ivi perennemente risie- 
devano. (33) 

Ma mentre questo solenne annunzio spandevasi per ogni dove 
a testimoniare la previdenza, e la giustizia della Repubblica 
Pisana , ed insieme la prosperità ognor crescente del suo traf* 
fico marittimo, suscitavansi a disturbarne il felice andamento, 
si vantaggioso anche a Livorno ^ le vertenze che sventurata- 
mente ora di nuovo insorgevano tra la Chiesa , e V Impero y 



EPOCA li. — ANNI DI GBSU' GEISTO 1161. 131 

per meglio dire tra Papa Alessandro III ^ e 1* Imperatore Fede- 
rigo detto Barbarossa^ il quale per far maggiore il cordoglio 
del Pontefice si era dato a proteggere TAntipapa Vittore IV. 

Narriamo noi questa triste vicenda della Chiesa; poiché la 
medesima condusse a Livorno il ridetto Pontefice Alessandro. 
Giungendovi egli per mare si trattenne nel nostro villaggio per 
varj giorni essendo forse il luogo di quei contomi allora il più 
atto ad offrire ad esso, ed al suo seguito alcune decenti abitazio- 
ni. Di fatti sappiamo che da Pisa a Livorno subito si trasferirono 
per onorarlo lo stesso Arcivescovo, e molti dei piii distinti di 
quella città. — Poteva dirsi che dopo il Principe degli Apostoli 
fosse adesso Alessandro III. il secondo Sommo Pontefice^ che di 
sua presenza per alquanto tempo onorasse Livorno. — 

Note essendo nella Storia Ecclesiastica le vertenze, di cui 
abbiamo fatto cenno, non ce ne occuperemo di più. Soltanto 
aggiungeremo che per effetto delle medesime occorse ad alcuni 
Monaci Belgj di descrivere con note a vero dire non troppo 
favorevoli Y ora tanto delizioso nostro Colle di Montenero. — 
Arrestati essi in Vada dagli emissarj dell'Imperatore, mentre 
fedeli al Papa portavansi a Roma, riuscì loro di potersi sottrarre 
colla fuga dalla carcere ove erano stati rinchiusi. Prendendo 
frettolosamente la direzione di Pisa, narrano eglino stessi come 
dopo avere superati aspri sentieri, pericolose paludi; e valicati 
monti, valli, e torrenti si ritrovarono alla perfine di notte tem- 
po su di un erto monte tenebroso , horrore terribilem , che MorUe 
del Diavolo veniva anche appellato, presso del quale, sporgendo 
in mare, avevano spesso naufragato molti navigli. — Ed era questo 
appunto quello, che ora noi riguardiamo come il Fiesole ridente 
della nostra Città, Montenero sin d'allora chiamato, dal castel- 
lo omonimo, che gli sorgeva vicino, nelle pendici scendenti 



132 EPOCA II. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1161-1162. 

verso il lato di mezzogiorno; castello considerevole, e vasto, 
come scorgesi dalle sue stesse rimanenti rovine, e di due Chiese 
fornito. (34) Impauriti quei buoni Religiosi Olandesi nel vedersi 
senza guida, e tra le ten€l)re in quello spaventoso burrone pro- 
varono altissima gioja alloraquando si fece loro incontro un 
Eremita^ che iir quelle aspre solitudini e sulla vetta di quel 
monte dimorava. Calmatisi alquanto alla di lui vista dal conce- 
puto terrore si persuasero alla perfine che il Diavolo non avrebbe 
forse abitato ove quell' uomo di santa vita esercitavasi in ora- 
zioni, ed in penitenze. (35) Giova però che noi sino da questo 
tempo abbiamo presente avere dimorato in Montenero alcuni 
Eremiti; poiché ci occorrerà tra non molto di far rilevare che 
dessi furono appunto quei primi, cui per molti anni toccò in 
sorte di custodire la portentosa Immagine di Nostra Signora 
delle Grazie, che ora si venera nel celebre Santuario di Mon- 
tenero. 

Frattanto V Imperatore Federigo proseguendo i soliti suoi 
modi animosi contro il Pontefice si dava pensiero in questo 
anno, onde ognor più rinforzarsi con l'alleanza della poten- 
te Repubblica Pisana, di inviarle un amplissimo Diplofna^ con 
cui regalmente concedendole quanto già possedeva, le confer- 
mava il dominio del paese, che da Portovenere a Civitavecchia 
lungo il littorale estendevasi, nel quale in conseguenza rima- 
neva incluso anche Livorno. (36) 

Né per questi moti di guerra cessava gik la stessa Pisana 
Repubblica dall' occuparsi indefessamente a vantaggio degli stati 
che da lei dipendevano, ed in specie del suo porto, e del ter- 
ritorio, che ad esso faceva corona. Imperocché ora appunto 
faceva aggiungere alle altre che già esistevano nel piano del 
Porto una nuova Pieve col titolo di 5. Niccolò^ il cui gius 



BPOCA II. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1162. 133 

patronato, si riservava^ (37) ed in pari tempo decretava che si 
inalzasse il Fondaco del Porto pel comodo dei naviganti. (38) 

Consisteva questo grandioso Stabilimento in un quasi, per così 
dire, immenso Magazzino ^ capace esser dovendo non solo di 
contenere comodamente il deposito generale delle merci, che 
al Porto giungevano colle navi da ogni parte del Mondo, ma 
quelle pur anco che per l'esportazione al Porto stesso del con- 
tinuo si inviavano da Pisa^ e dalle limitrofe industriose Repub- 
bliche di Firen^^, e di Siena. Dicevasi in effetto comunemente 
la Domus Magna per denotare quanta fosse appunto la sua 
vastità. 

Ricaviamo poi dagli Statuti, e dai Cronisti Pisani che situato 
jìixta litttis mari» erasi eretto prò utilitate marinariorum. Esistere 
doveva probabilmente tra l'odierno Pont^ arcione^ e la Fonte di 
S. Stefano ; mentre ivi come in luogo centrale riusciva comodo del 
pari ed al vicino Arsenale^ ed alla via pubblica in specie, la 
quale rasentando la gronda dei Lupi a Porto Pisano, venendo 
da Pisa, conduceva. La quale congettura è stata anche avva- 
lorata dall' essersi ritrovati nell' indicata posizione alcuni mas- 
sicci fondamenti di mura per lunghe traccio coli' indizio indu- 
bitato di avere già servito ad una fabbrica vasta e considerevole. 
E qui cade in acconcio l' anticipare ai nostri lettori le notizie 
che dagli accennati Statuti Pisani abbiamo potuto raccogliere 
intomo agli impiegati che nel Fondaco dimoravano, ed a quella 
parte del medesimo che destinata era esclusivamente agli arma- 
menti da guerra della Repubblica; imperocché non solo nel Fondaco 
custodire si dovevano le merci dei privati , ma tutti i fornimenti 
eziandio ed i corredi delle Galere del Comune, le quali ognuno 
sa essere ascese talora al numero di dtre 200. — Volevano gli 
statuti adunque che al Fondaco presiedesse un Magistrato spe- 



134 EPOCA n. — ANNI DI GBSO' CRISTO 1168. 

cìaJe composto di un Fundaccurio^ e di un ifoMiro; che questo 
ultimo esser dovesse Uomo de ardine maris^ ascrìtto percib aHa 
Curia del mare et qui per mare iverii^ major annis 40, et minor 
mtnis 60^ et qui moretur continue eum sua familia et moMseriiUs 
apud ipsum fundacum-^ e finalmente che il Magistrato stesso 
avesse giurisdizione in homimhus^ et personis Pléberiarum Pcrius^ 
et marantes ante partum. 

Prosperosa, e felice era allora la sorte della Repubblica Pi- 
sana, e dei luc^hi che dal suo governo dipendevano; e tale 
pure si era la sorte di Livorno. Se non che una vertenza quasi 
puerile , ed accidentale insorta adesso tra i Pisani , ed i Geno- 
vesi, che trovavansi nel Porto di Costantinopoli colle loro navi, 
spingeva le due Repubbliche a nuova guerra non meno ostinata 
delle precedenti. Era assai facile V accendere questi due popoli 
all'ira Tuno contro Taltro^ e dall'ira condurli alle armi; poiché 
già in cuore emuli , e nemici bastava per essi la piii lieve ca- 
gione onde rìnunziassero alla pace. Di fatto udita che eUìero 
appena i Magistrati di Genova la notizia della rissa di Costan- 
tinopoli ordinarono sul momento che 12 galere armate in guerra 
si mettessero in mare, e contro il Porto Pisano e Livorno si 
dirigessero. Il nembo però si scaricava nella ma^ior parte sopra 
Livorno. Imperocché narrano le cronache nostre che ai Geno- 
vesi riuscì agevole di poter grandemente danneggiare la Bocca 
di Matilde j dopo avere affondate per entro al Porto Pisano tre 
Navi nemiche, che ivi stavano ormeggiate, se pure le medesime 
non furono fatte passare per occhio nella cala di Livorno, che 
del Porto Pisano stesso formava parte. 

Dopo questa aggressione non stettero i Pisani però colle mani 
alla cintola; poiché per la parte loro armando del pari 60 galere le 
inviarono con 9 mila combattenti a bordo ai danni dei Genovesi, 



EFOCA U. — ANNI DI GBfiU' CRISTO 1162«-1167. 135 

comandando al tempo stesso ai Livornesi di immediatamente 
resarcire la Torre di Matilde i, e di riporla in statoi di bucma 
difesa. Ed all'oggetto quindi di cagionare ai nemici un maggiora 
dispetto si collegavano più strettamente. cbe mai coU'Imperator» 
Federigo. Questo Monarca frattanto foDa^ntava quanto più poteva 
la discordia già nata tra esso, ed il Papa. Funesta scissura era 
questa all'Italia; poiché ovunque iù elsa prendevano piede, e 
nuovo vigore le fazioni dei Guelfi ^ e dai Ghibellini. (39) Rila- 
sciando noi però le particolarità deBa guerra attuale alla sjtoria 
Pisana^ referiremo soltanto tome anche gli elementi si unissero 
ora a rendere luttuosa la situazione di Livorno, e della ciroo^ 
stante pianura Pisana; poiché nove volte in quest'anno usd 
r Arno dal suo letto, inobdandó;, ei guastando V adiacente paese 
sin sotto Livorno, e via portando anche l'arco grande d^ gran 
ponte di materiale , che appartenente allia Via Militare' Pi$aiia , 
ossia al già mentovato diverticolo della Via Emilia, traiverstva 
tuttora lo Sttigno. 

Surse allora una voce che disse essere quel disastro castigo 
visibile di Dio per avere i Pisani, allontanandosi dall'ubbidienza 
del vero Pontefice, abbracciato invece il partito dello scismatico 
Imperatore, e del da lui protetto Antipapa Vittore. Ma chi ose* 
rebbe leggere nei decreti imperscrutabili della Provvidenza, chi 
rendere de' suoi arcani ragione? (40) Ben è vero però, che i Pi* 
sani obliando affatto ogioìi riguardo avevano consentito persino che 
l'Antipapa Vittore dimorasse pacificamente nella loro cittk;^:jl0lf 
lerato che per non avere eoa esso comunicazione (uggisse in 
Gorgona presso i PP. Benedettini il loro Arcivescovo ViUano\ e 
permesso in fine che gli subentrasse l'intruso Canonico fiemnco^ 

Ma in mezzo a questi ccmtrasti tra popoli che la nalHVfg la 
religione, il suolo, e la stessa favella avevano invece desinali a4 

19 



136 EPOCA n. — ANNI DI gesù' cristo 1170-1 171. 

essere uniti in vera fraterna amistà, non perdevano di vista ì 
Pisani la posizione pericolosa, in cui si erano collocati. Lo 
perchè onde avere in Toscana un valido appoggio vcdentierì 
strìngevano ora amicizia co' Fiorentini. 

Non incontravano essi la minima difficdtk nelle trattative, 
avvegnaché i Fiorentini fossero ora ben contenti di avere per 
alleati, ed amici coloro che il Porto Pisano e Livorno possede- 
vano; mentre di ambo questi scali continuamente si prevalevano 
per ottenere d' oltre mare i generi necessarj alle arti della lana 
e della seta , e per trasportare poi all' estero le proprie mani- 
fatture. Quindi volentieri si obbligarono a difendere Pisa, ed 
il suo dominio pel corso di 40 anni con tutte le loro forze. 
Alla quale obbligazione i Pisani grati volendo corrispondere 
concedettero nel trattato medesimo ai Fiorentini in ricompensa 
il privilegio di avere in Pisa una Gasa, ed un Magazzino a 
guisa di fondaco per loro uso speciale; e quel che più rilevava 
il diritto di non pagare in Pisa , ed in Porto Pisano per V in- 
troduzione delle merci che i dazj medesimi, cui i loro sudditi 
erano tenuti. 

Tale si fu raccordo formale, ed amorevole che tra le due 
principali Repubbliche della Toscana si strìnse. Pisa però non 
si avvedeva allora che con favorìre l'industria commerciale dei 
Fiorentini preparava la proprìa rovina, e rendeva più forte, e 
potente quella mano, che doveva un giorno rapirle prima Li- 
vorno, ed il suo porto, e poscia la libertà, e l' indipendenza, 
per tenerla in ultimo oppressa sotto il più tirannico giogo sino 
a che Cosimo I. , ( che despota si chiamava ) non la feceva ri- 
sorgere a quasi nuova esistenza. 

Sparsasi intanto la fama di quest' accordo in Toscana vollero 
anche i Lucchesi partedpame. Quindi mediante un trattato 



IFOCÀ II. — ANNI DI CWC' CRISTO 1184-1185. 137 

conseguirono essi pure dai Pisani le stesse facilità concedute gik 
ai Fiorentini , ma con un gravame speciale, con quello cioè di 
dovere concorrere alla spesa del Fanale del Porto Pisano alla 
Meloria, ed al mantenimento del Fondaco del Porto ^ e delle 
Guardie del mare. (41) 

Dopo di che considerati dai Pisani come loro alleati si videro 
con la maggior buona fede espressamente inclusi nel trattato 
solenne di pace che col Re di Majorca in quest'anno stabili- 
rono, nel quale non tralaisciarono di far dichiarare estendersi 
tuttavia il loro dominio anche sulle isole minori del mare Tir- 
reno, cioè sull'^^ba^ Pianosa ^ Monte Cristo ^ Gorgona. Giglio ^ 
e Capraja. (42) 

Livorno continuava intanto a mantenersi nello stato , in cui 
la sua favorevole situazione sul mare V aveva già collocato; e 
senza decadere, né accrescersi sensibilmente porgeva tuttavia 
titolo al proprio feudatario, che era in quest'anno il Marchese 
Guglielmo^ il quale discendente dai primi Francigena^ chiama- 
vasi anche Marchese di Palodio., e di Vulpignano. Risiedeva 
contemporaneamente colla propria Corte in Monte Masso il Conte 
Ubaldo. Questi oltremodo ricco di beni , possedendo molti terreni 
nei Monti Livorn^i, e sino nelle contigue colline di Nugola^ 
rendeva il so^iomo del suo fortificato Castello splendido in 
qualche modo, e fastoso. Andava allora Monte Masso cinto di 
mura, e di torri, e di molta popolazione fornito; poiché sap- 
piamo che due Chiese esistevano entro il suo stesso recinto, e 
che dal medesimo dipendeva anche il cosi detto Monte Masso 
minore j o inferioi^e^ grosso villaggio nelle sue vicinanze situato 
presso una terza Chiesa detta di 5. Biagio. Figurava al certo 
^{fiella Rocca baronal^ al di sopra delle altre borgate dd gran 
Piviere del Porto Pisano, e potea dirsi emulare anche Livorno ^ 



138 KPOCA n. — ANNI DI GB8U\ CRISTO 1186-1191. 

meatre sorgeva non già tra silenziose boscaj^e o in luogo re- 
inito, ma sulle pendici allora per coltivazioni ridènti e vera- 
mente pittoriche dei colli di Limane j e della Poggia^ ì quali 
sparsi ovunque di Ville, di Chiese, di Monasteri, e di casolari 
vedevansi. (43) 

Anima, e vita di tanta prosperità erano la Pisana potente 
Repubblica, il suo lucroso commercio in specie col Levante, 
non che le savie leggi di libertà, che l'industria animavano, e 
proteggevano. Le cose però dei Cristiani nell' (Mente comin- 
telavano adesso a declinare sensibilmente minacciando anche una 
totale imminente rovina, ed un cangiamento disastroso, e fatale. 
Già i Musulmani condotti dal valoroso Saladino assediavano Tiro , 
già dopo avere fatto prigioniero in una campale giornata Io 
sfortunato Lusignano Re di Gerusalemme , si appressavano aHa 
santa Città, ove entravano quindi vittoriosi nel di 2 di OUùbre^ 
dandovi fine al Regno Latino^ che non vi era duralo piti di 
88 anni. 

Ora la perdita di Gerusalemme, e la quasi estinzione della 
dominazione Cristiana nella Palestina, e nella Siria, riusciva un 
cdpo sensibile assai per Pisa, ed in conseguenza andie per Li- 
vorno. Sappiamo d' altrcmde che Urbano III. all'annunzio di tanta 
sciagura ne morì di dolore. Succedutogli Gregorio Vili e pensan- 
do egE< che quei barbari non avrebbero forse colà arrestati i 
loro trionfi, e che purtroppo gli sguardi di vendetta, e di ra- 
pina avrebbero tosto rivolti anche al paese, che contro di essi 
aveva inviati tanti valorosi, ed ove erasi con istancabfle voce 
proclamata a loro danno la guerra perpetua, si diede sulnto 
con ogni possibil premura a comporre in pace tra loro le due 
potentissime Repubbliche di Genova, e di Pisa. Al quale effetto 
di. persona portavasi in quest' uHiiiia Città, onde dar luogo alle 



BfOCÀ n. — ANNIDI GEStj'CBISTO 1187-1188. 139 

preliminari trattative di conciUazioBe. Anelava egli vedere riunite 
sotto il comune vessillo della croce le loro flotte veleggiare in 
Oriente, e Ik soccorrere i pericolanti Cristiani, che in alcune 
fortezze sul mare tuttavia si sostenevano. Trattenendosi in Pisa 
veniva pregato dai Padri Agostiniani dell' Eremo di 5. Jacopo 
d^Àcquaviva di concedere alla loro Chiesa alcune indulgenze, 
e privilegi. Al che volentieri si prestava, compartendo ad essi 
mediante una sua Bolla anche la facoltk di erigersi un Cimi- 
tene particolare. E qui dobbiamo notare intorno alla stòria spe- 
ciale di questo nostro rinomato Cenobio che la predetta Bolla 
formava adesso fl primo Documento scritto^ sino a noi perve- 
nuto, il quale della sua esistenza prope Libumum (scosse posi- 
tivamente parola , per quanto le sue tradizionali memorie si 
volessero da alcuni far risalire ai primi secoli del Cristiane- 
simo. (44) Ma quando l'Eremo stesso fosse «tato poi dagli 
Agostiniani definitivamente occupato non è rimasto del pari al- 
cun riscontro valevole a stabilirne la data; sebbene ahri abbiano 
pensato ciò accadesse sino dai tempi dèi massimo Istitutore della 
loro Regola , come già altrove accennammo. 

Ora mentre Gregorio Vili, confidava di conseguire lo scopo 
del suo viaggio sino a Pisa, e di concilare le pretensioni, che 
ambedue le Repubbliche affacciavano in specie sopra Y Isola 
della Sardegna, venne la morte a chiamarlo dopo soli due mesi 
di Pontificato al sepolcro. Eletto in Pisa stessa in suo luogo 
Clemente IH. nmi riuscì che a lui solo di stabilire tra quei popoli 
risentiti e rivali Y amicizia e la pace, la quale venne da esso 
quindi solennemente ratificata. Ma mentre queste cose accadevano 
mutavasi entro di Pisa la forma del Governo. Aveva gik la Repub- 
blica non rare volte verificato che i Consoli^ i quali la rappresen- 
tavano, più ai loro propri interessi che a quelli del Comune atten- 



1 40 EPOCA II. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1 190*1 i9ft. 

devano. Risolveva essa perciò di conferire il potere sapremo dello 
stato ad un Magistrato ^ il quale dei più venerandi Cittadini com- 
ponendosi, Magistrato degli Anziani doveva appellarsi. Ma perdbò 
il nome antico, e pur rispettabile dei Consoli n(m andasse dd 
tutto obliato, stabiliva in pari tempo la Repubblica stessa, cho 
un nuovo Magistrato si creasse, il quale di varj Consoli formato, 
r esclusivo diritto ritenesse di provvedere alle cose del mare , e 
ad ogni occorrenza, che riguardar potesse il coomierdk), non che 
la marina di guerra, e la mercantile. Questi Consoli perciò 
Consoli del mare comunemente si dissero, e furono essi che an- 
che al nostro Livorno procurarono sovente insigni vantaggi, 
come tra breve saremo a narrare. (45) 

Ma lo stesso titolo di Consoli sembra però o che già Y avess^o 
ottenuto, che forse adesso Y ottenessero anche i Capi deHe 
singole amministrazioni di ciascuna comunità. Di fatto intorno 
appunto a questi medesimi tempi da varj documenti sincroni 
rileviamo che le Comuni di Livorno^ e di Salviano^ per quanto 
questi due luoghi non fossero tuttora che semplici villaggi , 
venivano respettivamente rappresentate da dei Consoli. Né po- 
trebbe mai di ciò dubitarsi mentre ce ne somministrano positi- 
vamente la prova gli atti di una celebre questione giudiciale 
adesso insorta tra le enunciate due Comuni da una parte, nqp- 
presentate la prima da Bemarduedo quondam Gheri (46) e h 
seconda da un tale per nome CaeioUo^ ed i Marchesi di Corsica^ 
e di Livorno dall' altra. Pretendevano questi ultimi , ed erano il 
Marchese Chiglielmo di Palodioy Guglidmo Giudiee Calaritanò^ 
Guidone figlio di Guglielmo ^ ed insieme con essi anche Maimma 
Loteringa^ che fossero loro per intero dovuti i pascoli sopra i 
terreni interposti tra Y Ardenza^ ed il Magnale di Porto Pisano. 
Rimessane però la decisione a 5 Arbitri , sentenziarono essi nm 



EPOCA U. ANNI DI GBSU' CRISTO 1 199. 141, 

ritenere gli enunoiati Marchesi altro diritto se non se quello 
di far pascolare sopra i controversi terreni sole 165 pecore, ed 
altrettante la Marchesa Loteringa. Dalle pagine poi del loro 
lodo ricavasi che primo , e presidente di detti Arbitri fu il 
Livornese Torolfino^ il quale ebbe per colleghi decidenti Ban- 
dino AUiOy Angiolo Romaccino Gualandi ^ e Signoretto da Scopaja^ 
luogo situato nella Comunità di Salviano. (47) 

E sebbene tali minime particolarità possano da alcuni reputarsi 
non dicevoli alla dignità della storia, nondimeno appellando esse 
a tempi cotanto oscuri, abbiam creduto non doverle noi passar 
lotto silenzio, anche perchè ci comparvero tali da dimostrare 
quali , e quanti fossero a quest' anno i Signori feudali del nostro 
villaggio; e come il villaggio stesso contenesse già, oltre dei 
poveri marinari, e pescatori, anche dei soggetti distinti e ca- 
paci a poter pronunziare un giudizio giurisdizionale quasi sem- 
pre astruso, e difficile. Oltre di che volevamo noi notare come 
il sullodato Tordfino lungi dal farsi imporre dalla burbanza 
di quei suoi Cattani , purtroppo allora prepotenti e vendicativi , 
avesse anzi contro di essi deciso con libera coscenza, e con quel 
coraggio che teme soltanto di mancare al proprio dovere. 

Ora dal fin qui narrato sembrerebbe apparire che ui^o.dei 
maggiori diritti riservati alla potestà baronale, ed ai Marchesi, 
di cui parliamo , quello si fosse del pascolo sulle campagne , che 
al Comune tuttora ajpparténeVano. Di fatto ne abbiamo una se- 
conda riprova anche dalla carta , con cui due anni indietro il Conte 
Malaparata Signore di Monte Masso ^ aveva donato allo Spedale 
di 5. Leonardo di Stagno ( divenuto omai celebre e ricco per 
molte considerevoli elargizioni ) (48) V uso del pascolo su i pos- 
sessi dipendenti dal suo Marchesato, i quali ampiamente esten- 
devansi dal Piviere di Limone sino alla corte di Oliveta. (49) 



142 EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1200. 

Floridi tuttavia si mantenevano quei contorni ; ma è ben vero 
che r aria cominciato aveva gik a non esservi più di quella pu- 
rezza come quando le onde libere , ed agitate dei Porto Pisano 
giungevano, e spaziavano oltre lo stagno. 

Preparavasi perciò adesso un nuovo elemento a danno del 
piano di Livorno, di Livorno stesso, e della porzione ddla 
pianura Pisana situata tra lo Stagno^ e la Gronda: poiché il 
Porto Pisano nel ritirarsi da quei suoi primitivi confini aveva 
ovunque lasciali dei non sani marazzi su tutta quell'ampia 
località. Udiremo quindi di fatti come tra men di un secolo 
capace fosse Farla , resavisi ognor più maligna e palustre, a 
convertire le adiacenze di Livorno da ridenti, e popolose che 
erano 5 in una vera e miserabile maremma. 

Al quale cangiamento riflettendo pur troppo anche la Repub- 
blica Pisana, mentre ne prevedeva sin* d'ora le conseguenze , 
ordinava che dei nuovi Arsenali per la costruzione, e custodia 
delle galere si fabbricassero per entro la Città di Pisa presso 
la Cittadella, capaci di contenere oltre 70 galere (50), onde 
supplire potessero a quelli situati sul Porto Pisano quando F in- 
terrimento ulteriore di questo li avesse di troppo allontanati 
dal mare. Ed ecco perchè d' ora innanzi le Cronache Pisane ci 
narrano essere uscite le grandi flotte della Repubblica più spesso 
dalla foce d'Àrìu>'^ circostanza, di cui non bene conosciuta, e 
ponderata la cagione, fece ad alcuni Storici moderni supporre 
che il Porto Pisano antico si formasse appunto di quella sola 
fiumara f ignorando essi resistenza dell'altro amplissimo, e na- 
turale che presso Livorno si apriva. 

Ma la foce iPÀmo diveniva talvolta di assai difficile uscita 
per i Bastimenti, come pericoloso era l'entrarvi ogni qual volta i 
venti meridionali con qualche impeto spiravano. (51) Oltre di 



BPOGÀ 11. — ANNI DI GBSU* CRISTO 1200-1202. 143 

che rìducendosi l'Amo povero di acque massimamente nell'estate, 
e dopo in specie la separazione del Serchio, non presentava 
sempre un fondo suflEiciente a reggere i Bastimenti di grossa 
portata. Lo perchè quindi innanzi udiremo essersi dovute spesso 
le flotte Pisane trattenere nell'Amo per molti giorni senza poter 
uscire in mare che a vento calmato, conforme accadde appunto 
con sinistro augurio alle galere intervenute alla famosa battaglia 
della Meloria, che tra breve dovremo lamentare. 

Ora a gloria d' Italia in ogni tempo maestra di sublimi dot- 
trine tralasciar non possiamo di qui ricordare Leonardo Fibonacci 
Pisano^ autore del ben noto e famoso trattato d^ aritnìetica '^ 
anche perchè avendo egli introdotti nei conteggi Mercantili i 
numeri arabi in sostituzione di quelli a cifre Romane, rese 
poi al cmmercio di questo nostro Emporio, come già a qudlo 
antico dei Pisani, un sommo benefizio. Se fòsse nostro scopo 
di porgere un idea completa di tale sua opera, cotanto da tutti 
meritamente celebrata, ed in specie dal moderno mentissimo 
6. libri nella ma Storia deUe Matematiche^ diremmo che da 
essa colle più minute particolarità si ricavano mdte belle n<^ 
tizie sull'estensione del commercio a suoi tempi dai Pisani 
esercitato, e sulle monete, e sulle misure finearì, e corporafi, 
sh ì pesi all<Nra presso i medesimi in vigore, posti a confronto 
con le monete, pesi, e misure di tutte le altre piazze com- 
mercianti; su gli usi di carico, e discarico secondo le consue- 
tudini dei diversi porti; e ciò che meritar deve speciale atten- 
Ekme anche sulla più antica memoria che esista dette lettere 
di cambio. Ma spettando quel sommo ai Pisani apparterrà ad 
essi rinnuovare le lodi di tanto loro celebre concittadino. 

Spandeva in questo mezzo il serafico S. Francesco d'Assisi 
per tutta Italia la fama di sue austere virtù , meditando già di 

20 



144 EFOCA n. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1208-1214. 

fondare quell'instituto, che sino ai dì nostri diffiiso pel Mondo 
intero quasi per prodigio tuttora sussiste. E per formarsi egli 
ben chiara idea delle regole , che a reggerlo con saldi principj 
lessero, visitava pellegrinando e studiando gli Eremi più rinomati 
della Penisola. Tra i Monasteri di maggior fama non essendo V ulti- 
mo quello dei PP. Agostiniani di Acquaviva presso Livorno, in 
esso si trasferiva personalmente , e quivi per alcun tempo rimt- 
neva, secondo che opinano alcuni, in qualità di semi^ce laico 
(52) tra quei Cenobiti. 

Frattanto moriva in Nugola un certo Uguceiane del fu Guido^ 
vassallo del Marchese di Monte Masso Conte Malaparata. H di 
lui cadavere suscitava una ecclesiastica questione. Poiché pre- 
tendevano dare al medesimo sepoltura tanto il Superiore ddlo 
Spedale di S. Leonardo di Stagno^ quanto il Rettore della Clue$a 
di S. Maria ^ e dei SS. Michele e Martino di Nugola. Non già 
che ad essi premessero forse quelle misere spoglie mortali j ma 
perchè coli' inumazione di esse andava congiunto un kscito oo- 
spicuo di terreni assai ben coltivati , posti presso di Nugola 
stessa , a favore della Chiesa, o del luogo pio ove fossero state 
riposte. La controversia venne con lodo del 9 di Genm^o de- 
cisa dal Pievano della vicina Chiesa di Linume a favore deDo 
Spedale, dopo al certo che al contrastato cadavere sarà stala 
entro una oscura fossa provvisoria augurata pace eterna, e Inoe 
perpetua dai due litiganti. (53) Ma la vertenza sopra accennala 
confermava d'altronde come anche allora le adiacenze dei moliti 
confinanti con quelli di Livorno andassero abbellite di terrmi 
ubertosi e ridenti, e presentassero V aspetto di un paese for- 
tunato e felice. 

Ora a tanta prosperità preparavano il più funesto cangiamento, 
e quindi T ultima rovina le crudeli fazioni dei Gue^^ e dei 



SP0G4 n. — ANNI DI CSSU' CRISTO 1214-1220. 145 

Ghibellini^ le quali adesso introducevansi con più furore che 
mai anche in Firenze per le note vicende dell' Elena Fioren- 
tina tra gli Ubertij ed i Buondelmonti. (54) 

E per quanto non si trattasse in quelle discordie che di onore 
di fanciulla tradita, ed in conseguenza di affare tutt' affatto 
privato, nondimeno assimievano esse subito l'odioso carattere 
dei dominanti partiti , e per una mal' augurata generale ten- 
denza convertivansi in divisioni cittadine a danno, e biasima 
delle Italiane popolazioni. 

Quali lacrimevoli effetti le medesime producessero, il dimo- 
strano anche le storie Pisane ; poiché in fine Pisa dovè a quelle 
appunto la propria decadenza, e l'abbandono del suo porto; e 
Livorno lo squallore, e la miseria, da cui si vidde in seguito 
circondato, e colpito. 

Ed in riprova di ciò sappiamo che uno degli equivoci i piii 
insignificanti, ed in qualche modo ridicoli, fu da tanto da r^^n- 
pere adesso l'amicizia e la pace che tra i Pisani, ed i Fiorentini 
fino a qui erano felicemente esistite. Un cagnolino promesso in 
Roma da uno smemoriato Cardinale prima all' Ambasciadore Pi- 
sano, e poscia regalato da lui stesso a quello dei Fiorentini, 
mentre ambidue ritrovavansi in quella metropoli onde assistere 
aD' incoronazione dell' Imperatore Federigo IL originava la ini- 
micizia la più fiera , e quell' odio atroce , e premendo che non 
si appaga, e non diminuisce giammai (55), riducendo Pisa per 
ultimo resultato a non essere più che uno scheletro di Città tra 
marciosi pantani, e tra rovine cadenti, gemente sotto giogo 
spietato, novella Cartagine poco men che distrutta. (56) 

Erano adesso i Pisani, e nei tempi, che trascorriamo, po- 
tenti specialmente sul mare; ed i Fiorentini al contrario , non 
possedendovi alcuno scalo, industriosi per terra, ed 



146 BPOGA a. — ANNI DI GBSU' CRISIO 1 220*1 2S9. 

in specie nelle manifatture della lana, e detta seta. Parerà 
quindi che la loro buona intelligenza senza immediati contatti 
sul mare dovesse lungamente durare, né alterarsi che per gravi 
motivi. Tanto più che i Fiorentini tener cara si dovevano F al- 
leanza dei Pisani; mentre del loro gran porto servivansi tutta* 
via, e di Livorno, e vi godevano di assai rilevanti firanchigie. Bfa 
udita appena che ebbero i Pisani Taccennata avventura di Roma 
tra i loro connazionali, ed i Fiorentini, per prima odiosa misura 
sequestrarono le merci, che quest'ultimi tenevano in deposito 
entro Pisa, in Porto Pisano, ed in Livorno. Nel oompikume la 
quasi immensa nota conobbero essi allora come i loro vicini attivi, 
sagaci, intraprendenti, e ricchi già stavano per superarli nel 
traffico, e nell' utilità delle mercantili speculazioni. Quindi alla 
sorda già conceputa antipatia aggiungevano adesso T invidia, il 
maltalento , ed il dispetto, e divenivano A fattamente nemici dei 
Fiorentini , che non vi fu odio fra due popoli confinanti maggiore, 
e più sentito di queUo che tra essi quindi ebbe luogo; 

Frattanto il Conte Tegrino del fu Ubaldo risiedeva con la ^k^ 
cola sua corte in qualche splendore entro al proprio Castello di 
Monte Massimo. In quel suo fortilizio segnava e^i circa questi 
tempi alcimi Contratti, co' quali rinunziava a PaganeUo di Siena 
il campo detto dei Mdi ( ora Campo al Melo ), e quello di Acqua- 
fredda"^ permutava con lo Spedale di S. Leonardo di Stagno due 
pezzi di terra posti nel distretto di Monte Massimo, e presso 
il detto Campo dei Meli: e concedeva a colonia alcuni de' suoi 
beni nella VaUe di Acquafredda col patto di doversi cdtiv^are 
per dividerne col colono il prodotto. In pari tempo Donniedla 
Benedetta Marchesa di Massa Corsica , e Signora dd Giudicato 
di Caglieri donava alcune sue possessioni esistenti nel territorio 
di Livorno o di Coteto all' Eremo di 5. Jacopo d^Acquaviva. (SI) 



EPOCA n. — ANNI m GESÙ* CRISTO 1229-1239. 147 

Trovavasi tuttavia lo stato dei Pisani nella sua integrìtk^ cioè a 
quel grado pervenuto, cui non riuscì ad essi poterlo estender 
dì più; poiché oltre i fondachi che la RepubUica possedeva in 
tutti quasi gli scali del Levante, dell'Egitto, e della Barbaria , 
riteneva come sue provincie sul continente i paesi situati lungo 
il Littorale Toscano, non meno che le Isole maggiori, e mi- 
nori, di cui spesso abbiam fatto parola; conforme appariva anco 
adesso dai trattati di pace, che essa intorno a questi istessi 
tempi stipulava con alcuni Despoti dell'Affrica. (58) 

Orgogliosi di tanta potenza credevano essi di potersi arrogare 
il diritto di agire dispoticamente; e di francare anche Tonta 
di disertare , <^me ora facevano, dalla causa italiana , cui non ha 
guari si erano associati. Di fatto si dichiaravano sempre più 
per l'Imperatore Federigo II. contro Papa Gregorio IX. inal- 
b^ando scopertamente il vessillo dei Ghibellini. (59) Ma queste 
loro sconsigliate determinazioni non facevano che condurli, co- 
me tra soli 50 anni riferiremo, a quella decadenza della quale 
rimasero vittima. I Genovesi al contrario favorivano i Guelfi, 
e le parti della Chiesa, affezionati mantenenendosi al mento- 
vato Pontefice , il quale già aveva scomunicato l' Imperatore. 

Abbiamo noi di tutte le sin qui riferite vicende fatta parola 
per quanto alla storia speciale di Livorno non appartengano 
direttamente, acciò il lettore avesse sin d'ora presenti le cause 
che involsero quindi nella comune rovina Pisa, e Livorno; e 
che fecero passare quest' ultimo luogo dal dominio della pri- 
mitiva sua naturale Signora in potere prima dei Francesi, poi 
dei Genovesi, ed in ultimo dei Fiorentini. 

Ora i Pisani venivano dall' Imperatore richiesti di unire alle 
27 galere comandate da Enzo suo figlio naturale quaranta 
delie loro , annate in guerra , onde insieme impedire il pas* 



148 EPOCA II. — ANNI DI GBSO' CRISTO 1237-1247. 

saggio a Roma per mare dei Vescovi, e dei Prelati di oltra* 
monti, che il Papa aveva chiamati al Concilio Lateranense. Non 
tardarono i Pisani a compiacere F Imperatore: quindi le due 
flotte presto si ritrovarono unite nelle acque della Mdaria at- 
tendendo le navi dei Genovesi, che per di Ik con i Vescovi 
di Francia, e d' Inghilterra dovevano transitare. Giunsero esse 
di fatti nel 3 di Maggio in numero di 60 comandate dall'Am* 
miraglio Guglielmo Ohriachi^ e tosto assalite dalle galere Impe- 
riali, e Pisane soffrirono una perdita considerabile, ed una fk 
completa sconfitta che sole otto poterono fuggendo salvarsi, 
lasciando in mano dei nemici oltre 4 mila prigionieri. Durante 
l'azione, che quasi subito si decise a danno dei Genovesi, mi- 
ravano i Livornesi dall' alto delle loro abitazioni con idignazione 
al certo gli eccessi di crudeltà, e di barbarie, cui i vincitori 
si abbandonavano ; mentre dimentichi di ogni dovere di umanità, 
e di religione, e contro le leggi stesse della guerra operando, 
gettavano in mare Cardinali, e Prelati inermi e chiedenti la vita, 
senza considerare che essi obbedendo al Pontefice avevano a- 
dempito al proprio dovere mettendosi in viaggio alla volta dì Roma. 

Ma udito che ebbe Papa Gregorio l' esecrabile eccesso non 
pose tempo in mezzo per dichiarare i Pisani insieme con tutti i 
loro stati incorsi nella scomunica, nella quale trovaronsi involti jfet 
conseguenza anche i Livornesi come sudditi della Repubblica. (60) 

Inorgogliti nondimeno i Pisani per la vittoria ottenuta alh 
Meloria sopra i Genovesi, (vittoria però che presagiva la loro 
rovina) si diedero ad armare con grande sforzo 150 galere^ e 
100 Bastimenti minori^ onde vedessero i loro nemici di quale 
potenza erano essi tuttora capaci; (61) e si trasferirono dinnanzi 
al Porto di Genova quasi per minacciarlo, ed ove non osando 
di entrare lanciarono con ostentazbne quasi puerile freccie 
guarnite di argento. 



EPOCA n. — ANNI m GB8U' CRISTO 1247-1253. 149 

I Genovesi per allora soffrirono V onta pazientemente. Intanto 
sparsasi la fama per la Toscana dei fatti surreferiti^ bramava 
ciascuno di affezionarsi la Repubblica Pisana ^ la cui possanza pa- 
reva ora salita a grado straordinario. Di fatto narrano le Crona- 
che nostre che tra i Conti rurali si fece tosto premura di darsi 
alla medesima in accomandigia, vale a dire di porsi sotto l'im- 
mediata sua protezione ^ anche il Marchese Alberto di Bagnaja 
di Carsica 9 figlio del q.m Cacciabati^ Signore di Massa ^ ed at- 
tuale Marchese di Livorno. 

In questo mezzo i Guelfi, udite che ebbero le empietà com- 
messe dai Ghibellini contro i Prelati alla Meloria, e la morte 
dell* Imperatore Federigo, cambiavano insegna, onde meglio da 
queUi farsi distinguere. Poiché entrati già vittoriosi in Firenze, 
ivi invece del giglio bianco in campo vermiglio^ che fin qui a- 
vevano usato nei proprj vessilli, adottavano il giglio vermiglio 
in campo bianco. Firenze ridotta al loro partito cominciava ora 
a battere anche le monete d' oro, ed a far coniare quel poi 
tanto suo rinomato fiorino, del quale ben di frequente avremo 
occasione di favellare. (62) 

Ora nel còrso di questi avvenimenti le Monache di S. Chiara 
di Corsica venivano a stabilirsi presso lo Spedale di Stagno^ che 
loro aveva conceduto sino del 1164 Papa Alessandro III. con- 
forme di sopra notammo; e quivi fabbricavano una nuova Chiesa 
sotto r invocazione di tulli i Santi^ la quale fu poscia comune- 
mente conosciuta col nome di Ogni Santi ad pantanum. (63) 

Fioriva in pari tempo anche V Eremo di S. Jacopo d^ Acqua- 
vivai mentre il suo Priore Agostiniano tenuto in conto di uomo 
istruito veniva scelto per arbitro nelle loro vertenze dagli abi- 
tanti delle vicine campagne , e riceveva anche pingui donazioni y 
le quali elargitegli già dalla Marchesa DonniceUa Benedetta 



150 EPOCA n. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1254. 

erano di presente ratificate con speciale istnimento dall'attuale 
Marchese di Livorno Guglielmo Bianco Marchese di Mas$a Cor- 
sica^ e da suo fratello Marchese Alberto. (64) 

Ma già i Fiorentini, non meno che i Pisani, mostravansi stanchi 
dello stato di guerra, che tra essi da tanti anni vigeva. Disastrava 
questa guerra non lievemente gF interessi , ed il governo di 
ambe le parti. Quindi facile volgevano F animo a ricomp(mi 
di nuovo in pace tra loro. Sembra però che ora più dai Pisani, 
che dai Fiorentini si bramasse; poiché nel trattato stipulato 
per stabilirne le condizioni furono queste pur troppo per i 
primi non poco umilianti. Ed in fatti dovettero i Pisani con- 
cedere ai Fiorentini in sempitemoy come si esprime il ViUafd^ 
le antiche frandiigie nel loro Porto, in Pisa, ed in Livorno, 
di cui avevano goduto precedentemente per le gabelle, mercè 
P anteriore accordo del 4 di Agosto , adottare i pesi , e le 
misure, che la Repubblica Fiorentina adoprava , far battere 
relativamente al respettivo valore la stessa moneta; ed in 
fine , Io che era anche più duro , consegnare alla medesima o 
Ripafratta, o Piombino. 

La Storia Fiorentina racconta però come Y astuiia Pisana per 
mezzo del Vemagallo trovasse il modo di ingannare i Fiorentini, 
e di far loro preferire il primo di detti luoghi al secondo ; non 
amando i Pisani che i loro vicini si accostassero al mare, e 
possedessero scalo alcuno lungo il Littorale Toscano. 

Le esposte condizioni però dimostravano chiaro che sin d'a* 
desso la Repubblica Pisana a decadere incominciava, per quanto 
si sappia avere essa dovuto a quelle assoggettarsi a causa in 
specie delle violenti intestine discordie, che in Pisa già erano 
sorte tra i nobili, ed i plebei. (65) 

Ma venendo a parlare direttamente di Livorno, diremo che 



£POCA U. — ANNI m gesù' CRISTO 1255. 151 

un avvenimento assai notevole a parer nostro, porgeva riscontro 
di quanto già si fosse ingrandito, e come la sua importanza 
sopra le rimanenti borgate del Piano del Porto, non che la sua 
popolazione, si fossero fatte adesso maggiori. Questo aA'venimento 
consisteva nella risoluzione presa in quest'anno dagli Eremiti 
Agostiniani di S. Jacopo di Acquaviva di fondare un loro Ospi- 
zio presso la piccola Chiesa di S. Giovanni^ che tuttavia extra 
muros del nostro villaggio esisteva, nel lato cioè che allora 
guardava la campagna al di fuori del suo fabbricato. Narrano 
in riprova le memorie più vetuste del Convento di Acquaviva 
che il motivo , pel quale quei Cenobiti si inducevano a far pas- 
sare una porzione della loro religiosa famiglia dalle solitudini 
del Rio Maggiore in Livorno quello si era in specie di porgere 
ajuto nella cura delle anime al Piovano della Chiesa di S. Maria, 
che insufficiente per se solo alle ingerenze addossategli per 
l' accresciuto numero dei suoi popolani, aveva da essi implorata 
assistenza. — Io credo però , se al vero mal non mi appongo, 
che cominciando già a farsi sentire l'aria malsana anche tra 
le foreste , che il loro Eremo circondavano , amassero adesso 
piuttosto da quelle allontanarsi ; e per quanto anche in Li- 
vorno non si respirasse un' aria più pura , e migliore , prefe- 
rissero però di avervi stanza per ogni loro bisogno; mentre 
il luogo alquanto popoloso presentare ad essi poteva mezzi , 
comodi e consorzio, che invano avrebbero ricercati nella spiaggia 
deserta, ove già da tanti secoli dimoravano. Imperocché se il 
villaggio avesse invece peggiorato di condizione, e se a squallore 
più desolante si fosse ridotto, è ben da supporsi che quei buoni 
Religiosi non avrebbero neppur pensato ad implorare la permis- 
sione da Alessandro IV di cangiare di stanza, ed a trasferirvisi ; 
mentre l' esperienza generalmente dimostra che ninno spontaneo 

21 ' 



152 EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1255-1256. 

e senza un dovere che ve lo astringa, accorre, e si conduce 
colà 9 ove si soffre , ed ove non scorge di poter forse migliorare 
di sorte. (66) 

Accolsero i Livornesi, come è ben naturale, questi loro nuovi 
ospiti con sodisfazione , e piacere. Erano la prima Religiosa 
famiglia che tra essi veniva a stabilirsi. E giova credere che 
insieme con loro esultassero allora quando il Pontefice Ales- 
sandro rV assolvendo finalmente i Pisani dalla scomunica , 
nella quale erano incorsi dopo la vituperosa battaglia della 
Meloria, poterono anche nella loro Chiesa di S. Giovanni assi- 
stere dopo sedici anni ai sacri riti, i quali durante P interdetto 
erano stati sospesi. Ebbero però i Pisani dal Papa V obbligo 
imposto di erigere nella propria Città uno Spedale nuovo , e di 
fornirlo di beni sufficienti al suo mantenimento. Alla quale 
condizione eglino esuberantemente sodisfacendo, assegnarono 
per dote al medesimo anche alcune case esistenti nel nostro 
villaggio, le quali, colle sigle di marmo, portanti lo stemma 
del pio Stabilimento , e P iniziale di Papa Alessandro , contradi- 
stinte , tuttora in Livorno vecchio sussistono. (67) 

Ma P assoluzione Pontificia non fece ai Pisani evitare (che 
già era scritta negli Eterni decreti ) la seconda fatale battaglia 
della Meloria con i medesimi Genovesi, in cui perdendo il 
fiore delle loro genti , ed il meglio delle proprie galere , viddero 
e per sempre segnata la loro decadenza definitiva. 

Ora nello stesso anno 1255 occorreva per la prima volta 
ricordato in un sincrono documento il Romitorio^ che in Plano 
Portus già esisteva, sotto il titolo di 5. Maria di Caprdecchio, 
non lungi dal circondario della Pieve di 5. Lucia deWArdenzOy 
e presso il luogo detto anche al presente la Leccia^ ove la di- 
stinta famiglia Sproni Livornese tiene adesso una villa. 



EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1256. 153 

Non diceva però il documento da quale Religiosa famiglia 
a questi tempi fosse queir Eremo abitato 5 se pure non lo 
era anche adesso dagli Agostiniani, de' quali in seguito parle- 
remo all' anno 1290. Forse Y enunciata villa dei Sigg. Sproni 
sarà stata posteriormente eretta sulle rovine dell'antico Ceno- 
bio , il quale indicherebbe che già quelle terre erano addive- 
nute nelle etk, che trascorriamo, alquanto solitarie, e deserte, 
se servire di asilo potevano a dei Monaci, che dal gran Mondo 
vivere volevano lontani. (68) 

Sembra al contrario però, che i contorni di Monte Masso ^ e 
la rocca baronale, che ne formava la piccola Capitale, si mante- 
nessero in una certa floridezza, mercè anche la residenza che 
vi faceva ora il Conte Ubaldo del fu Conte Tegrino attuale suo 
feudatario ^ poiché sappiamo che ovunque coltivati e popolosi 
formavano una delle più distinte Comunità del Piano del Porto^ 
la quale veniva rappresentata in quest' anno da Manno del fu 
Cosimo^ e dallo stesso Conte Ubaldo^ che Consoli di Monte Masso 
si intitolavano. (69) 

Aveva quest' ultimo per consorte la così nominata Gualdrada 5 
ciò rilevandosi dal consenso che essa prestava alla donazione, 
che suo marito per contratto pubblico , rogato nell' Oratorio di 
S. Bernardo y e di S. Croce in foce d^Arnoy faceva al Monastero 
delle Monoiche di S. Lorenzo alla rivolta dei terreni da lui pos- 
seduti in Monte Masso, col patto che Donna Pellegrina Bar 
dessa, e le suore deW indicato Monastero per canone livellare y 
ed a titolo anche di alimenti , somministrare gli dovessero ogni 
anno staja diciotto di grano , e barili diciotto di vino del 
prodotto di detti terreni, oltre la meta di quanto dai medesimi 
ricavavasi di rendita, essendo tutti probabilmente ridotti a 
sementa, e sparsi di viti. (70) 



154 EPOCA n. — AifTa m gesù' csisto 1238-1260. 

Di eguale prosperità godeva al tempo istesso anche il distretto 
dipendente dalla Pieve di S. Lucia ddV Ardenza^ il quale ricco 
di case, e di ville, e fornito presso la Chiesa di una grossa 
borgata , conteneva circa quattromila abitanti. (71) 

Ma mentre le enunciate contrattazioni rìgnardanti i contorni 
di Livorno segnavansi ^ il Marchese Alberto di Mona Corsica si 
intitolava anche Marchese del nostro Villaggio. (72) Preparavansi 
intanto gli avvenimenti, che davano luogo alla celebre decisiva 
battaglia di Monte Aperti tra i Guelfi y ed i GhibMini. Avevano 
gik i Pisani da due anni indietro mancato di fede al trattato 
concluso co' Fiorentini nel 1254 ; poiché istigati da Manfredi 
Re di Sicilia , che dichiarato si era capo dei Ghibellini in Italia, 
dopo che la debolezza di Corrado /F, succeduto all' Impera- 
tore Federigo II, vi aveva lasciato quasi che perire questa fa- 
zione, portati si erano contro i Lucchesi alleati dei Fioren- 
tini. Ma vinti da questi a Ponte a Serchio avevano dovuto 
di nuovo implorare la pace, cedendo loro per oHenerla Mo- 
trone sul mare. 

Ora a Monte Aperti succedeva nel dì 4 di Settembre la me- 
moranda azione campale combattuta principalmente tra i Fio- 
rentini, ed i Sanesi, o per meglio dire tra i Guelfi ed i Ghi- 
bellini di Toscana , nella quale vuoisi lasciassero la rita da ambe 
te psrti circa trentamila soldati. La perdevano i primi , e con 
tale rovina che più non rimaneva loro fedele che la sola Città 
di Lucca. Firenze istessa cedere doveva al furore dei parti- 
giani dell' Impero. Conseguenze di quella sconfitta furono 
quindi per strana ricenda l'abbassamento sensibile dì Pisa, come 
tra non molto udiremo^ lo stabilimento della cosi detta ta^ia 
di Toscana^ specie di lega armata tra le Città Ghibelline, e la 
maggiore esaltazione dello Svevo Manfredi, il quale addivenne più 



EPOCA II. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1264-1265. 155 

che mai potentissimo capo e dominatore della vittoriosa fazione. 
Avrebbe avuta la sconfitta stessa un'altra non meno strepitosa 
conseguenza se la somma carità verso la patria di Farinata degli 
Uberti non avesse impedito la distruzione di Firenze ^ e la sua 
riduzione in semplici borghi. Di fatto se quel benemerito non 
era la vendetta dei Ghibellini si sarebbe compita anche su 
queir illustre e superba Città. 

Livorno però in mezzo a queste strepitose vicissitudini pro- 
seguiva ad aumentare il suo fabbricato 5 mentre rileviamo da 
un documento sino a noi pervenuto che estendevasi adesso oltre 
la Via Carraja , avendo già raggiunto V Oratorio di S. Giovanni^ 
che in addietro fuori del villaggio^ come già si disse , esi- 
steva. (73) Era la Via Cai^aja una prosecuzione di quella^ che 
derivando dalla Pieve di S. Stefano ai Lupi sino entro il villaggio 
si insinuava, e per la (piale dal villaggio stesso si usciva per 
gire al Porto Pisano^ prossimamente all' altra Via Guelfa ap- 
pellata. (74) 

Pisa frattanto conservandosi Ghibellina non aveva perduto 
sino a qui alcuna parte essenziale del suo territorio. (75) Quindi 
meglio di ogni altra Città Toscana continuava a favorire le parti 
di Manfredi. Ma ad Urbano IV, che allora la sedia Romana 
occupava, non pareva omai più conveniente tollerare che Man- 
fredi Re di Napoli e dì Sicilia, assistito dai Ghibellini, a domi- 
nare continuasse per ogni dove l' Italia ; e bassa , e quasi senza 
vita tenesse la fazione dei Guelfi aderente alla Chiesa. Per fare 
questa adunque risorgere, e nel concetto di darle anche un Capo 
da opporre a Manfredi , chiamava dalla Provenza nella Penisola 
un francese suo connazionale , cioè il valoroso Carlo d* Angiò , 
Conte di quella provincia , e delle ragioni del Reame di Napoli 
lo investiva, dichiarandolo Monarca di quello stato, che come 
feudo della Chiesa intendeva che da lui dipendesse. 



156 EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1265. 

n Conte Provenzale^ per quanto non oscuro nel proprio paese, 
e fratello fosse di S. Luigi Re di Francia, non si fece per h 
seconda volta pregare dal Papa; ed apparecchiandosi subito a 
conquistare il regno cedutogli si diede moto onde armare in 
Marsilia 20 galere, colle quali divisava prontamente di trasferirsi 
ai lidi Romani. — Condensavasi oscuro e turbinoso nembo sulla 
misera Italia , e su Livorno in specie per opera di questo 
straniero. La fatale battaglia di Monte aperti ne era la causa. 
Nuovi vituperi Italiani dovevano accompagnarne le conseguenze. 

I Guelfi all'annunzio della Pontificia risoluzione rianimando 
le già depresse speranze di vendetta e di reazione, confida- 
vano massimamente in Urbano^ la loro causa reputando giusta, 
e santa, poiché il Capo della Chiesa l' aveva proclamata. E per 
mostrare ai loro nemici che stavano tra breve per uscire in 
campo contro di essi, cangiavano nuovamente le loro bandiere, 
nelle quali ponevano adesso campo biajico con un aquila vermi- 
glia al di sopra^ sormontata da un piccolo giglio y ed un serpente 
verde ^ lo che costituiva anche lo stemma speciale del Papa vi- 
vente. (76) 

La Repubblica Pisana in questo mezzo dichiaravasi sempre più 
per Manfredi, ed in conseguenza per i Ghibellini. E senza 
perder tempo facendo allestire in Pisa, in Porto Pisano, ed in 
Livorno una poderosa flotta ordinava che di subito uscisse al 
mare ; ed alle ottanta galere dello Svevo si unisse contro l' in- 
vasore francese. 

Si apriva così tra momenti una lotta terrìbile, e sanguinosa 
per l'Italia intera. Imperocché doveva ora di nuovo decidersi se 
i Ghibellini avrebbero o no continuato a dominarvi , ed in 
specie nella Toscana , ed in Napoli « o se i Guelfi . vinti di 
nuovo dovessero perdere ogni ulteriore speranza per la loro 



EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1265-1267. 157 

fazione. -^ Ognuno sa che i Guelfi tenevano allora per lo stato 
popolare, ossia pel regime largo, e Repubblicano, e che ave- 
vano perciò le masse a loro favore 5 mentre i Ghibellini ade- 
rendo all' Impero amavano più il Governo degli Ottimati, ed 
il reggimento Monarchico , vale a dire la potenza dei pochi , 
e le forme del principato: in una parola i Guelfi nemici per 
massima di ogni forestiera invasione, e desiderosi della possibile 
indipendenza della comune loro patria l' Italia , reputavano i 
Ghibellini come servili , ligj alla tirannide , ed indegni di es- 
sere tra i figli del bel paese annoverati. (77) 

Nella lotta attuale però i Guelfi transigendo forse per necessità, 
o per l'ira dei tempi sul concetto fondamentale della propria fa- 
zione, chiamavano essi pure di là dalle Alpi un francese a soste- 
nerli; lo che spiegare potrebbe quanto già noi in altro luogo 
abbiamo avvertito che tanto eglino, che i Ghibellini non avevano 
in mira perfidamente se non se di dominare soli nelle città, 
e nelle provincie, che riducevano al loro partito. 

Fatto sta però che Carlo d' Angiò più dalla fortuna che dal 
proprio valore assistito potè traversare colle sue navi il mare da 
Marsiglia al Tevere, eludere la vigilanza delle flotte Napolitane, 
e Pisane, che stavano spiando il suo passaggio, sbarcare sul con- 
tinente d' Italia , vincere a Benevento Manfredi , sentirlo ucciso , 
cingersi la fronte del diadema reale di Napoli, ed in ultimo 
proclamato Capo invitto dei Guelfi ricevere dal Pontefice in Ro- 
ma come in trionfo la più lusinghiera accoglienza. 

Dopo i quali successi retrocedendo egli dalla sua conquista in 
Toscana , entrava facilmente nell' Agosto con i Guelfi in Firenze , 
e si disponeva a punire i Pisani, che ardito avevano di col- 
legarsi contro di lui. Rimasti questi allora presso che soli, e 
senza alleati ( che nelle sventure non è facile ritrovare chi ti 



158 EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1267. 

soccorra ), dovettero tutto sopportare il peso della vendetta dì 
quel potente , e Y ira feroce della fazione che il sosteneva. Li- 
vorno però ed il Porto Pisano furono le vittime infelici, che 
maggiormente risentirono . i danni di quella francese escursione. 
Poiché il Re Carlo marciando col nervo più gagliardo delle sue 
forze contro questi due luoghi, ed inviando a devastarli anche 
Guido di M onforte con 800 Cavalieri Provenzali , e molti Guelfi 
Fiorentini e Toscani, volle distruggere affatto Livorno, dare alle 
fiamme gli stessi suoi avanzi, e poscia sfogare il suo livore, 
sopra i contorni del Porto Pisano, sulle Torri che il difende- 
vano , e sii gli stabilimenti di commercio , e di marina che 
r adomavano, rovesciandoli al suolo e sino ai fondamenti. Deciso 
di non lasciare piii in quel già ridente territorio, che ai Pisani 
sapeva cotanto interessare pel traffico marittimo, quasi pietra 
sopra pietra , ordinava che senza neppure rispettare le Chiese, 
ed i luoghi sacri che vi esistevano, tutto si atterrasse senza 
riguardo alcuno, e che i villaggi che (piasi ovunque il ricopri- 
vano si abbattessero in modo da non presentare più nelle loro 
rovine se non se lo spettacolo di una generale devastazio- 
ne. (78) 

Per tale spietato comando perirono adunque le tante Pievi del 
Piano del Porto, la stessa Pieve matrice di S. Giulia, le Chiese 
semplici che da essa dipendevano, i Monasteri che le diverse 
religiose famiglie vi avevano fondato, i numerosi Spedali che la 
pubblica pietà vi teneva aperti; le grosse frequenti borgate ove 
abitava la numerosa , e ricca sua popolazione , ed insieme con 
tante belle opere anco la Ter sana ^ il fondaco y la Dogana ^ la 
Domus Magna ^ ed ogni altra pubblica fabbrica del Porto, che 
i Pisani con immenso dispendio avevano fabbricato. 

Fu questo , a vero dire , barbaro , e crudele strazio , tale , 



EPOCA li. — ANNI DI GESU' CRISTO 1267. 159 

di cui le torme stesse del Nord non sarebbero forse state ca- 
paci! Lo comandava un Re straniero; ma eseguivasi da mani 
Italiane ^ e si compiva da queste esultando ! Quanto poi di 
prezioso, di bello, e di importante per iscrizioni, marmi, mo- 
numenti , antiche memorie , ed architettura in quella funesta 
occasione perisse chi ridire il potrebbe? Di Livorno si sa essere 
rimaste appena le ceneri, poiché ogni sua cosa cadde, e si 
consumò miseramente. (79) 

Dalle cronache poi rileviamo che quando venne assalito dai 
GueIG Fiorentini , e dalla cavalleria francese , andava alli sboc- 
chi delle sue strade, ed in varj punti più accessibili munito 
gik di alcune palizzate , le quali invece di mura servivano a 
cingerlo , oltre delle due Rocche, per una qualche difesa. 
Ma come potevano quelle deboli barriere salvarlo dalla sorte 
degli altri villaggi ^ e contro l' ira atroce che animava quelle 
masnade ? 

Per quindici intieri giorni il Re Carlo d'Angiò fermossi colle 
sue genti presso il Porto Pisano, e Livorno onde vederne egli 
stesso co' proprj occhi compito lo scempio totale ; non volendo 
partirne che allora quando tutto gik era sparito, meno che il 
suolo, da quella in addietro tanto ridente località. 

A così grave perdita conducevano i Pisani le conseguenze 
della battaglia di Monte-Aperti , Y odio implacabile che tra loro 
portavansi i Guelfi, ed i Ghibellini, e la chiamata dello stra- 
niero in Italia! 

Periva in quindici giorni l'opera di tanti secoli di industria, 
di splendore, e di fatica! Di fatto più quasi non si fece quindi 
memoria delle tante Chiese, e Pievi, e Villaggi, e Stabilimenti 
e Fabbriche, che nel celebre gran Piviere del Porto Pisano 
formavano già lo stupore di chiunque vi si trasferiva. La deso- 

22 



160 EPOCA li. — ANNI DI GESÙ' CRISTO 1267. 

lazione, e lo squallore vi subentravano, e quelle campagne e 
quelle colline gik coltivate , ubertose , e popolate , rimaste adesso 
abbandonate, e quasi deserte, non tardarono a rivestirsi in gran 
parte di aspre boscaglie, delle quali tuttora in alcuni luoghi 
vediamo estesamente gli avanzi. 

E di questa amara vicenda, e di questa miseranda mutazione 
fu anche adesso la storia costretta ad ascrivere la cagione alla 
discordia dei Agli comuni d'Italia! — I Pisani temendo per la loro 
stessa Città, e nel dubbio che il Re Carlo contro di essa pure 
volgesse le sue soldatesche, non vollero azzardare uscendo in soc- 
corso dei Livornesi, e degli abitanti del Piano del Porto quelle 
milizie , di cui potevano aver bisogno nella difesa della loro 
capitale. Quindi rimasero inattivi mentre nel cuore della migliore 
parte dei proprio dominio udivano portare il crudele nemico 
aspra, e mortale ferita. — 

Ma già notammo come la Repubblica Pisana a decadere al- 
quanto avesse incominciato sino dalla pace conclusa nell' anno 
1254 a duri patti con i Fiorentini. La guerra attuale ne formava 
la seconda riprova. I Livornesi più di tutti ne andavano persuasi; 
mentre soggetti ai Pisani non potevano omai piti sperare da essi 
a loro vantaggio cpiel vigore , e quella potenza , di cui erano stati 
capaci quando alla conquista della Sardegna, delle Baleari, ed 
alla espugnazione di Palermo contro i Saraceni li avevano con 
tanta fede, e valore ajutati. 

Partiti alla fine gli spietati nemici, e veduto da presso Io 
esterminio da essi operato, non potè la Repubblica Pisana altra 
risoluzione adottare se non se quella di far rialzare in fretta le due 
abbattute torri del Porto Pisano, la Magnale cioè, e la Farmice^ 
riedificare la Pieve di S. Niccolò , che era di suo gius patronato , 
onde servisse ai bisogni spirituali dei superstiti abitanti del Piano 




EPOCA li. — ANNI DI GESU' CRISTO 1268. 161 

del Porto nella perdita avvenuta delle altre pievi; erigere sulle 
ultime fondamenta rimaste il fondaco ^ e la Dogana del Porto 
come indispensabili a quello scalo marittimo, ed ordinare in fine 
ai pazienti Livornesi di ricomporre il loro villaggio, e le due 
antiche rocche ristabilire che ne formavano la fortificazione. Av- 
vezzi quest' ultimi a sì fatta operazione per non pochi esempj pre- 
cedenti fecero presto coir industre opera loro a far rinascere il 
nuovo Livorno. — E poiché non vi ha male qui in terra, che 
non produca d' altronde in qualche modo vantaggio , così Livorno 
tosto che comparve rinnovellato fu visto più che mai popoloso , 
e gajo; mentre in esso si ridussero ora ad abitare molti di co- 
loro, i quali per l' innanzi dimoravano nelle borgate del Piano 
del Porto, rimaste distrutte. 

Vorrebbe il P. Magri che Y ira del Re Carlo d' Angiò si 
fosse rivolta e spinta anche sul Fanale , e sulla Torre della 
Meloria. Ma di ciò a vero dire non abbiamo nei nostri Annali 
alcun positivo riscontro; e d'altronde la Meloria era troppo in 
mare lontana dal Porto, ed al bisogno ben fortificata e difesa 
da un presidio militare Pisano. — Quello però che di certo 
sappiamo si è che le Torri del Porto ora rifabbricate, non 
sorsero più quali erano in principio colossali e superbe, alte, 
e robuste, ma piuttosto basse, e meschine di aspetto, e di 
opera laterizia quasi per intero composte , quali al presente nei 
loro avanzi tuttavia le osserviamo. 

Non poterono però i Pisani nel ripensare quindi alla deso- 
lazione da cui era stato percosso il territorio del loro Porto, 
e come questa si fosse operata anche per consenso del Papa, 
astenersi dal rivolgere ad esso i proprj lamenti; ma non ne ot- 
tennero in risposta, come narra un moderno Scrittore , che di 
essere paragonati ad Erode. (80) Sul quale proposito non pos- 



162 EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1268. 

Siam Doi tralasciare di avvertire onde meglio si conoscano Y in- 
dole di quei tempi funesti, e la confusione generale, in cui 
si avvolgevano i nomi e le cose d' allora , che mentre Carlo il 
Provenzale, divenuto gik Re di Napoli, devastava il territorio 
Livornese , dichiarava di così agire anche nella qualità di Vicario 
Imperiale in Italia, conferitagli dal Pontefice, essendo in quel 
tempo r Impero vacante. (81) 

Ora dopo gli ottenuti successi recavasi egli a Lucca. Intanto 
la vittoriosa parte Guelfa creava in Firenze un Magistrato con 
r incarico odioso di disporre dei beni confiscati agli espulsi 
Ghibellini , e stabiliva nelle altre Città della Toscana , che già 
eransi ridotte al suo partito, un consimile Tribunale. (82) In 
tal modo la mutata vicenda copriva di lutto, di miseria, e di 
disperazione le più cospicue famiglie. Ma uno stato cotanto 
violento riceveva adesso per un momento un breve conforto 
di passeggiera speranza. Poiché Corradino, figlio del fii Re Cor- 
rado della stirpe stessa di Svevia, accingendosi a vendicare 
l'estinto Manfredi, ed a conquistare il reame che la sua fami- 
glia aveva perduto, scendeva dalla Germania in Italia, e ridu- 
cendosi in Pisa con le genti tedesche da lui raccolte, e quivi 
ingrossandole, formava un esercito piuttosto gagliardo. I Pisani 
non esitavano punto a strettamente collegarsi con esso; mentre 
del pih ardente desiderio di vendicarsi sentendo la sete spera* 
vano riprendere anche T offensiva contro dei Guelfi. Ma spossati 
alquanto di mezzi e di forze, attese le urgenti spese che il loro 
tesoro aveva sofiferte per riparare i danni del Porto Pisano, non 
furono capaci in principio di armare in suo soccorso che sole dieci 
galere. Su di queste però lo stesso Corradino si imbarcava per 
andare da Vada a Porto Pisano. Quindi riunito uno sforzo mag^ 
giore riuscirono essi a mettere in mare altre 30 galere ^ suHe 
quali fecero salire ottomila dei loro più valorosi soldati. 



EPOCA U. ANNI DI GESU' CRISTO 1268-1270. 163 

Dirigendosi subito con queste forze verso la Sicilia^ ed incon- 
trata presso Messina la flotta francese, che ai Re Cario obbediva, 
ne fecero scempio, dando prove di quanto poteva in essi col 
sentimento d' onore la profonda memoria dei ricevuti oltraggi , 
e del valore Italiano. 

La notizia di questa vittoria giunta velocemente al Pontefice 
in Roma procurò ad essi di nuovo la scomunica, e la privazione 
inoltre della sedia Arcivescovile nella loro Citta, mentre riani- 
mando ovunque le abbattute speranze dei Ghibellini, poneva 
di nuovo in forse i destini della Penisola. 

Ma cessarono ben toslo quelle speranze alla successiva notizia, 
per cui riseppero che Y armata di terra di Corradino era stata 
vinta, egli resosi prigioniero, e la flotta Pisana rientrata me- 
stamente nel Porto. — L' infelice giovinetto dovè quindi salire 
sul palco, ed avere per mano del Carnefice pubblicamente il 
capo reciso. A tale supplizio il dannava Carlo d'Àngiò, senza far- 
gli senso alcuno nò la sua quasi tenera etk, non contando più di 
quindici anni , ne il reflettcre che ad esso aveva egli usurpato il 
trono , e lo stato. — Ma Corradino sul palco ferale , forse più 
tranquillo nell'animo del suo oppressore, mostravasi impertur- 
babile, e fermo, non di altro dolendosi se non se dell'angoscia, 
che avrebbe trafitto l' amoroso cuore di sua madre , massima- 
mente nel sentirlo spento in si misero modo. 

Atterriva il suo fine l' intera fazione dei Ghibellini in Italia. 
In Pisa, ed in Livorno piangcvasi di compassione , ed insieme di 
rabbia; ed in Firenze pensavasi già dai Guelfi, che la dominavano, 
a far contro il più che fosse possibile alla Pisana Repubblica, nel 
concetto forse fino d' adesso maturato di formarne un giorno 
la loro preda. 

Infelici perciò, e pieni di sospetto trascorrevano i tempi. I 



164 EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1270. 

Livornesi nondimeno istituivano adesso nella loro Pieve di S. 
Maria ( lo che dimostra che già era stata da essi rifabbricata ) la 
prima Confraternita Haiccde^ che i suoi Annali rammentino. Con- 
sisteva questa nella così detta Compagnia del SS. Saeramento. Io 
credo quindi non ingannarmi nell' asserire che fii questa al certo 
una delle più antiche d' Italia. Imperocché istituita la festa 
del Corpo del Signore dal mentovato Papa Urbano IV sei anni 
indietro in memoria del divulgato prodigio di Bolsena, non 
aveva la religiosa pietà dei Livornesi lasciato trascorrere che 
quel breve spazio di tempo per testimoniare all' atto più amo- 
roso del Redentore^ quelle dimostrazioni del culto estemo, che 
anche sin' oggi con speciale , per non dire con esemplarissimo 
modo, vengono dai medesimi tuttora eseguite. (83) 

La Confraternita predetta ebbe in seguito un altare suo proprio 
nella Pieve summentovata, il quale Altare dei Cantelmi si disse, 
e prese anche il contitolo di 5. Giulia^ dimodoché venne comu- 
nemente chiamata del SS. Sacramento^ e di S. Giulia. (84) E sebbe- 
ne non ci abbiano le antiche memorie lasciato alcun dato positivo 
suU' epoca della riunione dei due titoli , nondimeno possiamo pro- 
babilmente congetturare che avesse luogo quando la Pieve matrice 
di S. Giulia di Porto Pisano , distrutta nelle narrate devastazioni 
di Carlo d' Angiò, venne del tutto, e decisamente abbandonata, 
e riunitone il titolo a quella di S. Maria di Livorno. 

Ora intomo a questi medesimi tempi fioriva in Arezzo il ce- 
lebre Margaritone. Egli il primo inventava ed usava il modo di 
dipingere sul legno con una preparazione a basso rilievo, ed 
egli stesso dipingeva sii di una tavola così disposta il quadro 
rappresentante Nostra Signora delle Grazie avente il Santo Bam- 
bino sulle ginocchia, quella Immagine cioè, che sin oggi forma 
del Popolo Livornese uno degli oggetti più venerandi della sua 



BPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1276. 165 

devozione. (85) Questo medesimo quadro udiremo in seguito 
come da alcuni si pretese nell' Eubea trasportato , e di Ik poscia 
miracolosamente condotto sulle rive dell' Ardenza ; e da altri 
invece caduto in potere del famoso Tarlati Vescovo e Signore 
di Arezzo , e da lui morendo lasciato in dono alla Chiesa prin- 
cipale del Cartello di Montenero. (86) 

Intanto continuava con sempre nuovo accanimento la guerra 
tra i Pisani ed i Fiorentini. A questi ultimi eransi uniti ora 
i Lucchesi, ed anche il Conte Ugolino della Gherardesca con 
molti altri usciti Guelfi, che da Pisa avevano dovuto allontanarsi. 
Assaliti in tal modo i Pisani dalle numerose loro soldatesche , 
onde potere meglio a quelle resistere, si diedero a scavare il 
fosso Arnonico presso Pontedera nella lunghezza di oltre otto 
miglia, proseguendolo sino allo stagno, onde dietro di esso mu- 
nito di steccati, e di bertesche difendersi, e salvare così da 
ogni nemica invasione la propria Gittk , ed il territorio com- 
prendente il Porto Pisano , e Livorno. Ma superato facilmente 
quel troppo esteso e debole riparo dai Fiorentini e dai loro 
alleati si videro i Pisani costretti ad implorare la pace. L' ot- 
tennero facilmente cambiando partito, abbandonando cioè quello 
dei Ghibellini, ed unendosi invece alla fazione dei Guelfi, con 
ricevere quindi nella Città, e nel loro dominio tutti i Guelfi 
Pisani, e tra questi in specie il ricordato Conte Ugolino. Dopo 
questo avvenimento il fosso Arnonico si andò riempiendo, se 
pure, come il Villani (Lib. 7. Gap. 2. ) opinava, non era quello, 
che rimaneva a' suoi tempi con molte vestigia presso la Basilica 
di S. Piero in grado, donde forse inoltravasi alla direzione dello 
stagno predetto. 

Gonfi oltremodo di questo buon successo i Fiorentini vollero 
dare ai Pisani il primo saggio dell'odio loro contro di essi; 



Ì66 EPOCA U. ANNI DI GESU' CRISTO 1281-1282. 

mentre ad onta della stipulata amicizia, concludevano con i 
Genovesi per mezzo di Geri Cardinale e di Gio. Del Volpe un 
accordo , in forza del quale le loro mercanzie d' ora innanzi 
verrebbero dai Genovesi a preferenza assicurate per terra, e per 
mare , purché tenendo quest' ultima via fossero state caricate 
sopra navi ai Genovesi medesimi appartenenti. 

Questa convenzione dal mal talento dei Fiorentini inventata 
per fare onta ai Pisani non potè che sempre più diminuire la 
prosperità di Porto Pisano, ed in conseguenza anche quella 
di Livorno; poiché i Fiorentini reputavansi allora tra i pri- 
mi, e più ricchi trafficanti di Europa. Alla quale circostanza 
aggiungevansi le conseguenze dell'incursione di Carlo d'Angiò, 
le quali nel tratto successivo facendosi più potentemente sen- 
tire, ad altri non meno disastrosi resultati davano origine nel 
lasciare sempre più deserto e senza quasi difesa il territorio 
circostante al Porto Pisano , ed a Livorno. Considerando la 
qual cosa i Pisani , e volendo in qualche modo ripararvi 
facevano erigere adesso una grossa Torre a Salviano , onde in 
quel punto centrale del piano di Livorno potessero i superstiti 
suoi abitanti difendersi all'occasione. (87) 

Ma per loro maggiore sciagura accendevasi ora tra essi ed i 
Genovesi nuova , ed asprissima guerra a cagione della Corsica. 
In tal modo con quasi perpetua lotta laceravansi a vicenda 
quelle Italiane Repubbliche , che avrebbero potuto unite con 
speciali governi in una grande, e comune federazione, rendere 
il proprio paese la sede della pace , della prosperità , e della 
più formidabile potenza. — Ma 1' Italia aveva già corso il suo 
grande periodo di gloria i, il Mondo Romano in Europa, in 
Asia , ed in Affrica dominando per oltre otto secoli ! Doveva 
al presente cedere ad altre nazioni il luogo, serbando però 



EPOCA 11. — ANNI DI GESU' CRISTO 1282. 167 

il vanto del sapere , del valore nelle arti , e del bel cielo , che 
Dio in sorte le aveva con immutabile destino già conceduto. 

Tenevano i Pisani^ ed i Genovesi ripartiti ora i possessi nella 
Corsica. I Pisani imprudentemente dati si erano a sostenere 
Simoncello giudice di Cinarca, suddito dei Genovesi, che ad 
essi erasi ribellato. Non vi volle di più perchè quest^ ultimi 
si armassero contro gli antichi emuli loro, crescendo maggior- 
mente nelP odio verso di essi quando riseppero avere i proprj 
connazionali sofferte da quelli atroci ingiurie in S. Giovanni 
d' Acri. 

Le ostilità tra le due Repubbliche cominciarono subito nel 
mese di Luglio. — Si approssimava così la totale decadenza 
di Pisa, poiché questa quarta guerra Ligure stava già tra 
i destini segnato dovesse decidere della sorte di lei nel 
luogo stesso ove i suoi soldati, quarantacinque anni indietro, 
si erano di vergogna coperti nell' inveire crudelmente coatro 
inermi prelati. 

In mezzo a queste incipienti operazioni di guerra, le quali 
dovevano gettare in grande apprensione per V esperienza degli 
andati tempi i Livornesi, ed anco gli abitatori che rimanevano 
nel contiguo piano del Porto'; mentre essi erano stati per lo più 
i primi sacrificati, è osservabile come i PP. Benedettini deW Ere- 
mo di Gvrgona comperavano da certo Sfmcio alcune terre poste 
in Uliveto^ già Casolare del piano di Porto; e da Domenico di 
Valentino del qiwndam Bernardi , il rimanente della corte di 
Oliveto stesso , e tutta intera anche la Corte di Limone ; e fi- 
nalmente da Eberardo di Pellereto una porzione delle Terre , 
che egli possedeva nei confini del territorio di Salvianoy e che 
aveva acquistato dal Conte Enrico Succi. 

Avevano un consimile esempio accortamente imitato già an- 

23 



168 epìk:a II. — ANM DI riEsr' cristo 1282. 

che i PP. Agostiniani deW Eremo di 5. Jacopo d^Àcquaviva ( da 
essi di nuovo rifabbricato dopo le devastazioni dell'Angioino) 
poiché sino dal 1271 da Ildido Rossi Livornese (88) si erano fatti 
cedere un pezzo di terra posto in finibus Libumae. — Forse 
l'acquistavano a buon prezzo a causa delle attuali circostanze, 
e dell'abbandono di quei luoghi ; mentre speravano poi che 
nelle loro mani sarebbero stati rispettati , come beni di Chie- 
sa , anche dai nemici della Pisana Repubblica , ed in specie 
dai Genovesi, che alla devota parte dei Guelfi si mostravano 
affezionati. 

Ora i Genovesi mettevano in mare un numeroso stuolo di 
navi da guerra. Avverte in questa occasione il Villani^ che i 
Pisani possedevano tuttavia uno dei più nobili e possenti stati 
d' Italia , signori essendo della maggior parte del Littorale 
Toscano, della Sardegna, di porzione della Corsica, dell' Elba , 
e delle altre isole minori, mentre poi dominavano i mari con 
i loro navigli ; ed erano ricchi di quel metallo, che della guerra 
è r anima ed il sostegno. Aggiunge però lo stesso Scrittore 
( Star. Lib. 7. Cap. 83. ) che rimpetto ai Genovesi, ed in specie 
sul mare, non potevano i Pisani considerarsi che come femmine 
vili. Ma il Villani era Fiorentino e Guelfo , e partecipava vo- 
lentieri dell' avversione che i suoi connazionali gik sentivano 
verso quel popolo , che d' altronde illustre , e benemerito della 
gloria Italiana, avrebbe dovuto meritare un qualche più umano 
e giusto riguardo. 

All' annunzio però che i Genovesi gik battevano il mare oolle 
loro galere, facevano i Pisani altrettanto, armavano cioè quante 
più navi potevano. Essendo la loro flotta divenuta maggiore 
in numero di quella dei Genovesi , costringevano quest' ultima a 
prudentemente ritirarsi nel Porto di Genova. Ciò dimostrerebbe 



EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1282-1283. 169 

che nell'opinione dei Genovesi medesimi non erano essi tenuti 
affatto senza coraggio ; e che il concetto del Tillani era falso ^ 
per lo meno esagerato. Stavano anche molti Livornesi nelle 
navi Pisane. Veleggiarono esse di subito verso il porto di 
Genova 9 ove gettavano quadrella d' argento per vana ostenta- 
zione d'insulto. Dopo sì fatta dimostrazione retrocedevano al 
Porto Pisano; ma nel tragitto, sorprese da vento furibondo di 
libeccio, molte di esse soffrirono gravissimi danni, andando 
alcune ad investire sulla spiaggia di Viareggio , ed altre alla 
foce del Serchio. 

Così passava quel primo anno della gik incominciata guerra. 
Intanto i Pisani onde assicurare la buona tenuta del Fanale 
della MeUma^ e la notturna sua illuminazione, di che pensa- 
vano potere avere spesso grande bisogno nel proseguimento 
in specie delle ostilità , stipulavano un contratto per mezzo dei 
loro Consoli del Mare con il P. Galgano Priore dei PP. Agostiniani 
ddP Eremo di S. Jajcopo d^ Acqxuwiva^ onde il medesimo assu- 
messe 1' obbligo di provvedere all' esatto servizio di quel Faro 
importante. 

Avevano sino a qui soddisfatto a questa stessa ingerenza , 
ma forse con non troppo di accuratezza, altri Religiosi , vale 
a dire i Frati di S. Domenico di Pisa dell' ordine Benedettino 
del Convento detto di Fra Martino. (89) Gli Agostiniani come 
pili vicini al Fanale in discorso, potevano meglio e più facil- 
mente al medesimo sorvegliare ; ed ebbero perciò dalla Repub- 
blica Pisana la preferenza. Venne celebrato a tale effetto un 
pubblico notariale istrumento tra essi , rappresentati dal loro 
superiore , ed i Consoli summentovati ; il quale inedito sino a 
qui, contiene le più minute particolarità relativamente anche 
alla spesa, alle mercedi, ed ai prezzi degli oggetti necessarj 
alla illuminazione della Lanterna. (90) 



170 EPOCA II. — ANN! DI GBSU' CRISTO 1283-1284. 

Ma ornai stava per battere l' ultima ora della grande potenza 
Pisana. Livorno ne doveva quindi risentire le più notevoli con- 
seguenze. Aveva luogo, in una parola, nel 6 Agosto di quest'an- 
no ( giorno di S. Sisto un di fausto per i Pisani ) la memoranda 
battaglia della Meloria tra essij ed i Geriovesi. (91) — Dissi 
che pose fine alla grande potenza Pisana ; ne credo essere stato 
con questa espressione inesatto; poiché in quella battaglia Pisa 
perdendo il fiore delle sue genti, la maggior parte de'più distinti 
cittadini , ed il meglio delle sue galere , tutto perdeva , non 
rimanendo più che un' ombra di Repubblica debole e vacillan- 
te sotto la tirannide di astuti Signori , che facilmente poterono 
di mano in mano dominarla. — Divenne come persona inferma, 
che senza più quasi forza né spirito, si accosta consumandosi 
poco a poco alla morie. 

Le galere dei Genovesi, dopo avere sofferta la bravata delle 
Pisane nel loro porto , riunivansi , ed al numero sommando di 
88, oltre 8 Panfili j o come altri vogliono di 130, veleggiavano 
verso la Meloria sotto il comando di Oberto Doria, ivi atten- 
dendo le galere nemiche, per far prova con esse del loro 
valore. I Genovesi che ne formavano gli equipaggi anelavano 
ornai una vendetta esemplare , un' azione strepitosa , una 
pugna air ultimo sangue , che decidere alla fine devesse quale 
delle due Repubbliche avrebbe cessato di esistere. D luc^o 
prescelto rammentava ai Genovesi è vero una sconfitta , ma 
loro ispirava insieme un coraggio pieno di furore per vendi- 
carla. Le galere Pisane uscite dalla foce d' Arno , non tardavano 
quindi a comparire. Erano settantadue senza contare i legni 
minori. ( altri dicono cento ); loro comandava come supremo 
Ammiraglio il Conte Ugolino della Gherardesca, antico Guelfo, 
rientrato in Pisa dopo la battaglia di Monteaperti, come non 



EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 17 1 

ha guari accennammo, ed aveva sotto i suoi ordini due Vice- Ammi- 
ragli, il Potestà Morosini Veneziano, ed il Saracini Pisano. Ma 
nell' uscire dall'Amo , ebbero esse sinistri presagj , oltre V aver do- 
vuto fermarsi in quel fiume per varj giorni , non potendosi porre 
in mare pel vento contrario. (92) I Livornesi occupavano già 
l'alto delle loro torri per rimirare nelle acque di quel rino- 
mato scoglio le due s€[uadre nemiche , che in ordinanza serpa- 
rata si stavano osservando. Spiegavano tutte le respettive loro 
bandiere. La veneranda Croce del Salvatore sventolava tanto sulle 
une , quanto sulle altre -, dimostrava cioè coloro che la inalbera- 
vano , bianca , o rossa che fosse , essere figli della medesima 
credenza. Pure stavano per trucidarsi a vicenda , e per distrug- 
gersi. Ira cieca di parte li divideva; che uniti avrebbero po- 
tuto assicurare meglio i comuni loro destini. 

I Livornesi, che avevano figli e parenti sulle navi Pisane, 
avrebbero voluto discemere su quali di esse la loro prole, ed 
i loro congiunti si trovassero per non perderli di vista nella 
tenzone sanguinosa, che era per cominciare. Stavano con meste 
sembianze in atto di angoscia crudele, trepidando, e speran- 
do, immersi nella piii penosa incertezza; avrebbero amato salva 
la patria, e la vita dei loro cari. Pure presentivano che una 
strage acerbissima stava per porre in grave pericolo sì V una 
che r altra. 

Finalmente la pugna incominciava. Il Conte Ugolino forse era 
il solo che covasse nel cuore il tradimento. Ogni altro combat- 
tente Livornese, Pisano, o Genovese, non sentiva in quel mo- 
mento che la voce della patria, che il chiamava a pugnare con 
fedeltà per la sua gloria, e pel suo onore. Ah! se allora che 
stavano in procinto di offendersi questi prodi Italiani avesse 
tuonato una voce prodigiosa tra essi , e rammentato loro che 



172 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 

erano nati nella medesima classica terra; che erano per reli- 
gione, e per patria fratelli; che la guerra che stavano per 
compiere era guerra civile, guerra nefanda; che queUe armi, 
quelle navi, coperte tutte del vessillo della redenzione, potevano 
meglio serbarsi a più utile, e sublime impresa ; e se la medesima 
voce avesse potuto ottenere che piuttosto tra gli abbracciamenti 
e la pace si fosse ogni onta, ed ogni differenza obliata, e so- 
pita, quanto sangue illustre, quante lacrime, quanto lutto, quan- 
te maledizioni si sarebbero risparmiate ! Non avrebbe la storia 
nostra, vergando le pagine col racconto della spietata carnifici- 
na, dovuto registrare nei suoi Annali questo nuovo vituperio 
Italiano ! Ma quella voce potente non udissi , e le galere Geno- 
vesi, e Pisane azzuffandosi, e con gli uncini anco afferrandosi, 
presentavano omai non una battaglia di frecce da lungi tra nave 
e nave, ma una battaglia da corpo a corpo, poiché su ciascuna 
galera si combatteva dai soldati , e dai marinari , come in terra 
si potrebbe pugnare colle lancie, e colle spade. — Restava per 
alcun tempo la vittoria indecisa. Alcune delle galere da una 
parte e dall' altra più non potendosi sostenere , affondavano nel 
mare , seco traendo i superstiti ; il mare presso le secche ve- 
devasi per ogni dove coperto di frantumi, di rottami, di aste, 
e di corpi morti galleggianti. Non vi era più galera delle due 
flotte , che a rivi dai lati non versasse il sangue ; tanta era stata 
la strage avvenutavi. Quei contomi non eccheggiavano che di 
grida dei combattenti , di voci disperate di coloro che soccom- 
bevano , di lamenti e di gemiti dei feriti, e dei moribondi. 
Udivasi quel mesto, e terribile romorio sino a Livorno. Le 
madri, ed i padri Livornesi piangevano disperatamente; guar- 
dando fissamente là ove la mischia ferveva di più, cangiavano 
ad ogni istante di fisonomia; e col pallore di morte sul volle, 



EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 173 

di ansietà e di speranza, alteraando i moti dell' animo, mostra- 
vano che una terribile lotta anche nel loro cuore eseguivasi. 
Sembrava che le uccisioni, ed i colpi accrescessero nei Geno- 
vesi , come nei Pisani nuovo furore. Proseguiva tuttora in forse 
r esito della giornata fatale. Ma non molto dopo le Galere Pi- 
sane presentavano i primi segni di un qualche disordine, la 
loro Capitana essendo stata presa, ed il suo grande stendardo 
fatto in pezzi, sopraggiungendo per di più ai Genovesi il rin- 
forzo delle trenta Galere del Giacaria, lasciate indietro a bella 
posta dal Doria. Allora le Genovesi cominciarono a prendere 
il di sopra con quasi decisivo vantaggio. I Combattenti trova- 
vansi quasi stanchi di uccidere. Il Conte Ugolino se ne accor- 
geva. Rimanendo fermo nondimeno alla battaglia per un qualche 
altro spazio di tempo, quando vide chiaro però che la vittoria 
abbandonava i vessilli Pisani , si diede tosto alla fuga , e con 
tre Galere, cui fece segnale, si diresse al Porto Pisano onde 
mettersi in salvo. Vile o traditore che fosse , non seppe perire 
con gloria ; volle serbarsi , ma sì serbava a morire di atroce 
morte nella muda ferale di Pisa ! 

Quando le rimanenti galere Pisane videro il loro Ammiraglio 
che le abbandonava non ebbero più modo di sostenersi. Allora 
la rotta dei Pisani divenne generale, e completa. I Genovesi 
con gik la vittoria in pugno , più coraggiosi che mai fecero sforzi 
dì estremo valore. Allora pensiero estremo dei Pisani divenne 
quello di salvarsi potendo. 

Tale si fu l'esito della seconda memorabile battaglia della 
Meloria. Perdettero in essa i Pisani tra colate a fondo, e ca- 
dute in mano dei nemici più di 49 Galere (93)-, lamentarono 
tra morti, feriti, e prigionieri la perdita di oltre 20 a 25 mila 
dei loro; e ciò che più ad essi arrecò quindi alto cordoglio si 



174 EPOCA li. — ANNI DI GKSO' CRISTO 1284. 

fii sapere che tanti loro confiratellì ( circa quindici mila tra 
cui il figlio del Conte Ugolino ) avrebbero gemuto miseramente 
nella più disperata miseria entro le prigioni di Genova. (94) 

I Livornesi come sudditi ed oscuri non ebbero chi narrasse 
le loro gesta, chi registrasse il nome di quelli tra essi che si 
erano distinti; di quelli che erano combattendo valorosamente 
periti, che nelle catene trovavansi a Genova confusi sotto il 
nome generale di Pisani. 

Ma è da osservarsi che il ritirarsi che fece dalla battaglia il 
Conte Ugolino prima anche che fosse decisa del tutto V azione 
non venne allora dalla Repubblica Pisana giudicato atto o di 
viltà, di tradimento; poiché ad esso senza far lamento venne 
conservata la carica di Potestà, o Capitano del Popolo, che in 
Pisa già aveva ottenuta. Forse la pubblica costernazione per 
tante recenti sventure non lasciava pensiero che non fosse per 
piangere in ogni famiglia o la prigionia, o la morte dei pro- 
prj congiunti. Alcuni però hanno sospettato che l'Ugolino an- 
tico Guelfo, e come tale già da Pisa espulso, meditando il 
delitto di privare della libertà la patria sua, e di farsene egli 
stesso il tiranno, cogliesse quella occasione per sacrificare mag- 
giormente i Pisani, acciò menomati di numero^ e di potenza, 
ed in specie della più bollente loro gioventù, facile gli riuscisse 
di esercitare in città, già umiliata e decaduta, la Signoria. Il 
suo cupo, e ambizioso pensiero sorti buon effetto. Coli' enun- 
ciato titolo di Potestà e Capitano del popolo proseguì di fatto 
a comandare in Pisa anche dopo la battaglia della Meloria, ed 
a ritenervi quasi il supremo potere, sebbene gli ordini anti- 
chi, e le magistrature della città formando il di lei governo 
rappresentativo, ponessero un grande ostacolo, almeno nell'ap- 
parenza, ai suoi perversi disegni. Vuoisi di più che senza 



EPOCA II. — ANNI DI GESO' CRISTO 1284. 175 

molto curarsi del riscatto dei prigionieri Pisani in Genova, 
anzi sordamente contrariandolo, facesse travedere pur troppo 
volere egli essere il primo Tiranno di Pisa. 

Intanto i Livornesi accorsi al Porto Pisano ansiosamente do- 
mandavano agli scampati dalla battaglia, ed agli equipaggi delle 
galere, che ivi si erano riparate, dei loro figli, e parenti, e o 
ritrovandoli in vita o sentendoli morti, o prigioni, presenta- 
vano varj moti o di gioja, o di disperato dolore. Forse alcuna 
memoria relativa alla loro sorte almeno dai PP. Agostiniani di 
S. Jacopo di Acquaviva, che presso T Oratorio di S. Giovanni 
in Livorno gik abitavano , si sarà presa ; ma se lo fu non è 
sino a noi pervenuta. 

Ora i Genovesi colle galere proprie, e con quelle ai Pisani 
catturate divisando compire la gloria di quella giornata , gonfi 
della vittoria ottenuta si avanzavano minacciosi verso il Porto 
Pisano , e Livorno coli' intenzione forse di diroccare del primo 
le Torri, e scendendo quindi a terra di distruggere il poco fa 
rifabbricato villaggio, e gli stabilimenti pubblici, che nel piano 
del Porto esistevano. Ma la fermezza dimostrata dai presidj 
dei due luoghi, e dalle popolazioni che presso ai medesimi si 
erano raccolte, impedirono questo nuovo disastro a danno della 
Pisana Repubblica; e fecero ai Genovesi cangiar di pensiero; 
mentre reflettendo essi alla resistenza disperata, che avrebbero 
ivi incontrata, ed ai tanti prigionieri Pisani, che avevano a custo- 
dire, risolvettero di volgere senza più la prora verso la patria, 
ove gli attendeva il più luminoso trionfo, recandovi la grande 
notizia che la Repubblica Pisana non era più, e che era perita 
per opera loro nelle acque della M eloria. E ciò di fatti eseguirono. 
In tal modo i Livornesi dando saggio distinto di animo non 
vile, e di fedeltà ai Pisani, dimostrarono anche in quel difficile 

24 



176 EPOCA n. — ANNI DI GB8U* CRISTO 1284. 

momento che non erano affatto indegni del nome di prodi, e 
che potevano i loro Signori gloriarsi di averli per sudditi. 

Qual fosse la gioja dei Genovesi al rivedere i loro soldati 
conducenti tanti prigionieri nemici, tante loro galere, tanti 
trofei , ognuno potrk immaginarlo. Abbandonavansi tutti in quella 
superba Giano all'allegrezza la più sfrenata, e si faceva festa 
da tutti sulle lacrime, e sulla disperazione delle povere madri 
Pisane e Livornesi. 

Feci io altre volte notare in questi Annali la pur troppo 
frequente itala giqja (Pitali vituperi 'y ma non posso astenermi 
dal ripetere anche adesso che l'esultare smodato dei Genovesi 
Repubblicani sulle estreme sventure con cui avevano percosso i 
loro fratelli di Pisa, non fosse un esultare spregevole, un esulta- 
re , direi quasi, nefando^ un ferire in somma nel cuore la patria 
comune ! I^a barbarie di quei tempi volle quindi che quei miseri 
prigionieri Pisani e Livornesi quasi tutti morissero di inedia, 
e di stento tra le catene delle prigioni di Genova, della sorte 
medesima dei malfattori. Poiché o niuno pensò al loro riscatto 
in danaro, che allora vergognosamente era in uso, ossiwero b 
Repubblica Genovese aveva gik pubblicato , e deciso di non 
accettarne alcuno , onde tutti perissero tra i ferri , e come 
nell' inferno senza speranza. 

Ed erano in tanto copioso numero quei miseri che nacque 
allora il dettato « se vìwi veder Pisa vai a Genova. » 

Ora dall'Agosto al Decembre di quest'anno cotanto fatale 
alla Pisana Repubblica le cose pubbliche della città si maneg- 
giarono dal Conte Ugolino con la più fina accortezza. Tenendosi 
egli in apparente buona armonia con gli Anziani, che la so- 
vranità del popolo rappresentavano, faceva ad essi gustare il 
pensiero, e la risoluzione di promulgare adesso i mwvi Statuii. 



BPOGA li. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1284. 177 

Voleva far constare con ciò quanto dalla parte sua si deside- 
rasse il provvido e regolare andamento del pubblico servizio; 
e come avesse a cuore che la Repubblica risorgesse con qual- 
che energico passo dall'abbattimento in cui si trovava. Cercava 
una distrazione agli animi afflitti, onde alle sue mire future 
affezionarli. 

E di fatto furono ben tosto i nuovi statuti prestamente det- 
tati nell'idioma latino, di cui tuttora i Governi Repubblicani 
d' Italia gloriavansi di far uso ; e vennero in essi assicurati an- 
che gli interessi, ed il miglioramento dei paesi spettanti alle 
Provincie. 

Portarono in fronte, e nel proemio il nome, e la carica che 
copriva il Conte Ugolino. Cominciavano così « Et quilibet qm 
a teneatur tempore Potesteriae Coniitis Ugolini Pis. Potest. videlicet 
a currente nunc Anno D. MCCLXXXV. ( 84 comune ) Indici. 13 
a de Mense Decembri. » Erano i secondi^ dopo quelli del 1160, 
che i Pisani ora si davano. Tralasciando noi di referire le parti 
che contenevano non riguardanti direttamente Livorno y il Porto 
Pisano^ ed i di loro contorni^ non ci occuperemo che delle 
disposizioni concementi questi ultimi luoghi, tuttora cari, ed 
utili alla Pisana Repubblica. 

Di fatto queste disposizioni mostravano l'animo amorevole 
dei Pisani in specie verso Livorno^ sul quale già, nell' inter- 
rarsi che sempre più faceva il Porto Pisano, avevano essi 
rivolta l'attenzione maggiore, onde costituirlo in grado più 
florido, ridurlo anche a fortezza, ed a modo di grosso Castello 
con scalo nel mare circondarlo di valide mura. 

Ora le rubriche dei predetti statuti, che formeranno soggetto 
di speciale memoria in questi nostri Annali , come spettanti alla 
storia di cui ci occupiamo, riguardavano: 



178 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 

l."" Lo Stagno^ il suo Spedale, ed il Convento che gli sor- 
geva dappresso. 

2. Le Strade^ che traversavano il Piano di Livorno, e che 
al Porto Pisano conducevano. 

3. La Fonte di 5. Stefano^ ed il stw aeqmdoUo. 

4. Le due nuove Torri , che al Porto medesimo dovevano 
aggiungersi. 

5. La pìdizia Scaiitaria intema di Livorno^ dei suoi scoli, 
e delle sue strade. 

6. n suo Governo^ e le Magistrature, che dovevano al me- 
desimo presedere. 

7. I privilegi e le franchigie, che a favore dei suoi abitanti 
si concedevano. 

8. Le mura , delle quali doveva essere munito. 

9. E finalmente le fabbriche pubbliche del Porto Pisano , e le 
altre^ che nelle sue adiacenze, e presso il lido, e sulle conter- 
mini colline esistere dovevano. 

Le particolarità, che sii tutti questi oggetti andremo noi 
raccogliendo, non potranno a meno di riuscire importanti, e 
forse anche piacevoli a coloro , che delle antiche rimembranze, 
e dello stato topografico dei luoghi, che tuttodì ai nostri occhi 
si presentano , e che ci videro a nascere , gradiscono udire fat- 
ta parola. 

E dallo stagno , e dalle fabbriche^ di cui nel Medio Evo 
andava quel lago fornito, incominciando, ricavasi dagli enun- 
ciati statuti che lo Spedale di S. Leonardo , aveva omai biso- 
gno di riforma, e di assistenza per parte del Governo di Pisa; 
poiché le Monache di Ogni Santi, cui era toccato in sorte, 
anzi che promuovervi 1' ospitalità a favore dei viandanti , dei 
pellegrini , e degli ammalati , V avevano quasi che lasciato in 
abbandono. Pensava perciò la Repubblica onde riporlo nel 



EPOCA li. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284 179 

primitivo suo florido stato di supplicare il Papa acciò al suo 
Comune per tale oggetto concedesse i privilegj, e le grazie 
medesime, che la S. Sede aveva gik elargite a favore di dette 
Monache. — Formava , come gik dicemmo ^ lo stagno anche a 
quei tempi una stazione frequentissima ; mentre pel suo ffran 
ponte ^ ora costrutto di legname, transitavano tutti coloro, che 
al Porto Pisano , ed a Livorno per le faccende mercantili si 
trasferivano; e costituiva in conseguenza un punto di grande 
e di quasi incessante comunicazione tra Pisa, il suo Emporio, 
ed il nostro villaggio. Provvedere ora amando i Pisani alla mi- 
gliore condizione del ridetto suo ponte j e dello stagno^ vole- 
vano che i rappresentanti della Repubblica giurassero di fare 
allargare convenientemente le spallette del primo, delle quali 
sin adesso mancava, e di dare quindi opera perchè le acque 
del secondo al mare liberamente scorressero ; proibendo op- 
porre al loro corso siepi , o ripari , od ostacolo di sorta alcuna. 
Imperocché allora lo stagno raccolte le acque, che dalle col- 
line, e dalle pianure superiori scendevano, e quelle eziandio 
dell' Ugione , che in esso si scaricavano , aveva d' uopo pel suo 
emissario^ formato dalla bocca di Calambrone^ di sgravarsi delle 
piene onde non allagare , e rendere di peggiore condizione i 
terreni vicini. La naturale sua estensione occupava al tempo, 
di cui ragioniamo, l'intero spazio ora traversato dai moderni 
ponti detti di stagno, inoltravasi al nord sin oltre il prato 
della Contessa 9 a ponente sino al principio della Via Regia 
Pisana, ove gik incominciava la Macchia di Pisa^ ed a levante 
copriva eziandio una porzione non piccola del Suese. Aveva 
in conseguenza V aspetto di un lago di secondo ordine. (95) 
Ma oltre lo stagno stava a cuore della Pisana Repubblica 
anche la buona tenuta delle strade pubbliche , che da Pisa 



180 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 

partendosi al territorio di Livorno giungevano. Per lo che faceva 
del pari giurare ai suoi governanti che avrebbero fatto riporre, 
e mantenere in grado perfetto in specie la vìa, che da Pisa 
toccando la Basilica di S. Piero in grado proseguiva sino a Porto 
Pisano; e che alle spese occorrenti terrebbero astretti a con- 
correre i possessori frontisti , con obbligarli inoltre a porre 
ogni quattro piedi un marciapiede di terra per i pedoni. Que- 
sta strada principale era queir istessa, che gik da noi venne 
indicata, la quale detta in seguito di Porto Pisano^ e poscia 
Via vecchia di Livorno ( ora volgarmente del Campo Sonia 
Nvwo ) percorreva , traversato lo stagno, ed il ponte sull' Ug- 
gione, i terreni lungo la gronda, sboccava alla Bastia, e quivi si 
congiungeva colla Via Carrareccia , al presente Via Erbosa^ che 
dalla Pieve di S. Stefano ( ai Lupi ) proveniva. (96) 

Sii questa istessa strada ricorreva la fonte di S. Stefano , 
così denominata dalla ridetta pieve , che le rimaneva vicina. 
Premeva alla Repubblica, che venisse adesso in nuova forma 
più solidamente assicurata ; e che il gik esistente antico suo 
acquedotto , il quale presso alla Bastia era stato protratto , 
si prolungasse sino al Porto Pisano. Questo acquidotto in 
effetto venne quindi costruito di opera laterizia, ed i suoi 
avanzi , sebbene dimenticati tra il letame della moderna Tor- 
retta, esistono anche ai dì nostri, e solidi tanto da aver re- 
sistito air ingiurie di oltre sei secoli e mezzo. L' acquedotto 
in discorso adunque , dopo avere allacciato le acque sopravan- 
zanti alla fonte della Bastia, portava le medesime presso al 
lido attuale del Porto, vale a dire alla Torretta^ e prenden- 
dole al di sotto della Bastia stessa da una specie di serbar 
tojo , di cisteima , ivi scavata , le somministrava in copia agli 
abitanti vicini , agli equipaggi delle navi ormeggiate nel Porto , 



EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 181 

ai presidj delie Torri, ed agii impiegati deiia Dogana, del 
Fondaco , e dell' Arsenale del Porto medesimo. Convien cre- 
dere perciò che la sorgente naturale, che alimentava a questi 
tempi r enunciata fonte di S. Stefano fosse oltremodo copiosa , 
ed abbondante; mentre servir doveva ai bisogni di tante per- 
sone, e di tanti luoghi, e non essere al certo quale ora è di 
scarsa quantità, e di ben piccola mole. Forse nella sowersio% 
ne del Porto ^ e delle sue adiacenze chi sk che non venissero 
rotti , e spezzati gli acquedotti , che la sua acqua conducevano 
dalle scaturaggini di Limone^ e che non fossero accecate, e 
disperse le polle che le porgevano alimento. (97) 

Dicemmo gik che il nuovo suo acquedotto , faceva capo alla 
Torretta. Ora dalla posizione di questa piccola Torre , la quale 
oggi rimane inclusa nella casa rurale dei Signori Ruelle , e nel 
luogo stesso, cui si è conservato il nome di Torretta^ e che 
formava una delle sei torri ^ che difendevano in varj punti il 
Porto , chiaro si rileva come all' epoca degli statuti , che esa- 
miniamo, vale a dire dopo la metk del secolo XIII, il Porto 
Pisano sempre più diminuendo, non oltrepassava ornai con 
r attuale suo lido la Torretta medesima nel lato manco , vale 
a dire nella linea proveniente dalla Bastia. Le sventure della 
Repubblica, e lo stato di dependenza da un capo che la do- 
minava a sua voglia, toglievano forse ai Pisani i mezzi di po- 
tere con qualche opera grandiosa riparare all' interrimento , dal 
quale il loro porto era sempre più minacciato. 

Ma perchè nel piccolo seno che tuttora il medesimo formava, 
capace nondimeno a contenere più di 100 Galere, estendendosi 
tuttora nel lato destro verso la foce di Calambrone, i nemici 
impunemente non potessero penetrare ; 9 capace fosse a loro 
opporre una valida resistenza, sufficiente al modo di guerreg- 



182 EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1824. 

giar di quei tempi , feceva la Repubblica giurare ai suoi Magi- 
strati nei ridetti statuti che avrebbero fatte erigere sul Porto 
stesso altre due Torri. Due gik, come narrammo, ve ne esi- 
stevano, cioè la Magnale^ e la Farmice'^ e due nuove dove- 
vano ora essergli aggiunte. E perchè fosse poi con maturità di 
consiglio prescelto il luogo più adattato , e conveniente alla loro 
posizione , prescrisse la Repubblica che alcuni degli Anziani 
trasferitisi personalmente sul posto determinerebbero eglino 
stessi ove quelle due fortezze dovessero fabbricarsi. (98) Non 
rimasero ultimate che nel 1360 come vogliono alcuni, e ven- 
nero chiamate T una la Torre rossa ^ l'altra il Castellato j o 
Maltarchiata. La prima surse ove ora giganteggia il Marzocco 
dei Fiorentini^ della seconda restano anche al presente per 
un terzo gli avanzi nella base , che sth sulla spiaggia detta 
dell' antico bersaglio 

Di queste opere di fortifìcazione i Pisani fornivano il Porto, 
onde, come negli statuti esprimevansi , riporlo in buono stato 
aedo la Città se ne potesse servire per la mercatura ^ e per gli 
armamenti. (99) 

Alle fin qui mentovate quattro torri, venne oltre la descrìtta 
Torretta^ aggiunta in fine una sesta torre^ la quale situata più di 
tutte a ponente, doveva ivi servire quasi di vedetta al Porto. 
Riportò la medesima il nome di Fraschetta-^ ed i suoi ruderi 
di opera laterizia maestrevolmente commessi stanno colà tuttora 
saldi sull'arena a sfidare da tanti anni Tire del mare fran- 
gente, e provano che dessi meglio che i così detti cantoni 
servir potrebbero a formare delle buone scogliere ai nostri Mo- 
li attuali. 

In tal modo il Porto Pisano, il contiguo Livorno, e la Meloria 
presentavano circa questi tempi alla difesa 9 Torri. Poiché 4 



EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 183 

niuiiìvano direttamente T ingresso del Porto, due per parte: 
due guardavano specialmente Livorno, cioè la Rocca Vecchia, 
ed il Mastio di Matilde; una assicurava la posizione della 
Meloria; e la ottava, e la nona^ vale a dire la Torretta e la 
Fraschetta, in separate posizioni, concorrevano alla difesa gene- 
rale del Porto stesso quasi come contrafforti. 

Nonostante tanti ordinamenti di resistenza militare non poteva 
la Repubblica Pisana dissimulare a se stessa, che questo suo 
Porto naturale tendeva omai velocemente ad un totale interri- 
mento ; poiché calcolando sii quello già sofferto da men di due 
secoli indietro, essenziale, e rilevante, comprendeva pur troppo, 
che per pochi lustri ancora sarebbe stato capace di dare ricetto 
ai grossi navigli. Quindi le sue cure sin d'adesso premurosa- 
mente volgeva al contiguo Livorno^ ed alla sua cala^ o piccolo 
porto speciale^ del quale prevedeva dovere avere in progresso, 
e forse tra breve, indispensabile bisogno. Il Villaggio perciò, che 
come già notai, essa teneva tuttora sotto Y ombra della sua po- 
tenza quasi nascosto, addivenne al presente l'oggetto palese 
delle sue maggiori sollecitudini. Di fatto dal testo dei ricordati 
Statuti sappiamo avere la medesima comandato in primo luogo 
che dagli uomini del Comune di liivorno si facesse riempire la 
fossa ^ la quale , non si sa a qual uso, esisteva tuttavia aperta 
nella piazza principale del villaggio ( già piazza vecchia di Livor- 
no chiamata^ ora di S. Giovanni)-^ che i condotti e le chiaviche 
inteme si ripulissero, ed in buon ordine si tenessero, onde 
pel benefizio dell'aria le acque non vi stagnassero, ma libere 
corressero al mare ; e che le fosse anche de' suoi contomi si 
scavassero pel medesimo oggetto (100). Queste previdenze di 
pulizia sanitaria tendevano a mitigare, per quanto fosse stato 
possibile, tra gli abitanti di Livomo gli effetti dell'aria malsana, 

25 



184 EPOCA 11. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 

che ognor più si rendevano sensibili pel successivo ritirarsi del 
Porto Pisano. 

Ma perchè il villaggio con un governo proprio e locale ri- 
sentisse inoltre i vantaggi di una amministrazione più sollecita, 
e diretta, statuivano i Pisani che un Capitano^ ed un Notaro 
vi dovessero presiedere. Per lo innanzi le Cronache nostre non 
avevano fatto parola che dei Magistrati puramente ComunitcUivi j 
che col titolo di Consoli vi risiedevano. Ora dagli statuti di 
quest' anno venghiamo per la prima volta informati come al vil- 
laggio venissero preposti quei due impiegati, il primo dei quali 
tanto nella giudicatura, nel comando civile, e militare, riuniva 
le incumbenze di giudice , ed insieme di Governatore generale , 
avendo un Ajuto nel Notare che gli doveva stare sottoposto (101). 
E qui cade in acconcio V osservare come il privilegio di sì fatto 
Governatore conceduto in preferenza tra le borgate del Piano 
del Porto, al solo Livorno, spieghi chiaramente, che desso 
il primo ora tra quelle Ogurava, sebbene di quest'ultime assai 
poche ne esistessero dopo la devastazione di Carlo d'Angiò. 

Cotanto aveva cangiato di aspetto^ come altrove io dissi, queUa 
gik sì prospera , e rìdente località ! Giacevano ora dispersi ed 
abbandonati gli avanzi dei tanti suoi Castelli, Ville, Chiese, Spe- 
dali, e Monasteri ; ed ovunque non appariva omai che solitudine 
e squallore. Le foreste prendevano il posto delle vigne, e degli 
uliveti, ed ammantavansi di folte macchie anche quei colli 
ubertosi, ove già risiedevano con lo splendore di una piccola 
corte i rinomati Marchesi di Monte Masso. 

Ridottasi in conseguenza quasi al solo Liovrno, e ad alcuni 
altri casolari de' suoi dintorni , Y importanza di quel territorio 
pensava saviamente la Repubblica Pisana, dopo le previdenze 
sopra notate , a concedere notabili franchigie e privilegi a tutti 



EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 185 

coloro che in Livorno fossero venuti a stabilirsi; mentre inte- 
ressava sommamente allo stesso Porto Pisano che questa sua di- 
pendenza divenisse florida , e ben popolata , formandone omai 
come il Capo-luogo , e la Cittadella. 

Ora i privilegj , che i Livornesi per graziosa eccezione otte- 
nevano, nella esenzione dalle Gabelle principalmente consistevano, 
come se i medesimi avessero dimorato in un vero Porto Franco ; 
ed oltre a ciò nel non essere più tenuti alle prestanze ed ai 
servigi reali , cui erano obbligati in generale gli altri sudditi 
dello Stato (102). Volevano quindi gli enunciati Statuti espres- 
samente che il Capitano di Livorno non potesse più per lo 
innanzi proferire alcuna sentenza contro qual si fosse degli 
abitatori del luogo, se prima questi non fosse intervenuto al 
parlamento fatto o (adendo j vale a dire , cred' io , se prima 
non fosse stato personalmente citato a comparire, adducendo 
gli Statuti stessi la causa di tale equitativa disposizione nella 
condizione speciale dei Livornesi, i quali per essere allora nella 
maggior parte homines inarinari , e spesso perciò assenti , et 
qui parum in eonim terra morentur^ non dovevano sentirsi 
colpiti da una condanna o civile , o criminale , senza avere 
avuto tempo e diritto di addurre le proprie ragioni, o dis- 
colpe , come forse sino a qui abusivamente , ed arbitraria- 
mente si era praticato con essi , reputati quasi turba dì 
povera gente dispregievole , non degna ne di protezione, né di 
riguardo (103). 

Ma in ricambio di questi favori veniva poi ai Livornesi im- 
posto r onere di accorrere armati quando per tre volte avessero 
ascoltato il suono della Campana della Macchia. Ove rimanesse 
questa campana, ed a soccorso di qual gente, e contro chi, 
dovessero i medesimi presentarsi non ho potuto in alcun docu- 



186 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 

mento posteriore rinvenire la minima relativa soddifacente no- 
tizia. Il nome di Macchia indicherebbe a prima giunta un luogo 
boschivo ; ma se d' altronde la campana poteva udirsi da chi 
si trovava in Livorno farebbe supporre che non lungi dal vil- 
laggio questa Macchia esistesse. Sembra in qualunque modo 
però che importasse allora bene assai questo soccorso ai Livor- 
nesi affidato , e che forse contro i Saraceni , minacciando un 
qualche sbarco, dovesse dirigersi, se del medesimo far vollero 
gli Statuti speciale, e distinta menzione (104). 

Gik la Repubblica Pisana conoscendo a prova la fedeltà dei 
Livornesi , ed il coraggio da essi sempre spiegato nelle batta- 
glie di mare quando appunto come marinari componevano una 
parte degli equipaggi delle sue galere , sentiva per Livorno , 
che quale suo figlio riguardava, una predilezione patema. Ed 
ora stava in [fatti per dargliene la piìi conveniente riprova; 
mentre nei presenti Statuti ( alla Rubrica 85 ) decretava che 
fosse da mura buone e convenienti circondato^ ordinando « vi 
Idbumum muretur bonis et convenientibus muris^ et quomodo et 
in quam modum murari debeat. » 

Ed ecco come Livorno stava per muovere, dopo 280 anni dal 
primo, il secondo suo passo alla futura grandezza, che l'atten- 
deva ; ed ecco come si preparava a passare dall' umile stato 
di semplice aperto villaggio al grado di fortificato castello sul 
mare. 

Dobbiamo però qui far conoscere ai nostri lettori, che alla 
presente buona volontà della Repubblica Pisana di formare di 
Livorno una Terra murata^ ed una fortezza, valida assai a quei 
tempi, non venne data esecuzione che dopo il lasso di 108 anni; 
poiché sappiamo che le prime mura di Livorno Castello non 
sursero effettivamente che nel 1392. Pregiavasi adesso nondi- 



EPOCA U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1284. 187 

meno la favorevole disposizione della Repubblica ; mentre il suo 
compimento attendeva il tempo, ed i mezzi propizj. 

Ma provveduto che ebbero cosi i Pisani, mercè le accennate 
disposizioni statutarie, alla futura conservazione del loro Porto 
e di Livorno, alla maggiore difesa, ed ai comodi di cui pote- 
vano ambidue abbisognare , non che alle respettive loro popola- 
zioni , si diedero finalmente a pensare anche alle fabbriche pulh 
Uiche^ che presso al Porto stesso erano indispensabili, cioè 
alla Dogana^ al Fondaco, ed alla Tersana^ ossia alF Arsena- 
le (105). 

Il Palazzotto^ che gih rammentammo come il quarto grandioso 
stabilimento^ che ai sopra indicati faceva corredo, e che alla re- 
sidenza dei Giudici addetti alle cause commerciali serviva, non 
era più. Essendo rimasto forse per intero e sino nelle fondamenta 
distrutto da Carlo d'Angiò in odio anche dell'eleganza, e della 
magnificenza, che tuttavia conservava, e poscia dimenticato ed 
abbandonato del tutto, gli statuti in discorso non ne fecero 
perciò alcuna menzione ; segno indubitato che da molto tempo 
più non esisteva. Forse i Giudici di Commercio avranno preso 
stanza in alcuna delle sopraddette fabbriche , od altrove si sa- 
ranno trasferiti. 

Ne la previdenza della Repubblica Pisana a prò dei suoi 
stabilimenti marittimi era ancor soddisfatta; poiché volgere essa 
decise del pari le cure ai fortilizj, che reputavansi necessarj 
alle foci deU'iimo, e del Serchio ; ed a quello eziandio, che per 
vedetta speciale del Porto Pisano e di Livorno, sul più alto 
colle di Montenero divisava adesso di fabbricare. 

Ora delle particolarità relative alle fabbriche, ed ai fortilizj 
sopra notati venendo brevemente a parlare diremo avere pre- 
scrìtto gli statuti in primo luogo che la Dogana si riattasse j 



188 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 

onde resa fosse capace di albergare il Fundacario coUa propria 
famiglia^ e gli impiegati che da lui dipendevano. — Il Fundaca- 
rio figurando come il Direttore principale della finanza del Porto 
esser doveva uoino^ come suol dirsi, di marcj ed avere per qual- 
che tempo navigato. Doveva cioè con la pratica acquistata poter 
comprendere, e valutare le ragioni, che dai Mercanti gli ve- 
nissero addotte, e non pretendere ciò che, ignorando affatto 
le cose marittime , avrebbe forse sentito di stravagante , e di 
avania. Ove si inalzasse poi a questi tempi la Dogatm dd Porto 
r abbiamo gik descritto; sorgeva cioè sulle eminenze della Bastia 
non lungi dalla Torretta^ e perciò non discosta che di breve 
tratto dalle navi, che stvano nel Porto. Andava la medesima 
sottoposta, e dipendente dalla Dogana superiore di Pisa^ la quale 
presso la Porta a mare era situata. GÌ' impiegati subalterni che 
sotto gli ordini del Fundacario vi disimpegnavano le minori in- 
cumbenze, erano quattro custodi ( qui teneantur de nocte stare 
et morari in domibus Degathiae ad ejus custodiam ) j vaij Nunzj\ 
pesatori e sensali. 

Grande oltremodo era Y entrata giornaliera di questa Dogana 
marittima ; mentre si può dedurre quanto dovesse essere con- 
siderabile dal sapersi che con essa si pagavano gli stipendj 
ai custodi delle Torri del Porto, agli Operaj, ai Notari , ed 
altri Ministri dell' Arsenale ; che con essa parimente si sup- 
pliva a tutte le spese ordinarie , e straordinarie dell' Arsenale 
stesso, del Fondaco, e delle Torri, fonti, acquedotti, e 
strade; e finalmente che con essa si sarebbero fabbricate le 
due nuove Torri del Porto Pisano decretate dagli statuti. Ol- 
tre di che possiamo argomentare la sua imponente entità dalle 
precauzioni stesse che gli statuti per custodirla avevano co- 
mandate. Volevano essi in effetto che il danaro non dal Fun- 



EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1284. 189 

dacario si ritenesse , ma bensì nelle mani subito si versasse di 
due Capitani Camarlinghi '^ che questi due depositar] mostras- 
sero di essere diws bonos et legales viros ; e che dopo essere 
rimasti nel geloso impiego per soli tre mesi , dassero luogo ad 
altri due loro successori, con dovere però rendere prima conto 
delia propria amministrazione (106). 

Finalmente potrk formarsi ciascuno una chiara idea dell'introito 
di cui ragioniamo, dal reflettere che al Porto Pisano facevano 
.allora capo non solo le copiose merci di che i Pisani traffica- 
vano , ma ben anche tutte queUe , che d' oltre mare ricevevano 
in specie le Repubbliche di Firenze , di Siena , e di Lucca per 
le loro manifatture; e le altre che in generale dalla Toscana 
intera spedivansi all'estero. 

Avevano poi gli enunciati Capitani Camarlinghi del Porto 
dalla Repubblica ottenuta T altra onorifica ingerenza di nomi- 
nare i custodi dei due fortilizj di Bocca (P Amo ^ e di Bocca 
di Sarchio 'y mentre era riservata ai soli Consoli del mare di 
Pisa la elezione, e la scelta dei Comandanti delle Tonn del Por- 
tOj colla prescrizione però di non prenderli giammai tra gli abi- 
tanti del porto, o di Livorno (107). — 

Il Fondaco , di cui gik notammo altrove Y esistenza primiti- 
va, e la probabile posizione sino dell'anno 11G2, doveva ora 
del pari riattarsi. Quest'espressione dimostrava che di grandi 
ripari aveva al presente bisogno dopo le devastazioni sofiTerte. 
Amava la Repubblica che nei suoi grandi magazzini trovassero 
sempre comodo sufficiente, e spazio adattato anche gli attrezzi 
tutti ed i fornimenti delle flotte da guerra, che preparate al 
bisogno teneva nel Porto. — 

La Tersana finafanente , vale a dire 1' Arsenale ove si resar- 
civano le Galere, e si rìducevano in conseguenza quelle, che 



190 EPOCA 11. — ANNI DI GKSU' CRISTO 1284. 

avevano bisogno di essenziali ripari , prescrivevano gli statuti che 
fosse ora più che mai diligentemente tenuta, e di buon fondo 
nel mare adiacente al suo scalo munita dall' Operajo, e dal No- 
tare, che erano obbligati di risiedervi. — 

Relativamente poi ai fortilizi delle foci dell'Arno, e del Ser- 
chio desiderando del pari la Repubblica che questi due aditi ^ 
pe' quali i nemici potevano introdursi nell' intemo del paese , 
non servissero anche di refugio ai legni delle nazioni in guerra 
a danno in specie del Commercio del Porto Pisano, e di Li- 
vorno , ingiungeva ai suoi governanti di farli mantenere in stato 
di perenne difesa (108). Questi due fortilizj già esìstevano, e forse 
adesso non dovevano essere che migliorati, e più abbondevolmen- 
te di armi, e di presidio provvisti. Ma quello, che sulla vetta 
di Montenero gli statuti ordinavano ora si stabilisse per vedetta 
delle faste degli infedeli ^ e per darne pronto segnale al Porto 
Pisano, ed a Livorno, nuovo, e dai fondamenti doveva inal- 
zarsi. — Consisteva in una alta Torre quadrata ^ ed in un giro 
di grosse muraglie all' intorno , acciò riuscisse capace di ga- 
gliarda difesa, e di un qualche numero di soldati. Su quella 
sommità aveva l' aspetto di una di quelle antiche Rocche feu- 
dali , di cui vanno coperte sin oggi le cime di varj monti della 
Toscana, e che non so se sia ben fatto lasciarle di mano in mano 
perire, come monumenti di tempi cotanto celebrati, e famosi. 
Rimangono tuttora ben conservati gli avanzi della base di detta 
Torre , di pietre quadrate composta; e sono visibili pur anco 
le fondamenta circolari delle mura, che l'attorniavano formate 
di materiali estratti dal luogo stesso. Da quella Torre, e da 
quella vetta, godendosi di un magnifico colpo d'occhio, si 
scorgevano sottoposti allo sguardo Livorno, e Porto Pisano, i 
paraggi della Meloria, e della Gorgona; e più oltre il mare, 



EPOCA 11. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1284. 191 

lungo il Littorale sino all' Arno j e Pisa sorgente dalla pianura ; 
e più indietro il Tirreno sino quasi all'antico porto di Luni; 
e, nel lato opposto , visibilmente l' Elba , e la Gapraja ; e dietro 
ad esse anche la Corsica, e la Sardegna. Quindi non si poteva 
scegliere per una vedetta punto migliore di quel fortilizio, che 
Torre di Mantenero gli statuti ora appellavano (109). 

Se tuttavia l'antico Villaggio omonimo a questi tempi esi- 
stesse sul dorso delle adiacenti pendici del Colle istesso noi 
saprei dire : poiché non rimangono memorie che ce ne assicu- 
rino, né sappiamo neppure quando venisse distrutto, e per 
opera di chi. Restano ora soltanto a testimoniare la sua antica 
esistenza mute rovine, e ruderi informi. Forse il medesimo cadde 
posteriormente all'epoca del famoso Tarlati, e di Castruccio, 
cioè dopo il 1327 ; mentre alcuni sostennero che nel medesimo 
cessasse di vivere il primo, conforme tra breve ricorderemo. — 

Tali erano le principali , ed importanti disposizioni, che negli 
spesso citati statuti si prendevano di mira dalla Pisana Repub- 
blica per fame obbligo con giuramento ai suoi Governanti, e 
che la storia nostra riguardavano direttamente. Non ho parlato 
io del Ponte del Porto (110) che in quelli pure viene mento- 
vato^ poiché a qual uso servisse, e dove rimanesse non ho 
potuto rinvenirlo sin qui ; e d' altronde il perdersi in superflue 
supposizioni intomo al medesimo mi è sembrato non conve- 
niente. Aggiungerò solamente una disposizione degli statuti me- 
desimi, per la quale si rendeva manifesto come gih Livorno 
colla sua cala speciale si considerasse quale parte integrale del 
Porto Pisano^ e come i confini di questo golfo naturale al 
presente non si estendessero che dalla Fraschetta a Livorno 
stesso, e per entro al medesimo, vale a dire sino aUa sopra 
accennata sua cala. Così in fatti gli statuti esprimevansi « Non 

26 



192 EPOCA n. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1285. 

« patiemar destimi aliqiiod lignvm in Portu Pisano ^ viddicet 
« a Turri de frasca in surgitorio^ et versus Libumum intus est 
4c foris. » Proibivano cioè che non si disfacesse alcun Basti- 
mento nel Porto Pisano j onde il suo fondo non rimanesse dai 
rottami di quello pregiudicato; e si dichiarava che il Porto Pi- 
sano stesso doveva considerarsi rispetto a tale proibizione com- 
preso tra la Fraschetta^ ove i Bastimenti allora si ancùravano^ 
lÀvomoj la contigua rada^ ed il suo piccolo porto speciale. — 

I Genovesi intanto dopo essersi abbandonati alla gioja la più 
sfrenata per avere alla Meloria abbattuta nell' anno decorso la 
potenza Pisana , e quasi che del tutto annientata una di quelle 
Italiane Repubbliche, che in ogni tempo alla patria comune ave- 
va resi i più segnalati servigj, e la gloria sostenuta delle sue 
armi sul mare , si apparecchiavano ora a nuove offese contro di 
essa onde umiliarìa ognor più, senza reflettere che distruggen- 
dola affatto rimanevano quindi co' soli Veneziani a contrastare 
alle nazioni straniere il predominio della penisola. Io non vor- 
rei dire che la Repubblica Genovese neUa caduta della propria 
sorella leggere dovesse la sua medesima sorte ; ma è ben vero 
però, come abbiamo altrove avvertito, che essa pure tra breve 
dovè ricevere nella sua dominante un Governatore Francese, ed 
a quello umiliata ed avvilita prestare omaggio , ed obbedienza. 

Ma posto essi in mare un numeroso stuolo di galere sottili, 
delle quali da qualche tempo a preferenza si servivano nelle 
battaglie con molto successo, veleggiavano verso il Porto Pi- 
sano, e Livorno. Giunti dinnazi a questi due luoghi ponevano 
subito a terra le genti armate da sbarco; e dalle navi con le 
macchine si facevano in pari tempo a combattere le Torri del 
Porto. Quali danni queste rocche senza essere soccorse ripor- 
tassero è ben da presumersi (111). 



EPOCA 11. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1285. 193 

Ma il guasto maggiore dovè da Livorno soffrirsi. Le solda- 
tesche Genovesi baldanzose, e grosse penetrando nel villaggio 
fecero presto a porvi il tutto a ferro , e a fuoco. In tal guisa 
per la quarta volta cadeva Livorno distrutto per le mani di que- 
sti stessi nemici. Le sue due Torri non poterono però essere 
questa volta abbattute. — Sodisfatto che ebbero così i Geno- 
vesi a questa nuova vendetta contro i Pisani si allontanarono «^ 
e forse più stanchi che sazj della fortuna, e dell'eccidio, ri- 
montarono sulle proprie galere. U Conte Ugolino però che in 
Pisa continuava ad imperare ben conoscendo che ai Genovesi 
non sarebbe bastato il sangue sparso sin qui, e che di nuovo 
sarebbero essi tornati pur troppo per disperdere se fosse stato 
possibile anco le ceneri sopravanzate alle loro devastazioni, or- 
dinava che si riparassero al più presto possibile i danni sofferti 
dalle Torri del Porto, ed ai Livornesi comandava di risarcire 
immediatamente quelle del Villaggio, che avevano opposta si 
bella resistenza ai nemici. Venne egli obbedito dai fedeli abi- 
tanti del luogo. 

Ora quanto aveva preveduto il Conte Ugolino aweravasi. I 
Genovesi con una seconda spedizione navale forte di 60 galere 
minacciosi comparivano alle viste di Livorno, e di Porto Pi- 
sano. Favoriti dal vento vi si fermavano per piii di quindici 
giorni. E poiché nel frattempo tra la prima, e la seconda loro 
spedizione una tempesta di mare aveva obbligate alcune navi 
mercantili genovesi a rifugiarsi con altre siciliane , e catalane 
nel Porto Pisano; ed i Pisani, prevalendosi dello stato di guer- 
ra, si erano delle navi genovesi impadroniti con farvi sopra 
ricchissima preda, oltre a cinquanta mila fiorini d' oro in moneta; 
così questo nuovo fatto fece ai Genovesi stessi risolvere di por- 
tare r ultimo csterminio nel paese, che loro si parava dinnanzi. 



194 EPOCA n. ANNI DI GESU' CRISTO 1285. 

Sbarcate le soldatesche, diedero ordine di nulla più rispar- 
miare. Furono obbediti. Ogni fabbrica, ogni cosa nei contorni del 
Porto, ed in Livorno venne arsa e distrutta ; vi si sarebbe po- 
tuto, come a quei tempi dicevasi, seminare il sale. Ritrovando 
poi i Genovesi nel Porto e nella Gala di Livorno otto Basti- 
menti mercantili se ne impadronirono, restituendo quelli tra 
essi , che ai proprj connazionali appartenevano. Ed è da notarsi 
come durante queste devastazioni accorressero da Lucca per 
terra le genti di quella Repubblica onde ajutare neUa preda e 
nella vendetta coloro, che da per se soli , a vero dire , sapeano 
sì bene, e sì fieramente darvi la mano (112). 

La Pisana Repubblica neppure più di uno sforzo capace, e 
quasi direi agonizzante, dovè mirare gemendo lo scempio del 
territorio, che a lei era il più caro, senza potergli inviare soc- 
corso. In questo miserando stato di cose , partiti che furono i 
Genovesi da Livorno, e dal Porto Pisano, risolvè il Conte 
Ugolino di appigliarsi al partito, che meno prediligeva forse, 
e che poco gradito doveva riuscire anco ai Pisani, ma che la 
necessità consigliava ^ a quello cioè di implorare soccorso dai 
Fiorentini. Accettate da questi per le loro mire politiche le 
condizioni del proposto accordo, si pubblicava dal Conte la 
pace tra le due Repubbliche. Le condizioni consistevano nel 
dovere i Pisani abbandonare affatto il partito dei Ghibellini , e 
darsi onninamente a quello dei Guelfi. 

Ma la pace separata, che i Fiorentini, distaccandosi dì repente 
dai loro alleati , concludevano ora con i Pisani faceva nascere 
tra le Repubbliche Italiane nuovi motivi di diffidenza e di di- 
scordia. Vuole r Ammirato che il Conte Ugolino ad ottener 
quefla pace però non pervenisse se non se consegnando ai 
Fiorentini alcune Castella Pisane, e comperando con Toro, che 



EPOCA 11. — AXNl DI GESÙ CRISTO 1285-1286. 195 

nel fondo di certi fiaschi di vernaccia inviava a Firenze , i capi 
di questa cittk. 

Qual fosse la sorpresa , ed il dispetto dei Genovesi nel!' udire 
che i Pisani avevano alla fine trovato degli Alleati non saprebbe 
ridirsi. Lo provarono con i fatti. Poiché allestita subito una nuova 
flotta, e postala sotto il comando del loro Ammiraglio Roberto 
Spinola, r avviarono al solito contro il Porto Pisano e Livorno. 
Sino a qui avevano essi rispettato il Faro Pisano della Meloria. 
Forse Tira in essi non era giunta peranco a tale da spingerli ad 
atterrare un'opera, che al bene generale dei naviganti, e così ad 
essi medesimi, poteva giovare ; direi quasi un' opera sacra e vene- 
randa per le nazioni marittime. Ora poi accecati dall' odio voflero 
anche di essa fare scempio. Accostandosi perciò colle galere alla 
Torre armata, che il Faro conteneva nella sua smnmitk, inti- 
marono la resa a Gainello Rosso , che ne era il comandante , ed 
ai Sergenti che la presidiavano. Ricusarono questi. Allora co- 
minciarono a porre in puntelli la Torre , per quindi dar fuoco 
ad essi, e farla cadere. A tale minaccia i soldati pisani si ar- 
rendettero, e chiesero di capitolare. Avuta così i Genovesi in 
mano la Torre si diedero subito ad atterrarla, ed a ridurre 
in pezzi anche il Faro onde più non servisse di corredo al 
Porto Pisano. In tal modo periva il primo Fanale che abbia 
veduto Livorno ! — In tal modo le Repubbliche del medio Evo 
disonoravano le pagine della loro storia (113) ! Ora i Pisani 
non avendo mezzi per rialzare subito quel fortilizio, e reflet- 
tendo d' altronde che poteva quindi di nuovo essere in quella 
lontana posizione facilmente distrutto, pensarono ad erigerlo 
piuttosto in altra più vicina ed adattata località; e sin d'ades- 
so abbandonando il progetto della Meloria , determinarono , 
quando avessero potuto, dì fabbricarlo invece sulle scogliere 



196 EPOCA U. ANNI DI GESU' CRISTO 1286-1287. 

che sorgevano presso Livorno;, non lungi dalla così dett^ vegliaja. 
Noi narreremo di fatti tra 17 anni 1' ediflcazione del suberbo 
Fanale , che sino ai dì nostri serve tuttora di faro a Livorno, 
e che di faccia ad esso surse saldo , e gigantesco per opera 
dei Pisani. 

Se noi però al Genovese Caffaro dovessimo prestar fede, sa- 
remmo portati a credere invece che i Pisani riattassero il Faro 
della M eloria in questo medesimo anno; poiché vorrebbe egli che 
fosse di nuovo guastato successivamente dai suoi connazionali 
neir anno 1289. Ma ciò da lui solo viene asserito. 

Livorno intanto mercè la paziente attività de' suoi abitatori, 
anche questa volta sorgeva dalle proprie rovine. Era riserbato 
da Dio a divenire emulo un giorno del popolo potentissimo, 
che ora tanto il malmenava ! Non poteva quindi perire ! Non- 
dimeno l'attuale sua situazione, partecipando a tutte le sventure, 
da cui era percossa la Pisana Repubblica per il lato del mare, 
non poteva essere più disgraziata; mentre delle colpe non sue 
pagando il fio, fatto segno all'ira maggiore dei Genovesi, non 
presentava che l' aspetto di un luogo di abbandono , e di quasi 
continua devastazione. Ma che fosse stato gik in quest'anno di 
nuovo rifabbricato ricavasi indubitatamente da un documento 
sincrono, nel quale ricordasi per fino lo Spedale che in esso già 
eretto esisteva ; imperocché Dorma Volpe moglie di Jacopo Sdir 
mali figlio del quondam Caccialoste^ di colui cioè che lo spedale 
predetto aveva nel villaggio fondato, donava adesso ai PP. Do- 
menicani di S. Caterina di Pisa quel pio stabilimento insieme 
con un pezzo di terra a orto, che ne formava la dote, e che 
confinava colla via pubblica^ la quale da Livorno conduceva a 
Porto Pisano per la foce del Rio Mulinare (114). 

Sembra che l' enunciato Spedale del Caccialoste fosse il secondo 




EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1287-1288. 197 

posseduto dal nostro villaggio, dopo quel primo, che sino dall' 
anno 1147 abbiamo rammentato ; mentre sappiamo che anche 
la pietà dei privati ambiva allora santamente di fondare spesso 
questi piccoli ospizj di carità per i malati, e per i pellegrini. 

Ma alla perflne il Conte Ugolino subiva la sorte toccata tal 
volta ai Tiranni. Egli terminava la vita nel modo il piii atroce, 
e desolante con i proprj figli, e nipoti. I Pisani avevano forse 
compreso come al servaggio volesse ridurli. Imprudente e super- 
bo prendere ora la volle anche con chi aveva troppa influenza 
sul popolo per non lasciarsi atterrare. Quindi a suo danno ne 
nacque ciò che non suole in casi simili spesso mancare. Egli 
fu preso , ed accusato di avere ceduto senza autorità degli 
Anziani porzione del dominio Pisano ai Fiorentini. Da ninno 
difeso, da tutti abbandonato , e nella orrenda Muda condotto , 
dovè in essa spirare l'anima disperata sopra i cadaveri dei fi- 
gli , e dei nipoti , forse da lui in parte divorati , fatto cieco 
per fame (115). 

Esempio crudele e tremendo sommamente fii questo, memo- 
rato sovente dalle future generazioni , e che a Pisa meritò per 
bocca dell' altissimo Poeta il titolo di vituperio delle genti ita- 
liane ; ma esempio fu anche di lezione assai significante per tutti 
coloro , che del proprio paese , senza averne il diritto , preten- 
dono di cangiare la sorte attuale ; sebbene sia vero che man- 
carono piuttosto le Repubbliche da spegnere, che i tiranni am- 
biziosi per dominarle. 

Ferveva in mezzo a questi atroci avvenimenti tuttora la guerra 
tra i Pisani , ed i Genovesi. Non sazj per anche qust' ultimi 
dei danni recati ai loro nemici tornavano parimente in que- 
st' anno con molte galere a tormentare il Porto Pisano , e Li- 
vorno. Nel frattempo però ì Pisani onde riuscisse malagevole 



198 EPOCA n. — ANNI DI GESÙ* CRISTO 1288-1289. 

rintrodursi nel Porto^ avevano fatto tirare una nuova grossa catena 
di feltro dall' una all' altra delle Torri ^ che al suo ingresso esiste- 
vano, cioè dalla Magnale alla Farmice. Ma la furia, il valore , e 
r odio dei Genovesi seppero francare anche questo riparo, rom- 
pere la rinforzata catena, penetrare nel Porto, abbruciarvi le 
navi Pisane, che vi esistevano, e per ultimo devastare di nuovo, 
e per la settima volta, anche lo sventurato appena rinascente 
Livorno. 

Quindi allontanandosi dai desolati luoghi seco portarono come 
trofei i frammenti della conquistata catena, i quali fecero quin- 
di appendere nella propria città ( ove tuttora si vedono ) alle 
muraglie di varj pubblici edifizj (116). I Genovesi però ridu- 
cendo Pisa ad ognor piii miserabile condizione non si avvedeva- 
no che ai Fiorentini preparavano eglino stessi la vittima, quanto 
maggiormente la privavano di forza da poter loro quindi re- 
sistere. 

Ma tante sventure, e tante perdite facevano aUa fine risol- 
vere i Pisani a tentare di ottenere in qual si fosse modo dai 
Genovesi la pace, anche perchè, spento il Conte Ugolino, si erano 
di nuovo i Fiorentini armati contro di essi pel sospetto che 
fossero ora per accostarsi maggiormente ai Ghibellini. Al quale 
oggetto proposero di rilasciar loro tra un anno la fortezza di Ca- 
stro in Sardegna ; e frattanto in pegno della medesima di conse- 
gnare loro subito nelle mani le altre fortezze, che in quell'Iscda 
ritenevano; e per di più una delle Torri del Parto Pisano ^ H 
Castello della Gorgona^ cinquanta ostaggi , e le somme di cui 
andassero debitori. Erano oltremodo umilianti, e dure queste 
condizioni, e tali che avrebbero ora quasi ridotto il Porto Pi- 
sano, e Livorno in potere dei Genovesi: pur non ostante sti- 
marono i Pisani ben fatto Y assoggettarvisi. Ma chi il credereb- 



BPOCÀ U. — ilNNl DI GESO' CRISTO 1289<d290. 199 

be? Furono dai Genovesi, non so se con buona politici , ri* 
gettate ; tanto veemente , e cieco era l' odio da essi nutrito con- 
tro gli sfortunati Pisani ! Allora questi ultimi per non lasciare 
in tanto bisogno le forze militari della Repubblica a disposizio- 
ne dell'Arcivescovo Ruggieri ^ il quale, morto il Conte Ugoli- 
no , aveva già il palazzo pubblico occupato , elessero di comune 
consentimento per loro Capitano generale il Conte Guido da 
MofUe feltri^ soldato assai esperto nelle armi; per quanto allora 
si ritrovasse in Asti confinato per ordine di Papa Niccolò IV. 
Accettava il Conte 1' offertogli comando , ed a Pisa dal Pie- 
monte sollecitamente si trasferiva ; ma dal Pontefice veniva 
subito scomunicato insieme con la Repubblica , che lo aveva 
accolto. 

Conseguenze intanto della prosecuzione delle ostilità tra i 
due popoli furono in quest' anno la decadenza quasi totale 4el 
Porto Pisano 9 e la nuova contemporanea distruzione di qad 
poco, che era già risorto nel villaggio di Livorno per opera tieì; 
rassegnati e diligenti suoi abitatori. Sappiamo in fatti che i 
Genovesi per mare , unitisi ai Fiorentini , ed ai Lucchesi , ac- 
corsi per terra colle loro masnade, penetrati in LiTomo, non 
lasciarono nel villaggio altra fabbrica in piede che la sola Chiesa 
di 5. Giovanni dei PP. AgostiniafU ( da questi in fretta già 
rifabbricata ) 9 disertando ^ ed abbattendo ogni rimanente (117). 
E per rendere quindi il Porto Pisano non più capace per V av- 
venire di ricevere i Bastimenti di gabbia ^ fecero colare a fon- 
do nel suo ingresso varie grosse navi ripiene di pietre. Dopo 
di che, non anche sazj di distruggere, gettarono a terra là 
Torre Malterchiata , perchè sebbene fosse già stata posta in 
puntelli, i soldati che la difendevano ricusavano di arrendersi, 
protestando di volersi piuttosto seppellire sotto le sue rtnine. 

27 



200 IPOCÀ n. ANNI DI GE8U' CRISTO 1290-1392. 

Di tatto qaei prodi seppero mantenere YalcNrosamente la loro 
parda. 

Ma intomo alla nltiina narrata distruzione di Livorno Togliono 
alcuni Scrittori che*, anzi che essere opera dei nemici, fosse 
piuttosto eseguita preyentivamente d' ordine dello stesso Conte 
di Montefeltro, acciò le genti alleate non vi potessero pren- 
dere posizione, mentre egli stando allora accampato con le sol- 
datesche Pisane a Parie di Sacco j conosceva bene di non lo 
potere di là né sostenere né soccorrere (118). 

n P. Magri poi stranamente pretese che le navi ripiene di 
pietre venissero fatte affondare non nel Porto Pisano, ma alla 
foce ddPArno.^ per cui quel fiume prese poscia una diversa 
direzione. Ma anche questa non fii che una delle solite inven- 
zioni di quel buon Eremita (119). Egli è vero bensì die l'ef- 
fetto bramato dai Genovesi non ebbe minimamente luogo; im- 
perocché le storie successive in più luoghi ci narrano avere 
proseguito il Porto Pisano a ricevere per vai] anni, e senza 
alcuna difficoltà le grosse galere. 

Ora le ripetute devastazioni, da cui non andavano mai esenti 
anche i contorni di Livorno, e di Porto Pisano, consigliavano il 
Generale de^ Agostiniani ad autorizzare i PP. Fino, e Luca 
dei Sismondi a permutare o ad alienare i due Romitorj del suo 
ordine, esistenti af^unto nei contomi predetti, cioè qudlo di 
S. Jacopo dP Àcquaviva y eV altro di 5. Maria di Capolcccluo alla 
Leccia, n Documento relativo a tale autorizzazione ci ha Catto 
ora positivamente conoscere che anche il secondo di detti Ro- 
mito!} alla Religione degli AgoOiniam apparteneva; lo che da 
alcun recapito precedente non era stato indicata Pare però che 
neppure di quest' ultimo fosse es^;uita adesso Talienaiione; 
mentre in una solenne circostanza il troviamo in effetto rasi- 



EPOCA n. — ANNI m gesù' cristo 1292. 201 

mentato dì nuovo, come Convento tuttora conservato insieme 
coli' altro di Acquaviva. 

Ed in fatto allorché la Pisana Repubblica negli estremi, a cui 
si vide ridotta, dovè implorare daUe Chiese, dai Monasteri, e 
dai Luoghi Pii del suo dominio, soccorso di uomini a cavallo, 
e di fanti, onde rinforzare l' esercito ^ che teneva a fronte dei 
Guelfi, e dei Fiorentini in Toscana, non lasciò fuori T Eremi- 
torio sopranotato di Caprolecchio. 

Poiché i Fiorentini con òttomila soldati a piede, e duemfla 
cinquecento cavalli sotto gli ordini di Gentile Orsini, già pene- 
trati sino alle porte di Pisa, ove avevano fatto correre un palio 
nel giorno festivo di S. Giovanni, e devastato il paese interpo- 
sto tra il Fos^ Amonico, e quella città, ponevano la sua esi- 
stenza politica nel più grande pericolo. 

Ora le Chiese , i Luoghi Pii , ed i Monasteri , che all' ar- 
mamento suddivisato concorsero, notati dal Tronet, e situati 
nel territorio contermine a Livorno, ed al Porto Pisano^ furono 
i seguenti, cioè, 

V Eremitorio cT Acqiiaviva. 

V Eremitorio di Caprolecchio. 
Lo Spedale di Stagno. 

La Pieve di Limone. 

La Piève deW Ardenza. 

Ije Cappelle di S. Felice. 

La Chiesa di S. Martino di Salviano^ e 

La Pieve di Livoma. 

Somministrarono tutti insieme sei fanti , e quattro cavalieri. 
Ma è da notarsi in specie lo stato meschino , a cui la Pieve di 
Livorno si era condotta , massimamente dopo P ultima totale 
devastazione ; mentre se si volle obbligare al mantenimento di 



202 BPOCA ir. — ANNI DI GESU' CRISTO 1292-1293. 

m cavaliere , e di tre fanti, fu d' uopo unirla alle altre pievi 
dell'Ardenza; e di Salviano (120). 

, , Ora dalle riportate particolarità ricaviamo un nuove riscontro 
per ravvisare che tranne le quattro Pievi ^ i due Romitorj , e 
lo Spedale di sopra notati , più non esistevano nel piano dd 
Porto, e presso Livorno le tante altre Chiese semplici e Bat- 
tesimali , i Conventi, ed i Luoghi Pii , di cui in addietro ci è 
occorso sovente di favellare. Dimenticate anzi le loro stesse 
rovine non aveva più la Repubblica pensiero di riedificarli; e 
questa fu la sorte che corse anche la già tanto famosa Pieve 
Matrice di S. Giulia, la quale non lungi da Livorno sorgeva. 
Dji fatto udiremo in seguito come il suo titolo dall'Autorità 
Ecclesiastica venisse definitivamente riunito alla Pieve di S. Mar 
ria di Livorno. 

Prestato si era volentieri il Clero Pisano e Livornese al soc- 
corso ed alla difesa della patria comune; poiché non apparisce 
da, alcun documento posteriore che incorressero nella scomunica 
stata minacciata ai renitenti dagli Impositori déO^ Repubblica, 
alcuna Chiesa, o Luogo pio dei testé rammentati. 

Ma alla perfine in questo medesimo anno riusciva agli Agosti- 
niani di disfarsi del Romitorio di Caproleechio. Lo permutavano 
essi in fatto colla Chiesa di S. Niccola di Pisa , concludendone 
il baratto coli' Abate di S. Michele di Verruca, e di S. Ermete 
di Ortinsia dell'Ordine Cistcrciense (121). , ^ 

Gli apparati di guerra, che la Pisana. Repubblica nel frattempo 
aveva riuniti j persuasero i suoi nemici, che per quanto abbat- 
tuta ella fosse , le rimaneva però tanto di vita, da opporsi an- 
che per lungo tempo, agli sforzi di coloro che avessero tentato 
di annientarla. Per la quale considerazione i Fiorentini ascolf 
tando i preliminari di pace, che loro offrivano i Pisani, tor^ 
navano ora con essi in amistà. Il trattato veniva subito concluso 



EPOCA II. — ANNI DI GESU' GEISTO 1293. 203 

in Pistoja. Condizione essenziale del medesimo si fti F obbligo nei 
Pisani di licenziare il prode Conte di MontefeltrOy di riporre 
nella loro Città i Guelfi, e di considerare inclusi nel trattato 
anco i Lucchesi , i Sanesi , i Pistojesi , i Pratesi ^ i Sangimìnia- 
nesi^ i Colligiani, ed i Samminiatesi , ed in una parola ti)tti 
gli altri Comuni, che indipendenti, e liberi formavano allora 
la lega Guelfa in Toscana. 

Notificato al Conte di Montefeltro l'ordine di dimettersi dal 
comando, non resisteva; virtuoso e moderato mostrare volen- 
dosi : ma non partiva da Pisa senza predire agli Anziani che 
ben presto si sarebbero pentiti di averlo sacrificato. Egli pro- 
feriva una verità. Quindi vestite le umili divise di S. France- 
sco moriva , non saprei dire se traiMiuilIo , in Ancona nell'anno 
1299, assoluto già dalla scomunica, nella quale era incenso. (1^2) 

Ritornati così in amicizia i Fiorentini con i Pisani ottennero 
di nuovo le franchigie delle Gabelle per le loro mercanzie, di cui 
già in addietro avevano goduto in Pisa v in Porto Pisano , ed 
in Livorno; lo che apportò dopo tanti disastri a questi luoghi 
un indicibile vantaggio^ 

Ciò non pertanto la Repubblica Pisama non ei fidando dei 
Fiorentini, e per vie meglio assicurare in quel mòibento la sua 
esistenza politica, si die ad eleggere per Potestà,, e Governa- 
tore Bonifacio VIIL, assegnandogli l' annua prestaidone di Lire 
quattromila. Accettava il Pontefice quell'incarico straordinario, 
ed inviava in Pisa a reppresentarlo Elia Conte di Colle di Val 
d'Elsa. (123) 

Livorno in questo istante di sicurezza sorgeva celermente 
éalle prq[>rie rovine. Imperocché T autorità deDa Sedia Aposto- 
lica valeva tanto nei tempi che trascorriamo , che a ninna altra 
potenza andava seconda; mentre per dame un idea i legisti 



204 EPOCA n. — ANNI MffiSU' CRISTO 1298-1300. 

contemporauei , e posteriori puranco, dicevano sovente potere 
allora il Papa per sino quadrare rùiundum^ H facere de albo 
nigrumy et de négro attmm. 

Qnal risultato avesse U sagace compenso dai Pisani adottato 
fl dimostravano adesso gli avvenimenti, che siamo per narrare. 
I Genovesi alla perfine accettavano la pace, che da essi veniva 
loro proposta ! — È vero che per quest* nltnni dori oltremodo ne 
erano i patti; poiché quasi fossero gente ricreduta^ come si 
esprime U Villani^ cedere dovevano alcuni luoghi in Sardegna, 
ed in Corsica, obbligarsi per 15 anni a non navigare con Galere 
armate in guerra, e sborsare ai Genovesi Lire centotrentamila p^ 
le spese deDa guerra. Ma poterono rivedere adesso quei loro 
prigionieri superstiti, che dopo la battaglia della Melorìa avevano 
per interi 14 anni languito nelle prigioni di Genova, fl loro 
ritomo alla patria juresentò le scene le più commoveiitì. Del 
numero totale però non riedeva al suolo natale che la decima 
parte appena. Erano pm tutti estenuati, pallidi, e daDe pene 
sofferte mezzo consunti. Quei che a Livorno appartenevano dai 
proprj genitori , e parenti vennero accdti con la piii amorevole 
affezione; e sebbene il luogo fosse (^ora povero, e mesdiino, 
riceverono dai loro concittadini prove generose, e non dubbie 
di ottimo cuore ; mentre non fu mai tra i Livornesi sentita h 
sordidezza di un avara apatìa. (124) 

Che se anche Livorno avesse posseduto allora un Cronista 
non sareU>ero al certo andati perduti neU' oblio molti tratti di 
distinta commiserazione da meritare forse posto non oscuro tra 
le merncHrie dell'Italiana caritàu 

Ma per quanto rimanessero sin adesso in pace tra km> i Pi- 
sani, ed ì Fiorentini, ncm era dato alla Toscana di starsi tran* 
quitta per causa dette maledette fazioni dei Guelfi , e dei Ghi- 




EPOCA II. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1303. 205 

bellini. Anzi dalle tristi loro radici scaturivano ora nuovi non 
meno funesti germogli di divisione, e di crudeltà. Quindi rino- 
mati per le vicendevoli vendette in Firenze divennero i Donaii^ 
ed i Cerchi^ ossia i Bianchi ed i Neri ; i primi Ghibellini , i se*- 
condi Guelfi di parte; e successivamente in Pisa i BergoUfU^ ed i 
Raspanti ; cosicché questa peste politica sempre più dilatandosi 
non lasciò terra, o borgata della Penisola senza civili discordie, 
ed in cui i suoi abitanti non vivessero in quasi perpetua guerra, 
dimostrando alla posterità in qual modo dovessero definirsi que- 
sti tempi celebri, ed in un calamitosi, e ad una ad una tutte 
quante le rinomate Repubbliche del Medio Evo. (125) 

Fortunatamente Livorno non contenendo che una popolazione 
avventizia, per lo più nei viaggi di mare impiegata, ed al 
traffico intesa, non avrà provato quanto gli altri luoghi i tristi 
effetti delle indicate fazioni : che chi ama ammassare danari , od 
ha bisogno giorno per giorno di quasi limosinare la vita, di cose 
politiche non si cura gran fatto. Pur nonostante vi fu un tempo, 
in cui anche Livorno fu Guelfo ; ciò riscontrandosi dai merli a 
punte divise, di cui andava fornita la Torre della sua Chiesa 
di S. Antonio (126) ,, e dal nome che aveva imposto ad una 
delle strade, che Gvelfa tuttora si chiama. 

Nondimeno vollero i Pisani profittare della pace, che loro 
adesso mantenevano i Genovesi, ed i Fiorentini per erigere il 
nuovo Fanale presso Livorno. 

Abbandonata sempre più l'idea di riedificarlo alla Meloria si 
decisero adesso a fondarlo sulle scogliere più vicine a terra, e che 
di faccia alla cala di Livorno esistevano. Quivi di fatto lo fecero 
fabbricare , acciò servisse ai naviganti di scorta nelle notti, per 
ravvisare da lungi ad un tempo e la posizione di Livorno , 
e quella contigua del Porto Pisano. 



206 BPOCA n. — ANNI DI GBSU* CRISTO 1303. 

Surse prestamente la magnifica Torre, di due Torri una sull'al- 
tra formata, dalla base deUe indicate scogliere, vale a dire im* 
mediatamente dal pelo deUe acque^ alta Braccia 89 (137) svelta, 
cdossale, e robusta ; ed ebbe la parte inferiore sino ali* altezia 
della piccola porta , che le dava Y ingresso , a modo , per cosi 
dire, di pwie di Zucchero. Poteva per quei tempi servire 
anche di fortezza, e di difesa al vicino Livorno; che forse i 
Pisani eU)ero anche ciò in mira neir inalzarla in qaeì »to. — 

Di macigno nelle muraglie maestrevofanente composta sfida 
da pili di 5 secoli le ire del mare , e dei venti. Venne cele* 
brata da più Scrittori come una delle più belle Torri del mondo. 
Il valoroso Architetto che seppe idearla, e ccmdurla a fine si 
tenne modestamente nascosto, pago assai della gloria, che alla 
sua patria per un opera si magnifica sarebbe derivata. E di 
fatti si ignora chi egli fosse ; né congetturare si potrebbe forse 
tra gli allievi del Carnoso Niccola Pisano senza appigliarci a delle 
mere probabilità. Percwrendo le sue parti non vi si trova al- 
cuna iscrizione. Solo sulla rammentata porta scolpito si vede 
anche oggi un piccdo giglio. Quando i Fiorentini compraitmo 
Livorno , e Porto Pisano vel fecero inserire. EUbero ragione di 
ordinarne assai piccole le dimensioni, poiché quasi appena si 
scorge; mentre essi non avevano alcun inerito in quell'opera 
maravìgliosa. 

Sappiamo soltanto dalle Cronache contemporanee che provoe- 
ditoriy ed arbitri della Fabbrica furono dalla Repubblica Pisana 
eletti Landò Broli , e Jacopo da Peecioli. 

Se i Romani avessero dato vita a quel marittimo monumento, 
le cui pareti per mera combinazione eguagliano in altezza qudle 
del Colosseo famoso di Vespasiano^ chi sa forse di quante iscri* 
zioni r avreU)ero ricoperto. L* austeritìi della RepuMiilica Pisana 



EPOCA U. — ANNI DI GESÙ* CRISTO 1303-1306. 207 

se ne astenne; ed i suoi rappresentanti non ambirono forse 
altro vanto che quello del fatto, di averlo cioè lasciato compito 
a perpetua gloria della munificenza Pisana. (128) 

In questo mezzo comperava la Repubblica Sanese dalla Badia 
di S. Salvatore del Monte Amiata il Porto di Talamone. Ciò 
rammentiamo perchè tra breve il sentiremo emulo in qualche 
modo di Livorno e di Porto Pisano , quando i Fiorentini tor- 
nati in guerra co' Pisani se ne prevalerono. 

Frattanto l' Italia , e con essa Porto Pisano , e Livorno più 
da vicino, udivano con dolore molti Cardinali e Prelati dirigersi 
in Francia onde assistere in Lione aUa coronazione di Papa 
Cleììiente V^ il quale essendo Francese ( Bernardo de Got Gua- 
scone , gik Arcivescovo di Bordò ) intendeva ora per la prima 
volta di trasferire la Sede Apostolica in Avignone. 

Dissi che Livorno più da vicino vedeva i Prelati trasferirsi in 
Francia: poiché i più di essi nel tragitto fermaronsi colle navi 
sulle quali si erano imbarcati nella sua Cala per prendervi un 
qualche riposo. Il nuovo Fanale era già in piena attività. Di fatti 
ciò ricaviamo dall' ordine , che negli Statuti di questo medesimo 
anno la Repubblica Pisana facea promulgare, col quale a Brancor 
leone degli Andolò di Bologna y attuale suo Potestà, ingiungeva di 
proibire qualunque fuoco di notte tra Vada , e Bocca d'Amo , 
acciò i naviganti non potessero con quello del Fanale equivo- 
care ; e di inviare in conseguenza le debite istruzioni ai Capi- 
tani di Livorno , e di Vada , per Y osservanza rigorosa di sì 
fotta proibizione. 

Ora i ricordati Statuti erano i terzi ^ che la Repubblica si 
dava. Volevano questi pure di nuovo che nessuno degli abitanti 
di Livorno, o di Porto Pisano potesse dai Consoli del mare 
di Pisa essere eletto Custode, o Torrigiano, sia del menzio- 

28 



208 EPOCA II. — ANNI m GBSU* CRISTO 1306. 

nato Fanale^ sia delle Torri del Porto, e neppure di quella 
di Bocca d'Amo. Anzi ingiungevano ai Consoli medesimi di 
bene assicurarsi, che d' ora in avanti tali Custodi non fossero 
di aspetto deforme, storpi, cred'io, o gobbi, o in altro modo 
mal conformati della persona, e neppure soverchiamente vec- 
chi , onde venissero scelti tra i 25 ed i 50 anni , e per lo piii 
tra gli uomini di mare, che avessero già navigato, perdio 
neir esercizio delle loro funzioni dovendo spesso avere dei rap- 
porti con i Comandanti delle navi straniere, non porgessero a 
quelli deDe sinistre impressioni, o sconciamente portassero in- 
dosso le divise e le armi della Repubblica. (129) 

Nella stessa occasione voleva inoltre la Repubblica, che i suoi 
Governanti giurassero di far ben presto fabbricare all'ingresso 
del Porto Pisano le altre due Torri, che con i precedenti statuti 
erano gik state decretate ; e che più non avrebbero in conse- 
guenza dilazionata la loro fondazione per sicurezza maggiore di 
quell'Emporio. Il quale ordine dimostrava ad evidenza essere 
il Porto tuttavia dalle navi mercantili frequentato , e che fl 
tentativo dei Genovesi di sedici anni indietro per otturarne 
la bocca, era andato fallito. Di fatto aggiungevano anzi li statuti 
medesimi alla Rubrica 31, l'ordine al Potestà, ai Capitani, ed 
agli Anziani , di far porre tra quattro mesi attorno alla Fanmee 
dodici colonne di pietra acciò i bastimenti entrati nel Porto vi 
si potessero ormeggiare ; di munire di scogliere di tufo la Torre 
medesima; e finalmente d'impedire che i marinari lasciassero 
il bordo delle loro navi nel Porto sino a che non le avessero 
ifUer patos in dictu portu armeggiaiae. (130) 

Dopo le quali previdenze scendevano gli statuti di cui parliamo 
a prescrivere varj altri ordinamenti, acciò il commercio ritrovasse 
ovunque nei comodi necessari, ed anche neUe incessanti co- 



EPOCA 11. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1306. 209 

municazionì , che per lo Stagno con Pisa teneva, tutte quelle 
sicurezze, che ad un bene ordinato Scalo sul mare si conveni- 
▼ano. Quindi prescrivevano ( Rub. 80. ) che si risarcissero senza 
più il Ponte del Porto dalla terra alla Torre ^ la palizzata del 
Porto ; i ponti dell^ Ogione , e delio Stagno ; aggiungendo a gue- 
st' ultimo le spallette a spese dette Monache di Ogni Santi *^ (131) 
che si mantenesse in buon grado la fonte del Porta ( Rvb. 95 ) ; 
che il Capitano della Degaaia^ ossia della Dogana facesse rin- 
forzare la catraa, che il Porto stesso chiudeva prò custodia Por^ 
tus ( Rub. 40. ) ; e finalmente che la Torre di Bocca d^Amo^ al 
cui comando doveva sempre proporsi un uomo di mare, fosse 
provvista a cura dell' Operajo della Terzana di cinquanta qua- 
drello , delle necessarie balestre , e per di più , di una Barca 
con due àncore prò subsidio lignorum^ et pUictarum in favorem 
interoeuntium (Rub. 42.). (132) 

Quale fosse poi il Ponte del Porto ^ e la Palizzata di sopra 
accennati, ed ove rimanessero precisamente, noi saprei indicare. 
È indubitato però che queste due opere materiali furono ag- 
giunte al Porto, quando sempre piU ristringendosi, si era ri- 
dotto allo spazio occupato dalle Torri. Forse il ponte congiun- 
geva la Torretta alla terra; poòchè ivi faceva capo, come già 
dicemmo , V acquidotto della Bastia. E se non temessi di errare 
aggiungerei che la palizzata a guisa di molo si fQsse già tira- 
ta dalle due Torri Magnale^ e Formice sino al lido, per ren- 
dere ai due lati di levante e di ponente riparata, e più sicura 
la stazione intema del Porto. 

Ora se al Trend si dovesse prestare credenza, ad onta del 
silenzio tenuto dagli altri Scrittori, dovremmo riferire un nuovo 
guasto sofferto dal Porto Pisano, ed in conseguenza anche da 
Livorno, per opera di Jacopo Re di Aragona. Poiché, al dire del 



210 EPOCA U. ANNI DI GESU' CRISTO 1306-1310. 

Pisano Cronista, avuta egli che ebbe dai Papi Bonifacio Vili, 
e Clemente V la donazione della Corsica , e della Sardt^gna , 
veniva adesso con poderosa annata navale ad impadronirsene: 
e per ben cominciare P usurpazione , onde atterìre i Pisani , en- 
trava da nemico nel Porto, vi poneva il tutto a ferro, e fuoco, 
facendovi affondare le navi, che vi ritrovava. La Repubblica 
a quella non meritata offesa si divise in due partiti. L'uno 
voleva si marciasse col popolo in massa al porto per vendicarsi 
di quel prepotente; T altro meglio calcolando lo stato attuale 
della città, risolveva da vile, cioè, che si trattasse piuttosto 
con esso. Riusciva quest' ultima pratica ; mentre Y Aragonese 
colle mani piene dell' oro, che i Pisani gli sborsavano , desiste- 
va dall' impresa. Ma se voleva egli dell' oro poteva chiederne a 
quella già avvilita Repubblica, senza sacrificare tanti innocenti» 
i quali avranno perdute le loro sostanze in quella nuova deva- 
stazione ! (133) 

Dopo questo triste avvenimento cominciarono a vagare per 
l' Italia da un luogo all' altro le Compagnie dette di devozione^ 
le quali composte di gente minuta, cioè di uomini del volgo, 
di femmine, e di fanciulli con le croci in mano, si battevano 
a sangue per penitenza nelle pubbliche strade, gridando mise' 
ricardia. Singolare è il rilevare come anche dal popolo istesso 
fossero riguardate generalmente per malo augurio (134). Narra 
di fatti l' Ammirato che ebbero origine dal regnare negli emimi 
rum piccolo timore per il prossimo avvenimento delP impero. 

Ad intendere la quale espressione ci è d'uopo narrare come 
morto essendo già in Benevento l' Imperatore Enrico VII^ men- 
tre alla testa di poderosa armata si portava contro il Reame di 
Napoli onde spogliarne il Re Roberto, ed investirne invece 
Federigo Re di Sicilia, due Imperatori a succedergli dagli J^et- 



EPOCA 11. — ANNI DI GESU' CRISTO 1310-1311. 211 

tori venissero nominati ^ V uno in Francfort conosciuto quindi 
sotto nome di Lodovico il Bavaro^ e V ^Itro Federigo d^ Austria 
chiamato , il quale divenne , come era naturale , suo compe- 
titore. 

Riguardanti direttamente la storia di Livorno, e di Porto 
Pisano erano stati già gli avvenimenti, che avevano preceduta 
la morte di Enrico VII, come non meno importanti per la storia 
stessa addivennero anche quelli ulteriori, e che aU' elezione dei 
due Imperatori ebbero luogo. 

Brevemente accennando dei primi diremo che il ricordato 
Imperatore Enrico VII giunto da Genova con trenta galere a 
Porto Pisano nel Marzo, ed accolto dai Pisani con indicibili 
onori perchè da esso speravano ritornare nell'antica possanza, 
e potere per prima loro impresa abbattere i Fiorentini , si era 
quindi trasferito a Roma seguitato tra gli altri soldati della fa- 
zione Ghibellina , da duemila cavalieri Pisani ; da dove pre- 
stamente ritornato in Toscana, e fermatosi in Pisa durante Pin- 
vemo onde rinforzarsi sempre più contro dei Guelfi, ed in 
specie contro dei Fiorentini , e dei Lucchesi ; e mosso quindi 
l' esercito aUa volta di Napoli , infermatosi in Benevento , luogo 
oscuro dello stato Senese, ivi terminava i suoi giorni per ve- 
leno propinatogli , come si vuole, in un' ostia consacrata il gior- 
no della festa dell' Assunzione di Maria Vergine , con cordoglio 
altissimo dei Ghibellini , ed in particolar modo degli sventurati 
Pisani. (135) 

Avevano essi soccorso il defunto Imperatore di sei galere ; 
che di un maggior numero non erano stati in grado di fornir- 
lo ; si erano già dichiarati nemici dei Fiorentini , sequestrando 
le merci, che questi tenevano nel Porto Pisano, ed in Livorno; 
ed in una parda, in altrui più che in se stessi fidando, si 



212 KKMA II. — ANM m (■KSir CRISTO 1H12-1:U6. 

erano imprudentemente gettati nella più pericolosa situazione. E 
di fatto non ne ebbero che a deplorare tra breve le conseguenze. 

Nondimeno eleggevano a loro Duce e Capitano Ugucciane ddla 
Faggiuola^ che il defunto Enrico VII aveva gik lasciato in qualità 
di suo Vicario al comando di Genova. Portatosi in Pisa, pieno di 
ardire come era, fece subito, come fa Puomo di genio straor- 
dinario, risorgere a nuovo coraggio le abbattute speranze. Vinse 
in varj incontri i Fiorentini, munì i luoghi fortificati del domi- 
nio, e perciò Porto Pisano e Livorao, ed occupò Lucca, ove 
rimise l'espulso Castruccio, preparandosi ad imprese anche mag- 
giori. Ma dall'instabile plebe preso a sospetto non ebbe per ri- 
compensa che l'esilio, bandito dalla Repubblica come ribelle. 
Maledicendo i Pisani andò a conoscere se presso i despoti 
poteva rinvenire migliore fortuna, ed in Verona presso Cane 
della Scala si riparava. 

Castruccio allora veniva dai Lucchesi, sottrattisi al giogo dei 
Pisani, eletto per loro condottiero, e Signore. Ma anche i Pi- 
sani avvezzi omai a venerare un Capo , da cui dipendere , 
sostituivano all' espulso Uguccione nel potere militare il Conte 
Gherardo della Gherardesca^ detto anche il Conte Gadda di Do- 
fioratico. 

Gemeva al presente V Italia divisa più che mai dsdle due fa- 
zioni Guelfa^ e Ghibellina. Parteggiavano per la prima il Pon- 
tefice, il Re di Napoli Roberto, ed i Fiorentini ; e per la se- 
conda quasi tutti i Signori di Lombardia, ed in specie i Visconti, 
Cane della Scala, ed adcune città della Toscana, tra le quali 
distinguevasi Pisa. Firenze poi stava nel suo Ghibellinismo tre- 
mante sotto il crudele capriccio di Landò ^ di quel così detto 
Bargello^ il quale sotto colore di perseguitare i Guelfi 8oq)ettÌ9 
mandava alla forca senza forma alcuna di giudizio, i più rag- 



EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1316-1323. 213 

guardevoli cittadini , facendoli talora per non perder troppo 
tempo ^ da' suoi [sgherri a dozzine scannare barbaramente , ed 
arrogandosi perfino il diritto di far battere moneta colla sua 
impronta. — Tali erano i tempi , che preparavano V ultima ro- 
vina di Pisa, e poscia coli' abolizione delle superstiti Repubbli- 
che del Medio Evo, lo stabilimento del Principato in Toscana. 

Che se andò esente in Firenze dalla colla il Peruzzi, gik 
ricco enormemente , e che aveva allora preso 1' appalto delle 
Dogane dell' Inghilterra per venti lire sterline al giorno , noi 
dovè forse che a quell' oro, il quale ha prodotto, come ha tal- 
volta impedito, i più enormi delitti. 

I Pisani in questo frattempo governati da Rinieri dei Ghe- 
rardeschi^ gik succeduto al defunto Conte Gaddo, appigliandosi, 
dirò COSI, a disperati partiti, si erano gik con Castruccio aUeati; 
mentre senza dichiararsi apertamente nemici dei Fiorentini con- 
tinuavano però a denegar loro le antiche franchigie col pretesto 
di avere or più che mai bisogno di nuove e di più forti gabelle. 

Ma omai il turbine , che di nuove sciagure minacciava l' Itar 
lia, ed a cui di sinistro augurio servirono gik pur troppo le 
mentovate vaganti compagnie di penitenza, veniva a scaricarsi 
in Toscana , e quindi anche sopra Livorno. 

Lodovico il Bavaro , fatto prigioniero in Germania il si^o com- 
petitore Federigo d' Austria , disponeva dell' Impero a proprio 
talento. Ma il pontefice Giovanni XXII non avendo mai ricono- 
sciuta la sua elezione, lo scomunicava per la ragione appunto, 
che nel regime dell' Impero vacante mescolandosi , invadeva 
r autoritk pontificia, cui si pretendeva essere riserbato allora il 
diritto di governare l' Impero stesso , quando non esisteva al- 
cuno Imperatore legittimo. 

In mezzo a queste fatali discordie Guido Tarlati di Pietra- 



214 BPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1323-1327. 

mala, Vescovo, e Signore di Arezzo, s'impadroniva di Città 
di Castello, riducendola a parte Ghibellina. Chi il crederebbe? 
La occupazione di questa piccola città poneva in armi, quali per 
i Ghibellini, e quali per i Guelfi, tutte le città di Toscana, 
non che la maggior parte dei Signori di Lombardia. 

Stabilita dai Guelfi in Bologna la taglia, i Ghibellini si vol- 
gevano a I^odovico il Bavaro, ed il chiamavano in Italia contro 
il Re Roberto specialmente, il quale dato si era anche il titolo 
conferitogli dal Papa, di Vicario deW Impero vacante. 

Frattanto i Pisani perdevano affatto la Sardegna, per quanto 
da cinquantaquattro delle loro galere spedite da Porto Pisano 
e da Livorno, venisse soccorsa; imperocché il Re d'Aragona, 
profittando delle attuali discordie d' Italia , se n' era totalmente 
insignorito dopo T espugnazione di Castro. 

Finalmente il Bavaro scendeva in Italia non seguitato che da 
soli seicento cavalieri Alemanni. Coronato in Milano nella Basilica 
di S. Ambrogio con la S. Corona di ferro dal Vescovo Tarlati, e 
dai due altri Vescovi di Brescia, e di Trento, dopo avere ar- 
dito di dichiarare eretico il Pontefice Giovanni XXII, partiva 
per Lucca, ove da Castruccio veniva accolto con distintissimi 
onori, e proseguiva quindi per Pisa. 

Credeva egli esservi ammesso con desiderio , essendo stata 
sempre questa città considerata Camera deW Impero*^ ma s'in- 
gannava. Poiché i Pisani gli chiudevano in faccia le porte. Non 
già che di un sedicentesi Imperatore temessero, che d'altronde 
di danari e di genti era scarsissimo, ma di Castruccio avevano 
il più grande sospetto ; sapendo che quest' abile guerriero te- 
neva sopra di essi le ambiziose sue mire rivolte. Allora fu di 
mestieri al Bavaro cingere Pisa d'assedio formale. Ed all'oggetto 
d'impedirle i viveri dovè spedire una forte mano di soldati. 



EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1327. 215 

e di fuorusciti Pisani contro il Porto Pisano e Livorno. I danni 
che queste genti cagionarono al nostro villaggio , ed ai contomi 
di queir Emporio , furono grandissimi , come narrano le crona- 
che contemporanee ; mentre sotto il pretesto della loro missione 
disertarono il paese barbaramente. 

In tal modo continuava Livorno a pagare sempre, ed in ogni 
occasione , il fio delle risoluzioni , qualunque si fossero , della 
sua dominante. 

Alla fine però il Bavaro entrava in Pisa. Divisi i pareri di 
quella tumultuosa Repubblica vennero aperte le porte allo stra- 
niero da coloro , che mal soffrivano i disagj dell' assedio. L' Im- 
peratore però fece tutti del pari ; poiché multò la Repubblica 
di 160 mila fiorini d'oro; e volle per di piò che Gastruccio in 
Pisa dimorasse come suo Vicario, ed avesse inoltre Y obbligo, per 
meglio ammassare il danaro, di tenere le gabelle delle mercanzie 
alla ragione di denari otto per lira (136). 

Ma ecco che stando il Bavaro in Pisa aveva luogo dinnanzi 
ad esso una aspra, e quasi villana contesa tra il vescovo Tar- 
lati ( che già il Papa aveva scomunicato ) ed il Gastruccio. Noi 
r accenniamo perchè le conseguenze che daUa medesima deri- 
varono condussero a Montenero , secondo V opinione di uno dei 
più dotti scrittori, la Immagine di nostra Signora delle Grazie, 
che. ivi tuttora si venera. — Il primo accusava il secondo di 
tradimento. U Tarlati però, cui pareva sostenere le parti della 
giustizia contro il Lucchese , il quale a malgrado del diritto delle 
genti aveva fatto imprigionare gli Ambasciatori Pisani , stava 
attendendo che l'Imperatore, sdegnatosi col Gastruccio, a lui 
benigno concedesse ragione. Ma il contrario accadeva. Poiché 
il Bavaro, mostrando anzi adontarsi del Tarlati, gli volgeva alla 
fine bruscamente le spaUe. Aveva egli bisogno allora piò del Ga- 

29 



216 EPOCA U. ANNI DI GESU' CRISTO 1327. 

struccio, che dì esso; e ciò soltanto librava nella attuale loro 
vertenza. Il Tarlati forte sdegnato dell' ingratitudine , che il 
Bavaro gli dimostrava, uscito dal suo cospetto coll'ira nel volto^ 
e coli' amarezza nel cuore partiva sul momento da Pisa , e per 
la via di Maremma, evitando quella della nemica e Guelfa Fi- 
renze, si dirigeva alla volta di Arezzo. 

Fermandosi nella prima stazione a Montenero, vale a dire 
nel Villaggio^ che sul colle omonimo tuttora esisteva, (137) vi 
era sorpreso dal male, per cui col pensiero di sue amare vi- 
cende infermatosi gravemente , veniva ivi a morte nel 21 di 
Ottobre più di dolore che di malattia, tardi pentito, secondo 
alcuni , di essersi allontanato per cagione del Bavaro dall' ob- 
bedienza del Romano Pontefice (138). Di fatti alla presenza 
degli ecclesiastici del luogo, e di molti di quelli abitanti si 
narra che far volesse pubblica ritrattazione , confessando di ave- 
re errato contro la Chiesa (139). 

Assistito però amorevolmente dai Montineresi , opina l' accen- 
nato dotto Scrittore, alla loro Chiesa Maggiore per riconoscenza 
dell' usatagli ospitalità avere lasciato in dono quell' insigne qua- 
dro, che allora di prezzo quasi inestimabile al risorgere che 
faceva la pittura, aveva dipinto in Arezzo il Margaritone, rappre- 
sentante la B. Vergine col S. Bambino sulle ginocchia, e che 
seco a Pisa aveva portato onde farne un presente aU' Impera- 
tore; presente che non aveva avuto più luogo per le narrate 
disgustose emergenze (140). 

Ma già altrove noi abbiamo avvertito che sull'Immagine istessa 
una diversa popolare opinione attestavano i documenti, che poi 
si dissero periti per un incendio in Montenero, i quali, al re- 
ferire del P. Oberhamen , accennavano invece essere stato il 
quadro in discorso dall' Eubea sulle rive dell'Ardenza prodigio- 



EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1327-1328. 217 

samente trasportato, ed ivi apparso ad un Pastore mentre in 
quelle solitudini il gregge pascolava (141). 

E osservabile però che sì fatta apparizione, anche a senso 
dello stesso P. Oberhausen^ non accadeva che intomo ai tempi, 
di cui appunto ora favelliamo, cioè circa V anno 1345; per 
quanto egli medesimo convenga poi essere stata la veneranda 
Immagine opera indubitata del pennello del ricordato Pittore 
Aretino (142). — 

n Bavaro intanto da Pisa uscendo con 3 mila cavalieri, e 
con più di 10 mila bestie, trascinanti il suo grosso bagaglio ^ 
come narra il Villani ( Lib. 90 ) inoltravasi a Roma , ove coli' aju- 
to di Sciarra Colonna si faceva incoronare Imperatore da due 
Vescovi scomunicati. 

Ritornando poscia in Toscana udiva essere gik morto il Ga- 
strucclo, non essendo sopravvissuto al Tarlati che di pochi 
mesi. Se il Gentilesimo della loro sorte futura avesse dovuto 
ridire il fato che si che avrebbe descritto con note atroci di 
sangue lo scontro delle due ombre sdegnose, i loro amari vi- 
cendevoli rimprocci , ed il convenire in fine tra esse che ambo 
per un ingrato Tedesco si erano malamente l'anima dannata. 

Ma il Bavaro superstite per nuUa ad essi pensando entrava, 
di nuovo in Pisa più burbanzoso che mai. Avvilita oltremodo 
era aUora questa infelice città. Quindi V Imperatore a suo 
maggiore sfregio decretava che Città deW Impero fosse dichia- 
rata, e che come tale passasse in dono alla Imperatrice Mar- 
gherita sua Consorte. Di fatto essa vi stabiliva in qualità di suo 
Vicario Tarlatine Tarlati di Arezzo. 

In tal modo andavano a sparire miseramente le glorie Repub- 
blicane, e navali di Pisa ! In tal modo la decadenza di questa un 
tempo tanto famosa città, segnata già alla battaglia della Meloria, 



218 EPOCA U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1328. 

accrescevasi , per non dire consumavasi adesso ! Ed in tal modo 
Livorno associato ai suoi infelici destini languiva in questo mo- 
mento partecipando del suo medesimo avvilimento. 

Di fatti sappiamo che folte boscaglie già stavano per coprire 
i suoi contomi , e che sino all' Antignano al presente estende- 
vansi (143). 

Ora Pietro di Federigo Re di Sicilia, alleato dei Bavaro, 
compariva nell' Agosto al Porto Pisano ed a Livorno con 84 tra 
Galere, ed Uscieri, con tre navi grosse, e con varj legni sottili, 
e vi sbarcava l'Antipapa Pietro da Corvara, detto Niccolò F, che 
i Ghibellini avevano fatto eleggere onde far contro ai Guelfi, ed 
al vero Pontefice Giovanni JXI/ (144). Pisa, che già stava sotto 
l'interdetto sino dalla discesa del Bavaro in Italia, dovè acco- 
gliere nelle sue mura l' intruso , e sentirsi di nuovo fulminata 
dalla scomunica con tutto il suo Stato. Sventurata si trovava 
percossa da amici , e da nemici ! Livorno sema sacro rito da 
tanto tempo pareva dovesse affatto decadere con Lei. 

Ma alla perfine il Bavaro si ritirava in Germania. Lasciava 
di sé in Italia detestabile fama anche per le crudeltà, che in 
Bfihfio aveva esercitate contro gli stessi suoi fidi alleati. I Li- 
v<Nmesi si ranunentavano tuttora la licenza delle sue feroci ma- 
snade. Ma udita appena che ebbero i Pisani la sua partenza dalla 
Penisola non frapposero un istante a sollevarsi, a mandare al 
diavolo il Vicario della Imperatrice , ed a proclamarsi di nuovo 
in Repubblica indipendente. Doverono però ammansire coli' oro 
la guarnigione Alemanna che il Bavaro nella città aveva lasciata 
perchè non commettesse nuove atrocità. Allora uno dei primi 
loro pensieri qudlo si fti di eleggersi per Capitano Fazio da 
Donaratieo^ detto anche il Conte Bonifazio^ e quindi di pro- 
cwam in qualunque modo la pace dai Guelfi. L' ottennero ; e 



EPOCA U. • — ANNI DI GBSU' OUSTO 1329-1333. 219 

co' Fiorentini conclusero un amichevole accordo , per cui restò 
stabilito che esenti andare dovessero dalle Gabelle in Porto Pi- 
sano, in Pisa, ed in Livorno, al pari degli stessi cittadini Pi- 
sani; e che avessero inoltre la facoltà di tenere nella Dogana 
di Pisa per tre mesi le loro mercanzie non pagando che la sem- 
plice responsione voluta dalla tariffa. 

Respiravano subito Pisa , e Livorno dopo sì lunghe sciagure , 
anche perchè Papa Giovanni XXII, ritornata la Repubblica a 
parte Guelfa , liberava subito quei luoghi dall' interdetto. E 
poiché Fazio da Donoratico in pari tempo aveva fatto con- 
segnare allo stesso Papa Giovanni in Avignone il ricordato An- 
tipapa Niccolò, riceveva da esso in ricompensa ed in dono il 
Castello di Monte Masso. 

Trovavasi allora questo Castello in potere della Mensa Arci- 
vescovile di Pisa^ segno manifesto che i suoi antichi Cattaui a- 
vevano cessato di dominarvi. Non dicono le Cronache attuali 
però se tuttora circondato di mura rimanesse nel grado, in cui 
si stava circa due secoli indietro. Forse nelle devastazioni sof- 
ferte dal gran piviere di Porto Pisano saranno cadute a terra 
le antiche sue fortificazioni, quantunque i terreni al medesimo 
addetti formassero sempre una vasta tenuta, dei quali in so- 
stanza avrà inteso di far regalo il Pontefice, togliendoli all'Ar- 
civescovo. 

Ma se eransi estinti i Signori di quella vecchia Rocca, non 
lo erano già i Marchesi di Livorno. A traverso dei tempi i piò 
difficili avevano essi saputo conservare i proprj diritti con vi- 
gore, e con prudenza. La loro divisa perciò sembra fosse co- 
stantemente un ardire indomabile. Di fatto Albertaecio Mar- 
chese attuale di Livorno^ e di Massa Corsica^ figlio del già Mar- 
chese Alberto Brattaportata , istituiva adesso pacificamente erede 



220 EPOCA a. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1333-1337. 

di una porzione del feudo di Livorno Binda Benigni^ personag- 
gio distinto , e da alcuni reputato anche discendente dai primi 
Marchesi Francigena per linea collaterale. 

Ora a contrariare la pace, di cui momentaneamente Pisa, e 
Livorno godevano, scatenavansi gli elementi con forza straordi- 
naria : poiché le pioggie , che quasi a diluvio caddero nel No- 
vembre , spinsero le piene dell' Arno sino sotto Livorno , tutte 
inondando le adiacenti campagne , e posero Pisa stessa in pe- 
ricolo di rimanere sommersa. La furia poi, e l'impeto delle 
acque a Stagno furono tali che il lungo ponte, stato poco fa risar- 
cito, portarono via tutto intero, minacciando di far lo stesso dello 
Spedale, e del Convento contiguo. Aggiunge il Villani che per 
si fatta alluvione lo stagno fece un grande , e profondo canale 
in fino al mare y che prima non v^ era. Ma con buona pace di 
questo valente scrittore sappiamo che già lo stagno , da poiché 
il Porto Pisano si era dal medesimo distaccato , aveva per emis- 
sario al mare la cosi detta foce di Calambrone. Forse il Villani 
avrà voluto esprimere che il fosso scolante per la foce predetta 
sarà in quel trabocco addivenuto più profondo , e più largo ; 
lo che è assai probabile; ma che per lo innanzi non esistesse 
è un di lui errore, pari a quello, per cui credè doversi at- 
tribuire la cagione di quel diluvio in gran parte al corso oe- 
leste , e ad una forte congiunzione di pianeti. Quali fossero i 
danni sofferti anche da Firenze , e dalla maggior parte delle 
Valli Toscane pel diluvio medesimo, non può riuscire facile l'im- 
maginarli , se non si odano dal Villani istesso ( Lib. 11), che 
ne fece la più minuata descrizione (145). 

Frattanto un Contratto datato di quest' anno del 9. Gennajo, 
col quale le Monache d' ogni Santi allogavano per 9 anni a Mae- 
stro Bettino la metà di tutti i Monti di pietra a gesso situati 



EPOCA U. ANNI DI GESU' CRISTO 1337-1338. 221 

nel distretto di Monte Masso pel canone annuo di Lire 9 di 
danari pisani , ci serve di riscontro per conoscere che il di- 
stretto medesimo non era forse per intero stato ceduto, come 
sopra notammo , al Conte Bonifazio da Papa Giovanni ; men- 
tre una porzione di esso rimaneva tuttavia nel dominio di 
quelle religiose; se pure il Conte per avventura, ottenutone 
il titolo, e riserbata per se la residenza di quella cospicua 
rocca baronale , non amasse togliere il possesso dei monti in 
discorso allo spedale di Stagno, cui quelle Monache tuttora 
soprintendevano. 

Tanto più che il Conte era già ricco, e possessore eziandio 
di molti beni in Oliveta ed in Limone^ villaggi già mentovati del 
territorio Livornese; lo che appare dal suo testamento del 19 
di Luglio 1338, col quale ordinava la restituzione alFOperajo 
della Cattedrale di Pisa dei poderi detti di Macchia^ di O/i- 
veto^ e di Limone in piano di porto con tutte le loro dipen- 
denze, purché questi restituisse al suo erede gli fiorini 1500 
(P oro puro m e di giusto peso y che esso avevagli imprestati. 

Avvertendo noi ora alla denominazione del suddetto podere 
di Macchia^ crediamo che questo luogo nel Medio Evo conte- 
nendo anche un piccid villaggio del medesimo nome , fosse per 
certo lo stesso già rammentato 54 anni indietro dagli Statuti 
del 1284, ove disponevano che gli abitanti di Livorno fossero 
in obbligo di accorrere armati sentendo a sonare per tre volte 
la sua campana. 

Continuava intanto quasi a prodigio la pace tra i Pisani, ed 
i Fiorentini. Anzi una orrenda comune sventura li componeva 
adesso , sebbene per forza sovrumana , in amistà maggiore , e 
sincera. La carestia minacciava le due Repubbliche in modo da 
far temere dovessero le loro popolazioni ben presto morirsi 



222 EPOCA U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1339. 

tutte di fame. I Fiorentini i primi dinnanzi a tanto flagello, di- 
menticando l'odio intenso che già ai Pisani portavano, si vol- 
sero ad essi onde pregarli di porgere un qualche soccorso per 
la via del mare al sommo pericolo, cui vedevansi esposti. Ge- 
nerosi i Pisani aderirono , e fu immantinente tra essi stipulato 
un accordo , a guisa di trattato di commercio , in forza del 
quale dovevano i Pisani per un anno tenere armate quattro 
galere , che due per sicurezza del mare , per convojare cioè le 
Navi, che cariche di frumento, a spese d' ambo i popdi si 
fossero dall'estero fatte venire; e due a Frenello^ vale a dire 
ferme all' ancora o in Porto Pisano ^ o in Livorno per guardia 
di questi due luoghi, ove il deposito dei viveri doveva custodir- 
si. Obbligavansi volentieri i Fiorentini per sì fatto armamento di 
corrispondere ai Pisani cinque mila fiorini dP oro , ogni mese la 
rata; e promettevano non levare vettovaglie né dal littorale, né 
dal territorio Pisano; e neppure da PoiHo Pisano ^ e da Livorno^ 
meno nel caso che o nell' uno , o nell' altro di questi scali 
esistesse già un vascello avente a bordo più di 500 staja di 
grano (146). 

Sulla qual somma, promessa dai Fiorentini ai Pisani per la 
meta della spesa delle enunciate galere , conviene che i nostri 
lettori abbiano presente l' opinione già riportata neW Epoca I. 
alla Nota 55. deW Abate Tempesti , calcolando adesso l' arma- 
mento di quattro sole Galere costare anche in questi tempi 
alla Repubblica Pisana in un anno non meno di 10 mila fiori- 
ni d' oro , ^ onde conoscere se vi fosse o no dell' esagerato nel 
computo sostenuto dal Tempesti medesimo pel mantenimento an- 
nuo di cento galere (147). 

Ma pareva che quest' anno istesso essere dovesse Y anno dei 
flagelli per la Toscana^ mentre un nuovo non meno orribile 



EPOCA II. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1339-1340. 223 

disastro alla fame si aggiungeva, voglio dire la formc^ione^ ed 
il principio di quelle compagnie di soldati forestieri di ventura 
che tanto strazio , e tante sciagure apportarono quindi al no- 
stro paese. Queste ciurme masnadiere , e ladre , come le chia- 
ma il grande Annalista, non è da ridirsi quanto lungamente 
vessassero la misera Italia; e quante lacrime e quanto sangue 
facessero versare a' suoi sfortunati abitanti. Livorno stesso non 
andò esente dalle loro atrocità, e dalle loro violenze. Lo per- 
chè a ragione maledisse la Storia il nome di colui, che il primo 
fh a concepirne il triste pensiero, e ad assodarle, per quanto 
Italiano egli fosse, cioè quello di Lodrisio Visconte. Egli il primo 
di fatti prese a stipendio i soldati Alemanni , che fintamente lo 
Scaligero con lui d' accordo licenziava, e ne formò la Compagnia 
che di 5. Giorgio ebbe il nome (148). Porgeranno pur troppo 
anche questi Annali nel seguito le prove del terrore, che do- 
vunque spargevano queste fatali ed arroganti milizie. 

Ma per divergere da esse P attenzione ci sia grato invece 
l'udire come Livorno con la sua cala speciale addivenuto giìi, 
per r importanza della propria situazione, quasi un porto sepa- 
rato dal Porto Pisano, venisse però dagli scrittori contempora- 
nei insieme con quello del pari celebrato. Matteo Fortini^ poeta 
quattrocentista , nel poema da lui intitolato /' Universo così di 
fatti cantava. 

Vò ritornare al Porto di Livorno 
Che dieci miglia di spiaggia si corre 
A voler che nel suo porto si cali: 
Puossi scorger di fuori ^ e puossi porre ^ 
E sempre «' è difeso da Corsali 
Poiché è guardato da quattro gran Torri. 
Mentre l' anonimo Cronista Pisano notava m Dipoi a poche mi- 

30 



224 EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1340-1341. 

a glia trovi Porto Pisano chiamato Livorno y ed è fatto per mano 
a d^ìwmoj e allato a Livorno vi è una Torre fortissima tonda ^ 
a e nella sommitae della Torre vi stae di notte una fiamma di 
a lume grande y la quale dae ai navichanti segno di sichura 
a riviera^ ed alla frezione del fiume vi sono quattro Torri ^ i 
a quali i navili entrano sichuramente in quel Porto ( il Pisano ) 
te serrato con sufficiente chatene , e palato di legname e da man 

a diritta ti volgi in verso di sonvi due Isole picchole j 

a Vuna è chiamata la Gorgona^ e Inoltra è chiamata Capraja. » 

Finalmente Gore di Stagio Dati del medesimo Porto Pisano 
scriveva « Porto Pisano ^ porto di mare buonissimo y e grande ^ 
« e guardato da se con una delle più belle Torri del Mondo ^ 
w tonda in mare per la lanterna del Porto ^ e al porto presso 
a a terra sono in mare fondate quattro gran Torri con catene. » 

Godeva in questo mezzo la Pisana Repubblica di intera pa- 
ce, essendo alla fine riuscita pel suo meglio a stabilire in 
quest'anno anche con i Genovesi una tregua onorata di venti 
anni. Ma surse a sturbarne il corso la gara che in essa ora 
nacque di insignorirsi di Lucca, cui ambivano anche i Fio- 
rentini, per cui indispettiti che fosse dalle sue genti assediata, 
le dichiararono la guerra. 

Unitisi quindi ai loro Alleati fecero delle escursioni sin 
presso le porte di Pisa con non meno di 3600 Cavalieri e di 
1 mila pedoni da soldo ; e tentarono quanto più poterono con 
questo diversivo di far retrocedere V Oste nemica da Lucca. Ma 
i Pisani di sotto a quella Città non si mossero. Vogliono al- 
cuni Scrittori perciò che in questa occasione i Fiorentini un 
grave errore militare commettessero nel non essersi inoltrati 
fino a Vada^ a Poii^to Pisano^ ed a Livorno-^ poiché allora i 
Pisani avrebbero dovuto per necessità accorrere alla difesa di 



EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1342-1343. 225 

questi luoghi per essi sommamente , e più di Lucca importan- 
ti. Ma entrati però che furono in guerra i Fiorentini si av- 
videro subito dell' incaglio disastroso , che il loro traffico ma- 
rittimo soffriva; mentre non potendo più degli scali servirsi, 
che ai Pisani appartenevano, erano stati costretti ad accordarsi 
di nuovo co' Sanesi , onde valersi del Porto di Talamone , e 
della Spiaggia di Grosseto, per di la far venire le proprie 
mercanzie d'oltremare. Ma infelici erano gik, e forse più di 
adesso , quelle marittime località per 1' aria insalubre senza 
valutare la loro maggiore distanza da Firenze. 

Frattanto essendo rimasti rotti i Fiorentini sotto di Lucca 
dai Pisani , per quanto avessero creato loro Comandante il poi 
tanto detestato Duca éP Atene ^ e fossero perfino ricorsi alla 
protezione del Bavaro, contro le massime Guelfe del proprio 
partito ; e quindi sconfitti di nuovo in una seconda azione cam- 
pale, dovettero aUa fine persuadersi, che loro conveniva più di 
tornare in pace co' Pisani ; mentre questi pareano adesso al- 
quanto risorti da quella decadenza, in cui gli aveva gettati la 
sventurata battaglia della Melorìa. Ed al prefato Duca di Atene 
riusciva in fatto nel 16 di Novembre di stabilirne gli accordi, 
nella mira, che cupamente teneva gik in cuore nascosta, di di- 
venire cioè un giorno Tiranno di quella Città, cui era stato 
invitato a difendere. Gli accordi principali furono questi ; dovere 
i Pisani ritener Lucca , riammettere nel loro dominio i Guelfi ; 
restituire ai Fiorentini il godimento per 5. anni delle franchigie 
in Porto Pisano ed in Livorno ; e pagare ad essi 50 mila fiori- 
ni d'oro in sette anni per il danaro ricevuto nella compra di 
Lucca. Le quali franchigie portavano in sostanza che i Fioren- 
tini in Pisa , cioè alla stima della Legatia , non fossero astret-^ 
ti ad alcun dazio per le loro mercanzie sino alla valuta dir 



226 EPOCA n. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1343-1345. 

ventimila fiorini d'oro in ogni anno , dovendo pagare pel di più a 
ragione di undici danari per lira ; mentre i Pisani risentirebbero 
lo stesso vantaggio in Firenze per i generi, che per la via di 
terra ritraevano da Venezia, fino alla maggior valuta di 30 mila 
fiorini d' oro in ciascun anno. 

In mezzo a queste vicissitudini quasi continue di pace e di 
guerra , di timore dei vicini^ e di previdenza per non essere colti 
all' improvviso, avvolti mai sempre i Pisani , non è da meravi- 
gliarsi se del giuramento fatto fino dal 1284 nei secondi loro 
Statuti , non si dassero per anche pensiero, e così non munis- 
sero di mura Y importante Livorno. 

Per esso però^ al dire del citato P. Oberhausen^ appariva 
in quest'anno, e precisamente nel 15 di Maggio, giorno della 
Pentecoste , una nuova celeste difesa nello scoprimento della por- 
tentosa Immagine, che o dal Castello di Montenero, ossiwero, 
come altri vogliono, sebbene con assai debole appoggio, da 
Negroponte, a guardia del nostro villaggio sulla vetta di quei 
Colle si collocava (149). 

Referisce poi il prefato Scrittore che per cent'anni circa cu- 
stodita quindi venne colassi! l'Immagine stessa da alcuni Ere- 
miti sotto umile e povera Cappelletta. Abbiamo gik noi stessi 
avvertito, come fino da 186 anni indietro non fosse ignota ad 
alcuni Anacoreti la dimora di quelle aspre solitudini; mentre 
per altre positive memorie sappiamo in riprova essere in fatto 
contemporaneamente esistito in Montenero un Romitorio (150). 

Ma da un pregevole Manoscritto (151) siamo per tradizionale 
memoria assicurati che gli Eremiti , primi veneratori e custodi 
della S. Immagine, non furono che quelli, i quali di famiglia 
abitavano , anche circa i tempi che trascorriamo , nell' Eremo 
Vallombrosano , detto della Poggia. Stava questo Convento di 



EPOCA U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1347-1349. 227 

un miglio circa distante dal luogo, ove poi venne eretta la 
Chiesa di Valle Benedetta, e si sk essere rimasto in seguito 
abbandonato, e deserto per esservi morti tutti in una volta i 
Monaci , a cagimie di una grande influenza venuta dagli Sta- 
gni vicini. 

Ma trascorsi appena cinque anni dal narrato discoprimento , 
due grandi flagelli spopolarono una parte del globo , la carestia 
cioè, e la peste (152). Questa sventura, comune a quasi tutta 
l'Europa, si fece sentire crudelmente anche in Toscana. Firenze 
e Pisa ne furono siffattamente colpite, che la seconda di queste 
città perde per il contagio più di due terzi de' suoi abitatori; 
mentre ia Firenze era giunta a tanto eccesso la fame , che uno 
stajo di grano valeva oltre un fiorino d' oro , ad onta che vi 
fossero già perite in sei mesi non meno di cento mila persone. 
Qual fosse la mortalità in Livorno V avremmo saputo , se tra 
quei suoi miseri abitanti alcuno avesse preso ricordo di quanto 
accadeva ; ma può ben presumersi da quella di Pisa nella pro- 
porzione di forse ottocento a mille persone, che conteneva. 

Per sì orrìbile pestilenza forse i Monaci della Poggia, teste 
ricordati, cessarono tutti di vivere, per quanto si dicesse poi 
che fossero periti a causa degli Stagni vicini^ i quali in qua- 
lunque modo non potevano essere che le lagune lasciate già dal 
Porto Pisano nello spazio interposto fra lo Stagno e la Bastia. 
E qui giova ricordare come agli estinti Vallombrosani , secondo 
alcuni Cronisti, succedessero adesso nella custodia della S. Imma- 
gine di Montenero i PP. Francescani detti della penitenza. — 

Procurarono, in quanto alla penuria dei viveri, di riparare 
il più che poterono le Repubbliche di Firenze e di Pisa , fa- 
cendo di comune accordo venire dalla Sicilia, dalla Sardegna, 
e dalla Barberia in Livorno , ed in Porto Pisano, circa cinquan- 



228 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1348-1350. 

ta mila moggia di frumento , delle quali, narrano le storie, avere 
violentemente i Pisani , morendosi per la fame , profittato senza 
quasi affatto farne parte ai Fiorentini. 

In questo mezzo giungeva a Porto Pisano la tanto famosa ed 
avvenente Regina Giovanna di Napoli col nuovo suo sposo Luigi, 
e con Niccolò Acciajoli Fiorentino, suo intimo, per girne in 
Provenza , onde porsi in salvo dall' ira del Re d' Ungheria, che 
si era portato con un esercito nel Reame a vendicare la morte 
di Andrea, primo marito di quella giovine Principessa. 

Ora mentre queste cose accadevano troviamo in alcuni sin- 
croni documenti rammentati di nuovo i pascoli spettanti alle 
Monache d' Ogni Santi nei confini di Livorno , di Oliveio j di 
Salviano^ di Leccio (della Leccia), di Tregolo^ e di Plaseignano 
conceduti ad Antonio di Ugolino di Livorno per l'annuo fitto 
di staja cinquantaquattro grano , e di Lire diciannove dì danari 
pisani ; ed in pari tempo fatta menzione distinta anche del Co- 
mune di Tregdo^ e di Popogna (153). I nomi dei sopra espressi 
Villaggi, i quali già esistevano nel Piaiw di Porto ^ saranno 
probabilmente rimasti superstiti alle terre, che ai medesimi un 
giorno appartenevano; poiché tranne Livorno^ ScUviano^ e It- 
mofie, non consta che altre Borgate nel piano stesso di pre- 
sente rimanessero, come altra volta abbiamo accennato. — 

Era già morto infelicemente di veleno Lodovico U Bavaro. 
Ad esso avevano gli Elettori, assai regalati di danaro, fatto suc- 
cedere in questo medesimo anno Cario IV, figlio di Giovanni 
Re di Boemia. Ansioso questi di portarsi a Roma per ricevere 
la Corona dei Cesari transitava per Pisa, ove coll'Imperatrìce sua 
sposa veniva accolto dalla Repubblica con distintissimi onori. 
Trovando però la cittk miseramente divisa nelle fazioni dei Bar 
spanti e dei Bergolini si sforzò dì riomiporla in queU' unione, 



EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1350-1358. 229 

che sola poteva salvarla da una imminente rovina. Ottenne in con- 
seguenza che Francesco GambacoìHi allora Capitano delle masnade, 
e Capo dei Bergolini si dimettesse da quella carica, e che molti 
dei Raspanti fossero richiamati. Ma andarono quindi perdute 
in gran parte le di lui premure; poiché Pisa continuò a tumul- 
tuare , lacerandosi i suoi cittadini a vicenda con continue atroci 
vendette. 

In tanto disordine pareva inevitabile una nuova guerra coi 
Fiorentini. Ed in fatti ne nacque ben tosto la cagione per a- 
vere i Pisani tolto ai medesimi il privilegio delle gabelle, e 
preteso di obbligarli inoltre aUa spesa dell' armamento di due 
galere da tenersi in mare contro i Corsari. 

I Fiorentini sdegnati di sì ingiusto contegno ricorsero di nuo- 
vo ai Sanesi , dai quali riebbero V uso del Porto di Talamone ; 
e così si riaccesero con nuovo furore le ostilità tra i due Popoli 
per non terminare quasi più che coli' annientamento finale della 
Pisana Repubblica. 

Intanto il Porto Pisano e Livorno sentivano nel modo il più 
disastroso l'assenza dei Mercatanti Fiorentini. Sembravano questi 
luoghi più che dimidiati nella prosperità commerciale dopo la 
loro partenza; (154) mentre la Repubblica Fiorentina nel suo 
nobile sdegno aveva decretata la pena di mille fiorini d' oro con- 
tro chiunque de' suoi avesse ardito di ulteriormente dimorarvi. 

Tentarono allora i Pisani rimediare al mal fatto con porre 
in mare, come fecero, nelle acque del Giglio alcune galere, 
coir ordine di costrìngere tutte indistintamente le Navi aventi 
Merci per i Fiorentini a recarsi a Porto Pisano; e giunsero 
perfino a revocare 1' ordine con cui avevano soppresse le loro 
franchigie ; ma tutto fu inutile : i Fiorentini stettero saldi 
nell' abborrire i Pisani , nel non voler saper più nulla di essi , 



230 EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1360-1361. 

dei loro Porti, e della loro mala fede. Anzi per opporre una 
forza armata alle galere pisane del Giglio condussero a soldo 
dieci galere di Provenza , e quattro di Napoli , le quali basta- 
rono a far prestamente rientrare da queir Isola in Livorno le 
galere Pisane. 

Allora doverono pensare seriamente i Pisani a munire il loro 
Porto, acciò da quelle forze nemiche non potesse facUmente 
essere superato. Quindi opinarono alcuni che in quest' anno 
ìstesso vi venissero effettivamente cominciate, ed ultimate le 
due nuove Torri la Rossa , ed il Castelletto , di cui gik nuo- 
vamente avevano ordinata la fabbrica anche gli ultimi Statuti 
del 1306. (155) 

In questo mentre Livorno vedeva estinguersi, e finire la serie 
de' suoi antichi Marchesi. Da cento trentasette anni avevano 
essi sostenuto sino a qui coraggiosamente i loro diritti di padre 
in figlio dopo i primi Francigena. Adesso Corsuccio figlio del 
fu Marchese Lemmuccio del quondam Corso ^ rìnunziava sponta- 
neamente al Comune del Villaggio ogni sua azione feudale. 

Ci è rimasto fortunatamente il testo del pubblico Istrumento, 
con cui a tale atto di generosità egli dava compimento. Ve- 
niva rogato dal Notavo Giovanni di Domenico De Liburna ; 
e si stipulava nella Chiesa di 5. Maria de Liburna alla pre- 
senza di Ranieri di Giovanni da Bagiiarìa , e di Maestro Bo- 
naccorso del quondam Vbertelli attuale Operajo della Chiesa 
predetta. 

Per esso si stabiliva cedere il prefato Marchese con titolo 
di donazione irrevocabile tra i vivi a Gadda del quondam Le- 
pisy ed a Gadda del quondam Michelti ^ ambedue Consoli e 
Sindaci del Comune di Livorno, e per il Comune medesimo 
stipulanti, ogni sua azione e ragione feudale sul Comune^ e sul 




EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1362-1363. 231 

Territorio di Livorno , sulP intero piano del Porto , ed in fine 
sopra Montenero^ relativamente al gius del pascolo^ del bosco ^ 
dell' erbatico , e dell' acque sì nel domestico , che nel silve- 
stre (156). 

In tal guisa cessavano i diritti baronali dei Marchesi Livor- 
nesi sopra il nostro Villaggio , subentrando nei medesimi la 
Comunità del Villaggio istesso ; e così terminava la storia di 
questi antichi Cattaui , celebri già più che pel titolo , e pel 
feudo di un luogo piccolo e poco distinto qual era Livorno, 
per la coraggiosa fermezza piuttosto, con la quale si erano so- 
stenuti contro Arcivescovi, Papi ed Imperatori (157). 

Proseguiva intanto con sempre più crescente livore da ambe 
le parti la guerra tra i Pisani ed i Fiorentini. I primi non 
ravvisando bene la debolezza, in che si trovavano, si erano 
nelle ostilità forse troppo leggermente impegnati. Di fatto sen- 
za avere più tanto di forza da porre in mare neppure dieci 
Galere, (delle trecento, che un giorno erano in grado di ar- 
mare) dovettero vedersi ora umiliati da una Squadra, che di 
sole sei Navi era composta, e che avevano i Fiorentini presa 
a soldo da Pierino Grimaldi Genovese. Ed invero questo ardito 
Ammiraglio con sì piccola flotta potè assalire il Porto Pisano, 
strappare impunemente la gran catena che il chiudeva, impa- 
dronirsi quindi del suo Jlfo/o, abbattere una delle Torri ^ co- 
stringere a rendersi a discrizione i difensori di un altra , porre 
in pericolo puranco il Palagio della Uercatanzia o del Ponte ^ 
e distruggere colle fiamme quante navi e galere nel Porlo stesso 
si trovavano (158). 

La gran catena poi fatta in pezzi dal Grimaldi venne ai Fioren- 
tini qual trofeo consegnata ; e questi l' appesero parte al Palagio 
Pubblico , ed alle porte della Città , e parte in maggior copia 

31 



232 EPOCA n. — ANNI DI GESU'CRISTO 1363-1364. 

alle famose colonne di porfido ( gik dono de' Pisani ) del loro 
Tempio di S. Giovan Battista, senza riflettere, che con quel 
ruvido -ferro deturpavano quel raro e rispettabile Monumento 
di Italiana concordia. 

Qual sorte avesse incontrato Livorno nello strazio operato 
dal Grimaldi è ben da supporsi, formando allora più che mai 
parte essenziale del Porto Pisano. 

In questo mezzo la stessa Città di Pisa non andava esente 
dalle onte le più umilianti ; imperocché Y oste dei Fiorentini 
giunta fino al piede delle sue mura , dopo avervi fatti correre 
tre palj V uno d'Asini, V altro di barattieri , e V ultimo di me- 
retrici, fece porre e stivare i prigionieri Pisani, presi nel paese 
che aveva percorso, entro 42 carra; e come se si trattasse di 
carne da macello pagare loro alla Porta a S. Friano la gabella 
di soldi diciotto a testa, obbligandoli infine sulla Piazza della 
Liguria a baciare le parti deretane del Leone di pietra che 
vi esisteva, e che al dire del Lanzi ( Osser. Fior. T. 6. ) formava 
V amuleto dei Fiorentini. Questi erano a vero dire quasi pue- 
rili dispetti d] quei tempi tumultuosi; ma non è men certo 
che servire dovevano ad aumentare, ed a rendere ognor più pro- 
fondo e mortale l'odio, che già a vicenda i due popoli l'uno 
contro r altro nutrivano. 

Di fatto proseguendo ambedue i preparativi di guerra ave- 
vano i Pisani preso a soldo, oltre molti Tedeschi, e miUe 
quattrocento cavalli di Lombardia, anche una forte compagnia 
d' Inglesi , comandata dal rinomato Capitano Aucud , detto an- 
che Falcone di bosco (159). 

Con queste forze, le quali sommavano a più di seimila uo- 
mini, poterono essi per un momento inoltrarsi fino presso le 
porte di Firenze, ed ivi fare impiccare tre Asini. Ma i Fio- 



EPOCA n. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1364. 233 

rentini avendo condotto il valoroso Conte di Monforte ^ tentaro- 
no di ottenere la reparazìone di questo affronto. In fatti nel 20 
di Maggio radunato il Monforte l' esercito , che di mille cin- 
quecento Barbute Tedesche, e di cinquecento balestrieri scelti, 
non che delle cavallate dei Fiorentini, e di non piccolo nu- 
mero del popolo si componeva, si condusse per Valdera a S. 
Piero in grado ^ ove accampò. Ma quivi vedendosi venire ad- 
dosso da Pisa l' oste nemica grossa e ben ordinata , e non giu- 
dicando a proposito d' impegnarsi in una battaglia , ordinò ai 
suoi di avanzarsi, e di oltrepassare lo Stagno (160). Quando 
ciò vidde eseguito , fece subito dietro di se rompere e disfare 
il Ponte che lo Stagno traversava, onde non essere inseguito. 
Allora i Pisani retrocedendo si volsero a marcia sforzata verso 
Monte Scudajo per colà andare a chiudere il passo, e la riti- 
rata ai Fiorentini. 

Ma intanto una orribile procella andava a piombare sopra Li- 
vorno ; poiché le masnade Fiorentine inoltrandosi verso ìt mare, 
non anelavano più che di porre a sacco il Villaggio, ed il contiguo 
Porto Pisano, ove speravano raccogliere un ricco bottino. Ma 
i Livornesi ricevuto Y avviso che i nemici gik avevano lo Sta- 
gno superato, non aspettarono di più a porsi in salvo colle 
loro robe e famiglie sulle navi , che ormeggiate trovavansi nella 
loro cala, ed a ripararsi con quelle alla rada. Ma per la fretta 
con cui fuggivano rimasero annegati nella confusione , e nello 
scompiglio non pochi di essi, tra i quali alcuni fanciulli insie- 
me colle loro misere madri. Entrati finalmente i soldati nemi- 
ci in Livorno il ritrovarono affatto deserto, cosicché non vi 
poterono far prigionieri che undici poveri vecchi, i soli che 
nel luogo fossero rimasti. Non aveva allora le Terra alcuna va- 
lida difesa da opporre, poiché tranne le due Rocche isolate. 



234 EPOCA li. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1364. 

ed in alcune parti il ricordato debole Steccato (161) non an- 
dava fornita fino a qui di altra fortificazione all'intorno. Quin- 
di fui facile air Esercito Fiorentino l' impossessarsene. Andava- 
no subito i soldati avidamente cercando ovunque di che far 
preda ; ma nulla rinvenendo mossi da dispetto e da rabbia, ed 
incitati anche dal Monforte , che per vendicarsi del danno già 
operato dai Pisani a Bello Sguardo^ ed ai contorni di Firenze, 
li pressava a nulla più risparmiare , posero fuoco alle case , 
alle Chiese, ed a quanto incontravano, senza più lasciarvi che 
mucchi di fumanti rovine, e di cenere. — Ed ecco come lo 
sventurato Livorno andava anche adesso destinato a pagare la 
pena delle Pisane temerità, e cadeva per la duodecima volta 
distrutto (162). 

Ora nella medesima notte il Conte di Monforte pensando che 
la subitanea ritirata dei Pisani non poteva avere in mira se non 
se di andargli ad impedire il passo di Monte Scudajo^ e venendo 
di ciò avvertito anche da Manno Donati Commissario de' Fio- 
rentini, non pose tempo in mezzo, ed in Livorno stesso intimò 
la marcia alle sue genti verso quella direzione. Vi giunse di 
fatto a tre ore della mattina susseguente , dopo aver fatto per- 
correre alle stesse sue fanterie quaranta intere miglia per vie 
montuose ed aspre in meno di ventiquattro ore (163). Né U 
Monforte, ed il Donati si erano ingannati; poiché alle ore 
sette della stessa mattina , cioè quattro ore dopo , i Pisani en- 
travano in Monte Seudajo^ quando già i Fiorentini si erano 
posti in salvo in quel di Volterra. Dice il Villani di fatto che 
r adoprata prestezza del Monforte salvò V esercito della Re- 
pubblica dal rimanere prigioniero dei nemici. 

Fecero nondimeno i Pisani di questa marcia retrograda dei 
Fiorentini grande rumore , vociferandola come una fuga vergo- 



EPOCA n. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1364. 235 

gnosa. Dal che resi più arditi vollero di nuovo con essi cimen- 
tare a Cascina la sorte delle armi. Ma quivi rimanendo sconfiitti 
si diedero invece alla fuga. Incontrarono allora una seconda 
non minore sventura: poiché Giovanni deW Agnello inviato da 
Pisa al loro soccorso, ritornato che fii dopo la rotta in cittk, 
si fece a forza dichiarare Doge e Signore della Repubblica per 
un anno, sostenuto principalmente dall'Inglese Aucud, e dagli 
arditi suoi masnadieri. 

In mezzo a queste sanguinose, e violenti vicende non cessava 
però il Pontefice Urbano V. di esortare per mezzo dei suoi 
Ambasciatori i due popoli alla pace. — Forse eglino stessi, gik 
stanchi della guerra, volentieri alquanto vi propendevano. Quindi 
di comune accordo segnarono in Poscia nel 28 di Agosto un 
solenne trattato , onde stabilirne le condizioni. = Importavano 
queste in sostanza dovere i Fiorentini restituire ai Pisani l^Tsola 
del Giglio j di cui si erano impadroniti, e riceverne in com- 
penso Pietrabuona con varj altri Castelli, oltre centomila Fiorini 
d' oro in dieci anni. 

È da osservarsi però come nel trattato istesso i Fiorentini 
evitassero di fare parola delle franchigie^ delle quali già per 
lungo tempo avevano goduto in Pisa , in Porto Pisano , ed in 
Livorno. — Forse adesso a bella posta non volevano ricordarle, 
per quanto ne sentissero vivissimo desiderio, acciò i Pisani 
conoscessero potere eglino fare di meno del loro Porto e di 
Livorno, e continuare benissimo a servirsi di quello di Tala- 
mone. — 

Ora in questo intervallo di pace si fondava non lungi da Li- 
vorno, e nei monti compresi nel suo circondario, un nuovo 
Monastero^ cioè quello detto della Sambuca. 

Morto gik nella Badia di S. Salvadore il B. Giovanni de' Colombini 



236 EPOCA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1361. 

di Siena, istitutore deW Ordine dei Gestiati^ il P. Girolamo che gli 
era succeduto, nulla più bramando che di ampliare in Toscana 
il numero dei Romitorj della sua regola , si decise di stabilirne 
uno anche presso al nostro villaggio. Inviava perciò due dei 
suoi più attivi Religiosi ad edificarlo nel luogo già da lui pre- 
scelto tra le foreste dei poggi di Monte Masso ^ e del Corbur 
Ione. Erano questi Luca della Terina^ e Michele da Firenze^ 
il quale ultimo veniva in specie reputato abilissimo nell'arte 
del fabbricare. 

Per quanto le memorie contemporanee de' Gesuati assicurino 
avere quei due Monaci incontrate non lievi difficoltà per con- 
durre a termine il Convento, nondimeno riuscirono ad ultimarlo 
nel corrente anno. — In fatti prima che decorresse venne da essi 
solennemente dedicato alla Beata Vergine^ insieme colla Chiesa 
che le sorgeva allato, sotto Y invocazione , ed il titolo di 5. Maria 
della Sambuca. Non potè però essere abitato che da pochi Re- 
ligiosi ; mentre alcpianto ristretto non era capace di contenerne 
più di quindici a venti. 

Situato nel fondo di una angusta valle, serrata per ogni 
parte dai monti , e così in una specie di Imca^ riportò appunto 
per questa sua speciale posizione l' indicato nome di Som&uca, 
ossia di Santa Buca (164). 

Orrida , e selvaggia , ma pure bella e piacente nella sua stessa 
orridezza, era quella valle silenziosa, e romita. Oggi si chia- 
merebbe da taluni romantica veramente. Aspri e folti boschi la 
circondavano ; erti colli nascondendola quasi all' altrui vista. 
Tutto perciò vi inspirava raccoglimento, meditazione, e subU- 
mitk di concetti. L' uomo che P abitava separato dal mondo , e 
colaggiù diviso da ogni strepitoso umano consorzio, non poteva 
elevare il pensiero che alla contemplazione di Dio , ed alla vita 



t^ 




EPOCA li. — ANNI DI GESÙ* CRISTO 1367. 237 

futura. La solitudine, ed una perfetta quiete vi dominavano; 
poiché appena ne rompevano talvolta il silenzio profondo l'agi- 
tarsi delle annose piante , od il lieve mormorio delle ingrossate 
sorgenti dell' Ugione, il quale quasi al di sotto del Convento le 
sue acque inoltrava, non che il melodioso canto degli augelletti^ 
con cui al Creatore nel loro giulivo linguaggio rendevano lode. 

In siffatta segregata posizione riusciva inoltre alquanto difQcile 
rinvenire il Convento^ che vi era stato fabbricato ; tanto più che 
neppure dalle soprastanti colline scorgendosi non si mostrava 
allo sguardo di chi ne andasse in cerca se non se quando a pochi 
passi dalle sue mura fosse già pervenuto. — Veduto poi in quel 
punto sembrava, direi quasi, come una grandissima pietra, la 
quale in quella specie di baratro fosse stata dall'alto lancia- 
ta (165). — Appositamente i Gesuati avevano scelta una sì 
recondita località non solo per potervi condurre vita peniten- 
te, e monacale, quale al loro istituto conveniva; ma anche per 
potervi soggiornare con maggiore sicurezza : mentre situato come 
era quel Romitorio in linea retta a breve distanza dal mare, 
dovevano desiderare riuscisse difficile, se non impossibile, il 
ritrovarlo in specie agli stranieri; poiché erano allora pur trop- 
po frequenti, ed improvvisi gli sbarchi degli Infedeli Saraceni 
sulle coste d'Italia. — 

Sussiste tuttavia , sebbene siano gik trascorsi più di quattro 
secoli e mezzo j tali quali vennero fabbricati il Convento , e la 
Chiesa: ed è posseduto il primo al presente dalla famiglia Man- 
gani ^ la quale se ne serve per uso di villa (166). 

Frattanto i Livornesi nei tre anni , da che era accaduto 
il giuisto del loro villaggio per opera del Manforte^ avevano 
potuto quasi che interamente restaurarlo. In fatti sarebbe 
stato il medesimo in grado adesso di accogliere Urbano F. , 



238 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1368. 

c la numerosa sua Corte, alloracbè compariva dinnanzi al suo 
scalo. 

Giungeva questo Pontefice al Porto Pisano nel 29 di Maggio 
accompagnato da venticinque galere tra Veneziane, di Rodi, 
Genovesi, Pisane, e Napolitano. Procedeva dalla Francia con 
la grande risoluzione nell'animo di togliere omai da Avignone 
la Sede Apostolica , e di ricondurla a Roma ; non che di umi- 
liare al tempo stesso in Italia la ognora troppo crescente po- 
tenza di Bernabò Visconti Duca di Milano. — Inchinato subito 
in Livorno dai Magistrati di Pisa , e dal Doge Giovanni dell'A- 
gnello riceveva da essi l'offerta del nostro villaggio per sua 
dimora qualora avesse bramato di scendere a terra, e di 
riposarvisi (167). Ma non si fidando il Papa dell'attuale Doge 
Pisano, poiché sapeva quanto fosse ardito, e crudele, ricusava la 
sua esibizione, e rimaneva piuttosto sulla Capitana di Rodi sino 
a che non proseguiva per mare il viaggio alla volta di Roma. 

Né Urbano aveva torto nel così agire; mentre il Dell'Agnello 
era veramente tiranno, e di ogni violenza capace. Ed in riprova 
veniva poco dopo dai Pisani , appunto per le sue crudeltà , di- 
chiarato nemico, decaduto dal Seggio Ducale, e costretto a 
vergognosamente fuggire dalla città. 

Ma i Despoti simili a costui non lasciano mai il potere senza 
una qualche inumana e strepitosa vendetta. Ed in fatti ei se la 
prendeva senza ritardo, e nel modo il più barbaro, ed ingiusto, 
sacrificando al suo furore il povero, ed innocente Livorno. Raccolto 
avendo un copioso numero di venturieri Inglesi, e di altre nazio- 
ni, dopo avere indamo tentato più volte di rientrare in Pisa, 
piombava con quella armata, ed audace canaglia sul Porto Pi- 
sano, ed in specie sul nostro Villaggio; e per prima operazione 
vi poneva il tutto a ferro, ed a fuoco. Distruggeva cosi nel 



EPOCA II. ANNI DI GESU' CRISTO 1369. 239 

poco fa risorto Livorno quanto gii sventurati suoi abitatori vi 
avevano di recente edificato. 

In tale guisa quel feroce inveiva contro tanti miseri^ i quali 
per nulla avevano che fare colla sua cacciata da Pisa: in tale 
guisa intendeva egli di vendicarsi della Repubblica, che l'ave- 
va bandito; ed in tale guisa periva ora di nuovo Livorno per 
la decimaterzu volta ^ contando da quella prima ^ che dopo la 
conquista delle Baleari ebbe luogo nell'anno 1120 (168). 

Era questa però l' idtima ma rovina ; poiché se nel corso di 
quasi due Secoli e mezzo sì di sovente cadde distrutto, con- 
forme sino a qui abbiamo dovuto pur troppo lamentare, più 
non lo guastava per /* avvenire mano nemica, Dio proteggendolo , 
e le nuove mura^ di cui tra breve andava ad essere munito (169). 
Così illeso quindi si manteneva pel corso non interrotto di 
472 annt , cioè dal sopra notato 1368 a quello , in cui ora scri- 
viamo ( 1840 ). 

Ma forse avrebbe questa volta ritardato assai a risorgere se 
la Provvidenza non avesse eccitata con un avvenimento assai 
favorevole la instancabile pazienza dei suoi abitatori. E questo 
avvenimento consisteva nella risoluzione , che ora prendevano 
i Fiorentini di abbandonare pel loro traffico marittimo il Porto 
di Telamone , e di tornare a servirsi del Porto Pisano , e di 
Livorno. Imperocché oltre riuscire alla loro Capitale assai più 
comodi, e vicini questi due scali, non avevano eglino potuto 
mai bene assicurare pel transito delle mercanzie la lunga via, 
che da Talamone a Siena conduceva. 

E giova credere che alla più sollecita finale edificazione di 
Livorno contribuissero adesso per avventura anche le cure spe- 
ciali di Pietro Gambacorti^ il quale nella Carica di Doge, e di 

32 



240 EPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1369. 

Signore di Pisa era succeduto all'espulso Dell' Agnello, mercè 
l'intervento, e la possanza deìY Imperatore Carlo IV (170). 

Mostravasi ora il Gambacorti per politica, e pel proprio inte- 
resse amico, e parziale dei Fiorentini. Lo perchè riusciva facile 
alla di lui influenza far segnare ben tosto nel 16 di Giugno 
tanto da essi, quanto dai Pisani suoi dipendenti, un trattato 
definitivo di pace, e di commercio, il quale ad ambo utile, 
ed onorevole , i patti seguenti stabiliva : 

1 .° Potessero i Fiorentini estrarre da Pisa , e dal suo domi- 
nio, e respettivamente i Pisani da Firenze, e dal suo dominio, 
ogni specie di mercanzie ( eccettuate le vettovaglie ) , ed anche 
il pesee^ senza pagarne alcuna gabella: 

2. Godessero i Pisani di consimile esenzione per i generi, 
i quali facendo venire per la via di terra da Venezia, transi- 
tassero pel territorio Fiorentino, purché ogni anno non ecce- 
dessero il valore di Fiorini trentamila: 

3. Avessero i Fiorentini il privilegio di tenere un loro Console 
in Pisa, e reciprocamente uno i Pisani in Firenze, onde am- 
ministrare vi potessero ai respettivi connazionali giustizia nelle 
cause civili: 

4. E finalmente dovessero i Pisani per accertarsi quali fos- 
sero veramente le mercanzie spettanti ai Fiorentini onde ap- 
plicare loro la enunciata esenzione dalle gabelle, attendere, e 
valutare la officiale dichiarazione, che sarebbe a rilasciare il 
Ministro rappresentante le 107 Case di Commercio Fiorentine ^ 
che allora in Pisa si trovavano stabilite ; col patto però che se 
questi avesse alla dovuta esattezza mancato, frodando i Pisani, 
sarebbe andato soggetto ad una multa a loro favore di Cento 
mila Fiorini d* oro. 

Ora mentre a questo pubblico trattato commerciale si dava 



EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1369-1370. 241 

dai due popoli esecuzione stava in Livorno in qualità di Capi- 
tano Giiisdicente uno della solita distinta famiglia dei Gualandi^ 
cioè il Cavaliere Giovanni di Rinieri ^ di ciò facendo fede un 
ricordo speciale inserito ih un antico Priorista Pisano (171). 

Dobbiamo noi quest' ultima circostanza in modo distinto ri- 
levare ; poiché nel ricordo istesso abbiamo rinvenuta una nuova ^ 
ed essenziale prerogativa stabilita già a favore di Livorno. — 
Vi si notava in effetto avere la Repubblica Pisana disposto che 
quindi innanzi il Capitano-Giusdicente che vi risiedeva non solo 
sul villaggio 9 ma ben anche sull' intero contiguo territorio com- 
ponente il gran-Piviere di Porto Pisano^ estendesse la propria 
giurisdizione a guisa di Governatore Generale di provincia. Quanto 
vasto fosse quel territorio, giungendo per sino presso a Ca- 
stello Anselmo^ alla Morra., e non lungi dalla Via Emilia .^ lo 
abbiamo noi altrove più volte descritto (172). 

In tal modo per gli ampliati poteri del proprio Capitano Li- 
vorno cominciava a figurare , direi quasi , come Capo-luogo del 
paese che gli faceva corona, godendo già della residenza di 
quel funzionario, che la Repubblica vi deputava al governo. — 

Frattanto i Cardinali Francesi , che Urbano V. a Roma ave- 
va seco condotti , la vincevano sul di lui animo , ed il facevano 
risolvere di abbandonare P Italia , e di trasferire di nuovo 
la Sede Apostolica in Avignone. Colorava è vero il Pontefice 
la causa della sua pai*tenza col pretesto di voler passare in 
Francia onde meglio di colà comporre le vertenze insorte tra 
quel Reame , ed il Monarca d'Inghilterra ; ma in realtà era egli 
che non meno dei suoi Cardinali bramava di rivedere il suo 
paese natale. Sodisfaceva in effetto a questo desiderio, e da 
Roma per la via di mare si trasferiva a Marsiglia. Scortato tra 
le altre da alcune Galere Pisane fermavasi viaggio facendo nel 



242 EPOCA li. — ANNI DI GESC' CRISTO 1370. 

Porto di Livorno. Amando di quivi prendere un qualche ri- 
poso scendeva a terra, e per alcuni giorni vi si tratteneva. 
Inchinato subito dal Doge Gambacorti, e dagli Anziani di Pisa 
riceveva dalle loro religiose premure copia abbondante di squisi- 
ti rinfreschi; e dagli abitanti del villaggio frequenti dimostra- 
zioni della piti rispettosa venerazione , per quanto andassero 
miste al rammarico di vederlo disertare dal Vaticano (173). 
Poscia proseguiva per mare verso la Francia. 

Ora per la sua non breve dimora in Livorno le Cronache 
nostre lo designavano come il terzo Sommo Pontefice y cui avesse 
avuto /' onore il villaggio di fare lunga j e distinta accoglienza. 

In questo mezzo la Pieve di S. Ltma d^ Antignano veniva 
solennemente consacrata. 

Era la stessa già succeduta all' altra antichissima, popolosa, ed 
insigne di S. Felice deWArdenza sino da quando rimasta questa 
distrutta insieme colla grossa borgata^ che le sorgeva a con- 
tatto, giaceva nelle sue rovine dimenticata^ ed abbandonata 
del tutto. Manchiamo però di qualunque memoria relativamente 
al tempo, in cui cessasse di esistere: e soltanto pochi anni 
indietro venne a caso scoperto il vasto Cimiterio^ che un dì le 
apparteneva, il quale fu rinvenuto a breve distanza dal ponte 
del Rio Fecciajo^ allorachè si ampliava la moderna via, che 
all'amena posizione * dell' Ardenza conduce (174). — 

Ora lo stato politico dei Pisani per quanto eglino rispettas- 
sero tuttavia gli accordi nell'anno decorso stabiliti con i Fio- 
rentini f non poteva dirsi però pienamente stabile , e tranquillo. 
Avvegnaché ondeggiando quei Repubblicani quasi sempre tra 
lunghe guerre 9 e paci poco durevoli, pareva che non sapessero 
omai più vivere che di incertezza, e di sospetto. 

Ed in vero nutrendo anche al presente consimili sentimenti 



EPOCA U. — ANNI DI GESC' CRISTO 1371. 243 

e contro i Fiorentini istessi, e contro eziandio il Visconti, am- 
bo assai potenti in Italia, si davano premura di meglio forti- 
ficare e munire varj castelli del loro dominio, e tra questi in 
special modo quello detto delle Parrane (175). Anzi intorno a 
questo ultimo ordinavano che si fabbricasse una gagliarda Torre 
con molti ripari a difesa, acciò divenisse una specie di fortezza, 
e di vedetta militare della Via Emilia^ che le passava di sotto; 
e che i suoi abitanti godessero di alcuni privilegi speciali quan- 
do vi dovessero prestare servizio. 

In questa circostanza però non può a meno di non destare di 
nuovo meraviglia il reflettere come i Pisani in mezzo alle tante 
diffidenze, di cui si angustiavano, non si determinassero a cin- 
gere finalmente di mura Livorno, luogo per essi sì importante sul 
mare . reputato già quasi salvaguardia del Porto Pisano j ed in 
qualche guisa anche quale piazza antemurale dal lato dei Geno- 
vesi. Pure noi fecero per quanto il giudicassero meritevole a 
preferenza delle loro prime, e maggiori sollecitudini. — Forse la 
grandiosa spesa, che sarebbe abbisognata ne li trattenne ; mentre 
per ogni altra cagione non poteva la Repubblica a vero dire non 
bramare che in quel sito sorgesse una nuova, e valida Cittadella. 

Ma in mezzo appunto ai divisati sospetti dei Pisani lemmo , e 
Gabbriello deWAgnellOy nipoti dell' espulso Doge Giovanni, ed un 
loro seguace per nome Andrea del Compagno^ comparivano din- 
nanzi a Livorno sii di una nave Genovese. Spinta dal vento aveva 
dovuto ripararsi nella sua cala. Ora il perfido Capitano che la 
comandava non aborrendo il vilissimo e detestabile mestiere della 
Spia^ e sperando anzi un premio alla sua delazione, si ren- 
deva sollecito di manifestare al Capitano Piero Gualandi di avere 
a bordo quei tre nobili ribeUi del Comune di Pisa. 

La bandiera non coprendo, né salvando allora, per quanto 



244 EPOCA II. ANNI DI GESO' CRISTO 1372-1373. 

appare, le persone, fecero presto i soldati del presidio delle 
Rocche di Livorno ad impadronirsene montando impunemente 
sulla barca Genovese, e traducendoli in carcere. Spedita di 
tutto ciò agli Anziani, ed al Doge Gambacorti la notizia dal 
Gualandi, gli venne in risposta l'ordine di fare subito impiccare 
per la gola in Livorno istesso quei giovani sventurati. La sentenza 
di fatto per mano del carnefice venne eseguita immediatamen- 
te , dicono le Cronache nostre , sulla Piazzetta di S. Àntone. 

Ora per sì dolorose particolarità abbiamo potuto per la prima 
volta sapere come nella stessa piazzetta esistesse gik un Ora- 
torio , dedicato a quelP antico celebre Anacoreta Cristiano , il 
quale dato le aveva il nome , che sino d' allora riteneva. — 
Per lo innanzi ninna memoria, e ninno Scrittore giammai ne 
aveva fatta parola. — Narrando noi in seguito le sue ulteriori 
vicende conosceremo avere l'Oratorio istesso dato origine alla 
Chiesa , che tuttavia esiste sotto 1' antico medesimo titolo , la 
quale per alcuni anni divenne poscia la Pieve Battesimale del 
nostro Castello^ conforme a suo tempo dimostreremo (176). 

Continuava frattanto nel Porto Pisano, e neUa cala istessa di 
Livorno il concorso deUe Navi mercantili provenienti dai diversi 
scali del Mediterraneo , e dalle Fiandre in specie; mentre di 
ciò facevano menzione anche le contemporanee Memorie dei 
Mercatanti Fiorentini (177). Ma a sospendere cotanto utili re- 
lazioni la peste ^ e la carestia manifestandosi di nuovo furibon- 
damente in Italia , coprivano di lutto, e di stragi la maggior 
parte della Toscana. Nel colpire che fecero bentosto questi 
due flagelli riuniti anche Pisa in sì fatto modo la disertavano , 
che in soli cinque mesi l' infelice Città aveva perdute di con- 
tagio più di quarantamila peì^soìie^ ed erasi ridotta a pagare 
il grano sino a tre fiorini d' oro lo stajo. 



EPOCA U. — ANNI DI GESU' CRISTO 1374-1376. 245 

Quale in pari tempo essere dovesse la sorte di Livorno, 
vìUaggìo senza mezzi ^ povero e meschino, potrk ciascuno, senza 
che io il dica, da per se stesso immaginarlo. I suoi abitanti 
rimasero probabilmente più che dimidiati nell' abbandono , e 
nella misèria, come suole quasi sempre accadere nelle grandi 
generali sventure. 

Ora in quest' istesso anno fatale i Benedettini partivano dalla 
Gorgona. Dopo averla continuamente abitata per più di trecento 
anni , ed essere colk succeduti a quei primi Anacoreti Cristiani^ 
che sino dai Secolo V. Numaziano aveva cotanto dileggiati, la 
abbandonavano, cedendo il luogo, il Convento di S. Gor gonio ^ 
ed i terreni di loro proprietà ad una nuova famiglia Monaca- 
le , cioè ai Certosini , i quali di consenso del Papa Gregorio XI. 
ne prendevano volentieri il possesso per fondarvi una loro 
Abbazia (178). 

Erano quest'ultimi già oltremodo ricchi; mentre dal men- 
zionato Pontefice avevano di recente ottenuti anche i beni 
della celebre Badia di S. Vito di Pisa. 

Parrebbe però, al dire di alcuni Scrittori, che partiti i Be- 
nedettini , r Isola rimanesse quasi che deserta , e' con i soli 
Certosini dimoranti nel Convento; poiché ne uscirono le fami- 
glie tutte dei secolari, che anteriormente, e sino dai tempi dei 
Longobardi, vi si erano riparate (179). Ma noi in correzione di 
sì fatta opinione siamo in debito di avvertire che già nel 1289 
la Repubblica Pisana teneva a guardia della Gorgona, confor- 
me abbiamo narrato, un Castello armato, e perciò una forte 
mano di soldati per custodirlo, capace a popolare alquanto 
quella piccola Isoletta, insieme con i nuovi Eremiti. — 

Ma un grande e strepitoso avvenimento stava ora per ren- 
dere lieta, e contenta la Capitale del Mondo Cattolico, mentre 



246 EPOCA II. — ANNI DI GESÙ' CRISTO 1376. 

i Livornesi Ira i primi della Penisola godevano di esserne i 
testimonj , e di fargli plauso. Imperocché Gregorio XI. ^ il 
Pontefice stesso cioè, che dì sopra abbiamo rammentato, resti- 
tuiva definìtivamemente a Roma la Sedia Apostolica. Scosso egli 
e dalle ribellioni frequenti, che accadevano negli stati della 
Chiesa, e dalle fervorose esortazioni, che gli dirigeva la illu- 
stre, e dotta 5. Caterina da Siena ^ risolveva alla fine di lasciare 
la Francia, di partire per l' Italia , e di non rendere più ve- 
dova la Diocesi dell' antica Metropoli dell' Universo. 

Imbarcatosi perciò nel 2 di Ottobre a Marsiglia, e scortato 
da dodici Galere, dopo avere veduto Genova, giungeva a Li- 
vorno. Incontrato quivi subito dal Doge Gambacorti, e dai 
principali Magistrati della Repubblica prendeva alloggio nel vil- 
laggio insieme con i Cardinali ed i Prelati del suo seguito, e 
vi si tratteneva per lo spazio di dieci giorni intieri (180). 

In tal modo la piccola nostra borgata, divenuta frequente di- 
mora dei più rinomati Sommi Pontefici , vedovasi adesso ono- 
rata dalla presenza di quello , che a sì essenziale , e per quei 
tempi tanto celebre avvenimento si apparecchiava, restituendo 
il Pastore della Chiesa Universale Ik ove il primo Vicario di 
Cristo sulla ferma pietra aveva fondata la Cattedra Maestra di 
verità nella Fede. 

Riceveva intanto il Papa in Livorno dai Pisani copiosi , e 
magnifici regali ; e visitato sovente dal Gambacorti , sentiva un 
giorno darsi da esso quella celebre risposta , la quale dello stato 
attuale della Repubblica Pisana porgeva, a parer mio, la più 
esatta definizione. Imperocché invitato il Doge dal Papa a di- 
staccarsi dair alleanza dei Fiorentini , da lui già colle più ful- 
minanti espressioni scomunicati , diceva Ciò non potere eseguire 
senza la manifesta rovina di Pisa (181). 



EPOCA II. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1378*1380. 247 

Ora continuando Gregorio a soggiornare in Livorno quattro 
de' suoi Cardinali si trasferivano a Pisa , onde proseguire per 
terra il viaggio insino a Roma , non potendo di nuovo più sop- 
portare ì travagli del mare. Ma uno di essi , cioè Pietro del 
Giudice di Limoges^ detto il Cardinale di Narbona, cugino del 
Papa, infermatosi in quella città, vi cessava di vivere, ed era 
seppellito nella Primaziale. Narra la storia in proposito delle 
sue enormi ricchezze avere lasciato morendo un capitale di 
500 mila fiorini d' oro y vale a dire , giusta un moderno Scrit* 
toro , di circa tre milioni di zecchini dei nostri tempi (182). 

Finalmente il Pontefice partiva di Livorno. Fk d' uopo sup- 
porre avere esso abitato probabilmente o nel Convento dei PP. 
Agostiniani di S. Giovanni^ ovvero nel Pretorio del Capitano- 
Giusdicente; poiché Tuno e l'altro costituivano al certo le mi- 
gliori località del villaggio in confronto delle più umili degli 
abitanti , nelle quali avranno preso alloggio , pur troppo adat- 
tandosi, i Prelati 9 ed i personaggi, che seco in gran numero 
conduceva. 

Ma trascorsi erano appena due anni, da che il Papa tro- 
vavasi in Italia, che già i Cardinali Francesi stavano quasi 
per sovvertirlo, ed indurlo a ritornare nel proprio paese. La 
morte però che tutto tronca, e discioglie qui in terra rende- 
va nulle quelle riprovevoli insinuazioni, chiamando invece Grego- 
rio al sepolcro. Nondimeno il termine della sua vita faceva nasce- 
re neUa Chiesa il più deplorabile scisma; poiché quattro soli 
essendo i Porporati Italiani , e dodici i Francesi , ad onta che 
questi pure di comune accordo avessero in principio consenti- 
to alla elezione in nuovo Sommo Pontefice di un Italiano , cioè 
di Bartolommeo Perignano Arcivescovo di Bari y che prese il 
nome di Urbano VI ^ non contenti in seguito del loro stesso 

33 



248 EPOCA n. — ANNI DI gesù' cristo 1381. 

operato, e della scelta, che essi medesimi avevano fatta, aduna- 
tisi clandestinamente in Ànagni^ insieme col Cardinale Spagnolo 
Pi^ro di Luna^ proclamavano invece successore di Gregorio XI 
lo zoppo Cardinole Roberto di Ginevra^ o per dire più esattamen- 
te, lo nominavano Antipapa. Costui, assunto il nome di demen- 
te VIF^ si trasferiva senza più a risiedere in Avignone. (183). 

Tennero il partito di quest'ultimo il Re di Francia, la Regina 
Giovanna di Napoli, la Savoja, ed altri paesi confinanti colla 
Francia; mentre pel vero e legittimo Pontefice, cioè per Urba- 
no VI, si dichiararono unanimemente Y Italia , l' Inghilterra, la 
Germania, l'Ungheria, la Polonia ^ ed il Portogallo. 

Abbiamo noi di questa funesta scissura parlato; perchè le 
conseguenze, che in seguito ne derivarono, furono tali da inte- 
ressare direttamente la storia, di cui ci occupiamo, come tra 
non molto avremo occasione di rilevare. 

Frattanto un nuovo Spedale si stabiliva in Livorno formando 
parte del suo fabbricato. Eretto presso il già ricordato Oratorio 
di S. Antonio assumeva il medesimo titolo, e perciò Spedale di 
S. Antonio veniva chiamato. 

Non esistono però notizie atte a farci conoscere da chi questo 
pio stabilimento venisse ora fondato; e se tuttavia esistessero 
anche quel primo del secolo XII^ non che l' altro posteriore 
del Caccialoste^ da noi in questi Annali già rammentati; ossiv- 
vero se l'uno, e l'altro fossero già stati riuniti in una sola 
amministrazione all'attuale di S. Antonio. Comunque la cosa 
andasse è indubitato avere continuato esso solo a costituire 
quindi innanzi lo Spedale ptibblico e principale del luogo ^ confor- 
me sino al presente vediamo. 

Possedeva il medesimo anche nei tempi , che ora trascorria- 
mo, per propria dote alcuni beni immobili ; mentre in una an- 



BPOGA n. — ANNI DI GESU' CRISTO 1384-1386. 249 

tica carta dell' Archivio della Certosa di Pisa si narra avere i 
suoi Rappresentanti venduto ad un certo Ftisino Marcucci una 
casa, ed un pezzo di terra di sua pertinenza situati in Pisa nella 
Cura di S. Eufrasia (184). 

Copriva di nuovo la carica di Capitano di Livorno un altro 
individuo della solita famiglia Pisana dei Gualandi^ per nome 
Ranieri. Pareva così la Repubblica non sapesse pivi inviare nel 
nostro villaggio per governanti se non se i componenti di quel- 
la illustre Casata: né è da dubitarsi che a questa scelta la 
medesima devenisse onde far cosa grata ai Livornesi, i quali 
alla ridetta famiglia si erano forse in special modo resi obbe- 
dienti, ed affezionati. 

Ora al ricordato Ranieri giungevano per parte degli Anziani 
di Pisa ordini pressantissimi acciò facesse fare buona guardia 
in Livorno da Enrico Lensi Castellano delle Rocche'^ ed in Man* 
tenero pur anco dal presidio militare del Castello ^ il quale 
gli si ingiungeva di viepiù rinforzare* 

La causa di si fatta disposizione proveniva dalla voce, che 
si era sparsa , di essersi vedute nei mari della Repubblica al- 
cune Galere di Corsari. Forse queste galere armate in guerra 
non erano che quelle Fuste di Infedeli , cioè di Pirati Musstd' 
mani dell^ Affrica ^ dei quali, come narrammo, dovevano stare 
in osservazione, per darne subito avviso, e segnale al Porto Pi- 
sano, ed a Livorno, i soldati deUa vedetta istessa di Montenero 
sino da quando venne edificata per tale oggetto cento anni in- 
dietro a forma degli Statuti del 1284 (185). 

E poiché pur troppo erano anche allora frequenti , ed im- 
provvisi gli sbarchi di quei novelli Saraceni sii i varj punti delle 
coste marittime della Toscana, così gli Anziani stessi di Pisa 
circolavano ordini del pari severi e premurosi per la più esatta 



250 EPOCA 11. — ANNI DI GESU' CRISTO 1386. 

vigilanza anche al Potestà di Castiglione della Pescaja Cavalie- 
re Guglielmo Gualandi j al Potestà di Piombino Lapo Giusti , 
non che al Comandante dell'Isola del Giglio Giovanni da Cascina. 

Referite le quali particolarità per se sole atte a dimostrare 
come anche nel secolo XIV F Italia, permanendo divisa in tante 
deboli, e fra loro sospettose frazioni politiche , dovesse vilmente 
tremare sulla sorte dei suoi abitanti, che presso il mare senza 
forti difese dimoravano, e soffrire di vederli spesso tradurre 
schiavi in Affrica in potere di quei sozzi pirati, non dobbiamo 
noi, su quanto può concernere la storia di Livorno, tralasciare 
di far notare ai nostri lettori come la Pisana Repubblica , oltre 
il Capitano ed il Notaro^ prescritti già dagli statuti del 1284, 
tenesse adesso nel villaggio anche un Comandante speciale delle 
sue Torri. Imperocché l'istituzione di questa nuova carica mi- 
litare dimostrava quanto fosse addivenuta alla Repubblica stessa 
importante , e gelosa la sua custodia. 

V Enrico Lenzi^ che primo forse ne andava investito, deri- 
vava da Pisa j mentre anche adesso si trovano colà varie fami- 
glie di quella antica casata. — 

Proseguivano intanto nel modo il più funesto le scissure tra 
il vero Pontefice Urbano F/, e V Antipapa Clemente. Ora per 
effetto delle medesime recandosi il primo a Genova per la via 
di mare si fermava in Porto Pisano. Di ciò avvisato il Doge 
Gambacorti si trasferiva subito in Livorno, onde fargli riveren- 
za. Ammesso alla sua presenza, ed animato dalla benignità con 
cui r accoglieva , si faceva a raccomandare alla di lui pietà i 
sei Cardinali , che prevenuti di avere congiurato contro la 
sacra sua persona, teneva incatenati sulle galere che gli servi- 
vano di scorta. Non ricusava il Papa di farli allora venire di- 
nanzi a se, ed alla presenza del Doge, tali quali erano carichi 



EPOCA U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1389-1391 . 251 

di catene, e laceri di vesti ; anzi gli esortava egli stesso di nuovo 
a chiedergli perdono, ed a confessarsi rei; ma persistendo que- 
sti invece a dichiararsi innocenti, li rimandava sdegnato sulle 
galere, deciso omai di punirli col più esemplare castigo. 

Mortificato il Doge dell' esito infelice di sue premure si con- 
gedava da Urbano ; e questi proseguiva per Genova 9 ove giunto 
faceva giustiziare a morte quei suoi confratelli (186). 

Ma di lì a non molto chiamato esso pure al severo Tribu- 
nale di Dio dovè rendere ragione del suo operato. — A succe- 
dergli intanto veniva eletto nel 2 di Novembre il giovine Car- 
dinale Pietro Tommacelli Napolitano , il quale assunse il nome 
di Bonifacio IX. L' Antipapa Clemente^ proseguendo in questo 
mezzo a pretendere il triregno , trovavasi ben tosto in contrasto 
anche col novello Pontefice Italiano. 

Ora sotto la dipendenza da quest' ultimo i Certosini del Con- 
vento della Gorgona ottenevano per loro primo Abate ^ e Supe- 
riore il rinomato Don Bartolommeo Serafini , queir ecclesiastico 
cioè , che la celebre S. Cateìnna da Siena ( parlandone , scri- 
vendogli ) nomava sempre 1' Angiolo di Dio. In fatti impiegato 
spesso anche in gravissimi affari dal ridetto Pontefice Bonifa- 
cio , ed a trattare in specie col Re di Francia Y unione della 
Chiesa , dava saggio luminoso delle somme virtù che V adorna- 
vano, venendo in fine destinato dal Duca di Milano Galeazzo 
Visconti a benedire la prima pietra della famosa Certosa di 
Pavia, ove egli alla fine cessava di vivere (187). — 

In questo mezzo ferveva la guerra tra i Fiorentini, ed il 
prefato Duca di Milano, chiamato anche il Conte di Virtù (1 88). 

Per quanto la Potenza Pisana non si mostrasse al presente 
di quella forza , e considerazione ^ con cui nei tempi decorsi 
aveva dato peso alla bilancia politica dell'Italia, nondimeno 



252 BPOCA II. — ANNI DI GESU' CRISTO 1391. 

veniva ricercata premurosamente la sua alleanza e dall'enunciato 
Conte, ed anche da Antonio Adorno Doge attuale di Genova. 
Avrebbero si Y uno che Y altro voluto che i Pisani si dichiaras- 
sero contro i Fiorentini. Ma il Gambacorti ^ che li reggeva, 
professando per questi la più sincera amicizia, saldo e fedele 
si manteneva nel sistema di neutralità, che aveva adottato, e 
rigettava i maneggi, con cui anche Jacopo d^ Appiano^ già fin 
d'adesso divenuto suo intimo confidente , avrebbe tentato di 
fargli cangiare politica, e pensiero. 

Per mare intanto, ed entro al Porto Pisano, e nella stessa cala 
interna di Livorno y e per le strade del villaggio pur anco, acca- 
devano tra i Genovesi, i Milanesi, ed i Fiorentini tali fatti 
scandalosi ed imbarazzanti; e sì violenti contrasti altemavansi, che 
potevano facilmente compromettere, ed alterare la neutralità 
professata dal Gambacorti. Imperocché il Conte di Virtù avendo 
prese a soldo due galere dai Genovesi dava ordine che a forza 
si inoltrassero nel Porto Pisano, onde catturarvi una grossa nave 
dei Fiorentini, la quale sapeva contenere tante mercanzie per 
oltre il valore di dodici mila fiorini d' oro : ed i Fiorentini per 
rappresaglia vi inviavano tre delle loro galere armate in guerra 
e comandate da Andrea Gar gioiti^ perchè spìngendosi nel Porto 
istesso vi recuperassero la nave perduta non solo, ma si in- 
troducessero anche nella Cala di Livorno per impadronirsi di 
una Barca Milanese , che vi si era rifugiata. E ciò in fatti 
eseguirono ad onta che dai soldati delle due Rocche tutto si 
tentasse per impedirlo. Anzi fecero audacemente di più , posero 
cioè a terra le loro ciurme , ed impegnarono entro il villaggio 
una si fiera zuffa con i marinari Genovesi che vi si trovavano, 
che più di quaranta ve ne lasciarono uccisi, e più di cinquan- 
ta feriti. 



BPOGÀ U. — ANNI DI GBSU' CRISTO 1391 253 

Sì fatte frequenti violenze sul territorio dipendente dalla Re- 
pubblica , commesse impunemente , e senza alcun riguardo dalle 
tre Nazioni belligeranti , come che altamente offendessero la di- 
gnità stessa del Governo Pisano, e non potessero perciò più oltre 
tollerarsi senza un manifesto avvilimento ^ persuadevano alla fine 
il Gambacorti y e gli Anziani di Pisa^ essere ornai tempo che 
agli siaiuti del 1284 si dasse esecuzione; e che Livorno in 
conseguenza fosse ridotto a Fortezza^ ed in grado di far ri- 
spettare anche il contiguo Porto Pisano. 

In tal modo la ingegnosa Provvidenza andava preparando gli 
eventi, i quali sebbene a prima vista apparissero piuttosto cen- 
trar] j conducevano nondimeno al resultato il più favorevole pel 
nostro villaggio^ a quello cioè di finalmente elevarlo al grado 
di fortificato Castello sul mare. 

In fatti senza più dilazionare il sagace Gambacorti dava gli 
ordini, e le disposizioni opportune acciò Livorno di valide mura 
venisse prestamente circondato (189). 

E con ciò terminava la sua storia come VilUiggio. — Le vi- 
cende da esso percorse in questa prima parte dei suoi Annali 
nel lungo lasso di oltre 1400 anni^ ed a traverso di tanti di- 
versi avvenimenti, se non furono t-utte sue proprie direttameìUe ^ 
ed originarono sovente da quelle di Pisa, al cui dominio ap- 
parteneva, dimostrarono però quanto Iddio mirabilmente il pro- 
teggesse ; e come dalla instancabile affezione de' suoi abitanti 
in ogni occasione venisse sostenuto. Mentre lungi dal correre 
la sorte incontrata da quasi tutte le altre borgate dei suoi con- 
tomi, rimaste affatto distrutte, ed abbandonate, risorse sempre 
dalle tante devastazioni che il percossero; e con tale sufficiente 
prosperità si rinntwvò^ direi quasi, dalle sue stesse rovine^ 
che senza mai cessare di esistere venne anzi per la sua favo- 



234 EPOCA li. — ANNI DI GESU' CRISTO 1391. 

revole posizione sul mare ambito ognor più dagli stati più 
possenti d'Italia^ e d' oltramonte ^ i quali fecero a gara onde 
involarne il possesso ai Pisani. 

Nella successiva seconda parte della sua Storia, in cui ora 
siamo per entrare, uscito per cosi dire dall' in/iznzui , nella 
quale sino a qui era rimasto, lo ravviseremo, divenuto già 
adulto , volgere con assai di vigore a quella meta le sorti , ove 
dopo tante Repubblicane glorie , e sventure , lo attendevano la 
forza del Principato, la quiete maggiore della Monarchia, ed 
il genio benefico dei Gran-Duchi Medicei, per essere poi nella 
primitiva sua giovinezza dichiarato Città. 

In tal modo senza mai retrocedere dal corso perenne di 
sua esistenza rimasto semplice Villaggio per quattordici secoli^ e 
quindi Castello fortificato per 214 anni^ lo scorgeremo più for- 
tunato che mai nel rango di Città , e di uno dei piii ragguarde- 
voli Emporj d^ Italia^ percorrere altH 234 anni^ sino al 1840, 
vale a dire sino a quello, a cui, se Dio ne concede la grazia, 
ci siamo proposti di condurre i suoi Annali (190). 



FINE 

DELL EPOCA II 



iNPTiZIOn 



ALL' EPOCA n. 



(1) Si avrerta come sino da questo tempo il nostro Villaggio 
avesse già assunto il nome di Livorno, che tuttora ritiene , e de- 
posto il precedente , quello cioè di Livoma^ il quale desunto dal 
primitivo di Labrone aveva preso nella introduzione della Lingua 
Volgare. 

In quanto alla Corte ^ che adesso possedeva, sappiamo dal 
Muratori ( An. d* It. An. 1038. ) che le Corti relativamente alle 
Terre, ed alle Borgate abbracciavano in qtiei tempi un buon terri- 
torio con Parrocchia , e sovente con Castello, 

Il Sig. Repetti ( Diz. della Tos. ) accenna invece con questa 
voce a Corte » cotanto usata nel Medio EvOy avendo presente il 
sistema dei popoli del Nord ^ già venuti in Italia j di fabbricare i 
loro resedj tanto in città , che in campagna isolatamente dalle abi- 
tazioni y non potersi intendere se non se il terreno, col quale essi 
contornavano sempre i loro palazzi. — 

Assicura poi il Tronci ( Ann. Pis. ) che V Originale del tra- 
scritto Documento di donazione della Contessa Matilde esisteva 
nell' Archivio deW Opera di Pisa , come è citato anche dal Mar- 
tini j ( Th. Bas. Pis. ) dal Fiorentini ( Mem. di Mat. ) dal Rondoni 
( Mto. ) non che dal Targioni ( Viag. ), e da quasi tutti i Cronisti 
Livornesi. 

34 



256 ÀNNOTAZiwi all' epoca u. ^ 

Qi) La rinomanza del Romitorio della Gorgona risaliva in fatto 
ai tempi di Numaziano , e si manteneva tuttora nel Secolo VI. di 
Gesù Cristo. In qaest' ultima età V Isola , come V altra della Ca- 
praja , dipendendo dalla Diocesi di Luni si ioTiavano al sao Ro- 
mitorio a far penitenza, e ad apprendervi gli esempj salatarì delle 
più austere virtù gli ecclesiastici della medesima , i quali al pro- 
prio dovere avevano gravemente mancato. Tutto ciò latamente 
apparisce dalle lettere , che il Ponte/ice S. Gregorio Magno scrì- 
veva neir anno 595 a Venanzio Vescovo di Luni , colle quali gli 
ingiungeva di trasferirsi in Gorgona onde sorvegliare V Abate di 
Porto Venere y ed un'altro Sacerdote suo compagno ^ i quali per 
castigo di suo ordine vi erano stati inviati. — 

L' atto di donazione poi della Matilde trovavasi , secondo che 
narra il Targioni , ( Viag. ) in originale tra le seimila cartapecore j 
di cui andava già ricco V Archivio della Certosa di Pisa , rammen- 
tato anche dal Trond nei suoi Annali Pisani all'anno 1112. 

(3) I Pisani nell'epoca della loro maggiore gloria, e quando 
erano padroni oltre delle Isole tutte formanti VAreipelago Toscano 
anche della Corsica e della Sardegna^ non che del paese marittimo 
situato lungo la costa d'Italia tra la punta del Corvo e Civitavec- 
chia ^ possedevano tra gli altri scali anche un Porto famoso sul 
Mar NerOj Porto Pisano chiamato; alcuni quartieri separati di 
loro proprietà in Laodicea^ ed in Antiochia; varj Fondachi Mer- 
cantili y e molti distinti privUegj in quasi tutti i principali Emporj 
del Mediterraneo ; e ciò che più rilevava flotte al bisogno nume- 
rose di 200 a 300 galere ; ed infine una Capitale popolosa di circa 
duecentomila abitanti, con quasi un milione di sudditi provinciali. 

La punta del Corvo poi , che di sopra abbiamo rammentata , 
si formava da quel gran Promontorio sporgente in mare per quasi 
un miglio fra la Bocca di Magra , ed il Golfo Lunense , ora detto 
della Spezia, 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 257 

(4) Rimettendo i nostri lettori per ogni più estesa particolarità 
salla guerra Balearica alle Storie Pisane non vogliamo però tralascia- 
re di notare che con tanto fraterna e religiosa carità la Repubblica 
Fiorentina sodisfece alla custodia di Pisa, e cosi di Livorno, durante 
la guerra predetta , che collocate avendo le sue genti armate a due 
miglia dalla città, il Comandante di esse fece porre a morte ine- 
sorabilmente quell'uno dei soldati, il quale contro il divieto 
aveva osato di entrare in Pisa, ove non erano rimasti che i 
vecchi , i fanciulli , le donne , ed i malati. — Vogliono nondimeno 
alcuni Scrittori che i Pisani pria di inviare a Firenze le divisate 
due colonne di porfido, facessero alle medesime soffrire l'azione 
del fuoco onde deturparle e farle a pezzi; e che poi rimesse in- 
sieme le coprissero di scarlatto acciò non si conoscesse questa 
loro perfidia, per cui ne nacque poscia il popolare proverbio 
« Fiorentini ciechi y e Pisani traditori. » Ma è ben vero altresì 
che di questo quasi puerile , e stravagante inganno non si sa- 
prebbe rendere plausibile ragione , vivendo allora quei due popoli 
in pace, ed amistà veramente esemplare, e dandosi reciprocamente 
prove di illimitata fiducia. — Le catene poi non furono sopraposte 
alle colonne che nell' anno 1362 in tempi , cioè , assai infelici per 
le sopravvenute maledette fazioni dei Guelfi ^ e dei Ghibellini. 

(5) Le spoglie mortali dell' inclita Contessa Matilde furono 
riposte nella Chiesa Abbaziale di S. Benedetto stU Pò entro un se- 
polcro di marmo sostenuto da due angioletti , sul quale io stesso, 
visitando quel celebre Tempio , potei leggere nella appostavi 
iscrizione tra le altre le seguenti espressioni: 

€ Hoc sua dum vitae immortali restituantur 
« Ossa adservari voluit Matilda sepulcro. 
AI presente però non riposano colà, ma bensì nella Basilica 
di S. Pietro di Roma, ove sino dal 1635 furono trasportate per 
ordine di Papa Urbano Vili. 



258 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 

Se si dovesse prestar fede allo Storico Villani la madre 
della Matilde sarebbe stata la figlia di uq Imperatore di Costanti- 
nopoli , di cui invaghitosi on Italiano di nobili costomi , e d' alto 
lignaggio nel rapirla al padre la condusse in Italia, ove colle 
ricchezze inviatele dal padre istesso , dopo che ebbe ratificato il 
suo matrimonio , potè comprare molte Castella , e possessioni , 
tra le quali Monte Vedrò , Monte Zano , Bianello ; fabbricare la 
Rocca di Canosa : fondare Guastalla , e Suzana ; ed acquistare il 
dominio della Garfagnana , del Frignano , oltre di Arzellata , e di 
Medicina nel Bolognese. — Scrìsse della Matilde l' Ammirato 
( Lib. i. ) che pochi Principi dei più celebrati le si poterono 
paragonare, quantunque commettesse molti peccati femminili; e 
r Uspergense in pari modo « Qua foemina sicut nemo nostris in 
€ temporibus ditior j ac famosior , ita nemo virtutUms , et religione 
« sub laica professione insignior. » 

(6) L' Ammirato dice « che l* Imperatore Enrico die il Marche- 
sato di Toscana a Currado figliuolo di sua sorella. 11 Sig. Repetti {Diz, 
della Tos.) narra invece che il Marchese Rabodo fu il successore della 
Contessa Matilde nel Governo della Toscana ; mentre in tale qualità 
sembra vendesse per duemila Soldi d' argento all' Opera di Pisa il 
Castello , ed il distretto di Bientina. 

(7) Il Documento riportato per intero dal Tronci ( An. Pis. 
Ediz. di Livorno del 1682. ) viene citato anche dall' Autore delle 
notizie sulla vera libertà Fiorentina , non che dal Lami (^Diz. d'Anti.) 
daW Ughelli (Ital. 5aor. ), e dal /^. Santelli. Si assicurava esi- 
sterne r Originale nell' Archivio delle Riformazioni di Firenze , ed 
una Copia autentica presso il Capitolo di Pisa, Livorno però non 
vi era espressamente rammentato. 

(8) La più antica memoria infatti , scrive il Sig, Repetti (Diz. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA n. 259 

della To8. ) che possa referirsi al divisato Castello di Monte Massi 
o Massimo j è dell' anno 1119: e consiste nell' accennata compra^ 
la quale fu posta in essere mediante un Istrumento scritto li 11 
Decembre nei con/ini di Parrana ( dal Muratori già pubblicato 
Ànt, Med. Aev. ), con cui i ridetti fratelli Malaparata j autoriz- 
zati dalle loro respettive mogli Gasdia e Sofia ^ vendevano il Ca- 
stello in discorso M' Arcivescovo di Pisa, ed ai due mentovati 
Consoli. Ha è da osservarsi che forse pel prezzo grandissimo j che 
ne domandavano i venditori, furono costretti i primitivi tre acqui- 
renti ad associarsi neir acquisto anche i tre fratelli Lamberto , 
Guilicone, e Rainolfo figli del fu Ubaldo. 

(9) Dovevasi la conservazione del Porto Pisano intorno a 
questi tempi in gran parte attribuire ai salutari efletti della Fossa 
antica f della quale altrove abbiamo già favellato. Di fatti quando 
i Pisani per le loro politiche disavventure di quella Fossa più 
non si diedero esatto pensiero, e la lasciarono trascurata riem- 
pirsi, il Porto Pisano andò più che mai prestamente interrandosi, 
conforme nel progresso di questi Annali dimostreremo. 

La enunciata Pieve poi di S. Stefano venne nelle sue sostru- 
zioni scoperta in tomo al 1742 dal diligente Targioni ( Viag. ) , il 
quale nel luogo appunto ove un giorno sorgeva , presso dei Lupi, 
cioè non lungi dal moderno Oratorio di S. Stefano di proprietà 
dei nobili Signori Michon , ritrovò otto grossi pilastri , propij di 
un edifizio di qualche vastità, su quali essa un tempo probabil- 
mente riposava ; oltre un rozzo capitello di colonna avente Y im- 
pronta di una Croce alla Greca da lui giudicato lavoro della ri- 
nascente scultura. 

Quando la Pieve stessa cadesse distrutta , e quando rimanesse 
definitivamente abbandonata , si ignora , se pure non lo fu allora 
che nel piano del Porto non rimase in piede che la sola Pieve di 
S. Niccolò , vale a dire intorno all' anno 1267. In fatti nel 1292 



260 ANNOTAZIONI ALL' EP0C4 U. 

la medesima più non esisteva positivamente ; mentre non reniva in 
alcun modo né rammentata , né annoverata tra le Chiese , che si- 
tuate presso Porto Pisano e Livorno , somministrarono in tale 
occasione alla Repubblica alcuni fanti , e cavalli. Vedasi V Aima- 
tazUme successiva di N. 120. 

(10) Un Annalista Pisano citato dal Muratori ( Rer. Ital. 
Script. ) così in fatti esprimevasi relativamente alla memorata 
battaglia del giorno di S. Sisto « Die S. Sixti Pisani Jannenses 
vicerunt » Variano poi gli Scrittori sull'anno, in cui l'accennato 
primo guasto di Livorno accadesse ; mentre alcuni lo segnano 
nell'anno 1119, ed altri invece negli anni 1120, e 1122. 

(11) Il testo del Contratto, che noi abbiamo riportato, venne 
già pubblicato dal Muratori ( Ant. Med. Àev. ) 

Suir importanza poi dell' espressione usatavi relativamente 
all' anello d' oro rappresentante il valore di Lire mille Lucchesi cosi 
il Grandi ( Epist: de Pandect. pag. 140 ) scrìveva : « Àliud majoris 
« pretii solidorum ejus temporis argumentum ex quo saepe inveniatur 
« annulus aureus^ et ingens terrae spatium^ aut suppelex non modicae 
« quantitatis cum paucis solidis comparari; nam anno 1020 Idibus 
« Juliiy Indictione IlL Ugo Vicecomes fUio b. m. Cherardi , qui fuit 
« Vicecomes vendit Ugo /ilio b. m. Teonii quondam terram que est 
« prò mensura ad justa pertica mensuratas sistariorum trigintOj 
» recepto pretio anulo uno de auro per sdidos centum prefinito. Actum 
« Lucaemanu Ursonis Notarii. Item anno 1105 Pisano Nonis Aprilis 
« Indictione XII. Villanus et Guntella jugales vendunt Gherardo filio 
» Cloide terram cum vinca , recepto in pretium anulo de auro per 
« solidos nonaginta quinque in prefinito. Manu Folkerii Notarii. An- 
« no pariter. 1105 Pisano XV. Kal. Januarii Indictione XIII. Zti- 
« dovicus filius Ughi et Uvillia filia Balduini jugales vendunt Iven- 
« tio Priori S. Michaelis , dum Abbas Petrus Rdhioe consecrandus in 



ANNOTAZIONI all'epoca IL 261 

« Archiepiscapum versabatur^ quasdam terras prò quihuSj inquiunt^ 
« merito recepimas da Eloido Clerico S. Michaelis anulo de auro uno 
« prò persona tua qui supra Iventio Prior a pars suprascriptae Ec- 
a clesie per solidos centum quinque, et denarios sex in prefinito. Ma- 
il nu Folcherii Notarii.... Rursus anno 1114 Pisano pridie nonas 
a Maii Indici» VI, Ugo Filius quondam Adii vendit Bellae fUiae 
a quondam Bellucci Ancillam suam nomine Bellulam natam de In- 
« sula Corsica , pretii nomine recipiendo anulum unum aureum per 
« solidos quadraginta in prefinito. Manu Ildebrandi Notarii Apósto- 
« licae Sedis. Quod Documentum oh sui elegantiam infra afferemus 
« n. XV. anno vero 1124 Pisano. Vili. Kal. Julii Indici. I. Co- 
a lumbanus et Lanfrancus et Ildebrandinus Germani cum Gheppa Ge- 
« nitrice ipsorum vendunt Joanni quanquam terram recipiendo in pre- 
fi tium anulo uno aureum per ^solidos venti in prefinito. Manu Ses- 
« mundi Notarii .... Quae omnia si de solidis aeris nunc usitatis 
€ exponas , obsurdam et ridiculam significationem praeseferent : com- 
f1 modam vero interpretationem habebunt de solidis argenteis exposita^ 
« idest vicesimae parti librae argenteae respondentibus aequivaleat : 
« denarios vero sex nostris solidis aequum valorem obtineret ; aut 
« potius denarium semijulio , solidum vero sex juliis ferme respon- 
si disse j conjiecere possimus. » 

Oltre di che è da reflettere che V elemento Longobardico do- 
minando tuttora in Toscana , siccome le leggi di quel popolo non 
aderivano volentieri alle donazioni a titolo gratuito , cosi prende- 
vasi, per titolo correspettivo di ona cessione, qualsifosse cosa di 
valore , onde potere , per cosi esprimermi , salvare almeno V ap- 
parenza, e colorare quel prezzo, che intero in sostanza non si 
pagava dall' acquirente. 

Ma comunque supposto deve nondimeno tenersi l'accennato 
prezzo di Lire mille j dato adesso a Livorno, per assai considere- 
vole a quei tempi , trattandosi in specie di un piccolo villaggio , 
quale ara allora il nostro, pregievole soltanto per la sua spe- 



262 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA H. 

ciale posizione sul mare ; mentre , conforme già abbiamo narrato , 
( Annoi. 6. ) doe anni innanzi lo stesso ArcivescoTO aveva com- 
perato per soli duemila Soldi dal Marchese Rabodo il grosso Castello 
di Bientina , tatto il sao distretto ^ il contiguo padule ^ il di- 
ritto della pesca sul medesimo, ed infine l' tuo degli annessi Mu- 
lini. — Al che possiamo aggiungere avere 1' Opera di Pisa acqui- 
stato quasi contemporaneamente ddAV Abate di Falesia per Soldi 
tremila eingtiecentOy Piombino , la sua Rocca , e V intero suo vasto 
territorio. 

(12) Non sono concordi gli Storici, che delle cose Livornesi 
hanno parlato, suìVorigine , e sulle qualità dei Marchesi di Livorno. 
Alcuni di fatti, tra quali il Muratori y ed il Targionij opinarono 
che discendessero in retta linea da Adalberto IH. Marchese d'Ita- 
lia , il quale viveva ai tempi di Lottario , e di Ugo Re d' Italia 
circa r anno 940 di G. Cristo ; e così derivassero dallo stipite 
istesso da cui poi ebbero principio i Principi Estensi j i Mala- 
spina , non che la Casa di Brunsunck. — Altri invece sostennero 
col Tronci che avessero una origine più oscura , e meno illustre ; 
e che procedessero piuttosto dai Conti di Capraja , ossia dal ramo 
dei Conti Alberti ^ famiglia Longobarda in origine, e divenuta po- 
scia del tutto Italiana; mentre giusta quanto osserva anche il 
Muratori predetto , intervenendo uno di essi alla pace stipulata 
col Vescovo di Luni, non è nominato Francigena, lo che forse 
vorrebbe significare Francese , ma bensì Willdnrous Franciscus. 

Finalmente altri col Santelli pensarono che il Guglielmo Fran- 
cigena , già ricordato , ed il quale aveva assunto il titolo di Mar- 
chese di Livorno insieme con i due suoi fratelli Oberto , e Bratta- 
portata , diverso affatto dal Villebroo Francesco mentovato di sopra 
dal grande Annalista d'Italia, fosse realmente di origine francese; 
poiché come tale appunto pareva venisse designato nel Diploma 
di Corrado III. del 1128, ed in un altro Documento posteriore 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 263 

del 1253 , riguardante i Marchesi Slanci , i quali della Consorteria 
istessa dei Marchesi Estensi, erano del pari possessori di fendi in 
Corsica, in Sardegna, in Lunigiana, in Este, in Rovigo, ed 
in Versilia. Quindi dedussero che al Francigena proceduto dai 
Slanci fosse toccato in parte il feudo, ossia il Marchesato di Mas- 
sa in Corsica , il cui titolo andò quindi quasi sempre congiunto 
al Marchesato di Livorno ^ conforme in effetto nei suoi successori 
venne verificato. 

Né vogliamo qui tralasciare di referire che V Abate Tempesti 
ne' suoi Manoscritti si sforzò di persuadere che i Marchesi di Li- 
vorno altro non fossero realmente che un ramo della Pisana 
famiglia dei Sismondi , detta poi di Capraja ; perchè padrona di 
quell'Isola, da cui prese il suo secondo cognome, siccome era 
del pari padrona territoriale di Monte Cerboli^ di Monte Massi 
delle due Parrane ^ del Colle Salvetti^ e di Castello Anselmo, così 
detti quest'ultimi dal Conte Sa/m , e dal Conte Anselmo Sismondi 
da Capraja. 

Ma comunque possa concludersi in sì fatti non mai abba- 
stanza chiari argomenti, referibili a tempi di tanta confusione, ed 
incertezza , crediamo far cosa grata ai nostri lettori riportare qui 
VAlbero Genealogico e Cronologico dei nostri Marchesi, quale venne 
ideato dal Targioni, onde conoscere almeno come pel corso di 
237 anni figurassero essi pure tra la turba dei Marchesi Italiani. 



35 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA II. 265 

Né fia discaro in fine ai nostri lettori il sapere in proposito 
dei Marchesi antichi di Livorno^ come giusta quanto ne ha refe- 
rito anche V erudito Sig. Repetti nel suo Dizionario della Toscana^ 
una delle loro quattro branche comparisse intorno al 1124 nella 
lite , che contro Andrea Vescovo di Luni si agitava in Lucca da- 
vanti a sessanta Consoli per dependenza di un Castello stato eretto 
sopra Capo-Corvo dai Marchesi discesi dal Conte Oberto; e come 
quella loro branca venisse allora rappresentata da uno di quei 
Marchesi rammentati già da Corrado IL nel suo Diploma del 1138; 
ed in fine come il lodato Scrittore ne inferisse essere Livorno 
presso air anno sopra notato in potere dei figli del Marchese Al- 
berto Rufo per discendere questi da una delle enunciate quattro 
linee di Toparchi , il cui stipite risaliva a queir Oberto , che era 
Conte del Sacro Palazzo in Italia per /' Imperatore Ottone I. sino 
dall'anno 951 di G. C. 

Laonde per le cose dette sino a qui inerendo alle diverse 
opinioni degli Storici da noi citati non crediamo che lungi dal 
vero saremmo per andare se asseriremo l."" che indubitata fìi nel 
Medio Evo la esistenza per non breve corso di anni dei Marchesi 
di Livorno; iJ" e che la loro derivazione si partì certamente da 
una delle jnu illustri , e cospicue famiglie Italiane^ che in quel tempo 
figurassero nella Penisola. 

(15) Sostennero alcuni Storici Genovesi aver dovuto i Pisani, 
onde ottenere la pace, assoggettarsi a sbassare sino al primo 
piano le case tutte, ed i palazzi della loro Città. Ma quantunque 
questa notizia sia stata applaudita anche dal Volterrano , dal Tar- 
cagnotta j e daAV Alberti ^ Scrittori non Genovesi, nondimeno venne 
reputata generalmente assai più probabile la opinione, che di so- 
pra abbiamo noi riportata , la quale è anche quella del Marangone 
e del Troncij del semplice sbassamento, cioè, di poche Torri; 
mentre in diverso modo non avrebbero i Pisani potuto soggiacere 



266 ANNOTAZIONI ALL EPOCA 11. 

a pia crudele, ed a più disastrosa coDdizione di quella, per cui 
fossero stati costretti a riempire di rovine la patria loro, ed a 
distruggerla quasi per pia della metà. 

(14) Consiste 1' htrumento^ quale è riportato nell' intero testo 
dal Tronci ( Ann. Pxb. ) in un atto pubblico Notariale , con cui 
Uberto Canonico di Pisa , e Cardinale donava S. Nonas Octobris alla 
Chiesa Pisana , tra gli altri beni , anche Popogna , la quale cosi 
in ogni suo accessorio veniva descritta « Castello^ et Borgo j et 
podio j et curie , et dislrictu de Popógna , et omni ejus pertinentia. » 

Il nome di Popogna è rimasto. Il Castello ed il Borgo sono 
periti. — La nobile famiglia Tidi Livornese ( cui apparteneva l'Au- 
tore della Cruida del passeggiere nella Città di Pisa ec. e del quale 
a suo tempo più diffusamente parleremo ) vi possedeva già con 
una villa signorile molti terreni , che una volta spettavano , in- 
sieme colla tenuta di Colognoliy alla Principesca famiglia dei Me- 
dici. ( Manoscritto di Valle Benedetta presso di me. ) 

(15) L' Abate Bernardo di Bonevalle Scrittore Francese nella 
Vita di S. Bernardo ( Cap. 1. ) , citato dal Fanucci ( Oraz, sulla 
Stor. Mil. Pis. Not, 42 ) riporta un frammento dell' Orazione , che 
i Consoli della Repubblica Pisana recitarono dinnanzi ad Inno- 
cenzo II. allorache rifugiavasi nella loro Città. — Sono assai no- 
tabili alcune espressioni di quel discorso concementi in specie 
la mirabile fraterna concordia , che allora regnava tra i Pisani. 
« Tua est Civitas , dicevano essi al Pontefice , nos poptdm tuus, . . 
« ntAt7 duplicitatis invenies in Pisanis . . . non est gens nostra domi 
« audaXy extra meticulosa. Nos nec servi sumus , nec domini ^ sed 
« concives , et fratres , tumore invicem praevenientes , non seditiosis 
« ausibus alterutrum provocantes. » 

In quanto poi alla scoperta delle Pandette Romane fatta in 
Amalfi dai Pisani non ignoriamo averla il Grandi impugnata, e 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 267 

dopo di esso varj altri Scrittori di merito non comone, tra i quali 
anche V illustre P. Antonioli ( E log. di Burgund ) , sebbene V ab- 
biano quindi sostenuta tra gli altri il Favigny ^ ed in specie il 
Troga nel suo lavoro, che porta il titolo « Della condizione dei 
Romani vinti dai Longobardi ( Nap. 1841. fag. 407. ) 

(16) Gli Eletti alV Impero non prendevano in principio che 
il titolo semplice di Re d' Italia , di Germania , o dei Romani ; né 
mai usavano quello piìi sublime di Imperatore ^ se non se dopo 
essere stati coronati dal Papa. In seguito però un tal costume 
venne alterato ; poiché anco i semplicemente Eletti si intitolarono 
subito Imperatori senza più attendere la loro incoronazione per le 
mani del Pontefice ; conforme fece per la prima volta , e con 
malo esempio Lodovico detto il Bavaro dietro il decreto della 
Dieta di Monza del 15 Luglio 1338 da lui medesimo provocato. 

Relativamente poi all'origine delle mentovate fazioni Guelfa , 
e Ghibellina avverte il Muratori ( An. d' Ital. An. 1075 ) , che la 
loro prima scintilla nacque anche dalle disposizioni dei Concilio 
Romano , celebrato in detto anno da Papa Gregorio VII. il quale 
sotto pena di scomunica proibì le investiture dei Vescovati e delie 
Abbazie, che i Re davano agli Ecclesiastici con porgere loro il 
pastorale e T anello. E poiché questa proibizione diminuiva l'au- 
torità già usurpata in ciò dai Monarchi, così suscitò ed accese 
la funesta lotta tra il Sacerdozio, e l'Impero, la quale una 
volta incominciata e convertita in scissione politica, non si estinse 
che dopo una guerra atroce di sangue sostenuta ostinatamente 
per varj secoli da ambe le parti. 

(17) Per quanto il testo del da noi riportato Diploma del Re 
Corrado fosse stato già reso di pubblica ragione dal Tronci ( An. 
Pis. ) , e rammentato venisse anche dall' Ughelli ( Ital, Sacr. ) , 
dal Muratori ( Ber. Ital. ) , dal Tarqioni ( Viag. ) , ed infine dal 



268 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA n. 

P. Santelli ; ed avessero parlato del citatovi sfeudamenio dei Fran- 
cigena il Cronista Pisano ( nella Magliab,) la Cronaca d' incerto Au- 
tore ( nella medesima ) , non che quella inserita dal Muratori nella 
raccolta degli Scrittori delle cose Italiane , nondimeno abbiamo cre- 
duto conveniente di non privarne i nostri Annali, trattandosi in 
specie di un Documento cotanto interessante la storia, di cui ci 
occupiamo ; tanto più che in esso il medesimo Re Corrado con- 
fermava a favore della Chiesa Pisana anche il possesso per una 
terza parte dei due laghi di Stagno , cioè , e di Mortajolo , luogo 
il primo assai rinomato dei nostri contorni. 

(18) Questa antica Bolla Pontificia è riportata dall' UgheUi 
( Ital. Sacr. ) ; ed è citata anche dal Targioni ( Viag. ) , e dal 
Santelli. 

(19) È sino oggi dal popolo rammentato comunemente questo 
antico proverbio Livornese ^ pervenuto al certo sino all'età nostra per 
tradizionale memoria. Avremo in seguito non rare volte occasione 
di vederlo chiaramente trasparire pur anco nei Rescritti dei ChraH- 
duchi Medicei^ alloraquando con gli ordini i più severi, e con la 
minaccia anche di alcuni tratti di corda , e della loro Sovrana in- 
dignazione j si sforzavano di opporsi al modo arbitrario , e capric- 
cioso, con cui non solo i particolari abitanti del luogo, ma gii 
stessi pubblici impiegati ben anche, intendevano di condarsi, e 
di non osservare le leggi vigenti. 

E questo voler fare a modo suo in Livorno non si era spento 
in certo modo neppure sotto il regno del Granduca Pietro Leopol- 
do ; mentre lo stesso Governatore Bourbon del Monte divenuto Li- 
vornese per domicilio , per affezione alla Città, e per le abitu- 
dini che vi aveva contratte, fare sempre voleva a modo suo quanto 
meglio intendeva di fare-^ sicché si narra che portata la notizia 
della sua morte , accaduta in Livorno , al prefato Granduca dopo 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 269 

averne sentito dispiacere dicesse « Abbiamo rittcquistato Livorno » 
Ma il Del Monte a ?ero dire non arbitrava che per operare il be- 
ne maggiore della popolazione 1 

(20) Ed in fatto al mentovato Marchese Alberto succedevano 
in seguito Upezzino sìào figlio y e nel 1529 Albertaccio nato da 
qoest' nltimo. ( Vedasi V Alb. Gen. alla Nota 12. ) 

(21) Il testo del Breve di Papa Anastasio è riportato per 
intero dal Tronci ( An. Pis. ) colla data del 5 di Settembre. Circa 

il censo delle lontre così si esprimeva il Pontefice « Censum qui 

* 

vobis persolvitur a Lontrariis , qui in Stagno piscant. » 

(22) Non vogliamo però tralasciare di qui riferire come Buono 
da Vico ( Cronaca già esistente nel Convento di S. Niccola di Pisa ) , 
ed il P. Magri ( Orig. di Liv. ) abbiano affermato le Torri del 
Porto Pisano essere esistite sino dall' anno 440 di G. Cristo ^ per 
quanto si ignori in forza di quali documenti cosi ambidne la pen- 
sassero. 

(23) Sono quelle istesse , che tuttavia la circondano di pietre 
verrncane composte. Allora contavano sino a ventidue porte , molte 
delle quali yedonsi adesso murate. Conteneva la Città innanzi la 
loro edificazione , secondo che scriveva Begnamino Tudelense cele- 
bre viaggiatore nel suo Itinerario , circa diecimila Torri , le quali 
dal Dempstero e dal Marangone vogUonsi fare ascendere sino a 
quindicimila y fabbricate dalle più agiate famiglie Pisane per pro- 
pria dimora, e per difesa all' occasione. Quindi ebbe ragione il 
Petrarca di notare nel suo Itinerario Siriaco ( T. 1. ) che Pisa 
per quelle sue altissime Torri si scorgeva benissimo in mare dalla 
poppa dei Navigli che entravano nel suo porto. « Pisas autem ex 
ipsa puppe gubemaculi tibi rector ostendet. Et licet inter plana si- 



270 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

tam non (amen ut magna pars urlnum paucis turribuSy itd Mam 
eminentissimis apparetur. 

Id egual modo anche Fazio libertini nel suo Diciamondo di- 
ceva di Lucca sembrare cioè da lontano un bosco di Torri. 

Incedentes vidimtAS orbe in modico 
Turribus frequentem Lucum instar nemoris. 

Livorno pure ebbe in antico le sue Torri. Sappiamo in Catti 
che per causa dei Terremoti del 1742 dovettero sbassarsi quelle 
in specie , che tuttavia esìstevano nel Livorno vecchio sino dall' e- 
poca in cui non era che semplice Villaggio , e Castello. 

(24) Il Cronista Pisano chiamato V Arrosti ^ esistente già, al 
dire del P. Santelli^ presso i Sigg. Sproni ^ e da lui veduto, e 
letto : r altro posseduto un tempo dal Dottor Gentili Medico della 
Sanità in Livorno: quello che riteneva la famiglia Vamacd Li- 
vornese : i Manoscritti Pisani ( Rer. hai. ) ; non che gli Annalisti 
Rondoni^ e Trondx V Autore del Compendio deUa Storia Pisana 
( Rer. Ital. ) ; ed infine il Targioni ( Viag, ) sono tutti concordi 
nel fissare che nelF indicato anno 1154, durante il Consolato di 
Cocco Grifi , si eressero le prime tre Torri del Porto Pisano , cioè 
la Magnale y e la Formice^ al suo ingresso, e la Lanterna sullo 
scoglio della Meloria^ dagli antichi Romani già Lamellum chiama- 
to. Per la magnificenza straordinaria deUa prima di dette Torri, 
il Porto Pisano si appellò talvolta il Porto del Magnale j o il Ma- 
gnalitico , conforme in più luoghi ne fanno fede gli Scrittori , ed 
in specie gli Statuii Pisani del 1306. 

(25) Si osservino i particolari riportati sotto l'anno 1341. 

(26) Che la Torre della Lanterna fosse tenuta dalla Repub- 
blica in grado di fortezza , « di militare difesa lo riscontreremo 
dai fatti, che dovremo referire al seguito della fatale battaglia 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 271 

della Meloria, quando venne cioè dai Genovesi distrutta nel 1286. 
Le secche poi , che da essa si estendono a guisa di banco sul mare, 
e che maravigliosamente servono adesso di molo naturale alla sta- 
zione dei Bastimenti alla rada^ hanno di lunghezza circa cinque 
miglia nella direzione da ostro a settentrione-maestro , ed un miglio 
o poco più nell'opposto lato. Vanno esse coperte dal mare in 
gran parte col fondo di sei sino a dodici braccia , ed intorno alla 
Torre di quindici a ventiquattro, conforme apparisce dai Portulani 
antichi , e moderni , e dalla descrizione fattane anche dall'egregio 
Sig. Repetti. {Diz. della Tos.) 

Udiremo in progresso come sotto il Principato Mediceo un 
secondo Faro vi fosse inalzato , il quale però non molto dopo ven- 
ne, per quanto appare, abbandonato. 

(27) L' attuale Torre detta già del Magnale , ed ora chiamata 
Torraccia , non è che un avanzo , per cosi dire , di quella prtma, 
la quale rimasta spesso abbattuta, e rovinata nelle guerre, che 
i Pisani ebbero a sostenere pel corso di oltre due secoli, non 
fu da essi in seguito rifabbricata che nel modo umile , in cui 
adesso la vediamo. — Va la medesima al presente composta fino 
quasi alla metà di pietre verrucane quadrate , e nel rimanente , 
cioè al di sopra, di opera laterizia con pietre negli angoli. Tiene 
al piede verso libeccio un parapetto di macigno , il quale però ben 
si ravvisa esserle stato aggiunto posteriormente. Il piano supe- 
riore a volta esiste tuttora: ma i piani intermedj che servirono 
già di caserma al presidio sono caduti. Vi si entrava per una 
sola porta ^ la quale situata assai in alto nel lato riguardante la 
terra, non le dava l'accesso che per mezzo di una lunga scala 
estema da rimuoversi all'occasione onde renderla affatto isolata 
sul mare. Ha otto faccie; ciascuna delle quali è di braccia sei. 
Pende quasi due braccia verso Levante; ed è alta braccia cin- 
quantotto circa. Si scorge poi divisa dalla base alla sommità in 

56 



272 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

sette ordini 'j mentre T ultimo è ridotto circolare. Gli ordini istessi 
sono decrescenti in altezza , ed in larghezza per altrettante rise- 
ghe tampoco apparenti ad una qualche distanza, ma ottimamente 
ideate per dare all' insieme della fabbrica una rastrematura simile 
a quella delle colonne; quali riseghe d'altronde la dividono in 
altrettanti nodi a guisa di canna , giusta gli avvertimenti dei mi- 
gliori Architetti, ed in specie del nostro celebre Alberti. Sopra 
il sesto ordine rimane tuttora V avanzo d' un altro in pianta cir- 
colare inscritta ; e sembra che questo fosse il tamburo dell' antica 
cupoletta , nelle cui esterne pareti si scorgono tuttora le orme , 
sebbene assai languide, ed appena visibili, della antica candida 
Croce Pisana. 

Non ha guari questa istessa Torre minacciava di cadere; 
poiché in specie dal lato del mare presentava delle aperture, e 
degli squarci di oltre quattro braccia di larghezza. Pel quale suo 
stato da alcuni si era già domandata la permissione di poterla 
abbattere , onde toglierne , come eglino si esprimevano , l' inutile 
ingombro dai terreni con cui confinava. Sentiva io correre queste 
voci col più vivo rincrescimento ; imperocché mi apparivano ri- 
spettabili mai sempre, e venerandi anco quei miseri avanzi tut- 
toché rovinosi e cadenti ; perché atti a rammentare a noi , ed 
alle età future la antica gloria, e la possanza marittima degli 
Italiani nel Medio Evo, ed insieme a testimoniare l'esistenza in 
quel punto del n^agnifico Porto Pisano. Ma il vigile sguardo del 
Principe , che ora regge i nostri destini , calmata già aveva ogni 
mia ansietà; mentre davasi Egli stesso il pensiero, rigettando la 
enunciata indiscreta domanda, di fare anzi pienamente risarcire la 
Torre istessa da ogni danno sofferto, onde serbarla quale monu- 
mento dei tempi memorabili dei Pisani. Sia perciò lode sincera 
a quel suo munificente pensiero. — 

Né vogliamo tacere come la stessa Torre avesse già corso 
pericolo neir anno 1814 di essere dai Francesi atterrata colle ar- 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 273 

tiglieric del Marzocco , alloraqoando gli Inglesi per tentare un 
colpo di mano contro Livorno ponevano a terra non Inngi dal 
Calambrone alcune centinaja di valorosi avventurieri Italiani. — 

La Formiee poi non esiste più neppure nelle sue fondamenta; 
poiché non molti anni indietro le ultime pietre , che ne forma- 
vano la base rotonda (da me stesso più volte visitata e veduta), 
vennero tolte , ed impiegate a sostenere un nuovo stradeUo , che 
dai Portacci si doveva inoltrare verso le Cascine della PaduleUa, 

(28) In riprova di ciò vogliamo referire come intorno all'an- 
no 1819 essendosi dal Dipartimento Sanitario preso di mira il 
nuovo ammasso di alghe , formatosi tra le così dette Torraccie , 
ed il Forte S. Pietro , venne dato in tale occasione di conoscere : 
l."" Che si era quell' ammasso adunato nello spazio di soli sette 
a otto anni colle alghe ivi gettate dai venti : 

SL."" E che a modo di lingua inoltravasi già dal lido sul mare 
pel tratto di oltre braccia sessanta. 

Se adunque in tal modo , ed in si breve corso di anni ; il 
mare si era dovuto ritirare da quel punto di costa per più di 
braccia sessanta; e se questo ritiro per effetto soltanto delle al- 
ghe aveva avuto luogo, riuscirà facile a ciascuno il calcolare 
quale debba essere stato proporzionatamente il suo retrocedere 
durante il giro di tanti secoli anteriori. 

Oltre di che sa ognuno di noi essersi di recente colmati in 
gran parte colle alghe quasi che tutti i vastissimi pantani, che già 
ingombravano lo spazio interposto tra le mura del ridetto Forte 
S. Pietro 9 il l'estajoy e la Fraschetta in modo da essere con- 
vertiti in campi feraci di messi , come adesso in effetto si vedono. 
Né i più di noi ponno avere dimenticato eziandio il ricordevole 
lavoro detto deW Aliga, eseguito nell'anno 1796, e dal cuore paterno 
dell'ottimo Ferdinando III. di santa memoria promosso, onde 
riempiendo i più lontani marazzi , porgere alla classe dei brac- 



274 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA li. 

ciaati di Livorno un mezzo di sussistenza alla epoca della prima 
invasione della Città dalle armi Repubblicane Francesi condotte dal 
Generale Btumaparte. 

Vogliamo poi aggiungere, in proposito dell'estensione dei 
pantani ridetti j ci^ che i più vecchi del paese rammentavano, e 
di cui spesso meco tenevano discorso , di avere essi cioè nei pri- 
mi anni della loro gioventù cacciato più , e più volte con gli stivali 
da padule quasi sotto il Forte S. Pietro negli stagni , di cai allora 
andavano coperti i terreni tutti situati immediatamente presso il 
Forte suddetto sino oltre al luogo chiamato anche al presente il 
Testajoy e conosciuto già sotto il generico nome di Portaeci, che 
erano gli avanzi indubitati dell'antico letto del Porto Pisano. 

(29) Era questi il Reverendo M. Munster Vescovo di Selandia^ 
celebre filologo di Europa. Pubblicando egli nel 1821 un nuovo 
opuscolo col titolo « Summa Geographiae ad mentem Islandorum 
Meda Aevi » tratto da un Codice membranaceo, ci dava la de- 
scrizione del viaggio eseguito dai Monaci Islandesi sino a Roma, 
ed in Palestina; opuscolo che inviava all'egregio suo amico, e 
numismatico iSty. Domenico Sestini. 

V Antologia di Firenze ( Num. XXIV. del 1822 ) rendendone 
conto aggiungeva che « /ti un tempo y in cui gli Mtatori dell'an- 
tica TulCy Islanda frequentarono le altre nazioni e ciò accadde 

specialmente dopo che la luce benefica del Vangelo penetrò in quella 
Isola ( circa il 1050 ) ; dopo la quale epoca vediamo estese le rela- 
zioni degli Islandesi con gli altri paesi. I loro mercanti in fatti 
navigavano dopo quel tempo nel Baltico , e penetrarono talvolta nel 
Mediterraneo : molti altri Islandesi mossi da zelo di religione , e 
secondando il costume di quei tempii intrapresero lunghi pellegrinag- 
gi j e si portarono a Compostella , a Cantoberi , a Roma , e per sino 
a Gerusalemme. 

(30) Nel testo di sopra riportato dM' Antologia di Firenze, 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 275 

ove si nomina il luogo detto Amblaeky si aggiungeva in spiega- 
zione ( il Porto Pisano ) come se gli Islandesi con quella voce 
avessero voluto designare queir allora celebre Emporio. Ma con 
buona pace dell' autore di sì fatta spiegazione noi siamo in- 
vece di avviso che accennare volessero piuttosto il nostro Livorno ; 
imperocché né ad un porto esteso quale era allora il Porto Pisano 
poteva in alcun modo convenire il titolo di Borgo^ e neppure alla 
Bocca d' Amo attribuirsi ; mentre il titolo stesso si addiceva in- 
vece a meraviglia y e con tutta l'esattezza al Villaggio, che sul 
porto Pisano esisteva , vale a dire a LivomOy il quale ne formava 
già come il Borgo , ed il Capo-luogo principale. In riprova di che 
gli stessi Islandesi dichiaravano e notavano che il medesimo al 
suolo giaceva , cioè che in pianura era situato, circostanza che trion- 
falmente comprova la nostra asserzione, trovandosi Livorno ap- 
punto sul margine delltf estesa pianura Pisana. 

Oltre di che a me sembra che gli Islandesi avessero già data 
in qualche guisa un idea del Porto Pisano più che sufficiente 
quando avevano detto e notato che Pisa era allora frequentata dai 
Dromoni Mercantili provenienti dagli scali del Levante, dell'Egit- 
to, e dalla Barbarla, senza di nuovo doverne ripetere la memoria 
con lo enunciato nome di Amblack. 

(51) L' Ospizio di Matilde tanto rinomato anche presso gli oltra- 
montani, al dire del iSt^. Bepetti ( Dii. della Tos. ) , si dovrebbe 
credere situato ove ora trovasi VAltopascio, presso il quale sorgeva 
già una magnifica Villa sull'antica strada Francesca fabbricatavi 
dalla enunciata Matilde. « E luogo celebre , aggiunge il medesimo 
« Scrittore, per essere stata quivi la prima mansione dei Maestri 
« dell' Ordine degli Ospitalieri , nominato per la prima volta alVan- 
« no 952 nelle carte dell* Arcivescovado di Lucca. Situato in vici- 
ni nanza di Vivinajaj Villa celebre del Marchese Bonifazio^ e della 
« di lui figlia Contessa Matilde, fu preso sotto la protezione di que- 
« sta potente donna. 



276 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

Ma a vero dire non potrebbe sostenersi che fosse questo 
r Ospizio di Matilde , di cui facevano parola i menzionati Islan- 
desi, se non se supponendo che per visitarlo dopo essere ginnti a 
Pisa 'ed a Livorno avessero deviato dalla strada che tenere doveva- 
no per trasferirsi a Siena ; ossiwero che lasciata Lucc4i si portasse- 
ro a Pisa per la strada Francesca o Romea, per quella cioè deli' Al- 
topascio con un giro più lungo. Della quale strada Romea^ praticata 
in specie dai pallegriniy si ha riscontro anche in un Documento dd 
1470, riportato dal Lami nel suo Hodeporicon Charitonisy pag. 628. 

(32) Nello Statuto delle Riformagioni , già ricordato dal Cocchi 
col titolo di « Giuramento del Console » trovansi descritti i lavori, 
che a cura del Console istesso si dovevano eseguire in varj tempi 
onde mantenere in buono stato V enunciata Fossa , non meno che 
V alveo di comunicazione tra la Cigna e VVgione^ onde le acque del 
primo di detti torrenti versassero nel secondo. « Eccone il testo. 

« De Carisio a Stagno ad Amum constituendo ante Kalend. 
« Octobris perticas quinquaginta fieri faciam^ tres scUicet perticai 
« desuper in latittutine ^ et duas atque dimidiam inferius similiter 
« in latitudine y pedes autem quatuor in altitudine. Et Consulaium 
<c non recipiam qui non juret totidem fieri facere. De fossa incepta 
a de totali perticas quinquaginta fieri faciam nisi juxto impedimento 
« remanserity aquam de Cinghia dictam ante Kalendas Augusti in 
« Osctonis aquam , facto primum alveo derivare faciam. » 

Debbo io questa notizia al chiarissimo Sig. Avvocato France- 
sco Bonaini Livornese , Professore della Storia del Diritto nell' I. 
e R. Università di Pisa , da lui graziosamente comunicatami. Alle 
Opere già da esso date alla luce sta egli ora per aggiungere la 
pubblicazione colle stampe della Raccolta generale degli Statuti della 
Pisana Repubblica corredata di molte sue interessanti osservazioni. 
Questo insigne lavoro contribuirà al certo ad illustrare in molte parti 
anche la Storia nostra , nel periodo in specie, nel quale Livorno 
andò soggetto ai Pisani. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 277 

(55) Così in fatti nel prologo dei citati Statuti essa esprime- 
Tasi « Pisana Civitas a multo retro temporibus vivendo Lege Romana , 
retentis quibusdam de Lege Longobarda sub judicio legis propter con- 
versationes diversarum gentium per diversas mundi partes suas consue- 
tudines non scriptas habere meruit super quas annuation Jtuiices 
possint ec. » 

Sulle quali consuetudini non scritte cosi ragionava dottamente 
il più volte da noi citato Abate Tempesti ( ne' Manoscritti ). « Al 
« Commercio vasto , egli diceva , ed alla marina rispettabile , che 
« possedevano i Pisani non potevano mancare regolamenti y e leggi 
« per V ordine economico , e giudiciale. In fatti è un pregio proprio 
« dei Pisani d' essere stati nel Medio Evo i primi legislatori del 
o mare. Questa primazia dei Pisani nella legislazione marittima in 
« ogni tempo , e piii ancora modernamente , da Scrittori chiarissimi 
« che hanno trattato ex professo tale argomento , è stata talmente 
« assicurata , che svanite affatto sono le obiezioni di qualche critico 
« che V aveva impupata ( vedi oltre il Valsecchi , il Bettinelli ed 
« Azuni sist. del Diritto Marit. T. 1. ) E tanto più resta intatta 
« ai Pisani la gloria della nautica legislazione in quantoche le coth 
« suetudini , e leggi marittime da essi scritte , e ridotte in un sol 
« corpo nelV epoca predetta , erano già presso di loro in pieno eser- 
« cizio , e vigore a multo retro temporibus , come leggesi nei Pisani 
« Statuti del 1160. In essi y ed in altre costituzioni ^ o come dice- 
« vansi Brevi che conservansi nel pubblico Archivio Pisano , riman- 
« gono tuttora molti saggi di quelle originali y e provvide leggi , da 
« cui nulla si omette di tutto ciò che appartener poteva alla mercor 
« turay ed alla navigazione. Ivi colla più savia eguaglianza sono 
« determinate le società commerciali fra i cittadini , le società con 
« gli estranei^ sono prescritti i noleggi delle diverse merci y dei gè- 
« neri , e delle persone ^ è provveduto efficacemente al danno dato , 
« alle avarie , al getto del carico per evitare i naufragi ; stabiliti i 
« diversi premj ai recuperatori delle mercanzie in qualunque modo 



278 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 

« fiaufragate , o perdute ; pretenute , e multate le frodi nelle contrai- 
« talloni di compra , e vendita ; asnicurati i prezzi , e % guadagni 
« degli esteri venditori , ed assenti ; proibito , e severamente punito 
« il monopolio dei sensali ^ e cento ^ e cento altri articoli interes- 
si santi y e curiosi y in cui la legge vedesi sempre equilibrata fra la 
« giustizia , e la libertà ; articoli quasi da nessuno Scrittore di 
« tali materie osservati , e che meritano veramente V esgme di un 
« leggitore filosofo ^ e di cui sarebbe qui troppo lungo ripetere anche 
« le sole rubriche. 

(34) Il P. Oberhaasen ( Stor. della Mad. di Mont. ) dopo arerle ' 
visitate quali tuttora esistevano a suoi tempi cosi si fece a de- 
scriverle. « Era Montenero una delle buone terre del dominio Pisa- 
no ... . eravi in essa un Castello , di cui sino al presente le vestigia 
si veggono in un sito alla Chiesa della Madonna vicinissimo^ quale 
ora si denomina il Castellacelo. Poco sopra del detto sito camminando 
verso il mezzogiorno molti segni di fondamenti di case successiva- 
mente si discoprono , quali in più parti disperse continuano per lungo 
tratto sempre dalla detta parte di mezzogiorno. E tra codesti segnali 
di antichità scorgonsi ancor le fondamenta di due Chiese di compe- 
tente grandezza , i siti dei quali sino al dì d* oggi dai paesani di 
Montenero appellati sono una Santa Broccaja , e V altro S. Lino. 
Al tempo in cui la S. Immagine fu portata sìa questo Monte , ci re- 
sta dal P. Maraschi rappresentato in un assai miserabile stato , 
quale è quello che con le seguenti parole egli descrive. « Questo Man- 
ticellOy stanziato piti dalle fiere y che dagli uomini per la salvatichezza 
delle piante , che folte imboschivano il sito , che non aveva altro 
titolo che di impraticabile foresta. » 

Il Castello fortificato esiste in parte tuttora sull'apice del 
Colle. Divenne in seguito una vedetta militare \ ed a suo tempo 
descrivendolo narreremo come la Repubblica Pisana vi tenesse a 
guardia un presidio per porgere a Livorno i segnali quando com- 
parissero fuste di infedeli alle viste. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA li. 279 

(SS) Tutto ciò Tiene referito dal celebre P. Daniele Pape-- 
brocchio in una sua lettera diretta ad Antonio Magliabechi in data 
Antuerpiae 14 Maii 1677 « che si conserva nella Magliabechiana » , 
ove così egli si esprime « In anteriori mea data 20 Februarrii indicavi 
« dominatiimi tuae invenisse tne in quadam Historia de S. Monica^ 
« quomodo Religiosi quidam Belgae euntes ad Curtem Alexandri IIL 
« capti fuerunt ab emissariis Federici Barbarossa^ et Vadam adducti^ 
« qui inde noctu fugienles versus Pisas itinere asperimmo per concava 
tf Vallium et ardua moutium^ paludunque et torrentium impedimen- 
« ta , ante lucem venerunt ad quemdam montem quem transire opor- 
« tebat j cui nubes insidere videbantur, ascensu valde difficilem , et 
« tenebroso horrore terribilemj quippe qui ab indigenis Mons diaboli 
a vocabatur , qui inibi inhabitans navium frequentissima suhmersione et 
« hominum perditione gaudebat (prominebat enim mari) in cujus vertice 
« Heremitam quendam invenerunt. » Alia quale lettera il Targioni 
quindi aggiungeva. « E verisimile che questi buoni Monaci con oc- 
chiali della paura vedessero V un per sei * giacché il povero Monte 
Nero non è stato mai luogo di delizia del diavolo , molto piti che 
nella sua cima vi campava un Romito. 

(36) Il testo del Diploma del Barbarossa è riportato dal Tronci 
( An, Pis. ). Cosi r Imperatore vi si esprimeva. « Et damus vobis 
similiter in feudum litttés maris^ et tantum jus hoc quod libere Pisani 
in eo facere naves et galeas , ... et quod in eo nobis pertinet a Civi- 
tavecchia usque ad Portum Veneris. » 

(37) Si ignora ove esistesse precisamente la ridetta Pieve, che 
a S. Niccolò Vescovo veniva ora dedicata , la quale era la sola 
che non dipendesse per il gius patronato dall' Arcivescovato Pi- 
sano. Si sa bensì essere stata una volta distrutta, ma quindi rie- 
dificata dai Pisani nel 1306 dopo le devastazioni operate nel 
Piano del Porto da Carlo d' Angió. 

57 



280 ANNOTAZIONI ALL EPOCA IL 

(38) Del Fondaco , ossia della Domus Magna dei Pisani sul 
Porto Pisano ci è stata conservata la memoria riguardante 1' epoca 
della sua fondazione dall' Autore del Breviario della Storia Pisana 
(/ter. Ital. Script.) con il seguente ricordo. « Anno 1163 incepta 
« fuit Magna Domus juxta Littus Maris Portus Magnalis prò uti- 
« litate marinariorum » Era il Fondaco istesso destinato anche al 
grande deposito omnium corredorum, et fomimentorum Galearum 
Pisani Comunis , conforme apparisce dai posteriori Statuti del 1284, 
vale a dire serviva inoltre di accessorio sAV Arsenale della Re- 
pubblica. 

Dobbiamo qui però avvertire i nostri lettori di mm confon- 
dere r enunciata Domus Magna dei Pisani con l' altra dello stesso 
nome eretta successivamente dai Fiorentini alla Bastia intorno al 
1413, della quale a suo tempo favelleremo, in specie quando 
i Fiorentini istessi furono astretti dai Genovesi ad atterrare le 
fortificazioni , che le avevano inalzate all' intorno. 

(39) Di queste non mai abbastanza detestate fazioni favel- 
lando r Ammirato ( Lib. 1, ) diceva : a Né età vide per molti anni 
« Italia . . . . jnù infelice di questo secolo^ imperocché in esso nacquero 
« gV infausti nomi di Guelfo . e di Ghibellino , i quali non sono re- 
« stati di travagliar i popoli , i quali infra di loro uccidendosi per 
« un vano nome, di cui non si sa la vera origine, hanno spesse 
« volte con miseri avvenimenti rinnovellato i sozzi esempi delle anti- 
mi che tragedie. Et come che Guelfi quelli si nomassero y i quali ai 
« Papi si accostavano y et Ghibellini quelli , i quali seguitavano la 
u fazione Imperiale , nondimeno il pitA delle volte bestialmente sono 
« corsi alle armi , ed al sangue senza che pensiero o intendimento 
« alcuno havesser neW animo di favorire più V Imperatore che il 
« Papa. » 

(40) Il Tronci {An. Pis.) in fatti scriveva « Successero in 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA n. 281 

« guest' anno 1167 grandissimi temporali ^ the atterrirono la gente* 
« Non vi mancò chi credesse che fossero tutti avvisi di Dio, • • • Dai 
« 15 di Settembre sino ai 12 di Novembre vennero pioggie H sier- 
« minate e continue che parevano aperte le cateratte del Cielo per 
« un altro diluvio. Nove volte usci dal suo letto V Àmo^ e guastò 
« e rovinò tutto il piano , spiantò edifizj , e mandò a terra V Arco 
« del gran Ponte di Stagno. » 

Era questo il ponte Romano del diverticolo della Via Emilia y 
di cai già abbiamo accennato il restauro sotto V Impero di Va- 
lente y e di Valentiniano. 

Aggiungeva il Sig. Repetti ( Diz. della Tos. ) che nel fosso 
Àmonico si gettò allora l'Amo rovinando anche il ponte , che cavai- 
cava il fosso d'Amaccio allo stagno di Calambrone. 

(41) Il Tronci nel referire le condizioni del trattato co' Luc- 
chesi (An. Pis. 1184) rileva che in forza dell'articolo 3 e 4 
dovendo i Pisani ed i Lucchesi respettivamente passarsi la metà 
del guadagno delle monete y della Dogana del Sale^ e di Ripa, 
ritennero i Pisani il diritto di defalcare da si fatto abbuono la 
spesa della Torre del Fanale , del Fondaco , e delle Guardie del 
mare. — Forse per quest'ultime dovevano intendersi le Galere 
sottili y che per custodia e sicurezza del Tirreno, e del Littorale 
Toscano , essi tenevano armate in corso come potenza marittima. 

(42) Il testo venne inserito dal Tronci nei suoi Annali Pisani. 
Ivi si legge che Alfaco Ebubram Isacco figlio di Maometto , figlio 
di Ali y prometteva di non fare alcun male hominibus Pisanae Ci- 
vitatis et ejus districtus , et eorum Insularum , videlicet Sardiniae , 
Corsicae , et Ilbae , et Plannusiae, et Mentis Christij et Gorgonae , 
et Gilii et Capraia^. . . .et hominibus Lucanae Civitatis. 

(43) Oltre gli istrumenti ciò comprovanti , e già accennati 



282 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA 11. 

dal benemerito della Toscana Geografia Sig. Repetti , sotto la data 
respettivamente dei 2S Luglio 1181 , e degli annfi sàccessi¥i 1197, 
e 1198 , la Carta Topografica , che ridotta a piccola dimensione 
qui riponghiamo y non lascerà più alcun dubbio sulla floridezza 
dèi Monti Livornesi , e della adiacente pianura , come sulla nume- 
rosa popolazione , di cui si V una , che gli altri andavano fomiti 
nel corso del Secolo XI. sino al cadere del XIII. 

La Carta manoscritta esiste presso di me, ed è tratta da una 
copia antichissima di quei tempi, la quale appartenere un giorno 
doveva alla vecchia Fattoria di Limone dei Sigg. Grifoni; mentre 
il modo con cui a noi riuscì di salvarla dall' imminente pericolo, 
in cui stava di essere manomessa , e fetta in brani , ce ne por- 
geva un quasi sicuro riscontro. Probabilmente però sulla carta 
istessa si aggiunsero poscia le fabbriche , e le variazioni che ave- 
vano avuto luogo anche dopo il 1392 ; mentre di fatto vi troviamo 
disegnato Livorno colle primitive sue mura, quando cioè era di- 
venuto Castello. 

Ed è da notarsi poi come vi si vedano omessi la Cingla, o 
Cigna , ed il vetustissimo Eremo di S. Jacopo d' Acquaviva. 

Percorrendo il Lettore la Carta istessa vi osserverà disegnato 

1.^ Lo Stagno il quale a guisa di vasto lago confinava allora 
per un lato col Suese^ e col piano di Valle di Stigliano , e per 
l'altro col Campo a* Meli da cui non era distante che per sole 
pertiche 650, giungendo coli' estremo suo lembo presso a Monte 
Vitoli. 

2. Il suo gran ponte di legname lungo circa 200 pertiche, pres- 
so cui trovavasi la Cateratta. 

S. L' Eremo della Poggia , situato al di sopra delle case di Li- 
mone y il quale col titolo di S. Lorenzo apparteneva già ai Be- 
nedettini. 

4. L' Oratorio di S. Antonio piccola Chiesa , stata forse Pieve 
di Limone. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA n. 283 

5. n grosso Castello di Monte Massi y il quale circoDdato di 
mora , munito di porte , e fortificato di Torri , servi di titolo an- 
tico ad un grande Marchesato , e fu sede per yaij secoli di rino- 
mati Cattani , del quale però al presente è difficile rinyenire direi 
quasi le orme tra le terre del podere , che tuttora ha conserrato 
l'antico nome spettante adesso ai Greci Despotti. 

6. La Chiesa di Santo Vecchio ( forse l'antica detta di S. Paolo) 
al di sotto delle case di Limone. 

7. La Pievaccia , già Pieve Vecchia , una per avrentura delle 
tante rimaste distrutte nel Piviere del Piano del Porto corrispon- 
dente al punto che esiste tra il Rio delle Fontanelle, quello delle 
Cannucce, ed il cosi detto Casino di Ferro ^ diversa però dalla 
COSI detta Chiesaccia di Collinaja, 

8. La Leccia, indicata con alcune case. 

9. La vicina Chiesa di Camporecchio già Romitorio Agostiniano. 

10. La Casa di Uliveto, un dì Tillaggio di Piano del Porto. 

11. Carbonaja, altro consimile casolare. 

12. Il Poggio d' Orlando. 

13. La Corte. 

14. CotetOy già grossa borgata del piano ridetto. 

15. La Casa della Macchia, forse posta nel luogo istesso, in 
cui esisteva già quella grossa campana, al suono della quale ì 
Livornesi erano tenuti di accorrere armati per l' ingiunzione, che 
loro avevano fatta gli Statuti Pisani del 1284. 

16. n Sovese e la sua strada. 

17. La Pieve dell' Ardenza a breve distanza dal jRto Fecciajo. 

18. La Casa del Pievano. 

E presso ai contorni immediati di Livorno 

19. Il Pont* Arcione , ossia il ponte svlY Ugione, il quale tene- 
va allora la propria foce in mare. 

20. La Fonte di S. Stefano, che alimentava già la Fonte della 
Bastia , e l' altra del Condotto Pisano alla Torretta per servizio 
del Porto. 



284 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

21. La Chiesa di S. GitUia , Chiesa semplice nel loogo quindi 
chiamato S. Giulia , diversa aflaito dalla gran Pieve Mairice delb 
stesso titolo , cui subentrò la Pieve di S. Maria di Livorno. 

22. Il Riseccolij che allora al pari del Rio Maggiore, del Feeei^ 
e deir Ardenza , sboccava in mare direttamente , e che aveva fi- 
ciua una grossa fontana, presso la quale entrava nel sno ietto il ìm 
Mulinaro. 

23. £ Analmente Livorno Castello cinto di mura, e le Toniid 
Porto Pisano. 

Al presente la Fattoria di Limone appartiene ai Sigg. Fratdfi 
Gio. Paolo e Luciano Bartolommei, nobili Livornesi, per compi 
fattane dall'erede del Creso moderno dei Russi Sta. Demidof A 
seguito della morte in duello accaduta di un tale Mamanaciek ir 
glio naturale del Demidoff ridetto. 

Ora al fin qui detto ci sia conceduto l'aggiungere nna ossera- 
zione. Se la enunciata Carta Topografica fosse fatalmente periti, 
come avremmo potuto formarci una chiara, e precisa idea dello 
stato dell'il^ro Livornese nei tempi famosi del Medio Evo, pari a 
quella, che mercè la medesima abbiamo potuto concepire? 

(44) A tale opinione aderirono in fatti quasi che tutti onanime- 
mente gli Scrittori, che di questo vetustissimo Monastero ebbero 
occasione di favellare. ( Repetti. Diz. della Tose. ) — 

Assicurava poi il P. Santelli esistere già nell' ArchiTio del Coi^ 
vento di 5. Giovanni di Livorno V Originale della citata Bólla Pom- 
tificia, del quale perchè già in parte corroso, ed acciò non pe- 
risse del tutto il tenore , venne fatta successivamente , secondo 
che egli medesimo narra , una copia autentica per mano del pub- 
blico Notaro Ser Valerio di Jacopo de Laschi Fiorentino ^ ed ese- 
guitane anche la letterale trascrizione nel Libro di Deliberazioni A 
di detto Convento. 

Della stessa Bolla . parlando quindi 1' Autore del Breviario Ago- 
stiniano ( cap. 15. ) così scriveva « Quod praedictum Monasterium 



ANNOTAZIONI ALL'EPOCA IL 285 

« de Aq^uaviva a tempore immemorabili fuerit Ordinis S, Augustini 
a probatur ; nam cwn Gregorius Papa Vili anno 1187 Pi8a$ venis- 
ti set fratribus nostri Ordinis concessit facultatem confessionis audien- 
« das et alia similia. » 

Anche Deir antico sotterraneo del Convento leggevasi in nna vec- 
chia iscrizione manoscritta , quanto di sopra abbiamo referito. 

(45) Gli Anziani ebbero le stesse facoltà dei Consoli della Re- 
pubblica, tranne quelle riguardanti i Gitulizj Criminali ^ e di pena 
capitale j che furono addossate ad un Potestà y ossia Capitano di 
Popolo , il quale per massima governativa doveva essere sempre 
forestiero. 

I Consoli del mare per le occorrenze speciali del Commercio , e 
della Marina proseguirono ad esistere in Pisa sino al Principa- 
to; e quindi ( dopo essere stati momentaneamente soppressi dal 
Duca Alessandro ) anche sotto il governo dei Granduchi Medicei ; 
poiché la Repubblica Fiorentina istessa quando divenne padrona di 
Pisa 9 e di Livorno ne crei) essa pure alcuni altri speciali , come 
a suo luogo saremo a narrare. 

A quelli rimasti in Pisa si rilasciò in seguito, ed anche ai tem- 
pi della Dinastia Austriaca e Borbonica, la decisione soltanto delle 
cause marittime , e commerciali sino a che non piacque al benefi- 
co Granduca Ferdinando III di trasferirne più opportunamente la 
residenza in Livorno col nuovo titolo di Magistrato Civile e Con^ 
solare in ordine alla Legge Organica del 13 Ottobre delV anno 1814. 

(46) Esistevano non ha guarì in Livorno alcuni fratelli dell' i- 
stessa casata Gheri, i quali forse discendevano da quell'antico 
Console Livornese. 

(47) Chi amasse di conoscere appieno le particolarità tutte resul- 
tanti dagli Attiy che abbiamo accennati» non avrebbe che a leggere 



286 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 

quanto già ne scrìssero il Targioni ( Viag. T. ì.) ed il P. Sanielli 
( Dù. fu I Marchesi di Livamo, T. 4, e 5. MSS. ). 

Noi qui le omettiamo per amare di brevità ; poiché colla copia 
delle notizie patrie, e dei Documenti, che pel corso di oltre SO an- 
ni abbiamo raccolto in 42 grosse filze manoscritte, potremmo for- 
marne più, e più Volumi. Ma procureremo , senza mai tralasciare 
il più importante ed essenziale , che questi nostri Annali non ec- 
cedano i Tomi quattro, composto ciascuno di circa 12 a 14 fa- 
scicoli, conforme già facemmo noto al pubblico colla Gazzetta di 
Firenze di N. 143 dell' anno 1841. Cosi ogni maggiore dettaglio si 
troverà per qualunque più ampia ricerca negli enunciati Mano' 
scritti presso di me esistenti. 

(48) Abbiamo in riprova anche dai Documenti citati dal Sig. M$^ 
petti {Diz. della Tos.) che nelF anno 1160 lo Spedale di Stagno aveva 
ottenuto dalla pietà del Conte Gherardo dei Gherardeschi dei Conti 
di Settimo nel Val d'Amo Pisano, non che da suo fratello itanim, 
e dalla di lui moglie Contessa Erminia^ diversi beni posti nei di- 
stretti di Bibbonay e di Guardistallo ; ed un Mulino alla Cecina: 
e quindi nel 1171 dal Conte Palatino Ildebrandino del fu Conte 
Uguccione di Soana , insieme con la sua consorte la Contessa Ude- 
brandesca, figlia del fu Conte Alberto di Prato , e da Guido Vis- 
conte di Orbetello , il luogo detto Antignano presso Livorno con la 
Chiesa ivi esistente ; e di più tanto terreno da poter bastare al 
lavoro di sei paja di Bovi: e finalmente nel 1182 da Guido dei Sir 
gnori di Fojano tutti i suoi beni posti nei confini di Livorno, di 
Salviano in piano di Porto , e di Nugola ; ( ove già esisteva oltre 
una Cappella dedicata a S. Firenze anche una Badia detta di S. 
Maria, e dei 12 Apostoli ) ed una Torre situata in Fasano coU'ob- 
bligo al Rettore di detto Spedale di tenere quattro, o cinque letti 
per i poveri pellegrini. 

Ove poi sorgesse questo Pio stabilimento di carità sì rinveniva 
da un antico Quadro a olio, che stava già appeso alle pareti 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA n. 287 

della stanza dei Signori Nove di Firenxe, e quindi nella Camera 
detta delle Comunità ; sorgeva cioè insieme con il ConventOj e con 
la Chiesa di Ogni Santi^ nel ponto sitnato tra il Fosso Reale, la 
strada Maestra Pisana , ed i tre primi fossi di Stagno , ed in una 
specie di rialto isolato , non lungi in conseguenza dall' attuale Ca- 
sa di Stagno, presso la quale in fatti il Targùmi rinvenne molte 
rovine , e varj fondamenti di vecchi edifizj. — 

V enunciata Casa di Stagno fu dai Principi Medicei eretta su di 
altri avanzi di quelle antiche Cabbriche, quando essi vollero ivi 
formarsi una specie di piccola fortezza per ripararvisi con sica- 
rezza nella notte andando nel giorno a caccia in quei dintorni. 

Aveva di fatti quella casa V aspetto di un Fortilizio , essendo 
munita di casotti nei lati per le sentinelle, di uti piccolo cava- 
liere al di sopra della porta d' ingresso , e di grosse imposte fer- 
rate ; le quali militari difese tuttora vi esistono , e vi si vedono 
conservate. 

Era allora necessaria quella precauzione; mentre trovandosi il 
luogo prossimo al mare, ed accessibile anche per la foce del Ca- 
lambrone, poteva essere sorpreso, ed assalito dai Barbareschi, i 
quali sovente si dilettavano di scendere sulle marine d' Italia onde 
far preda di schiavi cristiani , per quindi riempirne i loro bagni 
dell' Affrica. 

Adesso la casa in discorso appartiene a certi Greci Despotti 
stabiliti in Livorno. 

(49) Ciò chiaramente apparisce dalle letterali espressioni inserite 
in un Documento , che spettante già al Monastero di Tutti i Santi, 
trovasi al presente neìV Archivio Diplomatico di Firenze in una mem- 
brana del 22 di Agosto. 

(50) Narra il Tronei che armando i Pisani in quei tempi sino 
a cento e più Galere aggiunsero ai detti nuovi Arsenali anche 

38 



288 ANNOTAZIONI 'ALL EPOCA II. 

molti vasti Magazzini per riporri gli arredi , ed i legnami ; e va- 
ne case per alloggiarvi le maestranze , formando di tatto questo 
vasto fabbricato una specie di chiuso serraglio a guisa di Cittadella. 

(51) Ciò viene confermato non solo da Aldo Mannueci nella Vita 
di Cosimo ly ma anche dall' eruditissimo Pier Vettori nell' Orazione 
Funebre dello stesso Granduca, qnando, parlando del nuovo fosso 
di comunicazione aperto tra Pisa , e Livorno , notava come le Navi 
prius saepe ostium fluminis penetraturae idoneum tempus expectare co- 
gerentur , ac non paucae in faucibus Ami perirent. 

(52) Il P. Magri , ed il P. Santelli si mostrarono inclinati a ciò 
asserire dietro l' asserta autorità dell' antico Agostiniano Scrittore 
Enrico di Waimar, il quale nel suo Trattato sull'origine dei PP. 
Eremiti di S. Agostino vuoisi scrivesse « B. Francisctu cum dictis 
Fratribus habitavit , et ut quidem asserunt , fuit Frater nostri Or- 
dinis in loco S. Jacobi de Aquaviva juxta Pisas. 

(53) Vorrebbe il Targioni sulla scorta di un Documento sincrono 
esistente già nel Convento di S, Niccola di Pisa , che il Superio- 
re dello Spedale di Stagno fosse allora un certo Tedaldo^ frate 
Agostiniano di S- Jacopo d' Acquaviva ; sebbene il P. Santelli siasi 
adoprato di provare il contrario. 

(54) Narra l' Ammirato ( Lib. 1. ) u che in fatti % cittadini si 
« divisone allora y altri seguendo i Buondelmonti y e costoro si chia- 
mi marono Guelfi , altri accostandosi agli liberti, e questi erano com- 

« presi sotto U nome di Ghibellini Di 72 famiglie , che in quel 

« tempo si conta essere state a Firenze di qualche fama , le 33 di- 
vi vennero Gruelfe , t7 rimanente Ghibelline. » 

Al che il Villani avea aggiunto ( Lib. 2. Cap. 57. ) « / male- 
« detti nomi di parte Guelfa et Ghibellina si dice che si crearono 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 289 

« prima in Alemagna per la cagione di due grandi Baroni di là , 
« che havevano gran guerra insieme , et ciascuno haveva un forte 
» castello Guelfo uno , e V altro Ghibellino, » E conchiudeya « E 
» mai non si crede che e' habbia fine , se Dio noi termina, » 

Anche il Pecorone ha parlato a lungo deìV origine Alemanna di 
qaeste fazioni , che tanto sangue poi costarono agli syentarati Ita- 
liani, in ciò veramente stolti per essersi fatti infelici imitatori 
di yertenze straniere. Mentre le eroiche azioni di ogni specie, di 
cui sovente furono capaci , il valore , la costanza ^ ed il coraggio 
che dimostrarono, e le immense ricchezze che giunsero a pro- 
fondere in jtie» tre secoli di detestabile guerra civile, essere pote- 
vano più che sufficienti ad assicurare la piena indipendenza del 
loro paese , allora che debole , ed appena sentita vi era V auto- 
rità degli Imperatori Alemanni ; fiacca , e suddivisa la potenza dei 
Duchi, Marchesi Governatori delle Provincie; e quando gli in- 
teressi delle respettive Repubbliche potevano essere rifusi in quel 
grande, unico, e salutare, che alla patria comune avesse restitui- 
ta l'entità politica, e la forza di unione, che aveva perdute sino da 
quando aveva cessato di appartenere al grande Impero Romano. 

(5S) Ren è vero però che la vera recondita causa principale 
dell'attuale rottura tra i due popoli consisteva nella gelosia, 
con cui i Pisani miravano già la crescente potenza dei Fiorentini, 
e l'estensione maggiore, che ogni giorno più prendeva il loro com- 
mercio. — Di fatto per interromperne il corso con un colpo forte, 
e decisivo, quanto ingiusto , confiscarono subito , e si appropria- 
rono le merci, che essi in Porto Pisano, ed in Pisa tenevano, 
le quali , al dire degli storici dei due paesi , erano di grandissi-- 
ma importanza e quantitade. 

Né vollero quindi i Pisani più restituirle, adducendo per pre- 
testo essere state già barattate e cedute ^ e ricusando per sino di 
sostituire in loro vece delle balle di stoppa o di altra più vile cosa , 



290 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 

come si sarebbero coDteniati i Fiorentini , purché con una qua- 
lunque apparente restituzione si fosse salvato il loro decoro. 

Al quale proposito osservarono il Villani ( Lib. 6. ) e T Ammi- 
rato ( Lib, i. ) che i Pisani per la loro superbia, parendo loro es- 
sere i Signori del mare , e della terra , stettero dtiri cUle umili prò- 
poste dei Fiorentini; mentre minacciati da questi di guerra osaro- 
no rispondere che rammexzerebbero loro la via, I fatti però non 
corrisposero alle parole, ed alle millanterie , poiché furono quindi 
sconfitti dai Fiorentini a Castello del Bosco, perdettero più di ISOO 
dei loro soldati , e doverono sostenere una guerra disastrosa , e 
devastatrice di scorrerìe per circa 6 anni. 

(56) Nel progresso di questi Annali potrà il Lettore verificare 
la verità , e la esattezza delle espressioni, che ora abbiamo usate, 
quando ai tempi di Cosimo L dei Medici gli descriveremo lo stato 
lacrimevole, e miserando, cui l'ira dei Repubblicani Fiorentini, 
provocata dalla duplice ribellione dei Pisani anelanti l'antica loro 
liberta, aveva ridotta quella antica floridissima Città Regina del 
Mare Tirreno. 

(57) Quest'atto di beneficenza a favore dell' Eremitorio di Acqua- 
viva si trova riportato in un Istrumento posteriore dell'anno 125S, 
conservatoci dal P. SantelU ( Tom. 5. MS. in Comunit.) ed esi- 
stente già neW Archivio di S. Giovanni di Livorno sotto lettera B; 
il quale atto veniva confermato anche da Guglielmo Bianco Mar- 
chese di Massa Corsica j e di Livorno , figlio del Marchese Andrea. 

(58) Uno ne segnava in fatti nel 1230 con Mico Re d' Affrica ; 
ed un secondo nel 1265 con Elmiro di Manina Re di Tunis. 

In ambidue enunciandosi le terre possedute allora dai Pisani, sì 
dichiarava consistere le medesime principalmente nella costa ma- 
rittima dal Corbo presso la Magra a CivUavecchia ; e nelle Isole dì 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 291 

Sardegna y Corsica^ Capraja^ Elha^ Pianosa j Gorgona ^ Giglio j e 
Monte Cristo. 



(59) L'Imperatore per sempre più alla sua cansa affiqzionarli 
concedeva loro adesso anche V insigne privilegio di poter battere 
le Monete d'oro colla sua impronta. La quale concessione al dire del 
Pignotti ( Stor. T. S. ) dimostrava quanto grande fosse la loro po- 
tenza. Rifletteva poi lo stesso Scrittore che fino a qui non si era 
fatto uso che di monete d' argento ; imperocché Venezia più tardi di 
Firenze non battè monete d' oro la prima volta se non se nell' an- 
no 1285 ; e Genova e Lucca alquanto più tardi. 

(60) Alcuni Scrittori dai fatti atroci , che abbiamo referito» vol- 
lero dedurre la rovina , e la fine sciagurata della Repubblica Pi- 
sana. Poiché le enormità commesse da' suoi sudditi in quella gior- 
nata fatale, furono tali» che oggi appena si potrebbero credere 
se non fossero state narrate unanimemente dagli Storici i più ac- 
creditati. Ed in vero riporta il Villani ( Stor. Lib. 6. Cap. 20 ) che 
V ubriachi j che era col nome il fatto, et huomo grosso di testa, non 
volle seguire il consiglio dei Prelati ( di evitare cioè l' Isola di Cor- 
sica tenendosi al di fuori); e si volle condurre a battaglia^ la 

quale fu aspra, e dura onde furono presi, e legati i Cardinali, 

e Prelati, e molti ne furono gettati in mare, et affogati sopra lo 
scoglio, ovvero Isoletta della Meloria. » 

Al che aggiunsero il Tronci ( An. Pis. ) , ed il Pignotti ( Stor. 
T. 3. ) che quei Legati Pontifici , e quei Prelati , i quali non ven- 
nero uccisi 9 furono da Enzo inviati a suo padre carichi di cate- 
ne 9 ( sebbene per i primi fossero usate quelle d' argento ) in ese- 
cuzione dell' ordine, che gli era già stato trasmesso, e cosi dall'Im- 
peratore concepito. 

« Omnes Prelati Papa mandate vocati 
« Et tres Legati veniant Ai4c usque ligati. 



292 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA D. 

Di fatto dopo essere stati trasportati in Pisa ad onorare il 
trionfo dei vincitori furono quindi per comando di Federigo con- 
finati nelle più orrende prigioni della Sicilia , serbati , come narra 

r Ammirato , a più lenta vita col patire tuiie quelle acerbità che 

da nemico superbo e crudele si possono patire; a mólti dei quali 
fendendo la cotenna del capo in quattro parti a guisa di Croce co- 
storo chiamava i Crociati «uot; poiché il Papa aveva ancor egK 
contro di lui bandita la croce; onde si vede che il successor «no, 
più per questo che per segno d* honare havere ai Cardinali conceduio 
i Cappelli Rossi y perché si rammentassero d' havere per servigio di 
Dio apparecchiato sempre il capo a patire il martirio. 

Ma ad Enzo pure, esecutore, e strumento di tante crudeltà, 
non toccò in seguito sorte migliore* Poiché destinato dalla giusti- 
zia di Dio ad accrescere la Nota esemplare di coloro, che male 
altrui perfidamente recando, male debbonsi eglino stessi anche 
in questa vita aspettare, dovè finire nel più misero stato dispe- 
ratamente i suoi giorni, ritenuto per più di 22 anni prigioniero 
in Bologna, senza che a nessun prezzo potesse essere liberato. 

Nato da Bianca Lanxa Lombarda , concubina di Federigo , ave- 
va egli sposata in seguito la Marchesa Adelasia vedova di UdaUo 
Pisano Signore del Giudicato di Galluri ^ e di Torri in Sardegna, 
per cui era stato insignito anche del titolo di Re di Sardegna col 
nome di Arrigo , non essendo quello di Enzo che un suo sopra- 
nome. 

Tutto ciò ricavasi e dalla sua vita , dedicata al Cardinale Petroc- 
chi ( Faenza 1750 ), e dall' ^ulore delle Novelle Letterarie di Fi- 
renze ( An. 1750. Tom. 11. N. 38. pag. 605. ) 

Alcuni Cronisti poi hanno riportata la descritta battaglia della 
Heloria sotto l'anno 1240, ed altri sotto il successivo 1241. 

(61) In questo grande armamento, dice il Pignotti ( Stor. Tom. 3. ) 
non vi è nulla di esagerato , essendo attestato dalla pubblica Iseri- 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 293 

xione , che già stava affissa in Pisa nel Palazzo detto delle Vele 
del vecchio Arsenale Mediceo ( spettante alla famosa famiglia Ai- 
cucchi) e che ora eoUacata nel Campo Santo sotto il trionfo della 
marte dipinto da Andrea Orgagna , si legge così nell' idioma volgare 
concepita. / 

« Die Sce Marie de Sectebre anno Dni mllo CCXLIin. indict. I. 
« Sia manifesto annoi » e al più dele persone che nel tempo di 
« ^uonaccorso de Palude li Pisani andare a cum Galee CV, e 
« venuti vie. a Porto Venere stettervi per die XV, e gustaro 
« tucto, e avrebberlo preso non fosse lo Conte Pandalo, che 
« non volse, chera traitore dela corona, e poi nandanmo nel 
« Porto di Genova cum CUI galee di Pisa, e C vacchette, e avre- 
« mola combactuta non fusse pel tempo no stroppio dns Dodns 
« fecit publicare hoc opus. » 

Alla quale iscrizione il benemerito Aw. Fanusci autore della 
Storia dei tre popoli Commercianti d' Italia ^ fece quindi apporre 
in marmo l'appresso dichiarazione. 

« Bonacursum de Panie sive de Palude navalem ducem exi- 
« mium , jam Ravennatuum , dein pisanorum moderatorem Prin- 
« cipem Reipubblicae monetas signo suo cudentem Aug. Imp. 
« Friderici IL amicissimum, nec non maritimam Pisarum expe- 
c ditionem centra Januenses saxum superiacens memorans Tho- 
« mas ex antiquissima splendidissimave ejus familia ab aede 
« prope Amum in hoc sepoltuorum, Bonarumve Artium cubiculo 
e Anno R. S. MDCCCX. locandum curavit » 

L' iscrizione sopra notata , al dire del Gori^ e del Fontanini^ 
potrebbe giudicarsi la piÌA antica del volgare italiano. Ma è ben 
vero però avere l' Abate Tempesti ( Dis. Accad. ) preteso trovarsi 
un Documento italiano volgare del 1103 , vale a dire di 140 anni 
anteriore alla ridetta iscrizione. 

Relativamente alla mentovata celebre famiglia Ricucchi ci 
piace lo aggiungere che Cucco Ricucchi fu comandante di 120 Ga- 



294 ANNOTAZIONI ALL EPOCA II. 

lere neìV impresa di Gerusalemme , da coi litornato ricco di spoglie 
nemiche fece in Pisa edificare dietro al ridetto suo Palazzo la 
Chiesa di S. Lucia , e qnello Spedale , ove nel ISSO dal Provre- 
ditore di Pisa Luca Martini venne trovata nna partigiana con due 
lastre di ferro , e queste parole impressevi « Io Cucco Ricucchi fui 
il primo che con questa partigiana entrassi in Gerusalemme. » 

Cosi il Ricucchi al pari di Coscetto da CoUe^ già da noi men- 
tovato, ambiva al medesimo vanto di essere cioè entrato tra i 
primi nella Santa Città 

(62) Per anticipare, qualche notizia sulla Moneta d^oro, che 
si faceva coniare dalla Repubblica Fiorentina intomo a questi tempi, 
non faremo che riportare le parole del Villani ( Star. lib. 6. ) 
« I Mercatanti di Firenze , egli dice , per honore del Comune 
e ordinarono col popolo et Comune che si battesse moneta d' oro 
« che prima si batteva d'ariento di 12 danari Tuno; onde al- 
« Ihora si cominciò a battere la buona moneta del Fiorino dell'oro 
« di 24 caratti et chiamossi fiorino d' oro .... de' quali fiorini 
« otto pesavano un oncia , e dall' uno dei lati era l' impronta del 
« Giglio , e dall' altra S. Giovanni Battista. » 

Al che r Ammirato ( Lib. 2. ) quindi aggiungeva « Il fiorino 
« d' oro finissimo era di valuta di 20 soldi V uno. — Veduto una 
volta dal Re di Tunis qnest' istesso fiorino d' oro diede luogo 
all' arguta risposta del Baldacci contro quel Pisano^ che din- 
nanzi all'enunciato Re avendo osato appellare i Fiorentini ^i 
Arabi dei Pisani e poveri montanari^ sentì dirsi, essere ciò vero 
poiché essi in fatti poveri montanari erano venuti in podere di bat- 
tere moneta d' oro per le scorrerie e per le prede che facevano nd 
loro paese , e per le molte vittorie havute sopra essi ricchi huomini 
di mare. 

Portavano così, gli Italiani allora le loro misere gare anche 
al cospetto di quei barbari Affricani^ i quali nella loro rozzezza 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 295 

De avranno pur troppo concepita la opinione che meritavano > 
dispregiando del pari e Fiorentini , e Pisani. 

(63) Le dette Monache , che l' Abate Tempesti ( Mano9. ) so- 
stiene essere falso fossero venute di Coreica, passarono in seguito » 
per quanto appare da varj Documenti , dallo Spedale di Stagno , 
al Convento Pisano di S. Lorenzo detto alla Rivolta. 

(64) Il citato istrumento venne già dal P. Santelli inserito 
nel Tomo 5 inedito esistente neir Archivio della Comunità. 

Noi qui ne riportiamo il testo , come che appartenente alla 
Storia dei luoghi più notevoli de' nostri contorni , ed anche perchè 
non reso sino a qui di pubblica ragione, possa fare parte della 
preziosa collezione dei Documenti Italiani del Medio Evo, con 
tanto studio dall' insigne nostro Muratori incominciata. 

Anzi per tal fine aggiungeremo anche Y altro del 1S42 , con 
cui Frate Giovanni Priore deW Eremo isteseo di S. Jacopo di Acqua- 
viva comprava un pezzo di terra, posto in Lajano dei beni di un 
certo Jacopo j dai Fidecommissarj dei Giudizi di Porto Pisano j il 
quale del pari inedito esisteva già nelV Archivio del Convento di 
S. Giovanni di lÀvomo sotto Lettera E. 

Ecco le espressioni del primo. 

In Nomine 
Patris y et Filii , et SpirUus Sancii. 

Amen, 
« Ex hujus publici Instrumenti serie sit omnibus manifestum 
« quod Ego Guglielmus Blancus Marchio Mass» Corsiche filius qm. 
« Andre» Marchionis prò me, et etiam prò Alberto Marchione 
« germano meo presente te Fratre Benedetto Priore Heremi S. 
« Jacobi de Aquaviva , et me prò ipsa Heremo interrogante do- 
« nationem et traditionem , qnas Domina Donicella Benedicta 

39 



296 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

« Marchesana Massae, et Judex Kalaritanus prò remedio aniina- 
« rum saarom , et etiam prò remedio animamm parentomoi ipsius 
« DomiDse DoDicellae irrevocabiliter inter vivos fecerant omnipo- 
« tenti Dee, et Ecclesiae, et Heremitorio B. Jacobi Apostoli de 
« Aquaviva , et Bartholomeo qm. Rossi agenti , et recipienti prò 
« supradicta Ecclesia, et Heremitorio de omnibus terris dome- 
« sticis et agrestibus, et de toto eo quod Ilderinus Rostus et 
« Barone germani qm. Bernarducci, et Leonardus qm. Henrici 
« Maconis, et fratres de Liburna habent et tenent, vel prò eis 
« habebunt et tenebunt» sive eorum anteeessores habuemnt et 
« tenerunt a supradicta Domina Donicella» vel a Domino Mar- 
« chione Guilielmo olim patre suo, vel ab eorum consortibns in 
« Liburna , et ejus confinibus , et de toto usufructo et redditu 
« et jure eorum qnos supradicti , vel aliquis eorum , yel eorum 
« anteeessores Curìae Harchionum annuatim dant et rendnnt sive 
« reddere et dare consueverant , et de tot lignis de nemore suo 
« de Coteta dictse Dominae Doniceli^ et ejus parte quot sulQciant 
« et sufficere debeant abundanter annuatim in perpetuum snpra- 
« dictae Ecclesiae et Heremo et fratribus, et personis ibidem 
e conmdorantibus , commoraturis prò comburendo ibidem ut in 
« carta inde rogata Dominlcae Incamationis Anno 1229. Indict L 
« Idus Aprilis, et scripta a Landò Notarlo continetur; et etiam 
« omnia et singula, qas in eadem carta mihi a Raineiro Nota- 
« rio coram subscriptis testibus lecta continuentur ; tibi prasfato 
« Priori prò pr»fata Heremo et Ecclesia S. Jacobi agenti et re- 
ti cipienti, prò salute et remedio animarum nostrarum et mor- 
« tuorum nostrorum , confirmo , et firma , et rata esse yolo et 
« praecipio, et baliam, et potestatem prò me et prò supradicto 
« Alberto, et concedo tibi prò supradicta Heremo recipienti, ia- 
« traudì in possessionem omnium praedictorum , autorìtate ipsius 
« Heremi ; et de caetero ejus nomine , et jure proprio possideo- 
« ti , quae me prò te et ipsa Heremo consti tuo possidere. Et per 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA n. 297 

« solemnem stipalatiooem ego dictns Gailielmas prò me, et meo 
« nomine proprio principaliter in solidum et etiam prò snpra- 
dicto Alberto germano meo in solidnm eonvenio et promitto 
tibi snpradicto Fratri Benecto prò prsedieta Heremo et ejns 
nomine agenti et recipienti qaod ego et mei haeredes praedieta 
omnia et singnla prsedictoram semper habebimas firma » et 
tenebimns rata , et con tra prsedicta , vel aliqnod praedicto- 
mm non yeniemus , nec faciemns ; et qnod faciemns et 
curabimas ita qnod dictns Albertus et sni heredes praedìcta, 
omnia et singola prasdictomm confirmabunt» et firma » et rata 
habebnnt semper; et qaod contra praedicta, vel aliud prsdi- 
ctomm non venient nec facient aliqnod modo, vel jure; alio- 
quin libras docentas denariomm novorum pisanse monetae prò 
poena et nomine poenas , et damnnm et dispendinm totnm qnod 
inde et de praedictis, et eomm occasione faaberent et fierent, 
ego prò me, et meo nomine proprio principaliter in solidnm 
et etiam prò snpradicto Alberto in solidnm, et nna tantum 
solatio snfficiat, tibi snpradicto Priori prò praedicto Heremo 
agenti , et recipienti per solemnem stipulationem dare , et sol- 
vere convenio et promitto. Quae poena toties peti et exigi valeat 
ad effectam quoties contra praedicta, vel aliquod praedictorum 
factum fuerìt; et poena soluta praedicta omnia serv.... et per 
firma et illibata persistant : et me , et meos heredes et bona in 
solidum et dictum Albertum et ejns haeredes , et bona in soli- 
dum tibi prò supradicta Heremo recipienti, et ipsi Heremo, et 
tuis successoribus prò supradictis omnibus obligo, renuntiando 
beneficio Epistola^ D. Adriani et novarum constitutionum et 
omni jure , legìbus et constitntionibus , et omni alio legitimo 
auxilio , quo , vel quibus me prò me , vel prò dicto Alberto , 
vel ipse Albertus a supradictis, vel ab aliquo «upradictorum , 
sive a supradicta poena tueri, vel juvari aut liberari posse vel 
posset Et taliter haec omnia me Rainerium Notarium qm. Bar- 



298 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 



tbolomei de Calcinarìa sapradicti cooinhentes sciibere roga- 
feroDt » 

« Actom Pisis iu Apotheca Bocci, qnam oondncit Joanocs 
Falconis prope Ecclesiam S. Nicolai, presentìbos ipso Joaioe 
et Simeone Talliatore qm. Vitalis, et Hattheo qm. Ugnodonii 
Golie testibns ad hoc rogatis: Dominici Incaniat. anno i%5S. 
Indictione XI. , IT. Kal. Octobris. » 

« Postea vero Dominicae Incarnationis anno, Indict. XL, 
Vin. IdoB Jolii et eodem sapraacripto loco. Ego Albeitos sa- 
pradictos mea sponte , et bona Yolnntate prò remedio et salate 
anims me«, et parentom meoram snpradictam donatioiiem , 
confirmationem , promissionem , dationem , et bonoram meomm 
òbbligationem factas a snpradicto Goilielmo germano meo prò 
se , et prò me tibi snpradicto Priori snpradictae Heremi S. Ja- 
cobi prò ipsa Heremo recipienti presente te eodem fratre Be- 
necto Priore snpradicto , et me inde prò sopradìcta Heremo et 
nomine ipsins Heremi interrogante tibi eidem Priori prò ipsa 
Heremo recipienti confirmo et ratifico , et firma , et rata habeo 
et mihi placent , presentìbos Hattheo qm. Ugaccionis Golie , et 
Lamberto ejns filio , et Simeone Talliatore qm Yitalis , et Rai- 
neiro Bascio qm. Peregrini Medici testihus ad hoc rogatis. » 

e Ego Leonardos qm. Albertìni de Calcinarìa Imperialis Au- 
lae Notarius has cartas a snpradicto Raineiro Notarlo rogatas 
prò nt in ejns actis inveni , ita nt ex commissione mihi ab eo 
facta de nniversis ejns Eredis, et actis scribendi et firmande 
cartas , sicut in carta facta codicilli rogata per An^elerinm qm. 
Hnrgelli Notarìnm contin. scripsi et firmavi. » 

e In Archivio S. Joannis de Libnrno snb Littera B. « 



Ecco ora il testo del secondo Documento di sopra accennato. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 299 

In Nomine 
Domini No$tri Jesu Christi Dei Etemi. 

Àmen. 

« Anno ab incarnatione ejos millesimo ducentesimo qaadro- 
« gesimo secondo, Indici. XV. nonis Februarii. 

« Ex hojus serie instrumenti clarum fiat qnaliter Dominus 
Hatheus Heremita S. Jacobi de Àgnativa et Gregorius de Li- 
burna Commissarii Judiciorum Jacobi qm. Rainerii de Portu 

Pisano relict.... continet in suo testamento rogat a No- 
tarlo quilibet eorum fidei Commissario nomine in solidum.... de 
Liburna , quod Beneficiarius institutus a praedicto Jacobo in re- 

siduo bonorum suorum, que restant a supradictus Judicibus 

in suo Testamento continet.... principaliter quod suo nomine 
prò se in solidum persolvendis et expedieodis judicis.... Jacobo 
relictis ut dictum est vendiderunt et tradiderunt Domino Joanni 
Priori Heremitorii S. Jacobi de Àquaviva recipienti prò su{nra- 
scrìpto Heremitorio unum petium terras campi» positum in 

Lajano , quod tenet prìmum terree caput in terra et in terra 

Jacobi Morvelli , et partem in terra Archiepiscopatus Pisani, 
et aliud caput in terra Rustichelli Arcarli, et partem in terra 
Tomei de Gasa Lanfranchi , et Gherardi de S. Cassiano , latum 
terra Jacobi Perusini , aliud latum in terra fratrìs.... de S. Leo- 
nardo et in terra et est prò mensura totum ipsum petium 

statiora octo et si plus vel minus est Gum omni jure , et 

proprietate et pertinfentia sua. Et insuper dicti Fideicommissa- 
rii fideicommissario nomine, et prò Domino Cirilliano suo no- 
mine in solidum vendiderunt , dederunt , cesserunt , atque 
mandaverunt sùpradìcto Domino Joanni Priori prò supradicto 
Heremitorio acceptanti , accipienti omnia jura et actiones uti- 
les , et directas sibi , et cuique eomm in supradicta , et de 

aopradicta re vendita, et tradita, et ejus vel jure compe- 

tentes ? el competentia omnibus suo directo et utili nomine 



300 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

« prò soprascripto Heremitorìo valeat experiri et excipere contra 
« omnem personam et locum. Pro prsetio libranun quinqnaginta 

« trìam deDarioram Pisans tane me Raineiro Notano , et testi- 

« bas infrascripti dictos prior prò suprascripto Heremitorìo eis dedit 
« et soWit et dicti.... fidei Gommissarii nomine prò se, et prò dicto 

« Cirilliano prò se, et suo nomine nt.... libras qninqnaginta 

« de quo toto snpradicto pretio dicto Fideicommissarii et snpra- 
« dietns Cirillianns nt dictum est manemnt se bene pagatos , et.. 
« snpradicto Heremitorìo , et ipsnm Heremitorinm libemm et 
« qnìetnm. Et prò solemnitate stipulationis dicti Fideiconunissarii , 

« fidecommis in solidnm et dietns Cirillianns prò se , et suo 

«nomine principaliter in solidum convenerunt, et permisemnt 
« dicto Domino Priori recipienti , et acceptanti ad pcsnam dupli 
« extimationis snpradictae rei traditse snb.... qualis etiam tnnc sti- 
« pnlata , promissa , obligata Fideicommissarii fideicommissarìo 
« nomine 9 et etiam bona qnae fuemnt dicti Jacobi defnncti in 

« solidnm , et dictum Cirillianum obligando in solidum, et bo- 

« na sua prò supradictis omnibus de supradicta, vel prò sapra- 

« dieta re vendita, et tradita, et de ejus possessione, et jure, 

« vel eorum possessionibus , et jurìbus ratione nllo modo vel 

e ingenio quolibet prò se , vel per alium non imbrigare, yel mo- 
« lestare ncque per placitum, vel alio modo fatigare dictum 
« Dominum priorem Heremi S. Jacobi, ncque dictum Heremito- 
« rium , si ve cui dederint , vel habere decreverint.... ab omni in- 

« trigante persona et loco de feud auctores et defensores in 

« solidum inde eis existere cum omnibus suis, snorumque hs- 

« redum expresse et advocatorum , et omnes alice resarci- 

« torum promiserunt. Et sic dicti Fideicommissarii fideicommis- 
« sario nomine in solidum et dictum Cirillianum principaliter et 

« suo nomtne possessionem supradietae rei venditse et tradits 

« prò suprascripto Heremitorìo S. Jacobi, et ejus nomine jure 
« proprio possidere. Et constituerunt se in solidum , et prò dicto 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 301 

« Heremo renonciantes omni jore et aaxilio , et exemptionibos et 
« consti tot ionibus , et specialiter beneficio Epistolae Divi Adriani 

« et novo juri autentico possent et nomine a poena. Et in tali 

« ordine hanc cartam me Rainerinm Jndicem et Notarìom scri- 
« bere rogavemnt. » 

« Actom Pisis de Cantone , presentibus Gerardo qm. Ugac- 

« cionis Goliae testìbns ad hoc rogatis. » 

« Ego Rainerins fiiios qm. Sassi de Ripa Ami Domini Henrici 
« Serenissimi Imperatoris Judex et Notarius predictus interfui, et 
« hanc inde cartam rogatas scripsi , et firmavi. » — 

Qnali fossero i Fideieammissarii dei Giudizi di Porto Pisano 
nel sopra trascritto Documento indicati j qnali le loro speciali at- 
tribuziom\ se appartenessero o no per avventura alla classe dei 
Giudici di Porto Pisano , residenti già nel Palazzotto , e da noi 
spesso ricordati » non saprei dame contezza senza valermi di in- 
significanti supposizioni, se pure nel testo degli Statuti Pisani ^ 
che sarà tra breve a pubblicare V egregio Livornese Sig. Prof. Bo- 
naini non sorgesse alcuna particolarità capace a porgere sull' ar- 
gomento in discorso una qualche più chiara , e positiva notizia. 

(65) n Yemagàlloy conforme narrano il Villani^ e V Ammi- 
rato, per far sì che i Fiorentini nella scelta di uno dei due 
luoghi offerti loro nel trattato di pace preferissero quello, che 
meno interessava ai Pisani , cioè Ripafratta, come paese lontano 
dal mare , propose al consesso degli Anziani di simulare assai più 
impegno per Ripafiratta anzi che per Piombino. — I Fiorentini 
presi al laccio , ed ingannati da tali apparenze , aderirono a vo- 
lere Ripafratta. Ha ciò che non può a meno di anunirarsi in 
questo avvenimento si è il silenzio dagli Anziani di Pisa religio- 
samente serbato , quantunque molti di numero fossero nelle adu- 
nanze, e non tutti forse tra loro affezionati, acciò non venisse 



302 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

tradito, come Io venne di fatto, il segreto suggerimento del Ver- 
nagallo. In tal modo si amava allora la patrìal Anche nel Senato 
Veneto si deferiva il giuramento della segretezza; ma andava 
sempre unito alla certezza di essere impiccato ^ o nei fondi se- 
polto vivo colui, che avesse osato mancarvi minimamente. 

(66) Oltre il parlare di questa traslocazione il Tidi ( GtUd. 
di Pis. ) , il A SanteUi , e V Autore del Calendario Livornese nu- 
noscritto , e dell' altro stampato del i77S , se ne trova fatta 
espressa menzione anche dalla Iscrizione posta già nella Chiesa di 
S. Giovanni, la quale era cosi concepita. 

D. 0. M. 
PRO PP. ET FF. ORDINIS EREMITARUH S. AUGUSTINI , 
. QUI CUM IN CONVENTO S. JÀCOBI DE AQUAVIVA 

EREHUM DIU INCOLUISSENT 
ET USQUE AB AUGUSTINI PATRIS TEHPORIBVS 

SANCTISSIlfE VIXISSENT 
ANNUENTE ALEXANDRO IV. PONTIFICE 

HUC DEVENERE. 

(67) Il Tronci nei suoi Annali Pisani riporta tutto intero il 
testo della Bolla Pontificia di assoluzione. 

L'utile, e salutare penitenza imposta ai Pisani di fondare 
nella loro Città un nuovo Spedale, che fu quello detto poi di S. 
Chiara , venne dalla Repubblica puntualmente sodisfatta : e Fra 
Mansueto Tanganelli di Castiglione Aretino dei Minori di S. Fran- 
cesco Penitenxiere del Papa ne fece la solenne dedicazione, alla 
quale intervennero molti Prelati, e lo stesso 5. Bonavei^wra. 

Ecco come le indicate Sigle erano formate. 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 



303 




Al presente una sola casa in Livorno vecchio conserra questa 
sigla nella già così detta Piazza Vecchia di Livorno^ ora di S. Gio- 
vanni ^ di numero civico 247. 

Una seconda sigla consimile esisteva già nella istessa Via S. 
Giovanni, e precisamente snlla cantonata dMa abolita Via dell' Oro^ 
e stava sopra qnella testa di marmo^ la qnale sino dai tempi del 
P. Santelliy come egli medesimo referìsce» si chiamava dal po- 
polo comunemente la testa di Labrone. Nella ampliazione della 
Via S. Giovanni eseguita al seguito dell' Epoca funesta del 1835 , 
andarono disperse e la sigla , e la testa predetta tra le macerie 
dello stabile, che per compiere l'ordinata ampliazione veniva allo- 
ra in parte distrutto. — Giudicava alcuno quella testa essere stata 
probabilmente un frammento di una qualche antica Statua Ro- 
mana; uè si ingannava; poiché non ne era affatto dispregievole 
la scultura. Rinvenuta forse in qualche antico scavo di fonda- 
mento quando il Villaggio si fabbricava venne collocata nella pa- 
rete della casa contigua, e così serbata senza distruggersi dai 
nostri maggiori. Chi sa che eglino non supponessero avere appar- 
tenuto un giorno al Tempio Gentile di Ercole Labrone, il quale 
non molto lungi sulla contigua Piazzetta dei Grani sorgeva I 

Grandi poi , e straordinarj furono i prìvileg] dal Pontefice 

40 



304 ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 

conceduti al mentovato nuovo Spedale -^ e tra gli altri quello da 
notarsi accordato ai Religiosi che lo servivano, di potere cioè rice- 
vere dai penitenti roba di malo acquisto , o per tisurej o per rapine, 
per la commutazione di voti , eccetto quello della peregrinazione a 
Gerusalemme y fino alla somma di mille marche d' argento. 

(68) Il Contratto , che la esistenza comprovava di Caprolec- 
chio 9 luogo ove debbo credersi fosse già situato a questi tempi 
il Romitorio sotto V invocazione di S. Maria , veniva citato nel Lodo 
pronunziato dai Consoli dell' Arte di Por S. Maria di Firenze 
neir anno 1425, ove si leggeva : « Et viso alio instrumento manu 
« S. Savinghelli qm. Benincasae de Vico Notarii Public! Pisani, 
« per quod et anno 1256 Indict. XUI. 16 Kal. Junii Ubaldus de 
« Cappella S. Pauli et qui quandoque morabatur in Plano Portus 

« apud Caprolecchio , vendidit fratrì Benintendi Priori domo- 

« rum Hospitalis S. Joannis Jerusalem ementi prò Hospitale et 
« Ecclesia duo petia terrarum posita in Plano Portus in confini- 
« bus de Caprolecchio , quod petium terrae est de fondo Curiae 
« Liburni , et quam venditionem suprascripti petii terrae dìctns 
« Ubaldus fecit suprascripto Fratri Benintendi secundum consue- 
« tudinem curiee Liburni , salvo jure Marchionum. » 

La nobile famiglia Sproni Livornese, che ci è occorso ora nuo- 
vamente di mentovare, ha in varie occasioni, ed anche ai tempi 
nostri, dimostrato in molti incontri quanto fosse affezionata al pro- 
prio paese. — Per non offendere la modestia degli individui, che al 
presente la compongono, i quali e presso l'Augusto Principe, che 
ci governa, e neUa Amministrazione Comunale si distinguono, 
tacendo di essi, rammenteremo invece con plauso, oltre il defun- 
to [Provveditore dell'Università di Pisa Cav. Beniamino Sproni, 
anche il Padre dell' attuale nostro Gonfaloniere , il quale coprendo 
all' epoca dell' Impero Francese per nomina dell' Imperatore Napo- 
leone la carica di Maire della Città , diresse al Ministro dell' In- 



>« V 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 305 

temo a Parigi due Relazioni ( Manoscritte presso di me ) pregievolis- 
sime e copiose rigaardanti Livorno, ed il suo territorio nei più 
essenziali rapporti di industria , di prodotti , di arti , e di popolti- 
xione ec. a quel tempo. 

(69) Il Conte Ubaldo veniva eletto a tale carica dagli stessi 
Comunisti dell' Università di Monte Massimo ^ la quale era situata 
nella giurisdizione del Porto Pisano y conforme si ricava dall'atto 
di procura fatto in Pisa nel 18 di Gennajo 1256, citato dall'abi- 
lissimo Si;. Repetti ( Dix. della Tos. ) 

(70) Tutto ciò si deduce chiaramente dai Documenti in pro- 
posito citati dal ridetto Sig. Repetti nel suo Dizionario della To- 
scana ove parla di Monte Massimo. 

(71) Le Memorie dell' Archivio Arcivescovile diPisa^ rammentate 
dal Tidi ( Guida del passeg. ) ne facevano piena fede. Sulla scorta 
di esse aggiungeva lo stesso Scrittore, che tanto la Chiesa, che 
la Borgata annessa andarono quindi incendiate e distrutte dai 
Corsari y ossia dai Barbareschi, i quali spesse volte sulle coste 
Toscane allora impunemente discendevano. 

(72) Con queste qualificazioni in fatti egli segnava nel 1259 
bn Atto, con cui dichiarava avere ricevuto da Domina Julia de 
Liburna quanto gli doveva un certo Bulgariniy così sottoscriven- 
dosi « Albertus Marchio Massae et Marchio Libumi. » 

L'atto istesso nel suo originale esisteva già nell' ^IrcAitHo 
delle Monache di S. Bernardo di Pisa , ed in copia anche in quello 
della Certosa. 

Ma è da notarsi come questo Signore di Livorno fosse nel 
1270 già caduto in bassa fortuna; poiché da una Carta della Pri- 
maziale Pisana ( citata dal Sig. Repetti ) apparisce avere un suo 



306 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA H. 

creditore di Lire 2S Genovesi^ stimato benCi onde non avere più che 
fare con lai, perchè forse conosciato per cattivo pagatore, di cedere 
ad altri ogni suo diritto, ed azione. Par nonostante chi crederebbe 
che egli stesso in mezzo alle ristrettezze economiche, in cai si 
trovava, osasse poi , valendosi della sua alterigia Baronale , di mo- 
lestare gli Agenti del Monastero delle Monache di S. Bernardo , e 
di S. Croce a foce d'Amo pel possesso di ana quarta parte del 
territorio di Monte Masso , lasciatogli dal Conte Ubaldo di Pisa ; e 
che per contenere nei limiti di ragione le sue pretensioni fosse 
necessaria una sentenza , la quale contro di esso venne in effetto 
proferita nell'anno 1261? 

Non sono nuovi però nella storia altri consimili esempj di 
sì fatto contrasto , cioè di burbanza feudale , e di miseria ; di ar- 
roganza e di mendicità in individui , che nati da opulenti , e co- 
spicue famiglie , hanno dovuto quindi contrastare col più pressante 
bisogno senza però deporre V alterigia dell' antica prosapia , pre- 
tendendo per di più anche quello , che loro non si perveniva. 

(73) Il Documento comprovante V accrescimento del Villaggio^ 
sino oltre la Via Carraja , venne dal P. Santelli trascritto nel suo 
Tomo 5 inedito , esistente ora nell' Archivio della Comunità , e co- 
piato da un Libro antico della Comunità istessa segnato di Lettera 
D secondo num. 4, di cui un esemplare si trova presso le Monor 
chine del Luogo Pio di Livorno. 

Dobbiamo poi allo stesso P. Santelli la notizia di avere il 
Documento in discorso formato soggetto un tempo delle Conver- 
sazioni Letterarie f che in Livorno nella propria abitazione presso 
il Duomo teneva già il celebre Archeologo Monsignore Filippo dei 
Marchesi Venuti ^ allora quando vi copriva la carica Ecclesiastica 
di Proposto dell* Insigne Collegiata. 

Sembra che delle Memorie lette nelle enunciate conversazioni 
si redigessero alcuni Atti a cura dello stesso Monsignore Venuti: 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 307 

poiché narra il citato P. Santelli che tali Atti non essendo stati 
mai stampati , pervennero riuniti in un grosso Volume manoscritto 
agli eredi di quel rinomato Antiquario. — Riguardavano essi prin- 
cipalmente la Storia Livornese. — Chi sa mai ove al presente ri- 
mangono od obliati^ o nascosti in Cortona I Se questo cenno per 
avventura potesse di là trarli alla pubblica luce noi ne anderemmo 
oltremodo contenti. — 

Ora r accennato Documento portando la data dell' anno 1260 
vale a dire di soli 16 anni posteriore alla famosa iscrizione , di 
cui abbiamo parlato alla Nota 61 , giudicata una delle più antiche 
composizioni in idioma volgare , che si conoscano ; e potendo per- 
ciò a buon dritto annoverarsi tra i più vetusti scritti di tale idioma, 
ci siamo dati il pensiero di qui pubblicarlo ; mentre tuttora ine- 
dito , ed ignoto già al Muratori , ed al Targioni , rimaneva quasi 
che neir oblio sepolto ; tanto più se al dire dell' egregio Sig. Re- 
petti ( Diz. della Tos. ) tale pure poteva chiamarsi anche il poste- 
riore Testamento del 1287 , con cui la Contessa Beatrice figlia del 
Conte Rodolfo di Capraja , della Consorteria ( secondo esso ) dei Mar- 
ehesi di Livorno lasciava Lire dieci alla Kalonica di Monte Varchi 
per dicere Messe , e per un paramento da prete. 

Eccone il testo. 

In Nome di Dio. Àmen. 
« Per questo pubblico lustramento sia ad ogni persona mani- 
« festo che Bonagiunta Notajo filiolo di Avito Fabro vendè , e dà 
« a Frate Jacobo et Guidone Heremiti dell' Heremitoro di S. Ma- 
« ria di Parrana compranti e riceventi per esso Heremitorìo , et a 
« nome de esso Heremitorio un pezzo di terra in tero cum una 
« casa su , e terra vota ed ortale cum fichi , et frutti , et come so- 
« pra di se drìeto alla casa posto in confine di Liburna in luogo 
« detto Cararìa, et tiene uno capo in ditta Gararia, l'altra in 



308 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA D. 

terra che fu de Tedicii de Libaraa, lato uno tiene in terra de 
figlioli già di Villano de Liburna , V altro lato in terra della 
Pieve di S. Julia de Liburna ; e se altri ci fussino più veri 
confini tanto quanto le se trovasse fure per misura. Lo quale 
soprascritto pezo di terra è feudum Harchiorum cnm omni ra- 
xione , actione , et proprietà pertinente , e con ogni cosa affisse 
a epsa cosa , et in epsa cosa. E qui vende , e da et cede et 
mandat ad essi Compratori , et receventi a nome del soprascrit- 
to Heremitorio ogni raxione , actione , et rectitudine cosi directe 
corno utile, e reale, et personale et mixte, che in questo a 
lui si convenisse per qualche modo , o ranone ; acciocché in 
epse tutte et singole epti Frate Jacobo et Frate Guidone , e per 
epto Heremitorio , et nome da epso Heremitorio , et epao He- 
remitorio , e a quali li quali darano , overo deliberano di dare, 
overo babbi con loro diritto, e utili, come de lo Heremitorio 
soprascritto possino, e valeant fare, e provare con ogni per- 
sona , e luogo per pregio de libbre vinti otto de danari pisani. 
Lo quale pregio da essi paganti a nome del Heremitorio sopra- 
scritto et del pregio della casa , che fu del soprascritto Frate 
Jacobo vendute dal Priore de esso Heremitorio , e per epso He- 
remitorio Rustico di Marchese comprante a nome di Giraldo 
dalexio recevette et hebbe presente lo infrascritto Judice , et 
Notajo di Hesser Urselli , et testimonii infrascripti : et de diete 
pregio se chiamò ben quieto et pagato, et per stipulation so- 
lepne lo infrascritto Bonajunu Notajo convenne , e promise alli 
soprascrìpti Frati Jacobo , et Guidone recevente a nome del so- 
prascritto Heremitorio se et suoi heredi , e beni obligò a pena 
della doppia extimatione del soprascritto pezzo di terra la ca- 
sa, e sua pertinentia, la quale allora fusse per stipulazione 
promissa che vota , et disbrigata possessioni ad epsi per lo dicto 
Heremitorio davan e a loro , e a successori loro per epso Mo- 
nasterio et a epso Honasterio in quella possessione farti esser 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA D. 309 

primi e saperìori , e che del soprascrìtto , o per lo soprascritto 
pezzo di terra, o per sua cagione per lo advenire per dìodo 
modo , et iDgegDO per se , o per altri iotrìgherìi , ovvero mo- 
lesterà De aDCo a piaximeoto dì a piato ìd altro modo fatigerà. 
Li soprascrìtti Jacobo, et GaidoDC et a loro successori per 
esso HeremitoriOy ovvero a choloro alli quali darauDO, overo 
deliberaDO habiaDO , ma difcDderìi et desbrigherà epso a loro , 
et a loro successorì per esso Heremitorìo , et a choloro li quali 
daraDOy o deliberaDO che abiaDo. Et a ogDÌ persoDa, e luogo 
iDtrìgaDte sarà sempre loro actore , et defoDsore ad ogDi sua , e 
suoi heredi expese ; e che receverà ìd se il ÌDditio de esso per- 
di terra , o per caxìone de esso pezzo di terra alcuua lite gli 
fosscDo promossa per alquDO modo o raxioDe, et dare pegDO 
di sicurtà per la dirictura e salarìo de esso advocato, o altre 
spese fare che ìd ditta , e per ditta lite , o per essa cexioDe 
saraDDo Decessitate di fare. Et rcDuutio ad ogDÌ aìutorìo da 
raxìoDe er exceptiODC , costituzioue , et uso dì legge , per lo 
quale , o cum lo quale da le preditte cose si potesse difendere 
et ajutare. Et comaudo loro per epso Heremitorìo ÌDtrare ìd 
possessiooe del soprascripto pezzo dì terra cum la casa , et sua 
pertiDeDtia acioche per V avcDÌre a loro Dome , et raxiooe pro- 
pria posagaDo e lui per essi, et dicto Heremitorìo ìd questo 
mezo disse possidere. A queste cose Gregorio già VillaDì di Li- 
burua siguraudo soprascritto BoDagiuDta suo geuero , et a suoi 
preghi et comaudameDti, et aDCora a suo proprìo Dome prìDci- 
palmcDte a quel medesimo per ogui et sÌDgDla soprascrìtta, 
corno lo soprascritto BonagiuDta et a quel medesimo, et sopra- 
scrìtto modo , et a simili pena et essi Frati Jacobo , e Frate 
Guidoue per el ditto Heremitorìo receveDte ccdvcddc, et per so- 
lempDe stipulazioue promise fare et far fare et DomiDatamcDte 
che del soprascritto pezzo dì terra cum casa di sua pertiueDtia 
sarà a loro , e suoi successori per esso Heremitorìo , et a queli 






310 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

« ali qaali darano , overo deliberano habiano. Actore et defensore 
« et desbrìgatore da ogni persona, e luogo imbrìgante ad ogni 
« saa , et suoi heredi , expese et obligò se suoi heredi y e hexìì. 
« Et renantio ad ogni aoxilio di raxione exceptioni , et constitn* 
« zione , et usa di lege , con Io quale da le preditte cose se po- 
ti tesse difendere, o ajutare. » 

« Fatta a Pisa in solajo della casa de Gali presente Bene No- 
« tajo già di Jacobo di Bene , et Federico Notajo de Bonaccorso 
« testimonj a questo chiamati. » 

« Anno Dominicae Incamationis Mille ducento sexanta , Indi- 
« tione secunda, 12 Jnnii. » 

« Io Bene già di Jacobo Notajo de omnibus Imperatore digni- 
« tà &CC. » 

Al qual testo il citato P. Santelli aggiunse: 
Neir Archivio delle Monachine di Livorno , e nel primo Tomo 
delle Conversazioni Letterarie inedite presso gli eredi deW Illustris- 
simo e Reverendissimo M. Filippo de' Marchesi VentUi di Cortona già 
Proposto di Livorno^ alla pag. 56. 

(74) Vuole il prelodato Sig. Repetti ( Di%. della Tos. ) che per 
Via Carrareccia nel Medio Evo si intendesse quella , che era stata 
scavata nel terreno quasi a guisa di fossa , a differenza delle stra- 
de sollevate , che chiamavansi aggerate. 

Non saprei dire se la nostra Via Carrareccia ayesse o nò V as- 
serta qualità ; mentre percorrendo la linea dell' attuale Via Erbosa 
in suolo piuttosto alto ed elevato , non presenterebbe adesso al- 
cuna traccia d'essere stata un tempo incassata; tanto pia che 
l'antico sno livello, per entro al Villaggio j è rimasto, per quanto 
si può conoscere, senza sostanziale alterazione sino ai dì nostri. 

(75) Ciò pienamente resulta dal trattato che la Bepubblica 
concludeva adesso ( An. 1264. ) con Elmiro Re di Tunis. 



-\^ 



ANNOTAZIONI ALL* EPOCA U. 311 

Il Trofici in fatti ( An. Pis. ) riportaodone alcani frammenti, 
come stavano scritti parte nel testo latino ^ e parte nella tradu- 
zione volgare esistente neir Archivio delle Riformagioni di Firenze^ 
porgeva una indubitata conferma di quanto abbiamo asserito. — 
Eccone il testo. 

Sancti Spiritus adsit nobis gratia. 

« Ave Maria grazia piena Dominus tecum. Qaesta este la pace 
« factam inter Dominum Elmirnm.... Regem Tunicbi et Dominum 
« Parentem Vesconte Ambasciadore dello Comune di Pisa.... Et 
« fermossi questa pace ... per anni 20 del tertio Idus Augusti 126S. 
« De Isule de li Pisani — Lo qual Dominus.... ricordone le con- 
« fine de le terre loro , le quali messe sono in questa pace , 
« e le quale sono in terra ferma et grande , ciò esse dallo Corvo 
« infine a Civitavecchia et V Isule sono in mare , ciò este : tutta 
« r Isula di Sardigna et Castello di Castro et V Isula di Corùea ; 
« et r Isula di Pianosa ^ T Isula d'Elba: et T Isula di Capraja; 
« et r Isula di Gorgona ; et V Isula di Gillo ; et V Isula di Monte 
« Christo » ... Et che dobbiate avere Fondaco in ciascheduna 

« terra di Afirichia , et in Buggia in ciascun Fondaco una Ec- 

« desia et uno Cimiterio , un bagno, un forno Et che a Buona 

« debbono ha ver fondaco » 

(76) Cosi il Villani ( Li6. 2. ) « U Papa dette loro ( ai Guelfi ) 
« la propria sua arme , che è quella , che ancor oggi si ritiene la 
« parte Guelfa, cioè un'Aquila vermiglia in campo bianco, so- 
« pra un serpente verde , come che v' havessero giunto in pro- 
ci cesso di tempo un giglietto vermiglio sopra il capo dell'Aquila. » 

• 

(77) Quali fossero le respettive massime politiche, e le mire 
principali dei Guelfi e dei Ghibellini in Italia lo accennò già VAm- 

41 



312 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

mirato {Lib. 2. ) « Non volere quasi dir altro Guelfi che lo stato 
« popolare; né Ghibellini altro che quello degli Ottimati. Et co- 
« me i Ghibellini aderendo all' Impero amavano pia la forma del 
« reggimento dei pochi , simile a quella del Principato , cosi i 
« Guelfi accostandosi alla Chiesa erano desiderosi del Governo 
« popolare , nel quale per più larga porta entrassero tutti gli 
« uomini da bene o nobili , o plebei , che fossero. » 

Alcuni però hanno preteso che il concetto intimo, ed in qual- 
che modo riservato , dei Ghibellini , da Dante istesso seguito , e 
dagli uomini più famosi di quel tempo compreso, fosse assai 
profondo , ed in sostanza al maggior bene di Italia adattato. Poi- 
ché essi aiutavano volentieri l'Imperatore in quanto che brama- 
vano venisse a porre la sua sede in Italia, persuasi che allora 
la Germania e le altre provincie a lui soggette, sarebbero a 
lungo andare tornate in grado di sue dipendenti. Sembrava perciò 
a loro che il Guelfismo composto di teocratico , e di municipale , 
tener dovesse divisa la patria, perpetuandone la debolezza; im- 
perocché questo concetto al dire anche del Dottore Rossetti , e del 
Marchese Axzolino emanava in fatti evidente dalla Divina Commedia , 
e dal Libro istesso de Monarchia^ scritto da queir altissimo Italiano. 

(78) Gli avvenimenti, che relativi al Re Carlo d' Angió ab- 
biamo sino a qui riportati, vengono dai vaij Scrittori referiti sotto 
diversi anni. -— Tolomeo da Lucca ( Rer. Ital. Script, ) il Tronci 
( Ann. Pis. ) , il Muratori ( Ann, d' Ital. ) , il P. Magri , ed il San- 
telli (7. 3. ) li ripongono in fatti nell' anno 1267 : il Targioni 
( Viag. T. 9,. ) nel 1268 Comune : V Anonimo Autore del Breviario 
(Aer. Ital. Script.) nel 1269: il Cronista Pisano Anonimo {presso 
il Doti. Gentili citato dal Santelli ) nel 1270 : ed in fine i due 
Anonimi Cronisti Pisani ( Rer. Ital Script, ) nel 1280. 

(79) In fatti 11 CronUta Pisano ( iter. Ital. Script. ) diceva 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 313 

« lo Re Carlo venuto a Livoma lo bruciò j e distrusse affatto il 
Porto Pisano » Riccardaccio Malespini « // Re Charlo ebbe Porto 
Pisano y e fece disfare le Torri del Porto. » L' Anonimo Autore del 
Breviario dell' Istoria Pisana ( Rer. Ital. ) m De Mense Januarii Rex 
Charolus venit Libumum , et eum combussit , et Pisanum Portum de- 
xtrussit^ et ibi stetit diebtis XV. » Simone della Tosa ( Cron. pag. 14) 
presso il Manni tra le Cronichette del buon secolo della Lingua To- 
scana a // Re Carlo cavalcò colla sua gente sopra Pisa^ ed ebbe 
assai delle tue Castella , e disfece il Castel del Porto loro ( lÀvortho) » 
Tolomeo da Lucca ( Rer. Ital. Script. ) « Il Re Carlo coli' esercito 
della Lega dextruxit Castrum Portus et Libumam » Finalmente, 
per non citarne altri Gio. Villani serìYeya ( Stor. Lib. 7. ) Partito 
il Re Carlo da hoste a Poggibonsi co' Fiorentini cavalcò sopra la 
Città di Pisa , e , presone molte Castella con gran danno dei Pisani, 
et hebbe Porto Pisano , et fecelo disfare , et abbattere et disfare le 
Torri del detto Porto. » 

(80) Il Pignotti in fatti è quegli che rammenta {Stor. della 
Tos. ) la lettera minacciosa scritta dal Papa ai Pisani , sul teno- 
re e sulle espressioni della quale tanto già si era crucciato il 
Dal Borgo ( Disert. 7. ) pel titolo in specie di Erode, che ai suoi 
concittadini si era voluto appropriare. 

(81) L'Impero veniva riputato vacante sino dall'anno 1251, 
dopo la morte cioè dell' Imperatore Federigo II. ; ed in tale stato 
rimanendo tuttora a senso del Papa pretendeva questi spettare 
ad esso amministrarne il governo, provvedere alle sue necessità, 
e nominarne i Vicarj. 

(82) Questo Tribunale per lo più faceva tre parti dei beni 
confiscati ai Ghibellini , come narra V Ammirato ( Lib. 2. ). Una ne 



314 ANNOTAZIONI ALL* EPOCA U. 

assegnava ai Guelfi in compenso delle robe da essi altre volte 
perdute per opera dei Ghibellini ; V altra alla Camera del Cornane ; 
e finalmente la terza slMagistrdio detto di Parte Guelfa*^ rappre- 
sentato da varj Capitani perchè ne disponesse a sao piacimento. 

(83) Vorrebbe il P. Santelli ( Tom. 1. ) far credere che la 
enunciata Compagnia del SS. Sacramento esistesse in Livorno sino 
daW anno 1260. 

Quest'epoca però è a molti sembrata alquanto incerta ed 
anticipata , massimamente rimpetto alla prima istituzione della 
Feeta del Corpo del Signore , la quale non ebbe luogo , come ap- 
prendiamo dalla Storia Ecclesiastica , e dal Muratori ( Ann. d* Ital. ) 
che nel 1264; sebbene sino dal 1246 si dicesse già celebrata in 
Liegi dal Vescovo Roberto alle istanze della devota Donna Giuliana. 

Noi l'abbiamo protratta piuttosto al 1270 sul reflesso spe- 
ciale, per cui era ben ragionevole il supporre che le Terre, e le 
Chiese più vicine a Roma si fossero affrettate meglio delle lon- 
tane a distinguersi nel culto promosso già dal Capo della Chiesa 
Universale. 

D'altronde sappiamo che in Pisa nel 1361, essendo Operajo j 
del Duomo Bonagiunta Mascari^ venne per pubblico bando ordinato, 
conforme narra il Tronci ( Ann. Pis. ) , che nel Dominio Pisano si 
eseguisse ogni anno la solenne processione del Corpo del Signore^ con 
r obbligo di intervenirvi agli Ecclesiastici non solo , ma eziandio 
alle Crompagnie Laicali. 

In conferma del fin qui esposto possiamo noi aggiungere co- 
me per le autentiche Memorie della Comunità nostra apparisce posi- 
tivamente che esistesse già , e del tutto organizzata , e stabilita in 
Livorno alV anno 1469 la indicata Compagnia del SS. Sacramento , 
la quale sin d'allora veniva amministrata da alcuni Ufficiali ^ i 
quali eletti ogni due mesi dai rappresentanti della Comunità 
■stessa prendevano il titolo di Massai , e di Operaj della Fraternità. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 315 

Ed in proposito della solenne processioney che si eseguiva nel 
dominio Pisano , ed in consegoenza anche in Livorno , ci sarà grato 
a suo tempo far maravigliare il lettore narrandogli come V appa- 
rato maestoso della medesima, quando ebbe luogo nella Piax%a 
d' armi sotto i primi Granduchi Medicei , e quando il Castello era 
già divenuto Città , fosse capace a produrre una delle più celebri 
conversioni y di cui la Chiesa Cattolica si vanti, nella persona del 
famoso Naturalista Danese Niccolò Stenone ; mentre da lui medesimo 
colle più minute particolarità nelle sue lettere viene raccontata. 

(84) Tutto ciò apparisce da un vecchio Libro del 1410, ove 
erano notati gli obblighi della Pieve di S, Maria , e da un altro , 
nel quale si teneva conto dell' entrata del Monastero di S. Giovanni 
dei PP. Agostiniani di Livorno. 

Nel primo si diceva « Festa all' Altare del Sagramento , e S. 
Giulia de" Catelmi a 22 di Maggio , e il Giovedì doppo la Trinitae, e 
e il Giovedì della Carne , e primo di Quaresima. » 

E nel secondo si dichiarava ( pag. 71. ) « Ricebuto dal Pievano 
per la Messa in Pieve di questo Mese di Mano all' Altare Cantelmi 
per gli huomini del Sagramento , e S, Giulia — . 4. 

(85) Che r Autore della Immagine , di cui parliamo , fosse il 
Margaritone di Arezxo , ne hanno convenuto oltre altri molti Scrit- 
tori anche lo stesso P. Oberhausen ( Stor. della B. V. di Montenero ) 
dietro V esame , come egli dice , dei caratteri gotici majuscoli , che 
circondano il capo della Vergine. 

(86) Vedasi V Annotazione susseguente di N. 140. 

(87) La edìGcazione intorno a questi tempi della Torre di 
Salviano in plano Portus trovasi notata dal Muratori ( Antiq. Med. 
Aev. J. 3. pag, 1055. ) , e ricordata anche dall' Abate Tempesti 
( Manoscritti ). 



316 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA H. 

Ove precisamente sorgesse non si conosce. Certamente sarà 
stata eretta presso il Salviano maggiore j e non lungi perciò dal 
Salviano minore , il qaale ultimo formando esso pure nel Medio 
Evo un villaggio separato, e distinto dal primo, dipendeva però 
dal medesimo, appartenendo alla stessa Comunità. Anche al pre- 
sente si scorgono qua e là disperse alcune traccie di fondamenta 
di fabbriche antiche a qualche distanza dall' attuale Chiesa di Sal- 
viano nella direzione verso il mare, e tra queste forse potreb- 
besi riscontrare T ultimo avanzo di detta Torre. 

(88) Varie famiglie dello stesso cognome Aossi esistono tuttora 
in Livorno , le quali potrebbero per avventura annoverarsi a buon 
dritto fra le più antiche originarie del luogo ^ se dal mentovato //- 
dido Rossi provenissero. 

(89) Era situato questo Convento fuori di Pisa, ove esiste 
adesso quello dei Cappuccini. Venne fabbricato nel 1240 da un 
Monaco, Fra Martino comunemente appellato, colle elemosine, 
che dai fedeli aveva raccolte. 

(90) Lo pubblichiamo noi volentieri onde veda ora per la 
prima volta la luce, e possa riporsi tra i più interessanii Docu- 
menti del Medio lEvo. — Rimase ignoto, per quanto io sappia, 
anche al Muratori ^ ed al Targioni. — Noi l'abbiamo tratto dalla 
Copia inserita nel Tomo 5 Manoscritto del P. Santelli esistente in 
Comunità , e segnata di Lettera D. secondo di N. VI. 

L' Originale si conservava già nel Convento di S. Niccola di 
Pisa. 

Eccone il testo. 

In Etemi Dei Nomine. Amen. 
« Ex hoc publico instrumento sit omnibus manifestimi qua- 



L'. 



ANNOTAZIONI ALL* EPOCA U. 317 

« lìter Tedicias Bavella, et Jacobas Mursicus Coosales Cariae 
« Ordinìs Maris Pisanae Ciyitatis prò se ipsis Consulìbus et prò 
« Henrico filio Guidoois BeniQcasae item Coosale et socio eoram, 
« Coasulatas nomine prò buprascripta Caria Maris locavarant et 
« titolo locationis dederunt et firmaverant Fratri Galgano Priori 
« loci de Aquaviva prope Libumam habente baliam de infrascriptis 
« fratris Rngerii Prioris Proyincialis fratrom Heremitaram Ordinis 
« S. Augustini , et etiam per litteras loci S. Jacobi predicti , qua- 
« mm tenores inferius continentur, prò ip^ loco et nomine et 
« jure dicti loci S. Jacobi predicti recipienti Turrim de Lanterna, 
« qnae est in mari prope Portom Pisanum , cam ipsa Lanterna et 
« Lacerna , et rebas fomimentis et apparatibas , et massaritiis 
« ipsius Lanternae et Tarris, qaae none sant in dieta Torri. 
« Qnatenas dictas Prior prò sopradescripto loco S. Jacobi predi- 
« cti et ipse locas habeat, teneat, castodiat et senriat in dieta 
« Torri 9 et moretor ad costodiam et seryitiom ipsios Lanternae 
« et Torris a Kalendis Aprilis proxime ventori ad annos qoin- 
« qoe proxime ventoros prò infrascriptis omnibos inde dandis et 
« solvendis Priori dicti loci , vel alie legitimae personae prò ipso 
« loco recipienti, ot infra dicetor, et per solemnem stipolatio- 
« nem soprascripti Consoles , consolatos nomine prò soprascripta 
« Caria Maris eo modo ot sopradictom est, conyeneront et pro- 
« miseront soprascripto Priori dicto loci S. Jacobi predicti prò 
« ipso loco ipsam rem locatam in toto soprascripto termino et 
« tempore non tollere , vel tolli facere et dare et solvere Priori 
« dicti loci vel aliae legitimae personae recipienti prò ipso loco 
« singolis trìbos mensibos starios sex olei ad opos snpradicte Lan- 
« temae et prò ipsa Lanterna, et solidos triginta qoatoor prò 
« lainglaolis ardendis necessariis in dieta «Lanterna , et solidos 
• decem et octo denarioram prò portatora olei et soldos sex de- 
« nariorom prò ona libra et dimidia candelentorom , et soldos 
« qoìnqoe denariorom prò spongis tenendis ad tergendam ipsam 



318 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 



Lanternam , et prò eomm salario libras qaindecim denarìomm 
Pìsanorum moaetamm. Qaae omnia et singola , nt dieta sunt , 
facient et obsenrabunt , accedent et solvent sine omni briga et 
molestia, et ollis expensis et Carìae reclamatione » alioquin 
peuam dupli extimatioois sopradicti ole! , sab extimatione qoa- 
lis tane faerit , et etiam pena dupli sapradictonun denarìonim 
et omnes expensas quae inde fierent eidem Fratri Galgam» 
Priori sopradicti loci de Aquariva recipienti prò soprascriplo 
loco per stipolationem componere et dare conveneront et pro- 
misenint, obligando inde se Consoiatos nomine prò saprascrìpta 
Caria Ordinis Haris et ipsam Coriam et bona dictae Goriae so- 
pradicto Fratri Galgano Priori soprascripti loci S. Jacobi de 
Aqoaviva recipienti nomine et vice sopradicti loci , et prò ipso 
loco, et ipsi loco, et ejos soccessoribos , renontiando omni 
Jori etc. Qoapropter soprascriptos F. Galganos Prior soprascri- 
pti loci S. Jacobi prò ipso loco , et nomine dicti loci conrenit 
et promisit sopradictis Tedicius et Jacobo Morsico Gonsolibos 
sopradictae Goriae agentibos et stipolantibos et recipientibos 
Gonsolatos nomine prò ipsa Coria predictam torrem , lanter- 
nam 9 et locemam et res et masseritias omnes snpradictae Tor- 
ris et lanternae , et locemae , et cojoscomque earom , et de die 
et de nocte costodiet et salvabit , et serriet bene et sofBcien- 
ter, et secondo m et melios qoam osqoe hodie factom est pre- 
dictom senritiom. Qoae omnia et singola faciet et observavit et 
attendet et serviet, ot dìctom est sine omni briga, alioquin pe- 
nam dopli totios damni et interesse , et dispendiom totom qood 
inde haberetor vel fieret eisdem Gonsolibos recipientibos prò 
dieta Coria , et ipsi Goriae , et eorom soccessores renontiando 
omni Jori etc. » ' 

« Aotom Pisis in soprascripta Guria ìMaris, qoae est in Domo 
Haeredom Francisci Danielis presentibos Silvestro Hangiarte, 
et Henrico Yetroliario et Bencivenne de Fasciano et aliis pio- 



ANNOTAZIONI ALL* BP0C4 U. 319 

« ribus testibus ad hoc rogatis. q 

Domiaicae Incaraationis anno 1284, Inditione X. , tertio Idus 
« Martii. « 

« Tenor Litterarum hic est Frater Ragerias Prior Provincia- 
« lis Fratnim Heremitarum Ordiuis S. Augnstini in Pisana Provincia 
« Dilecto Ubi in Xt fratrì Galgano Priori A<]uaeyivae salotem in 
« Domino. Cum locos noster de Aquaviva sii in magna indigentia 
« libi du3uma8 concedendum quod possis accipere Tnrrim ad hoc 
« ut locus dictus possit inde consegui aliquam utilitatem. » 

« Datum Pisis septimo Idus Hartii. Quae littere S. sigiilatae 
« Sigillo cerae viridis, in qua est Imago S. Hariae cum filio in 
« brachio , et cum imagine unius fratris stantis flexis genibus ad 
« pedes ejus , et circa ipsam imaginem sunt literae quae viden- 
« tur dicere » Sigillnm Prioris Provinciae Pisanae. » 

« Tenor Litterarum S. Jacobi de Aquaviva. » 
« Notum sit et manifestum omnibus videntibus et inspicientibus 
« hanc paginam quod Prior S. Jacobi de Aquaviva Ord. Her. S. 
« Augustini ad sonum Gampanae Capitulo coadunaio et fratribus 
« omnibus coadunatis et vocatis ad sonum campanae placuit eidem 
« Priori et fratribus omnibus et toto Capitulo dicti loci S. Jacobi 
« quod de servitio quo erant rogati ex parte Consulum maris, hoc 
« est de custodia Turris et Lanternae quae est in dieta terra , 
« quod dicio Priori et fratribus unanimiter et concorditer pla- 
« cuit , et parati sunt servire dictis Consulibus et Comuni , hoc 
« est sub conditione et pacto quam et quod habent fratres S. Don- 
« nini ; et sigillnm dìcti loci posuimus in testimonium suprascri- 
« ptae scripturae , et haec omnia facta fuerunt VI. Idus Hartii , 
« quae litterae s. sigiilatae duobus sigillis cerae, unum quorum 
« erat sigillnm Capituli dicti loci , in quo est impressa Imago S. 
« Jacobi et subter ipsam imaginem sunt saxa et mare , cujus si- 
« gilli littere non potuerunt bene legi , et ideo non est hic scri- 



42 



320 ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 

« ptas eornm tenor, aliad sigillimi Prìoris Heremit. Aquaeyiyae 
« in quo est Imago S. Jacobi , litterae cajus sigilli non potnernnt 
« legi, et ideo non est hic scriptus eornm tenor. » 

« Ego Bonettas filius qm. Romei Notarli de Bntis Impe- 
« ratorìa dignitate Notarìns et Scriba publicns snpradict» Gnrìas 
« predicta omnia , nt in actis snpradictae Guriae inyeni , ita scri- 
« psi et firmavi. » 

« In Dei nomine Amen. Die 17 Hensis Aprilis 1727. stylo 
« Fior., et 1728 stylo Pisano. » 

« £go Rayuerins Beroardinus Fabbri I. U. Doct et Noi. Pnb. 
« Fio. qui a snprascripta Copia Instmmenti ex suo orìgiiuili qnod 
« serratur Inter alias smpturas et pnblica Documenta io folio 
« Hedino descrìpta sub. Lit. A. in Arch. Yen. Gonventus S. Nicolai 
« Pisarum Ordinis Heremit. S. Augustini ideo rogatos in fidem 
« me subscripsi ad laudem Dei etc. » 

Osserverà il Lettore dal testo sopra riportato tra gli altri par- 
ticolari 1.** che r Eremo di S. Jacopo d' Acquaviva si trovava a 
quel tempo in magna indigentia: 2.** che possedeva il suo Sigillo 
particolare rappresentante 1* Immagine di 5. Jacopo con ai piedi al- 
Clini scogli j ed U mare, contornata da una iscrizione allora consuo- 
ta, e resa non più intelligibile: 3."* che per cinque soldi si potevano 
allora comperare una libbra , e metta di cera lavorata : 4.* e final- 
mente che bastavano alla annuale illuminazione della Lanterna 
staja 24 Olio ^ il cui trasporto alla Torre in quattro diversi tri- 
mestri non costava più di soldi 10, e di danari 8. 

Scarsa era allora la moneta , e con poco argento molto si 
poteva ottenere essendo in pregio grandissimo il contante, come 
appunto il P. Santelli parlando dei sopra notati particolari si sfo^ 
zava di provare , adducendo tra gli altri V esempio della dote co- 
spicua assegnata intòmo ai tempi istessi dalla dovitiosa famiglia 
Spinola ad una sua fanciulla , la quale non oltrepassava le Lire 90. 

Sul quale proposito sappiamo inoltre che il Vescovo di Voi- 



ANNOTAZIONI Aix' EPOCA U. ' 321 

terra potè per poche Lire acquistare moltissimi terreni; ed il 
Vescovo Crescenzio per Lire 97 comperare un corpo di beni assai 
considerevole da formarne quasi una Fattoria. 

Anche il Villani dice in riprova che Lire 100 erano dote 
consueta, e parla del vestire delie Donne fiorentine di panno 
Lombardo. E tutto ciò parca troppo , perchè Dante si lagnava che 
ai suoi anni 

il tempo j e la dote 

Fuggian quinci , e quindi la misura. 

(91) Dice il Muratori ( An. d'Italia ) alcuni avere creduto che 
Dio avesse aspettato per 43 anni a castigare i Pisani degli errori 
commessi nella prima battaglia co' Genovesi , accaduta nelle acque 
medesime della Meloria ; ed aggiunge che gli spectUatori dei segreti 
del Cielo osservarono che in quelle stesse vicinanze della Meloria V an- 
ni 1241 nel S di Maggio avevano i Pisani combattuto contro i Prelati 
che andavano al Concilio Romano. Su di che anche il Tronei ( Àn. 
Pis. ) espresse un quasi consimile concetto scrivendo « Ed eccoti 
che i Pisani nello stesso luogo dove commessero il peccato riceverono la 
penitenza. Ha più di tutti parlò chiaro V Ammirato ( Lib. S. ) notan- 
do la disfatta dei Pisani come vendetta da lungo tempo aspettata da 
coloro y i quali dal non veder castigate le scelleratezze dei popoli molto 
dubitavano che altri non prendesse tuttavia maggior ardimento ad usar 
male la pazienza della Divina Bontà. 

{Vi) Vedasi ciò che già abbiamo avvertito nella Nota prece- 
dente di N. 51, in proposito delle difficoltà, che spesso presentava 
la foce delV Amo per la sortita dei Bastimenti. In fatto le Galere 
Pisane furono ora costrette di rimanere nel fiume per varj giorni , 
attesa la indicata contrarietà dei venti; e forse anche, cred'io, per 
la scarsità delle acque, di cui allora, in tempo di estate, essere do- 
veva assai povero il fiume. 



322 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

(93) Di questa stessa battaglia navale scrissero tra gli altri 
diffusamente Antonio Gozzano ( Fanuc. Oraz. ) dicendo che fu una 
delle più ostinate , sanguinose , ed orribili , che da lungo tempo si fos- 
sero vedute sul mare. — Riccardaccio Malespini ; Giovanni Villani 
( La. 1.); l' Ammirato ( Ztfr. S. ) ; Raffaello Maffei ( Com. Urb. ) ; 
Leonardo Alberti ( Des. d'I tal. ) , ed il Lami. Anzi qaest' altìmo nel- 
Annotazioni alla Cronaca di Leone Orvietano riportava essere perite 
dei Pisani quaranta Galere rostrate ; e dava perfino la nota, già ac- 
cennata dal Tronci ( An. Pis. ) y dei loro respettivi comandanti , tolta 
da un Manoscritto della Riccardiana^ e da una poesia contemporanea 
intitolata « Pisanorum lamentatio. » 

Il Caffaro finalmente ( Rer. ItaL script. ) rilevava che per effetto 
della battaglia medesima i Genovesi avevano affatto distrutta la rab- 
bia Pisana. 

La Cronaca di Reggio ( Rer. Ital. script. ) poi la segna avve- 
nuta nel 13 di Agosto , anzi che nel 6 ; et in mari Portile Pisani , 
conforme si espressero anche Guidone da Corvara ( Rer. Ital. ) e 7o- 
lomeo da Lucca. 

Molti fatti, ed anco sanguinosi, tra le navi dei Pisani, e quel- 
le dei Genovesi precederono la indicata celebre battaglia della Me- 
loria j riportati dall' Ammirato ( Lib. 3. ) , dal Tronci ( An. Pie. ) , e 
dal Pignotti ( Tom. 3. ) , e che noi per brevità abbiamo omessi. Sol- 
tanto indicheremo come riuscisse una volta al Capitano dei Geno- 
vesi nominato Ficomaturo , inalberando le bandiere coli' arme Pisa- 
na , di penetrare con quattro delle sue Galere nel Porto Pisano, di 
prendervi una nave , e di uscirne quindi illeso anche dopo che dai 
Pisani era stato scoperto il suo inganno. 

(94) Il numero dei prigionieri condotti a Genova , tra i quali 
noveravansi anche i due Comandanti Morosini , e Saradni , da al- 
cuni Storici ( tra cui il Muratori , il Tronci , ed il Pignotti ) si li- 
mita a circa 10 a li mila. Da altri , cioè daW Ammirato e dal FI/- 



ANNOTAZIONI ALL' BPOGA li. 323 

laniy si fa ascendere tra mor/i, e presi a 16 mila; mentre il Gazzano 
( Fanuc. Oraz. sulla Glor. Mil. Pisan. ) eleva quello dei soli prigio- 
nieri a 15 mila. — Siamo stati noi pure di qnest' ultimo avviso 
pensando che se per la perdita della gente Pisa decadde intera- 
mente , questa perdita dovè essere grande , e significante , anche 
rìmpetto alla popolazione della città, la quale tuttavia nei tempi, che 
trascorriamo , doveva oltrepassare senza dubbio le 100 mila anime. 
Il Foglietta ( Lib. 5. ) per aggiungere onta ai Pisani , e per af- 
flìggere maggiormente V afflitto , li calunniava eziandio di poca re- 
ligione , asserendo che vedendo essi cadere in Arno il Cristo so- 
praposto alla bandiera della loro Capitana, gridassero « sia pur Cristo 
per i Genovesi , che per noi sarà il vento » Ha il Cav. Dal Borgo ha 
smentita con tutta la forza si fatta calunnia. 

(95) La sua estensione in giro non poteva infatti essere mino- 
re di circa tre miglia. Ed in vero nella CarUs topografica^ che abbia- 
mo unita alla Annotazione 43 , il lago stesso si scorge , sabbene in 
parte soltanto, disegnato quasi nella stessa proporzione. 

Ora ecco il testo delle Rubriche 7 e 172 degli Statuti , che di 
esso 9 non meno che del contiguo suo Spedale , e del ponte , che il 
traversava, trattavano. 

De Callaribus Stagni. 

« Callares Stagni faciemus expeditos stare, ita qnod aqua in 
« libertate et absque obstaculo aliquo labatur in mare, et non pa- 
« tiemur ibi sepes , et obstaculum fieri , vel esse. » 

De Hospitali de Stagno. 

« Quod Hospitale de Stagno ad prìorem et antiqunm statum 
« reducatur propter utilitatem magnam euntinm et redeuntium , et 
« refectionem pontium de Stagno.... quem pontem de bonis dicti 



324 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

« Hospitalis refici in omnem cventum, et reactari, et ampHarì, 
« et paratas a lateribus fieri.... qaod privilegiom quod habent Do- 
« minae , seu Honachae Omnium Sanctorom de Sancto Leonacdo 
« de Stagno videatur et possit videre et debeat prò Gommimi Pi- 
« sanomm.... quod debet ibi servari bospitalitas , quae non ser- 
« vatur. » 

(96) Cosi ne parlavano gli statuti in discorso. 

« Rubrica il. ^- De Via Porius Pisani , et S. Petti. » 

« Viam y qua itur ad Portum Pisanum , et nominatim a Porta 
« de Ripa Arni nsque ad Portam S. Petrì , et ab ipsa Porta nsqne 
« ad Ecclesiam S. Petrì ad Gradus, et post ipsam Ecclesiam.... et 
« aliam omnia prò utilitate dictae viae et qnae refici poteront... 
« omnes et singulos habentes terram juxta praedictam viam a ponte 
« Portae clausae S. Petri usqne ad Ecclesiam S. Peiri ad gradns 
« ponere singnlis quatuor pedibus juxta ipsam silicem sanicastrom 
« unum ( marciapiede ). » 

« Rub. 57. — De Via qua itur ad Portum Pisanum reactanda. » 

« Videlicet a Porta Fnrum Civitatis Pisarum usqne ad Garra- 
« riam primam , qnae est ultima Ecclesia S. J(Ànni Gaitanorom re- 
« età linea juxta ripam Ami. » 

(97) Ecco come sulla fante di S. Stefano esprimevansi gli statu- 
ti. — « Et teneamur facere conduci et per conductum adduci a- 
« quam fontis de S. Stepbano ad Portum Pisanum. » 

Sembra però da quanto ne scrisse il P. Santelli ( Tom. 2. ) che 
questo nuovo condotto non fosse incominciato effettivamente che nel- 
l' anno 1290. « La fonte di S. Stefano , egli dice , si tifò poi per 



ANNOTAZIONI ALL'EPOCA D. 325 

« comodità del Porto sino a Porto Pisano per mezzo di un acqui- 
« dotto y ^e anclie ai di d' oggi si Tede sopra terra, fatto di cal- 
« cistruzzo , e mattoni nel tratto della Via Comune alla Carrarec- 
« eia , ed a quella di Porto Pisano , rasente ai Poderi della Tor- 
« retta, e della Vignuola in forma di gran murìcciolone, la di cui 
« cavità è quadra, di ampiezza di 9 soldi di braccio, tagliato ove 
« gli passa sotto il Riseccoli ; che terminava non è molti anni in 
« un pozzo , vasca accanto alla Torretta , che ora è ripiena , e 
« questo credo sia il fabrefizio per condur T acqua a Porto Pisano, 
« a norma degli Statuti del 1284, al che fu dato mano nel 1290. » 
Io stesso poi ho veduta , innanzi che fosse disfatto , e ceduto 
dalla Comunità ad un particolare il ft%%o di itrada interposto tra 
la Catrareeeiay e la Via di Parto Pisano , un' altra specie di ciiiema 
quadrata piuttosto ampia, a cui non lungi dalla Bastia , ed ove si 
univano le ridette due strade, faceva capo il condotto descritto dal 
P. Sanièlli , nella linea appunto derivante dalla Torretta ; e vi ho 
spesso osservata V acqua perenne, che tuttavia in copia sino a quel 
punto giungeva. 

(98) « Rub. 61. — Duae Turra fieri debeani extra alias Turres 

Portus Pisani. » 

« Eiigi faciamus in numero de quo videbitur Antianis , qui 
« vadant ad Portum Pisanum , per quos provideatur in quo , sive 
« in quibus locis , due Turres fieri debeant extra alias Turres Por- 
« tus Pisani in mari, que Turres fieri faciemus de bonis et in- 
« troitis Degathie. » 

Gli Anziani decisero saviamente che si aggiungessero ai due lati 
deir ingresso del Porto , una per lato , cioè , la prima presso la già 
esistente Magnale , ed in avanti della medesima a ponente , e la 
seconda accanto alla Formice a levante ; perchè ivi meglio difendes- 
sero la catena, che dalie due mentovate Torri si tirava per chiu- 
dere il Porto in tempo di nemica aggressione. 



326 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

Alla successiva Annotazione di N. 155 riferiremo il loro nome 
speciale , e {' anno in cui probabilmente rimasero terminate. 

(99) Ciò chiaro dimostra, in riprova di quanto abbiamo già as- 
serito y che il Porto Pisano era tutt' ora capace di contenere flotte 
da guerra , e da carico piuttosto numerose. 

(100) Lib. 4. Rubrica 27. « ivi » De faciendo aperiri agueducius 

de Liburna. 

« Aquednctus , qui sunt in Liburna et ejus territorio , ita quod 
« aqna possit commode per eos discurrere in mari... et faciemus 
« actari et refici vias positas extra Liburnam , et in plano Libur- 
« nae. Capitaneus dictae Terrae teneatur per homines dicti Go- 
« mnnis facere explanari et repleri fossam , quae est in platea 
« dicti Comunis Liburnae. » 

(lOi) Rubrica 85 « ivi » Liburnae unum Capitaneum et unum 
« Notarium cum eo : qui Capitaneus teneat equum defensabilem 
« per totum tempus sui oflicii et extimet ipsum ante sue Capiia- 
« nie ingressum. Et habeat prò suo feudo et expensis , et nantiis 
« hospitio, et lectiga, Comuni, et de comuni predicto, libras 
« vigintìquinque denariorum. Et in sua Capitania per tres menses 
« et plus ad voluntatem potestatnm , et Capitaneorum prò eodem 
« feudo stare debeat. Et Notarius suprascrìpti Capitanei habeat 
« prò suo feudo victu et expensis , et vecturis equi , qnenà equi- 
« taverit , libras quindecim denariorum. Et teneatur ire et morari 
« in sua Capitania ad inquisitionem sui Capitanei ita quod volun- 
« tas ipsius Capitanei non posòit extendi ultra quatuor menses. » 
Il Capitano si cambiava ordinariamente ogni tre mesi , il No- 
tare ogni quattro. Il primo obbligato a tenere un cavallo da bat- 
taglia e da provvedersi in proprio di abitazione , e di letto non 



ANxNOTAZlONI ALL' EPOCA U. 327 

percipeva che Lire venticinque di danari Pisani di onorario dalla 
Repubblica per detti tre mesi ; ed il secondo soltanto Lire quindici. 

(102) Rubrica 85 « ivi » Et teufeamur nos Potestates et Ca- 
« pitanei quod concedemus et dabimns immunitatem et franchi- 
« gìam a datis (sic) et prestantiis, et aliis seryitiis realibus 
« omnibus et singulis homìnibus et eorum familiis qui yenerunt 
« ad habitandum et standum in Comuni Liburne cum eorum fa- 
« miliis et massaritiia ab inde ad annos decem proximos venLuros 

« incipiendos a die quo inceperint ibi habitare Et si centra 

a immunitatem predictam ventum vel fadum fuerit per Capitaneum 
« diete terre aut per Comune vel bomines ipsius terre de Liburna 
« condempnare teneamur ipsum Capitaneum Comune , et bomines 
« ipsius Comunis qui contra fecerint, videlicet qnalibet vice qua 
« contra factum fuerit per ipsum Comune in librìs decem dena* 
« riorum , et qualibet vice qua contra fecerit ipse Gapitaneus sèi 
a aliquis de dicto Comuni in librìs quinque denigriorom. » 

(105) RubricB 85 « ivi » Capitaneus non faciam aec facere 
« po^sim (sic) aliquam condemnationem de aliqno de Jibuma 
« occasione quod non inter fuerit parlamento facto vel faciendo , 
« occasione legendarum condempnationum. Cum ipsì sin! homì- 
« nes marinarii , et parum in eorum terra morantnr. » 

Di questa classe di gente , di marinari cioè , formavasi adun- 
que allora nella massima parte la popolazione del nostro Villaggio. 

(104) Rubrica iS9 « ivi » Ve juvando iUos qui moraniur in 
loco dicto Macchia. 

« Quotiescumque contigerit pulsarì campanam de Macchia de 
« die vel de nocte sex vicibus uno et eodem instante quilibet 
a homo de Liburna a hec habilis armaius teneatur ire et trahere 
« ad dictum locum de Macchia prò juvando illos qui morantur 
« ibi a scharanis , et derobatoribus , et aliis qui violentiam infer- 

43 



328 ANNOTAZIONI ALL* EPOCA U. 

« rent eisdem , ad hoc ni predicta fiant Gapitaneos predìcti Co- 
« maDis Libarne teneatur, et debeat sacramento y et pena libramm 
« decem denarìomm ab eo auferenda, dennntiare predicta predi- 
« ctis hominibns de Libnma in primo Consilio Tel pariamento 
« qaod fecerit , et postmodom si qnem contrafacientem invenerit 
« possit et debeat eom condempnare qnalibet vice nsqae In soldis 
« decem denarioram. Et qaod Capitaneas et Rector Portus Pisani 
« nnllam jarisdictionem civilem vel criminalem habeat vel possil 
« exercerì in homines et personas ibidem commorantes prò Ope- 
« rario, vel prò Opera Sancte Marie. » 

Si sa in genere, e si dedace anche dai Libri di Ammini- 
strazione della Primaziale Pisana, i qoali rimontano al 1299, che 
qaesto loogo nominato la Macchia , apparteneva all' Opera della 
Primaziale predetta, e che essendo in situazione piuttosto so- 
litaria, e prossima al mare, poteva essere assalito e disertato, 
oltre dai Barbareschi , anche dai ladri , e dai malviventi. Sembra 
fosse nn possesso di grande entità, e di grosso prodotto; mentre 
per meglio castodirlo anche di notte vi si tenevano a guardia 
molti grossi cani, il cai mantenimento per gli scamomi loro dati 
a mangiare si notava in detti libri tra le spese del Fattore. Forse 
di qaesto stesso possesso intendeva parlare anche la Rubrica 
XXXIY. dello sUtuto del Conte Ugolino del 1284 ove si e^ri- 
meva Facimus reactari viam^ que verni ad CeUaria Stagni usqui 
ad campai S. Marie; que via dicUm Varalda, » Non saprei deter 
minare se comprendesse sino d' allora il territorio tra Pisa, e Li- 
vorno tuttavia chiamato la Macchia dell' Arcivescovo , e che dalle 
rive di Stagno si inoltra sino alla Basilica di S. Pietro, mentre 
la sua campana che doveva udirsi dai Livornesi ne farebbe du- 
bitare. Si osservi la Piania che abbiamo già riposta eM* Annota- 
zione 43 , ove è indicato il detto luogo col nome di Macchia presso 
le sorgenti del Biseccoli , e non lungi da CoMo. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. ^|^ 

(105) Dobbiamo in special modo notare b rfrafr^Mi^ j ^^^ 
lenniid , con coi la Pisana Repubblica si fece a deereiJK «fe^ 
Torno venisse di mora circondato ; imperocché preieriiae 
nissero personalmente a formarne il partito I CafUami^ « ^ 
Anziani non solo, ma ben anche la Credenza^ il Confi^t» 
gioTtj e minore^ e persino i Consoli A^W Ordine del more i» 
mero di 12. In fatti nella Rubrica LXXXV. degli Statuti tfm 
leggiamo : 

« Et teneamnr nos Potestatese et Gapitanei facere consiliooi 
« Senatos, et Credentie, et Antianomm, et eorom minoris, et 
« majoris Consilii , videlicet qoindecim per qnarterìnm , et dnode- 
« cim Consnlum Ordinis maris, et aliorum de qaibos videbitar 
« Antianis , in qao Consilio ponemus titolom si yidebitur et pla- 
« cet ipsi Consilio quod Liburna maretur bonis et conTcnientibus 
« muris. Et quomodo et in qoem modam murari debeat. Et sicut 
« per ipsnm Consilium provvisum fuerit ita fiat, et executioni 
« mandetur. » 

Ecco ora come relativamente alla Degaiia, alla Terzana j al 
Fondaco f alle Torri ^ ed ai respettivi loro Impiegati gli Statuti 
predetti si esprimevano: 

« Rubrica LVIIIL « ivi » De Capitaneis, Notarìis, Nuntiis 
« Degathie et custodibus Turriom » 

« Degathie Capitaneos duos bonos et legales viros bone fa- 
« me eligemus per nos et Antianos, vel alios quibus commìseri- 
« mus. Et duos bonos et legales et bone fame notarios cum eis. 
« Et qui notarli teneantur et debeant scribere in qoaterno, et non 
« in tabula vel folio extra quaternum pignera, et introitus Ha- 
« gnalitici, et mercantiam que reducitur per rìveriam eo modo, 

« et sicut fit de avere pelagi Quorum quisque Capitaneorum 

« habeat et habere debeat de introitibus Degatie libras quinde- 
« cim denariorum et nihil aliud, ncque plus prò suo feudo vel 
« alio modo , quos sibi teneant vel sibi ad invicem solvant Et 



330 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

« caiqae dictornm notariorom dent prò suo fendo libras novem 

« denariorom de dictis introitibas et nibil aliad, neque plas prò 

« dictis trìbas mensibas. Et de scrtptnrìs in actis redigendis nihil 

« tollant. Et qnodiibet lignum qnod in riTeriam dncitar Tel de 

« riveria venit Pisas onerari et discaricari debeat in flmnine Ami 

« ab Ecclesia S. Viti asqne ad portam Degathie in presentia Do- 

« minomm Degathie, et nantìorom eornm, yel alicnius eonuDy 

« et non albi (sic) nec aliter ad penam libramm qaingentamm 

« denarioi^um a qnolibet coùtrafociente , tollendam qnolibet vice. 

« Et qnod nullos possit ve! debeat elìgi, Tel admittt in Capita- 

a neom Degathie qni non sit major annis trigintaqninqne Et 

« nuntios qnatnor Degathie qni tencantur de nocte stare et mo- 

« rari in domibus Degathie ad ejns cnstodiam, et cniqne eomm 

« dent prò suo fendo usqne in solidos quadraginta prò quolibet 

« mense. Et eligantnr a Consniibns Ordiuis maris et darent ad 

« Toluntatem potestatum et Capitaneorum et Antianomm. Et ei- 

« dem fiat de custodibus Tnrrium Hoc addito qnod omnia qne 

« Capitanei Degathi^ notarli et nuntii et consnles maris et Jndex 
« et notaril ejusdem curie habere consueverunt ab illis de ple- 
« berii portus prò admisceriis vel alìis consuetudinibus ab eis 
a debeant reduci ad denarios comuni extimatione , et mieti in in- 
« troitus Degathie. Qui Capitanei Degathie teneslntur cogere omnes 
« et singolos habentes et ducentes aliquod lignum uaTigabile , et 
» eis inhibere sub certa et gravi pena et ab ipsis Capitaneis vel 
« aliqno eomm ordinanda. Nec ipsi habentes Ugna navigabilia 
« altquid ipsòmm lignorum adhereant alieni lignorafn forentinm 
« existentium juxta , sire prope Degathiam ne ipsnm Pisanum li- 
« gnum circa Degathiam esse permictemus ad hoc ut aliquis di- 
ci rictus Degathie per aliquem Pisanum ipsoram lignorom cnm 
« ipsis lignis nuUatenus defraudetur. Qui Capitanei non possint 
« donare de bottis et introitibus Degathie excepto eo quod con- 
« consuerit et ipsi , et quisque eomm dare possint et debeant reli- 



\ 



ANNOTAZIONI all' EPOCA n. 331 

« giosìs personis et locis , et nominatìm malatis S. Lazari ( cioè 
« agli infetti di malattie attaccaticcie , i qaali staTano reclusi ; da 
« cui venne quindi il nome ai Lazzeretti) prò honere et reverentia 
« Jhesu Xripsti prò pascate resuitetionis soldos decem sicut an- 
« tiquitns dare consueverunt. Et sàWo deciiio quod redditur mer- 
« catorihus. Et quod dabunt medietatem feudorum Consulum 
« ordinis maris Judicis et notariomm et nuntiorum eorum, sed 
« dicti Consules et Gamerarìi pignomm curiarum primo teneantur 
« facere rationem veram cum Capitaneis Degathie de introitn 
«e diete Curie , et tunc secundum quod restaverit inde solvant pre- 
« sbitero portus Pisani ( al Corepiscopo , o Rettore della Pieve 
« Matrice di S. Giulia affatto diversa dalla Pieve di S. Maria 
« di Livorno ) totum et quidquid a Capitaneis Degathie an- 
c annuation consuetus est habere fnndacario portus Pisani fendum 

« suum , et servitorìs sui Et expensas alias ad minutum facere 

e possint a soldis quinque per vicem infra , et fieri facere etiam 
« absque mandato vel carta dummodo tantum scribatur in actis. 
« Et si dicti Capitane! non recoUegerint et exegerint suprascrìptos 
« introitns et proventus Dagathie , et etiam libellarìa portus inde 
e possint in eorum fendo , et etiam ultra condempnare et modu- 
« lari vel etiam si assidui non fuerint in exercendo eorum offi- 
« cium ipsi cum eorum notariis vel saltem vicissim. Et quod 
« credentiam de dicto introitu non faciant alieni sine idoneo et 
« sufficienti pignore » 

« Et qui Capitanei teneantur et debeant juramento ad penam 
« libcarum vigintiquinque denariomm pisanomm minutorum ab 
« eis , et quolibet eorum si còntra fecerint anferenda de introiti- 
« bus Degathie. » 

« Et juremus nos potestates et Capitanei quod non patie- 
« mur ncque permictemus introitum Degathie si ve dirictum vendi 
« vel alienarì seu pignorari aliqua occasione vel causa modo ali- 
« quo vel ingenio qui dici, vel excogitari possit 



332 ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 

« Et ipsum introitum sive dirìctum non patiemar nec per- 
« mìctemus sen consentiemas alibi expendi preter qaam in factis 
« maris et ordìnis maria , et Tersane , seu sua occasione , yei 
« cansa tantum. Et hoc capitulum sit precisum ita quod per con- 
« silinm quadrìngentorum Tel aliud in aliquo derogari non pos- 
« sit...... 

« Et teneamur quod non patiemur «eque permictemus nun- 
« tios Degatbie , vel aliquem eorum tollero vel esigere aliquem 
« dirictum vel passagium prò aliqua speciali persona nisi prò 
« Comuni Pisano. 

« Rub. LX. De defraudante dirictum Degathie. 

« Degathie dirictum si quis fraudaverit vel subtraxerìt ant 
« fraudari vel subtrahi fecerit aat alterius avere vel merces prò 
« suis expedierit cum puniemus et condempnabimus singulis vici- 
« bus contra fieret ad quod inveniendum soliciti et intenti erimns 
« modis omnibus quibus poteribus ( sic ) , videlicet pisane civi- 
« tatis a libris decem usque in centum denariorom inspecta qua- 
« litate rei, atqne delieti. Et officium publicum Pisani Comonis 
« habere non possit nec expediri apud Degathiam prò Pisano 
« usque ad annos decem proximos. Et foretaneum non nostri di- 
c strictus in simili pena, et etiam in amissione rerum et mer- 
« cium tam civem quam foretaneum , que comuni Pisano debeant 
« applicari et in Comune Pisannm pervenire medietas unus banni 
« tam civis quam foretanei sit Pisani Comunis , et alia accusantis 
« vel denuntiantis. Quod Capitulum Capitanei Degathie denuntiare 

« teneatur omnibus avere expedientibus Et hoc capitulum a 

« Capitaneis Dagathie faciemus inviolabiliter observari quantum 
« est de investigatione fraudum predicta scribantur in volgari 
« ( già il popolo si vede non intendeva omai che questa sola 
« lingua, la quale egli stesso parlava ) apud Degathiam in muro 

« publice ita quod ab omnibus legi possint Et hoc capitulum 

« preconizari faciemus per civitatem singulis tribus mensibus. Et 



ANNOTAZIONI ALL' BPOGA U. 333 

« quod Capitane! Degathie teneantor et debeant petere a pisanis 
« mercatoribus snb juramento ut si deferant vel mietnnt per mare 
« pecnniam vel res aat merces forensium non nostri distrìctus id 
€ eis suo simili pena manifestent , et ande inde dirìctom soWant 
« Degathie » 

Ed infine stabilivano « Et nos potestates et Capitane! cnm 
€ sapientibus viris ibimus ad videndum Castra Comanis Pisani , 
« portnm Pisannm , riveriam pisanam et alia loca de qaibns , et 
« quando et quotiens nobis yidebitor. » 

Nella stessa Rubrica LXXXV. poi in quanto alla Tersanaj si 
ordinava. 

« Gonsules et Camerari! pignorum curiarum primo teneantur 
« facere rationem veram cum Capitaneis Degathie de introitu di- 

« cte curie , et tunc secundum quod restaverit inde sotvant 

€ fenda et sakria Operarii notariorum, et cnstodum Tersane 

« Et dicti Capitane! ( Degathie ) prò faciendo murari et af- 
■ fossari circum circa Tersanam , et murando et construendo do- 
« mos galeamm Tersane 

« Et non patiemur vel permictemus seu consentiemus alibi 
« expendi preter quam in factis maris et ordinis maris, et Ter- 
« sane seu sua occasione, vel causa tantum. 
E nella susseguente Rubrica XCVI. si aggiungeva : 
« De Operario Tersane. » 

« Tersane Operarium unum et Custodem omnium corredorum 
« et fomimentorum et apparatuum galeamm Pisani Comunis si 
« electus non est eligemus seu eligi faciemus duraturum per 
« annum. 

« Et unum bonnm et legalem Notarìum cum eo per annum. 

« Qui Operarius habeat prò suo feudo et omnibus aliis libms 
€ sexagiMa denarwrum ^onlum fro tota anno. 

« Et Noiarius prò suo feudo et omnibus libras duodecim de- 
« nariorum , et nichil aliud ncque plus a Capitaneis Degathie prò 
« toto anno. 



334 ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 

« Et eligemus vel elegi faciamas sex Cnstodes Tersane , qui 
« ieneantur obedire dictis et preceptis saprascripti Operarii aa- 
a per atilibus Comunis de Tersana , super mundando et neataodo 
« Tersanam et galeas, et super aliis qne si non fecerunt non 
« possint habere feuda, sen salaria aliqna. Quorum qaisque ha- 
« bere debeat prò suo feudo a Capitaneis Degathie ioldo$ triginii- 
« quinqìAe per mensem, 

« Et qui Notarìus vacet et vacare debeat ìA ceterì Notarii 
« aliorum officiorum secundnm formam huius Breris , Yidelicet per 
« sex menses a die depositi offieii. Murari Cacere Tersanam 
« Operarius suprascripiug teneatur et debeat , et alia custodire et fa- 
« cere eustodéri et actari et nectari ^ et alia facere , dare , et expen- 
« dere ad provisionem potestatum et Capitaneorum vel Antianorum. 

Finabnente rapporto al Fondaco la Rubrica medesima vo- 
leva « ivi » 

e Sed Consules et Camerari! pignomm cnriamm primo te- 

« neantur. annuatim eonsuetus est habem . FuiMJb^cario Portns 

« Pisani feudum snum et servitoris sui ^t omnes et singulas 

« expensas necessarias prò Fundaco 

« Et quod predictos introitus Degathie predicti Gapitanei dare 

« vel expendere non possint nisi in operibus Fundaci portus 

« Pisani , et aliis operibus maria ad provisionem Antianorum 
« tantum 

E nella Rubrica XXX. precedente si stabiliva « De Operario 
Fundaci Portus. » 

« Et teneamur nos Potestates et Gapitanei quod infra men- 
« sem ab introitu nostri Regiminis eligi faciemus unum bonum et 
« legalem Operarium , si electus non «st , super refaciendo et 
« faciendo fieri Fundacum de Portu Pisano, et Turrim novam 
« de Formice, et Pontem dicti Portus, et alia pertinentia ad 
« ntilitatem dicti portus ; ad que facienda et ordinandi mictemus 
« Consules ordinis maria, sapientes viros eligendos ab Antiaois 
« predictis. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 335 

« Qui provideant et in scrìptis redigabt qaod fieri debeat et 
« qualiter et in quem modam saper predietis, et circa predicta 
« et quod primo fieri debeat Et pront ordinaverint fieri facie- 
« mus. Ita quod Potestates et Capitanei et Antiani teueantur stn- 
« giUii duobus mensUn^ dare vei dari facere dicto Operano prò 
« predictis faciendts lUtras ducenios denariorum de bonis Pisani 
« Comunibus. Et hoc capitulum sit precisum. 
« Rubrica VC. De Fundacario Portus Pisani. » 

« Fundacariam Massarium Fundaci Portus Pisani , et qui per 
« mare iverit et sit major annis quadragìnta , qui moretur conti- 
« nue cum sua familia et massaritiis apud ipsum Fundacum ,* et 
« qui Fundacarius non habeat filios yel fiiias, eligi faciemus 
« si electus non est. 

« Cujus officium daret per annum et ultra ad volunkitem et 
« provisionem Antianorum Pisani Populi» 

« Consulum marie qui prò tempore fuerint ^ et cuius Fandacarii 
« electio fiat j et fieri debeat per Potestates et Capitaneos pel Antia- 
« nos Pisani Populi , et Consules Curie maris , qui prò tempore 
« fuerint: et habeat feudum librarum quadraginta singulo anno de 
« bonis hominum Pleberiorum Portus, et morantium apud ipsum 
« Portum , et alia ad provisionem Antianorum. 

« Et intra quindecim dies ab introitu nostri Regiminis poni 
« faciemus ad Consilium de quo videbitur Antianis de facto 
« portus et Fundaci, et quod eis inde visum fuerìt executioni 
« mandetur. 

« Et Notarius dicti Fundacarii habeat prò suo feudo et ve- 
« cturis prò sex mensibus lìbras quindecim. Et teneatur dictus 
« Notarius ire et morari in dicto officio ad requisitionem dicti 
« Fundacarii, ita quod voluntas Fundacarii non excedat menses 
« quatuor. Et habeat dictus Notarius dictum feudum nude habet 
« dictus Fundacarius. 

« Et habeat dictus Fundacarius in homines et personas Plebe- 

44 



336 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

« riorum Pwtuè et morantes ante portum illam et eadem ùtrisdUio- 
« nem quam habent olii Capitanei Comitattu. 

« Et qaod ad nulla alia servitia faciendum aui data$ vd pre- 
« stantioB sohendum Comuni , vel prò Comuni j vel a Comuni Piiom 
« cogemus vel cogi faciemus vel permictemus 8opra$crtpto$ homina 
« pleberìoram portns , dod obstante aliqao capitalo Brevìs saperios 
« vel inferios scripto, sed ipsi sint et esse debeant ad servi- 
« tiam dicti Portos. 

« Qois aatem saper ipsis servitiis facieadis et fieri fociendis 
« saperesse debeat, provideatar et provideri possit per GoDSoles 
« maris et eorum Consiliarios miaoris consilii , qai prò tempore 
« fuerintj et eoram provisiosit firma et execationi mandetor. Et 
« in singaio Antianata ad petitionam Consolam maris et sapieii- 
« tes vitos a Consalibas ordinis maris eligendos et ad Portam K- 
« saaam mictendos provideatur quod per homines Pleberiorum Pcrhu 
« in via portus , et apad Portam factam sit vel sit faciendom 
« redigatur illud in scriptis , et referatur Àniianis Pisani PopuU, 
« Et qoid dictis sapìeatibas iade videbitor et placareit fiat, et 
« observetor. Consales ordinis maris com eoram Consilio minori 
« teneantar et debeant stataere et ordinare in qttem modum et 
« formam dictus Fundacarius gerere debeat suum offlcium^ et qualem 
« offUium habere debeat et qaaliter et in qaem modam debeat 
« modaiari. « 

(106) Bubrica LIX. « ivi » Ad qaoram dictoram Capitaneo- 
« ram ( Degathie ) manas debeant pervenire omnes introitas et 

« redditas Degathie pignora, et introitas Magnalitici.... qaoroffl 

« offici om daret per spati am triam mensiom; et eoram officiom 
« incipiat a Kalendis Janaarì in antea in Kalendis 

« Et acta restituere eoram saccessoribas , et alia acta pe- 
ci tere , perqairere et investigare et apud se facere pervenire sub 
« pena que nobis videbitar teneantar. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 337 

« Et qaod faciant ipsi , et qnisquis eomm expensas et da- 
tiones prò faciendo ardere sicut consuetum est Lanternam Por- 
tas Pisani. Et alia sicut et eo modo consaetom est Et omnes 
et singaias expensas necessarìas prò Fondaco et Tarrìbus, et 
ponte et conductu , et Fonte dicti Portus , et ipsi Portai , et 
Torri faocis Ami et Sercli vei eomm occasione expensis De- 
gathie vel alio modo fieri et apteri faciemos prò ut videbitur 
potestatibus , et Capitaneis et Antìanis.... 

« Et predictas dationes et omnes singulas et expensas ipsi , et 
qoisque eomm lacere possint et debeant etiam absqne provisione 
Antianoram vel Consilio. Et expensas alias ad mìnutum facere 
possint a soldis quinqoe per vicem infra , et fieri facere etiam 
absqne mandato vel carta dummodo tantum scribantur in actis. 
Et alias expensas prò armatis galeis et aliis lignis prò amba- 
xiatoribns et nuotiis mictendis ad guardiam maris dare et fa- 
cere possint ad prowisionem potestatnm Capitaneomm et An- 
tianoram. Et provisio semel facta sufficiat per totum annum in 
aliis. Quibos omnibus solutis et datis omnes predictus introitus 
et proventus Degathie dicti Capitanei, et qoisque eorum dari 
et expendi faeiant in coperiendo galeas Pisani Comunis, et ejus 
occasione 

« Et omnes et singulas expensas necessarìas prò Fundaco et 
Turribus, et ponte et conductu et fonte dicti portus et ipsi 
portui et Turrì faucis Arai et Sercli vel eoram occasione 

« Et prò faciendo murari et afiossari circum circa Tersanam , 

domus galearum Tersane Et quod predictos introitus Daga- 

thie predicti Capitanei dare vel expendere non possint nisi in 
operìbus Degathie , turrìnm Portus Pisani , et turrìum faucis 
Arai et lignis armadis ( sic ) ad custodiam maris fundaci portus 
Pisani et aliis operibu» maris 

« Et qui Capitanei teneantnr et debeant juramento ad penam 
libraram vigintiquinque denariorum Pisanorum minutorum.... ao- 



338 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

« ferenda de introitìbas Degatbie dare et solvere singulis iribos 

« mensibos libras trecentos deDariorum Soprastantibus Operis 

« Vallivetro que expcndi debeant in ipso Opere Et faeta tnm 

« qae fieri debet saper Vallivetro prò lumine ( il Faro di Bocca 
« d' Arno ) faciendo in turri dieta tantum olenm , qaantom ne- 
« cessarinm fuerit prò ipso lumine 

» Viam portus Pisani expensis Degatbie vel alio modo fieri et 
« aptari faciemus prout videbitur potestatibus et Capitaneis et 

» Antianis Oscioni pontem actari, et pontem Stagni aptari , 

« refici et ampliari et paralas a lateribus pontis fieri.... ai bis a 

« quibus ipse pons fieri et manuteneri debet Facere condnci , 

« et per condnctum adduci aquam fontis de S. Stefano in Portnm 

« Pisannm ad expensas faciendas de introitìbns Degatbie Tni^ 

« rium custodibns soldos consuetos et Capitanei ( Degatbie ) 

« faciant expensas et dationes prò Torri faucis Arni et Sercli et 
« eorum occasione. » 

Dalla quale Rubrica tra le altre cose , per ciò che riguardava 
la notturna illuminazione del Fanale del Porto Pisano y prossimo a 
Livorno j parrebbe potesse dedursi che forse non ne fosse più al 
presente incaricato il Priore dell' Eremo di S. Jacopo di Acqua- 
viva ^ mentre per la citata Rubrica si stabiliva invece dovessero 
i Capitani della Degazia fare essi ardere ÌSi Lanterna del Portole 
somministrare le spese necessarie per la sua illuminazione, come 
praticavasi per /' altro Faro di Vallivetro a Bocca d' Amo ; e che 
in conseguenza fosse rimasto annullato il Contratto dell' anno pre- 
cedente stipulato dai Consoli del mare col suddetto Priore , e che 
di sopra abbiam già riportato. 

(107) Rubrica LVIIIL « ivi » Turrium custodibus soldos con- 
a suetos. Et si videbitur Antianis ponatur vicissim uniuss (sic) 
e ex custodibus Turrium faucis Arni , et ad illas partes super 
« redigendo in scriptis nomina hominum Janue et ejus riveria ve- 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA II. 339 

« Dieotium in lignis in faucem Arni nt dirictns testanun non 
« fraudetnr et Tnrri Sercli. » 

Rubrica LVIIIL « ivi » Salvo qnod Custodes Tnrrìnm Portus 
« Pisani eligantnr a Gonsnlibos ordinis maria, ita qnod nulins 
« habitator Portos Pisani aat Libnrni possit eligi ad dictam cn- 
« stodiam. » 

(108) Rubrica LVIIIL « ivi » De Custodibui Turrium. 

« Tuirium Cnstodibos soldos consnetos Et Capitanei ( Dega- 

« thie ) faciant expensas , et dationes prò Turri faocis Arni , et 
« Sercli, et eomm occasione. » 

(109) Rubrica S9 Lib. 1. « ivi » 

« Turrim nnnm etiam apnd Montem Nenun fieri. » 

(110) Rubrica S9 Lib. 1. « ivi « 

« Capitanei Degatbie faciant expensas prò ponte et condnctn , 
« et fonte Portns Pisani. » Delle Rnbricbe di cni sino a qui abbia- 
mo riportato il testo, potrà tra breve aversi ogni più ampia 
illustrazione dal nostro concittadino Profes. Avvocato Bonaini. 

(Ili) Giacchetto Malespini (^ Star. Cap 225) dice in fatli 
« che Porto Pisano fu totalmente distrutto » ed il Tronci (An. Pis,) 
a^unge che % Genovesi il presero , e rovinarono, » 

(112) Di questi fatti parlando il Muratori scrìveva (^Àn. d'It.) 
che i Genovesi rovinarono Livorno ; ed il Tronci ( Àn, Pis, ) « che 
m i Genovesi mandarono sessanta Galere alla volta di Livorno, ed 
« ivi fecero grandissimi danni j e dimorarono in quel Porto alcuni 
« giorni senza sospetto alcuno venendovi ancora i Lucchesi. « 

Quindi può supporsi come con tutto loro bell'agio avranno 
essi sfogata sul quel già misero luogo la loro rabbia. 



340 ANNOTAZIONI ALL* EPOCA H. 

(113) Della distrazione della Torre e del Faro della Meloria 
parlarono diffusamente , oltre il P. Santelli ( Tom. 1. 2. e 3. ) an- 
che Guidane da Carvaja ( Rer. lial. ) , e l' Anonimo Cronista Pisamo 
( Rer. Ital. ) il quale così scriveva « / Genovesi fecero grande ar- 
mata j della quale fu Ammiraglio Roberto Spinola , et presero la Tor- 
re della Lanterna , otwero la Scuola , cAe la rendè loro GameUo 
Rosso j e gli Sergenti ^ perché quelli dell' armata dei Genovesi acco- 
standosi alla Torre mostrarono pietre a caueina loro come la Torre 
si tagliasse] et in questo modo si rendemmo. » 

(114) Tutto ciò viene riportato nel testo di un Documento 
citato dal P. Santelli ( T. 1. 2. e 3. ) , e cosi concepito. 

« Domina Ulpia uxor Jacobi Salmuli, et filia qm. Gaccialo- 
« stis donat F. S. Gatbarinae Hospitale positum et sitnm in Li- 
« buma cum petio terrae , super quo edificatum est ipsum Ho* 
« spitale cum Domo ipsius Hospitalis, quae ibi est prò hospita- 
« litate , et usu pauperum, et petium terrae hortalis , quod petinm 
« terrae cum dicto Hospitali tenet unum caput in Via pnblica 
« per quem itur de Liburna ad Portum Pisanum per faucem Rivi 
« Molinari ; aliud caput in terra D. Uguccionis de Balneo. » 

« Actum Pisis Anno Dominicae Incarnationis 1288 Indict VII. 
« Kal. Septembris. » 

Il Rio Mulinaro poi nel trascritto istrumento rammentato 
traversava alla sua foce la via pubblica , che da Livorno conduceva 
a Porto Pisano. Se ne può scorgere il corso nella Pianta posta 
aW Annotazione 43, ove si vede influire nel Riseccoli presso nn 
Mulino ed un ponte. 11 Tempesti ne' suoi Manoscritti aggiungeva 
che era incanalato in una specie di Condotto , nel lato della gron- 
da orientale del Porto Pisano ^ non lungi in conseguenza dalla 
moderna Torretta, e dall'attuale Mulino a vapore. 

(US) Il Conte Ugolino se non ti\ traditore alla battaglia della 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 341 

Melorìa, lo che per qaaDto appare, dod gli venne mai apposto 
dai Pisani a delitto, non poteva per alcon modo essere poi ac- 
casato di avere iradita la patria delle sue Castella ; poiché ei non 
le cede per verità ai Fiorentini che all'oggetto di ottenere da 
essi a prò dei Pisani istessi la pace , indispensabile affatto in quel 
crìtico momento alla loro Repubblica. Per la quale considerazione 
deve dirsi essere stato piuttosto dannato alla morte per la pre- 
potenza della fazione, che contro di se imprudentemente aveva 
concitata , alla cui testa colle famiglie Ghibelline Lanfranchi^ 
Gualandi e Sismondi stava già il suo amico, ed ora emulo cru- 
dele V Arcivescovo Ruggiero Ubaldinij dopo che di una ronca nel 
capo gli aveva ucciso il nipote. 

Nondimeno non intendiamo noi qui per giustificare un uomo 
accusare una città ,* tanto più che da tutte le Storie si ricava che 
r Ugolino intese indebolire i Pisani per farsene tiranno , e che le 
Castella sembra fossero date effettivamente da lui con troppo di 
precipitazione. 

Il Villani poi riporta un anedotto assai significante relativo al 
medesimo. Un giorno mostrava egli le sue ricchezze ad un certo 
Marco Lombardo , e gli domandava or che mi manca ? V ira di 
Dio rispose quell'indovino; e pareva da vero che non la sba- 
gliasse. Imperocché i versi di Dante , con cui la orribile sua morte 
descrìve mostrando quanta fosse l' ira del Cielo contro di lui, non 
possono in fatti leggersi senza la più grande emozione; mentre 
se alcuno non ne piange parrebbe dovesse attendersi dal Poeta 
stesso il rimprovero da lui già scritto « di che pianger suoli? 

Dal già mentovato meritissimo Sig. Professore dell' Università 
di Pisa Avvocato Francesco Bonaini , , ho potuto ottenere le par- 
ticolarità relative alla Catena del Porto Pisano , che a Genova venne 
trasportata , dalle quali apparisce di quante anella era formata , ed 
a quali luoghi di quella Città furono appese. 



342 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA li. 



Città di Genova Anelli 

S. Maria delle Vigne sapra la Porta maggiore « 5. 

S. Salvadore di Sarzano « 2. 

S. Maria Maddalena dietro al Coro » 3. 

Ponte di S. Andrea « 9. 

S. Ambrogio dei Gesuiti « 3. 

S. Donato « 4. 

S. Giovanni nel Borgo di Prè « 3. 

S. Torpete « 5, 

S. Maria di Castello « 4. 

Parte di Vacca « 8. 

Portone del Palazzo già Compere di S, Giorgio ora Dogana 

Regia « 13. 

Piazzq di Ponticello nel muro di ana casa « 4. 

Sotto un basso rilievo del Porto Pisano esistente nella Piaz- 
za suddetta di Ponticello 



Fuori di Genova. 
Chiesa di S. Martino nella Valle di Polcevera 
S. Croce di Riviera di Levante 



Totale 



63. 

2. 



67. 



Nella facciata della Chiesa di S. Martino di Genova negli ni- 
timi anni del passato secolo erano affissi altri sei anelli di detta 
Catena, che ora più non vi sono. 

(117) Ciò afferma il Caffaro (Aer. Ital. Script.) dicendo nel 
Libro 10 de' suoi Annali Genovesi^ « Segaenti die perrexenint ad 
« debellationem Liguriae (Libnrnae), qnam jam homines dicti 
« loci derelìnquerunt; eamque totaliter, praeter Ecclesiam, pò- 

« suerunt in terram miscrunt balbottas ad alias Turres Portas 

« Pisani demoliendaSy quas omnes diruerunt. » 




ANNOTAZIONI ALL* EPOCA H. 343 

Lo che è confermato pieDamente da una antica memoria esis- 
tente in un vecchio Libro dell' Archivio del Convento di S. Giovanni 
di Livorno dell' anno 1476 , stata poi trascritta nel Campione detto 
Nero , e cosi concepita. « Nota come all' anno 1290 scrissono li 
« nostri Eremiti che alli 8 di Septembre el Castello di Livorna 
« fu tutto distructo da fondamenti dair armata di quaranta ga- 
a lere dei Genovesi, e solamente fu lasciata la nostra Chiesa di 
« S. Joanni a laude di Dio. Laus Deo » Extracta da un Libretto 
del Monastero cominciando dal 1476. 

Alle quali testimonianze possiamo noi aggiungere quelle dal 
Cancelliere Giuseppe Mattei inserite in un suo Manoscritto sopra Li- 
vorno esistente già presso il Cav, Ferdinando Sproni ^ dal P. San- 

telli citato, OYC leggevasi « Livorno poco dopo il 1290 dai 

« Lucchesi, e Fiorentini co' Genovesi fu distrutto totalmente, che 
« al dire del Giustiniani ( Lib. 3. ) non vi rimase in piede che la 
« sola Chiesa di S. Giovanni. » 

Narrano in fatti anche il Villani ( Lib. 7. ) 9 e l' Ammirato 
( Lih. 3. ) che i danni dal Porto Pisano , dalle sue Torri , e dall' a- 
diacente Piano in questa occasione sofferti furono immensi, essendo 
stati rotti i palizzi , distrutti i villaggi d' intomo , e gettati in mare 
i difensori delle Torri. 

(118) Per non citare gli Storici tutti , che furono di sì fatta 
opinione, ci limiteremo a riportare le parole deW anonimo Cronista 
Pisano, il quale così si espresse ( Rer. Ital. Script. Tom. 24. Col. 168.) 
« ivi » Il Conte Guido da Montefeltro andò ad aspettare l'esercito 
« della lega Guelfa a Ponte di Sacco ; e anco fece metter fuoco e 
« ardere tutta Livorno ^ poiché l'Oste di terra non vi potesse stare 
« in del detto Porto. » 

(119) Nel medesimo errore del P. Magri sembra che incorresse 
anche il Platina ( Vita di Bonifazio VIIL ). Ma è d' uopo qui awer- 

45 



344 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA D. 

tire, che lo stesso Muratori ^ come già dicemmo, sulla scorta dì 
licnardo Aretino ( Hist. Lib. 4. ) , e di Tolomeo da Lucca ( Rer. Ital. 
Script. ) sapponendo che il Porto Pisano dalla foce delV Amo si for- 
masse , non fu lontano dal credere che i Genovesi tentassero di di- 
struggerlo con tararne la bocca. Così infatti egli scriveva « Habes 
« Portum Pisanum prope Libnmam Castellum ; scilicet olim Amus 
« illic suas exonerabat aquas , ejusque fluminis fances Portum Pi- 
« sanum efformabant Ex quo Genuenses locum attrivere et Pisanus 
« Populns Amum coegit breviore via ad mare descendere , Portns 
« ille cessavit » 

(120) Due forono le repartigioni fatte d' ordine della Pieana Re- 
pubblica per le Chiese , per i Monasteri , e per i Luoghi Pii del suo 
dominio, ed in conseguenza anche per quelli situati nei contorni 
di Livorno , e per la Pieve di Livorno stesso , onde porre insieme 
un contingente di cavalli , e di fanti : poiché colla seconda venne 
corretta , e meglio combinata la prima. Avendocene il Tronci nei 
suoi Annali conservata di ambedue la copia , noi qui la riportiamo 
come assai importante per la Storia nostra , e per dedurne anche 
quali Chiese^ quali Monasteri, e Luoghi Pii al presente fossero rima- 
sti superstiti , e quali quelli , di cui più non si faceva menzione , 
perchè già distrutti, ed abbandonati. 

Ecco come la prima andava concepita: 

Heremitorio de Aquaviva è Equit. — Ped. 1. 

Heremitorio de Caprolecchio , » — - » 1. 

Hospitali de Stagno • • . » — » 3. 

Plebi de Limona » — » i. 

Plebi de Lardenza^ sive Cappellis S. Felicis quia 

nihil habet • » — » i. 

Ecclesiae S. Martini de Salviano , ejusdemque 

Plebatus » — » i. Vi 

Plebi de Ubumo » — » 2. 



% 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA n. 345 

Ma trovandosi dai Rappresentanti la Repobblica alquanto scar- 
sa, rapporto al contingente dei cavalli , venne nella seguente se- 
conda guisa emendata: 
Ecclesiae S. Andreae et S. Luciae cum Plebe de 

Conciano , et CappeUis cum Plebe de Limona . Eguii. 1. Ped. 2. 
Hospitali S. Leonardi de Stagno cum Ecclesia de 

Aquaviva » 1. » 1. 

Plebi de Lardenxa cum Plebe de Libumo , et Ec- 
clesia S. Martini de Salviano , et Heremito- 

rio de Caprolechio - » 1. » 5. 

Dalle quali due repartigioni resulta più non essere a questo 
tempo in piede, oltre le tante Pievi, e Chiese del Piano di Por- 
to , da noi già mentovate , neppure quella insigne , e Matrice di 
S. Giulia , la quale sarebbe un errore volere confondere con la 
Pieve di S. Maria di Livorno^ e con V altra Chiesa semplice del me- 
desimo titolo. 

Ora non dispiaccia al Lettore conoscere il testo della Imposi- 
zione fatta dalla Repubblica Pisana onde ottenere dal Clero il 
mantenimento di 70 Cavalli, e di alcuni fanti. 

« In Nomine Domini. Àmen. » 

« Impositio facta septiMginta equorum prò anno futuro Ecclesiis Civi- 
li tatis et Diocesis Pisanorum. 

« Ordinatio facta et composita a Decem Sapientibus et discre- 
« tis civibus DD. Cacciaguerra et de Yiterbio Canonicis confir- 

a mata coram me Notario et testibus sine aliqua renovatione 

a et contradictione... unanimiter et concorditer , ut infrascriptnm 
« est per omnium sententiam... Haec omnia singula.... DD. Imposi- 
« tarli prò statuto Clero dati coram me Notano et Testibus ir- 
« revocabiliter estimaverunt et approbaverunt rogante5 me Nota- 
« rium ut inde conficiam publicum Instrumentum. » 



346 ANNOTAZIONI ALL EPOCA n. 

« Actom Pisis in Refectorio Pis. Capituli , preseotibus supra- 

a dictis Impositoribus et Testìbas MCCLXXXXII. Ind. V. 2. No- 

« nas Febraarìi. « 

» Post rogitum supradicti Impositores eodem die , et loco , et 
« coram eis dictis Testibus attentios considerantes denoo sic ordi- 
« naverant. » 

( La seconda repartizione ut sopra ). 

« Praedicti impositores , et qnilibet eomm unanimiter , et con- 
« corditer soprascripta omnia , et singola , at snperios contine- 
« tnr, approbayeront, rogante me Notano » 

« Actum in supradicto loco, prssentibus snpradictis Testibos, 
« soprascripto die, mense, anno, et IndicUone. » 

« Post praedicta Clerns Pisanus , Tideiicet DD. Abbates , Prio- 
« res , Plebani , et Cappellani Civitatis et IHoecesis congregati in 
« Sala Arcbiepiscopatus coram Reverend. Vicario Archiepiscopali 
« dedernnt iMiliam , et plenam potestatem Impositoribus impooen- 
« di pecnniam Ecclesiis , et locis non habentibns eqnos , vel par- 
« tem aliqnam in eqnis prò sobjnnctione eorom qui equi babent » 

« Item qnod si aliqni ex equis impositis deficerent, dorante 
« tempore impositionis , teneantor ad emendam totos Clerns prò 
« rata unicniqne tangentem, nt scilicet qui habet unum equum sol- 
« Yat prò parte duorum. » 

« Et ulterìns dedit potestatem DD. Impositorìus excomunicandi 
« non soWentes , et interdicendi Ecclesias. » 

« De omnibus snpradictis apparent publica Instrumenia rogata 
« a Ser Manfiredino Notano Capituli Pisani. » 

(121) Il Targioni (Viag.) ci assicura avere egli stesso desunta 
tale notizia dall' Archivio di S. Niccoia di Pisa , e precisamente da 
una Cartaptcora segnata di N. 284, la quale dell'indicata per- 
muta trattava. 

(122) Dante lo pose nell' Inferno , e come accenano i suoi 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA li. 347 

ComeDtatori Lavdino , e Vellutello per i mali consigli dati a Bo- 
nifacio Vili. 

Cosi il grande Poeta ( Inf. Cani. 27 ) faceva ad esso narrare. 

« Io fui huom d' arme : e poi fui Cordelliero 

« Credendomi si cinio fare ammenda 

« Mentre eh' io forma fui e/' ossa , e di polpe 

« Che la madre mi die ; /' opere mie 

« Non furon leonine ^ ma di volpe. 
« Gli accorgimenti^ e le coperte vie 

« Io seppi tutte ^ e si menai lor arte 

« Ch' al fine de la terra il suono uscie. 
« Quando mi vidi giunto in quella parte 

« Di mia età , dove ciascun dovrebbe 

« Calar le vele^ et raccoglier le sarte, 
« Cióy che pria mi piaceva allhor m' increbbe; 

« E pentuto , et confesso mi rendei 

(123) In tale occasione il Papa assolveva i Pisani , ed i loro 
sudditi, e cosi i Livornesi, dall'interdetto, in cai erano incorsi 
sino da quando avevano i Pisani istessi eletto per loro Capitano 
il Conte di Montefeltro dalla Chiesa già scomanicato. 

(124) Dell' indole piuttosto generosa , e larga , che nò dei 
Livornesi , sino anche ai tempi Medicei , il P. Magri Palermitano 
nel SQO Discorso Cronologico sulV origine di Livorno fece la più mi- 
nata descrizione tessendone in ana Nota l'elogio. Riporteremo a 
tempo debito le sue stesse espressioni. 

Non vi è stato in fatti tra noi bisogno pubblico di sorta che 
invocata la carità degli abitanti non abbia sempre corrisposto 
con spontanee elargizioni, e con sopravanzo anche alle urgenze 
della Città. 



348 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

L' epoche foneste della febbre gialla nel 1804 , del Ufo petec- 
chiale nel 1817 , non che dello spaventoso triennio dal 1835 
al 1837 del Cholera- Morbus ^ per non citarne altre , e di cai siamo 
stati noi medesimi testimonj , ne possono formare la riprova. 

Ben è vero però che il paterno cuore del Principe Regnante 
in quest'ultima calamità seppe precorrere ad ogni pubblica ne- 
cessità con tutte quelle cure, che il generoso e provvido animo 
suo non cessò di prodigare a prò della afflitta, e gemente nostra 
popolazione. 

Ma che? Anche al presente non hanno amato i Livornesi soc- 
correre essi pure grinfelici Amburghesi dopo l' incendio della loro 
Città con una somma in contante piuttosto ragguardevole? 

E quando trattosi di modellare nel 1824 il pio istituto della 
Misericordia sul piede di quello di Firenze , onde si prestasse al 
soccorso dei malati , e ad opere maggiori di carità , non si viddero 
sino i poveri versare c-on gioja il loro obolo nelle mani di coloro , 
che già avevano raccolte dai benestanti, e dai doviziosi somme 
air uopo più che sufficienti P 

Ed il Santuario insigne , sacro all'Angusta Protettrice di Li- 
vorno, non splende magnifico e sontuoso in Montenero, monumento 
di gratitudine e di generosità, per V oro versato a larga mano dai 
padri nostri? 

Ci perdonerà chi legge questa digressione. Noi dovevamo ren- 
dere giustizia alla Patria nostra , e sodisfare al dovere che ce ne 
imponeva la verità, questi Annali scrivendo. 

(125) I Bianchi stati espulsi dai Neri in Firenze dovettero 
adesso appunto migrare dalla patria loro, e rifugiarsi parte in Pisa, 
parte in Arezzo , ed in Pistoja , Città tuttora Ghibelline. 

Tra tanti esuli Fiorentini trovossi Dante Alighieri , primo lumi- 
nare de' suoi tempi , e prima mente sublime d' Italia , perchè la 
fazione Imperiale seguiva. Ma questo grand' uomo seguivala nel 
grandioso concetto , da noi già accennato a sua gloria nella No- 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 349 

la 77 ; mentre ud* anima pari alla ana non poteva concepire verso 
la patria che pensieri degni di qneir altissimo ingegno , che tut- 
tora lo fa venerare dai popoli più gentili della terra quale spir- 
to, cui ben pochi hanno potuto sino a qui stargli a secondi. 

In fatti questo suo modo di pensare mi sembra che chiaro 
traluca anche da ciò che scrisse nel Canto 6 del Purgatorio , ove 
diceva » 

« Ahi serva Italia , di dolor hostello , 
« Nave senza noecMer in gran tempesta , 

a Non donna di provincie 

a Ahi gente^ che dovresti esser devota, 
« E lasciar seder Cesare in la sella 
« Se ben intendi ciò , che Dio ti nota» 

Al che il Landino in spiegazione aggiungeva « Giudicando 
« Dante che d'Italia dovesse esser capo l'Imperadore, et non 
« v' essendo quello , dimostra.... che la nave posta in tempesta se 
« è senza nocchiero convien che perisca. » 

(126) I merli a punte divise , i quali coronavano già la Torre 
quadrata , che tuttavia serve di campanile alla Chiesa di S. Anto- 
nio j furono disfatti nell' anno 1825 , quando il campanile stesso 
minacciando rovina si faceva resarcire dalla attuale Compagnia 
del Suffragio. Scomparvero cosi quei segni dell' antiche discordie 
d' Italia per il martello di un ignorante muratore , il quale senza 
saperlo distruggeva una delle memorie materiali più notevoli ri- 
maste al nostro paese dei tempi funesti, e memorandi dei Guelfi, 
e dei Ghibellini. — Suggerii ad alcuni di rispettare quei merli, 
e la loro classica forma,* ma debbo dirlo? parlava a chi non mi 
intendeva. — I Ghibellini usavano invece i merli quadrati. 

(127) Cioè per Braccia 73 di fabbrica , e per 16 dì lanterna. 



350 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA H. 

Il SUO diametro uel calce del primo ordine , al di sopra degli at- 
tuali Magazzini , è di Braccia 20 e >/s ; quindi la sna periferia 
circolare di circa Braccia 65. — La periferia della seconda Torre, 
cioè della più alta, non oltrepassa le Braccia 

Di questo bel Faro cosi il Petrarca parlava nel suo Itinera- 
rio Siriaco dicendo « Post bsec paucis passanm millibus Portus 
« aderit , et fere contiguum Liburnum , ubi praevalida Tnrris est, 
« cujus in vertice per nox flammalnavigantibus tnti littoris sìgnum 
« praebet. Hinc si ad dexteram te deflexeris Gorgon , atque Capraja, 
a parvae quaedam Pisanorum Insulse presto emnt ; nec non Tnrris 
« exigua quae Mellora vulgo dicitur infausta illi popolo. » 

£ Goro di Stagio Dati ( Cron. Fior. ) aveva notato « che era 
la Torre tonda in mare per lanterna del Porto y una delle più belle 
del Mondo. — 

I Magazzini che tuttora circondano la sna base furono eretti 
da Francesco L dei Medici circa l' anno 1582, onde fornire Livorno 
di un qualche locale lontano e separato per uso di Lazzeretto. 

In fatti fu desso il primo , di cui la piazza nostra si valesse 
per le contumacie ; ed ebbe il vanto di essere anche tra i più 
antichi d* Italia. , dopo quello originale dei Veneziani. 

Che se non temessi di errare direi che godendo ora Livorno 
non di uno, ma di tre amplissimi Lazzeretti j potessero ornai senza 
pericolo abbattersi quei vecchi Magazzini, onde restituire l'anuni- 
rabile Torre alla sua primitiva integrità ^ toglierle cioè dal piede 
quel fabbricato circolare che quasi b deturpa; e renderla allo 
sguardo di tutti tale quale si mostrava ai tempi della sua fon- 
dazione quando dal mare sorgendo immediatamente , svelta e co- 
lossale , vedevasi di quattro diversi ordini di Fabbrica composta. 

E poiché del nostro faro ci è occorso di parlare non ignora 
alcuno di noi di qual mirabile corredo a benefizio dei naviganti 
sia stato già dal Principe Regnante recentemente fornito , col ren- 
dere la sua illuminazione a eclissi mediante un apparecchio lenti- 




ANNOTAZIONI ALL' BPOGA 11. 351 

colare ; e nel portarla a quel perfezionamento , che non può più 
ammettere un equivoco di lume notturno con altri fuochi vicini 
a danno di coloro, che la vita pongono a cimento sull'infido 
elemento. Né possiamo passare sotto silenzio le cure datesi dall' 
attuale Capitano del Porto Cavaliere Carlo Bargagli nel secondare 
le vedute e le intenzioni del provvido e benefico Monarca. 

(128) Ho più volte io stesso percorsa ogni località della Torre 

. senza rinvenire in alcun sito orma , e segno di antica iscrizione , 

o di stemma , che forse i Fiorentini avessero potuto fare abolire 

quando padroni divennero di Livorno ; e non vi ho ritrovato che 

il piccolo giglio scolpito sulla porta, di cui ho già fatto parola. 

(129) Questi terzi Statuti della Repubblica Pisana , portanti 
respettivamente la data dell' anno 1305 (Pisano) dell' Indizione IH. 
e del nono Kalendas Novembris . e del 1306 dell' Indizione III. e del 
10 Kalendas Maii riuniti , e scritti in un bellissimo Codice mem- 
branaceo, esistono ueW Archivio della Comunità di Pisa^ e conten- 
gono anche i così detti Brevi della Corte del mare. 

È da desiderarsi che vengano fatti di pubblica ragione dall' e- 
gregio nostro concittadino, che già altre volte abbiamo ricordato. 

Contengono essi 123 Rubriche, di cui ecco i titoli, acciò si 
conosca l' importanza delle diverse materie che vi sono trattate. 

« Breve Curie Maris » 

1. De faciendo que utilia prò suprascriptis mercatoribus. 

2. De electione minoris Consilii. 

3. De faciendo Consilio singulo mense. 

4. De manutenendo homines huius Brevis. 

5. De habendo priorem. 

6. De conservando banna et decreta. 

7. De reclamationibus que mihi facte fuerint. 

46 



352 ANNOTAZIONI ALL' EH)GA U. 

8. De non dando sententìam ante pnblicationem testium. 

9. De testibns recipiendis. 

10. De recipiendo secnritates ab illis qui emerant fandacoa. 
li. De mandando execntioni sententias et laadamenta. 
12. De questionibns marinariatici , et naoli sententiandis. 
iS. De Coiredis navium et lignornm , et eornm apparatibos et 

introitibns obligatis prò mercibns ammìssis prò marina- 

riatico. 

14. De dirictnris toUendis ante inceptionem litis. 

15. De eodem. 

16. De faeiendo inrare Notarìom camerarinm et Nuntios. 

17. De dando Camerario introitnm enne. 

18. De renantiando successori meo expensas quas fecero. 

19. De qnestionibus terminandis. 

20. De cogendo nauclerios et scribanos ut faciant iarare homines 

quos portabant sacramento hnins ordinis. 

21. De non faeiendo aliqnod sacramentum alieni. 

22. De legendo hoc Breve semel in anno. 

23. De avere rapto alieni cristiano , vel saraceno. 

24. De recipiendo secnritates ab armatoribns lignonun. 

25. De mittendo cnrsores per marinas partes. 

26. De eo qui rumpit pacem vel treguam. 

27. De faeiendo rexam per vel conspirationem de vendendo, vel 

non vendendo. 

28. De dando compositoribas brevis capitnla utilia prò ordine 

maris. 

29. De non petendo, vel recipiendo aliquid altra feudum. 
SO. De eundo ad Portum Pisanum. 

Si. De hiis que debent fieri apad Portum Pisanum. 

S2. De procurando mittere Columpnas circa Turrem Formicis. 

SS. De Portu Vade. 

S4. De navibus et lignis portandis balistis. 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 353 

35. De emendo constitiitQm. 

36. De portando infulas et bacnlum a nuntiis. 

37. De electione compositorom huius Brevis. 

38. De eo qnod fiieri debet ante electionem compositorum huias 

Brevis. 

39. De electione Consulum in marinis partibns. 

40. De Custodibns Turrìum Portns et Lanterne , et Hagnalis et 

Faucis Arni. 

41. De Tnrri fancis Ami. 

42. De expensis faciendis prò honore Gomanis Pisani in mari- 

nis partibns. 

43. De Barca faucis Arni, et ejas corredis. 

44. De electione sensalinm. 

45. De Sensalibus. 

46. De eligendo Vili. Sensales qui sint extimatores haveris. 

47. De habendo Consules portns Tnnithi, et dnos Capitaneos 

portuum Sardinee. 

48. De dando consilium et favorem Capitaneis Portns de Tonithi. 

49. De locationibus marinariornm. 

50. De Calafatis. 

51. De faciendo consilium super habendo Fandacum in Civitate 

Janae. 

52. De faciendo iurare litigatores in mensem. 

53. De faciendo exemplare breve consulum Pisanorum in ma- 

rinis partibns. 

54. De legendo hoc Breve singulis mensibns. 

55. De manutenendo et observando et execntioni mandando qne 

dabuntur a Consnlibns Pisanis in marinis partibus. 

56. De Stasinis ruptis. 

57. De habendo in Curia quatemos navium et lignomm. 

58. De interrogationibus et responsionibns faciendis. 

59. De sequestrationibas faciendis. 



354 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

60. De condeikipDaDdo victum yictori in expensis. 

61. De exigendo a coDSulibas Alexaodrie introitum fumi. 

61. De cogendo in aliqno certo loco Consnles mercaiomm et Ca- 

pitaneos Sardinee et Capitan.... de garbo super facto sta- 
teriarum. 

62. De navaiolis et naulo. 

63. De plactis et lignis boneratis. 

64. De electione Consulum Notariorum et Nuntiorum. 

65. De Societate trium Mercationum. 

66. De conveniendo cum Consulibus trium ordinnm. 

67. De renovando sacramenta predicte società tis. 

68. De electione Consulum. 

69. De manutenendo predictam societatem. 

70. De eligendo priorem dictorum trium ordinum. 

71. De parendo mandatis suprascripti prioris et Consilio ei dando. 

72. De affannamento navium que bonerantur in marinis partibus. 

73. De stando ad Curiam. 

74. De electione Camerarii. 

75. De condutu et marinatico. 

76. De conveniendo Consules et Capitaneos portuum Sardinee. 

77. De electione facta ab antecessoribus. 

78. De Scribanis ut iurent. 

« 

79. De faciendo fieri incantus navium et lignorum. 

80. De omni et toto eo quod recipere debeam de incanto 

faciendo. 

81. De salario Notariorum Curie maris quod babere debeant. 

82. De eo quod recipere debeant nnntii diete Curie prò mieti- 

tura banni. 

83. De faciendo preconizzari per civitatem quod omnes nauclerì 

navium et lignorum iurent 

84. Pons portus Pisani infra mensem. 

85. De manutenendo honores quos Pisana Civitas habet in par- 

tibus marinis. 



ANNOTAZIONI ALL EP0C4 U. 355 

86. De fundacario , et costodibus turriam portus , faucis Arni , et 

SercU. 

87. De habeodo fuodacarium portas Pisani unam brmum Notarium. 

88. De comparendo coram Potestate, Capitaneo, et Anthianis prò 

refectione Fundaci Portus. 

89. De eligendo duos modula tores prò modulando fundacarìnm 

Pisani Portus. 

90. De faciendo fieri novum Capitulum de diffinitionibus nanli et 

marinatici factis non possint appellari. 

91. De electione Consulum facienda ab Anthianis Pisani Populi. 

92. De inquirendo Sensales Pisane Civitatis. 

93. De affannamento navium et lignornm. 

94. De procurando cum Capitaneo et Anthianis quod Potestas et 

eius Judices debeant recipere a bancheriis de restituendo 
qnantitates debitas in eorum quaternis scripta. 

95. De diffinitione litis nauli marinatici vel mendi mercium a 

libris yigintiquinque infra. 

96. De Bailo et Burgo Turris Faucis Ami opere Vallivetri, Fnn- 

daco portus Pisani, et Forte eiusdem portus, et Boscho 
Scopeto qui est in partibns predictis censu Panormi et iu- 
ribus in Messana recnperandis. 

97. De non permittendo aliquam navium dissipari in Portu Pisano 

nisi extra Frascham, et faciendo preconizzari quod quicum- 
que habet gnrbamen yel aliud lignamen ipsum inde elevet. 

98. De procurando quod Potestas Pisana precipiat Capitaneo 

Vade et Liburne quod ipsi precipiant omnibus de Capi- 
tania ipsorum quod non faciant de nocte ignem in terra 
a Vada usqne ad faucem Arni. 

99. De condempnando marinarium et famulnm quod fecerit con- 

tra ordinamenta. 
iOO. De preceptis faciendis Consulibus Tunithi et Buggee tempore 
eorum electionis. 



756 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

101 De eligendo duos homines de ordine maria prò scandali- 
cando plactas. 

102. De investigando falsam picem , stappami , vel canapem fa- 

cientes. 

103. De precepto faciendo canapariis. 

104. De Ponte de Ogione. 

105. De Capitulis mittendis Consnlibtfs Pisanis in marìnis partibos 

constitutis. 

106. De faciendo portari et poni lapides ad molom portos Po- 

pulonie. 

107. De non permittendo sensales qui faciont vendere terras ultra 

unum denarium per libram. 

108. De Fundacario portus quod non consentiat protei in porta 

aliqua cavorra vel pactumen. 

109. De procurando quod mictatur in brevi quod Capitane! De- 

gathie toUant dirìctam forensibus prò mercibus et testis 
tantum. 

110. De maris de investigando acta et privilegia pertìnentie Curie 

et honori Ordinis Maris. 

111. De investigando a Consulibus Pannorum livellos et redditus 

quod Comune Pisanum habet. 

112. De paramentis, libris et massaritiis Ecclesie S. Nicholai 

Portus Pisani. 

113. De Fundaco et domibus Portus Pisani. 

114. De lignis navigalibus conciandis. 

115. De divisione haverìs proiecti de navibus et lignis propter 

fortunam. 

116. De divisione facienda de hiis que inveniuntur piscantur et 

lucrantur in mari. 

117. De recrescimento grani et ordei. 

118. De non permittendo stare aliquem exbannitum Pisani Co- 

munis in aliquo fundaco Pisanorum in marinis partibos. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 357 

119« De eodem. 

120. De procorando qaod ponator ìd brevibas Consolnm per ma- 

rinas partes prò applicantibas in eomm partibus cum ferro, 

yel lignamine. 
i2i. De mercedibus notariomin et nuntiorum Curie maris. 

122. De clavibus domoram Fondaci Portus renaDtiaodis Funda- 

cario portas. 

123. De penis et bannis eomprehensis in hoc brevi auferendis. 
In ano poi di tali brevi sotto la Rubrica 30 col titolo » De eundo 

Ad Porium Pisanum » si ordinava che dovesse il medesimo essere 
visitato dne volte l'anno dai Deputati y cioè nel mese di Aprile ^ 
ed in quello di Settembre. Tanto stava tuttavia a cuore ai Pisani 
l'Emporio da cui traevano origine le loro ricchezze, e la loro 
potenza 1 

Eccone le espressioni. 
« Et juro quod in mense Aprilis et in mense Septembris vel 
« alio tempore de quo michi videbitur ita quod semel tantum 
« illuc vadam tempore mei Gonsulatus , sociatus duobus bonis et 
« legalibus hominibus de melioribus dicti Ordiois Haris prò quoli- 
« bet quarterio civitatis Pisane ex uno ex notariis diete Curie, 
« et Camerariis, et nuntiis ejusdem nisi insta et evidens causa im- 
« mentur propter quam Inter nostrum Consnlum ad provìdendum 
« portum Pisanum esset necessarium seu utile quo casu habebo 
« consilium meum minus a quo inde consilium petam, et sicut 
« inde per ipsnm consultum fuerit faciam et non aliter : ibo ad 
« portum Pisanum prò videndo portum et fundacum et Turres, 
« et signa michi videbuntur fore ibi aptanda denuntiabo ea po- 
« testati Capitaneo et Antianis Pisane Civitatis, et prò posse stu- 
« debo quod predicta fiant et reficiantur. Et quod in dieta via 
« et ejus occasione et causa expendi non possit , nec debeat ultra 
« libras vigintiquinque denariorum Pisanorum , de quibus viginti- 
« quinque libris homines pleberiorum Portus solvere teneantur, 



358 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

« libras decem distribueodos per Consales Comnniam dicioram 

« pleberioram inter ipsa Comuoia Et residuum solvatar de 

« dirictu et introitibas diete Curie maris aliter solvatar de pe- 

u cuoia Pisani Comunis Et hoc Capitulum sit precisum , ita 

a quod per aliquod Consilinm infringi vel vitiari non possit « 

Ora la Rubrica 96 statuiva « De procurando quod Potestas 
« Pisanus praecipiat Capitaneis Vade , et Liburne quod ipsi 
« precipiant omnibus de Capitanatu ipsorum quod non £aciant 
« de nocte igoem in terra Vada usque ad faucem Arni. Et 
« procurabo prò meo posse quod Pisana potestas sub certa et 
« gravi pena Capitaneis pleberiorum Portus Vade et Liburne ( pre- 
« piat ) quod ipsi precipiant omnibus de Capitaniis ipsorum quod 
« aliqna persona nuUum ignem ( faciat ) in terra a Vada usque 
« ad faucem Arni. Et per Civitatem Pisana m preconizzari et pre- 
« cipi ad certam penam faciat quod aliqua persona in predicto 
« loco ignem de nocte in terra non faciat. » 

Quindi la Rubrica 40 relativamente ai Custodi delle Torri in- 
giungeva. « De Custodibus Turrium portus, et Lantemae , et Ma- 
« gnalis, et Faucis Arni. Et juro quod non permittam neque 
« consentiam aliquem . esse prò custode ad turrem faucis Ami , 
« ad Turres de Portu , videlicet ad tres , Lanterne , et Magnalis 
« qui non sit marinarius et per mare non iverit , et sit annomm 
« viginti quinque ad minus, et quìnquaginta ad plus et integer 
« sue persone , et assidue ibi morare debeant ad voluntatem sn- 
« prascriptorum Consulum et hec faciam justa meum posse. Et quod 
« Capitanei Degathie poni et aptari faciant catena cum pancaccis 
« consuetis inter duas Turres portuum prò custodia portus, et eos 
« inde rogabo et eis precipiam ut predicta faciant , quod si facere 
« neglexerint potestati, Capitaneo, etAnthianis qui prò tempore fne- 
« rint dicam...Et fundacarii portus Pisani sacramento teneantur pre- 
« cìpere custodibus ipsarum turrium ut continue de nocte ad ipsam 
a custodiam morentur et contrafacienti renuntiare teneatur ( sic ) 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA li. 359 

« ipsis Consalibos poniendam ab eis qoalibct Tice in solidos V. 
« denariorum. Et etiam dicti castodes teneantar obedire eidem 
« Fundacario in hiis que portai predicto et mercatoribns atilia 
« videbuntnr. Et qnod dicti cnstodes qui non starent cum fnndacarìo 
« dicti portus prò utilibus et necessariìs snprascriptis teneantar 
« et debeant de nocte stare et dormire in tarribas dicti portas. 
« Et qaod ipsi Gonsales teneantar ex custodibas turrìs faacis Arni 
« annm constitaere qui aliis presit... Et Gonsales cam Consilio eo- 
« ram minori eligant cnstodes Tarrium portas et faacis Arni et 
« faacis Sercli bona fida sine fraade... sub pena... Item teneantar 
« saprascripti Gonsales et consiliarii... pena librarum vigintiquinque 
« denariorum ea que in Capitalo continetur facere. Hoc addito qood 
« nuUas possit esse Turrìgianns seu castos alicaius ipsaram Tarrium 
« qui sit babitator portus Pisani seu Liburne; et qnicumque fnerit 
« tarrìgianus seu custos alicuius turrìam et Palassetti Pisani portas, 
« et tarrium faucis Arni, et faucis Sercli tarrigianas aut castos sea 
« in aliquo officio dictaram tarrium eligi et esse non possit nec 
« debeat die deposito turrigianie et custodie , et officii ad unum 
« annum. Et si aliquis contra hanc formam eligeretar eiciatar de 
« officio et perdat feudum suum, et electores predictorum sub 
« iuramento teneantar nullnm eligere prò turrigiano sea custode 
« tnrrium predictarom contra banc formam. Et hoc non intelli- 
« gantur in omnibus illis qni capti fuerint in turri de porta Pi- 
41 sana cesa dieta Maltechiata. « 

(130) Bubrica 32 « ivi » 

« De procurando mittere colupnas circa Turrim Formicis. Et 
« juro quod dabo operam et studium et soUicitus et intentus ero 
« quod Potestas Gapitaneus , et Antiani infra quataor menses ab 
« introitu mei officii debeant mittere et mitti facere circa Turres 
« ( sic ) Formicis colupnas XII. lapideas , piombatas , et hec ut 
« naves in Porta existentes congnie possint ibi ormegiari , et 

47 



360 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

« tafos proici facete circa ipsam Tarrim prò sua defensiODe. Et 
« hec fieri debeant de introitibus Degathie. Et hoc faciam si vi- 
« ddi)itar mihi et sotiis meis. 

Finalmente sulla sollecita fabbricazione delie due nuove Torri 
COSÌ i citati statuti si esprimevano. 
Rubrica LXXVII. 

« Et inro Ego Potestas quod infra duos menses ab introitn 
« mei regiminis eligi faciam ab Authianis Pisani populi sapien- 
« tes viros qui vadant apud Portum Pisanum, per quos provideatur 
« in quo, siye in quibus locis due Turres fieri debeant extra 
« alias Turres Portus Pisani in mari , quas Turres fieri iaciam de 
« bonis et introitibus Degathie...... Hoc addito quod predicti sa- 

« pientes teneaninr et debeant etiam providere de et super eva- 
« euatione Piaasi Portus , et quod inde provisum fuit redigatnr 
« in scrìptis et postea ponatur ad Gousilium de quo yidebitur 
« Authianis Pisani Populi, et id quod inde dicto Consilio placu- 
« erìt fiat ex executioni mandetur. » 

« Gorrectum et appr(d>atum est hoc Breve, ab infrascri- 

« ptis duodecim sapientibus viris videlicet Francisco Bellomi^ An- 
« drea Gacto , et Bartholonuneo Notario de Rilione y Johanne 
« Garfagnino, Vanne Grasso, et Botticella Tabeniario, Raneiro 
« de Balneo, Bette Bonaiuti, Donnino Nichelo Leule Judice, 
« Cello Agnelli , et Henrigo de Boltano. Super his electis ab An- 
« thianis Pisani Populi secundum formam Brevis Pisani Comonis a 
« me Ricciardo Notario condam Bencivennis Notarli de Rinonichi 
« secundum dictam formam per eosdem Anthianos scriba publico 
« cum eis electo. » 

(i3i) Rubrica 102. « ivi » 

« De Ponte Ogione et procurabo soUicite quod Pons de 

« Ogione reficiatur , reaptetur quotiens oportuerit de bonis Dega- 
« thie Pisani Comunis ita quod per ipsum cum curni et bestìis 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 361 

« ìli pcssiDt sicnt coDsaetnm est Et qnod qnilibet Consiilum pos* 

« sii et debeat condempnari si predieta non fecerit, et non ob- 

« servaverit in libris decem denarioram. Et tenear ego suprascri- 

« ptus Consul sub jnramento et pena librarum decem denarioram 

« ad opns Tersane f acero et curare ita qnod tempore meo Pons 

« de Stagno reaptetor, nbi oportuerit expensis Bominamm Mo- 

« nasterii Omnium Sanctorum de tabulìs , et paraduris ex ntraque 

« parte ipsius Pontis. 

(132) Rubrica XLl. « ivi » 2>e Twrri faucis Ami. » 
« Et quod custodes Turris de fauce Arni debeant esse mari- 
ti narii , et debeant inrare eomm offlcium coram Gonsulibus Or- 
« dinis Maris ad hoc qnod non committatur firans , quin sint 
« marinarii , et qui sint duodecim , quorum decem ad minus stare 
« et debent ad dictam custodiam. Quorum custodum qnilibet sit 
« minor annis quinquaginta et maior annis vigintiquinque ; et qui- 

r 

« libet predictorum custodum habeat unam balistam ad stafbm 
« cum ' <iuinquaginta quadrellìs ad minus sub pena soldo ( sic ) 
« centum danariorum, toUenda qualibet vice eligenti et electo 
« dictum oflBtium acceptanti contra dictam formam a Potestate 
« Pisana. Et duo ex eis ad plus habeant vigilare et stare ad guar* 
« diam Turris ad gitam : qui custos teneatur libramento consulere 
« et dicere lignis et navigantibus volentibus exire de fauce Arni 
« si erit tempus exeuendi vel non. Et qui guardiani cum barca 
« fornita taneantur et debeant de die et de nocte ire et adiu- 
« vare omnes quibds necesse fuerit» et petierint eorum adiuva- 
« men ad dictam faucem. Et qui debeant dare ydoneam cautio- 
« nem de observando omnia in capitulo comprehensa , et de red- 
« dendo accomandititiam eis Cactam, et habere siquod propter 
« fortunam maris ad eorum manus pervenerint. Et quod nuUus 
« habitator faucis Arni possit esse guardianus diete Tnrris. Et si 
« contra predieta vel aliquod predictorum aliquis predictorum 



362 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

« castodom fecerit incidat in penam qiialibet vice a soldis V de- 
« narìoram usqae in libris yigintìqninqae denariorum inspecta 
« qualitate criminis et negotii ad Tolantatem ipsoram Consalam, 
« que pena sii Operìs Tersane. 

« Et dicti Consnles sub iaramento et ad infrascriptam penam 
« teneantnr tempore eoram offitii singnlis duobus mensibos semel 
« ad minns facere inqnisitionem centra dictos cnstodes si habeant 
« dictas balistas , et morantur ad dictam castodiam , et Caciant 
« omnia et singula que tenentur facere ex forma hnias capitnli, 
« et eorum ofBcii: et punire si quem contrafacientem invenerìnt 
« in suprascripta pena eis imposita. » 

« Et idem faciant de turrigianis, et custodibns tnrrìnm et 
« Palassetti Pisani Portus, et Turris faucis Sercli sub predicta 
« pena. 

« Et hoc capitulum sit precisum, et precise servetur maxime 
« de tempore. Et si Consules predicte Curie coutra predicta fece- 
« rint quilibet eorum perdat de suo feudo libras decem denario- 
« mm , quos solvere teneatur operi Tersane. Qui Consules Curie 
« Ordinis maria vinculo juramenti , et ad penam librarum Yiginti- 
« quinque denariorum Pisanorum a quolibet eorum contra £aciente 
« auferendam eligere, et electionem facere teneantur Castellanum 
« unum bonum et sufficientem maiorem tamen anni triginta apud 
« Turrim faucis Ami , qui sit homo expertus in opere maris , et 
« cuius officium duret spatio sex mensium. Ita quod in electìone 
« dicti Castellani omnes dicti Consules maris concordent et aliter 
« vel alio modo ipsa electio non valeat, de cuius eligendi Ca- 
« stellani sufDcientia et bonitate sit in arbitrio potestatis Co- 
« munis. 

Tanto stava a cuore ai Pisani la custodia , e la difesa della 
foce d'Amo, considerata allora giustamente da essi quale Porta 
Marittima della loro città 1 

Ora sulle altre Provvisioni degli statuti, di cui favelliamo , e 



ANNOTAZIONI ALL'EPOCA U. 363 

comprese nel citato Breve Curie Maris^ piaccia al Lettore di legge- 
re le particolarità più essenzialif che qai gli ponghiamo sott' occhio^ 
perchè meglio rilevar possa lo staio del Porto Pisano d* allora ^ 
delle sue fabbriche^ delle sue Fortezze , non che dei lavori j che 
la Repubblica Pisana si proponeva di eseguire in quella tanto 
importante località, e ne' suoi contomi. 

Rubrica 30. « De eundo ad Portum Pisanum. » 

« Et inro quod in mense Aprilis et in mense Septembris. .. 
« vadam tempore mei Consalatns sociatus dnobus bonis et lega- 
« libus hominibos de melioribas dicti Ordinis Maris prò quolibet 
« qoarterio Givitatis Pisane, et uno ex Notarìis diete Curie et 

« Camere et nuntiis ejusdem ad provvidendum Portum Pisanum 

« si esset necessarium sen utile ibo ad Portum Pisanum prò 

« videndo Portum et Fundacum et Turres..... et hoc capitulum 
« sii precisum 

Rubrica XXXI. « De rebus que fieri debent apud Portum Pisanum » 

« Et iuro ad S. Dei Evangelia procurare quod ea omnia 

« que fieri debent ad Portum Pisanum , et in operibus Portns a 
« pleberìis portus coUinarum et ab hominibus ipsornm plebe- 
« riorum fiant. 
Rubrica XL, 

« Et iuro quod non permittam aliquem esse prò custode 

« ad Turrem fancis Ami , ad Turres de Portu , videlicet ad.... 
« Lanterne et Magnalis , qui non sit marinarius Et quod Capi- 
ti tanei Degathie poni et aptari faciant catenam com pancaccis 
« consuetis Inter duas Turres Portuum prò custodia Portus.. •• Et 
« Fundacarii Portus Pisani sacramento teneantur precipere Custo- 
« dibus ipsarum Tnrrium ut continue de nocte , die , et de nocte 

« ad ipsam cnstodiam morentnr Et etiam dicti Custodes te- 

« ueantnr obedire eidem Fundacario, in his que portni predicto 



366 ANNOTAZIONI ALL'EPOCA Q. 

« peto , qui est in partibos predictis Censo Panormi , et joribus 
a iu Messana recuperandis. » 

« Et ioro qaod singolo mense semel ad minos ibo coram 
« Antianis Pisani Populi et partes meas interponam... super facto 
« baili tur ( sic ) de Fauce Arni , et Burgi , qne ibi fieri debet 
« et Opere Valivetrì.... Et partes meas interponam quod Fan* 
« dacus Portus aptetur et compleator. Et fons Portas reqairatur 
' « ut aqua magis habondet et reactetor et mundetur semel in an- 
« no. Et quod de Boscfao , scopeto Comunis qui est in partibus 
« portus ceppus aliquis non cayetur.... et quod censns lerrarom 
« Comunis... in Panormo qui datur Opere S. Marie pisane civi- 

« tatis reducatnr ad tarenos LII de auro per annum » 

Rubrica LXXXXVL 

« De non permittendo aliquam nayem dissiparì in Porla Pi- 
« sano nisi extra Frascam , et facendo preconizari quod qoicuin- 
« que habet gurbamen vel aliud lignamen ad fandacum ipsum 
« unde eleyet. » 

« Et non patiar ncque permittam quod aliqua navis yel li- 
« gnum dissipetnr in Porta Pisano nisi extra Frasca tantam, et 
« quemlibet contrafacientem condempnabo prò qualibet vice io 
« Libris XXV denariorum Pisanorum ad opus Operis Tersane. » 

« Et quicumque habet gurbamen yel.... lignum ad Fundacum 
« in Portn Pisano intus scalos ipsum inde debeat extrahere.... et 
« si... extractum non fuerit quilibet impune de ipso lignamine 
« possit ab ipso... inde extrahere. Et si... non foerit extraetnm... 
« ego Consul... procurare ( debeam ) quod inde extrahator... ex- 
« pensis Pisani Commis de bonis Degathie. » 
Rubrica. CU. 

« De Ponte Ogione. » 

« Et procurabo soUicite quod Pons de Ogione reficialur et 
« reaptetur... de bonis Degathie.... ita quod per ipsom cum curro 
« et bestiis ivi possint sicut consuetum est Et tenear ego.... 




ANNOTAZIONI ALL EPOCA O. 367 

« CoDsal sub inramento et pena libraram decem denarìonim ad 
« opus Tersane facere et cnrare ita quod... tempere meo pons de 
« Stagno reaptetur ubi oportuerit expensis Dominarnm Honasierii 
« omnium Sanctorom de tabalìs et paraduris ex utraque parte 
« ipsins pontis. » 
Ruln-ica CYII. 

« De Fandacarìo Portos qnod non i^onsentiat prohici in Porta 
« aliqnam Zavorram vel pactnmeit. » 

« Et qnod Fandacarios Portns Pisani teneatnr snb inramento 
ce et pena libr. X denariomm... ad opus Tersane... inramento et 
« pena facere omnes nanderios qni naves vel ligna fecerint 
« conciari in dicto porta et calafatum qni fnerit c«pat Magister 
« prò Concia diete Nayis ut non consentiant prohici eorum mala 
« custodia aliqnam Zayorram vel pactumen seu lignamen aliquod 
« in dicto porta... Et si quem contrafacientem inyenerit teneatnr 
« ipsnm condempnare in libris decem denariomm ad opus Tersa- 
« ne. » 
Rvbrica CVIII. 

« De procurando quod mittatur in Brevi qnod Capitanei Dega- 
« thie toUant dirictum forensibns prò mercibus et testis tantum. » 

« Et nos Consules maria sub inramento et pena libramm XXY 
« denariomm... ad opus Tersane teneantnr (sic) procurare... cum An- 
« thianis qnod ponatur in brevi. Capitaneorum Degathie quod Ca- 
« pitanei teneantur... snb inramento et certa pena... exigere di- 
« rictum forensibus prò mercibus et testis tantum adminus quam 
« solvunt Pisani in eorum terris. » 
Rubrica CXI. 

« De paramentis, libris, massaritiis Ecclesie S. NicholaiPor- 
« tus Pisani. » 

« Et quod Consules maria.... debeant sub iuramento et pena 

a libraram X denariomm... ad opus Tersane cum prius inverìt 

« ( $ic ) ad Portum Pisanum sibi ostendi facere a presbitero Ec- 

48 



368 ANNOTAZIONI ALL' BPOGA n. 

« clesie S. Nichelai Portas Pisani omnia paramenta, et libros, 
« massaritias omnes saprascripte ecclesie et Tineas, et possessio- 
« nes omnes. « 
Rubrica CXIL 

« De Fondaco et Domibus Portos Pisani. » 
« Et quod Consules... teneantnr sub iaramento cnm prìus 
« iyerit (sic) ad Portom Pisanom videre cnm sapientibns inris 
« euntibns cnm eis ad dictnm portnm «i melina a fossare Fnn- 
« dacnm Domos omnes dicti Portns, et quidqoid per eos visom 
« fnerit per eos executioni mandare. » 
Rubrica CXXL 
« De clavibns Domomm Fondaci Portas renontiandis Fonda- 
« cario Portas. » 

« Et Fondacarins Pisani Portos sob ioramento et pena libra- 
« rom X denarioram... qood qoando aliqoa Nayis coUabit de Por- 
« tu Pisano que habeat apothecam sive magagenum in fondaco 
« portus... clavim tenetur renuntìare Fundacario. » 

« Et qnod Consules semel adminus in quolibet mense iora- 
« mento teneantor comparere coram Anthianis.... et ipso n^are.. 
« et exortari ot Currum ( forse Turrem ) de Cassaro Pisani Portus 
« ordinatam bedificari et elevarì in dicto loco per consilium Ci- 
ti vitatis Pisane ieri hediflcari et elevarì faciant.. et execotione 
« mandari... Et qnod Consules... singuli^ duobus mensions... ipsos 

« Anthianos rogare quod Fa ( Fanalis forse ) Pisani Portus 

« reficiatur bene et sufficienter de bonis... Degathie Pisani Go- 
« munis. » 
Rubrica CXXIII. 

« De aptando Pontes Portus Pisani. » 
« Et iuro quod infra unum mensem... ibo , et ero coram An- 
« thianis... et rogabo eos quod placeat eis mandare Operano Por- 
ti tus Pisani quod ipse debeat facere aptarì pontem et PaUtam Pi- 
« sani Portus... prò bono , et consenratione dicti Portas. » 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 369 

« Nova CapitìUa. «t 
« Et teneamor nos Consales... com iaramento... in et compa- 
« rere coram Antbianis... et eis dicere et proponere et cam in- 
a stantia postulare... qood placent eis eligere... aiinm bonnm et 
« legalem ac etiam expertnm hominem in arte Maris in Opera- 
« riam Portns Pisani, cuias officinm Operariatas duret toto tem- 
« pere vice predicti operarij sic electi ; qui Operarins cum omni 
« diligentia et stadio procuret reficere sen de novo facere omnia 
« opera utilia et necessaria dicto Portui tam iu Pontibus, et lap- 
« palis qnam in aliis, » 

(133) Ecco come sulla ingiusta aggressione del Re di Arrà- 
gona si espresse per la verità , e da pari suu il nostro grande 
Annalista ( Ann. d' Italia ) « Quel che è strano , secondo i Docn- 
« menti accennati dal Rinaldi (^Ann. Eccles. $ 24) seguì una se- 
« greta convenzione fra Papa Clemente Y, e Giacomo Re di 
« Aragona , che esso Re oltre alla Sardegna , e Corsica , delle 
« quali era stato investito da Papa Bonifacio YIIL (predecessore 
« dì Clemente V. ) conquistasse ancor Pisa coir Isola dell'Elba, 
« e la riconoscesse poi in fendo dai Romani Pontefici » 

(154) L' Ammirato ( Lib. 5. ) narra in fatti come pensandosi 
allora da ognuno le ridette compagnie portare segnale di m^Uo 
augurio , tutte qtuisi le Città vietarono l' albergarle dentro le mura. 

(155) Dicono alcuni Storici che nutriva Egli in animo la 
speranza, dopo avere assestate le cose d'Italia, di far passaggio 
con una poderosa armata oltre mare onde riacquistare la Terra 
Santa. — Ma la morte troncava sul nascere questi suoi gigante- 
schi progetti. — Forse sarebbero andati a vuoto , poiché sappiamo 
che dalla prima idea delle Crociate contro gli Infedeli di Oriente , 
concepita dal Pontefice Gregorio VIL neW anno 1074 , quando esso 
cioè incominciò ad invitare i Monarchi , e gli Stati di Occidente 



370 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

a radunare le loro forze per opporsi ai progressi di quei Barbari, 
sino alla famosa battaglia delle Cursolari sotto Pio V. nell' anno 
1571, per qaanto i Cristiani operassero sempre ammirandi pro- 
dig] di valore darante le varie grandi Crociate , che ebbero loogo, 
ed i quasi cinque secoli che esse consamarono , par nonostante non 
poterono mai giungere ad abbattere, o ad annichilire in Oriente la 
allora formidabile j[)o<enjia Musulmana j la quale soltanto da per se 
stessa si è quindi consumata nel divenire di mano in mano decrefMta. 

Nondimeno, e ad onta di ciò, è ben vero che le Crociate^ e 
la voce incessante dei Romani Pontefici, che le bandirono, valsero 
a contenere quella infedele Potenza ; e , come già altrove abbiamo 
osservato , a liberare il mezzogiorno dell' Europa dal servalo, di 
cui il minacciavano ad ogni istante i Califfi, ed i Sultani sortiti 
dall'orde antiche dei Saraceni. •— Forse se quella voce non era 
chi sa che l'Europa sopita nel suo letargo non avesse auche oggi 
i suoi Raias infelici, tremanti all'aspetto di un turbante, e di una 
turca scimitarra ! Chi sa che questo bello , ed immenso paese , 
pieno adesso di popoli bellicosi , industri , sapienti , retti da go- 
verni patemi, e nazionali, non fosse tuttora in quella i|[noranza 
immerso , in cui lo tennero per lungo tempo sepolto le schiatte 
uscite dal Nord dopo avere rovesciato il grande Impero Roma- 
no! — Se le Crociate pertanto, ed i Papi seppero produrre questo 
grande resultamento , il Mondo riconoscente debbo A agli uni 
che alle altre gratitudine , e memoria di lode , e di ammirazione 
sempiterna. 

(136) Assicura il Villani ( Lib. 10 ) che l' Imperatore ciò fece 
tenendosi a sì fatta gabella, perchè i Mercatanti non si partiseero di 
Pisa , e per avere maggiore entrata , et i Pisani ciuvanza di moneta ; 
mentre scende quindi egli stesso a narrare avere fatta V Impera- 
tore medesimo Una colta sopra i Pisani di 60 mila fiorini d' oro y 
onde i Pisani si tennero morti ; et appena fue cominciata di pagare 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 371 

che ne potè sapra quella una di 100 mila fiorini d' oro per pagare i 

iuoi soldati; onde si tennero consumati affatto imperocché erano 

molto auottigliati d* havere. 

Sicché ai Pisani^ come il citato storico conclude, non costò 
meno la visita del Bavaro di 200 mila fiorini d' oro in effettivo con- 
tante y lo che ridusse la loro Città in male stato. 

(137) Fonnava tuttavia, e nei tempi che trascorriamo, il 
Villaggio di Montenero ^ come può dedarsi da quanto siamo per 
esporre , una delle buone terre del Dominio Pisano. 

Abbiamo già descritte le sue rimanenti rovine alla Nota 54, Ta- 
lendoci delle espressioni medesime del P. Oberhausen, che le aveva 
diligentemente osservate. 

É assicurato poi dal Villani ( Lìb. 10. ) e dall' Ammirato 
( Lib. 7. ) non che da quasi tutti gli storici che il Tarlati cessò 
di vivere in Montenero. 

Ora in Toscana non si noverano che due borgate di guest' istesso 
nome^ la nostra cioè presso Livorno ^ e l'altra situata in Valle 
d' Orda a due leghe circa da Cinigiano presso la strada , che da 
Castel del piano conduce a Canonici nella Grossetana ^ conforme 
narra l'erudito Sig. Repetti nel suo Dizionario della Toscana. 

Secondo ciò che egli scrisse sembrerebbe però che il Tar- 
lati non nel Montenero Livornese morisse, ma bensì in quello di 
Valle d' Orda di sopra descritto ; mentre per tale avvenimento rileva 
egli appunto la parentela , che passava allora tra la casa Tarlati 
di Arezzo ed i Conti Aldobrandeschi j signori di quel Castello, cui 
apparteneva la Contessa Giovanna qualificata moglie di Tarlato 
Tarlati in una iscrizione posta nel 1S40 alla Chiesa di Montecchio 
sotto BMnena. 

Ma per avvalorare a preferenza questa supposizione farebbe 
d' uopo , oltre convalidarla con altri più indubitati argomenti, per- 
chè potesse ad ogni altra anteporsi , esaminare anche se uscito il 



372 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA n. 

Tarlati da Pisa , sdegnato come era contro l' Imperatore , e col 
desiderio perciò di allontanarsi al più presto possibile da lai , e 
riedere in Arezzo, doyesse, o no anteporre alla Via del MontenerOn 
prossimo a Livorno , ed a Pisa , la quale faceva poi capo dìVEmi- 
Ha y ossia alla strada di Maremma , 1' altra più lontana , e più 
lunga , qaella cioè del Montenero di Valle d* Orda. 

Sai quale argomento, rispettando noi nrlianamente ogni diversa 
opinione, ci piace però attenersi alla sentenza di ano dei più dotti 
nomini del suo secolo, vogliamo dire del famoso Gio. Lami di S. Croce^ 
il quale credè che il Vescovo Tarlati morisse effettivamente nel 
Montenero Livornese. 

Noi riporteremo nella successiva Annotazione 140 il testo 
della sua autorità. 

Il Lami poi fu celebre Letterato, Professore di storia Ecclesia- 
stica nello Studio Fiorentino ^ grande ed insigne Teologo^ Aatore della 
classica Opera de Eruditione Àpostolorum. Vesti T abito Ecclesia- 
stico senza essere però negli Ordini sacri. Combattè vittoriosa- 
mente varie Eresie , ed in specie la Sociniana ; e pubblicò le 
Novelle Letterarie , e le così dette Deliciae Eruditorum , oltre due 
Volumi di lezioni sulle Antichità Toscane, e la storia Colossale della 
Chiesa Fiorentina. Infine fu Teologo ed Istorico Ecclesiastico dello 
Imperatore Francesco I. sino a che non mori in Firenze nel 1770. 
Il suo elogio recitato all' Accademia Fiorentina dall'Abate Framceseo 
Fontani y stampato nella Granducale a Firenze nel 1789, e Mcnsignar 
Fabroni porsero i più minuti ragguagli sul suo immenso sapere, 
e sopra i suoi Scritti. 

(138) Il Vescovo Tarlati aderendo alla fazione dei Ghibellini 
contraria al Papa, ed essendo al tempo istesso Signore di Aretxo, 
si era concitato lo sdegno del Pontefice Giovarmi XXIL , il quale 
dopo che ebbe coronato in Milano Lodovico il Bavaro lo aveva 
scomunicato. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 373. 

Il Tarlati era ad un tempo , oltre Vescovo di Arezzo , anche 
di Gubbio y e di Città di Castello , cosicché nei proprj sigilli por- 
tava tre Mitre. 

Narrano U Villani ( Lib. 10. ) , il Muratori ( An. d' Ital. ) ed 
il celebre €riu$eppe Gonnelli ( Monnm. Sepolcr. della Tos. ) che ei 
nel 21 di Ottobre morendo in Montenero si pentisse di sua con- 
dotta; ed avesse sincero dolore di essersi dichiarato contro del 
Papa. 

(139) Di ciò fece speciale mensione il Villani ( Lib. 10 ) con 

queste parole. » Il Tarlati si partì di Pisa et quando fue in 

« Maremma cadde malato al Castello di Montenero ( allora poteva 
dirsi Maremma anche il territorio di Livorno per i vasti ma- 
razzi lasciati nei suoi contorni dal Porto Pisano a breve di- 
stanza da Montenero), nel quale passò di questa vita ed in- 
nanzi che morisse in presenza di più genti, frati, et cherici , 
et secolari o per isdegno preso , o per conscienza si riconobbe 
haver errato contra al Papa, et Santa Chiesa; confessò come 
Papa Giovanni era giusto, e santo, el Bavero che si facea chia- 
mare Imperatore era heretico et fautore di heretici , et soste- 
nitore di tiranni, et non giusto, e degno signore; prometten- 
do , e giurando , e di ciò a più notarì fece fare solenni carte , 
che se Dio li rendesse sanitade sempre sarebbe ubbidiente ad 
Santa Chiesa et al Papa , et nimico de' suoi rubelli , et con 
molle lachrìme domandando penitenza et misericordia et heb- 
be i sacramenti della Chiesa , e con la detta contritione morì, 
onde fu tenuto grande fatto in Toscana et lui morto per li 
suoi ne fu portato il corpo ad Arezzo, e là sepolto a grande 
honore. » 

In fatto il suo cadavere venne riposto solennemente in quella 
Cattedrale entro un magnifico monumento , ove tuttora riposa. Fu 
questo illustrato di recente dal prefato Sig. Giuseppe Gonnelli nel- 



374 



ANNOTAZIONI ALL EPOCA II. 



r Opera da esso data alla lace nel 1819, e da noi citata, cnA tito- 
tolo « Monumenti SepolcrcUi della Toscana disegnati da Vincenzo 
Gozzini , incisi da Gio. Paolo Lasinio sotto la direzione dei Signori 
Cav. Benvenuti ^ e L, De Chambrais Digny con illustrazioni ee. » 



(140) Ecco il testo del già citato Giovanni Lami comprovante 
V opinione da noi espressa, quale si legge nelle Novelle Letterarie 
di Firenze ( Tom. 7. pag. 226 ) , a cui sembra abbiano fatto plauso 
in qualche modo anche il P. Pentolini Livornese ( Canto L delle 
Donne Illustri Tom. 1. pag. 84. ) , non che il dotto Sig. Canonieo 
Moreni ( Bibliog. Tom. 2. p. 1310. ) dicendo il primo che « le noti-- 
zie date dal P. Oberhausen in principio deUa eua Opera^ eono credute 
in parte apocrife » ; ed il secondo che « il meglio deWopera istes- 
sa si era la parte terza , in cui si davano sicuri documenti di alcune 
coscj che vi si dicono ^ essendo fatti recenti dal 1669 al 1745. 
Così detto Scrittore ( T. 7. Nov. Lett.p. 226. Lucca. ) « Storia 

della miracolosa Immagine di Nostra Signora di Hontenero 

del P. Giorgio Oberhausen etc. , di pag. 372 senza la dedicato- 
ria al Sig. Conte Giuseppe De Faulon Finocchietti, Ministro per 
S. H. Siciliana presso la Repubblica di Venezia , il quale, po- 
chi anni sono, ritrovandosi Plenipotenziario del medesimo Rè 
a Costantinopoli , testificò la sua divozione verso il Santuario 
della Madonna di Montenero col mandargli un considerabile 
dono di Corniole delle più rare; siccome da Venezia mandò 
poco dopo una buona quantità di Lapislazzuli per adomarsi il 
nuovo Tabernacolo, che di presente si fabbrica, per ripwvi la 

S* Immagine » 

« Ed a pag. 403. N. 26. « ivi » Continuazione del Raggua- 
glio dell' Istoria della Miracolosa Immagine etc.... Il P. Giorgio 
Oberhausen autore di questa Storia, fissa il discuoprìmento di 
questa Sacra Immagine all'anno 1345. volendoci dare ad inten- 
dere che miracolosamente si partisse da Negroponte , e per- 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 375 

« venisse in Crìstianità, posandosi in questi nostri lidi vicino al 
« rivo detto l' Ardenza , ove poi con maestà grandissima si scao^ 
prisse ad nn Pastore , chiamandolo a sé , e comandandogli che 
prendesse questa Immagine, e la portasse inverso il Monte, e 
poi la posasse ove gli facesse segno col rendersi grave, e pe- 
sante; narrazione, che considerate tutte le circostanze, avute 
in mira le conseguenze, è in vero poco decorosa per la Ver- 
gine Madre di Dio. Si stadia poi il nostro divoto Autore di 
provare V esistenza di questa S. Immagine in Negroponte, e la 
miracolosa partenza , e pretende che fosse ritrovato il sito, ove 

• 

mancava la S. Immagine vicino alla città di Saitone, distante 
20 miglia da Negroponte, e 12 dalla marina, in una chieset- 
ta discosta dall' abitato , fatta a volta in forma di nicchio, ove 
di presente si vede il vano nel muro, che conteneva il quadro. 
Egli dice che questo sito fu ritrovato dal Capitano Corpi che 
viveva circa il 1650, in occasione che si portò nelle parti di 
Negroponte , aggiungendo che questo Capitano era divoto ; ma 
io averci bramato che avesse congiunto alla divozione un' acri- 
monia di giudizio , e una laudabile costumanza di dubitare , 
acciò non si credesse così facilmente dopo lo spazio di 300 anni 
di aver ritrovato il vero sito, in cui era posta questa Sacra 
Immagine , e avervi veduto ardere di continuo una lampada da 
molti stimata indeficiente, senza che venga alimentata con olio, 
o altre materie combustibili. Vedendo io avanzarsi queste cose, 
ed altre simili con tanto poco fondamento è meglio che io ac- 
cenni quello che plausibilmente dice il nostro Autore circa il 
dipintore di questo Sacro Quadro , che fu probabilmente secon- 
do lui Margharitone d' Arezzo , il quale fioriva dopo la metà del 
Secolo 13, o alcuno della sua scuola a lui contemporaneo; e 
di più giudiziosamente non dubita che venga ciò confermato 
dalle parole latine in majuscoli caratteri Gotici , le quali cir- 
condano il capo di questa dipinta S. Immagine , poiché dalle 

49 



376 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA li. 

medesime risolta una morale certezza , che il Quadro fu faori 
della Grecia dipinto, e lavorato in quel secolo , o nel seguente. 
Ma pare il religioso Autore vuole poi che questo Quadro pas- 
sasse in Negroponte, lo che bisognerebbe che provasse, per 
poter dire che di là fosse quk ritornato. Io , in quanto a me, 
che ho infinita venerazione a questa S. Immagine , la quale 
merita ogni culto, sia stata lì portata da qualunque parte si 
vuole, direi che giacché vi è tutta la probabilità che sia o- 
pera di Margharitone d' Arezzo, sia stata ivi portata, e lasciata 
dal famoso Vescovo Aretino Guido Tarlati , il quale appunto 
passò di li vicino Y anno 1527, andandosene per la Maremma, 
il quale potè lasciare ivi questo Quadro, oppure mandarglielo 
in ricompensa forse di qualche comodo ricevuto ivi da quegli 
abitanti , essendo i quadri in quei tempi di stima infinita. An- 
zi questa verità mi fa sospettare che potesse il Vescovo aver 
portato seco questo quadro a Pisa per regalarlo a Lodovico Im- 
peratore , le di cui parti sconsigliatamente seguiva ; e poi potè 
non glie lo aver dato per i disgusti che da esso ricevette , e 
pe' quali partito di Pisa, e incamminatosi per la Maremma, finì 
di vivere in Montenero. È vero che in questa Storia si preten- 
de che il Quadro sia venuto in Montenero 18 anni dopo, ma 
questo non si prova con certe dimostrazioni, e può esser be- 
nissimo che il Quadro vi fosse già nel 1527 , e che essendo 
trascurato, dipoi nel 1545 accadesse il discnoprimento , ed al- 
lora si cominciasse ad avere in somma venerazione questa di- 
vota Immagine. » 

Per avvalorare la prima opinione, quella cioè del trasporto 
della S. Immagine pel ministero degli Angeli dall' Eubea a Mon- 
tenero , farebbe d'uopo, a parer mio , fosse fatta una diligente, e 
completa ricerca negli Archivj segreti delV Arcivescovato Pisano ; 
mentre essendo le Chiese di Livorno, e di Montenero dipendenti 
allora dal Primate Pisano non sembrerebbe mai probabile si fosse 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 377 

passato afiTatto sotto sileozio , e senza prenderne solenne e cir- 
costanziato ricordo, un tanto straordinario prodigio avvenuto 
nella stessa Diocesi Pisana, a poca distanza dalla sede Episcopa- 
le, il quale poteva ridondare a gloria sempre maggiore della 
Augusta Madre di Dio. È ben vero che il Muratori con quel suo 
occhio indagatore esaminò già l'enunciato Archivio segreto, del 
quale infatti pubblicò alcuni pregiabili Documenti , e non ne fece 
parola. Pur non ostante potrebbe essere accaduto gli fosse sfug- 
gito quel solenne ricordo, o non gli venisse forse mostrato. 

(141) I Documenti su' quali si appoggiava in origine la ripor- 
tata popolare opinione consistevano massimamente in una Memoria 
manoscritta^ che trovata in Hontenero dai PP. Gesuati, venne dal 
P. Magri copiata , e fatta quindi da esso di pubblica ragione nel 
suo Discorso Cronologico suW origine di Livorno ^ stampato in Napoli 
nel 1647 , la quale era cosi concepita. « Questa Divina Immagine 
« della Madonna di Monienero trovandosi prima in Negroponte, 
« miracolosamente si partì, e pervenne in Cristianità in questi 
« nostri lidi , e si posò qui vicino al rivo detto l' Ardenza nel- 
« r anno di N. S. 1545 , ove poi con maestà grandissima si degnò 
« scoprirsi ad un pastore , che pasceva le pecorelle , quale chia- 
a matolo a se si degnò comandargli prendesse V immagine sud- 
a detta , e la portasse inverso il monte , e poi la posasse ove gli 
« facesse segno con rendersi grave e pesante. Il venturato pa- 
« store avendo udito il divino comandamento, niente dubitando 
a dell'impotenza essendo di già storpiato, né la gravezza del 
« poderoso sasso dove la suddetta immagine si posava, con pu- 
« ra, e candida fede obbedì, e con grandissimo gaudio preso 
« quello, e lo condusse al prescritto luogo, al quale pervenuto 
« dove ora si onora , il suddetto pastore per divina volontà senti 
« il grandissimo peso, e qui posatolo rese le debite grazie alla 
« Regina degli Angeli, e con gran fausto andò a Livorno pub- 



378 ANNOTAZIONI ALL EPOCA II. 

« blicando il gran miracolo a quella Comuoità, e concorsero a 
« verificarsi del fatto, dorè giornalmente si vede far grazie, e mi- 
« racoli , e così con l' elemosine si incominciò la presente fabbrica. 

Al qaale documento si sono poscia a^nnli dai PP. Raffaello 
Savonarola nel 1719 , e dal P. Giorgio Oberhawen nel 1745 i se- 
guenti particolari. Narrava il primo che il pastore era decrepito 
per V età , stroppio in un piede ; che si udi chiamare tre volte da 
una voce, che usciva dal labbro di una Immagine dipinta col suo 
Bambino in braccio in un quadro di finissima tela incollata rò d'una 
tavola y e commessa dentro V incavatura di un sasso. » Ed il secondo 
che t7 pastore rimase guarito prodigiosamente dal suo storpiamento. 

Ma il citato P. Savonarola non aveva fatto in sostanza che 
seguitare il racconto già pubblicato dal P. Carlo Moraschi Gesuaio 
essendosi egli soltanto permesso di referìre che due Romiti laici 
succeduti agli Agostiniani per zelo di risparmiare la strada a chi 
veniva riportarono la Immagine alla Cappella eretta vicina al fiume 
Ardenza , dove era la prima volta apparsa , detta anche oggi la 
Madonnina, ma si trovarono nel loro innocente disegno delusi, poi- 
ché tornò incontanente da se medesima al Monte, » — 

Ma sul fin qni esposto noi non crediamo meglio dover con- 
cludere che con le sensate osservazioni, che trovansi in argomento 
quasi consimile espresse dall'Autore della Parte seconda « Cha- 
ritonis etHippophili Hodoeporìcon « Deliciae Eruditorum » pag. 540 
ediz. di Firenze MDCCXLI. cum appróbatione, cioè dal citato Abate 
Lami « ivi » O insensati, qui.vos fascinavit non óbedire veritati? 
« (S. Paolo ai Gal.) Alcuno dice non è sempre necessario scoprire 
« la verità. Come P Non è necessario scoprire la verità quando si 
« tratta di religione, d' errore popolare, di superstizione radicata , 
« d' esporre alla derisione degli Eretici la Chiesa Cattolica? Questo 
« anzi è il caso, in cui bisogna esclamare con Esaja « Vae mtAì 
« quia tacui. Qui si verifica il detto di S. Agostino nel Libro de 
« Agone Christiana. » Qui veritatem occultai , et qui prodii menda- 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 379 

« ctum/ uterque reus est; ille quia prode$$e non vuli ^ iste quia 
« nocère desiderat. » Ha mi dicono che da questi discoprimenti 

« spesso ne nascono scandali , e rìsentimentL onde è meglio 

« tacere il vero. A questi però di nuovo risponde a proposito il 
« lodato S. Agostino nel Libro de libero arbitrio , dicendo essere 
meglio che nascano questi scandali farisaici , e passivi , che si 
tralasci di predicare la verità. » Si de veritate scandalum sumi- 
tur, utilius permittitur nasci scandalum quam veritas relinquatur. » 
Sarà adunque un imprudente, ed un temerario questo Santis- 
simo Dottore? Ma è prudentissimo S. Agostino; ed è da segui- 
tarsi ancora S. Ambrogio quando insegna doversi difendere il 

vero non si vergognare in alcuna occasione, Ille veritatis 

defensor esse debet , qui quum recte sentit loqui non metuit ; nec 

erubescit » 

« Questi nemici della verità sono quelli, che condanna S. 
Paolo nell'Epistola a Timoteo al Gap. VI. chiamando le loro 
pretensioni » conflictationes hominum mente corruptorum^ et qui 
veritate privati sunt^ existimantium quaestum esse pietà tem » A S. 
Paolo fa eco il nostro Divino Poeta Dante nel Paradiso Cap. 29 
dolendosi che per indiretti fini si spaccino le ciancio , e le Ta- 
volette in vece dell' Evangelio. » 

« Per apparer ciascun s' ingegna , e face 
« Sue invenzioni; e quelle son trascorse 
« Da predicanti j e 'l Vangelio si tace. 
a E dopo 

a Non disse Cristo al suo primo convento 
« Andate , e predicate al mondo ciancie 

« Ma diede lor verace fondamento 

« La Chiesa in tutti i tempi ha condannate le tradizioni 
« popolari incerte , insussistenti , e false , come dimostrarono dif- 

« fusamente il P. Mabillon nell' Operetta aurea de Cultu Sanctorum 
« ignotorum , ed il Launoi neU' altra de Cura Ecclesiae prò venera- 
« tione Reliquiarum. 



380 ANNOTAZIONI ALL* EPOCA H. 

« E per vero dire se alcono nega che il Tolto della Nonziata 
« di Firenze sia fatto da un Angelo, non nega però che sia una Im- 
« magine degna di alta venerazione... anzi per lo contrario desidera 
« che ognuno ne sia divoto al sommo, non perchè sia dipinta 
« da un Angelo; ma perchè è l'Immagine della Madre di Dio, 
« Regina degli Angeli , fosse ancora dipinta da non so chi mi 
« dire; non dando all'Immagine pregio o dispregio il pittore, 
« ma l'oggetto, cui rappresenta. » — 

Dell'Immagine poi di N. S. delle Graxie della di Mantenero 
hanno sino a qui specialmente scritto, per quanto io sappia, 

1. L' Autore della Relazione stampala in Firenze nel 1589 inti- 
tolata « Origine della Madonna di Monlenero. » 

2. Il ciUto P. Magri nel 1647 , 

3. Il P. Carlo Morasehi nel suo « Racconto storico della Imma- 
gine SS. di Maria diNegroponte^ dato Ma luce in Livorno nel 1660. 

4. Un Anonimo nel 1678. 

5. Monsignor Pier Luigi McUaspina Sanese j Teatino , Vescovo di 
Cortona y e poi di Massa e di Populonia nella Istoria della Madonna 
SS. di MontenerOf trasportata da Negroponte per mano degli Angioli. 

6. L' Astolfi nella sua Scorta Universale delle Immagini della gran 
Madre di Dio, » 

7. Il Gatti « Relazione della Coronazione della S. Immagine 
nella Collegiata di Livorno V anno 1690. » 

8. Il Catalani « Ragguaglio sulla Coronazione predetta , al Se- 
renissimo Ferdinando Principe di Toscana. » 

9. I Compilatori di due Memorie wdanti pubblicate in Livorno 
nel 1701. 

10. Il P. Raffaello Savonarola ( già ricordato ) Teatino di Padova 
nel suo Libretto chiamato le Sette Giornate in Montenero impresso in 
Firenze nel 1719. 

11. L' Autore del Compendioso Ragguaglio della predetta S. Imma- 
gincy stampato in Livorno nel medesimo anno 1719. 

12. Il P. Dadicce Teatino Storia della Madonna di Monienero. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 381 

13. Il P. Giorgio Oberhausen colla tante volte rammentata sua 
Opera nel 1745. 

14. il P. Agostino San telli {sito antico^ e mod. di Liv.) nel 1749. 

15. L' Aubert « Breve Storia della S. Immagine di Mont enero , in 
occasione di essere trasportata a Livorno nel 1774. » 

16. Carlo Giorgi a Relazione delle feste fatte per la traslazione 
della S. Immagine in Livorno. » 

17. V Anonimo Scrittore delle Glorie Immortali di Maria SS. di 
Mont enero dedicate dal Meucci nel 1805 all'Abate Mar cucci. 

18. Il D'Andreis Livornese in nn sao Manoscritto^ con cui condu- 
ceva sino ai tempi nostri la storia di detta S. Immagine. ( Mano- 
scritto presso di me. ) 

19. E per ultimo nel 1842 Luigi Biadi Fiorentino con un Opu- 
scolo decorato del seguente frontispizio « Memorie storiche relative 
alla Madonna di Montenero , ed aW origine , e stato progressivo di 
Livorno. » 

(142) Eccone la descrizione lasciataci dai citato P. Oberhausen 
( pag. 50. ) 

« Quando , egli scrive , fu a Montenero , la detta Immagine 
« riportata ( dopo il 27 Gennajo 1742 ) dovendosi raggiustare al- 
« cune gioje alla medesima appese allora io ebbi tutto il comodo 
« di chiarirmi ; poiché assieme col degno Professore nella pittura 
« Natale Banchini Livornese se ne fece una ben diligente osserva- 
« zione , per cui fu riscontrato che la tavola del quadro , quale 
« è alto palmi 4 , e largo 2 i/, , è di un legno fortissimo e pe- 
« santissimo , del tutto intero senza frattura alcuna. Sopra la detta 
« tavola si scopri esservi incollata una tela di mezzana grossezza, 
« sopra cui vi è stato dato il gesso a più mani, non però ad 
« eguale altezza da per tutto; poiché contenendosi la S. Imma- 
« ginc entro un arco alla gotica, in tutto il sito da detto arco 
« circoscrìtto il gesso non vi è alto in circa quanto una costa di 



382 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA D. 

« pezza , faori del qnal sito apparisce esservi stato dato il gesso 
« air altezza di un mezzo dito ; mentre con il medesimo risaltano 
« a basso rilievo i due pilastrini con l'arco che sostengono; e 
« parimente due fogliami del medesimo travaglio elevati si mirano 
« nei due pieduzzi dell'arco ; l'interno del quale contorniate rimane 
« da una cornicetta in figura di bastoncino formata a fune; il 
« tutto messo a oro, a riserva del fondo, su cui altresì restano 
« i due fiorami de' peduzzi dell' arco , il quale con colore rosso 
« assai chiaro è dipinto. I quali bassi rilievi dal predetto Pro- 
« fessore giudicato fu essere stati tutti in un colpo con una 
« stampa formati. 11 fondo sa cui resta l' Immagine è tutto a oro 
« liscio, e risplendente a perfezione. L'Immagine della SS. Vergine 
« è rappresentata sedente sopra d^un gran guanciale di anticbis- 
« sima figura, dipinto in rosso con fiorami d'oro, vestita di 
a tonaca parimente rossa con sopra un manto tutto ceruleo, sopra 
« cui vi è una stella corrispondente alla spalla destra della B. 
« Vergine, intorno al di cui capo in un cerchio che lo circonda 
a scritte vi sono a oro le seguenti parole in caratteri gotici ma- 
« juscoli « Ave M. Maler Christù » 

« Sul grembo dell'Immagine dalla parte sinistra vi è dipin- 
« to il S. Bambino col capo circondato da un cerchio, vestito 
« con veste rossa fioramata a oro, il quale colla sinistra mano 
« tiene un filo a cui è attaccato un uccellino , che sta collocato 
« sopra il braccio destro della SS. Vergine. Le faccie tanto della 
« SS. Madre , che del Divino Figliuolo spirano in verità tutto 
« ciò , che imprimer può rispetto , venerazione , confidenza , ed 

« amore Alla data descrizione si aggiunge che sulla veste del 

« Bambino, e sul guanciale sopra cui sta la Vergine a sedere, 
« vi si scorgono tra i descritti rabeschi alcuni antichi monogram- 
« mi, parimente a oro dipinti. 

a Salvatore Ettore Romano eccellente Professore in pittura e 
« scultura pronunziò del detto quadro il seguente giudicio é che 



ANNOTAZIONI ALK' EPOCA U. 383 

« questa S. Immagine è certamente antichissima , ma che in molte 
« parti corretta ed emendata è stata da Luca Signorelli Corto- 
« nese, che fiorì nel principio del Secolo XVI. » 

« Fatta codesta esattissima ispezione due cose furono rile- 
« vate ; V una che una pittura che consta essere da quattro secoli 
« in Montenero , mantenuta si sia sino al presente come se fosse 
« da pochissimo tempo dipinta: l'altra che essendo stata espo- 
« sta air ingiurie del tempo non siasi in parte cancellata. 

Dopo di che intorno all' Autore di tanto veneranda Immagine 
anche pel lato dell'arte, il predetto P.Oberhausen prosegue (j^ay. 34.). 

« Incominciai, egli dice, a fare più ricerche per rinvenire 
« chi fosse stato l'inventore di dipingere sopra la tela incollata 
« sulle tavole, ed ingessata a diversa altezza con ornamenti di 

« basso rilievo formati a stampa e riscontrai Filippo Baldinuc- 

« ci ( Nota dei Professori del Disegno Tomo i* ) ^1 quale così si 
« esprime ( pag. 5. ) » 

« Merita il Margaritone d'Arezzo qualche memoria fra gli 
« nomini non solo per essersi affaticato in tutto ciò che a queste 
« arti appartiene , e di avere in esse moltissimo operato, benché 
« all' antico barbaro modo , ma per essere egli stato il primo 
a che incominciasse a rapportare sopra le tavole alcune tele , 
« quelle poi ingessando per dipingervi sopra , costume seguitato 
« dopo da' migliori Maestri antichi per assicurare le loro pitture 
« dall' aprirsi col tempo, e fendersi delle tavole. » 

« Col fondamento d' una cosi certa notizia potrebbesi conget- 
« turare ohe l'Autore di questa S. Immagine sia stato il Mar- 
« garitone. » — 

Si sa d' altronde avere esso lavorato circa il medesimo tem- 
po in Arezzo entro il Duomo al magnifico Sepolcro di Papa Gre- 
gorio JX. ( Repetti Diz, Arezzo. ). 

(143) Viene rammentata in effetto la Sdva di Antignano in 

50 



384 ANNOTAZIONI ALL EPOCA II. 

una antica Carta men^anacea avente le appresso note cronologi- 
che « Actum Portu Pisano in Domo Tedicis Judicis Causarum An- 
no MCCCXXVI , la quale esisteva già nell'Archivio dei PP. Agosti- 
niani di S, Giovanni di Livorno y ove si leggevano indicate duo pezia 
terre prope silva et loco delV Antignano. 

(144) Così in fatti trovavasi registrato nel Manoscritto di un 
antico Cronista Pisano « Pietro di Federico Rè di Sicilia collo An- 
« tipapa Pietro da Corbaja a Livorno ; et lo Antipapa venne a Pisa, 
« e '1 3 de Gennaro con 6 Cardinali, e furono sforzati gli Antia- 
« ni ed Ecclesiastici ricevere lo decto Antipapa con processione. » 

(145) Eccone il Testo « Negli anni di Christo ISSS il di di 
« calen. di Novembre... Iddio volle mandare sopra Firenze flaget 
« lo... cominciò a piovere il di di tutti i Santi , cominciò a pio- 
« vere... 4 di , et 4 notti... pareano aperte , ( e forse che erano ) 
« le cateratte del Cielo... tutta gente vivea in grande paura... suo- 
« nando del continuo... tutte le campane delle Chiese... gridando 

« a Dio misericordia la pioggia sommerse il piano di Casenti- 

« no tutto il piano d' Arezzo , il Valdamo di sopra onde 

« perirono molte genti 

« Accozzandosi l'Amo colla Sieve aveva allagato tutto 

« il piano di Mugello 

« A dì 4 di Novembre l' Amo giunse sì grosso alla Città di 
« Firenze che coperse tutto il piano di S. Salvi , e di Bìsanco..... 
« in altezza sopra i campi ove braccia 6, ove braccia 8, o più 
« di 10 

« Onde l'Amo alzato oltre all'antico letto più di braccia 

« 7 salì l'altezza alla punta della Croce, rappe le porte di 

« S. Croce , e quelle del Renajo salì l' acqua nella Chiesa di S. 

« Giovanni sino al piano dell'altare e più alto che a mezzo le 

« colonne del profferito dinanzi alla porta abbattè in terra la 

« colonna di S. Zanobi rovinò e cadde il ponte alia Carraja.. .. 



ANNOTAZIONI XLV EPOCA U. 385 

« il ponte a S. Trinila rovinò tatto il ponte vecchio parte 

« delle mura della Città. 

« Et seguendo il detto diluvio l' Arno coperse il piano di 

« Legnaja di Settimo infino a Signa il contado di Prato e 

« poi passato Monte Lupo , e Capraja per la giunta di più fiumi.... 

« guastò sino a Castelfranco il Piano di S. Miniato , di Fu- 

« cecchio al ponte d' Era. 

e E giungendo a Pisa sarebbe tutta sommersa, se non che 
« r Arno isboccò al fosso Amonico e al Borgo delle Campane nello 
« Stagno y il quale Stagno fece uno grande y e profondo canale infino 
« in mare, che prima non v* era 

« Fu fatta questione se il detto diluvio fosse per caso di 

« patura o giudicio di Dio fa risposto ponendo innanzi la yo- 

« lonta di Dio , che grande parte della cagione fa per lo corso 
« celeste, e forte congiuntione di pianeti. 

(146) Dobbiamo far notare ai nostri Lettori come ora nel 
trattato concluso tra i Fiorentini , ed i Pisani , stipulato per le 
cure di Tommaso Dietajutij si distingaesse già positivamente £t- 
vomo da Porto Pisano , quale scalo affatto da questo ornai sepa- 
rato, e distinto. 

(147) Secondo V enunciato computo , secondo quello cioè di 
diecimila fiorini d' oro , che debbe supporsi pagassero per metà i 
Fiorentini , e per metà i Pisani pel mantenimento di quattro Galere 
armate in un anno , si eleverebbe adunque la somma anntM necessaria 
per cento Galere a fiorini d' oro dugento cinquantamila ; se pure nei 
tempi, di cui favelliamo, la moneta addivenuta meno rara di 
quello lo era nei secoli felici dei Pisani , vale a dire intomo il mil- 
le dtiecento di Gesù Cristo , non dovesse subire adesso nel computo 
comparativo una sensibile variazione. E sembrerebbe che sì, qua- 
lora si dovesse credere a quanto già l* Abate Tempesti sosteneva , 



386 ANNOTAZIONI ALL'EPOCA IL 

e che noi abbiamo referito nella Nota 50 deW Epoca L ; costare 
cioè alla Repabblica Pisana ogni anno T armamento di cento Ga- 
lere fiorini d'oro seicento mila. 

(148) Odasi il Muratori ( An. d' hai. An. 1342. ) , il quale 
dice e Lodrino Visconte ^ che usava in Corte di Martino della Sca- 
la fu il primo a dar esempio di formare delle compagnie di soldati 

masnadieri , e ladri..... che servirono poi d* esempio a tas^e altre 

a danni degli Italiani. • 

Si resero quindi , dopo qnella di S. Giorgio , celebri , e te- 
mute in specie le Compagnie dette del Malerba Capitano Tedesco^ 
e del Duca Guamieri neir anno 1342 ; quella chiamata la Bianca 
forte nel 1361 di oltre diecimila soldati tra cavalieri, e fanti, 
composta di Italiani, Tedeschi, Ungfaeri, ed Inglesi; e i* altra 
in fine del rinomato Giovanni Aucud Inglese. 

In queste detestabili compagnie, narra il Muratori medesi- 
mo, correvano in folla a prender soldo in specie i Tedeschi ^ es- 
sendovi ammesse in gran copia anche le genti più ribalde^ mere- 
trici j ragaxxi , e persone senta religione y e senza onore , vaU a dire 
la più bestiale , e sfrenata canaglia. 

Per la qualcosa ben a ragione egli esclamava in rapporto a 
quei tempi calamitosi, ed in specie alla compagnia dell' Aacad, che 
ci mancava ancor questa , che dopo essere stata calpestata V Italia da 
tanti masnadieri Tedeschi y ed Ungheri , venissero fuori d* Inghilterra 
nuovi cani a /mire di divorarla. 

(149) Secondo le due già indicate opinioni sul principio , e sulla 
origine del culto religioso prestato in Montenero alla S. porten- 
tosa Immagine , non correrebbe che io spazio di soli dieioito anni ; 
mentre la morte del Tarlati in Montenero si detennina dalla sto- 
ria nel 1327 , e la a[q[Nirizione sopra indicata dalla iradixione 
nel 1345. 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 387 

(150) Ciò è attestato anche dal celebre P. Mattei nella sua 
Storia EccUsictstica Pisana, ( Tom. i. ) In fatti riportando egli il 
Catalogo generale delle Chiese , dei Monasteri , e dei Luoghi Pii della 
Diocesi Pisana nel Medio Evo^ e che esistevano presso al 1571 , an- 
novera tra i secondi anche V Eremo di Montenero , notando per 
di pili come dal medesimo sin d' allora fosse mantenuto uno dei 
sedici Spedali , che esistevano nel grande Piviere di Porto Pisano, 

Vedasi l'Annotazione 54 deW Epoca I. 

■ 

(151) Questo antico Manoscritto originale di pagine 294, ben 
conservato , e di anonimo Autore , esiste presso di me donatomi dal 
Sig. Luigi Bastianelli. Contiene la Storia della fondazione del Convento 
Vallombrosano detto della Valle Benedetta «ù i monti Livornesi ; e ne 
condnce le notizie sino all'anno 1705. Quest'istesso Manoscritto poi 
rammenta in pia luoghi anche V Eremo Vallombrosano della Poggiale 
narra come i Religiosi, che in quello abitavano fossero t primi custo- 
diy e veneratori della S. Immagine di Montenero. Né possiamo dubitare 
che r enunciato Romitorio della Poggia, nominato più volte nel pre- 
detto Manoscritto, esib tesse; poiché anche nella Pianta del MedioEvo, 
che abbiamo annessa sAV Annotazione di i^.43, si vede disegnato al 
di sopra del Villaggio di Limone col titolo di Monastero della Poggia. 

Né credo che il medesimo sia forse nei suoi avanzi , e nelle 
sue rovine rimasto nel luogo, che anche al presente si chiama il 
Convetltaccio verso i7 Rio Paganelli , non poco distante da Limone ; 
poiché la posizione ne sarebbe alquanto diversa. Forse il Conven^ 
taccio un dì formava un altro Romitorio di Regolari tra quelle so- 
litarie Colline. 

(152) Asseriscono gli Storici che dalle Navi Mercantili dei Ge- 
novesi, Catalani, e Pisani , le quali frequentavano gli scali del Le- 
vante , venisse questa volta la peste introdotta in Toscana. 

Non essendo peranche in uso nel nostro paese alcuna di quel- 



388 ANNOTAZION ALL' EPOCA U. 

le energiche cautele sanitarie marittime , che la sapienxa Veneziana 
giunse quindi ad immaginare . ed a prescrivere , e le quali valsero 
in seguito tante volte a salvare l'Europa dal più terrìbile dei flagel- 
li, il morbo desolatore ben presto si diffuse liberamente dalla 
Toscana per l' Italia intera , e fece quindi il giro del Moodo, por- 
tando ovunque la strage, ed il pianto. — 

Non ardiscano mai i posteri con un'imprudente fatale di- 
sprezzo allontanarsi di troppo da quelle salutari cautele, che 
l'esperienza felice, e costante di più secoli ha sanzionate: poi- 
ché a contatto di questo mal inteso coraggio starebbero presto, 
o tardi a disinganno pur troppo le conseguenze le più funeste. 
Mentre in tanto prezioso, e delicato argomento, quale è quello 
della pubblica incolumità , piacemi qui rammentare ciò che spesse 
volte dicevami già uno dei più dotti Scrittori dei nostri tempi , il 
benemerito Cavaliere Doti. Gaetano Pallaniy Medico di Sanità in 
Livorno , cioè • cke si doveva temere quando appunto non $i iemeveL » 
Io ho paura , replicava egli , quando vedo che non $i ha paura. » — 

Pensino inoltre i posteri che le così dette mezze misure^ cioè 
le insufficienti cautele^ a nulla valere potrebbero : che le mexxe mt- 
$ure non sono altro per lo più che mere contradizioni: e che 
quest' istesse mezze misure adoprate già dal Magistrato di Sanità 
di Marsiglia per la Nave fatale il Gran S. Antonio nell'anno 
1190 quando dopo essere partita da Livorno, ed ottenuto un 
attestato assai chiaro sullo stato dei morti, e dei malati che aveva 
a bordo dal nostro Medico letieri , giunta a quello scalo francese , 
condussero la sventurata città nello spazio di pochi giorni a con- 
tare perduti di peste più di ventimila de* suoi abitanii^ ad avere 
per le strade più di diecimila attaccati dal contagio; che ognuno 
appena se ne sentiva colpito ricusando rimanere nella pregia abi- 
tazione , ove per lo più era da tutti abbandonato , si situava nelle 
vie pubbliche onde almeno vedere alcuno cui domandare soccor- 
so: ed infine a noverare già putrefatti per entro le case più di 




ANNOTAZIONI all'epoca U. 389 

cinquemila cadaveri ^ senza sapere iu qnal modo loro si sarebbe 
data sepoltura. — 

I Romani assaliti dalla peste affiggevano un chiodo nel tempio 
di Criove Capitolino ; ed i veri Mussulmani anche oggi si danno pace 
reputandolo un castigo inevitabile di Dio. 

I Romani maestri sapientissimi in ogni utile disciplina non 
seppero fare di più dei Mussulmani ! 

Iddio quindi ne ha illuminati onde del morbo desolatore pre- 
servarci , poterlo combattere , e vincere. E vi sarà chi rinunziare 
volendo a si efficace rimedio, trascinerà di nuovo l'umanità a 
divenire passivo bersaglio di un contagio, che da poi sonosi isti- 
tuite in Europa le Magistrature di Sanità ha perduto, dirò così, 
il maggiore, ed il più tremendo dei suoi caratteri, quello cioè 
di diffondersi ovunque senza riparo? 

Se una corona decretavasi già a chi avesse salvato dalla mor- 
te un solo uomo , qual premio potrebbe assegnarsi a quegli , che 
•trattenere quindi potesse colla autorevole sua voce, e colle sue 
dottrine il passo dell' imprudente popolo , che aprire volesse le 
porte alla più orribile delle pubbliche sciagure ? 

La peste di Noja nel i816 sia ai futuri di ultimo esempio , e 
di salutare lezione. — * Si introdusse in quella piccola città pros- 
sima al mare il contagio bubonico; perchè sulla costa contigua si 
elusero la vigilanza, ed il rigore Sanitario; perchè una balla di 
pelli potè esservi introdotta clandestinamente dalla Dalmazia al- 
lora affetta dal morbo. Ma Noja in breve fu salva; ma in Noja 
il contagio pestilenziale fu combattuto energicamente, arrestato, 
e vinto coir uso religioso , e severo delle cautele sanitarie a glo- 
ria somma del Governo Borbonico di Napoli, il quale riuscì in sì 
funesta occasione a salvare insieme V Italia dall' invasione di quel 
flagello, che nel principio del suo sviluppo uccideva gli attaccati 
in Noja istessa in meno di dieci ore! 

É da notarsi come nella di sopra accennata calamità della 



390 ANNOTAZIONI ALL EPOCA U. 

peste in Toscana , si istituisse per la prima volta in Firenze , al 
dire dell' Ammirato, ( Lib. 10. ) la tanto poi celebrata Compagnia 
della Misericordia. 

Noi ciò volentieri accenniamo perchè di essa , sebbene akjnan- 
to più tardi , divenne poscia filiale ed imitatrice anche la nostra , 
la qaale dalla pietà di alcnni benemeriti popolani Livomen Paolo 
Baroni , Lorenzo Falleri , Vincenzo Bonazzini , Domenico di Pelle-- 
grino , e Lorenzo Tudini ebbe principio nelV anno 1595, come a sno 
Inogo più diffusamente narreremo. 

Nella Strenna Fiorentina del 1841 « Rosa di Maggio » l' egre- 
gio Sig. Enrico Mayer Livornese ha pubblicate alcune interessanti 
particolarità sulla origine appunto della Misericordia di Firenze, da 
cui apparisce quel pio istituto essere nato dalla bestemmia, come 
appunto da fetida erba nasce il giglio ; e per le cure del facchino 
Piero di Luca Borei. Eccone il testo desunto da un Libro pubbli- 
cato dal Landino nel 1779 sotto il titolo di Scorta deW Oratorio di 
S. Maria del Bigallo e della V. Compagnia della Misericordia della 
Città di Firenze. » Noi qui lo riproduciamo perchè ci è comparso 
veramente interessante. 

« Correva gli anni del nostro Signor Gesù Cristo 1S40, quan- 
do la città di Firenze e suoi cittadini erano intensi ed occupati al 
traffico della mercatura , o dir vogliamo al maneggio d' impannare 
le lane , che per la loro qualità e bontà condivano tutte le città 
del mondo ; a talché faceasi due fiere V anno , cioè per S. Simone 
e S. Martino , a ciascuna delle quali intervenivano mercanti ric- 
chissimi d'Italia , che venivano di fuori a provvedersi d' ogni sorte 
di lavori ; e tanto era V esito di tal genere , che il meno che vi 
fosse corso per ciascheduna delle dette fiere era quindici e sedici 
milioni di fiorini di questa città ; che però facevasi di mestieri es- 
servi molti facchini , o porti , che gli detti panni e lane portassero 
e riportassero alle botteghe , tintorie , lavato] , ed altri luoghi ne- 
cessari e convenienti alle fabbriche di essi panni; il tutto per 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 391 

maggior comodo de' lavoranti , ai qaali compliva attendere a detto 
maneggio , e portare innanzi e indietro la detta pannina ; che pe* 
rò la maggior quantità de' porti si tratteneva sulla piazza di S. 
Giovanni , o fosse S. Maria del Fiore , per ivi aspettare le occa- 
sioni che continovamente occorrevano di portare , come luogo as- 
segnatoli dalla Repubblica di Firenze. 

« In detta piazza vi si trovava una cantina con altre simili 
unite con volta , quale $i suppone fosse degli Adimari : onde li detti 
facchini si servivano delle medesime cantine per loro rifugio , e 
specialmente l' inverno per sottrarsi dall' acqua e dai rigori del 
freddo , trattenendosi al fuoco ed a giuocare , quando però non 
avevano da lavorare , il che di rado succedeva. — - Accadde che 
fra il numero di 70 o 80 facchini che ivi si trattenevano , un tal 
Piero di Luca Sorsi , nomo di età avanzata , e molto devoto del 
SS. Nome d'Iddio, fortemente scandalizzato di sentire ad ogni 
poco maltrattare colle bestemmie il Fattore d' ogni bene dalli suoi 
malvagi compagni , risolse , come decano di essi , proporre loro , 
che ogni volta qualunque de' medesimi avesse ardito di proferire 
bestemmie contro di Dio e contro la sua SS. Madre, dovesse im- 
mediatamente , con ogni rigore , porre una crazia in un cassetto , 
a tale effetto destinato, per penitenza di tale eccesso, e per 
estirpare in ogni forma sì pernicioso abuso e peccato gravissimo; 
onde piacque a tutti i suoi compagni la disposizione , prometten- 
do accettarla e inviolabilmente mantenerla, conforme successe a 
maggior gloria di sua Divina Maestà. 

« Essendo passato dunque molto tempo in cosi devoto eser- 
cizio, cumulando buona somma in quel sopraddetto cassetto, 
parve bene al detto Piero di Luca far loro altra proposizione, la 
quale sarebbe stata, conforme fu , non di minore profitto della pri- 
ma , poiché doveva servire di benefizio all' anima e al corpo; pro- 
ponendo di fare sei zane atte e capaci di potervi adattare una 
persona di giusta misura e grandezza , e per ciaschedun sestiere 

- 51 



392 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA il. 

della città deputarne una , con eleggere quel facchino o facchini , 
che dovevano portarla settimana in settimana, dovendo esigere 
da quel cassetto un ginlio per ciaschedun viagggio, che avessero 
fatto in condurre i poveri ammalati a' luoghi di loro piacere or- 
dinati , sì anche persone che fossero cadute da fabbriche, cadute 
morte , affogate , state ammazzate , o trovate in qualunque modo 
per le strade prive di ogni umano soccorso, o alli spedali a loro 
piacere. — * Piacque la saggia proposizione e buon consiglio di 
Piero a tutti gli altri compagni, che con loro giuramento pro- 
messero attentamente osservare, e con ogni diligenza e carità 
mantenere , quando anche loro fosse convenuto il farlo senza tale 
onorario, poiché il frutto della carità si deve esigere nell'altra 
vita per le mani di Dio giusto rimuneratore: sicché per lo spa- 
zio di molti anni continovarono ad impiegarsi nel suddetto eser- 
cizio di Misericordia, con tanto applauso delli cittadini, che quando 
avessero voluto accettare grosse somme di danaro a loro offerte, 
avrebbero potuto guadagnare anco tre giulj per viaggio, se Tot- 
timo conduttore Piero non avesse ciò ricusato, sulla speranza di 
averne a ricavare un bene etemo. 

« In questo tempo passò air altra vita il suddetto Piero, e da 
un altro di loro fu promosso per ispirazione divina di provve- 
dere una tavola con un Cristo morto , ai piedi del quale avreU^e 
posto una cassetta con iscrizione attorno, che dicesse: « Fate ele- 
mosina per i poveri infermi e bisognosi della citlà ; e questa con 
detta tavola porla presso la chiesa di S. Giovanni il giorno del 
Perdono , che cade il dì 13 di Gennajo ; con idea di disporre di 
quel denaro nella compra di qualche stanza per ridurla ad uso 
di Oratorio , o Compagnia , per cui fare qualche orazione , e per 
discorrere degli affari concernenti a quel pietoso esercizio di Mi- 
sericordia. — Fu da tutti commendato il buon pensiero , e messo 
talmente in esercizio V anno medesimo , che in quel giorno con- 
corsero tanti devoti , che non fu bastante la detta cassetta a ri- 



ANNOTAZIONI ALL' BPOCA H. 893 

ceyere la qoantità del denaro , che veniTa sacrificato dalli fedeli 
ai piedi del Salvatore per i poveri bisognosi ; di modo che ritro- 
varono circa fiorini cinquecento , qnali furono bastanti a comprare 
alcune stanze sopra dette cantine e formarne uso di Compagnia.» — 

Un facchino adunque dava origine a queir Utituio caritatevole^ 
di cui tuttora si gloria Firenze , come alcuni del popolo domiciliati 
in Livorno lo stabilirono nella nascente città alla vista di un ca- 
davere, che su di una mal concia carretta veniva trasportato dalla 
pubblica piazza al Cimiterio senza alcuna apparenta di umanità ; 
e come il Ciabattino Sorore Sanese sino dall' anno 832 si era fatto 
r istitutore nella sua patria dello Spedale di S. Maria della Scala j 
che che in contrario del Lombardelli j del Murianij del Crigliy 
e del Bottegaro Sanese , ne dicano il dotto Cavalier Pecci , e con 
lui varj altri Scrittori. 

Ecco pertanto varj uomini del volgo sollevarsi su gli altri 
ceti , divenire benemeriti dell' umanità , e della Religione , ed ele- 
vare i loro nomi a quella lode distinta, che meglio meritarono 
di tanti altri , cui la vile adulazione soltanto ha profuse delle pa- 
role bugiarde , adonestando forse V infamia , ed il delitto. 

(153) In un Contratto del 6 Settembre 1350, indicato anche 
dal Sig. Repettij si legge in fatti che Fratello Angelo del quondam 
Giovanni Sindico j e Procuratore del Collegio della Misericordia di 
Pisa concedè in affitto alcune terre a Vannuccioj et Pasquino 
del Comune di Popogna ; il quale Comune si soggiunge apparte- 
neva al territorio di Livorno , ed al Piviere di Porto Pisano. Quindi 
in un secondo Contratto del 1356 si rammenta un altro Fati- 
nuccio del fu Piero qualificandosi abitante nel Comune di fregolo j 
luogo situato , come quello di Popogna nel territorio Livornese. 

(154) Cosi esprimevasi in fatti V Ammirato (lift. 11.) « Cerca- 
ronoy egli diceva , t Pisani , di rimediare all' error fatto , veggendo 



394 ANNOTAZIONI ALL EPOCA II. 

pian piano restar abbandonato il lor porto di legni , votata la città 
di mercanzie j le case j e gli alberghi spogliati di abitatori , e di 
viandanti , t cammini non frequentati ^ e le piazze senza dispaccio. • 

(155) La Rossa sorse già ove ora si erge il Marzocco. Ed ìd 
fatti la Repubblica Fiorentina quando nel 1439 pel tratUto di pa- 
ce co' Genovesi fabbricò questa sua bella Torre di marmo la inalzò 
su gli avanzi della così detta Torre Rossa dei Pisani. 

Il Castelletto poi rimane tuttora per un terzo al di sopra della 
antica sua base ; ed è quella , che adesso si vede sul margine del 
lido attuale , composta già per intero di opera laterizia , e di for- 
ma ottangolare. La medesima costituiva colla Formice , che le stava 
dappresso , la difesa del Porto Pisano al suo ingresso nel lato nut- 
stro. Venne diroccata da un terremoto del 1742. 

(156) Ecco il testo del citato istrumento, il quale già regi- 
strato nel così detto Campione Verde della Comunità ; e quindi dal 
P. Santelli trascritto nel suo Tomo 5 inedito , è sino a noi perve- 
nuto, così concepito. » 

« Haec est Copia et exemplum unius Instrumenti sumpti et 
« publicato S. Gucci Notano filio olim S. Nerii S. Baccionis de 
<c Liburna de Medis S. Johannis Notarli qm. I>ominici de Libur- 
« na , ut infra continetur , et copiatur , et exemplatnr per me 
« Petrum Notarium filium S. Ranerii de Morrona videlicet 

In Aetemi Dei Nomine Amen. 

« Ex hoc publico Instrumento sit omnibus manifestum quod 
« Dominus Corsuccins Marchio quondam Lemmuccii quondam Corsi 
« donavit et tradidit Gaddo quondam Geris, et Gaddo quondam 
« Michotti Consulibns et Sindicis Comnnis Lìbumae, Consulatos 
« et Sindacatus nomine prò dicto Comuni recipientibus et ipsi 
« Comuni et Universitati ipsius Comunis pure irrevocabiliter inter 
« vivos , ita quod nulla ingratitudinis causa revocari possit omnia 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 395 

« et singola saa Jora , actiones , et nomine Marchesatns sibi Do- 
« mino Corsacelo spectantia , et spectantes , et pertinentes , quae 
« et quas habet, et sibi competnnt et competere possont nnde- 
« cnmque , qnaliberamque , et quibuscunqne occasionibns , et caa- 
« sìs, juribas, modis, et nominibus in Comuni et territorio Li- 
« bornae , et totius Plani Portns , et Mentis Nigri videlicet pastu- 
« rae , boschi , erbae , aquae et domestici , et silvestris , et 
« honorum com omni jnre , actione , proprietate , pertinentia , et 
« adiacentia sua. Insaper supradictus Dominus Corsnccins dona^it, 
« tradidit , dedit , cessit et concessit , cessit atque mandavit so- 
« pra dictis Gaddo Geris, et Gaddo Michotti Cousulibus Sindicis 
« praeseqtibus et recipientibns prò dicto Comuni Liburne , et 
« universitate dicti Comunis omnia et jura et nomine omnes que 
« actiones et raliones reales personales, et mixtas sibi Domino 
« Corsuccio in dictis et de dictis juribus , actionibus et nomini- 
« bus competentes et competentia quo quo modo et jure. Et 
« praecepit dictis Consulibus et Sindicis ut supra auctoritate sua 
« prò dicto Comuni et universitate dicti Comunis ingredi posses- 
« sionem et quasi suorum jurium actionum , nominum praedicto- 
« rum donatorum et traditorum quatenus de dicto nomine et 
« dictum Comune Liburni et universitatem hominum et persona- 
« rum dicti Comunis , ea de caetero possidere , et constituit , ut 
« hiis omnibus et singulis dicti Consules et Sindici , dicto nomi- 
« ne , et dictum Comune Liburnae et universitas dicti Comunis et 
« homines et personae dicti Comunis et eorum, et cujnscumqne 
« eorum haeredes et successores , et cui et quibus dederint yel 
« habere decreverint , de caetero et utili nomine agere , et expe- 
«c riri possint et valeant contra omnem personam et locum, et 
tt ipsos Consules et Sindicos dicto nomine et dictum Comune 
u Liburnae , et universitas dicti Comunis et homines et personae 
« dicti Comunis, tanquam in rem snam, inde Procuratores. 

«( Et per solennem sUpulationem ' supradictus Domiuus Cor- 



396 ANNOTAZIONI ALL'EPOCA H. 

« snccius convenìt et permisit supradictis Consulibus et Sindicis 
« recipientibos ut sopra ; quid praedictam donationem , et tradi- 
« ctionem habebit, tenebit, firmam et ratam, et contra ingrati- 
« tudlnis causa ycI alia non venit, vel faciet nec aliqaam exce- 
ptionem defeutìonem et replicationem , ant querelam opponet 
monstrabit vel faciet de jure, seu de facto aliqno tempore, 
aliqno modo yel jure vel causa. Et quod vacuam et distriga- 
tam possessionem sopra dictorum jurium, actionum nominmn 
donatorum et traditorum ipsis Consulibus et Sindicis recipien- 
tibus ut sopra et dìcto Comoni Libumae et hominibos et per^ 
sonis dicti Comunis et universitati ipsius Comunis, et eomin, 
et cujusque eorum haeredibus et successoribus , et coi , et qoi- 
bus dederint vel habere decreverint circa ipsorum joriom actio- 
num et nomìnum proprietatem , et possessionem potiores et 
snperiores esse faciet semper. Ad quod de ipsis, Tel prò ìpsi» 
juribus et actionibus et nominìbus donatis et traditis, yel ali- 
qua eorum parte aut occasione ipsos Consules et Sindicos dicto 
nomine , et dictum Comune Libumae et homines et personas 
dicti Comunis vel eorum, et cujuscunque eorum baeredes et 
soccessores et coi et qoibos dederint vel babere decreyerint 
non intrigabit, vel molestabit, nec per placitom vel alio modo 
fatigabit sopra dieta jora actiones et nomina donata et tradita, 
et qoamlibet earom partem proprietatem et possessionem de- 
fendet et dìstrigabit sopra dictis Consolibos et Sindicis dicto 
nomine et dicto Comoni et hominibos et personis dicti Comunis 
et eorom et coicomqoe eorom haeredibos et soccessoribus , et 
cui , et quibus dederint , vel habere decreverint ab omnibos in- 
trigantibus personis et locis cum omnibus suis suoromqae bae 
redom expeusis litem et jodicinm si et qoatenos inde moYerent 
vel fiere t in soscipiendo tractando et exeqoendo osque ad fi- 
nem. Si vero praedicta omnia et singula , ut dictum est , ipse 
Dominus Corsuccins non ' fecerit et non observaverit aut si con- 



) ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 397 

aedicta vel aliqai praedictorum venerìt vel fecerit sive 
^fntam, vel factam fnerit allo modo poenam dapli extimatìo- 
j^is praedictoram jnrinm actionam , et nominum donatoram et 
^ traditorum sub extimatioDe etiam qnae tuDC fuerit et damiium 
« et dispendìum totnm qaod propterea haberent Tel fieret supra 
€ dictis CoDsulibus, et Sindicis dicto nomine, et dìcto Comuni 
« Liburnae et hominibus et personis dictì Comanìs, et ejus uni- 
« versitati per stipulationem ponere, dare et resarcire proximis, 
« snosque baeredes et bona omnia prò supra dictis omnibus et 
€ singulis obligande. 

« Actum in Ecclesia S. Marìae de Liburna praesentibus Do- 
€ mino Raneiro Domini Johannis de Bagniaria, et Magistro Bo- 
€ naccurso quondam Ubertelli Operarlo Operae S. Marìae de 
« Liburna , Vannuccio quondam Melliorini de Plumbino , et Bal- 
« daxarre quondam Cagnassi testibus ad haec rogatis Dominicae 
« Incarnationis Anno Millesimo -trecentesimo sexagesimo primo, 
« Indictione XIII , quinto Idus Decembris. 

m Ego Guccius filius quondam P. Neriì J. Baccionìs de Li- 
c bnma Civis Pisanus Imperiali Notarius publicus et Judex ordi- 
« narius praedicta omnia et singula ut in schedis S. Johannis 
« Notarli quondam Dominici de Liburna invenì extendendo cae- 
c teras et abreviaturas , secundum et consuetudinem sui et mei, 
e ex commissione mihi inde facta per Gapitaneo Collegii Notarlo- 
e rum Pisanae Givitatis de dictis schedis, et actis dicti Johannis 
« Notarli scripsi et publicavl. 

Ego Petrus , filius olim S. Notarìi de Morrona Civis Pisanum 
« Imperiali auctoritate Notarius et Judex ordinarius praedicta 
« omnia et singula in suprascripto S. Cuccio Notarìo inveni nihil 
« addendo nec minendo ita hic scripsi et copiavi. » 

(157) Vedansi in riprova, onde rammentarsene, gli anni 
1121, liste, 1138, e 1146 di questi Annali nell'Epoca IL 



f 

« 



398 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

(158) Il Buanimegni ( Star- Fior. pag. 504 ) dice espressa- 
mente che il Grimaldi si impadronì del Molo di Porto Pisano; lo 
che dimostrerebbe , che ivi già eretto tuttora esisteva. Ecco come 
egli esprimevasi. « Pierino Grimaldi assalì il Porto di Pisa, e 
« caccionne chi v'era a guardia , e prese il Molo, e eoo lunga 
« battaglia, e belli ingegni prese il palagio del ponte; dipoi 
« presono, et abbatterono una delle mastre Torri, e l'altra eb- 
« bono a patti ; et prestamente rifeciono il ponte, che era in sali' Ar- 
« no , ed addirìzzaronsi al Palagio , che era della Hercatanzia ; e 
« benché assai lo battagliassono nulla vi acquistarono, et però si 
« tornarono al Porto , e svelsero le catene grosse , le quali serra- 
« vano il Porto , e fatte in più pezzi le mandò a Firenze dove fu- 
« rono attaccate alle colonne di S. Giovanni-, ed ai Palazzi della 
€ Signoria , e del Potestà , ed alle porte della Città. » 

Con le quali particolarità furono concordi anche il Velluti 
( Chron. Fior. ) Simone della Toia ( An. Fior. ) il rUlani ( Lib. il. ) 
r Ammirato ( Lib. 12. ) 1' Autore di una delle Cronichette raccolte 
dal Manni {pag. 182.) il Tronci (^Ann.Pi8.), il P.Richa {Tom. 5.), 
e più recentemente il Pignotti ( Stor. della Tom. Tom. 5. ) non che il 
Professore Giuseppe del Rosso ( Ricerche sul Temp. di S. Gio. di Ftr. 
Nota 43. pag. 87. ) 

Anzi quest* ultimo Scrittore aggiunge inoltre esistere tuttora 
neir Archivio delle riformazioni la lettera^ che i Pisani, dopo essersi 
sottratti al giogo dei Fiorentini, scrissero ai medesimi, nella quale 
tra gli altri motivi che adducevano onde giustificare la loro ri- 
bellione ponevano in capo anche quello delle catene temite a loro 
perenne dispregio esposte al pubblico in Firenze dalla Repubblica ; e la 
risposta altera che i Fiorentini loro diressero, dicendo che si 
guardassero di non le raddoppiare perseverando nella rAellUme. 

(159) I soldati della compagnia Inglese dipendente dall' Au- 
cud , al dire dell' Ammirato ( Lib. 12. ) € furono i primi a recare 




ANNOTAZIONI all'epoca U. 399 

in Italia il costume di condurre a soldo le milizie estere in no- 
me di Lancie ,' mentre in addietro si conducevano sotto nome 
di Barbute. Eglino portavano spade, e daghe; ed alcuni era- 
no arcieri, ed altri agivano colle lancie. Gli archi erano di 
nasso , e lunghi , e le lancie sode , e da posta. Usavano inol- 
tre panzeroni, bracciali, cosciali, e gamberuoli di ferro; e 
dinnanzi al petto tenevano un anima d' acciaro. Combattevano 
il più delle volte a piede avendo fra due una lancia. Ciascuno 
di essi aveva seco due ragazzi per forbire le loro armi, che ri- 
lucevano come specchi ; e per guardare i cavalli quando com- 
battevano. L' ordine loro era tondo. Non si muovevano contro 
il nemico se non se a venti passi, ed il facevano con strida 
terribili , e spaventose. Veloci al sangue , ed alle rapine porta- 
vano scale fatte con grande artificio da superare ogni altissima 
Torre ; ed erano più abili a rubar Terre , che a combattere a 
campo aperto. ^ 

(160) Racconta perù l' Ammirato ( Lib. 12. ) che il Conte di 
Monforte in principio non era di parere di passare colle sue genti 
lo Stagno; per lo che adduceva al Commissario dei Fiorentini 
Manno Donati che essendo il luogo tutto paludo$o non volea esporre 
la sua cavalleria tra quelle lagune. Questi particolari confermavano 
anche adesso quanto da noi già si è rilevato, cioè che sin d' allora 
lo Stagno copriva una grande estensione a guisa di grosso lago. 

(161) Ciò è assicurato dal Cronista Pisano del Secolo XIV. 
( iter. Ital script. ) il quale dice « Livoma non era murata , ma ste- 
eata in alcune parti. » 

(162) Sulla distruzione di Livorno narra il Monaldi nel suo 
Diario Fiorentino sotto di 23 di Maggio € Ci fu novella come il 
« nostro Comune aveva preso , ed arso Livorno allato di Porto Pi- 

5« 



400 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

« sano, e presi molti prigioni, e bastimenti; e fece fuoco il 
« Palagio per le buone novelle. » 

L' Anonimo Cronista Pisano ( nella Magliabee. ) , ed il Poggio 
(^Stor. Fior. p. 24) narrano la stessa vicenda ; ed il Tronci ( An. Pis. ) 
confermandola aggiunse che « i Fiorentini giunti in Livorno arsono 
« tutto, e ogni cosa, parendo loro essere guardia, e salvamento 
« del Porto Pisano , e che ne anche una casa vi restò in piede. » 

Osservava perb il Villani {Lib. 2.) che non fu trovata in Li- 
vorno dai Fiorentini neppure una balla di panni , od una ricca 
cortina ; lo che fece reflettere al benemerito Presidente Mickon ( Me- 
morie Manoscritte presso di me) che il luogo adunque. andava sino 
da questi tempi fornito, pel traffico marittimo, che esercitava an- 
che di oggetti e di merci di valore : mentre nominandosi dagli sto- 
rici le sue famiglie, ed anco le nati, che riteneva nella sua Cala, do- 
veva credersi fosse divenuto alquanto popoloso e commerciante. — 

11 Presidente Cavaliere Michon di sopra ricordato discendeva 
dall'antica famiglia Michon, venuta con Pietro maritato a Chiara 
Buligni di Marsilia da Chaulonge presso Grenoble a stabilirsi in Li- 
vorno onde esercitarvi la mercatura intomo all'anno 1677. In 
fatti già a tale anno il prenominato Pietro Michon figurava come 
Capo della Nazione Francese in Livorno, ciò resultando dal Registro 
delle Deliberazioni relative alla Cappella di S. Luigi. 

Pietro fu padre di due figli , cioè di Gio. Raffaello , e di For- 
tunato , che ebbero successione , e da cui derivano i due rami 
delle attuali nobili e distinte famiglie Michon, posseditrici anche al 
presente di molti beni immobili nel nostro Capitanato. Fortunato Mi 
ehon fu Gonfaloniere di Livorno in tre epoche cioè nel 1735, 1751, 
e 1757. Il ridetto Presidente Michon decorato dell'Ordine di S. Ste- 
fano nel 1797, e poscia da Napoleone nel 1813 dell'Ordine della 
Riunione Imperiale , e nel 1814 dal Ré Murat di quello delle due 
Sicilie ; copri la carica di Presidente del Tribunale per vaij anni 
con molta lode, e con la estimazione generale di uomo dottissimo. 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 401 

ed iotegerrimo. £i ci onorava di sua benevolenza , e da esso po- 
temmo ottenere varie importanti notizie sulla patria istoria. 

(163) Può annoverarsi certamente la marcia delle truppe del 
Monforte come una delle più rapide , e spedite , che le storie ram- 
mentino ; tanto più che venne effettuata di notte , da genti a piede, 
cariche di bagaglio, mercenarie per la maggior parte, e già stanche 
perle fatiche sostenute nel giorno precedente; mentre ciò nonostante 
furono capaci per vie anche montuose, e non buone, percorrere sen- 
za mai fermarsi, e prendere riposo, e per così dire, tutto d'un 
fiato , lo spazio stradale interposto tra Livorno , e Montescudajo. — 

Le marcie ordinarie dei soldati di Napoleone , reputati nel 
nostro secolo da tutti i primi soldati del mondo, non eccederono 
quasi mai le 40 miglia in un giorno. Si contano perciò con distin- 
ta memoria quelle più celeri del 1796 da Roveredo a Mantova ; del 
1809 da Wagram a Znaim; e del 1814 nella campagna difensi- 
va di Francia , in cui quel sommo Guerriero Italiano fece la sua 
armata volare quasi da un punto all'altro, con stupore, ed am- 
mirazione de' suoi stessi nemici. — 

Queste ultime particolarità potemmo ottenere dall'egregio Sig. 
Tenente Colonnello Conte Laugier , ben noto per le sue opere sulla 
Gloria Militare Italiana. 

(164) Il fin qui esposto ricavasi in primo luogo dalla Vita 
del predetto Beato Giovanni dei Colombini y scritta con eleganza, 
e purità di lingua Toscana da Feo Belcari^ e ristampata in Firenze 
nel Secolo XF, un esemplare della quale, senza essere nelle pa- 
gine numerato, ritrovasi nella Biblioteca dell' Accademia Labronica. 
Ivi sulla fine parlandosi della morte del prefato Istitutore dei Ge- 
suati , dice « Allora quell' anima benedetta sciolta dal corpo andò , 
secondo che chiaramente si crede , alla gloria di vita etema , e fu sa- 
bato a di ultimo di Luglio dell' anno MCCCLXYIL 

Ed in secondo luogo poi dalle molte particolarità espresse 



402 ANNOTAZIONI ALL* EPOCA 11. 

nella « Vita di alcuni Servi di Je$u Criiio, i quali furono nella Com- 
pagnia dei Poveri volgarmente chiamati Jetuatù » data alla luce « in 
Siena per Ca$iito Franceico di Simone Bindù A di XXVII di Otto- 
bre MDXLL ad inetantia di Giovanni d'Ale$sandro Libraio. » 

Noi qui ne riportiamo alcuni squarci j perchè ricordano e le 
prime vicende monacali di queir Eremitorio, e la sua fondazione, 
non che i Monaci da' quali venne in principio abitato. 

€ Hora volendo Dio accrescere il desiderio del suo servo bea- 
« to Giovanni , el quale non voleva , uè cercava se non solamente 
« r honor di Dio . e la salute dell' anima spirò d' un ardore Divino 
« alquanti giovani di prendere l' habito e seguitare el beato Gio- 
« vanni, e di prender per isposa la santa povertà , per guadagnare 
« el Tesoro Celestiale , e così rìnunziorono al mondo , e a suoi 
« diletti et ricchezze , de' quali fii Francesco di Mino, Vincenti da 
€ Siena , el fratello , et Bartolo de' Piccholomini da Siena , con 
e due figlioli, Francesco da Montecchiello , el Bianco de TAn- 
€ colina , Gaspare della Serra , Favolino da Pistoja , Giovanni de 
€ Terranuova , Francesco di Girolamo da Siena , Antonio di Mu- 
« giello, Gristofano di Muggiello, Romolo da Firenze , Nanni 
« da Sangimigniano , Piero Belfiredelli da Firenze , Marco d'Are- 
€ zo , Piero et Spinetto da Siena , Luca della Torina , Nanni del 
« Perduto da Firenze, e molti altri e quali non scrìvo per non 
« essere troppo lungo nel dire. E vedendo crescere la fervente 
« Compagnia deliberarono di pigliare de' luoghi, et presono il 
« luogo di S. Lionardo nella Marca Trebarìa , et il luogo delle 
« Celle a Castel Durante , et il luogo di Città di Castello , et il 
« luogo d' Arezo et il luogo da Firenza , et il luogo da Pistoja, et 
« il luogo da Lucca , et il luogo da Pisa , et il luogo da S. Maria 
€ alla Sambuca , et il luogo di Bolognia ed in ciascheduno man- 
« darono Padri , e Rettore delle anime. A S. Lionardo mandarono 
« Giovanni da Terranuova , perchè era desideroso della soli- 
« tudine , Gasparre della Serra mandarono alle Celle sopra Castel 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA n. 403 

Dorante, Fraocesco d'Arezzo al Inogo d'Arezzo, Nanni da 
Sangìmignano mandarono a Firenze , Crìstofano di Hngello man- 
darono a Pistoja , a Lnc^^a mandarono Bartolo de' Piccholomìni 
da Siena , a Pisa Bìndo suo figlinolo , a S. Maria della Sambuca 
fu mandato Luca dalla Terina, a Bologna Romolo da Firenze, e 
a Città di Castello Ser Benedetto da Città di Castello. Ma il bea- 
tissimo Girolamo non si elesse luogo proprio perchè dopo la morte 
del B. Giovanni rimase Padre di tntti, e spesse volte visitava 
tutti, e luoghi a conforto, et ajuto de' suoi dolcissimi figliuoli , ed 

elesse Pavolino da Pistoja per suo ajutatore spiritualmente » 

Ed in altro luogo € ivi » Nella Città di Castello fu posto per 
padre et Rettore dell' anime Ser Benedetto da Città di Castello.... 
ed in questo luogo medesimo venne ad habitare uno giovane, 

il quale baveva nome Bianco da l' Àncolina. Questo pensò et 

darsi tutto a Dio.... et... el Bianco.... disciolto dalla cura , e ma- 
gisterìo spirituale, prese per partito di visitare e luoghi de' 

carissimi suoi Padri , et fratelli et caminando , e visitando e 

luoghi , pervenne a S. Maria della Sambuca , et quivi stette al- 
quanti giorni. Et una notte levandosi innanzi a gli altri et es- 
sendo stato molto in oratione incominciò a leggere la mistica 
Theologia; et havendola in mano, il Demonio in grande dispetto 
venne a lui in forma di Romito , e di grande apparenza. Et veg- 
giendo el Bianco innanzi a se un ombra, levò gli occhi dal libro, 
et vedendo un Romitone di grande statura , maravigliossi molto 
perchè non era di suo habito , et levandosi diritto disse chi se' 
tu? E che vai cercando? Rispose io cercho , et non voglio che 
tu leggi questo libro , che tu leggi : al quale el Bianco inten- 
dendo che era il Demonio, con una faccia turbata, e con pa- 
role di grande signorìa , disse: partiti di qui spirito maligno , 
et perverso; lo leggerò questo libro a tuo dispetto, perocché 
parla del mio dolcissimo amore , del quale mi voglio empire 
quanto ne posso portare: Et parve a lui che uscisse per una piccola 



404 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

« fineitra della Chiesa ; et aodando poi a visitare gli altri lao{^i per 
« Tenne alla Città di Venetia , e quindi passò di questa vita. » 
« Seguita bora del sopradetto Nanni di Gualtieri , il 

« quale pensò con desiderio d' andare a combattere colla 

« demonia alla vita solitaria per venire a stato di perfetta 
« tranquillità di mente: Ma non volendo fare questa cosa senza 
« consiglio, pensò di andare a Santa Maria della Sambuca al Fa- 
« nerabile Luca , e da lui bavere consiglio: Et non curandosi di 
« menare compagno andò solo , e quando fu ito intorno on mi- 
« glio , sentì dietro da se alcuno strepito , e movimento di pietre, 
« et volgendosi indrìetro vide uno giovane bellissimo, e di grande 
« aspetto , e giugnendo a lui lo salutò , e poi disse: Dove ne vai 
« Frate? , et rispondendo disse , vò per miei fatti: Allora quel gio- 
« vane gli rispose , et io per tuoi Catti ti vengo drìeto , dicbiarami 
« Frate questa c^sa « Qual sarebbe il meglio o combattere con 
9 gli uomini di diverse e strane condizioni , facendo loro utile , o 
« combatter colle demonia, alle quali non si può far utile? Et 
« Nanni rispondendo , disse , ben so che alle demonia non si può 
« far utile , ma le demonia sono cagione di far l'huomo perfetto. 
« El giovane disse colui che è grande , e forte , humile ha vinto 
« le demonia. Ma colui che gli pare essere grande et forte è già 
« vinto dalle demonia; Et udendo tali parole si fermò, e rico- 
« gliendosi tutto seco medesimo, pensava come tali cose uscissero 
« da si giovine persona , e pensò che fusse Angelo o demonio et 
« dirizzando gli occhi verso lui n' ol vide , et riguardando inttfr- 
« no non lo rivide più. Et stando in agonìa di tornare addrieto , o 
« andare innanzi , non sapeva che si fare, ma pure infine deliberò 
« d'andare al Venerabil Luca alla Sambuca ^ et arrivato eh' fo 

• 

« narrandogli quel che gli era incontrato. Luca disse che vera- 

« mente credeva che fussi Angelo di Cielo, il quale gli avessi 

« dimostrato che è meglio in conversatione far utile a molti, che 

« andar solitario. Hora avvenne che Luca hebbe andare al Cab- 




ANNOTAZIONI ALL'EPOCA H. 405 

bro per certi ferri et gii altri compagni ad altri lavori, et Nan- 
ni rimase solo. Et quando Luca fu dilungato un poco dal Mo- 
nasierio ricordandosi d' altra faccenda , et di più bisogno, tornò 
addrieto , et aperse l' uscio del Ckioitro , et entrò in Ck%e$a e 
cominciò a sonare la campanella. Et vedendo Nanni sonare la 
campanella non sapendo chi la sonassi , maravigliossi assai , et 
pensando eh' el demonio gli volessi far paura, venne giù con 
grande sicurtà, et entrando drento in Chiesa, più volte disse 
lodato Dìo , et ninno li rispondeva j et sapendo che era rima- 
so solo in casa pensò eh' el demonio gli volessi far paura , et 
pigliando sicurtà in Dio, venne al luogo della campanella, et 
disse, non so chi tu sia ma se tu se' demonio, non ti temo: 
Et francamente colle braccia aperte abbracciò Luca, el quale 
non vedeva , perchè v' era molto scuro , et Luca incominciò a ri- 
dere, nondimeno si maravigliò molto della sua sicurtà, et fidanza, 
che haveva in Dio, e cosi stette in allegrezza et consolatione 
spirituale alquanti dì, et ritornando a Firenze poco visse, e 
morì in santa pace. » Da ivi a pochi dì venne al Venerabile (rì- 
rolamo pensiero et volontà d'andare a visitare e' suoi diletti 
fratelli, et figliuoli a Santa Maria della Sambuca, Et fatta la 
deUberazione menò seco quattro compagni de' quali l' uno fu 
Andrea , et missersi in cammino et quando furon giunti alla 
pianura, et Girolamo incominciò fortemente a caminare do- 
po tre dì Girolamo si partì da Lucca , et venne a Pisa;.— e 
chiamò Andrea , e disse , vien qua figliuolo , tu sai che m' hai 
promesso che ti possa vendere ai Catelani , e qui è chi com- 
pera. Alle qua' parole Andrea cominciò fortemente a piangere. 
Et Girolamo disse da poiché n' ol possiamo vendere andiamo a 
visitare Santa Maria della Sambuca , e così la mattina si mis- 
seno in camino, et giunseno con allegrezza, e festa al Vene- 
rabil Luca , et qui stettero alquanti dì , et tornarono a Pisa , 

et a Lucca, et « Un giovane, il quale haveva nome Piero 

della città di Firenze , rinunziò padre , e nuidre , et frategli et 



406 ANNOTAZIONI ALL'EPOCA U. 

ricchezze del Mondo , et prese V habito de' poverelli divotamen- 
te , et ferventemente , e fu mandato a Bologna per pia sicnrtà. 
Hora intendendo il padre, et frategU come era a Bologna, pro- 
curarono di rihaverlo Il padre tenevalo rìnchioso in came- 
ra poi pi^se partito di vedere se '1 poteva legare a matri- 
monio et Piero disse io sono contento ora havendo pro- 
missione dal figliuolo prese sicurtà di mandarlo fnora di casa , 
ma diedegli un famiglio per sua guardia: Et ciò sentendo i suoi 
frategli spirituali , che andava fiiori , vestirono un di loro come 
secolare, acciocché gli parlasse , et sapesse la sua intenzione : Et 
cercando per lui lo trovò, e informossi con lui della sua vo- 
lontà , el quale trovò che era fermo et costante , et disposto a 
voler observare la promessa che haveva fatta a Dio: Et cosi 
fece questo benedetto figliuolo Piero , che ivi a pochi dì si partì 

celatamente da casa del padre con molto gaudio et venne al 

luogo : et entrando dentro se n' andò al pozzo , et spogliandosi 
un bel mantello di pavonazzo eh' el padre gli haveva fatto fa- 
re lo gittò nel pozzo , e con alta voce disse « Viva Jesu Xpo , 
e muoja il mondo con tutti e suoi honori et pompe et ric- 
chezze , et signorìe. Allora e suoi Padri , et frategli tutti il 
circondarono, et ricevettero con grande allegrezza et feste , et 
poi lo vestirono , e mandoronlo a Santa Maria della Sambuca a 
Luca , della venuta del quale vi hebbe singulare consolazione.... 
et stando alla Sambuca si portava tanto bene, che era uno 
specchio a tutti quanti. Hora piacque a Hesser Domenedio di 
volerlo remunerare delle sue fatiche; et così portandosi santa- 
mente et bene , poco tempo visse che '1 Signore se' 1 chiamò 

a se € Un giovane el quale haveva nome Michele , che 

era della città di Firenze per gran divozione, et* amor di 
Dio prese l' habito et fu mandato a Santa Maria della Sambuca 
per edificare f perochè era grande maestro d'edificii: Et haven- 
do invidia li spiriti maligni alla sua buona opera, incomincia- 
rolo a mettere in una profonda , et accidiosa malinconia, sì per 




ANNOTAZIOiM ALL' EPOCA li. 407 

/' aspra solitudint , et si che non haveva compagnia maestre- 
vole all' edificio , ma ricordandosi pur della devotionc et amo- 
re con che prese V habito prendeva vigore , et stabilità : Et 
essendo pare aspramente impugnato, non sapendo altro ripa- 
ro , si gettava disteso in terra et diceva : spiriti maledetti se 
volete che io tomi al mondo è di bisogno che mi portiate che io 
per me medesimo non v' andrò : Et stanco in questa pugna et 
battaglia per anni sette piacque a Dio di volerlo liberare, e me- 
ritare delle sue opere buone , et infermando gravemente venne 
a caso di morte, et veggendosi aggravare incominciò a esami- 
nare la coscentia et per satisfare alle colpe non conosciute 

disse sua colpa con buona contrizione a tutti e' fratelli , e al 
suo padre.... Hora avvenne che essendo Vhora d'andare a men- 
sa incautamente rimase solo, et l'Angelo benedetto entrò per 
i' uscio della cella con gran splendore ; Michele allora tutto di- 
venne spaventato, timoroso. Et l'Angelo venne a lui et disse 
non temere , Dio t' ha perdonato , e domane a quest' hora ti 
menerò alle nozze celestiali; et così dicendo si partì: Et Mi- 
chele incominciò a cantare : Et udendo el suo padre spi- 
rituale el canto si maravigliò , et andò a lui , e disse: Hor che 
cagione ti muove a cantare figliuolo? Tu dei haver buone no- 
velle ; alle quali parole Michele rispose ; padre a voi non debbo 
celare alcuna cosa^ la verità è che per quell'uscio, che sete 
entrato a me , entrò 1' Angelo benedetto , e disse Dio t' ha per- 
donato e tuoi peccati, e domane a quest' hora ti menerò alle 
nozze celestiali , onde io non posso fare che io non canti ; Et 
udendo el Yenerabil Luca sì dolcissime cose con grande tene- 
rezza d' amore si abbracciò el suo dilettissimo figliuolo et disse: 
Figliuolo quello che hai detto a me voglio che '1 dica a tutti 
questi tuoi padri et Crategli , acciocché intendino et conoscano 

quanto piacciuo a Dio coloro, che combattono contro a vitii 

et quanto Jesii gli paga di smisurata ricchezza: Et Michele dis- 

53 



408 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 

« se; padre quello che piace a voi piace a me, et chiamandogli 

« Tennero tutti : Et Michele narrò la venuta dell' Angelo 

« E '1 venerabile Luca disse: Carissimi miei figliuoli , come sa- 
« pete le demonia hanno fatto grande pugna di ritrarre questo 
« nostro fratello da V opere sante per tirarlo fuori di questo ionio 

« luogo j et farlo inistabile, et perducerlo ai diletti miserabili 

« Hora appressandosi V bora che V Angelo haveva detto , Michele 

« si rendè in colpa d' ogni difetto rendè V anima a Dio 

« Dopo non molto e '1 venerabile Luca si mosse dalla Sambuca 
« per andare a Pisa » 

Ed altrove in fine « ivi » Haveva il Venerabile Padre Luca 
« un suo discepolo , che haveva nome Puccino del quale haveva 
« gran dìligentia intorno alla salute dell' anima sua , e per al- 
te cune perditioni che erano in lui dubitavane assai, che se ri- 
« manesse dopo la sua morte , non ricevesse gran danno all'anima 
« sua. Mosso per carità pregò Dio per lui perchè si piacesse di 
« chiamarlo a se prima che egli passasse di questa vita. Hor 
« piacque ali' altissimo Dio d' esaudire el suo servo fedele, e su^ 
« bito venne l' infermità a Puccino , e ricevuti i Sacramenti morì 
« sette dì prima di Luca. Hora vedendo Luca che il Signore l'a- 

« veva esaudito, hebbe singoiar allegrezza Avvenne da ivi a 

« pochi di che de' poveri della Sambuca vennero a Pisa per certi 
« loro bisogni , et andando a visitare le donne del Monasterìo di S. 
« Chiara , le quali erano donne di santa vita , et havevan gran 
€ fede , e devotione in Luca , et dicendo loro e poveri come La- 
« ca era passato di questa vita rispose una di loro , et disse che 
« se '1 sapevano perochè quando passò di questa vita egli appar- 
« ve a lei, e cosi furono certificati della santità sua. » 

Ed alla pagina penultima « ivi » £1 beatissimo Girolamo^ es- 
« sendo rimasto padre e sostegno di tutta la compagnia , dopo la 

« morte del Beato Giovanni essendo andato a visitare e suoi 

« frategli et figliuoli in Christo di Santa Maria della Sandmca'^ 




ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 409 

« Stato che fu più di con loro , si parti , e vennesene a Pisa a 
« cavallo sii un asinelio , et giugnendo al luogo di Pisa co' com- 
« pagni et mettendolo giù dell' Asinelio , perochè era antico, et 
« fatta la ricreatione , et cenato cogli altri insieme , levati da 
« tavola , et poi soprastato un poco , non sapendo se era alla 
« Sambuca, o a Pisa, tanto era la mente sua levata da terra, 
• et unita con Dio , ritornando poi in se disse al compagno, non 
« ceniamo noi ancora? Et il compagno gli disse padre voi avete 

« cenato Et essendosi il B. Girolamo lungamente esercitato in 

« questi , et in altri virtuosi eserciti! , deliberò d' andare a Vi- 

« negia a visitare e' suoi padri , et frategli mori et fu se- 

« polto a S. Agnesa » — 

Il rar^tont, che circa il 1742 visitò la Sambuca cosi la descrisse 

( Yiag. r.2. ) « La Sambuca Convento dei Gesuati fabbricato nel 

« fondo di una angusta Valle sul Torrente Uggione. Vi ha apparenza 

« che intomo vi fosse già tutto bosco Fu principiata la Fab- 

« brica di questo Convento vivente S. Giovanni di Pietro de' 
« Colombini, cioè verso la fine del Secolo XIV. — Nella vita 

€ stampata di questo Santo al Gap. 31 si legge che un giovi- 

« ne Fiorentino, il quale aveva nome Michele per gran divozio- 
« ne , e amor di Dio prese T abito di S. Giovanni , e fu man- 
€ dato a S. Maria della Sambuca per edificare.... — La fabbrica 

« del Convento esiste tutta intera ma è molto meschina, e 

€ capace di pochi frati. Sulla porta è dipinta una veduta della 
« Città di Siena.... La Chiesa è piccola, ma sufficientemente ornata. 
€ Nell'Altare maggiore è un quadro fatto da ottimo pittore, ed 
« una pila da acqua santa con figure a basso rilievo. » 

« A levante del Convento nasce il Rio Uggione , che passa 
€ per mezzo alla valle rasente al Convento. » — 

La veduta di Siena oggi più non si scorge sulla ridetta por- 
ta, che è quella che introduce nel Convento; poiché ad un 
ignorante Imbianchino pochi anni indietro piacque darle sopra un 



410 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

colore a calcina. Adesso però cadendo a poco a poco il bianco 
compariscono di nuovo in alcuni punti i campanili , e le torri 
dipinte di quella città. 

Esisteva pure effigiato in pittura a fresco nel Convento ìstesso 
un Gesuato col suo mantello rossiccio ; ma anche questa pittura è 
quasi che perita, vedendosene appena adesso le orme. — 

Il Convento di forma quadrata con in mezzo un piccolo giar- 
dino conserva tuttora , meno ben poche alterazioni , la forma , 
e le parti antiche , che riteneva ai tempi dei Gesuati. E al- 
quanto piccolo, e di aspetto piuttosto povero senza alcuna di 
quelle dimensioni magniGche, ed imponenti, di cui tanti altri 
Monasteri della medesima età si vedono ovunque forniti. L'Ugio- 
ne uscendo ivi quasi dalla sua sorgente scorre al di sotto delle 
sue muraglie, formandovi una piccola cascatella. 

La Chiesa è incorporata nel Convento , e non costituisce per- 
ciò una fabbrica separata ; mentre ricorre in un lato sotto le celle 
che abitavano i Frati. È piccola, poiché misurata con i miei passi 
naturali , la riscontrai non averne che i9 in lunghezza , ed' 8 in 
larghezza. Contiene tre Altari , il Maggiore, e due laterali. Il Caro 
dietro l'Altare maggiore, di forma circolare, non poteva essere 
capace che di iO a 12 Monaci sedenti. 

L' Altare maggiore conserva tuttavia il quadro a olio, di cui 
parlava il Targioni. L'Altare minore a destra, entrando nella 
Chiesa, è ornato di una pittura a fresco divisa in due quadri 
rappresentante l' uno l' Angelo^ e l' altro la B, Vergine Afmunxiata. 
Mi parve lavoro pregievole assai, e di mano maestra; poiché vi 
notai una grande somiglianza con le migliori pitture a fresco del 
celebre Campo Santo di Pisa. — Il Targioni noi rammentava. 
Debbe essere opera di non molto tempo posteriore alla fondazione 
del Convento; mentre dal labbro della Vergine sorte a caratteri 
gotici in oro il motto « Ecce Ancilla » Il volto della Vergine é 
delicato , e bellissimo ; quello dell' Angelo esprime al tempo stesso 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 411 

la reverenza , ed il giubbilo , da cai era compreso il celeste mes- 
saggiero neiratto di eseguire la grande missione. 

Questo affresco meriterebbe i maggiori rigaardi per mante- 
nersi ben conservato, come tuttora fortunatamente lo è. Fanno 
ornamento al medesimo yarj arabeschi di legno dorato. , sotto i 
quali si legge a lettere in legno, pure dorate, la segnente 
iscrizione. 

Dono fatto da Porti del Guanto de la Fortezza Vecchia 
ET ALTRI Benefattori di Livorno 1636. 

Nell'altro Altare minore si venera un Ecce Homo di terra 
cotta di squisito disegno. 

Visitando io quest'antico Cenobio rinvenni nella Chiesa le 
iscriiionif che ai respettivi tempi anderò pubblicando, dalle quali 
appariva oltre l' epoca della istituzione dei Gesuati , e quella della 
loro soppressione^ anche il giorno della saera della Chiesa per mano 
deir Arcivescovo monsignor GitUiano Ricci nel di 11 di Ottobre 
del 1442. , ed infine la fondazione di una Viziatura nella Chiesa 
stessa fatta con i lasciti di Michele Tonci Livornese nel 1854. 

(16S) Chiunque si trasferisca sul posto non potrà che conve- 
nire nella idea , che abbiamo accennata. Del resto gli sbarchi dei 
Barbareschi sulle coste Toscane erano allora pur troppo frequen- 
ti; e tra qualche tempo in fatti udiremo come nel 142S obbli- 
gassero i Certosini a sloggiare essi pure d(jUla Gorgona^ ove spesso 
quei Pirati scendevano con fame tanto vorace, che dopo avere 
saccheggiato il Convento, e la Chiesa, si mangiavano arrosto il 
grasso somaro del Frantojo che vi avevano ritrovato. 

(166) Faceva acquisto del divisato Convento e dei boschi 
annessi dalla famiglia Tonci il Dott, Vincenzo Mangani , lo stesso , 



412 ANNOTAZIONI ALL EPOCA H. 

che neir epoca del Governo protwisorio Toscano coprì in Livorno 
nel 1800. la carica di Delegato insieme col Doti. Becheroni Fiù- 
reniino, 

E poiché di esso, divenuto Livornese per lungo domicilio, ci è 
dato ora per la prima volta di favellare , anticiperemo io omaggio 
della verità, avere resi il medesimo al suo paese elettivo in quei 
momenti di depredazione, e di militare violenza non lievi servigi, 
quando per moderare l'ingordigia d'insaziabili stranieri, mostravasi 
di carattere fermo, e risoluto; e riusciva colle sue abili maniere a 
conciliare spesso le più smodate , ed arbitrarie pretensioni con il 
possibile maggiore vantaggio, e benefizio della Città. — Caduto 
r enunciato Governo provvisorio , per dar quindi luogo al Reale 
Borbonico , riceveva nondimeno il Mangani , dispensato già dalla 
carica suddivisata , per parte delle Autorità Toscane residenti in 
Livorno le più sincere dimostrazioni di stima, e di gratitudine : e 
sebbene ci rìserbiamo di tornare a suo luogo su quest' istesso ar- 
gomento con le necessarie particolarità^ e con i relativi documenti 
per corredo di quelle tumultuose ed infelici vicende, pur non 
ostante non vogliamo sin d'ora tralasciare di qui rammentare a 
suo onore, ed in sollievo di sua vecchiezza, il tenore della Officiale^ 
che gli venne diretta dalla Banca del Commercio d' allora , vale a 
dire da quel Corpo morale , che più di ogni altro era stato in gra- 
do di valutare le premure, che in unione del mentovato suo col- 
lega d' impiego erasi date , la quale era cosi concepita. » 

Illustrissimi Signori. 

« La Deputazione del Commercio è sensibilissima al tratto 
« di garbatezza usatole dalle SS. LL. Illustrissime colla parteci- 
« pazione contenuta nel loro gentilissimo foglio del 29 caduto. 

« La Deputazione testificherà in ogni tempo con sodisfazione 
« la prontezza , con la quale le SS. LL. Illustrissime si sono pre- 



/ 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA H. 413 

« State a sosteDere, ed appoggiare qnelle misure, che essa ha 
« creduto in varie occasioni conducenti al sollievo del commer- 
« ciò. Tanto si fa un dovere di ringraziamele, e di assicurarle 
« della sua perfetta stima. 

Livorno l."" Aprile 1801. 
Per la Deputazione del Commercio y e della Banca 

Giorgio Costacchi Presidente. 

Filippo Filicchi F. Presidente. 

(167) Dell'arrivo di Urbano V. al Porto di Livorno, e del- 
l'alloggio ivi preparatogli parlarono concordemente Neri Donati 
( Cron. Sen. Rer. hai. ) , l' Autore della vita di detto Pontefice 
( Rer. Ital. ) , il Grifoni ( Memorie Manoscritte ) , il Muratori ( Àn. 
d' Ital. ) , il Targioni ( Viag. ) , ed il P. Santelli ( Tom. 1. ). — 

Notava anzi il Targioni con una certa ammirazione la già 
eseguita pronta riedificazione di Livorno per opera de' suoi abi- 
tanti , rilevando l' attaccamento distinto che essi al luogo natio 
liortavano, ad onta che tante, e tante volte vi avessero sofferti 
danni indicibili per parte dei nemici della Pisana Repubblica ; e 
r attribuiva , come è ben naturale , al loro desiderio di vivere , e 
di dimorare a preferenza sulle rive del Porto il più commer- 
ciante, che avesse allora l'Italia. — 

Aggiungeremo noi che destinato già da Dio il Villaggio a 
maggiore futura grandezza infondeva Esso sempre nella paziente 
sua popolazione una costanza, ed una affezione indefettìbile, ca- 
pace a rendere nulli gli sforzi della avversa fortuna; mentre in 
diverso modo forse di Livorno oggi non rimarrebbe che il no- 
me, come avvenne di tante altre sue vicine borgate, anzi che 
essere una delle più grandi, ed importanti Città marittime della 
Penisola. 

Dobbiamo infine narrare che tra le venticinque Galere, che 
il Pontefice presentemente scortavano , cinque ve n' erano dei Fio- 



414 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA II. 

reniini^ considerati a quei tempo come i Capi della Lega Guelfa 
in Toscana ; e quattro dei Pisani, le quali di marinari Livomesi in 
gran parte andavano fornite sotto il comando di Vemagallo Verna- 
galli Pisano. 

(168) Della famiglia DeW Agnello esisteva non molti anni in- 
dietro in Pisa una femmina superstite^ essendosi quindi spenta 
con essa quella antica rinomata casata. 

Neri Donati poi ( Cron. Sen. Rer. ItaL Script. ) parlando della 
rovina di Livorno per opera dell' Agnello scriveva. « L'Agnello con 
una compagnia d' Inglesi rubarono la Terra di lÀvomo , e la gua- 
starono. Vedi ora da dove il contrario destino conduceva questa 
volta i distruttori del nostro Villaggio! Dalla penultima Tulel 

(169) Ecco qui riunita la serie cronologica dei guasti più 
notabili sofferti dal Villaggio dall'anno 1114 al 1369, pel corso 
di più di due secoli e mezzo^ e de'quali finora abbiamo fatto parola. 

.In. 1114. dai Genovesi, 
1120. dai medesimi, 
1162. dai medesimi. 
1167. da Carlo d' Angiò. 
1285. dai Genovesi, 
1285. dai medesimi. 

1289. dai medesimi. 

1290. dai medesimi insieme co' Fiorentini , e co' Lucchesi, 
1310. dal Re d' Aragona. 

1323. da Lodovico il Bavaro, 

1362. dal Grimaldi. 

1364. dal Monforte Generale dei Fiorentini. 

1368. dal Dell'Agnello, 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 415 

(170) Di quest' istesso Imperatore Carlo IV. sono riDomate 
nella storia e la estrema miseria , e la dimostrazione del fasto il 
più ricercato. 

Narra in fatti il Pignoni ( Stor. della Tos. T. 5. mt. 109 ) 
che in una strada di Worms fu esso fermato per debito da nn 
macellaro, e ritenuto poscia in una osterìa come in pegno delle 
spese ivi fatte; mentre aveva già impegnata ai Fiorentini la Co- 
rona Imperiale per 1620 fiorini. Ciò nondimeno si fece autore 
della Bolla d' oro^ e dei pomposi ceremoniali , onde l' Imperiale 
dignità è investita ; tanto è vero , concludeva il citato Scrittore , 
la debolezza , e V ambiziosa povertà hanno bisogno di mostrare un 
luminoso apparato per euoprirsi. 

(171) Referisce V Ammirato ( Lib. 13 ) che fatto V accordo co* 
Pisani i Senatori Fiorentini per comodità dei Mercanti dettero or^ 
dine di far la strada che passa per Gonfolina lungh* Amo, acciocché 
i carri vi potessero andare comodamente. In addietro teneva sulle 
colline la direzione del Malmantile. 

Concorse a fissare questa celebre pace co' Pisani, sì utile anco 
a Livorno, tra i più cospicui cittadini della Repubblica Fiorentina 
anche Francesco Rinucdni , già rinomato per le sue ricchezze , pel 
sìncero suo amore alla patria, e pel sagace disimpegno di varie 
commissioni aiBdategli , conforme si riscontra nell' Opera pubbli- 
cata in Firenze nel 1840. dall' eruditissimo Sig. G. Aiazzi. — - 

Rammentando ora noi il suUodato Rinucdni diciamo c(m pia- 
cere che Livorno al presente gode dell'onore di possedere una 
discendente di queir illustre , e nobile personaggio nella persona 
della egregia Signora Marchesa Eleonora, figlia di S. E. il Signor 
Marchese Pier Francesco Aìnucctnì attuale Maggiordomo di S. A.L $ 
R. la Granduchessa Regnante Maria Antonia ; la quale Signora Eie- 
onora consorte , e delizia del benamato nostro Governatore , Don 
Neri dei Principi Corsini Marchese di Lajatico , ( decoro di una 

54 



416 ANNOTAZIONI ALI, EPOCA U. 

delle più antiche, Dobili, e raggaardevcH famiglie d'Italia ) è da Dio 
fatta [lietissima madre della più bella , e della più graziosa prole, 
che possa mai vedersi. — 

Rileva poi l' Abate Tempesti ( Manoscritti ) che la indicata 
famiglia Gualandi aveva dati cinque Potestà a Livorno dall'anno 
1370 al 1400 , conforme appariva anche dal Libro di prove , e 
di tratte di detti anni. 

(172) In fatti leggevasi nel citato Priorista Pisano j indicato 
dal Targioni ( Viag. T. 2 ) , ed esistente già presso gli Eredi Mot- 
tei in Livorno , e conosciuto anche dal P. Santelli ( Tom. Z) che 
Giovanni di Rinieri Cavaliere Gualandi era Potestà di Livorno , e di 
tutte le Pieverie di Porto Pisano. 

£ poiché la famiglia Matlei Livornese ci occorre qui per 
la prima volta mentovare, diremo essere venuta dalla Corsica a 
stabilirsi in Livorno circa V anno 1757 ; avervi eretto on sontuoso 
palazzo, che tuttora esiste nella Via Ferdinanda ed esercitata la 
mercatura, e quindi acquistato in compra l'altro palazzo della stes- 
sa Via Ferdinanda detto dei busti ( quelli dei Granduchi Medicei ) 
fabbricato in principio dalla nobile famiglia Balbiani Livornese, 
della quale porta tuttora il nome la strada, che volge dalla Via 
della Scuola al Casone; ed infine avere dato a Livorno sotto il 
Governo Borbonico , e per l' influenza della famiglia Buonaparte , 

il suo Governatore, ed essersi adesso residuata nel giovine 

Sig. Santi Mattei, il quale si distingue tra i più benemeriti Gover- 
natori delle Case Pie. 

(173) Una Cronichetta d* Incerto dice che Papa Urbano V. tor- 
nando da Roma ad Avignone stette due di in Porto Pisano , vale a 
dire in Livorno , come nota il Tronci ( Àn. Pis. ) 

Anzi quest' ultimo Scrittore descrive i regali , che gli Anziani 
di Pisa con spesa di 149 fiorini d' oro inviarono nel villaggio, ed 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 417 

offrirono al Papa ia tale occasione, i qaali come apparisce dai 
Libri delle Provvisioni y e dal pagamento fattone a Gherardo Astai ^ 
ed a Guglielmo della Seta , consistevano in 18 botti di vino greco , 
ed in 4 pezze di broccato. 

(174) Relativamente alla consacrazione della Pieve di S. Lucia 
d'Àntignanoj che ai tempi del ridetto Urbano V. accadeva, ab- 
biamo la più indubitata testimonianza nella iscrizione esistente 
nel Coro di detta Chiesa, la quale ne fa fede, ed è così con- 
cepita. 

D. 0. M, 

Templum hoc D. Luciae V. et M. dicatum 

Die XXV. Octobris Consegr. An. Dom. MCCCLXX. 

UUJUS DEDICAT10NIS MEMORIA EX ALIA LAPIDE 

QuAE Anno MDCCLXXXV. vetustate abut 

ulc relata et statuta fuit 

An. Dom. MDCCCXVIIL 

Il ritrovamento poi del Cimiterio della vecchia Pieve dell'Ar- 
denza accadde non molti anni indietro. — Nascendo dubbio allora 
tra r Autorità Civile, ed Ecclesiastica se quelle ossa umane, che 
in grande copia ammassate le une suir altre si vedevano presso 
l'orlo della strada, e non lungi da alcune fondamenta di grosse 
muraglie, dovessero o no considerarsi dei tempi Repubblicani 
Romani e così di Gentili , o piuttosto di Cristiani , ebbi io da 
Monsignor Angiolo Gilardoni^ allora Vescovo di Livorno, l'inca- 
rico di ricercare le notizie che sì fatto dubbio valessero a schiarire ; 
e mi fu facile dimostrare che il Cimiterio scoperto in tale posizione 
non lungi dall'Ardenza e dal Rio Fecciajo esser non poteva che quello 
della già florida , e popolosa Pieve di S. Felice da me già altre volte 
in questi Annali rammentata^ la quale in quelle vicinanze indubi- 
tatamente esisteva nel Medio Evo. — Tolto così ogni dubbio le 



418 ANNOTAZIONI ALL' EPOCA H. 

ossa in questione vennero trasportate dai Sacerdoti nel Campo 
Santo Cattolico, ed ebbero qni?i decente e nuova sepoltura. 

(175) Presso l' indicato Castello di Parrana j il quale sembra 
fosse allora composto dì alcune case riunite a modo di grossa 
Borgata , esisteva in antico , e sino dall* anno 1250 , un Tecchio 
Eremitorio appartenente ai PP. AgostitUanù Infatti nei Comizj Ge- 
nerali del loro Ordine tenuti in tal anno a Caseina , interrenendo 
anche il Priore di detto Eremitorio così nei relativi Ricordi regi- 
strava la sua firma « Fratris Isaiae^ Prioris de Peorana^ alias 
Parrana. 

Sussisteva l' Eremitorio istesso tuttavia nel 1260; poiché in 

un Contratto della medesima data si dichiarava che Buonagiunta 

Notaro figlio di Avito Fabbro vendeva ai Frati Jacobo y e Guidone 

Eremiti del Convento di S. Maria di Parrana un pezzo di terra j 

ed una casa. 

Eccone il testo in lingua volgare , sino a qui inedito , e già 
inserito nel Tomo L Manoscritto delle Conversazioni Letterarie , che 
si tenevano in Livorno da Monsignor Filippo de' Marchesi Venuti 
Proposto della Collegiata. Vi troverà il lettore indicata la Pieve di 
S. Giulia , la Via Carraja , ed il feudo dei Marchesi. 

« In Nome di Dio Amen. Per questo pubblico instrumento 
« sia ad ogni persona manifesto che Bonagiunta Notajo filiolo di 
« Avito Fabro vendè e dà a Frate Jacobo, et Guidone Heremiti 
« dell' Ueremitorio di S. Maria di Parrana compranti et riceventi 
« per esso Heremitorio , et a nome de esso Heremitorio un pezzo 
« di terra intero cum una casa su, e terra orta, ed ortale cum 
« fichi, e firutti et canne sopra di se drieto alla casa posto in 
« confine di Liburna in luogo detto Cararia, et tiene uno capo 
« in ditta Cararia : l' altra in terra che fu de Tedicii de Liburna^ 
« lato uno tiene in terra de figlioli già di Villano de Liburna; 
« r altro lato in terra della Pieve di S. Julia de Liburna , e se al- 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA U. 419 

« tri ci fussino più veri confini tanto qnanto la se trovasse fasse 
« per misura. Lo quale soprascritto pezo di terra è feudum Mar- 
« cbionum cum ogni raxione , actione , et proprietà pertinente , 
« e con ogni cosa affisse a epsa casa, et in epsa casa. E più 
« vende , e dà , et cede , et mandat ad essi compratori , et rece- 
« venti a nome del soprascritto Heremitorio ogni raxione , actio- 
« ne et rectitudine così directe come utile e reale, et personale, 
« et mixte, che in questo a lui si convenisse per qualche modo 
« raxione, acciocché in epse tutte e singole epti frate Jacobo, 
« et frate Guidone per epto Heremitorio, et nome da epso He- 
« remitorìo , et epso Heremitorio e a queli li quali darano overo 
« deliberano di dare , ovvero babbi con loro diritto e utili come 
« de lo Heremitorio soprascritto possine .e valeant fare e provare 
« con ogni persona e luogo per prozio de libbre vinti otto de 
« denari Pisani. Lo quale prezio da essi paganti a nome del He- 
« remitorìo soprascrìtto, et del prezio della casa, che fri del 
« soprascritto Frate Jacobo venduta dal Prìore de epso Here- 
« mitorìo, et per epso Heremitorio Rustico di Marchese com- 
« prante a nome di Giraldo d' Alexio , et per epso Giraldo d'Ale- 
« xio recevette , et hebbe presente lo infrascrìtto Judice , et No- 
« tajo di Messer Urselli, et testimonii infrascritti; et de ditto 
« prezio se chiamò ben quieto , et pagato , et per stipulation so- 
« lenne lo infrascrìtto Bonagiunta Notajo convenne , e promise 
« alli soprascripti Frati Jacobo et Guidone recevente a nome del 
« soprascritto Heremitorio se et suoi Heredi, e beni obligò a 
« pena della dopia extimatione del soinrascrìtto pezzo di terra la 
« casa e sua pertinentia , la quale allora fusse per stipulazione 
« promissa che vota , et disbrigata possessioni ad epsi per lo di- 
« cto Heremitorio, et a epso Heremitorio davan e a loro, e a 
« successori loro per epso Monasterìo, et a epso Monasterio in 
« quella possessione farà esser primi , e superiori , e che del 
« soprascritto , o per lo soprascritto pezzo di terra , o per sua 



420 



ANNOTAZIONI ALL'EPOCA n. 



cagione per lo advenire per uiono modo, et ingegno per se o 
per altri intrigherà: ovvero molesterà né anco a piaxìmento, 
ni a piato, ni altro modo fatigerìi. Li soprascrìpti Jacobo, et 
Guidone et a loro soccessori per esso Heremitorìo ovvero esso 
Heremitorio , ovvero a choloro , alli qoali daranno , ovvero de- 
liberano habiano, ma difenderà et disbrigherà epso a loro, et 
a loro successori per esso Heremitorio y et a choloro li quali 
darano, e deliberano che abiano. Et a ogni persona e laogp 
intrigante sarà sempre loro actore et defensore ad ogni soa, e 
snoi heredi expese, e che receveva in se il indillo de esso 
pezzo di terra alcuna lite gli fnsseno promossa per alqono mo- 
do raxione , e dare pegno di sicurtà per la dirictnra e sala- 
rio de esso advocato o altre spese fiare che in ditta e per ditta 
lite per essa caxione saranno necessitate di fiare. Et renontio 
ad ogni aiutorio de raxione et exceptione , costituzione, et oso 
di lege, per lo quale, o cum lo quale da le preditte cose si 
potesse difendere et ajutare. Et comando loro per epso Here- 
mitorio intrare in possessione del soprascritto pezzo di terra 
cnm la casa, et sua pertinentia acioche per l'avenire a loro 
nome e raxione propria possegano , e lui per essi , e dicto He- 
remitorio in questo mezo disse possidere. A queste cose Gre- 
gorio già Villani de Liburna sigurando il soprascritto Bonagiunta 
suo goderò et a suoi pregi et comandamenti et ancora a suo 
proprio nome principalmente a quel medesimo per ogni e sin- 
gula soprascritta, come lo soprascritto Bonagiunta, et a quel 
medesimo e soprascritto modo, et a simili pena a essi frati 
Jacobo, e frate Guidone per el ditto Heremitorio recevente 
convenne, et per solepne stipulazione promise fare e far tue 
et nominatamente che del soprascritto pezzo di terra com casa 
et sua pertinentia sarà a loro, e suoi successori per esso He- 
remitorio et a esso Heremitorio , et a queli a li quali darano , 
ovvero deliberano halùano. Actore et defensore et desbrìgatore 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA IL 421 

« da ogni persona , e luogo intrigante ad ogni sna , et snoi he- 
« redi expese et obligò se snoi heredi , e beni. Et rennntiò ad 
« ogni auxilio di raxione exceptioni et constitutione et usa di 
« lege , con lo quale da le preditte se potesse difendere o 
« ajutare. 

« Fatta a Pisa in solajo de la Casa de Gali presenti Bene 
« Notajo già di Jacobo di Bene et Federico Notajo de Bonaccnrso 
« testimoni a questo chiamati. Anno Dominicae Incamationis mille 
« ducento sexanta , Inditione seconda , 12 Junii. 

Neil' Archivio delle Monachine dì Livorno , e nel primo Tomo 
delle Conversazioni Letterarie inedite presso gli eredi dell' Illustris- 
simo, e Reverendissimo Sig. Filippo de Marchesi Venuti di Cor- 
tona già Proposto di Livorno alla pag. 56. 

(176) Vedansi gli anni di G. Cristo 1525 di questi nostri 
Annali. Dobbiamo però rilevare che T Oratorio predetto, coll'indi- 
cazione di Chiesa di S. Antonio , si trova disegnato nella Pianta di 
Livorno Castello referibile al 1392 corrispondente su di una Piaz- 
zetta dell' istesso nome, la quale piazzetta nelle sue antiche di- 
mensioni tuttora sussiste nel Livorno Vecchio. 

(177) In riprova di ciò piaccia al lettore ascoltare quanto in 
proposito scriveva già l' Autore dell' Opera intitolata V Osservatore 
Fiorentino al Tomo %, ed a pag. 54 e seg. dell* Ediz. del 1821. 
« ivi » Come Cocchi dell' Astore fii menato da Firenze a Vignone 
« in zoccoli- senza sapere dove si andasse , se non quando fu in 
« mare in Porto Pisano e fatto vela la Nave , e partito dal Porto 
« due miglia, e più. 

« Tommaso di Luigi de' Morri da Firenze ( si trova de' Prio- 

« ri nel 1373) avea un suo parente a Vignone Avenne che 

« questo suo parente si mori e lasciò al detto Tommaso l'una 

« metà della sua sustanzia Ed essendo Tommaso avvisato da 



422 ANNOTAZIONI ALL'EPOCA Q. 

Vignone deliberò d'andarae a Vignone. Dì che Tommaso 

scrìsse a Pisa ad un nostro Fiorentino , che l' ayyisasse qaando 
vi fosse Nave , che andasse a Boccoli ( Beancaire ) in Proyenza, 
che voleva andare a Vignone per certi snoi a£Euri. Di che ve- 
nendo una Nave Provenzale , che veniva d' Acqoamorta in Porto 
Pisano , qnel Fiorentino che stava a Pisa scrisse a Tommaso, e 
diaseli che in Porto Pisano era venuta ana Nave Provenzale, e 

che ella era per ritornare in là come tempo fosse Di che 

Tommaso deliberò d' andare a Pisa.... ed essendo el tempo bel- 
lo, e il freddo grandissimo, deliberò d'andare a pie fino a 
Pisa , egli , e un suo famiglio. E levatosi una mattina si mise 
in cammino, e per lo freddo si mise i zoccoli. Ed uscendo 
fuori di casa gli venne veduto nn sno cngino, che avea nome 

Niccolò di Francesco Amadorì di che si pensò di menarlo 

seco Se ne andarono a Pisa e andanmsene a 

casa quello Fiorentino che gli aveva scritto.... Allora disse e ci è 
il Padrone della Nave.... il padrone disse che non era buon veo- 

to a partire da Porto Pisano Una mattina il padrone della 

Nave , si levò , e parveli il tempo bello e disse a Tommaso : 
il tempo è per noi, io me ne vo al Porto e innanzi, appa- 
recchiatevi , e venitene. Disse Tommaso cosi faremo. E quando 
il padrone fu partito Tommaso chiamò Cocchi e disse , fusti tu 
mai al Porto? Cocchi disse di no. Allora Tommaso disse , e vi 
son parecchie navi grosse , forse delle più belle che vi fossono 
già da grandissimo tempo. Io voglio che noi l' andiamo a vede- 
re, da poiché il tempo è bello e cosi in zoccoli si missono 

in cammino. E giunti al Porto Tommaso disse, io voglio che 
noi andiamo veggendo di queste navi e fecesi portare se, e 

'1 fante suo in sulla maggiore che v'era e così andarono di 

una in un'altra quasi in tutte , e appressandosi a quella Pro- 
venzale E quando furono sulla nave il Padrone fece trovare 

del vino Intanto i marinari tirarono su la vela...... in capo a 



ANNOTAZIONI ALL' EPOCA O. 423 

tre di giunsero a Boccoli con assai bonaccia Intanto la nave 

che gli aveva portati era spacciata da Boccoli , e dovea tornare 

in Porto Pisano. Di che Tommaso chiamò Cocchi , e dissegli 

La nave in sulla quale noi venimmo torna a Porto Pisano, se 

tu ne volessi andare io ti darò tanti danari Tommaso gli 

diede otto fiorini, e Cocchi si rimise i zoccoli .e montò in 

sulla na?e. E ricevuto dal Padrone fatto vela in pochi giorni 

giunsero in Porto Pisano. Qui?i si rimise i zoccoli e veunesene 
a Pisa , e da Pisa , così in zoccoli a Firenze. » 



(178) La Balla Pontifìcia , che concedeva adesso ai Certotini 
il Mana$iero ed il Territorio della Gorgona , portava la data del 19 
di Febbraio del 1574. 

£ ricordata dal Targùmi ( Yiag. T. i. ) e dal P. Santelli 

(r.a.) 

La Gorgona formava già una Signoria ateotaia e libera dei Be- 
nedettini^ per quanto ne appartenesse l'aito dominio alla RepuM)lica 
Pisana , alia quale Signoria succedevano al presente i Certosini con 
medesimi diritti sul terreno. In fatti sino da 1 128S, esistendo una 
Fortezza neìV Isola , l' Abate Benedettino aveva avanzata una pro- 
testa agli Anziani di Pisa relativamente afla medesima. — 

Il Priore della Certosa di Calci porta tuttora il titolo di Abate 
della Gorgona^ e gode in tale qualità del privilegio del pastorale, 
e della Croce quando canta la Messa ex offieio. 

(179) Rileviamo di fatti dal Bwlamaechi pneteo il Marni 
( Sigil. Tom. S. ) che V boia , secondo il suo dira ^ trovavasi affatto 
deserta quando i Certosini vi si stabiKvano ; poiché i due loro Vi- 
sitatoriy che Tincarico avevano avuto di fissare i termini più stretti 
entro i quali i Religiosi potessero spaziare , e gli altri più larghi 
a potervi fare acquisto di beni, referìvano si fatta particolarità 



55 



424 ANNOTAZIONI all'epoca n. 

dicendo ai loro superiori « Minores , prò numacis asiignamus totam 
Ifiiulam , eo quod preter ipsos ntUlus sit ibi exiraneui habitator ; et 
non ni8i quinqtie millia via extendaiur in giro , ei duo milliaria infra 
mare , judicio honae conscentiae existimanda. » 

(180) Il Papa Gregorio XL per la lunga dimora fatta in Li- 
vorno può ben reputarsi il quarto iommo Pontefice ^ che il nostro 
villaggio nel Medio Evo onorasse. 

Della sua discesa a Livorno, e della permanenza fattavi per 
dieci giorni interi , insieme con la numerosa sua Corte , abbiamo 
la positiva testimonianza nella Cronichetta d' Incerto ( Mon. Pis. 
Rer. Ital. Script. ) riportata anche dal Manni ( SigU. pag. S09 ) ove 
si dice « A di 13 di Settembre Papa Gherigoro uscì di Yignone.... 

« e venne con molto navillo per mare e venne a Porto Pisa- 

« no I Pisani il misono in Livorno, e fecionli onore ed ivi 

« ammalò il Cardinale di Nerbona. Venne a Pisa, ivi morì. Poi 
« il Papa istato dieci giorni nel Castello di Livorno si partì ^ e 
« entrò in nave per andare a Roma. » 

Ne parlarono inoltre VA^melio ( Vit. Pontif. Rer. Ital. Script. )j 
il Tronci ( Ann. Pis. ) il P. Magri , ed il i'. Santelli , e piìi diffu- 
samente il Vescovo Ai Sinigaglia^ il quale compagno del Papa in 
quel viaggio così descrisse la sua fermata in Livorno. « Leve exti- 
« tit prandium , veruntamen merum dulce , saporatusqne cibus. 
« Ad Livornae portnm fuit nostra serotina refectio , noctumusqne 
« somnus, maneque ille rémansit ante litus Yeneris omnium Prse- 
« sulum Dominus, Pisanorum litus die Jovis sexta Novembris 
« prandii bora applicuisti: in Livoma sequens remis mittem le- 
« bem ore invenisti. Pisanorum est solemnis Comunità» cum suis 
« gratiosis nmnerìbus. » 

E che fosse assai numeroso il seguito del Pontefice il rile- 
viamo dalla copia istessa dei regali, che la Repubblica Pisana si 
fece ad inviargli durante la sua dimora in Livorno; poiché con- 



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ANNOTAZIONI all' EPOCA II. 425 

sistevano in 50 Vitelle , in 200 Castrati , in 400 Capponij in 400 
pollastri y ed in una grande quantità di altri Uccelli. 

(181) Gregorio aveva scomnnicati i Fiorentini con le pia mi- 
nacciose espressioni perchè ligj pinttosto che alla sua si mostra- 
vano aderenti alla cansa dei Ghibellini dicendo in pieno concistoro, 
cchne narra VÀmmiratOj ( Lib. 13. ) V anime loro come inobbedienti 
essere obbligate alle pene dell' inferno 

La risposta del Gambacorti al Papa indicava poi in sostanza 
i Pisani essere già cadati in tale politico sfinimento, che onde 
mantenersi lo stato era loro indispensabile non provocare mai la 
potenza allora trascendente dei Fiorentini. 

(182) Raggnagliando , come ha fatto il Pignotti, (Stor. della 
Tos, Tom. 5. ) il fiorino d' oro d' allora a sei Zecchini della nostra 
moneta attuale ^ la ricchezza del Cardinale di Narbona comparire 
doveva al certo delle più considerevoli e straordinarie; per qaanto 
si legga nell'ilmmira^o ( Stor. Fior. Lib. 13 ) che anche Papa Gio- 
vanni XXIL lasciasse alla Chiesa da lai accnmalati sino a 22 
milioni di oro. 

(183) La Repnbblica Pisana qnando intese l'esaltamento al 
Trono Pontificio di Urbano VI. spedi sabito a Roma sei Amba- 
sciadori per seco lai congratalarsi , i qaali partirono di Livorno 
nel di 12 di Maggio sopra la Galera del Capitano Gherardo da Vico. 

(184) La carta portava la data del 19 di Agosto del 1381 , ed 
era rogata da Ser Piero Notato. Lo spedale in discorso trovossi 
in tale occasione esposto a non lievi angustie ^ poiché la peste 
già manifestatasi di nnovo in Pisa nel Loglio con moltissima stra- 
ge avrà penetrato ben tosto anche in Livorno. 



426 ANNOTAZIONI ALL BPOGA H. 

(185) L'ardine al Lensi Gastallano delle Rocche di Livorno , 
cioè della Vecchia e del Mastio di Matilde , è rammentato dal 
Tranci ( Àn. Pie. ) con queste parole « An. 1585. » Venne avviso 
« agli Anziani cbe a' erano vednte in mare non molto lontano dai 
« lidi di Pisa aknne Galere di Corsari ; per il che furono dati 
« subito gli ordini che bisognavano a Raniero Gualandi Potestà 
« di Livorno, e ad Enrico Lensi Castellano, che stessero awer- 
« titi, e provvisti « e che facessero raddoppiar le Guardie a 
« Montenero. » 

(186) Vedansi in proposito te narrazioni di Lorenza Banin- 
cantra ( Rer. Ital. Script. ) , e del Muratori negli Annali d' Italia 
all'anno 1386. 

(187) Intorno al notato Don Bartohmmeo Serafbii ecco quanto 
ai legge nel Bwtlamacchi presso il Manni ( Sigilli T. S. ) €»ve si 
riporta anche uua lettera, che S. Caprina dn Siena diresse ad 
Ippolito degli libertini di Firenze^ nella quale U rammentava insie* 
me al Convento della Gorgona. 

« Dal Pontefice Gregorio XI. fu tolto ai Benedettini quel Ifo- 
« nastero dandolo a Religiosi del S. Ordine di Certosa ; ed il 
« primo ad esserne priore fu questo D. Bartolommeo Serafini 
« per cui industria vi fu riposta V antica pieth dei primi Hona- 
« ci, che r abitavano 

« Viene a Voi , soggiungeva la Santa , il Priore (fi Gorgona. 
« Dite a lui pienamente la vostra intenzione, e pigliate una salda, 
« ferma, e vera deliberazione ; e se cosa è che voi pigliate d'es- 
« sere, a quel luogo santo, e divoto, che sarà la vita deiranima vo- 
« stra, o per qualunque mode ci sia, se voi dispensate la sostanza 
« vostra a poveri j datene a quel luogo di Gorgona ; perocché il 
« luogo ha bisogno d' essere acconciato , a volere stare secondo i 



ANNOTAZIONI AU* BPOCA II. 427 

« costumi dell' Ordine di Certott^ » Vedasi anche Isfirolamo Fabri 
fieli* Effemeride sacra di Ravmna, 

(188) Prese Gio. Galeazzo sì fatto titolo dal nome di alcune 
terre in Sciampagna, che Giovanni Rè di Francia eresse in Contea^ 
e che aveva assegnate in dote a sua figlia Isabella quando divenne 
sposa del figlio di Galeazzo. 

Ritenne esso il titolo istesso, usandone anzi a preferenza, 
sino all' anno 1595 , vale a dire sino che non assunse quello più 
insigne , e maggiore di Duca di Milano , da lui ottenuto collo sbor- 
so di 100 mila fiorini d' oro da Venceslao Rè dei Romani, depo- 
nendo allora V altro come troppo umile , e basso. 

Per giungere però a possedere tutto intero il Ducato di Mi- 
lano sono rimaste in certo modo rinomate nella Storia le astute 
crudeli ipocrisie da esso adoprate onde impadronirsi della persona 
di Bernabò Visconti^ che ne era per una metà egli pure il Signore, 
quantunque fosse suo Zio e StAocero^ e ne ritenesse tuttora in 
moglie la figlia. Per trarlo nella rete, e per averlo vivo nelle 
mani finse il voto di una visita alla Madonna del Varese, ove l'in- 
cauto Bernabò portandosi senza grossa scorta rimase suo prigio- 
niero. Allora il Conte di Virtù si dichiarò suo successore, usur- 
pandogli lo stato. 

Ma il Bernabò a vero dire cadde perchè esso pure era cru- 
dele Tiranno ; perchè detestato da tutti, pur uno si fece a difen- 
derlo, ed a trarlo dalla carcere in cui venne rinchiuso; perchè 
in fine non riscuoteva né V affezione , uè la stima de' suoi soggetti, 
basi le più salde dei Troni , vivendo anzi da dissoluto in guisa , 
che come narra il Muratori^ ( Àn. d' hai. ) contava in un tempo 
più di venti figli bastardi viventi , e diciotto femmine gravide di lui. 

Abbiamo noi del prefalo Conte di Virtù anticipato qui questo 
breve cenno ; imperocché tra soli nove anni l' udiremo Signore , e 
Sovrano di Livorno ; e perchè fu esso , sebbene indirettamente , la 



428 ANNOTAZIONI ALL'EPOCA n. 

cansa , per cai il nostro Villaggio venne alla fine in potere dei 
Fiorentini, i qnali a prezzo d'oro seppero restituirlo alla Toscana , 
da cui l'accortezza e Toro Genovese l'avevano potato separare. 

(189) Vedasi il principio dell'Epoca susseguente. 



FINE DELLE ANNOTAZIONI ALL' EPOCA 11. , 
DELLA PARTE PRIMA, 
E 
DEL TOMO PRIMO. 



ERRATA. 



CORRIGE. 



ag. 4. Vers. 28. 


promettere 


17. . 


ultimo minim stopoi portum. 


39. i 


11. 


per oltre 137 anni 


78. > 


9. 
13. 
25. 


nel 1260 


• 77. « 


JorcA 


. 79. . 


in molte susseguenti .... 


93. 


5. 


cioè del Maresciallo Bon- 
cinquant 


> 104. 


11. 
. 12. 


nel 1106 


- 138. > 


Musulmani 


> 164. < 


26. 


di dipingere sul legno. . . 


. 182. > 


— 


Anni di G. C. 1824 


- 184. . 


11. 


tanto nella giudicatura nel 
comando 


» 185. . 


27. 


per tre volte 


> 208. > 


> 21. 

. 27. 


Rubrica 31 


> 208. 1 


inter palos ormeggiatae . . 


. 2i2. . 


L 27. 


stava nel suo Ghibellinismo 


* 212. > 


» 29. 


i Guelfi sospetti 


• 220. 1 


27. 
2. 


minuata 


* 241. > 


uno della solita distinta. . . 


. 280. - 


14. 


intorno al 1413 


» 282. ■ 


29. 
1. 


ai Benedettini 


. 302. 


come lo venne di fatto. . . 



premettere. 

contiguum stupui portum. 

per oltre 237 anni. 

intomo al 1400. 

Ivrea. 

ed in poche altre, ma 

cioè del Conte di Ligny, e poi del 

nel 1006. 

Mussulmani. 

di dipingere sulla tela incollata sul legno 

Anni di G. C. 1284. 

tanto nella giudicatura, che nel comando 

por sei volte. 

Rubrica 32. 

intus palos ormeggiate. 

stava nel suo Guelfismo. 

i Ghibellini sospetti. 

minuta. 

uno delk Pisana distinta. 

intorno al 1408. 

ai Vallombrosani. 

come non lo venne di fatto 



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